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BonzoTeam, Dolomiti Marathon 2015: in moto sul Grimselpass

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Seconda tappa del viaggio di BonzoTeam sull’Arco Alpino. Oggi, i nostri “eroi della motocicletta” ci porteranno sulle Alpi Svizzere, il Grimsel Pass e non solo, in una tappa davvero… leggendaria!

Il titolo già dice tutto o molto di quello che è accaduto in quella memorabile giornata del 20 giugno. Continuate a leggere, e scoprirete cosa ci ha riservato questa giornata speciale.

Corroborati dalla buona colazione lasciamo Casa Tomà, entusiasti e pronti per l’avventura, tutto sommato il godimento motociclistico comincia oggi con le Alpi svizzere. Entriamo in territorio elvetico attraverso il Simplon Pass (Passo Sempione) a 2005 mt di altezza. Il Passo è percorribile quasi come se fosse una superstrada e non offre grandi sensazioni in fatto di curve e pieghe, ma al culmine si gode di una impressionante vista sulle vette delle Alpi del Bernese, il cui segno distintivo del passo è l’aquila in granito alta otto metri che domina il panorama eretta in ricordo ed omaggio della Gebirgsbrigade 11 e del suo operato nella Seconda guerra mondiale.

Il clima in cima al passo è freddo ed il tempo non lascia intravedere miglioramenti, le nuvole dominano la scena! Comprato l’adesivo del passo, sgranchite le gambe e fatte le consuete foto ci rimettiamo in marcia alla volta di Brig e da qui verso Ulrichen dove inizierà il vero Tour sui passi svizzeri. Nella mia malata mente di organizzatore ho fatto in modo di poter coprire con un giro ad otto tutti i passi dell’Oberland Bernese e Vallese. Un’impresa titanica!

Iniziamo così l’ascesa verso il primo passo ed anche il più alto della Svizzera: il Nufenenpass, con i suoi quasi 2.500 metri di altezza, ma già dopo pochi chilometri da Ulrichen la pioggerella, iniziando l’ascesa al passo, comincia a diventare nevischio e poi vera e propria neve. Mica male, per essere giugno!

Il fascino di guidare sotto la neve è unico ma altrettanto temibile, per tutti noi è una autentica novità. In cima al passo, dopo 22 tornanti e 36 chilometri, ci fermiamo al rifugio dove le ragazze trovano un po’ di calore, mentre noi maschi quasi come invasati gioiamo della neve e dell’incredibile situazione atmosferica…d’altronde è il passo più alto, c’era da aspettarselo date le previsioni meteorologiche, gli altri passi non saranno così, mi dico sogghignando sotto il casco. Sono le 11.00 e la giornata si prospetta davvero lunga!

Il bello, però, deve ancora arrivare; ripresa la marcia il BT punta diritto verso un altro mostro sacro tra i passi alpini : il Passo San Gottardo, con i suoi 2108 metri. La discesa verso Airolo, nel canton Ticino, ci ridà un minimo di pace poiché abbandoniamo la neve, ma non appena attacchiamo la salita al Passo troviamo un ‘muro’ di nebbia, che forse peggio della neve (che comunque c’è anche qui) ci costringe ad andature da lumaca…io cerco di seguire una macchina davanti a noi in modo da avere sempre un punto di riferimento, la mia visiera scura non è proprio la scelta più azzeccata! Superato il banco di nebbia ci accorgiamo che il passo è stato superato, ho il solo ricordo di un cartello che annunciava il passo ma poco altro, ci dovrò tornare anche perché non siamo riusciti ad intercettare la famigerata Tremola, lo storico versante meridionale del passo…

Intanto è quasi tempo di pranzo e decidiamo di fermarci presso il paesino di Realp, prima di conquistare forse il più bel passo della Svizzera, il Passo Furka, che dall’alto dei suoi 2.431 metri collega i cantoni svizzeri Uri e Vallese. Riscaldati dalla stube, dove io mi sparo il mio primo Veil wurstel (salciccia di vitella) e una buona birra decidiamo che è ora di ripartire; il freddo è pungente e le vette innevate, ma il Furka ci aspetta. Tra noi maschiacci del Gruppo prevale ancora un insano ottimismo, le ragazze cominciano a mostrare i primi segnali di stanchezza.

