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	<title>Italia in moto: percorsi, itinerari e viaggi su due ruote | TrueRiders</title>
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	<description>Le strade del Vero Motociclista</description>
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	<title>Italia in moto: percorsi, itinerari e viaggi su due ruote | TrueRiders</title>
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		<title>In Lombardia c&#8217;è una piccola città murata sulle rive dell&#8217;Adda: la meta perfetta per una gita in moto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 09:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scendere in moto verso la bassa Lombardia, lasciandosi alle spalle il traffico di Milano e delle grandi tangenziali, significa entrare in un paesaggio fatto di campi, cascine e filari che seguono l’andamento del fiume. In questo scenario tranquillo spicca Pizzighettone, piccola città murata sull’Adda, dove bastioni alti fino a dodici metri e lunghe casematte raccontano</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Scendere in moto verso la bassa Lombardia, lasciandosi alle spalle il traffico di Milano e delle grandi tangenziali, significa entrare in un paesaggio fatto di campi, cascine e filari che seguono l’andamento del fiume. In questo scenario tranquillo spicca <strong>Pizzighettone</strong>, piccola <strong>città murata sull’Adda</strong>, dove <strong>bastioni alti fino a dodici metri</strong> e lunghe casematte raccontano secoli di storia militare.</p>
<p>Qui la velocità lascia spazio al passo lento: si parcheggia la moto fuori dalle mura, si attraversano ponti e porte fortificate, ci si infila nei <strong>passaggi coperti</strong> che un tempo ospitavano soldati e munizioni.</p>
<p>La torre medievale che custodì il re di Francia Francesco I, il centro storico raccolto e il paesaggio fluviale del <strong>Parco Adda Sud</strong> trasformano una semplice uscita in moto in una giornata diversa, fatta di curve morbide, soste panoramiche e scorciati storici da esplorare a piedi.</p>
<h2>Pizzighettone, città murata sull’Adda nel cuore della pianura lombarda</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Arrivando in moto a <strong>Pizzighettone</strong> si ha subito la sensazione di entrare in un avamposto fortificato di altri tempi. La cittadina, poco più di 6.500 abitanti in provincia di Cremona, è divisa in due dal fiume Adda: sulla riva orientale il nucleo storico principale, su quella occidentale Gera, borgo gemello con un passato altrettanto militare.</p>
<p>L’impatto più scenografico è dato dalla <strong>cinta muraria</strong>, tra le più importanti e meglio conservate della Lombardia: un circuito di circa due chilometri, con mura che raggiungono i dodici metri di altezza e oltre tre metri e mezzo di spessore. Dietro questi bastioni si nasconde un vero labirinto di <strong>casematte</strong>, ambienti voltati e passaggi coperti che raccontano quasi nove secoli di storia.</p>
<p>Riconosciuto dal Touring Club Italiano con la <strong>Bandiera Arancione</strong>, <strong>Pizzighettone</strong> è una meta perfetta per una <strong>gita in moto</strong> diversa dal solito: niente passi di montagna, ma <strong>strade di pianura</strong>, scenari fluviali e un centro fortificato da esplorare con calma, casco sottobraccio.</p>
<h2>Tra mura, casematte e torre del Guado: cosa vedere dentro e fuori le fortificazioni</h2>
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<p>Il cuore della visita, prima ancora del borgo, sono le <strong>fortificazioni</strong>. Le <strong>casematte</strong>, ricavate nello spessore delle mura e coperte da grandi volte in laterizio, oggi formano un percorso coperto di circa 800 metri. In passato ospitavano soldati, depositi e servizi necessari a una <strong>piazzaforte</strong> progettata per resistere agli assedi.</p>
<p>L’accesso agli ambienti interni avviene quasi sempre con visite guidate, spesso curate dal <strong>Gruppo Volontari Mura</strong>: un’ottima occasione per capire come funzionava la difesa, tra fossati, rivellini, porte e opere idrauliche che potevano perfino allagare le campagne circostanti. All’esterno si riconoscono ancora il <strong>Rivellino</strong> e alcune porte storiche come <strong>Porta Crema</strong> e Porta Cremona Nuova.</p>
<p>Da non perdere la <strong>Torre del Guado</strong>, superstite dell’antico castello medievale e affacciata sull’Adda. Qui venne imprigionato nel 1525 il <strong>re di Francia Francesco I</strong> dopo la battaglia di Pavia: salire fin dove possibile e affacciarsi verso il ponte permette di leggere in un colpo d’occhio la Pizzighettone fortificata e il ruolo del fiume.</p>
<h2>Centro storico, chiese e musei: soste lente tra una passeggiata e il fiume</h2>
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<p>Tolto il casco, Pizzighettone invita a una visita lenta tra vicoli, piazze e scorci sull’Adda. Il riferimento principale è la <strong>chiesa di San Bassiano</strong>, nata nel XII secolo con i Lodigiani in fuga dopo la distruzione della loro città. La facciata in cotto, <strong>romanico-lombarda</strong>, introduce a un interno ricco di opere, tra cui una grande <strong>Crocifissione di Bernardino Campi</strong> e raffinati altorilievi trecenteschi.</p>
<p>Poco distante si incontra il <strong>Palazzo Comunale</strong> quattrocentesco e il <strong>Museo Civico</strong> in via Garibaldi, dove sono raccolti reperti paleontologici, materiali romani, ceramiche rinascimentali, armi e una sezione di arte contemporanea: una tappa perfetta per una sosta nelle ore più calde.</p>
<p>Attraversando il ponte si raggiunge <strong>Gera</strong>, con lunghi tratti di fortificazioni e la <strong>chiesa di San Pietro</strong>, santuario mariano dal 1956, riconoscibile per i rivestimenti marmorei e i mosaici policromi. Qui e lungo gli argini si trovano alcuni dei punti migliori per fotografare moto, mura e fiume nello stesso scatto, soprattutto al tramonto.</p>
<h2>Pizzighettone in moto: come arrivare, itinerari di pianura e consigli pratici</h2>
<p>In sella, Pizzighettone si raggiunge facilmente da più direzioni. Da Cremona sono circa 21 km lungo la <strong>ex SS234 Codognese</strong>, che collega anche Lodi (34 km) e Piacenza (26 km). Da Milano si può seguire la direttrice per Lodi e imboccare la Codognese, oppure scendere per la <strong>SP415 Paullese</strong> e poi deviare sulla <strong>SP84</strong> verso l’Adda.</p>
<p>Il percorso è tipico della <strong>pianura padana</strong>: rettilinei, curve morbide, campi coltivati e piccoli centri abitati. Non ci sono dislivelli significativi né tornanti, ma serve attenzione a incroci, traffico locale e mezzi agricoli, soprattutto nei periodi di semine e raccolti. L’ideale è impostare un’andatura rilassata, con soste fotografiche lungo il fiume e nei pressi delle mura.</p>
<p>Si consiglia di lasciare la moto nei parcheggi esterni al centro storico, per poi proseguire a piedi. Il borgo rientra nel <strong>Parco Adda Sud</strong>: in stagione è possibile abbinare alla visita delle mura una passeggiata sugli argini o un’uscita in battello dal <strong>pontile di Gera</strong>. In autunno, la gita può chiudersi assaggiando i tradizionali “<strong>Fasulìn de l’öc cun le cùdeghe</strong>”, serviti nelle casematte durante le manifestazioni gastronomiche.</p>
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		<title>Un paese di pietra si avvolge intorno al castello: la Basilicata segreta da attraversare in moto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 07:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Basilicata in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quarantasei chilometri non sono molti, ma tra Matera e l’entroterra lucano diventano un piccolo viaggio iniziatico per chi ama il mototurismo. Si parte dalla città dei Sassi, dove la pietra racconta millenni di storia, e ci si inoltra lungo la SS7 tra curve dolci, colline argillose e poderi che punteggiano la campagna. Miglionico, Grottole e</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/basilicata-in-moto/un-paese-di-pietra-si-avvolge-intorno-al-castello-la-basilicata-segreta-da-attraversare-in-moto/">Un paese di pietra si avvolge intorno al castello: la Basilicata segreta da attraversare in moto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quarantasei chilometri non sono molti, ma tra <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/la-little-britain-della-basilicata-e-il-borgo-che-custodisce-lunico-capolavoro-in-pietra-di-questo-celebre-artista/" target="_blank" rel="noopener">Matera</a> e l’entroterra lucano diventano un piccolo viaggio iniziatico per chi ama il <strong>mototurismo</strong>. Si parte dalla città dei Sassi, dove la pietra racconta millenni di storia, e ci si inoltra lungo la SS7 tra curve dolci, colline argillose e poderi che punteggiano la campagna. Miglionico, Grottole e Grassano compongono un mosaico di <strong>castelli medievali</strong>, <strong>borghi di pietra</strong> e panorami aperti sui calanchi, perfetti da assaporare dietro la visiera.</p>
<p>L’<strong>itinerario è breve ma intenso</strong>: richiede un po’ di attenzione alla strada, il giusto ritmo tra un tornante e l’altro e il tempo di scendere dalla moto per perdersi a piedi tra vicoli, chiese senza tetto e antiche cantine scavate nella roccia. Una mezza giornata basta per percorrerlo, ma la sensazione è quella di aver attraversato una Basilicata diversa, intima e sorprendentemente autentica.</p>
<h2>Grottole in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Questo <strong>itinerario in moto</strong> tra Matera, Miglionico, Grottole e Grassano è un anello ideale per chi vuole affiancare la visita ai Sassi a qualche ora di guida nell’<a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/in-basilicata-ce-un-borgo-di-pietra-sospeso-sopra-una-valle-selvaggia-arrivarci-in-moto-e-meta-del-viaggio/" target="_blank" rel="noopener">entroterra lucano</a>. In totale sono <strong>46,2 km</strong>, con un tempo di percorrenza pura intorno ai 55 minuti, ma è bene considerare soste frequenti: qui il bello non è “fare chilometri”, ma godersi le tappe.</p>
<p>La strada segue per lo più la SS7, una classica statale appenninica: curve ampie, qualche saliscendi, tratti panoramici che si aprono all’improvviso sulle valli del Bradano e del Basento. Dalla <strong>città dei Sassi</strong> ci si lascia alle spalle il traffico urbano e si entra in una Basilicata rurale fatta di campi coltivati, rilievi argillosi e macchia mediterranea.</p>
<p>Consiglierei di partire da Matera in mattinata, carburante e pressione gomme già verificati, e di programmare almeno tre soste “vere”: il <strong>Castello del Malconsiglio</strong> a Miglionico, il borgo di pietra e il <strong>Castello di Sichinulfo</strong> a Grottole, le viuzze e i <strong>Cinti di Grassano</strong>, tra memoria contadina e luoghi di Carlo Levi.</p>
<h2>Paesaggi e tappe: da Matera a Miglionico, Grottole e Grassano</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La partenza da <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/la-contea-degli-hobbit-esiste-davvero-in-basilicata-ce-un-parco-con-centinaia-di-case-ricoperte-dallerba/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Matera</strong></a> è già di per sé un regalo per chi arriva in moto: i <strong>Sassi</strong>, con i rioni Sasso Caveoso e Sasso Barisano, scavati nella roccia e riconosciuti come patrimonio <strong>UNESCO</strong>, sono il punto di riferimento perfetto prima di tuffarsi nelle strade meno battute dell’entroterra. Vale la pena parcheggiare in un’area autorizzata e concedersi una breve passeggiata tra vicoli, chiese rupestri e scorci sulla Gravina.</p>
<p>Lasciata la città, la SS7 si dirige verso sud. In pochi minuti le abitazioni lasciano spazio a campi coltivati, colline argillose e vegetazione mediterranea. La prima vera sosta è <strong>Miglionico</strong>, borgo in altura affacciato sulla valle del Bradano, dominato dal Castello del Malconsiglio. Qui conviene lasciare la moto in basso e salire a piedi per esplorare torri, cortili interni e sale storiche.</p>
<p>Riprendendo la statale, la guida diventa più dinamica: curve, tratti ombreggiati, improvvisi punti panoramici accompagnano l’avvicinamento a <strong>Grottole</strong>, paese disteso sul crinale tra Bradano e Basento. Ultimo tratto verso <strong>Grassano</strong>, con andamento mosso ma fluido, tra colline coltivate, piccoli boschi e il profilo del borgo che compare all’improvviso sul colle di Sella Mortella.</p>
<h2>Castelli, borghi di pietra e memorie di Carlo Levi</h2>
<p>La tappa di Miglionico è dominata dal <strong>Castello del Malconsiglio</strong>, fortificazione medievale legata alla celebre <strong>Congiura dei baroni</strong> del 1485 contro Ferdinando I d’Aragona. Le sale interne, come il Salone del Malconsiglio e la Sala della Stella, raccontano intrighi di corte e trasformazioni architettoniche da presidio militare a residenza signorile.</p>
<p>A <strong>Grottole</strong> il colpo d’occhio è tutto per il <strong>Castello di Sichinulfo</strong>, che sorveglia il borgo dalla Contrada della Motta. Le sue origini, forse longobarde, e le successive stratificazioni medievali ne fanno un punto chiave dell’antica rete difensiva lucana. Nel centro storico spiccano le jrutt rurali e la suggestiva <strong>Chiesa Diruta</strong>, grande edificio cinquecentesco rimasto senza tetto, oggi scenografica quinta di pietra a cielo aperto.</p>
<p>L’ultima tappa, <strong>Grassano</strong>, cambia registro: qui si entra nel mondo contadino e nella memoria di <strong>Carlo Levi</strong>, che vi soggiornò durante il confino fascista prima di trasferirsi ad Aliano. Tra le vie del borgo si incontrano i <strong>Cinti</strong>, antiche cantine-grotte scavate nella roccia, il Palazzo Commendale legato ai Cavalieri di Malta, la Chiesa di San Giovanni Battista e Palazzo Materi, con il presepe dell’artista Franco Artese.</p>
<h2>Consigli pratici per chi percorre la SS7 in moto tra Matera e Grassano</h2>
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<p>Dal punto di vista motociclistico, la SS7 tra <strong><a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/basilicata-in-moto/un-castello-domina-un-paese-avvolto-intorno-alla-montagna-la-basilicata-piu-segreta-vista-dalla-moto/" target="_blank" rel="noopener">Matera</a> e Grassano</strong> non è una strada estrema, ma richiede attenzione. Le curve sono numerose, l’asfalto in alcuni tratti può risultare irregolare, e dopo le piogge non è raro trovare residui di terra o ghiaia portati dai campi. Meglio impostare un’<strong>andatura turistica</strong>, che permetta di godersi il paesaggio senza stress.</p>
<p>Il <strong>periodo ideale</strong> va dalla primavera all’autunno, evitando le ore più calde d’estate: qui il sole picchia forte e le soste all’aperto, tra castelli e <strong>borghi di pietra</strong>, diventano più piacevoli con temperature miti. Per il rifornimento è consigliabile fare benzina a Matera o nei pressi dei centri maggiori, così da non doversi preoccupare durante i tratti più isolati.</p>
<p>Per la visita dei centri storici – soprattutto Miglionico, Grottole e Grassano – è preferibile parcheggiare la moto in aree segnalate e proseguire a piedi con scarpe comode, perché vicoli e gradinate possono essere ripidi e scivolosi. Infine, controlla sempre eventuali lavori al <strong>Castello di Sichinulfo</strong> o limitazioni di accesso ai monumenti: un rapido sguardo ai siti turistici della Basilicata può fare la differenza nell’organizzare al meglio la giornata.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/basilicata-in-moto/un-paese-di-pietra-si-avvolge-intorno-al-castello-la-basilicata-segreta-da-attraversare-in-moto/">Un paese di pietra si avvolge intorno al castello: la Basilicata segreta da attraversare in moto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Il castello dipinto in uno degli affreschi più famosi d’Italia domina ancora la Maremma</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana/il-castello-dipinto-in-uno-degli-affreschi-piu-famosi-ditalia-domina-ancora-la-maremma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2026 07:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quarantaquattro chilometri e mezzo possono sembrare pochi sulla carta, ma tra le curve della Maremma diventano un piccolo viaggio nel tempo. Questo itinerario in moto unisce la pietra chiara di Massa Marittima, le acque profonde del Lago dell’Accesa e il profilo inconfondibile del Castello di Montemassi, immortalato nel celebre affresco del condottiero Guidoriccio da Fogliano.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana/il-castello-dipinto-in-uno-degli-affreschi-piu-famosi-ditalia-domina-ancora-la-maremma/">Il castello dipinto in uno degli affreschi più famosi d’Italia domina ancora la Maremma</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quarantaquattro chilometri e mezzo possono sembrare pochi sulla carta, ma tra le curve della <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/5-strade-piu-belle-della-toscana-da-fare-in-moto/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Maremma</strong></a> diventano un piccolo viaggio nel tempo. Questo <strong>itinerario in moto</strong> unisce la pietra chiara di Massa Marittima, le acque profonde del <strong>Lago dell’Accesa</strong> e il profilo inconfondibile del <strong>Castello di Montemassi</strong>, immortalato nel celebre affresco del condottiero Guidoriccio da Fogliano.</p>
