
Ci sono strade che non servono semplicemente per andare da un punto A a un punto B, ma che meritano di essere percorse per la pura bellezza del viaggio. La Forca d’Acero, valico appenninico situato a 1.538 metri d’altitudine, è una di queste.
Con i suoi boschi fitti di faggi maestosi che abbracciano l’asfalto creandovi sopra una vera e propria galleria naturale, questo passo regala un’atmosfera sospesa e quasi misteriosa — una scenografia naturale che avrebbe senz’altro affascinato il regista di Twin Peaks. Mettendo in comunicazione la provincia di Frosinone con il cuore delle montagne abruzzesi, la Forca d’Acero varia volto in ogni stagione: bianca di neve in inverno, verde rigogliosa in estate e un’esplosione di foliage dorato in autunno.
Per scoprire al meglio questo itinerario, ne allunghiamo leggermente il percorso, partendo da Sora, nel pieno del frusinate, e spingendoci fino a Civitella Alfedena, uno dei piccoli borghi del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, intorno al quale si sviluppa una vasta rete di piste da sci e impianti di risalita, molto frequentati in inverno.
Usciti da Sora, e dopo aver superato le intersezioni con la SS82 e la SR509, che collegano la Ciociaria con il Basso Lazio, prendiamo la famosa SR666. Tra gli addetti ai lavori, questa direttrice è conosciuta anche come la Strada del Diavolo, e non è neanche difficile capire perché. Proseguendo, superiamo Campoli Appennino e Valle di Rio per arrivare sulla SR509, che conduce alla Forca d’Acero. Il passo appenninico, dalla pendenza abbastanza evidente sul versante laziale, è però dolce e piacevole da percorrere.
Tutto lungo la Forca si ammirano curve e paesaggi di tutto rispetto, fino al “picco”, sui 1.500 metri, dal quale lo sguardo passa da San Donato Val di Comino, nel frusinate, a Opi, tra le montagne abruzzesi. Oltrepassata Opi, continuiamo il nostro percorso in Abruzzo percorrendo la SS83 che ci conduce a Villetta Barrea, con vista sull’omonimo lago. La SP59 ci regala una risalita fino a Civitella Alfedena e un breve tratto “sospesi” sul lago; da qui, sempre tramite la SS83, raggiungiamo in pochi chilometri la località di Alfedena e, dopo aver oltrepassato Campo Dragone, prendiamo il rettilineo della SS17 fino al nostro arrivo a Castel di Sangro.
Anche se non raggiunge le altitudini vertiginose dei grandi passi alpini, la Forca d’Acero vanta caratteristiche tecniche ed estetiche che la rendono una delle strade più amate del centro Italia:
La vera unicità di questa arteria risiede nel suo valore strategico e paesaggistico: rappresenta infatti l’unico collegamento diretto tra la Ciociaria (il frusinate) e l’area protetta del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Più che una semplice via di scorrimento veloce, la Forca d’Acero è un vero e proprio “itinerario parco”, aperto per quasi tutto l’anno e incorniciato da rifugi montani, aree picnic e punti di partenza per escursioni nel bosco.
Se la primavera e l’estate regalano temperature fresche e curve ideali da percorrere in moto, l’autunno è la stagione in cui la Forca d’Acero dà il meglio di sé. Tra ottobre e novembre la secolare faggeta si trasforma in una tavolozza di colori intensi, dal rosso ocra al giallo ambra, rendendo ogni piega in sella un’esperienza altamente scenografica.
Ma la Forca d’Acero non è solo terreno di conquista per i motori. Questa salita vanta una solida tradizione ciclistica, essendosi guadagnata un posto nel percorso del Giro d’Italia per ben 4 volte. Con i suoi 1.200 metri di dislivello complessivo calcolati a partire dalle piane di Sora e Atina, rappresenta una sfida classica ed emozionante anche per chi ama macinare chilometri a forza di pedali.

Sono Alessio Gabrielli, ho 28 anni. Laureato magistrale presso l'Università La Sapienza di Roma in Media, comunicazione digitale e giornalismo. Mi occupo dal 2022 di creare contenuti web per il sito TrueRiders portando avanti la mia passione per le moto e lo sport
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