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Giringiro 2015, tappa 6 – Rotolando (in moto) verso sud

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17 agosto, pomeriggio tardi (anzi tardissimo). Sonia e Andrea ripartono per la seconda “leg” del Giringiro 2015, all’insegna della visita (sempre su due ruote, s’intende) al parentame e della direzione sud. Perché il meridione è imperdibile!

A14, pallostrada Adriatica. Vento, vento, tanto vento. Non ai livelli di lunedì scorso (il ricordo del transito Ferrarese ancora mi pesa) ma dura, l’andatura pesa a livello fisico. Opto per le amate statali prima di Pedaso; alcune indicazioni turistiche mi ricordano che ho anche chicche “a portata di mano” che purtroppo ancora non ho visitato (Torre di Palme, Grottammare e via discorrendo), spero di colmare il prima possibile questa lacuna.

SS16, traffico che poco mi tocca, Martinsicuro. Direzione Pescar, da lì verso il Chietino. Raggiungo la zona dei paesi dai lunghi nomi (Lettomanoppello Scalo mi colpiva fin da piccolo, ma anche Casalincontrada e compagnia cantante non scherzano), m’avvicino al cuore del regno degli arrosticini (non seguire il gregge, griglialo). Mi ributto sulla Pescara-Roma, ancora pallostrada (voglio arrivare prima del tramonto e stavolta comincia a farsi scuro prima), Popoli, Pratola, Sulmona. Sarà Sulmona stanotte il campo base.

Il proprietario del B&B ci aspetta in un parcheggio, al telefono è stato cordialissimo. “Non prenotare tramite *inserire nome del sito a caso* che oggi c’è la fiera in paese e vi mando nella dependance vicina, stesso prezzo della camera… un po’ fuori, verso la tangenziale. Senza parcheggio ma vi faccio scaricare, poi tiro fuori la macchina dal garage e puoi lasciare la moto lì”. Stima massima, amico mio, stima massima!

La dependance è un intero appartamento al piano terra in pieno centro storico, l’esser decentrato e “verso la tangenziale” significa 100 metri 100 (giuro!) dal corso principale. Cena, bancarelle, il bernoccolo non dà fastidio nessuno ed è già un ricordo lontano almeno una Regione.

 

18 (e dico diciotto) agosto – Dall’Abruzzo in giù

Diciotto agosto, mattina. Mi sfagiola sempre poco mettermi in strada di martedì o di venerdì (ho ben poco da far lo scaramantico superstizioso quando sono atteso), partiamo da Sulmona con un cielo sgombro anche dall’idea di nuvole, fa caldo (mentre parenti e amici c’informano d’esser sotto il nubifragio a casa). Colazione in piazza nel bar convenzionato col B&B, usciamo dal centro zigzagando tra le bancarelle della fiera del paese.

Questa è l’unica tappa (escluse quelle di rientro a casa) dove la mia fida passeggera è a conoscenza della meta finale giornaliera, la nonna materna c’aspetta – ricambiata – con impazienza. Procedo seguendo il “TomTom” (2-3 fogli A4 ripiegati e riutilizzati più volte dove scrivo a mano ed a penna passo passo i vari paesi paesini paesotti di volta in volta previsti nell’itinerario di giornata), ho un altro itinerario in mente che riutilizzerò per il rientro. Al caldo piacevole, viste le quote, taglio in due l’Altopiano delle Cinque Miglia: un rettilineo alberato su un altopiano immerso nel silenzio, il panorama tanto particolare invoglia a tutto tranne che ad accelerare per trattare quella lingua di strada come semplice e banalissimo rettifilo.

Roccaraso: il traffico, il movimento, i negozi, persino i programmi degli spettacoli estivi in zona ci ricordano che è meta montana dei Partenopei, tanto in estate che in inverno. Ampi tornanti dolci sfuggono fino a Castel di Sangro, il paese s’affaccia dalla discesa sulla sinistra accarezzato dalla sfilza di campi, campetti sportivi, stadio, indice delle numerose promozioni della squadra locale che di serie in serie, nella seconda metà dei 90, s’è affacciata al calcio dei grandi arrivando addirittura in serie B.

Da Castel di Sangro dovrei (dovremmo!) ridiscendere in direzione Isernia, ma tutto sembra così semplice, dunque complichiamoci un po’ le cose passando tra i tratturi del (pre)Matese. Pur essendo un itinerario di montagna, la carreggiabile è da scorrimento veloce, bene o male. Primo lampeggio della spia della benzina; potrei proseguire sulla statale ma un’uscita ci raggiunge rapida e dice: “vieni, esci, falla qui – la benzina… -, così fino all’arrivo non hai più un problema, togli e rimetti la borsa da serbatoio un’unica volta e non c’armeggi a ridosso della destinazione…”.