<p>È un percorso che si snoda su strade secondarie, dove il traffico è ridotto e l’asfalto segue docile il disegno delle colline. Qui la guida si fa più lenta, quasi contemplativa, tra campi coltivati, oliveti e i boschi delle <strong>Colline Metallifere</strong>. Lungo il tragitto si alternano soste panoramiche, borghi medievali silenziosi e tracce etrusche nascoste nella macchia. Un anello ideale per chi cerca una mezza giornata di moto fatta di paesaggi, storia e curve morbide, senza l’ansia delle grandi distanze.</p>
<h2>Montemassi in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Per un motoviaggio breve ma intenso in <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/unabbazia-senza-il-tetto-e-la-vera-spada-nella-roccia-sembra-una-fiaba-e-lincredibile-ma-misteriosa-realta-italiana/" target="_blank" rel="noopener">Maremma</a>, <strong>Massa Marittima</strong> è un punto di partenza ideale: facilmente raggiungibile, con parcheggi comodi e un <strong>centro storico</strong> che merita una sosta prima ancora di indossare il casco. La cittadina, cuore delle <strong>Colline Metallifere grossetane</strong>, rivela subito il suo passato legato a miniere e commerci, con vicoli in pietra, scorci improvvisi e un impianto urbano ancora chiaramente medievale.</p>
<p>Vale la pena parcheggiare la moto nei pressi del centro e salire a piedi verso <strong>piazza Garibaldi</strong>, uno degli slarghi più scenografici dell’entroterra toscano. Qui dominano la <strong>Cattedrale di San Cerbone</strong>, il Palazzo Comunale e altri edifici che raccontano l’epoca del libero Comune. Prima di partire, è il luogo giusto per un caffè o una colazione abbondante: verrà buona più avanti, tra una curva e l’altra, quando il percorso si farà più solitario. Dal punto di vista motociclistico, <strong>Massa Marittima</strong> è un crocevia perfetto: da qui partono <strong>strade secondarie</strong> che si infilano tra colline, boschi e borghi minori, lontano dai flussi verso la costa.</p>
<h2>Verso il Lago dell’Accesa: prime curve tra boschi e archeologia etrusca</h2>
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<p>Lasciata Massa Marittima, si imbocca la Strada Provinciale Accesa, la <strong>SP49</strong>, direzione <strong>Lago dell’Accesa</strong>. È qui che l’<strong>itinerario in moto</strong> comincia davvero a prendere ritmo: l’uscita dal centro urbano è rapida e, in pochi chilometri, l’ambiente cambia. L’asfalto si insinua tra <strong>boschi ombrosi</strong>, campi coltivati e brevi rettilinei che preparano a una sequenza di curve ravvicinate, da affrontare con guida fluida e sguardo sempre avanti.</p>
<p>Il <strong>Lago dell’Accesa</strong> appare quasi all’improvviso, incastonato in una <strong>conca carsica</strong>, con acque profonde dalle sfumature che vanno dal verde scuro all’azzurro. Oltre al fascino paesaggistico, qui entra in scena un’altra epoca: nei dintorni sono visibili le testimonianze di un insediamento etrusco attivo tra la fine del VII e il VI secolo a.C., oggi inserito nel <strong>Parco archeologico dell’Accesa</strong>. La moto va lasciata nelle aree consentite, per poi proseguire a piedi verso i punti panoramici e i percorsi segnalati.</p>
<p>Dal punto di vista della guida, questo primo tratto richiede attenzione soprattutto nei tratti in ombra, dove umidità e fogliame possono rendere il fondo scivoloso, in particolare in autunno e inverno.</p>
<h2>Montemassi e il castello dell’affresco: nel cuore della Maremma medievale</h2>
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<p>Ripartendo dal lago in direzione est, la strada abbandona gradualmente il bosco fitto per aprirsi su un paesaggio più agricolo: <strong>campi, oliveti e colline morbide</strong> che raccontano una Maremma diversa da quella costiera. Le curve si alternano a tratti più scorrevoli, ideali per chi ama un’andatura regolare, senza eccessi, godendosi il paesaggio. All’orizzonte, su una dorsale rocciosa, compare il profilo del <strong>borgo di Montemassi</strong>, con le case raccolte ai piedi dei ruderi del castello.</p>
<p>Il <strong>Castello di Montemassi</strong>, attestato dall’XI secolo e un tempo legato alla <strong>famiglia Aldobrandeschi</strong>, domina ancora oggi la valle del fiume Bruna. Fu qui che nel 1328 le truppe senesi di Guidoriccio da Fogliano condussero l’assedio celebrato nel famoso <strong>affresco</strong> conservato nel Palazzo Pubblico di Siena. Salendo a piedi tra vicoli e scalinate si raggiungono i resti delle mura, il cassero e le strutture difensive che raccontano secoli di guerre e passaggi di potere.</p>
<p>Dalle terrazze panoramiche lo sguardo abbraccia la <strong>pianura maremmana</strong>, gli oliveti e i rilievi che chiudono l’orizzonte verso l’interno: un punto di vista privilegiato per capire perché questo avamposto fosse così strategico nel Medioevo.</p>
<h2>Da Montemassi a Roccastrada: ultime curve, panorami e consigli di viaggio</h2>
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<p>L’ultimo tratto dell’itinerario collega <strong>Montemassi a Roccastrada</strong>, seguendo una <strong>strada secondaria</strong> che scende inizialmente tra campi e poderi isolati, per poi tornare a salire dolcemente verso i rilievi. È una sezione molto piacevole in moto: curve ben leggibili, brevi rettilinei, alcuni scorci aperti sulla <strong>campagna grossetana</strong> e sulla dorsale collinare che guarda verso Siena. Anche qui, però, occorre tenere conto di possibili residui di terra sull’asfalto, soprattutto in prossimità degli accessi agricoli.</p>
<p>Roccastrada appare appoggiata su una base di roccia trachitica, a circa <strong>482 metri di altitudine</strong>. Il centro storico, con la chiesa di San Nicola e gli edifici in pietra, conserva ancora l’impronta medievale, mentre nelle zone moderne si concentrano bar, negozi e servizi utili per una sosta a fine giro. Qui è il momento di tirare le somme: Google Maps indica <strong>44,5 chilometri</strong> e circa cinquanta minuti di guida effettiva, ma per godersi il viaggio è meglio considerare almeno mezza giornata, includendo visite e camminate.</p>
<p>Per organizzare al meglio il tour in moto è consigliabile verificare prima della partenza le <strong>condizioni del fondo stradale</strong>, soprattutto dopo la pioggia, e pianificare le soste a Massa Marittima, al Lago dell’Accesa e a Montemassi. Un breve itinerario, ma capace di racchiudere etruschi, Medioevo senese e paesaggi tipicamente maremmani.</p>
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		<title>Sembra scolpito direttamente nella montagna: il borgo molisano sospeso sopra Isernia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2026 07:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Molise in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quindici virgola nove chilometri possono sembrare pochi, ma tra Isernia, Pesche, Carpinone e Castelpetroso ogni curva racconta un pezzo diverso di Molise. È un anello breve, perfetto per una mezza giornata in moto o in auto, da ritagliarsi magari durante un weekend più lungo in regione. La strada sale e scende tra crinali, boschi e</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quindici virgola nove chilometri possono sembrare pochi, ma tra <strong><a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/sette-torri-proteggono-il-paese-dellolio-il-piccolo-gioiello-medievale-nascosto-in-molise/" target="_blank" rel="noopener">Isernia</a>, Pesche, Carpinone e Castelpetroso</strong> ogni curva racconta un pezzo diverso di Molise. È un anello breve, perfetto per una mezza giornata in moto o in auto, da ritagliarsi magari durante un weekend più lungo in regione. La strada sale e scende tra crinali, boschi e vallate, alternando scorci urbani, borghi arroccati e visioni improvvise sulle montagne dell’Appennino molisano.</p>
<p>L’atmosfera è rilassata, il traffico in genere contenuto, e questo permette di gustarsi il ritmo della guida senza fretta, con soste fotografiche strategiche e qualche deviazione a piedi verso cascate e sentieri. Isernia, con il suo centro storico, fa da porta d’ingresso. Pesche è il <strong>borgo-presepe</strong> aggrappato alla roccia; Carpinone nasconde cascate scenografiche; Castelpetroso chiude l’itinerario con il suo <strong>santuario neogotico</strong> che svetta tra i rilievi.</p>
<h2>Pesche in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Il punto di partenza naturale dell’itinerario è <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/lo-chiamano-la-perla-del-molise-il-borgo-aggrappato-alla-roccia-che-divide-la-montagna-in-due/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Isernia</strong></a>, città antica adagiata sul crinale tra i fiumi Carpino e Sordo. Prima di mettere davvero alla prova il motore vale la pena una breve passeggiata nel centro storico, tra la <strong>Cattedrale di San Pietro Apostolo</strong>, costruita sui resti di un tempio romano, e la scenografica <strong>Fontana Fraterna</strong>, mosaico di pietra che racconta secoli di storia cittadina.</p>
<p>Lasciata la città, si imbocca la strada che sale verso il versante del <strong>Monte San Marco</strong> seguendo la valle. Per chi <strong>viaggia in moto</strong>, il tratto è ideale come riscaldamento: curve ampie, dislivelli dolci, asfalto generalmente buono e un paesaggio che cambia in fretta, dalle ultime case alle prime colline. In pochi minuti il panorama si apre sul <strong>profilo di Pesche</strong>, un agglomerato di edifici chiari che pare emergere direttamente dalla roccia. È qui che il viaggio assume un carattere più intimo: il traffico si dirada, le quote aumentano, e la sensazione è quella di abbandonare la città per entrare in un piccolo mondo montano fatto di silenzio, borgate e boschi.</p>
<h2>Pesche e Carpinone: il borgo-presepe e i boschi delle cascate</h2>
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<p><strong>Pesche</strong> è una sosta obbligata per chi ama fotografare borghi arroccati. Le sue case in pietra, disposte a gradoni sul fianco del <strong>Monte San Marco</strong>, creano l’effetto di un vero <strong>borgo-presepe</strong>, soprattutto se lo si osserva da lontano, magari fermandosi in uno dei piccoli slarghi lungo la strada. Salendo a piedi, tra vicoli stretti e scalinate ripide, si raggiungono i resti del <strong>castello medievale</strong> con la torre normanna che dominava la valle e sorvegliava i percorsi della transumanza.</p>
<p>Alle spalle del paese si estende la Riserva naturale orientata di <strong>Pesche</strong>, 552 ettari di boschi, affioramenti rocciosi, terrazzamenti e vecchi ricoveri rurali: un ambiente di confine tra Mediterraneo e climi più temperati che invita a brevi escursioni. Tornati in sella, la strada si dirige verso Carpinone tra colline e boschi, con un tracciato scorrevole e scorci sui valloni incisi dai corsi d’acqua.</p>
<p>Carpinone accoglie con il suo nucleo in pietra e il Castello Caldora, ma la vera tentazione per chi ama camminare sono le <strong>Cascate di Carpinone</strong>, raggiungibili solo a piedi tramite un sentiero attrezzato con gradini, corde e segnaletica: una deviazione ideale per spezzare l’itinerario stradale con un tuffo nella natura.</p>
<h2>Tra medioevo, transumanza e devozione: il volto antico del Molise</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Questo breve <strong>itinerario in <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/e-il-borgo-piu-caldo-del-molise-ma-nel-paese-delle-sette-torri-la-vera-ricchezza-la-si-puo-ammirare-anche-a-tavola/" target="_blank" rel="noopener">Molise</a></strong> condensa secoli di storia in pochi chilometri. Pesche nasce come insediamento d’altura in tarda antichità, quando le comunità cercavano rifugio sulle montagne. Nel Medioevo il borgo viene fortificato, passa sotto l’influenza dell’<strong>Abbazia di Montecassino</strong> dal 1092 e controlla, con il suo castello e la torre normanna, un tratto del grande <strong>tratturo Pescasseroli-Candela</strong>, arteria fondamentale della transumanza tra Abruzzo e Puglia.</p>
<p>Carpinone, con il <strong>Castello Caldora</strong>, rimanda alla stagione in cui le signorie locali gestivano traffici e passaggi in un territorio di confine. Ancora oggi, tra boschi e radure, emergono muretti, terrazzamenti e antichi manufatti rurali che raccontano un’economia legata a pascoli e piccoli appezzamenti coltivati.</p>
<p>L’ultima tappa, <strong>Castelpetroso</strong>, aggiunge al viaggio la dimensione della devozione popolare. Qui, tra fine Ottocento e Novecento, la memoria delle apparizioni mariane del 1888 ha dato origine al monumentale <strong>Santuario di Maria Santissima Addolorata</strong>, una basilica neogotica dalle guglie slanciate, nota come Piccola Lourdes italiana, oggi meta costante di pellegrini e viaggiatori.</p>
<h2>Verso il Santuario dell’Addolorata: consigli pratici per moto e trekking</h2>
<p>Dalle colline di Carpinone la strada punta verso <strong>Castelpetroso</strong>, attraversando un paesaggio montano dove boschi fitti si alternano a radure. Per chi viaggia in moto, è un tratto breve ma piacevole: curve regolari, qualche cambio di quota e viste improvvise sulla <strong>basilica dell’Addolorata</strong> che appare tra gli alberi con la sua facciata chiara. L’intero anello misura circa <strong>15,9 km</strong>, per 25 minuti di guida effettiva: tempi che si allungano volentieri includendo soste fotografiche, visita ai centri storici e camminate verso le cascate.</p>
<p>Per le tappe a piedi – centro medievale di Pesche, sentiero per le <strong>Cascate di Carpinone</strong>, <strong>Via Matris</strong> che sale al luogo delle apparizioni – conviene avere <strong>scarpe da trekking</strong> leggere e valutare le condizioni del terreno dopo piogge intense, quando rocce e fango possono risultare scivolosi. Il santuario, situato fuori dal nucleo storico di <strong>Castelpetroso</strong>, offre ampi parcheggi, ingressi gratuiti e orari variabili a seconda della stagione: prima di partire è consigliabile verificare sul sito ufficiale eventuali aggiornamenti.</p>
<p>Nel complesso, è un itinerario ideale in tutte le mezze stagioni: primavere verdi e fresche, autunni colorati, estati non troppo calde in quota, con il Molise che qui si svela nella sua dimensione più autentica, lenta e panoramica.</p>
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		<title>40 tornanti da brivido sospesi nel vuoto: ogni motociclista che si rispetti deve affrontarla, è l&#8217;Università delle moto</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/40-tornanti-da-brivido-sospesi-nel-vuoto-ogni-motociclista-che-si-rispetti-deve-affrontarla-e-luniversita-delle-moto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 09:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trentino in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affrontare in moto la SP85 del Monte Bondone significa misurarsi con una delle salite più iconiche del Trentino, un nastro d’asfalto che unisce guida tecnica, panorami alpini e quasi un secolo di storia sportiva. Dalla periferia ovest di Trento fino a Vason, 40 tornanti scandiscono una progressione continua di curve, pendenze e cambi di ritmo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Affrontare in moto la <strong>SP85 del Monte Bondone</strong> significa misurarsi con una delle salite più iconiche del Trentino, un nastro d’asfalto che unisce guida tecnica, panorami alpini e quasi un secolo di storia sportiva. Dalla periferia ovest di <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/in-moto-verso-trento-il-borgo-di-lavis-e-uno-dei-piu-belli-e-particolari-della-regione/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Trento</strong></a> fino a <strong>Vason</strong>, <strong>40 tornanti</strong> scandiscono una progressione continua di curve, pendenze e cambi di ritmo che mette alla prova concentrazione e pulizia di traiettoria.</p>
