
Tra Lombardia ed Emilia-Romagna, il Passo del Penice è uno di quei luoghi in cui torno volentieri quando ho voglia di unire guida e paesaggio senza affrontare trasferte infinite. 149 metri, ai piedi del Monte Penice, questa strada appenninica collega la Valle Staffora alla Val Trebbia seguendo un profilo fatto di curve continue, boschi e scorci sulle vallate.
Qui la SS 461 sembra cucire insieme due mondi diversi, dall’Oltrepò Pavese fino a Bobbio, centro storico simbolo della Val Trebbia. Non è solo un itinerario motociclistico classico del Nord Italia, ma anche un corridoio naturale verso escursioni, sentieri e piccoli borghi.
Ogni volta che salgo da Varzi, la montagna cambia passo insieme alla strada: meno traffico urbano, più ritmo e quel tipo di continuità di guida che, con attenzione, rende il Penice un valico da assaporare curva dopo curva.
Il Passo del Penice si trova nell’Appennino settentrionale, esattamente sulla linea che separa Lombardia ed Emilia-Romagna. Il valico collega la Valle Staffora, nel cuore dell’Oltrepò Pavese, con la Val Trebbia, in provincia di Piacenza, seguendo la SS 461 del Passo del Penice. È una quota tutto sommato contenuta, 1.149 metri, ma sufficiente a cambiare luce, temperature e ritmo della strada rispetto alla pianura.
Arrivando dalla Lombardia, la salita inizia di fatto da Varzi, dopo aver seguito per diversi chilometri il corso dello Staffora. È qui che, ogni volta che ci passo, ho la sensazione che la statale “ingranì” una marcia diversa: le case si diradano, la carreggiata stringe e la montagna entra in scena. Sul lato emiliano il passo si affaccia invece verso Bobbio e la SS45 di Val Trebbia, rendendolo un nodo naturale per giri ad anello che uniscono Oltrepò, Appennino piacentino e, volendo, persino le prime propaggini liguri.
Dal punto di vista della guida, il tratto fra Varzi e il valico del Penice è quello che mi fa tornare più spesso da queste parti. Non ci sono i tornanti ampi delle Alpi, ma una sequenza irregolare di curve medio-brevi, cambi di pendenza e passaggi nel bosco che obbligano a rimanere concentrati. La velocità qui è un dettaglio: conta la fluidità con cui si alternano i tornanti e il modo in cui si “legge” l’asfalto, specie in ombra, dove umidità, foglie e aghi di pino possono sorprendere.
Superato il passo, la discesa verso Bobbio cambia ancora scenario. La strada perde quota rapidamente, apre finestre panoramiche sulla Val Trebbia e, nelle giornate limpide, lascia intravedere l’arco alpino lontano. È un tratto in cui tendo a rallentare, non solo per prudenza, ma per godermi quel passaggio graduale dai boschi di quota ai campi e al fiume. La cosa migliore è prendersi il tempo per una sosta nei piazzali panoramici, spegnere il motore e ascoltare il silenzio dell’Appennino.
Il Passo del Penice non è solo una strada: è la porta d’ingresso a una rete di borghi e percorsi che meritano soste lente. Sul versante emiliano, Bobbio è il naturale punto di arrivo: un borgo medievale dove il Ponte Gobbo, l’abbazia e il fiume costruiscono un quadro quasi sospeso nel tempo. Ogni volta che parcheggio la moto in centro e proseguo a piedi, il contrasto tra il rumore del motore e la quiete delle vie antiche è netto.
Sopra il valico svetta il Monte Penice, con il suo santuario e una serie di sentieri che si affacciano sull’Appennino delle Quattro Province, dove si incontrano i territori di Pavia, Piacenza, Alessandria e Genova. Sul lato lombardo, l’itinerario attraversa centri come Varzi e i piccoli paesi della Valle Staffora, custodi di una tradizione contadina e di una cucina che per chi viaggia in moto diventa spesso una scusa perfetta per allungare la sosta tra un tratto di strada e l’altro.
Il periodo migliore per affrontare il Passo del Penice in moto va dalla primavera all’autunno. In queste stagioni il bosco cambia colore, le temperature restano gestibili e il rischio di neve o ghiaccio è limitato. L’inverno, invece, può riservare asfalto freddo, sale e tratti ghiacciati: personalmente preferisco evitarlo o verificare con attenzione le condizioni prima di salire. In estate il passo diventa una fuga naturale dalla calura della pianura, ma nel weekend non mancano moto, auto e ciclisti.
Dal punto di vista tecnico la SS 461 non è estrema, ma richiede una buona abitudine alla guida di montagna: curve frequenti, pendenze e visibilità non sempre perfetta. Il mio consiglio è di non viverla come una pista, ma come parte di un itinerario più ampio, magari combinando Penice, Bobbio e un tratto della SS45 di Val Trebbia. Per chi ama anche camminare, una deviazione verso i sentieri del Monte Penice aggiunge al giro in moto un piccolo trekking d’Appennino, chiudendo la giornata con un panorama che ripaga di ogni chilometro.
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