
Arrivare al Nufenenpass in moto, a fine estate, dà sempre la stessa sensazione: quella di infilarsi in un corridoio sospeso tra due mondi. 478 metri. Ogni volta che affronto questo passo mi accorgo di quanto la stagione sia determinante: a settembre la finestra utile si restringe, e bastano un fronte freddo o una nevicata precoce per cambiare il programma di viaggio.
Il Nufenen, o Passo della Novena, non è una strada qualsiasi: è uno dei valichi asfaltati più alti interamente in territorio svizzero, con tornanti, cambi di luce e panorami che impongono rispetto. Prima di salire, però, serve prepararsi, perché quassù è la montagna – e non il calendario – a decidere quando chiudere la strada.
Quando pianifico un giro in moto tra Vallese e Ticino, il Nufenenpass è spesso il punto forte del tracciato. Il Passo della Novena tocca i 2.478 metri e collega l’alta valle del Rodano, nel Canton Vallese, con la Val Bedretto, alle spalle di Airolo. Su carta il collegamento è breve, ma in sella la percezione cambia completamente: è una salita che ti porta rapidamente fuori dal fondovalle, in un ambiente d’alta montagna austero e affascinante.
Per chi viaggia in moto, il Nufenenpass diventa ancora più interessante se inserito in un anello con Furkapass e San Gottardo: circa cento chilometri che concentrano tre passi storici, tornanti, differenze climatiche e linguaggio che cambiano da un versante all’altro. A settembre, però, la domanda che mi faccio sempre non è “quanto è bello il giro?”, ma “il passo è aperto e sicuro oggi?”. A queste quote neve, ghiaccio e vento contano più di qualunque traccia GPX.
Dal lato ticinese il Nufenenpass in moto inizia in modo quasi discreto, uscendo da Airolo e risalendo la Val Bedretto. All’inizio la valle è ancora verde e relativamente ampia, ma curva dopo curva gli alberi si diradano, i pendii diventano più severi e la strada assume un carattere decisamente alpino. In sella senti la temperatura scendere, il vento cambiare, la visibilità modificarsi anche solo spostandoti di poche decine di metri in quota.
La salita alterna sezioni scorrevoli e tornanti che, affrontati con calma, permettono di godersi il panorama senza trasformare il passo in una prova di velocità. Dalla sommità la vista abbraccia le montagne dell’area del Gottardo e delle Alpi Lepontine; sul versante opposto si scende verso Ulrichen e Obergoms, entrando nel Vallese e nell’alta valle del Rodano.
Quando organizzo il giro completo, parto spesso dall’area di Hospental, salgo al Furkapass, raggiungo Obergoms e Ulrichen, imbocco il Nufenen verso Airolo e chiudo l’anello risalendo al San Gottardo, magari passando per la Tremola se le condizioni lo consentono. Cento chilometri che, su queste strade, valgono una giornata intera.
Uno degli aspetti che mi colpisce ogni volta sul Nufenenpass è il contrasto tra la strada e il mondo che la circonda. Intorno si alzano le montagne del massiccio del Gottardo e delle Alpi Lepontine, mentre verso ovest il panorama si lega all’area del Gries, con cime e zone glaciali che, nelle giornate più limpide, disegnano uno scenario quasi da cartolina. Non si attraversano ghiacciai con la moto, ma ci si muove dentro un sistema d’alta quota che ricorda quanto fragile sia questo ambiente.
Negli ultimi anni ho notato come il paesaggio stia cambiando: la riduzione dei ghiacciai nelle Alpi svizzere è evidente se confrontata con le vecchie foto o con i ricordi di chi frequenta questi passi da decenni. Per chi guida, il punto chiave resta comunque il clima immediato: neve residua sui versanti non significa per forza strada pericolosa, e l’assenza di neve visibile non garantisce asfalto caldo e asciutto. Una mattina che parte serena può trasformarsi, sopra i 2.400 metri, in nebbia fitta, pioggia e freddo pungente nel giro di poche curve.
Quando programmo il Nufenenpass in moto a settembre, la prima abitudine è sempre la stessa: controllare la situazione ufficiale dei passi svizzeri e le previsioni meteo aggiornate, la sera prima e di nuovo la mattina della partenza. Il navigatore può indicare la strada, ma non sa se in quota stanno lavorando gli spazzaneve o se un fronte freddo ha lasciato ghiaccio sull’asfalto. Lo stesso vale per Furka e San Gottardo, che vanno verificati singolarmente se si vuole completare l’anello.
Sul fronte equipaggiamento, considero obbligatori strati termici, abbigliamento impermeabile e guanti adeguati alle basse temperature: quello che sembra eccessivo nel fondovalle diventa normale a quasi 2.500 metri, soprattutto con vento e cielo coperto. Una visiera pulita, magari con sistema antiappannamento, fa la differenza quando compaiono pioggia o nebbia.
Infine, il tempo: su queste strade non mi fido mai delle due ore suggerite dal navigatore. Le soste per osservare il panorama, scattare foto, bere qualcosa e lasciare riposare la testa sono parte essenziale dell’itinerario. Il Nufenen non offre una stagione infinita e la sua chiusura può arrivare rapidamente, ma proprio per questo attraversarlo con calma, quando è ancora accessibile, diventa un’esperienza che vale l’intero viaggio.

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.
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