<p>È un itinerario che attrae chi ama le strade di montagna ricche di carattere, ma anche chi desidera abbinare il piacere di guida a soste panoramiche e brevi escursioni a piedi. Lungo la salita, i boschi si alternano a piccoli abitati e scorci sulla <strong>valle dell’Adige</strong>, mentre più in alto il paesaggio si apre verso le cime del Bondone. Un percorso da vivere con calma, scegliendo il momento giusto, studiando condizioni della strada e calendario delle competizioni.</p>
<h2><strong>Strada Provinciale 85</strong> del <strong>Monte Bondone in moto. L&#8217;itinerario</strong></h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>La <strong>Strada Provinciale 85</strong> del <strong>Monte Bondone</strong> parte dalla zona occidentale di <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/nel-comune-di-vallelaghi-a-pochi-chilometri-da-trento-ce-una-strada-panoramica-che-da-sola-vale-il-prezzo-del-viaggio/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Trento</strong></a>, staccandosi dalla Gardesana Occidentale nei pressi di Montevideo. In pochi chilometri lascia l’ambiente urbano e si arrampica sul versante orientale del Bondone, la montagna che domina il capoluogo trentino e ne costituisce una delle principali aree turistiche.</p>
<p>Per chi viaggia in moto, i riferimenti sono chiari: circa 17,3 chilometri di salita, 1.350 metri di dislivello, una pendenza media prossima al 9% e <strong>40 tornanti</strong> ufficialmente conteggiati sul tratto che porta fino a <strong>Vason</strong>, a quota intorno ai 1.650 metri. L’andamento è quello classico delle grandi strade di montagna: tornanti stretti intervallati da curve più ampie, brevi rettilinei e segmenti nei quali il ritmo si fa più scorrevole senza però diventare mai banale.</p>
<p>La prima parte della salita conduce verso Sardagna, balcone naturale su <strong>Trento</strong>, per poi entrare nei boschi diretti a Candriai. Proseguendo, la SP85 sfiora Prà de la Fava e raggiunge Vaneze e Norge, fino all’abitato di <strong>Vason</strong> dove termina il tratto storico legato alla cronoscalata. Da qui la strada continua verso la Piana delle Viote e poi scende in direzione della <strong>Valle dei Laghi</strong>, offrendo la possibilità di chiudere anelli più lunghi o rientrare a Trento sullo stesso percorso.</p>
<h2>Tornanti, panorami e tratti tecnici: la SP85 vista dal sellino</h2>
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<p>La SP85 è una strada che richiede di essere letta, curva dopo curva. Dall’uscita da <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/un-lupo-rampante-che-sovrasta-sei-colli-non-e-solo-uno-stemma-ma-la-vera-bellezza-dellantico-borgo-dei-vimini/" target="_blank" rel="noopener">Trento</a> fino a Sardagna le svolte sono ravvicinate, la pendenza è avvertibile e l’attenzione va tenuta alta sulla gestione della velocità e sull’impostazione dei <strong>tornanti</strong> più chiusi. Qui il traffico può essere misto, con auto, ciclisti e residenti che utilizzano la provinciale come normale collegamento.</p>
<p>Salendo verso <strong>Candriai</strong> e <strong>Vaneze</strong> l’ambiente si fa più boscoso e la luce filtra tra gli alberi. In moto si percepiscono i tratti dove l’asfalto può rimanere umido a lungo, specialmente nelle curve in ombra o nelle giornate successive a piogge intense. In autunno non è raro incontrare foglie in carreggiata, mentre all’inizio della stagione motociclistica qualche granello di ghiaia può richiedere traiettorie più prudenti.</p>
<p>Tra <strong>Vaneze</strong>, <strong>Norge</strong> e <strong>Vason</strong> il paesaggio si apre a radure e scorci sulla <strong>valle dell’Adige</strong> e sui rilievi del Trentino. È la parte più panoramica, ma anche quella in cui è facile distrarsi. Le soste fotografiche vanno pianificate solo nelle piazzole sicure: i <strong>tornanti</strong> ciechi e gli slarghi con visuale ridotta non sono punti adatti a fermarsi. L’intero percorso è inoltre molto frequentato dai ciclisti, richiedendo margini di sicurezza maggiori in ingresso curva e nei sorpassi.</p>
<h2>Trento-Bondone, Charly Gaul e la vocazione sportiva della salita</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La fama della SP85 nasce ben prima che diventasse un itinerario ricercato dai motociclisti. Nel 1925 qui debuttò la <strong>Trento-Bondone</strong>, una manifestazione allora descritta come gita cronometrata per auto e moto, con numeri che oggi fanno sorridere: 16 motociclette, due biciclette a motore e undici automobili. Già allora, però, la salita del Bondone rappresentava un banco di prova severo per mezzi e piloti.</p>
<p>Nel corso dei decenni la gara è cresciuta fino a diventare una <strong>cronoscalata</strong> automobilistica di livello nazionale e internazionale. I 17,3 chilometri di percorso, con dislivello superiore ai 1.300 metri e 40 tornanti, sono considerati impegnativi anche per gli specialisti delle gare in salita. Nel 2025 la manifestazione ha celebrato il centenario, confermando il legame tra il tracciato e la <strong>storia sportiva trentina</strong>.</p>
<p>La SP85 è entrata anche nella memoria del ciclismo, grazie soprattutto al Giro d’Italia del 1956 e alla leggendaria impresa del lussemburghese <strong>Charly Gaul</strong> sotto neve, pioggia e freddo intenso. Da allora la salita è conosciuta anche come “<strong>Salita Charly Gaul</strong>” in numerose iniziative ciclistiche. Per chi viaggia in moto, percorrere questi chilometri significa muoversi su una strada che è al tempo stesso collegamento quotidiano, teatro di competizioni e simbolo di un certo modo di vivere la montagna su due ruote.</p>
<h2>Consigli pratici per il giro in moto tra Vason e la Piana delle Viote</h2>
<p>Per organizzare un’uscita in moto sulla SP85 del Monte Bondone conviene partire da Trento seguendo le indicazioni per Monte Bondone e Sardagna, immettendosi sulla provinciale nel settore ovest della città. Il tratto classico per i 40 tornanti termina a <strong>Vason</strong>, località turistica attrezzata con strutture ricettive, impianti di risalita e accessi ai sentieri verso Cima Palon e le altre cime del gruppo.</p>
<p>In estate <strong>Vason</strong> è un buon punto di sosta per una pausa pranzo o per una breve escursione a piedi, mentre in inverno prevale l’anima sciistica. Proseguendo in moto si raggiunge la <strong>Piana delle Viote</strong>, altopiano prativo circondato dalle <strong>Tre Cime del Bondone</strong> e caratterizzato da ambienti tutelati come la <strong>Torbiera delle Viote</strong>. Qui si trova anche il <strong>Giardino Botanico Alpino</strong> del MUSE, che secondo le indicazioni ufficiali rimarrà chiuso fino a giugno 2027 salvo attività su prenotazione.</p>
<p>Oltre le Viote la SP85 scende verso Lagolo e Lasino nella <strong>Valle dei Laghi</strong>, ideale per chi desidera disegnare un anello più ampio prima di rientrare. In ogni caso è consigliabile controllare prima della partenza eventuali chiusure legate alla cronoscalata Trento-Bondone, lavori o neve in quota, consultando i canali della Provincia autonoma di Trento. La strada resta una normale provinciale: niente circuito, quindi, ma un itinerario tecnico e appagante da affrontare con equipaggiamento adeguato, prudenza e rispetto degli altri utenti.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/40-tornanti-da-brivido-sospesi-nel-vuoto-ogni-motociclista-che-si-rispetti-deve-affrontarla-e-luniversita-delle-moto/">40 tornanti da brivido sospesi nel vuoto: ogni motociclista che si rispetti deve affrontarla, è l&#8217;Università delle moto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Un paese verticale domina le colline marchigiane: per raggiungerlo c’è una strada tutta da guidare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 07:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marche in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quarantaquattro chilometri possono sembrare pochi, ma tra Amandola, Comunanza e Montefalcone Appennino diventano un piccolo viaggio da gustare curva dopo curva. Siamo nell’entroterra delle Marche, tra Fermo e Ascoli Piceno, su una strada che taglia colline, boschi e dorsali rocciose ai piedi dei Sibillini, ideale per chi ama i percorsi panoramici in moto. Non è</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quarantaquattro chilometri possono sembrare pochi, ma tra <strong>Amandola, Comunanza e Montefalcone Appennino</strong> diventano un piccolo viaggio da gustare curva dopo curva. Siamo nell’entroterra delle Marche, tra Fermo e Ascoli Piceno, su una strada che taglia colline, boschi e dorsali rocciose ai piedi dei Sibillini, ideale per chi ama i percorsi panoramici in moto.</p>
<p>Non è un <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/nel-cuore-del-parco-dei-sibillini-la-perla-di-pietra-patria-del-ciauscolo-da-vedere-in-moto/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Itinerario</strong></a> da macinare in fretta: invita a rallentare, a giocare con i <strong>tornanti</strong> e a concedersi soste nei borghi, tra torri medievali, fossili di un antico mare e terrazze affacciate sulle vallate. Montefalcone Appennino, aggrappato alla rupe a oltre settecento metri di quota, è la meta simbolo del tragitto, ma il piacere sta soprattutto nel collegare i diversi scenari che si susseguono lungo l’asfalto. Un percorso perfetto per chi cerca un’uscita di mezza giornata, con panorami intensi e traffico generalmente contenuto.</p>
<h2>Montefalcone Appennino in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>L’itinerario ad anello tra <strong>Amandola</strong>, <strong>Comunanza</strong> e <strong>Montefalcone Appennino</strong> misura circa <strong>44,4 chilometri</strong>, con un tempo di guida stimato di poco più di un’ora, escluso ogni tipo di sosta. È un percorso tipicamente appenninico: carreggiata a tratti stretta, curve frequenti, pendenze irregolari e continui cambi di ritmo, elementi che lo rendono particolarmente interessante per chi viaggia in moto.</p>
<p>Si parte dall’area di <strong>Amandola</strong>, ai piedi dei <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/marche-in-moto/aperto-solo-nei-mesi-estivi-questo-rifugio-sui-monti-sibillini-a-quota-1800-metri-ti-fara-ammirare-il-panorama-piu-bello-degli-appennini/" target="_blank" rel="noopener">Monti Sibillini</a>, per poi seguire un tracciato che scende verso <strong>Comunanza</strong> e quindi risale deciso verso la rupe di <strong>Montefalcone Appennino</strong>, il punto più scenografico del giro. I tratti verso <strong>San Martino al Faggio</strong> e <strong>San Ruffino</strong> aggiungono un ulteriore tassello paesaggistico, tra bacini fluviali e colline coltivate.</p>
<p>Non siamo sulle grandi direttrici turistiche: qui la strada è ancora il filo che collega borghi, campi e boschi, in una porzione delle <strong>Marche interne</strong> meno battuta ma di forte fascino per chi ama i percorsi lenti e panoramici.</p>
<h2>Curve, paesaggi e soste tra Amandola, Comunanza e la rupe di Montefalcone</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Entrando ad Amandola si percepisce subito il legame con i <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-gigante-delle-marche-guarda-dallalto-mare-e-colline-la-sua-vetta-arriva-a-1702-metri/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Monti Sibillini</strong></a>: il centro storico arroccato, le antiche porte e la <strong>torre civica</strong> fanno da cornice alla piazza principale, ottimo punto di partenza per un caffè prima di indossare il casco. Qui vale la pena una breve passeggiata tra vicoli e chiese, magari programmando un ritorno autunnale, quando la zona celebra il <strong>tartufo bianco</strong>.</p>
<p>Lasciata Amandola, la strada verso Comunanza attraversa la campagna di <strong>Piandicontro</strong> e <strong>Casa Tasso</strong>, seguendo fedelmente i profili delle colline. Le curve sono dolci ma frequenti, alternate a tratti più chiusi nei boschi, con visuali che si aprono di colpo sui versanti appenninici. A Comunanza, centro adagiato lungo il <strong>fiume Aso</strong>, il traffico può essere leggermente più intenso, ma il paese resta un crocevia comodo per fare rifornimento prima di salire verso Montefalcone.</p>
<p>Da qui l’itinerario cambia tono: la strada si stringe, il dislivello aumenta e le <strong>tornanti</strong> diventano protagoniste. L’asfalto segue i fianchi della valle finché, all’improvviso, il borgo di <strong>Montefalcone Appennino</strong> appare sospeso sulla rupe, con il torrione medievale che svetta sopra le case, richiamando naturalmente una sosta più lunga.</p>
<h2>Montefalcone Appennino: borgo medievale sulla rupe e fossili di un antico mare</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Arrivando in moto a Montefalcone Appennino, la prima impressione è quella di un paese incastonato nella roccia. Il borgo, sorto in posizione strategica a circa <strong>758 metri di altitudine</strong>, conserva chiaramente l’impianto medievale: case in pietra, vicoli che seguono il crinale, resti di mura e una torre quadrangolare che domina il profilo del paese.</p>
<p>Il vecchio <strong>castello del XIII secolo</strong> è leggibile nei suoi elementi superstiti, mentre <strong>via Roma</strong> e <strong>via San Pietro</strong> accompagnano verso la parte più alta, dove si trovano i punti panoramici principali. Da qui lo sguardo corre sulle colline del Piceno, sui Sibillini e, nelle giornate più terse, verso la lontana linea dell’Adriatico.</p>
<p>Uno degli aspetti più curiosi per chi ama unire viaggio e scoperta è la dimensione geologica: la rupe è formata da <strong>rocce sedimentarie ricche di fossili marini</strong>, raccontate nel <strong>Museo dei fossili e dei minerali</strong> all’interno di <strong>Palazzo Felici</strong>. La collezione espone centinaia di reperti, dai molluschi ai denti di squalo, insieme a una vasta sezione mineralogica, mentre il vicino <strong>Giardino Tronelli</strong> offre un affaccio privilegiato sulle pareti rocciose.</p>
<p>Completano la visita il Teatro del Falco, piccolo gioiello ottocentesco, e il Museo dell’Alamanno, dedicato al pittore Pietro Alamanno, che aggiungono una nota culturale a un borgo già affascinante per conformazione e vedute.</p>
<h2>Consigli pratici di guida, stagioni e collegamenti verso San Ruffino e Sarnano</h2>
<p>Dal punto di vista motociclistico, questo è un itinerario da affrontare con <strong>guida fluida e prudente</strong>: carreggiate secondarie, curve cieche, possibili tratti con foglie, ghiaia o detriti dopo piogge intense. La distanza contenuta inganna: se si vogliono fare foto, visitare i centri storici e fermarsi al <strong>Lago di San Ruffino</strong>, è realistico considerare almeno mezza giornata.</p>
<p>Il tratto verso <strong>San Martino al Faggio</strong> e San Ruffino offre una sequenza di saliscendi tra campi, boschi e casali sparsi, con la presenza del bacino artificiale del <strong>Lago di San Ruffino</strong> a dare respiro visivo al paesaggio. Qui le curve sono meno serrate rispetto alla salita a Montefalcone, ma restano da rispettare per pendenze e fondo variabile.</p>
<p>In <strong>autunno</strong> i colori dei boschi rendono il percorso particolarmente spettacolare, mentre in <strong>inverno</strong> le quote più alte possono essere interessate da gelo o neve. In primavera e inizio estate il clima è in genere più favorevole, ma è comunque consigliabile monitorare le previsioni, soprattutto in presenza di temporali montani.</p>
