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Multipasso, giorno 4 – Dal Passo Pordoi al Passo dello Stelvio

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Benvenute Dolomiti! Con la quarta tappa del Multipasso, finalmente Marco Boccaccio (aka BuonaStrada – Diario di Viaggi in Moto) arriva sulle cime alpine più belle e suggestive, con un percorso meno lungo, ma sicuramente altrettanto godibile.

Sellaronda e Stelvio, la bellezza più autentica delle Dolomiti, le altezze senza fine e anche un incontro all’insegna della buona amicizia e solidarietà tra motociclisti. Una tappa da ricordare!

Giorno 4 – Dal Pordoi allo Stelvio

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Km 360 (pochi ma buoni!)

Carburante: 18 €

Campeggio: 14 €

Mi sveglio con l’entusiasmo di un bambino che freme per giocare con il suo nuovo giocattolo! Sono sulle Dolomiti, patrimonio dell’Umanità UNESCO, che oggi sono il mio regalo più bello. Non devo smontare nessuna tenda, pertanto sono già operativo di prima mattina. La signora del campeggio, ieri si raccomandava di non fare rumore la mattina presto e magari di spingere la moto sino a fuori… Ma tu sei normale? 250 kg di pura potenza ed io la spingo…. Non riesco neanche a prendere in braccio la mia morosa, figurati se spingo Lara. La metto in moto e sparo una mega gasata, gli uccelli volano via dagli alberi e suonano gli allarmi delle roulotte parcheggiate persino, quelli senza batteria!

Per strada poche persone circolano e nessuna moto. La giornata è stupenda, c’è un bellissimo sole, fa pure caldo. Mi dirigo verso i passi in programma stamattina, rispettivamente Pordoi, Campolongo, Gardena e Sella. Sostanzialmente sono tutti collegati tra loro e creano, se viste su mappa, un cerchio: parti da un punto e alla fine ritorni lì. Difatti arrivo in un bivio, che se svolto destra vado su Pordoi e a sinistra su Sella…. Avete presente quando devi prendere una decisione nella vita, il famoso “bivio?! Beh, non è questo il caso.. qualsiasi scelta è quella buona e non sbaglierai! Direzione Passo Pordoi!

Un susseguirsi di curve immerse nel verde, ombre degli alti pini e le pareti rocciose delle Dolomiti. Non mi fermo a fare foto, sono troppo preso, però tengo la GoPro accesa! Inizio a percepire che sto salendo nei 2239 m, perché vedi che i pini iniziano a sparire e spuntano le cime delle maestose montagne rocciose. Si vedono le piste da sci con le funivie, solo quando non c’è la neve riesci a capire il circuito disegnato sulla montagna, addirittura in alcuni punti ci sono dei piccoli ponti, non per la viabilità ma per le piste da sci! Inizio a vedere qualche motociclista ma poca roba.

Raggiungo la vetta, foto di rito al tabellone marrone e metto la firma con adesivo #‎buonastarda e #‎multipasso. Riprendo la marcia perché non ho idea dei tempi di percorrenza degli altri 3 passi. Continua un sali e scendi dalle dolomiti, segue il #‎passocampolongo e dopo il #‎passogardena. In questi due si attraverso dei paesini, ma niente di preoccupante, la strada del passo ha precedenza su tutto! Al ritrovo del Gardena, ad un tratto, come se avessero aperto le gabbie, gli amici motociclisti spuntano da tutte le parti… qualcuno anche in fuoristrada! Erano prevalentemente tedeschi o almeno cosi dicevano le targhe. Mi fermo al Gardena per qualche foto, il punto è ottimo, niente alberi davanti, solo la valle e si vedono bene le rocce. Vedo un ragazzo con una Triumph con l’impressione che cercava qualcosa e chiedeva ai colleghi giessisti. Si avvicina, era svizzero e con lingua internazionale, cioè a gesti, mi fa capire se avevo del grasso per catena. Disgraziato e lo chiedi a giessisti! Il cardano, loro hanno il cardano! Mi atteggio ed apro il bauletto… tiro fuori la borsa e gli faccio vedere tutto il necessario per la pulizia e tagliando moto. Gli dò i guanti e Wd40 gli spiego come pulire e lubrificare. Gli spunta il sorriso e tira fuori 2 euro per ricambiare… gli rispondo: I’m italian non problem! Let’s go! (Insomma, non conta la lingua o la provenienza, ma la proverbiale solidarietà tra motociclisti)

Si mette con calma e si sistema la Triple. Ci salutiamo e riprendo strada. Continuo per il Sella e finisco il passo al bivio di partenza. Semplice no? Mi fermo per una pausa caffè e verifico distanze per lo Stelvio, visto l’orario ho ancora tutta la giornata. Decido pertanto di fare il Passo Carezza e prima di salire sullo Stelvio visitare il Lago di Resia dove emerge il campanile romano, unico bene salvato nel 1950, quando il progetto di costruire la diga per l’energia elettrica venne completato e gli edifici del paesino Curon vennero distrutti ed infine sommersi dall’acqua.

Visitato quest’ultimo, mi dirigo verso sua maestà lo Stelvio: “il passo per eccellenza”. La salita è stata abbastanza faticosa, e a parte la stanchezza e il peso di Lara i tornanti sono impegnativi, bisogna stare attenti, sono molto stretti. Vedi da giù il muretto della strada e ti rendi conto di quanti tornanti ci sono. In alcuni punti la montagna è franata e gli addetti ai lavori con le ruspe sono a lavoro. La strada è comunque percorribile. A parte i motociclisti c’erano anche i ciclisti, non in gruppo ma in solitaria. Vedevo nelle loro facce la fatica e la sfida con loro stessi. Per loro lo Stelvio ha un significato particolare, un significato che ha un nome: Fausto Coppi, che nel 1953 vinse il Giro d’Italia proprio allo Stelvio. Saliva su come un treno. Per un ciclista salire lo Stelvio è una gran vittoria! Lo Stelvio infatti porta il nome di “Cima Coppi” proprio in onore di questa grande impresa sportiva.

Raggiungo la cima anche io, ma senza pedalare! Abbastanza stanco, faccio foto, mangio la solita insalatissima Rio mare e riprendo la scesa dall’altro versante. Questa onestamente l’ho apprezzata di più. La strada è buona e si vede tutta la valle, i tornati più larghi, piccole gallerie e un fiume con tanto di cascata. Si vedono i ciclisti scendere senza pedalare e fischiettando! Sono felici! Aggiungo… i Trollistigen in Norvegia a confronto è la SS 16 Bari-Molfetta. Insomma, viva llo Stelvio! Arrivo giù, trovo un campeggio a Val di Sotto, dopo aver scelto la piazzola, con molta calma sistemo tutto fino al rumore di qualche goccia che cade. Monto la tenda giusto in tempo, prima che iniziasse a piovere. Non ho voglia di cucinare, mangio una pizza al campeggio e mi imbottisco di birra! Ho bisogno di dormire!

Marco Boccaccio

BuonaStrada – Diario di Viaggi in Moto

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