Imbocco la rampa; com’è, come non è, la strada progressivamente si stringe, sale, scende, si crepa e si screpa, l’andatura media scende fino a procedere a 30-20 all’ora (i tratti “bianchi”, le buche, i dislivelli, le fratture non permettono di meglio). Alberi attorno, colline a 360 gradi, monti alle spalle, non un paese, non un tetto. Il lampeggio continua a farsi più frequente; ovviamente ogni chilometro fatto più in avanti diventa un chilometro “sprecato” nel caso dovessi tornare sulla superstrada, siamo in ballo e balliamo, in fondo c’erano più indicazioni all’uscita in questa direzione… Dovrà pur esserci un benzinaio da queste parti!

Gran bel (cioè lungo) tratto di strada, ovviamente non incrocio nessuno sino ad incontrare un furgone accostato ai lati della strada (chi diavolo dovrebbe passare, in fondo?), con l’autista fermo ad un tubo che funge da rubinetto e che sporge da un pietrone, che mi indica il primo benzinaio a una …ina di chilometri. Sonia si preoccupa un po’ per la benzina rimanente ma la tranquillizzo, la velocità è per il fondo e non perdere pezzi e/o equipaggio in giro, e poi la Royalina va anche a vapori di benzina (racconterò pure in merito, tranquilli), con ‘sti giocattolini scarrozzano su e giù per il Tibet e poi, oh… ho fatto lo Stelvio!

Passa interminabile un’altra decina di chilometri, raggiungo un agglomerato di case; nonostante il diversivo, è #tuttomoltobello quello che abbiamo in giro. Alla faccia di quella battutina che gira sui social, “il Molise non esiste, il Molise non esiste…”, esiste eccome, c’è e ci sto dentro pieno. Pensilina, pompa, il benzinaio. Yu-uh dentro il casco, accosto, spengo, scendiamo. Biglietto sulla pompa, “BENZINA FINITA”. No dai, è uno scherzo?!

Bar accanto (capanna di legno), entro. Nessuno dietro al bancone, due clienti in attire da caccia. “Scusate, una domanda….”, “Tranquillo, non ti mangiamo!” e ridono. Chiedo info in merito, benzina e benzinaio non ce ne sono, di solito il tipo ogni tanto passa, in caso magari ha qualche latta con un po’ di super da parte… casomai più avanti, una decina di chilometri verso Castrovilli“. Caffè, bagno, aspetto un po’, riparto. “C’è parecchia discesa per arrivare” è il viatico per provare a continuare. La spia lampeggia di più ma in fondo non vedo troppi rischi. Incrocio solo qualche ciclista in m-bike, la certezza di un altro punto per il rifornimento tranquillizza me e le mie parole per Sonia. Altra trafila, altri sali e scendi, altro paesetto, benzinaio, riaccosto. Chiuso, automatico spento.

Verso Sessano, un’altra decina di chilometri… il benzinaio c’è! Il benzinaio c’è! Imbottisco il serbatoio a tappo. Il ragazzo abbevera me e due fuoristradisti a due ruote arrivati da chissà dove; ha un bastardino bianco letteralmente avvinghiato alle gambe, dallo sguardo impaurito… “L’ho trovato qui qualche giorno fa, se trovo chi l’ha abbandonato…”. Riusciamo ad averne un briciolo d’attenzione dividendo un panino, come biasimarlo, povero. In rotta, ancora. Isernia, Sesto Campano (dove il “Campano” è fuori luogo, essendo ancora terra molisana), Teano (che dovrebbe essere location del famoso “incontro” ma ha fama tutt’oggi per la più prosaica “Fiera del Mobile”).

La pallostrada scorre parallela, riesco ad evitarla fin verso Capua. Area di servizio dalle parti di Sarno (il Vesuvio visto “alle spalle” ha sempre un fascino insolito… se ne sta lì, trascurato, pochi immaginano che dall’altro lato presenta uno degli scorci da cartolina più famosi del mondo), all’uscita trovo altre due moto parcheggiate: una Ktm con una coppia precisina, di Firenze, si limita ad un gesto di saluto ed a qualche sguardo incuriosito (i bauletti sono ricolmi di stickers di location montuose ma ne manca una….   ) ed un’Hd. Mmmm, sto man mano storcendo il naso di fronte alle HD; questioni mie, questto viver di nicchia e reinterpretare la strada e gli eventi in ottica estremamente monomarca, mi sfagiola poco.

Arrivano pilota e passeggera, ci vedono abbastanza cotti (fa caldo da morire, la disidratazione è notevole), convenevoli e scambi di impressioni varie, e si riparte. Ancora strada, via. Vento, ma frega poco, la meta è vicina. Barriera di Salerno, il traffico s’allontana per la Costiera, pochi chilometri di A3, la “celeberrima” Salerno-Reggio Calabria e siamo a casa. Eboli.