<p>Dal punto di vista logistico, Amandola, Comunanza e l’area di <strong>Sarnano</strong> offrono strutture ricettive, ristoranti e servizi, oltre ai collegamenti verso altre strade panoramiche dei <strong>Monti Sibillini</strong>. Prima di partire è utile verificare gli orari dei musei di Montefalcone e pianificare carburante e pause, per godersi l’<strong>Appennino marchigiano</strong> con i tempi giusti.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/marche-in-moto/un-paese-verticale-domina-le-colline-marchigiane-per-raggiungerlo-ce-una-strada-tutta-da-guidare/">Un paese verticale domina le colline marchigiane: per raggiungerlo c’è una strada tutta da guidare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Il mare migliore lo scopri fuori stagione, e il tacco d&#8217;Italia è la meta perfetta per goderselo anche in autunno</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/puglia-in-moto/salento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 11:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Puglia in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Panorami incantevoli, mare cristallino e un’accoglienza unica nel suo genere, compresa una cucina d’autore che sa corteggiare anche i palati più raffinati: tutto questo è il Salento, da molti considerato è uno dei luoghi più belli d'Italia, celebrato addirittura dal famoso quotidiano New York Times che lo ha incoronato "posto più bello del mondo". E quale modo migliore per scoprire la terra dei trulli e degli ulivi se non su due ruote? L'itinerario che vi proponiamo si snoda ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/puglia-in-moto/salento/">Il mare migliore lo scopri fuori stagione, e il tacco d&#8217;Italia è la meta perfetta per goderselo anche in autunno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Godersi il mare quando la calca dei bagnanti estivi diventa soltanto un lontano ricordo rappresenta uno dei privilegi più grandi per chi viaggia su due ruote. In questo periodo, infatti, l&#8217;asfalto che costeggia i litorali si svuota dal traffico, regalando un piacere di guida puro e temperature eccezionalmente miti.</p>
<p>La meta perfetta per un&#8217;avventura autunnale è il <strong>Salento,</strong> il celebre <strong>&#8220;tacco d&#8217;Italia&#8221;</strong> incoronato persino dal New York Times come uno dei luoghi più affascinanti al mondo. Percorrere questo lembo di terra pugliese in moto significa immergersi in un paesaggio unico, caratterizzato da uliveti secolari, muretti a secco, scogliere a picco sul mare e borghi incantati scolpiti nel tipico barocco leccese.</p>
<h2><strong>Salento in moto, l&#8217;itinerario</strong></h2>
<h3><strong>Mappa</strong></h3>
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<h3><strong>Percorso</strong></h3>
<p>Lasciamo Lecce e oltrepassiamo la <strong>Variante di Lecce</strong> in direzione della <strong>SS16 Adriatica</strong>, dalla quale deviamo sulla Via Lequile/SS101 in direzione sud-ovest. Proseguiamo sulla <strong>SS101</strong> e siamo già nel cuore del <strong>Salento</strong> più verde, tra lunghe distese di uliveti e i muretti a secco tipici della<a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto-italia/puglia-in-moto/"> Puglia</a>. Prendiamo l&#8217;uscita per <strong>Galatone</strong>, e poi proseguiamo verso <strong>Gallipoli</strong>, sempre lungo la <strong>SS 101,</strong> dove arriviamo in circa 15 minuti. Prendiamo <strong>Corso Roma</strong> e <strong>Via XX Settembre</strong> in direzione di Corso Capo di Leuca e svoltiamo leggermente a destra allo <strong>svincolo SS 274</strong> per Leuca/Taviano; seguiamo le indicazioni per Santa Maria di Leuca ed entriamo in <strong>SS 274</strong>. Imbocchiamo la <strong>SP 203</strong> e poi la <strong>SP290</strong> e <strong>Corso Uxentum/SP65 </strong>fino a Torre San Giovanni. </p>
<p>Da Torre San Giovanni ci immettiamo sulla <strong>SP65</strong> e sulla <strong>SP 350</strong> in direzione di <strong>SS274. </strong>Prendiamo l&#8217;<strong>uscita Castrignano da SS274 </strong>e in 30 minuti siamo a Santa Maria di Leuca. Imbocchiamo la <strong>SS 275</strong>, alla prima rotonda prendiamo la <strong>SP 81</strong> e ci manteniamo su questa strada anche nella rotonda successiva; alla terza rotonda imbocchiamo la Tangenziale <strong>SP335 </strong>ed entriamo in <strong>Via Ludovico Ariosto/SP81</strong> e <strong>SP259</strong> in direzione di Via Umberto I a Santa Cesarea Terme. </p>
<p>A <strong>Santa Cesarea Terme</strong> rimaniamo sulla <strong>SP358 </strong>e prendiamo la <strong>SP 363</strong> in direzione di <strong>Strada Provinciale Casarano. </strong>Da qui cominciamo a tornare verso la <strong>SP 361</strong> in direzione di <strong>SS16</strong> a Area Industriale. In 26 minuti siamo finalmente tornati a Lecce!</p>
<h2><strong>Salento moto cosa vedere e cosa sapere</strong></h2>
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<p>Il Salento è l&#8217;angolo d&#8217;Italia in cui si concentra il <strong>maggior numero di comuni</strong> e quasi tutti costituiti da paesini piccolissimi che però rivendicano fortemente la propria identità a dispetto dei vicini. Insomma: non solo <strong><i>lu sole, lu mare, lu ientu</i></strong>, ma una terra di dialetti, feste patronali, dialetti e prodotti tipici da vivere tra una tappa e l&#8217;altra.</p>
<p><strong>Il periodo migliore per visitare il Salento sono la primavera e l&#8217;autunno</strong>. Le temperature miti in quei mesi consentono di godere del sole per girare città o fare escursioni senza soffrire il caldo. Inoltre in primavera e autunno non andiamo incontro alle orde di turisti che in estate affollano le spiagge salentine. Tuttavia, quest&#8217;anno in particolare, grazie a questo clima decisamente temperato nonostante il periodo, è fattibilissimo anche dedicargli una visita <strong>proprio in questo periodo</strong>.</p>
<h3><strong>Cosa vedere in Salento</strong></h3>
<p>Il nostro itinerario ci porta alla scoperta di alcune delle città più belle del Salento. <strong>Gallipoli</strong>, affacciata sul mar Ionio, sorge nel cuore di uno dei litorali più belli del Mediterraneo. Il centro storico della città manifesta ancora l&#8217;originario impianto greco; le oltre venti chiese e i numerosi edifici antichi sono un trionfo del barocco leccese. Merita una visita la <strong>Cattedrale di Sant&#8217;Agata</strong> e la <strong>Chiesa San Francesco d&#8217;Assisi</strong>. Simbolo della città è però il <strong>Castello Aragonese-Angioino</strong>, visitabile solo dall&#8217;esterno ma che nel Rovellino in estate ospita un cinema all&#8217;aperto.</p>
<p>Lungo il nostro percorso incontriamo poi <strong>Santa Maria di Leuca</strong>. Il settecentesco <strong>Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae </strong>è una delle tappe imperdibili in città. Dall&#8217;imponente piazza antistante, condizioni meteo permettendo, è possibile notare una linea di demarcazione del mare; si tratta del punto di unione tra il Mar Ionio e il Mare Adriatico. La <strong>Cascata Monumentale</strong> che collega la basilica al <strong>vecchio porto </strong>fu voluta da Mussolini. Il Corso di Leuca è coronato da due incredibili infilate di ville ottocentesche come <strong>Villa Mellacqua</strong>, <strong>Villa La Meridiana</strong> e <strong>Villa Episcopo</strong>.</p>
<p>Una breve deviazione verso <strong>Otranto</strong>, città dall&#8217;incantevole centro storico &#8211; nonché estremità orientale d&#8217;Italia &#8211; non è completa senza una visita alla periferica <a href="https://www.goodtrekking.it/percorsi/italia/trekking-puglia/il-salento-in-technicolor-la-cava-di-bauxite-e-altre-bellezze-da-vedere-a-piedi/"><strong>cava di bauxite</strong></a>. A picco sul mare, visitabile gratuitamente e piuttosto facile da raggiungere, si tratta di un sito estrattivo (con la bauxite si produce l&#8217;alluminio) ormai non più attivo nel quale dominano il <strong>colore rosso del minerale</strong>, il verde e l&#8217;azzurro del piccolo laghetto al suo centro e il blu intenso del mare, sul quale nelle giornate più limpide si scorge la costa dell&#8217;Albania.</p>
<h2><strong>Cosa mangiare in Salento</strong></h2>
<p>Le eccellenze enogastronomiche del Salento sono innumerevoli, destinate a soddisfare ogni tipo di palato, da quello amante dei gusti più raffinati a quello indirizzato vero la sostanza più succulenta. Ecco, per voi, una <strong>selezione di prelibatezze locali</strong>, molte delle quali da gustare come street food, magari appoggiati alla sella della vostra moto mentre contemplate il mare: </p>
<ul>
<li><strong>rustico leccese &#8211; </strong>Si tratta di un medaglione di pasta sfoglia burrosissima ripieno di pomodoro, mozzarella e besciamella;</li>
<li><strong>puccia &#8211; </strong>Un pane condito e ripieno in diversi modi;</li>
<li><strong>frisa &#8211; </strong>Una specie di pane secco da bagnare e condire con pomodorini, capperi e cipolle;</li>
<li><strong>cicei e tria &#8211;</strong> Si tratta di un primo piatto a base di ceci e una pasta sottile e fritta;</li>
<li><strong>sagne &#8211;</strong> Questa pasta fatta in casa a forma di elica viene condita con pomodoro, basilico e ricotta;</li>
<li><strong>scapece gallipolina &#8211; </strong>pescetti fritti marinati in mollica di pane imbevuta di aceto e zafferano;</li>
<li><strong>municeddhe &#8211;</strong> Le lumache con guscio marrone condite con sugo, con cipolla o al forno;</li>
<li><strong>pasticciotto leccese &#8211; </strong>Questo dolce tipico, che viene chiamato leccese ma è in realtà originario di Galatina, è a base di pasta frolla cotta in forno, farcita con crema pasticciera.</li>
</ul>
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		<title>Sembra il Nord America, ma questa strada immersa nei boschi dell&#8217;Appennino è perfetta per il foliage d&#8217;autunno</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/abruzzo/sembra-il-nord-america-ma-questa-strada-immersa-nei-boschi-dellappennino-e-perfetta-per-il-foliage-dautunno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lungo la SS83 Marsicana, tra l’Alto Sangro e la conca del Fucino, l’autunno è una stagione che trasforma completamente il paesaggio e il piacere di guida. In poco più di 80 chilometri si passa da borghi incastonati nella roccia a faggete monumentali, da tornanti di montagna a rettilinei che attraversano l’antico fondale del lago Fucino.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lungo la <strong>SS83 Marsicana</strong>, tra l’Alto Sangro e la conca del Fucino, l’autunno è una stagione che trasforma completamente il paesaggio e il piacere di guida. In poco più di 80 chilometri si passa da <strong>borghi incastonati nella roccia</strong> a faggete monumentali, da tornanti di montagna a rettilinei che attraversano l’antico fondale del lago Fucino.</p>
<p>È un <strong>itinerario perfetto per chi viaggia in moto</strong> o in auto con spirito escursionistico, concedendosi soste nei paesi, brevi camminate nei boschi e deviazioni verso i punti panoramici. Tra ottobre e inizio novembre, il <strong>foliage abruzzese</strong> regala sfumature che ricordano quelle del Nord America, ma con il valore aggiunto di storia, cultura e ospitalità dei piccoli centri appenninici. Un percorso da vivere con calma, programmando tappe e orari, per respirare davvero il ritmo del <strong>Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise</strong>.</p>
<h2>SS83 Marsicana in moto. L’itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>L’<strong>itinerario lungo la SS83 Marsicana</strong> si sviluppa per circa 81 chilometri, collegando <strong>Scontrone, <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/una-piccola-capitale-di-montagna-dove-riscoprire-i-sapori-della-tradizione-qui-mangi-molto-meglio-che-altrove/" target="_blank" rel="noopener">Pescasseroli</a> e Cerchio</strong> attraverso uno dei tratti più suggestivi dell’Appennino abruzzese. È una statale storica, nata come asse di collegamento tra Marsica e Alto Sangro, oggi meta di chi cerca <strong>strade panoramiche</strong> da vivere con calma, in moto o in auto.</p>
<p>Il percorso entra nel cuore del <strong>Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise</strong>, alternando versanti boscati, vallate e piccoli centri montani dove il rapporto tra uomo e natura è ancora evidente. In autunno il colpo d’occhio cambia ogni settimana: prime sfumature gialle a inizio stagione, esplosione di rossi e arancioni tra ottobre e novembre, fino ai boschi spogli che annunciano l’inverno. Programmare soste nei borghi, una passeggiata su qualche sentiero segnalato e una pausa per assaggiare la cucina locale rende l’itinerario un’esperienza completa, non solo un trasferimento stradale.</p>
<h2>Da Scontrone a Pescasseroli: murales, storia antica e prime curve nel foliage</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La <strong>partenza da Scontrone</strong> ha già un carattere particolare: il borgo, affacciato sull’Alto Sangro, custodisce un <strong>centro storico di pietra</strong> e una sorprendente galleria a cielo aperto di <strong>murales</strong>. Sono oltre venti opere che raccontano emigrazione, lavoro e vita rurale, tappe ideali per una breve visita a piedi prima di salire in sella. Per chi ama unire mototurismo e curiosità culturali, è una tappa che merita tempo, non solo una foto al volo.</p>
<p>Qui si trova anche il <strong>Centro di documentazione paleontologico Hoplitomeryx</strong>, dedicato ai fossili rinvenuti sul <strong>Monte Greco</strong>, testimonianza di un Abruzzo preistorico molto diverso da quello che vediamo oggi. Lasciato il paese, la SS83 entra progressivamente nel regno dei boschi: curve dolci, qualche tornante e tratti in cui i <strong>faggi si avvicinano all’asfalto</strong>, creando un tunnel naturale. In autunno la luce filtra tra le chiome gialle e ramate, mentre si punta verso Pescasseroli seguendo le vallate dell’Alto Sangro.</p>
<h2>Pescasseroli e Passo del Diavolo: tra faggete UNESCO e paesaggi da Nord America</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p><strong>Pescasseroli</strong> è il <strong>cuore del Parco nazionale d’Abruzzo</strong>, Lazio e Molise e uno degli snodi più interessanti per chi viaggia lungo la <strong>SS83 Marsicana</strong>. Il borgo, a oltre mille metri di quota, unisce l’atmosfera del paese di montagna alle funzioni di centro turistico, con alloggi, ristorazione e servizi utili per chi si muove su due ruote. Dal centro si raggiungono a piedi la chiesa dei Santi Pietro e Paolo e la casa natale di Benedetto Croce, mentre poco oltre iniziano i sentieri verso le grandi faggete.</p>
<p>Proprio le <strong>faggete vetuste</strong> collegate ai territori di <strong>Pescasseroli</strong> e Scanno, come <strong>Coppo del Principe</strong> e <strong>Coppo del Morto</strong>, fanno parte del sito UNESCO dedicato alle antiche foreste di faggio europee. Sono nuclei rigorosamente tutelati, accessibili solo seguendo regole e percorsi autorizzati, ma il loro valore ambientale racconta la qualità complessiva dei boschi di questa zona.</p>
<p>Ripartendo in direzione della Marsica, la strada sale verso il <strong>Passo del Diavolo</strong>, uno dei tratti più scenografici per chi ama guidare tra tornanti e panorami. Qui il foliage può ricordare, per intensità e varietà di colori, certe immagini del Nord America: faggi dorati, macchie ramate, radure che si aprono all’improvviso tra una curva e l’altra.</p>
<h2>Verso Gioia dei Marsi e Cerchio: il Fucino, i borghi e consigli pratici di viaggio</h2>
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<p>Dal Passo del Diavolo la SS83 comincia a perdere quota verso <strong>Gioia dei Marsi</strong> e la <strong>conca del Fucino</strong>. È il tratto in cui si percepisce meglio il cambio di scenario: alle faggete compatte seguono paesaggi più aperti, campi coltivati e lo spazio dell’<strong>antico lago Fucino</strong>, prosciugato definitivamente nell’Ottocento grazie ai lavori voluti da <strong>Alessandro Torlonia</strong>. La strada punta verso <strong>Cerchio</strong>, borgo in posizione panoramica sul margine della piana, con centro storico raccolto, <strong>chiesa di San Bartolomeo</strong> e <strong>Museo civico</strong> dedicato alla storia locale.</p>
<p>Per chi organizza il <strong>viaggio in moto lungo la SS83 Marsicana</strong>, l’autunno richiede qualche accortezza in più: foglie bagnate, possibili banchi di nebbia, temperature che scendono rapidamente al calare del sole. Meglio programmare le tappe nelle ore centrali della giornata, verificare in anticipo eventuali chiusure o lavori sulla statale e valutare una sosta notturna tra Alto Sangro e Marsica. Tra ottobre e inizio novembre il foliage è al massimo, ma è sempre la meteo, in Appennino, a dettare il ritmo del viaggio.</p>