La salita è avvincente, sembra avvitarsi verso il cielo in un succedersi di curve e serpentine; nel frattempo anche qui la neve torna a farci compagnia, ma superato il passo arriviamo al famoso Belvedere dove un inaspettato spicchio di sole sembra far capolino tra le minacciose nuvole. Ci accolgono le marmotte e il panorama di fronte a noi è meraviglioso ed unico!  Felici e rinfrancati dalla sosta tra l’altro impreziosita dall’arrivo al Belvedere del Furka da cinque fuoriserie fantastiche che per un attimo hanno fatto vacillare la nostra fede incondizionata nelle due ruote, decidiamo di riprendere il percorso verso i restanti passi…il Grimsel ed il Susten, che saranno gli ultimi due prima dell’arrivo ad Andermatt per il meritato riposo.

La discesa dal Furka è entusiasmante tanto quanto la salita, il percorso è ricco di curve ed in un attimo ci porta un po’ più a valle girando quasi dietro il massiccio per dover poi risalire attraverso il Grimsel; qui, a dirla tutta, c’è stato il primo vero momento di sconforto che credo rimarrà indelebile nella memoria: intravediamo la strada che porta al Grimsel e come se non bastasse ricomincia a nevicare, ma stavolta neve vera.

Sarà la salita più difficile ed incredibile della mia vita di motociclista, l’asfalto metro dopo metro comincia a diventare coperto da un misto di acqua, fango e neve che comincia ad attecchire, la sensazione è di equilibrio precario e si viaggia a non credo più di 10 km/, con timore di finire per terra che è elevato, ma fortunatamente le moto si comportano egregiamente gli pneumatici Pirelli Angel ST fanno alla grande il loro mestiere! Io tra visiera fumè e occhiali ho una visuale pessima cerco di farmi pulizia con i guanti ma non è semplicissimo, basta un piccolo squilibrio e 300 kg vanno facilmente giù.

Addirittura in certi frangenti devo aprire la visiera ma le sferzate di neve e freddo sulle guancie fanno malissimo, curva dopo curva, tornante dopo tornante (alla fine saranno 30!) finalmente intravediamo il cartello del Grimsel Pass, con i suoi altissimi 2.156 metri. Lo superiamo con la velocità di una tartaruga ubriaca e riesco anche a farmi scappare un mezzo sorriso. Siamo proprio degli eroi, ad andare in giro con queste condizioni. Gli eroi del Grimsel Pass!

Neanche il rifugio riusciamo ad intravedere, e perciò tiriamo dritti sperando di trovare condizioni migliori perdendo quota, in effetti ridiscendendo la neve torna a diventare acqua e il freddo un po’ si attenua, giungiamo così ad Innertkirchen dove addirittura la pioggia è cessata e così riprendiamo fiato per un attimo, anche perché ci attende l’ultima fatica della giornata, la salita al Sustenpass con i suoi 2.224 mt!

Sono quasi le 17, il Gruppo è stanco e non vede l’ora di arrivare ad Andermatt, la mancanza del sole per tutto il giorno e dell’acqua presa in questi primi due giorni per grandi tratti influisce non poco sugli stati d’animo dei valorosi cavalieri, ma la sofferenza non è finita. Superato il villaggio entriamo nella verdissima Gadmertal che ci condurrà sul al passo, nemmeno il tempo di fare un paio di tornanti superare un breve tunnel che ci ritroviamo di fronte al un muro bianco della montagna con la neve che torna a cadere copiosa. Ragazzi, che incubo! Non abbiamo la possibilità di ammirare le vette dell’Oberland Bernese tra cui il Sustenhorn e neanche il ghiacciaio Steingletscher e dire che il tragitto del passo è considerato da molti il più bello delle Alpi! Con grande fatica dopo 45 km e 23 tornanti però riusciamo a giungere prima a Wassen per un bel pieno di benzina e poi infine ad Andermatt. Sono le 19, e la nostra pazza giornata sulle Alpi Svizzere giunge finalmente al termine.

Che giornata, che esperienza! Guidare nove ore tra neve, pioggia freddo e vento è un qualcosa di straordinario ed unico…lo abbiamo vissuto e raccontato, va bene così! Appuntamento a domani, per la prossima tappa del nostro folle tour delle Alpi.