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Giringiro 2015, tappa 4 – Dalle Alpi all’Adriatico, tra laghi e coste

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Giovedì 13 Agosto, si riparte; ancora gli aspetti meccanici da curare , i bagagli da rimontare, la fida passeggera costantemente all’oscuro dell’itinerario e via. Oggi proprio per la passeggera inizia il “compromesso” del viaggio: tanta pazienza e passione ha profuso finora, va decisamente ripagata.

 

Ed anche in queste cose occorre raggiungere un equilibrio: fai una cosa che piace a te, procurane almeno due che piacciono a lei. La sua idea d’estate è fermamente legata all’idea del mare, ed obtorto collo che mare sia. Royal, portaci alla spiaggia. Dalle Alpi? Si, perché no? Inizialmente avevo un’idea che prevedeva di tagliare nel bellunese fino a raggiungere Lignano Sabbiadoro o Grado; un po’ per godermi l’ennesima tappa di trasferimento, che trasferimento poi alla fine non sarebbe stato (Braies, Braies, volevo il lago di Braies), un po’ per regalarle un po’ di vita (il weekend in arrivo è pur sempre quello di Ferragosto).

All’ultimo momento però cambio drasticamente il programma: vuoi per condizioni meteo che sembrano aver afflitto Belluno ed il suo circondario qualche giorno addietro, e vuoi per scelte estetico/balneari (vengo da una zona pur sempre a ridosso dell’Adriatico centrale, Senigallia&Co., e se proprio devo riavvicinarmi alla costa, preferirei almeno riuscire a vedermi gli alluci una volta entrato in un palmo d’acqua salata). Un occhio alle mappe ed alle recensioni, tac: riviera ligure di Levante (regione che per toccata e fuga ho avuto modo di testare in passato e che quanto a mare non lascia a desiderare). Fino a Bolzano superstrada, bypasso ancora a malincuore (e due) la strada del vino (vorrei si godermela ma non perdere troppo tempo in itinere, tutto il tempo che riesco a guadagnare è pur sempre usufruibile dalla mia dolce metà in prossimità del suo agognato lido) ma tengo ancora a distanza l’autostrada (la statale sino a Trento è troppo invitante e piacevole).

I filari di mele lasciano il posto alle viti, la presenza attorno delle montagne si fa sempre meno minacciosa (detto rigorosamente in senso buono). Purtroppo non riesco ad uscire dalla regione evitando la Modena-Brennero, che imbocco sempre per questioni di tempistica; il traffico è intenso, soprattutto tir e roulotte austrogermaniche (il divieto di sorpasso agevola). L’autostrada scorre sotto gli pneumatici e mi lascia il dubbio se riesca ad appiattire prima le gomme o i fondoschiena dei due intrepidi passeggeri; me ne libero poco prima di Mantova, da dove mi rituffo nella triste e deserta bassa padana estiva. Per distanze corpose non c’è segno di vita, raggiungo Parma quasi indisturbato (solo un tizio più che corpulento su uno scooterino quasi inglobato nel suo corpo, ad uno stop, se la ride al mio passaggio.

Sempre da Parma convergo la rotta su Berceto e Passo della Cisa (“dopo lo Stelvio posso fare tutto”, motivetto che mi ripeto di fronte ad ogni tratto stradale con coefficiente di difficoltà paro a 0.1), dopo “la mitica”, “la più tecnica”. Vediamo. L’affronto da Berceto, appunto, mentre molti consigliano il versante Pontremolese, più MotoGp Style (e il tasso di Power Ranger presenti qui invece si fa decisamente robusto); durante l’ascesa un genio in un tratto dove non potevo superare procede ad andatura da domenica primo pomeriggio, non vedo il fondo stradale (decisamente ‘no schifo, passatemi il francesismo), sbang becco una voragine che sicuramente vorranno farmi passare per curva, la cinghia del “barilotto” porta attrezzi mi graffia il parafango anteriore (il primo, il primissimo per la mia verginella!) lasciandomi una medaglia che mi buca lo stomaco dal nervoso ogni volta che mi ricade l’occhio. Scolliniamo, Pontremoli; il numero di autovelox rasenta quote indicibili e mi perdo nello Spezzino fino a sbucare proprio dalle parti del porto de La Spezia, ormai siamo quasi arrivati. San Terenzo, frazione ridente di quel di Lerici. Siamo arrivati, si smonta tutto e si porta in camera.

A San Terenzo, quindi, pomeriggio del Tredici Agosto. Come accennavo era arrivato il momento dell’equilibrio, del do ut des. Ma chiariamo, un “des” che non era obbligatorio, né un “do” condizionato; ma è buona norma, credo, bilanciare passioni ed attenzioni equamente di e per l’equipaggio al completo, senza privilegiare troppo alcuni aspetti o svilirne troppo altri, di conseguenza. In soldoni, Ferragosto, weekend… gli elementi che riconducono all’idea di vacanza “classica” c’erano tutti, nella location di mare per di più.

Rimaniamo stanziali in questa tappa ligure, per un (seppur breve) periodo la Royalina resta ferma, non avrei voluto far passare anche il 15 in sella, alla mia dolce metà, in balia magari d’un itinerario non all’altezza della mia tenuta, finora, come paesaggi, situazioni, tempistiche e comodità. Turisti balneare tutti al mare tutti al mare, quindi, e così sia. Con San Terenzo becco però due piccioni con una fava: piccolo borgo svogliato attorno al suo castello, è collegato da una bella passeggiata lungomare con suo capoluogo, Lerici. A piedi quindi, in un bello scorcio paesaggistico attorniato di negozi, locali, spiaggette, si può far la spola tra un borgo e l’altro (semmai uno non sia ok, ho sempre la variante dell’altro e viceversa!). La Royal rimane nel parcheggio sbarrautomaticamunito, senza sapere d’essere a breve distanza da una cuginetta (vigilia di Ferragosto, unico avvistamento Royalistico di tutto il viaggio: lungomare per Lerici, Electra 500 rossa con portatarga di quel di Milano. Aspetto un po’ in zona, ma il fortunato possessore non arriva. Chi sei, palesati!!   ). In realtà un po’ si sgranchisce le ruote, una microtappa ci scappa anche in zona: le Cinque Terre sono carta conosciuta ormai, così come Portovenere (già visitate in passato). Approfittiamo del mezzo a motore (e soprattutto del fatto che esuli le limitazioni d’accesso) per visitare una chicca vicinissima, Tellaro… Nonostante il tragitto ridottissimo (meno d’una passeggiata), al ritorno riesco quasi ad incasinare tutto inforcando un viottolo (estremamente) in salita: per 2-3 minuti d’orologio la strada procede larga poco più della moto, in salita e col fondo così così, curve cieche a seguire, il pittogramma bianco e rosso dei sentieri ai lati della… strada   , roba che se incrocio qualcuno altro che procedere o ripartire in salita in due, qui non c’è spazio neanche per rigirare e defilarsi ad orecchie basse. Sbuco tra Lerici e Romito Magra, “vabbè che tanto ormai ho fatto lo Stelvio…”, si si ok, torna indietro e si giunge a domenica 16.