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		<title>Pietra, silenzio e tornanti: il minuscolo borgo ligure nascosto dietro le montagne del mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 07:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liguria in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ventisei chilometri possono sembrare pochi, ma tra Albenga e il Colle Scravaion ogni curva racconta un pezzo di Liguria diversa. Si parte dalla piana costiera, tra orti e filari che guardano il mare della Riviera di Ponente, e si risale la Val Neva seguendo una provinciale tutta da guidare, con curve dolci, tornanti e scorci</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ventisei chilometri possono sembrare pochi, ma tra <strong>Albenga</strong> e il <strong>Colle Scravaion</strong> ogni curva racconta un pezzo di Liguria diversa. Si parte dalla piana costiera, tra orti e filari che guardano il mare della Riviera di Ponente, e si risale la <strong>Val Neva</strong> seguendo una provinciale tutta da guidare, con curve dolci, tornanti e scorci improvvisi sulle prime Alpi Liguri.</p>
<p>Lungo la strada si incontrano borghi dove il tempo sembra rallentare: Zuccarello, allungata sotto i portici medievali, e soprattutto <strong>Castelvecchio di Rocca Barbena</strong>, un pugno di case in pietra aggrappate alla roccia, sorvegliate dai resti del castello.</p>
<p>È un itinerario perfetto per una mezza giornata in moto o in auto, da vivere con calma, alternando soste fotografiche, brevi passeggiate tra i vicoli e qualche deviazione escursionistica verso la <strong>Rocca Barbena</strong> o l’Alta Via dei Monti Liguri.</p>
<h2>Castelvecchio di Rocca Barbena in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Per questo itinerario ligure consiglio di partire da <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/le-100-torri-che-fanno-di-questa-citta-della-liguria-il-posto-giusto-per-guardare-il-mondo-dallalto/" target="_blank" rel="noopener">Albenga</a> al mattino, quando il centro storico è ancora tranquillo e la luce radente accende torri e facciate medievali. Prima di salire in sella vale la pena una breve passeggiata tra la <strong>Cattedrale di San Michele Arcangelo</strong>, la piazza centrale e il celebre <strong>Battistero paleocristiano</strong> del V secolo, con il mosaico interno che racconta le origini cristiane della città.</p>
<p>L’uscita da Albenga è semplice: si lascia alle spalle il lungofiume del Centa e la pianura costiera, dove l’antica <strong>Albingaunum</strong> romana controllava i traffici lungo la <strong>Riviera di Ponente</strong>. Oggi le stesse direttrici portano i viaggiatori verso l’entroterra. Seguendo le indicazioni per Leca e <strong>Cisano sul Neva</strong> si inizia a sentire il paesaggio cambiare sotto le ruote: l’asfalto si fa più tortuoso, gli insediamenti si diradano e la strada si infila tra colline coltivate a ulivi e versanti boscosi, aprendo le porte alla <strong>Val Neva</strong> e alla prima, vera guida tra curve.</p>
<h2>Zuccarello e Castelvecchio di Rocca Barbena, borghi medievali tra curve e pietra</h2>
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<p>La <strong>SP582</strong> risale dolcemente la valle e invita a una guida scorrevole: le curve sono frequenti ma mai estreme, perfette per chi ama alternare panorami e soste nei borghi. <strong>Zuccarello</strong> appare all’improvviso, raccolto lungo una via principale porticata, con arcate basse e facciate decorate. Qui basta lasciare la moto all’ingresso del paese e proseguire a piedi: il <strong>ponte medievale</strong> a schiena d’asino sul torrente Neva e la chiesa di San Bartolomeo sono due tappe naturali, insieme ai vicoli legati alla storia di <strong>Ilaria del Carretto</strong>.</p>
<p>Ripartendo verso <strong>Castelvecchio di Rocca Barbena</strong> il paesaggio cambia ancora: le montagne si stringono e l’abitato compare più in alto, come incastonato nello sperone roccioso. Il borgo, tra i più piccoli della Liguria e inserito tra <strong>I Borghi più belli d’Italia</strong>, conserva vicoli stretti, passaggi coperti, archi in pietra e case sovrapposte che seguono la conformazione del terreno. Qui la moto si parcheggia ai margini dell’abitato: il resto è solo cammino lento tra vecchi forni, lavatoi e scorci sulla <strong>Val Neva</strong> dominati dai resti del castello feudale dei Clavesana.</p>
<h2>Castello dei Clavesana, Rocca Barbena e sentieri tra Liguria e Piemonte</h2>
<p>Sopra i tetti di Castelvecchio si intravedono i resti del <strong>Castello dei Clavesana</strong>, fortificazione nata in età medievale e più volte contesa tra Clavesana, <strong>Del Carretto</strong>, Savoia e <strong>Repubblica di Genova</strong>. Oggi le mura superstiti raccontano un passato fatto di assedi, come quello del 1672, quando il castello venne duramente colpito. Il complesso è privato e non visitabile all’interno, ma un sentiero consente di raggiungere l’area esterna, ideale per uno sguardo d’insieme sull’abitato e sulla valle.</p>
<p>Alle spalle del borgo domina la sagoma calcarea della <strong>Rocca Barbena</strong>, <strong>1.142 metri</strong> di quota, riferimento costante per escursionisti e biker. I pendii alternano <strong>macchia mediterranea</strong>, boschi di latifoglie e faggete alle quote più alte, con sentieri di diversa difficoltà che si collegano anche all’<strong>Alta Via dei Monti Liguri</strong>. È fondamentale distinguere le semplici passeggiate nel centro storico dagli itinerari escursionistici più impegnativi: alcuni tratti verso la Rocca Barbena richiedono esperienza, attrezzatura adeguata e meteo stabile, soprattutto fuori stagione estiva.</p>
<h2>Dal borgo al Colle Scravaion: guida, stagioni e consigli pratici per l’itinerario</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Lasciato <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/abbandonato-per-decenni-questo-borgo-in-liguria-e-tornato-a-vivere-allinsegna-della-tecnologia-e-del-benessere/" target="_blank" rel="noopener">Castelvecchio di Rocca Barbena</a>, si imbocca la <strong>SP52</strong> verso il <strong>Colle Scravaion</strong>: qui la guida diventa più tecnica, con tornanti ravvicinati, tratti ombreggiati e panorami che si aprono all’improvviso sulle <strong>Alpi Liguri</strong>. Il valico, a <strong>814 metri</strong>, mette in comunicazione la <strong>Val Neva</strong> con l’entroterra di <strong>Bardineto</strong> e segna lo spartiacque tra versante tirrenico e bacino padano, con differenze climatiche ben percepibili stagione dopo stagione.</p>
<p>Per chi viaggia in moto, questo è un tratto da affrontare senza fretta: l’asfalto richiede attenzione in caso di umidità, foglie o possibili gelate invernali. Primavera e autunno sono i periodi migliori, con boschi colorati e traffico contenuto; in estate conviene partire presto per evitare il caldo in pianura e godersi l’aria più fresca del colle. L’intero itinerario Albenga–Zuccarello–Castelvecchio–<strong>Colle Scravaion</strong> misura circa <strong>26,3 km</strong>, con 40 minuti di guida effettiva. Aggiungendo soste nei borghi, foto e brevi camminate, diventa facilmente una mezza giornata di viaggio ideale, abbinabile al mare della <strong>Riviera di Ponente</strong> o a una deviazione verso gli altipiani dell’entroterra piemontese.</p>
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		<title>La cattedrale sembra troppo grande per questo piccolo borgo: il gioiello lucano affacciato sulle colline</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 07:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Basilicata in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Basilicata esiste un itinerario breve sulla carta, ma sorprendentemente denso di paesaggi e suggestioni: 44 chilometri che collegano Potenza, Pietragalla, Acerenza e il suo lago seguendo colline morbide, curve panoramiche e borghi medievali. È un percorso ideale per chi ama viaggiare in moto senza fretta, alternando tratti scorrevoli a saliscendi più tecnici, con l’asfalto</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Basilicata esiste un <strong>itinerario breve</strong> sulla carta, ma sorprendentemente denso di paesaggi e suggestioni: <strong>44 chilometri</strong> che collegano Potenza, Pietragalla, Acerenza e il suo lago seguendo colline morbide, curve panoramiche e borghi medievali. È un percorso ideale per chi ama viaggiare in moto senza fretta, alternando tratti scorrevoli a saliscendi più tecnici, con l’asfalto che si adatta alla morfologia delle valli del Basento e del Bradano.</p>
<p>Lungo la strada si incontrano i <strong>palmenti rupestri</strong> di Pietragalla, un vero anfiteatro di architettura contadina scavata nel tufo, e poi Acerenza, la “<strong>Città Cattedrale</strong>”, dove una chiesa normanna monumentale domina vicoli stretti e scorci panoramici. La tappa conclusiva, il <strong>Lago di Acerenza</strong>, racconta invece la storia più recente della regione, tra diga, agricoltura irrigua e un paesaggio rurale che invita a rallentare il passo e a godersi la sosta.</p>
<h2>Acerenza in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>La partenza da <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/basilicata-in-moto/un-castello-domina-un-paese-avvolto-intorno-alla-montagna-la-basilicata-piu-segreta-vista-dalla-moto/" target="_blank" rel="noopener">Potenza</a> è l’ingresso naturale a questo itinerario lucano. Lasciato il traffico del capoluogo, ci si inoltra verso nord lungo la SS93 e la SS658, prima di imboccare la <strong>SS169 in direzione di Pietragalla</strong>. In moto il cambio di ritmo è immediato: le curve seguono docili la linea delle colline, con saliscendi costanti e un panorama che alterna campi coltivati, nuclei rurali e piccoli boschi.</p>
<p>Potenza, adagiata oltre gli 800 metri, meriterebbe una sosta preliminare per il suo centro storico, ma è uscendo dalla città che il viaggio trova la propria dimensione. La strada non è particolarmente impegnativa, ma richiede attenzione ai cambi di pendenza e alla possibile presenza di detriti, soprattutto dopo le piogge.</p>
<p>L’arrivo a Pietragalla regala una delle immagini più particolari della Basilicata interna: il <strong>parco dei Palmenti</strong>. Qui circa duecento <strong>strutture rupestri</strong> scavate nel tufo raccontano secoli di <strong>tradizione vinicola</strong>. Le coperture ricoperte di terra e vegetazione fanno sembrare i palmenti piccole case di un villaggio contadino sospeso nel tempo.</p>
<p>All’interno si riconoscono ancora le <strong>vasche in pietra</strong> per la pigiatura e la fermentazione del mosto, organizzate in modo da sfruttare la gravità. Passeggiare tra questi ambienti, oggi silenziosi, aiuta a capire quanto la vite e il vino abbiano modellato il paesaggio e l’economia locale.</p>
<h2>Verso Acerenza: il borgo sulla rupe dove domina la grande cattedrale normanna</h2>
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<p>Rimontati in sella, la <strong>SS169</strong> continua a serpeggiare tra le colline della <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/in-basilicata-ce-un-borgo-di-pietra-sospeso-sopra-una-valle-selvaggia-arrivarci-in-moto-e-meta-del-viaggio/" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a> settentrionale. Il traffico è contenuto e permette di godersi un’andatura regolare, ideale per apprezzare i cambi di prospettiva sulla campagna. Man mano che ci si avvicina ad <strong>Acerenza</strong>, il borgo appare in quota, appoggiato su una rupe imponente che domina la valle del Bradano e il torrente Fiumarella.</p>
<p>Le case formano un compatto tessuto edilizio sulla sommità, ma è la <strong>Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio</strong> a colpire subito lo sguardo: un volume romanico massiccio, sproporzionato rispetto alle dimensioni dell’abitato, che le è valso il soprannome di <strong>Città Cattedrale</strong>. L’origine del borgo, l’antica <strong>Acheruntia</strong>, è legata proprio a questa posizione strategica, che consentiva il controllo delle vie di comunicazione interne.</p>
<p>La cattedrale, avviata nell’XI secolo sotto Roberto il Guiscardo e consacrata nel 1080, mostra ancora oggi la severa eleganza della pietra, il rosone, il campanile e la grande abside, particolarmente scenografica se osservata dai vicoli superiori. Lungo le stradine medievali si incontrano piccoli slarghi e passaggi coperti, fino al <strong>belvedere della Torretta</strong>, uno dei punti migliori per riprendere fiato e lasciar correre lo sguardo sulle colline lucane.</p>
<h2>Dentro la cattedrale di Acerenza: dal romanico normanno alla cripta Ferrillo rinascimentale</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Scendere dalla moto e varcare la soglia della <strong>Cattedrale di Acerenza</strong> significa entrare in un’altra dimensione del viaggio. All’interno, le tre navate scandite da pilastri e arcate traducono in pietra la monumentalità romanica voluta dai Normanni. Le pareti nude, interrotte da cappelle e altari, raccontano secoli di interventi che hanno aggiornato, senza stravolgerla, l’impostazione originaria.</p>
<p>Il <strong>deambulatorio</strong> che avvolge il presbiterio è uno degli elementi più singolari: un percorso anulare che conduce alle <strong>cappelle radiali</strong>, ispirato ai grandi edifici religiosi francesi medievali. Camminare lungo questo anello permette di percepire la cattedrale come spazio in movimento, non solo come semplice aula liturgica.</p>
<p>Il cuore più sorprendente è però nel sottosuolo, nella <strong>cripta Ferrillo</strong>, completata nel 1524. Tre navate, quattro colonne centrali, basamenti decorati, lesene, capitelli e una ricca serie di affreschi rinascimentali attribuiti a <strong>Giovanni Todisco da Abriola</strong> offrono un inatteso cambio di linguaggio artistico. Tra Adorazione dei Magi, santi, apostoli e il cosiddetto <strong>Cassone di San Canio</strong>, probabilmente un cenotafio, la visita diventa una sosta contemplativa che completa idealmente il viaggio iniziato sulle curve lucane.</p>
<h2>Dal borgo al Lago di Acerenza: ultime curve, paesaggio rurale e consigli pratici per il viaggio</h2>
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<p>Lasciato il centro storico di <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/basilicata-in-moto/se-vuoi-vedere-i-camini-delle-fate-senza-andare-in-turchia-in-basilicata-ce-il-posto-che-fa-al-caso-tuo/" target="_blank" rel="noopener">Acerenza</a>, la strada scende verso la valle del Bradano puntando al <strong>Lago di Acerenza</strong>, ultima tappa dell’itinerario. Il bacino è artificiale, creato dalla diga completata nel 1994 nell’ambito del <strong>sistema Basento-Bradano</strong>, pensato per l’irrigazione agricola. L’invaso spezza visivamente la sequenza di colline coltivate, offrendo uno specchio d’acqua che invita a una sosta tranquilla.</p>
<p>Dal punto di vista motociclistico, i <strong>43,9 chilometri</strong> complessivi e i circa 56 minuti di percorrenza teorica lasciano ampio margine per fermarsi a esplorare palmenti, vicoli e belvederi. Le curve non sono estreme, ma la presenza di pendenze, tratti secondari e possibili detriti richiede prudenza, soprattutto in autunno e inverno.</p>
<p>Conviene monitorare meteo e condizioni del fondo, evitare le ore centrali d’estate e verificare eventuali restrizioni di accesso nell’<strong>area della diga</strong>, dove non tutte le sponde sono libere. Chi viaggia in giornata può fare base a Potenza, mentre chi preferisce un ritmo più lento può valutare un pernottamento in zona per godersi, con calma, la luce che cambia sui campi e sulle pietre della “<strong>Città Cattedrale</strong>”.</p>
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		<title>Fondato da Saturno e amato dai Romani: il borgo della Ciociaria dove da 2000 anni si produce un rosso leggendario</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lazio/da-saturno-al-basso-lazio-sulle-vette-che-dominano-dallalto-la-ciociaria-ce-un-borgo-dalla-bellezza-storica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 13:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lazio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per sfruttare al meglio questo generoso anticipo di primavera, non possiamo che non programmare un bel giro nel basso Lazio e, più precisamente, in Ciociaria, terra verace, dove l'uomo ancora vive in armonia con la natura. Meta del nostro tour di oggi sarà Atina, paese che conta poco più di 4mila anime e che leggenda vuole sia stato fondato, niente popò di meno, che da Saturno, il dio romano dell'agricoltura, corrispondente al dio greco Crono, padre di Zeus. Insomma, un blasone niente male ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Ciociaria</strong> rappresenta da sempre un paradiso incontaminato per chi ama viaggiare in moto alla ricerca di ritmi autentici. Questa terra verace offre infatti strade panoramiche perfettamente incastonate tra montagne silenziose e vallate lussureggianti.</p>
