
Il Passo della Cisa è uno di quei valichi che, una volta affrontati in moto, rimangono impressi nella memoria per molto più delle curve. Qui l’Appennino separa e unisce allo stesso tempo Emilia-Romagna e Toscana, collegando la pianura padana alla Lunigiana lungo una dorsale storica, geografica e persino spirituale. Salendo verso i 1.041 metri del passo, mi ha colpito quanto questa strada riesca a cambiare ritmo in pochi chilometri: tornanti stretti, tratti più scorrevoli, boschi fitti che all’improvviso si aprono su vallate più ampie.
Seguendo l’itinerario ad anello di circa 135 chilometri, si attraversano borghi legati alla Via Francigena, vallate percorse per secoli da mercanti e pellegrini, strade provinciali dove è la prudenza – e non la velocità – a fare davvero la differenza. Un percorso perfetto per chi vive la moto come viaggio, non come cronometro.
Il Passo della Cisa è un valico appenninico a circa 1.041 metri di quota che unisce Emilia-Romagna e Toscana lungo una dorsale storicamente strategica. Da un lato la strada scende verso Berceto e la provincia di Parma, dall’altro verso Pontremoli e la Lunigiana, oggi in provincia di Massa-Carrara. Guidando in salita, ci si accorge subito di come questo tracciato porti addosso secoli di attraversamenti, pur con l’asfalto moderno e i guardrail.
L’Autostrada della Cisa A15 ha alleggerito il traffico pesante, restituendo alla vecchia statale un ruolo diverso: oggi è una strada di collegamento locale e una meta per motociclisti, ciclisti e viaggiatori lenti. Personalmente apprezzo il suo essere “di mezzo”: non estrema come certi passi alpini, ma tutt’altro che banale. La quota moderata, unita alla continuità delle curve, richiede concentrazione, soprattutto quando il meteo cambia in fretta con nebbia, pioggia o vento.
L’itinerario ad anello proposto misura circa 135 chilometri e, sulla carta, poco più di tre ore di guida senza soste. Nella pratica, però, è un percorso da vivere con calma. Dal Passo della Cisa si scende verso la Lunigiana, incontrando Pontremoli, Villafranca in Lunigiana e Aulla, uno dei principali nodi viari della valle del Magra. Qui la strada si fa più scorrevole, la valle si apre e nelle giornate estive il cambio di temperatura rispetto al passo è sorprendente.
Da Aulla il tracciato piega verso Licciana Nardi e rientra tra le montagne, lungo provinciali più tortuose che riportano verso il crinale tosco-emiliano. Quando ho seguito questo anello, ho trovato fondamentale non farsi ingannare dalle “pieghe veloci” di alcuni tratti: carreggiate strette, ciclisti, mezzi agricoli e curve cieche ricordano che è una strada viva, non un circuito. Qui le curve collegano davvero luoghi, storie e comunità.
Molto prima delle moto, il Passo della Cisa era già un passaggio obbligato per chi attraversava l’Appennino a piedi o a cavallo. Oggi il valico è uno dei tratti più riconoscibili della Via Francigena italiana, la grande direttrice europea che collegava il nord del continente con Roma. Il percorso contemporaneo della Francigena passa da Berceto, supera la Cisa e scende in Lunigiana, seguendo in parte le tracce indicate dall’arcivescovo Sigerico nel X secolo.
In prossimità del valico sorge il Santuario della Madonna della Guardia, riferimento visivo e simbolico che segna la sommità. Percorrendo la zona in moto, capita spesso di incrociare gruppi di pellegrini, soprattutto nella bella stagione: è un promemoria concreto che qui convivono due velocità opposte. Ogni volta che rallento per lasciarli passare, ho la sensazione di inserirmi in una storia lunga secoli, dove il modo di viaggiare è cambiato, ma non il senso del passaggio.
Per affrontare il Passo della Cisa in moto il periodo migliore va, in genere, dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, quando il rischio di neve e ghiaccio è ridotto. Il clima appenninico resta comunque variabile: prima di partire conviene verificare meteo e eventuali chiusure o lavori sulle provinciali, perché frane e piogge possono cambiare in fretta la viabilità. Io preferisco partire al mattino, con tempi larghi, per potermi fermare nei borghi senza guardare l’orologio.
Dal punto di vista pratico, è consigliabile considerare l’intera giornata per l’anello di 135 chilometri, includendo soste a Berceto, in Lunigiana e lungo i tratti più panoramici. Nei fine settimana estivi aumentano ciclisti e traffico locale, quindi una guida fluida e prudente è fondamentale. L’abbigliamento tecnico a strati aiuta a gestire il salto termico tra valle e quota. Qui il vero lusso non è arrivare primi al passo, ma avere il tempo di ascoltare il rumore del motore che si confonde con il silenzio dei boschi.
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