666 chilometri per l’avventura più estrema al mondo: forse il Diavolo ci ha messo davvero lo zampino

Fabio Belmonte  | 27 Ott 2026  | Tempo di lettura: 4 minuti

La Dalton Highway non è una semplice strada: è una linea di ghiaia e asfalto che taglia in due l’Alaska settentrionale, dall’ombra della foresta boreale fino alla luce cruda della tundra artica. Per chi ama viaggi on the road ed escursioni in ambienti remoti, questi 666 chilometri rappresentano una delle esperienze più intense del continente nordamericano, un itinerario dove la natura detta ancora le regole e l’uomo si adegua.

Si parte dal silenzio verde di Livengood, a nord di Fairbanks, per arrivare alla zona industriale di Deadhorse, affacciata sull’Oceano Artico, attraversando il Circolo Polare, il passo Atigun e il territorio dei caribù. Non è un viaggio da improvvisare: lunghi tratti sterrati, pochi servizi, meteo imprevedibile e isolamento richiedono preparazione tecnica, autonomia e rispetto profondo per l’ambiente. In cambio, la Dalton Highway offre una rara sensazione di autenticità e di libertà assoluta.

Cos’è la Dalton Highway e perché affascina chi ama i viaggi estremi

 

La Dalton Highway corre per 414 miglia, circa 666 chilometri, nell’estremo nord dell’Alaska, collegando Livengood a Deadhorse, vicino ai giacimenti petroliferi di Prudhoe Bay. Nata negli anni Settanta come Haul Road a servizio del Trans-Alaska Pipeline, oggi è una highway statale aperta al traffico, ma resta prima di tutto una strada industriale, dominata dai camion diretti verso il North Slope.

Per chi viaggia zaino in spalla o in moto, la Dalton è una sfida più che una meta turistica. L’itinerario attraversa foresta boreale, tundra, passi montani e aree di permafrost, con lunghi tratti sterrati, servizi rari e meteo severo. Il celebre numero “666” della lunghezza, derivato dalla conversione delle miglia, ha contribuito alla sua fama “diabolica”, ma il vero carattere della strada è scolpito nell’isolamento e nei paesaggi estremi, non in superstizioni o leggende.

Dal fiume Yukon al Circolo Polare: i primi chilometri tra foreste e ghiaia

 

Il viaggio sulla Dalton Highway inizia a Livengood, circa 130 chilometri a nord di Fairbanks, tra colline ricoperte di abeti e betulle. I primi tratti alternano asfalto e sterrato compatto, con il profilo dell’oleodotto spesso visibile accanto alla carreggiata. Qui si entra subito nell’atmosfera del nord: pochi veicoli, lunghi rettilinei, nessun centro abitato per decine di chilometri.

Uno dei primi punti simbolici è il ponte E. L. Patton sul fiume Yukon, a poco meno di 100 chilometri dall’inizio ufficiale della Dalton. Attraversarlo significa lasciare alle spalle l’Alaska più “accessibile” ed entrare in un territorio storicamente legato alle esplorazioni e alla corsa all’oro. Più avanti, l’area di Finger Mountain offre un panorama aperto sulla tundra che avanza.

Al miglio 115 la strada supera il Circolo Polare Artico, dove un’area di sosta con cartello è diventata tappa obbligata per foto e brevi passeggiate, prima che le foreste inizino a diradarsi e l’isolamento diventi sempre più concreto.

Coldfoot, passo Atigun e North Slope: tra montagne, fauna selvatica e tundra artica

 

Dopo il Circolo Polare Artico, la Dalton punta verso Coldfoot, al miglio 175 circa: un minuscolo avamposto nato ai tempi della corsa all’oro e oggi essenziale per rifornimento, pernottamento e informazioni. Qui trovi il Coldfoot Camp e l’Arctic Interagency Visitor Center, ottima base per capire meteo, fauna e regole di sicurezza dell’Alaska artica.

Da Coldfoot la strada entra nelle Brooks Range, una delle catene montuose più remote del Nord America. Lungo il percorso spicca il profilo del Monte Sukakpak, parete rocciosa inconfondibile sul lato della highway. Più a nord si affronta il tratto chiave per ogni viaggiatore: l’Atigun Pass, oltre 1.400 metri di quota, dove pendenze, neve e ghiaccio sono possibili anche in piena estate e il rischio valanghe può chiudere temporaneamente il valico.

Superato Atigun, la Dalton scende sul North Slope e il paesaggio si apre su distese di tundra. È il regno di caribù, orsi grizzly, lupi e buoi muschiati, avvistabili talvolta dalla strada, sempre mantenendo distanza di sicurezza e massimo rispetto per gli animali.

Come organizzare il viaggio sulla Dalton Highway: sicurezza, periodi e logistica

 

L’ultimo tratto verso Deadhorse attraversa la tundra piatta del North Slope, toccando i Franklin Bluffs e arrivando nel cuore dell’area petrolifera di Prudhoe Bay. Qui non troverai un classico villaggio turistico, ma un insediamento industriale con strutture essenziali per lavoratori e pochi servizi per i viaggiatori. L’accesso diretto all’Oceano Artico è regolamentato e possibile solo tramite tour autorizzati.

Pianificare la Dalton richiede attenzione: lunghe distanze tra i rifornimenti, tratti sterrati e copertura telefonica limitata impongono veicoli affidabili, carburante extra, due ruote di scorta, kit di emergenza, acqua e viveri. Molte compagnie di noleggio auto vietano o limitano la circolazione sulla Dalton, quindi è fondamentale verificare contratto e assicurazione.

Il periodo migliore è l’estate, con più ore di luce, anche se neve e maltempo possono comunque sorprendere sui passi. Da Fairbanks a Deadhorse servono oltre tredici ore di guida teorica: per un itinerario andata e ritorno è consigliabile pianificare almeno tre giorni pieni, consultando prima di partire il servizio Alaska 511 e la guida ufficiale del Bureau of Land Management.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.

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