<p>La destinazione principale di questo itinerario è Atina, uno dei borghi più affascinanti del Basso Lazio. La leggenda narra che sia stato fondato direttamente dal dio Saturno durante l&#8217;età dell&#8217;oro. Oltre al blasone mitologico, questo centro arroccato domina dall&#8217;alto la Val di Comino. Inoltre, custodisce una tradizione vitivinicola millenaria legata alla produzione del celebre Cabernet, un nettare apprezzato già ai tempi degli antichi Romani.</p>
<h2>Atina in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Itinerario</h3>
<p>Dicevamo, <strong>partiamo da Cassino</strong>; questa cittadina, uno dei centri principali della Ciociaria, è comoda perché posizionata sull&#8217;Autostrada del Sole e, di conseguenza, facilmente raggiungibile da diverse direttrici. In realtà, per arrivare ad Atina, sarebbero sufficienti una manciata di minuti, soprattutto in moto; ma siccome noi siamo biker e, di conseguenza, diamo <strong>più importanza al viaggio che alla destinazione</strong>, la prenderemo un po&#8217; larga. E quindi, sprezzanti del pericolo e dell&#8217;arietta frizzante (è pur sempre inverno eh!), <strong>imboccheremo la SS 6</strong>, la famigerata Casilina, in direzione nord, verso la Capitale, per intenderci. Lunghi rettilinei ci condurranno sino ad Arce ove, non senza prima aver versato una veloce lacrima di tristezza, saluteremo l&#8217;antica via consolare per inerpicarci sul tracciato della <strong>Strada Regionale 82</strong>.</p>
<p>Come per incanto, i centri abitati spariscono e <strong>i boschi iniziano a circondare la strada</strong>, in un perenne e confortante abbraccio verde. Le curve ci sono, ma la quiete della natura prende il sopravvento e non si ha neanche la tentazione di aprire troppo il gas&#8230;anzi: il desiderio più forte è quello di <strong>aprire la visiera e respirare a pieni polmoni</strong>, giovando dell&#8217;aria fresca e pura. Marcia dopo marcia, piega dopo piega, <strong>si raggiunge Broccostella</strong> dove inizia la SR 627, il nostro biglietto in prima classe per <strong>Atina</strong>. Da qui, il ritorno verso Cassino sarà lungo la SR 509 che, in una manciata di minuti, ci permetterà di tornare nella parte bassa della Ciociaria.</p>
<h2>Atina, dove storia e mitologia si incontrano</h2>
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<p>Saturno la realizzò insieme ad altre 5 città nel <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lazio/" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <strong>durante l&#8217;età dell&#8217;oro</strong>, città che vengono, per l&#8217;appunto, definite saturnie: questo ci racconta <strong>un&#8217;avvincente leggenda</strong> che gli atinesi si tramandano di generazione in generazione. Al netto della mitologia, le origini di Atina sono comunque antichissime, tanto da essere citata da Virgilio nell&#8217;Eneide. <strong>Prima volsca e poi romana</strong>, Atina ha attraversato tutta l&#8217;età antica sempre come centro vivace e produttivo. Ma poi <strong>arrivarono i Longobardi</strong> e pensarono bene di distruggerla, per poi essere riscostruita nel 626 e diventare parte del grande Ducato di Benevento, all&#8217;interno di quella che gli storici chiamano <strong>Langobardia Minor</strong>.</p>
<p>Ma Atina sembra non accontentarsi mai di far parte della storia e quindi si è ritagliata anche un ruolo centrale <strong>durante la Seconda Guerra Mondiale</strong>; la sua posizione, nel centro della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ciociaria" target="_blank" rel="noopener">Ciociaria</a>, a pochi km dalla linea Gustav, linea difensiva tedesca, la rese un punto nevralgico durante i combattimenti per la liberazione della penisola.</p>
<p>Ognuna di queste epoche ha lasciato <strong>un segno tangibile sul territorio</strong>, facendo diventare Atina un <strong>meraviglioso palinsesto di storia e arte</strong>, dove potrete godere di opere provenienti dalle epoche più lontane come, al tempo stesso, respirare la storia più vicina a noi, quella che ancora infiamma gli animi e suscita le emozioni di tutti noi. Sì, amici cari, <strong>Atina è veramente una meta magica</strong>.</p>
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		<title>Un balcone di pietra guarda il Tirreno dall’alto: il borgo calabrese da raggiungere curva dopo curva</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/calabria-in-moto/un-balcone-di-pietra-guarda-il-tirreno-dallalto-il-borgo-calabrese-da-raggiungere-curva-dopo-curva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 07:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Calabria esiste un itinerario in moto breve ma sorprendentemente completo, capace di concentrare in 34 chilometri l’essenza del basso Tirreno cosentino. Si parte da Belmonte Marina, lungo la statale 18, con il profumo di salsedine che accompagna i primi chilometri, poi la strada inizia a salire verso Belmonte Calabro, borgo medievale arrampicato sulla roccia</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/calabria-in-moto/un-balcone-di-pietra-guarda-il-tirreno-dallalto-il-borgo-calabrese-da-raggiungere-curva-dopo-curva/">Un balcone di pietra guarda il Tirreno dall’alto: il borgo calabrese da raggiungere curva dopo curva</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Calabria esiste un <strong>itinerario in moto</strong> breve ma sorprendentemente completo, capace di concentrare in 34 chilometri l’essenza del <strong>basso Tirreno cosentino</strong>. Si parte da Belmonte Marina, lungo la statale 18, con il profumo di salsedine che accompagna i primi chilometri, poi la strada inizia a salire verso <strong>Belmonte Calabro</strong>, borgo medievale arrampicato sulla roccia come un <strong>balcone di pietra</strong> sospeso sul mare.</p>
<p>Qui vale la pena spegnere il motore e perdersi tra vicoli, archi e scorci improvvisi sul Tirreno, prima di rimettere il casco e puntare verso l’entroterra, in direzione di Annunziata, Spineto, Vadi e Lago.</p>
<p>Curve, tornanti, cambi di pendenza e paesaggi che in pochi minuti passano dagli ulivi alle colline boscate accompagnano fino ad <strong>Aiello Calabro</strong>, dove i ruderi del castello raccontano secoli di storia di frontiera tra costa e Appennino calabrese.</p>
<h2>Belmonte Calabro in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>L’<strong>itinerario in moto</strong> tra Belmonte Calabro, Lago e Aiello parte dalla fascia costiera di <strong>Belmonte Marina</strong>, lungo la <strong>statale 18 Tirrena Inferiore</strong>, una delle arterie più frequentate dai motociclisti che esplorano la <strong>costa tirrenica della <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/un-castello-domina-la-valle-come-una-gigantesca-nave-di-pietra-la-calabria-vista-dalla-moto/" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a></strong>. I primi chilometri scorrono paralleli al mare, con spiagge, stabilimenti e profili di colline che iniziano a farsi più marcati alle spalle della carreggiata.</p>
<p>Lasciata la marina, la strada imbocca la <strong>salita verso Belmonte Calabro</strong>. Qui il tracciato si fa subito più interessante: curve ampie alternate a <strong>tornanti</strong>, pendenze che cambiano e punti panoramici naturali dove è quasi inevitabile rallentare per godersi la vista del Tirreno. Il borgo appare arroccato sul colle, con le case addossate l’una all’altra e i vicoli che sembrano scendere a gradoni verso la valle.</p>
<p>L’ingresso nel <strong>centro storico</strong> segna il passaggio dalla guida alla scoperta a piedi. Tra le stradine si riconosce l’impianto medievale, con passaggi coperti, scalinate ripide, balconi e giardini pensili. Nei punti più aperti, l’abitato somiglia davvero a un <strong>balcone di pietra</strong> affacciato sul mare, da cui lo sguardo corre lungo la costa tirrenica cosentina.</p>
<h2>Cosa vedere a Belmonte Calabro prima di rimettere il casco</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Prima di ripartire, <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/sembra-un-presepe-scolpito-nella-roccia-il-borgo-a-piramide-della-calabria-che-domina-il-piu-grande-parco-ditalia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Belmonte Calabro</strong></a> merita una sosta senza fretta. Il borgo nasce intorno alla <strong>fortezza</strong> costruita nel XIII secolo da <strong>Drogone di Beaumont</strong>, maresciallo del Regno sotto Carlo I d’Angiò. Del castello restano oggi ruderi e tracce delle strutture originarie, ma la posizione dominante fa capire subito il ruolo strategico che ebbe nel controllo delle vie di comunicazione e del tratto di Tirreno sottostante.</p>
<p>Passeggiando si incontrano ancora resti dell’antica <strong>cinta muraria</strong>, portali in tufo, archi medievali e piccole piazze che spezzano la continuità delle case. Tra gli edifici religiosi spiccano la <strong>chiesa di Santa Maria Assunta</strong>, legata alla famiglia Ravaschieri e costruita vicino all’area fortificata, e la <strong>chiesa del Carmine</strong> con il convento seicentesco, testimonianza del forte radicamento religioso del borgo nel passato.</p>
<p>La sosta a Belmonte può diventare anche un pretesto gastronomico. Qui nasce il <strong>pomodoro di Belmonte</strong>, presidio dell’Arca del Gusto <strong>Slow Food</strong>, famoso per le dimensioni importanti e la polpa dolce, spesso servito a crudo in semplici insalate che raccontano meglio di tante parole la vocazione agricola di questo angolo di Calabria.</p>
<h2>Da Belmonte ad Annunziata, Spineto, Vadi e Lago: curve nell’entroterra</h2>
<p>Rimessa in moto la moto, l’itinerario lascia alle spalle il balcone sul mare e punta deciso verso l’entroterra, seguendo la sequenza di piccole località rurali di <strong>Annunziata</strong>, <strong>Spineto</strong> e <strong>Vadi</strong>. È il tratto in cui la strada si fa più tecnica: i rettilinei si riducono al minimo e lasciano spazio a una successione di curve, spesso ravvicinate, che seguono fedelmente i pendii delle colline e le incisioni delle vallate.</p>
<p>Per chi guida una moto, questo settore richiede attenzione e fluidità di traiettoria. Alcune curve sono strette, i fondi possono presentare tratti umidi nelle zone in ombra e la vegetazione, soprattutto in autunno, colora il paesaggio con toni caldi che invitano alle soste fotografiche. Campi coltivati, uliveti e boschetti si alternano, mentre le case restano sparse lungo i versanti meno ripidi.</p>
<p>Superata l’area di <strong>Greci</strong>, la strada si avvicina al <strong>comune di Lago</strong>, affacciato sulle alture che segnano il passaggio tra costa e rilievi interni. La storia del paese si lega proprio a questa posizione più protetta rispetto al litorale, scelta nei secoli per sfuggire alle incursioni e alle minacce provenienti dal mare. Oggi il motociclista attraversa un paesaggio quieto, dove i piccoli insediamenti sembrano sospesi tra mare e <strong>Appennino calabrese</strong>.</p>
<h2>Da Terrati ad Aiello Calabro: ultime svolte e consigli pratici di viaggio</h2>
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<p>Dopo Lago, l’itinerario devia verso sud in direzione di <strong>Terrati</strong>, oggi frazione ma in passato centro autonomo con una storia che affonda almeno nell’XI secolo. Qui il paesaggio mantiene un carattere rurale, con strade che scendono e risalgono tra versanti coltivati e piccoli nuclei abitati. La chiesa di Santa Marina Vergine, costruita alla fine degli anni Venti del Novecento, racconta la fase più recente di un territorio segnato in passato da frane, malaria e terremoti.</p>
<p>Le ultime curve portano ad <strong>Aiello Calabro</strong>, borgo abbarbicato su una dorsale che domina la valle e controlla idealmente le vie tra la costa di Amantea e l’entroterra cosentino. I ruderi del <strong>castello</strong>, più volte assediato – anche da <strong>Roberto il Guiscardo</strong> nel 1065 – e poi trasformato dalle famiglie feudali come i <strong>Cybo-Malaspina</strong>, sono il punto simbolico di arrivo. Nel centro storico si riconoscono ancora palazzi nobiliari come <strong>Palazzo Giannuzzi Savelli</strong> e una trama di vicoli lastricati dal sapore decisamente medievale.</p>
<p>Per organizzare il viaggio è utile considerare che l’intero percorso misura circa <strong>34 km</strong>, con un tempo di guida intorno all’ora escludendo le soste. Meglio affrontarlo con serbatoio rifornito, moto in ordine e abbigliamento adatto ai rapidi cambi di quota. <strong>primavera e autunno</strong> sono le stagioni ideali, con traffico ridotto, temperature miti e colori che esaltano il contrasto continuo tra mare, colline e borghi fortificati.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/calabria-in-moto/un-balcone-di-pietra-guarda-il-tirreno-dallalto-il-borgo-calabrese-da-raggiungere-curva-dopo-curva/">Un balcone di pietra guarda il Tirreno dall’alto: il borgo calabrese da raggiungere curva dopo curva</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>A meno di due ore da Milano c&#8217;è il parco alpino dove visitare la cascata più alta d&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia/a-meno-di-unora-da-bergamo-questo-parco-alpino-ti-fara-riscoprire-il-piacere-di-guardare-il-mondo-dallalto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2026 13:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se siete nei pressi di Bergamo, o siete proprio di quella zona, e siete quel tipo di biker che non si spaventa per un po' di curve unite ad un buona quantità di altitudine, allora non potete non programmarvi questo giro verso il Parco della Orobie Bergamasche, eccezionale area naturale protetta dove potrete respirare aria pulita e fare un tuffo nella natura più incontaminata. Immerso nel cuore della catena montuosa delle Alpi Orobie, da cui prende il nome, questo parco regionale offre al ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia/a-meno-di-unora-da-bergamo-questo-parco-alpino-ti-fara-riscoprire-il-piacere-di-guardare-il-mondo-dallalto/">A meno di due ore da Milano c&#8217;è il parco alpino dove visitare la cascata più alta d&#8217;Italia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lasciarsi alle spalle il traffico e il ritmo frenetico della metropoli milanese per immergersi in una natura incontaminata è una tentazione a cui ogni appassionato di due ruote cede volentieri. A meno di due ore da Milano, risalendo le valli bergamasche, si apre il <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia/questo-parco-naturale-alle-porte-di-bergamo-e-il-posto-giusto-per-godersi-il-fresco-anche-nel-mese-di-luglio/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Parco delle Orobie Bergamasche</strong></a>: un’area protetta di quasi 70.000 ettari che racchiude un patrimonio di biodiversità straordinario e vette che superano i 3.000 metri.</p>
<p>Questo parco alpino custodisce anche un record unico: le Cascate del Serio, che con i loro 315 metri di salto complessivo rappresentano le cascate più alte d&#8217;Italia e le seconde in Europa. Percorrere le strade che da Bergamo conducono fino all&#8217;alta Val Seriana regala un perfetto connubio tra divertimento di guida, aria pura e panorami spettacolari.</p>
<h2>Parco delle Orobie in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Approfittiamo di questa (ennesima) <strong>bolla di alta pressione</strong> che sta attraversando il nostro Bel Paese, scegliamoci una delle giornate più soleggiate, tiriamo fuori la moto dal garage e <strong>partiamo per Lizzola</strong>, il paese che ospita uno dei tanti &#8220;ingressi&#8221; al Parco delle Orobie Bergamasche. E noi, infatti, inizieremo il nostro tour proprio da Bergamo, capoluogo lombardo famoso per i suoi numerosissimi <strong>siti d&#8217;arte</strong> e per le <strong>maschere tradizionali</strong> di Arlecchino e Brighella, ormai vere e proprie bandiere italiane nel mondo. Puntiamo il muso verso nord-est, disimpegnamoci agilmente nel traffico cittadino sino a raggiungere la <strong>Sp 35</strong> che ci condurrà fuori dal centro abitato. Pochi km di rettilinei e ampie curve e si raggiunge la <strong>SS671, la strada statale che risale la Val Seriana</strong> e dalla quale trae il suo nome.</p>
<p>Alternando lunghi rettilinei ad ampi curvoni veloci, la 671 costeggia numerosi centri abitati; è, per tanto, necessario tenere sempre alta l&#8217;attenzione e curare al meglio la prudenza. Potremmo dire che è meglio godersi un po&#8217; il panorama con una guida soft, senza farsi prendere dall&#8217;asfalto. Superato l&#8217;abitato di Mele, <strong>la strada si fa un pizzico più tortuosa</strong>, ma mai impegnativa. <strong>Quarta, quinta e sesta</strong> (per chi ce l&#8217;ha) <strong>diventeranno le vostre più care amiche</strong>, facendovi quasi dimenticare di avere anche ben tre marce basse a disposizione. <strong>Raggiungiamo quindi Lizzola</strong>, non dopo aver lasciato il corso principale, che proseguirà il suo cammino verso nord, e fare una deviazione sulla SP 49 per raggiungere il piccolo borgo, punto di arrivo e, al tempo stesso, punto di partenza per chi volesse <strong>conciliare una giornata di trekking con una di moto</strong>.</p>
<h2>Le Cascate del Serio e la natura del Parco delle Orobie</h2>
<p>Punto di forza assoluto di questo territorio è la spettacolare conca di <strong>Valbondione,</strong> da cui parte il sentiero che conduce ad ammirare le <a href="https://www.goodtrekking.it/percorsi/italia/trekking-lombardia/sono-il-gioiello-piu-splendente-della-lombardia-le-bellissime-cascate-nel-cuore-delle-orobie/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Cascate del Serio</strong></a>.</p>
<ul>
<li><strong>Il salto da record</strong>: Articolate su tre grandi passaggi per un dislivello totale di 315 metri (106 metri il primo salto, 74 il secondo e 135 il terzo), le cascate nascono dal Piano del Barbellino e regalano uno spettacolo monumentale, visibile in tutto il suo splendore sia durante le aperture stagionali della diga sia lungo le escursioni estive.</li>
<li><strong>Fauna</strong> <strong>e Flora d&#8217;alta quota</strong>: Istituito nel 1989, il <a href="https://www.parcorobie.it/" target="_blank" rel="noopener">Parco delle Orobie</a> si estende fino ai 3.050 metri del Pizzo Coca. Camminando lungo i sentieri ci si immerge nei profumi del pino mugo, del rododendro e del genepì (l&#8217;arbusto aromatico usato per il celebre liquore alpino), con la concreta possibilità di avvistare camosci, caprioli e maestosi stambecchi, reintrodotti con successo negli anni &#8217;80.</li>
</ul>
<h2>Una sosta a Bergamo: tra la Città Alta e il Palazzo della Ragione</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Che sia la tappa di partenza o il punto di rientro dal giro in moto, la città di Bergamo merita una sosta approfondita per scoprire i suoi due volti:</p>
<ul>
<li><strong>Bergamo Alta</strong> (La Città Alta): Il cuore antico arroccato sul colle, protetto dalle imponenti Mura Venete (Patrimonio UNESCO). Camminare lungo i suoi vicoli in pietra riporta indietro nel tempo.</li>
<li><strong>Piazza Vecchia e il Palazzo della Ragione</strong>: Considerata una delle piazze più eleganti d&#8217;Italia, ospita il Palazzo della Ragione, edificato alla fine del XII secolo. Ricostruito nel Cinquecento dopo un incendio, l&#8217;edificio sfoggia affreschi di pregio e il grande porticato sotto cui si trova la storica meridiana solare.</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Tra ciliegi e strade solitarie c’è un borgo siciliano che il turismo di massa non ha ancora scoperto</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/sicilia-in-moto/tra-ciliegi-e-strade-solitarie-ce-un-borgo-siciliano-che-il-turismo-di-massa-non-ha-ancora-scoperto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2026 07:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia in moto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.trueriders.it/?p=77436</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell’entroterra più autentico della Sicilia occidentale, dove l’asfalto si arrampica tra valloni e colline coltivate, un itinerario di 55 km regala a chi viaggia in moto un assaggio di isola lontano dalle rotte costiere più battute. Da Corleone a Chiusa Sclafani, fino a Burgio e al Castello di Poggiodiana, la strada disegna una lunga traiettoria</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/sicilia-in-moto/tra-ciliegi-e-strade-solitarie-ce-un-borgo-siciliano-che-il-turismo-di-massa-non-ha-ancora-scoperto/">Tra ciliegi e strade solitarie c’è un borgo siciliano che il turismo di massa non ha ancora scoperto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’entroterra più autentico della Sicilia occidentale, dove l’asfalto si arrampica tra valloni e colline coltivate, un <strong>itinerario di 55 km</strong> regala a chi viaggia in moto un assaggio di isola lontano dalle rotte costiere più battute. Da Corleone a <strong>Chiusa Sclafani</strong>, fino a Burgio e al <strong>Castello di Poggiodiana</strong>, la strada disegna una lunga traiettoria tra i <strong>monti Sicani</strong>, seguendo curve morbide e continui saliscendi.</p>
<p>Qui la storia si legge nei campanili, nei ruderi dei castelli e nelle botteghe artigiane, mentre l’aria profuma di ciliegie, olio e terra lavorata. È un percorso che invita a rallentare, a programmare soste brevi ma frequenti, a parcheggiare la moto davanti alle chiese barocche o all’ingresso di un sentiero panoramico. Ideale in primavera e inizio estate, quando i ciliegi sono protagonisti, questo <strong>tour su due ruote</strong> unisce paesaggio, tradizioni e guida panoramica.</p>
<h2>Chiusa Sclafani in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Il viaggio parte da <strong>Corleone</strong>, stretta in una conca circondata da speroni rocciosi che sembrano chiudersi alle spalle del motociclista. Lontano dalle narrazioni legate alla cronaca nera, la cittadina rivela un centro ricco di chiese e testimonianze medievali, con la chiesa madre di San Martino e i resti dei sistemi fortificati sulle alture. È una buona base di partenza: carburante, servizi essenziali e il tempo di un caffè prima di infilare il casco.</p>
<p>Poco fuori dall’abitato, chi viaggia su due ruote può deviare verso la <strong>Cascata delle Due Rocche</strong>, gola calcarea scavata dal torrente <strong>Corleone</strong>. Prima di programmare la sosta è fondamentale verificare le condizioni di accesso, soggette a interventi di messa in sicurezza. Poi si punta a sud, imboccando prima la <strong>SS118</strong> e poi la <strong>SS188dir</strong>: l’asfalto si snoda tra <strong>colline</strong>, campi coltivati e curve ampie, perfette per una <strong>guida fluida</strong>, ma che richiedono un’andatura prudente per godersi il paesaggio senza fretta.</p>
<h2>Verso Chiusa Sclafani, il borgo delle ciliegie e delle chiese barocche</h2>
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<p>Man mano che ci si avvicina a <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/sicilia-in-moto/ha-un-nome-inquietante-ma-e-una-delle-strade-panoramiche-piu-belle-della-sicilia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chiusa Sclafani</strong></a>, la strada entra nel cuore delle alte valli del Belice e del Sosio. Il paesaggio alterna oliveti, seminativi e coltivazioni arboree, con paesi arroccati che dominano i valloni. Qui la Sicilia è agricola e silenziosa, scandita dai lavori nei campi e dai piccoli centri storici. L’andamento tortuoso delle provinciali allunga i tempi di percorrenza, ma per chi viaggia in moto è proprio questo a fare la differenza: curve ritmate, poche auto e ampie vedute sulle campagne.</p>
<p><strong>Chiusa Sclafani</strong> accoglie con il suo profilo compatto di case medievali, palazzi e chiese. Il borgo, legato alla famiglia feudale degli Sclafani, si sviluppò nel Trecento attorno a un insediamento più antico. Nel centro spiccano la chiesa madre, il complesso della Badia e la <strong>chiesa di San Sebastiano</strong>, con interni barocchi ricchi di stucchi e affreschi. Il periodo migliore per fermarsi è tra tarda primavera e inizio estate, quando la <strong>Sagra delle ciliegie</strong> celebra varietà storiche come <strong>cappuccia</strong>, <strong>muscatedda</strong> e <strong>caddusa</strong>, trasformando il frutto simbolo del paese in protagonista assoluto delle tavole locali.</p>
<h2>Da Chiusa Sclafani a Burgio: curve, botteghe di ceramica e fonderie di campane</h2>
<p>Lasciato il <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/sicilia-in-moto/tra-cous-cous-e-antiche-saline-questo-angolo-della-sicilia-sara-la-vera-scoperta-della-tua-estate-qui-sapori-e-cultura-si-incontrano/" target="_blank" rel="noopener">borgo delle ciliegie</a>, l’itinerario riprende verso sud attraversando la frazione di San Carlo e seguendo la <strong>SS386</strong>. Il tracciato scende lentamente verso la parte settentrionale della provincia di Agrigento, tra valloni, rilievi boscosi e antiche campagne coltivate. L’asfalto alterna tornanti più stretti a curve scorrevoli: è una strada da guidare con calma, specie in caso di fondo rovinato o presenza di mezzi agricoli.</p>
<p><strong>Burgio</strong> appare sulla pendice di un colle, con un nucleo antico di <strong>vicoli stretti</strong>, portali in pietra e case adagiate sulla pendenza. Il paese è un piccolo laboratorio a cielo aperto di artigianato siciliano: qui sopravvive una <strong>tradizione secolare</strong> di <strong>ceramica artistica</strong>, raccontata dal <strong>Museo delle ceramiche</strong> e dalle botteghe che espongono maioliche dai toni verdi e sabbia. Non meno affascinante è la <strong>Fonderia di campane Virgadamo</strong>, attiva fin dal Cinquecento, dove la fusione del bronzo segue ancora procedimenti artigianali. Una sosta a piedi permette di cogliere portali, chiese e scorci che parlano di dominazioni arabe e medievali, prima di risalire in sella.</p>
<h2>Il Castello di Poggiodiana e consigli pratici per chi viaggia in moto</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>L’ultima parte del tour segue ancora la SS386 verso Calamonaci e la <strong>valle del fiume Verdura</strong>. I rilievi restano coltivati, la strada si adagia sui pendii e regala viste inattese sui monti Sicani. La meta è l’area del <strong>Castello di Poggiodiana</strong>, nel territorio di <strong>Ribera</strong>: una fortificazione che domina dall’alto la valle, controllando da secoli un passaggio strategico tra l’entroterra e la costa meridionale. Della struttura restano la spettacolare <strong>torre cilindrica</strong> alta circa 25 metri, tratti di mura e ruderi che ne suggeriscono l’estensione originaria.</p>
<p>L’accesso ai ruderi richiede massima prudenza: il Comune segnala terreno accidentato, dirupi non protetti e possibili limitazioni per ragioni di sicurezza. Meglio informarsi in anticipo e limitarsi ai punti panoramici sicuri. L’intero itinerario misura circa <strong>55 km</strong>, per 1 ora e 20 di guida effettiva, senza contare le soste. È consigliabile affrontarlo in <strong>primavera o autunno</strong>, evitando le ore più calde estive, con serbatoio pieno, acqua, guanti leggeri ma protettivi e attenzione agli animali in carreggiata. Più che una tirata veloce, è un viaggio lento tra <strong>province di Palermo e Agrigento</strong>, ideale per chi ama curve, paesaggi rurali e borghi poco turistici.</p>
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		<title>Si trova in Piemonte, ma da qui vedi anche il mare: il borgo verde che ti introduce alle Alpi</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/piemonte/a-piu-di-600-metri-daltezza-ce-uno-straordinario-borgo-verde-e-da-qui-si-sale-verso-il-colle-san-bernardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Anchesi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2026 12:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sul naturale percorso che dalle coste dell'imperiese conduce ai monti del cuneese, insiste un grazioso borgo verde che risponde al nome di Garessio, noto al mondo per i "garessini", morbidi dolcetti di cacao e nocciola, e per il Colle San Bernardo, meta turistica che attrae numerosi visitatori in ogni stagione. Per noi biker, inoltre, è come un parco giochi su asfalto: il tracciato della strada statale 28 del Colle di Nava, di fatti, parte dal mare e raggiunge i monti, in un appassionante ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono strade che sembrano progettate appositamente per regalare il massimo piacere di guida. La<strong> SS 28 Colle di Nava</strong> è senza dubbio una di queste: una classica &#8220;rotta dal mare ai monti&#8221; che parte dalle coste di Imperia e risale verso l&#8217;entroterra, arrampicandosi tra le valli liguri per sconfinare in Piemonte.</p>
<p>In poche decine di chilometri il paesaggio cambia radicalmente: le spiagge e le palme della costa lasciano il posto al verde intenso dei pendii e alla tranquillità dei borghi di montagna. La meta d&#8217;eccezione di questo itinerario è <strong>Garessio,</strong> incantevole borgo alpino situato a oltre 600 metri d&#8217;altitudine, porta d&#8217;accesso al Colle San Bernardo e scrigno di storia legato ai reali di Casa Savoia.</p>
<h2>SS 28 Colle di Nava. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p><strong>Partenza fissata da Imperia</strong>, grazioso capoluogo di provincia dell&#8217;estremo ponente ligure, vero gioiello del turismo balneare nostrano. Tuttavia, oggi, la nostra <strong>meta è verso i monti</strong> e quindi punteremo la prua della nostra moto verso nord. Attraversati i quartieri storici della città, Porto Maurizio e Oneglia, nei pressi della SS 1 Aurelia andremo a <strong>imboccare la SS 28</strong> (per gli amici solo &#8220;la 28&#8221;), una strada che è un vero must per i motociclisti locali e anche per quelli &#8220;forestieri&#8221; che, spesso, vengono appositamente in quelle zone per percorrere proprio questo tracciato. Superato il lungo rettilineo dell&#8217;argine sinistro del torrente Impero (che dà il nome anche alla città), <strong>la 28 incomincia subito a far capire che, da qui in avanti, sarà lei a dettare il passo</strong>: una serie di destra-sinistra in rapida successione suggeriscono che il mare sarà, a breve, solo un timido ricordo.</p>
<p>E difatti, nel giro di pochi chilometri, ci si immerge nel <strong>verde dei pendii circostanti</strong>, in un&#8217;atmosfera che tutto ricorda fuorché spiagge e ombrelloni. Pontedassio, <strong>Pieve di Teco</strong> (vale una breve sosta per gustare l&#8217;ottima focaccia) e Nava sono i borghi che incontrerete nel versante ligure, prima di salutare la terra della torta verde e del pesto per fare il vostro ingresso trionfale nella <strong>provincia del tartufo</strong>. Il grazioso <strong>borgo verde di Ormea</strong> vi darà il benvenuto; anche qui, qualora voleste, una sosta ci sta tutta. Ma non attardatevi, la strada è lunga e il divertimento costante. Tratti di fondo valle, con ampi rettilinei e curve veloci, si alternano a <strong>segmenti senza fiato</strong>, dove il percorso si trasforma in un susseguirsi di meandri stretti e impegnativi. <strong>Occhi aperti, quindi, e gas moderato</strong>: la strada porta a certe libertà ma non dimentichiamoci che esiste il codice della strada.</p>
<h2>Garessio: tra i &#8220;garessini&#8221;, i Savoia e il Colle San Bernardo</h2>
<p>Arroccato a 600 metri d&#8217;altezza e classificato tra i borghi più belli d&#8217;Italia, Garessio affonda le sue radici nell&#8217;XI secolo. Da sempre snodo strategico di passaggio per mercanti e viandanti in viaggio tra la montagna e la costa, il borgo è famoso per:</p>
<ul>
<li><strong>I &#8220;Garessini&#8221;</strong>: Tipici dolcetti locali a base di cacao e nocciole, perfetti per ricaricare le energie dopo la guida.</li>
<li><strong>La <a href="https://kalata.it/esperienza/castello-di-casotto/" target="_blank" rel="noopener">Reggia di Valcasotto</a></strong>: Un&#8217;antica certosa del XII secolo trasformata in residenza di caccia da Re Vittorio Emanuele II nel XIX secolo, immersa tra i boschi della Val Casotto.</li>
<li><strong>Il <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/liguria-in-moto/la-strada-panoramica-tra-le-montagne-della-liguria-un-crocevia-storico-e-naturalistico-deccezione/" target="_blank" rel="noopener">Colle San Bernardo</a></strong>: Un valico alpino a 957 metri s.l.m. che collega le Alpi Liguri alla Val Neva, offrendo scorci panoramici spettacolari verso il mare.</li>
</ul>
<h2>Imperia: tra storia, carrugi e il Re dei Clown</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Che sia la griglia di partenza o il traguardo dell&#8217;itinerario, la città di Imperia merita una sosta approfondita per scoprirne le due anime storiche, unificate ufficialmente nel 1923 da Re Vittorio Emanuele III:</p>
<ul>
<li><strong>Porto Maurizio:</strong> Arroccato sul promontorio del Parrasio, offre un labirinto di ripidi carrugi medievali che conducono fino al maestoso Duomo di San Maurizio, la chiesa più grande della Liguria.</li>
<li><strong>Oneglia:</strong> Caratterizzata da un&#8217;atmosfera marinaresca e dall&#8217;antico porto dei pescherecci, nasconde la celebre Villa Grock, la bizzarra ed eclettica dimora costruita da Adrien Wettach (il leggendario &#8220;Re dei pagliacci&#8221;), circondata da uno dei giardini più affascinanti della regione.</li>
</ul>
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		<title>L&#8217;anello dei panorami delle Marche: l&#8217;itinerario in moto sui balconi con vista sulla regione più bella dell&#8217;autunno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2026 10:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marche in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;autunno è senza dubbio una delle stagioni migliori per saltare in sella e scoprire il cuore dell&#8217;Italia centrale. Quando la campagna si tinge delle sfumature dell&#8217;ambra, del rosso e dell&#8217;oro, le colline marchigiane si trasformano in un vero e proprio quadro a cielo aperto. Questo itinerario ad anello vi porterà alla scoperta dei celebri &#8220;balconi</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/marche-in-moto/lanello-dei-panorami-delle-marche-litinerario-in-moto-sui-balconi-con-vista-sulla-regione-piu-bella-dellautunno/">L&#8217;anello dei panorami delle Marche: l&#8217;itinerario in moto sui balconi con vista sulla regione più bella dell&#8217;autunno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;autunno è senza dubbio una delle stagioni migliori per saltare in sella e scoprire il cuore dell&#8217;Italia centrale. Quando la campagna si tinge delle sfumature dell&#8217;ambra, del rosso e dell&#8217;oro, le colline <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/marche-in-moto/" target="_blank" rel="noopener">marchigiane</a> si trasformano in un vero e proprio quadro a cielo aperto.</p>
<p>Questo itinerario ad anello vi porterà alla scoperta dei celebri &#8220;<strong>balconi delle Marche</strong>&#8220;: punti d&#8217;osservazione strategici, borghi arroccati su speroni di roccia e specchi d&#8217;acqua incastonati nel verde, per un viaggio che unisce il piacere della guida fluida a scorci che spaziano dai monti Sibillini fino all&#8217;Adriatico.</p>
<h2>L&#8217;anello dei panorami delle Marche in moto. L&#8217;itinerario</h2>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Il punto di partenza (e di arrivo) di questo anello da sogno è <strong>Elcito</strong>, un borgo incantato e quasi disabitato arroccato su uno sperone di roccia a oltre 800 metri d&#8217;altezza. Acceso il motore, si scende dolcemente lungo le curve panoramiche che attraversano la<a href="https://www.parcogolarossa.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong> Riserva Naturale Statale Gola della Rossa e di Frasassi</strong></a>, puntando verso est in direzione di <strong>Treia</strong>.</p>
<p>Da Treia, borgo famoso per la sua imponente cinta muraria e l&#8217;architettura rinascimentale, ci si dirige verso il punto più suggestivo della vallata: il <strong>Cristo delle Marche</strong>, nei pressi di Cingoli. La strada continua ad arrampicarsi dolcemente fino a raggiungere <strong>Cingoli</strong>, non a caso soprannominata &#8220;Il Balcone delle Marche&#8221; per la sua vista sconfinata che abbraccia quasi tutta la regione.</p>
<p>Dopo una sosta nel centro storico, l&#8217;asfalto scende verso le sponde del <strong>Lago di Cingoli</strong> (conosciuto anche come Lago di Castreccioni), dove le curve veloci che costeggiano il bacino regalano riflessi d&#8217;acqua e boschi colorati. Dal lago si intraprende la salita finale che riporta ad Elcito, chiudendo un anello perfetto di storia, pieghe e paesaggi d&#8217;autore.</p>
<h2>Dai borghi del silenzio ai balconi sul mare: la magia del Maceratese</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<h3>Elcito e il fascino della Tibet delle Marche</h3>
<p>Arroccato su uno sperone di roccia a oltre 800 metri d&#8217;altezza a guardia della Val di Canfaito, <strong>Elcito</strong> è un piccolo gioiello medievale privo di negozi e con pochissimi residenti storici. La sua posizione isolata gli è valsa il soprannome di &#8220;Tibet delle Marche&#8221;: è il luogo ideale dove spegnere un attimo il motore, passeggiare tra i vicoli in pietra e ammirare la vista panoramica sulle fitte faggete secolari che in autunno esplodono nei colori del foliage.</p>
<h3>Treia e la grande statua del Cristo delle Marche</h3>
<p>Proseguendo lungo le colline si raggiunge <strong>Treia,</strong> inserito tra i Borghi più Belli d&#8217;Italia, caratterizzato da un centro storico in mattoni rossi racchiuso da imponenti mura medievali. Poco distante dal borgo, adagiata su un colle panoramico immerso nel verde, la statua del <a href="https://amarche.it/prov/macerata/cristo-delle-marche-cingoli/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Cristo delle Marche</strong></a> (opera dello scultore Nazzareno Rocchetti) troneggia su un belvedere naturale da cui lo sguardo spazia a 360 gradi dai Monti Sibillini fino alle morbide vallate maceratesi.</p>
<h3>Cingoli e le sponde del lago</h3>
<p>Soprannominata &#8220;Il Balcone delle Marche&#8221; per la sua altitudine a 631 metri s.l.m., la cittadina di Cingoli regala dalle sue mura una vista talmente profonda che nelle giornate più limpide consente di scorgere il mare Adriatico e i profili della costa. Dopo una sosta per scoprire i suoi vicoli nobiliari, la strada scende verso le insenature del <strong>Lago di Cingoli</strong> (Castreccioni), il bacino artificiale più grande del Centro Italia, incorniciato da un nastro d&#8217;asfalto fluido e divertente da guidare lungo le sponde dell&#8217;acqua.</p>
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		<title>Un castello domina un paese avvolto intorno alla montagna: la Basilicata più segreta vista dalla moto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2026 06:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Basilicata in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un itinerario in moto, breve sulla carta ma intenso alla guida, che unisce Potenza a Brienza attraversando Tito, Satriano di Lucania e la SS276 dell’Alto Agri. Sono 52,8 chilometri tra colline, boschi e crinali dell’Appennino lucano, dove i paesi sembrano nascere direttamente dalla roccia e ogni curva apre uno scorcio diverso sulla valle del</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/basilicata-in-moto/un-castello-domina-un-paese-avvolto-intorno-alla-montagna-la-basilicata-piu-segreta-vista-dalla-moto/">Un castello domina un paese avvolto intorno alla montagna: la Basilicata più segreta vista dalla moto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un <strong>itinerario in moto</strong>, breve sulla carta ma intenso alla guida, che unisce Potenza a Brienza attraversando Tito, Satriano di Lucania e la SS276 dell’Alto Agri. Sono <strong>52,8 chilometri</strong> tra colline, boschi e crinali dell’<a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/in-basilicata-ce-un-borgo-di-pietra-sospeso-sopra-una-valle-selvaggia-arrivarci-in-moto-e-meta-del-viaggio/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Appennino lucano</strong></a>, dove i paesi sembrano nascere direttamente dalla roccia e ogni curva apre uno scorcio diverso sulla valle del Melandro.</p>
<p>È un percorso pensato per chi ama alternare pieghe e soste lente nei borghi, tra chiese affrescate, murales e antiche fortificazioni. Il traguardo ideale è Brienza, con il suo <strong>Castello Caracciolo</strong> che domina un abitato raccolto in cerchi concentrici attorno al colle.</p>
<p>Un viaggio adatto a moto touring e naked, perfetto in mezza giornata, che richiede però attenzione al fondo stradale, ai dislivelli e ai tratti in ombra tipici delle strade di montagna lucane. Un piccolo classico per scoprire la <strong>Basilicata occidentale</strong> su due ruote.</p>
<h2>Brienza in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Il viaggio in moto parte da <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-mistero-dei-laghi-gemelli-della-basilicata-questo-luogo-e-ancora-un-segreto-per-moltissimi-turisti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Potenza</strong></a>, lasciandosi alle spalle il traffico urbano per puntare verso sud-ovest, in direzione <strong>Tito</strong>. I primi chilometri servono a entrare nel ritmo del percorso: la strada scorre tra edifici sempre più radi, poi il paesaggio si apre su colline coperte di vegetazione e sui rilievi dell’<strong>Appennino lucano occidentale</strong>.</p>
<p>Il tracciato alterna rettilinei brevi a curve ampie, con qualche cambio di pendenza che rende la guida piacevole senza essere estrema. È un itinerario adatto anche a chi sta muovendo i primi passi nel <strong>turismo motociclistico</strong>, purché mantenga un’andatura prudente e anticipi le curve in uscita dai centri abitati.</p>
<p>Fin da questo primo tratto si percepisce come la montagna condizioni il disegno della strada: i paesi si dispongono sui crinali o sui dorsi collinari, mentre la viabilità segue fedelmente i profili del terreno, collegando valli e dorsali.</p>
<h2>Da Tito a Satriano di Lucania: tra storia, murales e prime vere pieghe</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Raggiunta <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/basilicata-in-moto/se-vuoi-vedere-i-camini-delle-fate-senza-andare-in-turchia-in-basilicata-ce-il-posto-che-fa-al-caso-tuo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Tito</strong></a>, vale la pena una sosta nel <strong>centro storico</strong>, sviluppato su un rilievo che conserva ancora l’impronta medievale. In moto si sale agevolmente fino alle aree di parcheggio più comode, per poi proseguire a piedi tra chiese, vicoli e antichi palazzi. La <strong>chiesa di San Laviero</strong> e il <strong>convento di Sant’Antonio da Padova</strong> raccontano, anche grazie alle opere del Pietrafesa, il legame profondo tra Basilicata e pittura seicentesca.</p>
<p>Ripresa la moto, la strada verso <strong>Satriano di Lucania</strong> diventa più interessante alla guida: i tratti collinari offrono curve regolari, qualche sequenza più tecnica e panorami aperti sulla <strong>valle del Melandro</strong>. Satriano accoglie con i suoi <strong>murales</strong>, che trasformano le facciate in un museo all’aperto dedicato a mestieri, tradizioni e memoria collettiva.</p>
<p>Qui il consiglio è di prevedere una sosta a motore spento: passeggiare tra i dipinti e scoprire la figura del <strong>Rumita</strong>, l’uomo-albero del Carnevale, aggiunge profondità culturale alla giornata sulla sella.</p>
<h2>Brienza e il Castello Caracciolo: un borgo medievale da guardare dal basso verso l’alto</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Lasciato Satriano, l’itinerario punta deciso verso <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/500-abitanti-sono-necessari-per-rendere-il-paese-dalle-case-in-pietra-uno-dei-borghi-piu-belli-della-basilicata/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Brienza</strong></a>, con un tratto che entra nel cuore montano della Basilicata occidentale. Le curve si fanno più frequenti e la strada segue i fianchi dei rilievi, mentre in lontananza inizia a comparire il profilo del <strong>Castello Caracciolo</strong>, appoggiato in cima al colle.</p>
<p>Arrivando in moto, <strong>Brienza</strong> colpisce per il suo <strong>impianto ad avvolgimento</strong>: le case del borgo antico sembrano salire una sopra l’altra, organizzate in cerchi concentrici sotto la fortezza. I <strong>torrenti Pergola e Fiumicello</strong> lambiscono il rilievo, ricordando quanto l’acqua abbia modellato nei secoli il paesaggio.</p>
<p>Il <strong>Castello Caracciolo</strong>, documentato già in età federiciana e legato alla presenza longobarda, è il fulcro visivo e storico del paese. Alla leggenda delle <strong>365 stanze</strong>, una per ogni giorno dell’anno, si affiancano le strutture ben riconoscibili del <strong>mastio cilindrico</strong> e della cinta muraria, oggi oggetto di restauri e interventi di valorizzazione.</p>
<p>Per la visita occorre lasciare la moto nelle aree consentite e salire a piedi tra vicoli, scalinate e la suggestiva <strong>Via degli Archi</strong>, dove il medioevo sembra ancora dettare forme e proporzioni delle abitazioni.</p>
<h2>Verso Pergola sulla SS276: paesaggi, sicurezza e consigli pratici per motociclisti</h2>
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<p>Dopo la sosta a Brienza, l’itinerario prosegue sulla <strong>SS276 dell’Alto Agri</strong>, in direzione della località <strong>Pergola</strong>, punto finale del tracciato. Qui la guida torna protagonista: le curve si susseguono tra <strong>boschi di faggi, querce e castagni</strong>, con scorci sui versanti dell’<strong>Appennino lucano</strong> e sui corsi d’acqua che incidono la valle.</p>
<p>Il fondo è generalmente buono, ma la conformazione montana impone prudenza. Nei tratti in ombra, soprattutto in autunno e inverno, possono accumularsi foglie umide, piccoli detriti e, nelle ore più fredde, possibili gelate. Conviene mantenere una velocità adeguata alla visibilità, evitando traiettorie troppo spinte in ingresso curva.</p>
<p>Con i suoi <strong>52,8 chilometri</strong> e circa un’ora di percorrenza effettiva, il percorso Potenza–Tito–Satriano di Lucania–Brienza–<strong>Pergola</strong> si presta a essere integrato in un tour più ampio della Basilicata o vissuto come <strong>uscita di mezza giornata</strong>. L’ideale è programmare soste nei borghi, verificare in anticipo eventuali cantieri vicino al castello e controllare meteo e temperature, elementi decisivi per godersi al meglio queste <strong>strade lucane in moto</strong>.</p>
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		<title>Oltre 1000 metri d&#8217;altitudine e sapori antichi: il viaggio nella Sardegna più autentica tra montagne e curve da record</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/sardegna-in-moto/barbagia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 12:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sardegna in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Neve in Sardegna? Eh sì, amici cari. Vi sembrerà strano ma anche sulla seconda isola più grande d'Italia nevica e, alcune volte, pure in abbondanza. Quantunque, difatti, nell'immaginario collettivo la Sardegna sia come un immenso parco vacanze che d'inverno chiude i battenti, nella realtà dei fatti è presente una nutrita popolazione che affronta il gelo invernale, al pari di tutti gli altri luoghi del mondo. Quindi, volete venire a provare un'esperienza unica e trasgressiva sull'Isola? ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si pensa alla Sardegna la mente corre subito alle calette cristalline e alla Costa Smeralda, ma l&#8217;interno dell&#8217;Isola custodisce un&#8217;anima montana, selvaggia e autentica. È il territorio della <strong>Barbagia</strong>, quella regione storica che persino i Romani faticarono a sottomettere (chiamandola per l&#8217;appunto Barbaria) e che oggi rappresenta una delle mete più affascinanti per un itinerario su due ruote.</p>
<p>Qui, tra le vette del massiccio del Gennargentu, l&#8217;asfalto sale verso quote d&#8217;alta montagna dove in inverno la neve cade abbondante, regalando paesaggi alpini e scorci da cartolina. Guidare tra i passi e i boschi della Barbagia significa immergersi in una natura incontaminata, attraversando borghi senza tempo tra tornanti, prodotti tipici e un&#8217;ospitalità secolare.</p>
<h2>Barbagia in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Per scoprire la <strong>Barbagia</strong>, anzi LE Barbarbagie (dopo scopriremo perché), non si può non partire da Samugheo, il paese dove si trova &#8220;<strong>sa Brabba janna</strong>&#8221; (la porta della Barbagia). Questo grazioso centro abitato, infatti, seppur amministrativamente incluso nella provincia di Oristano, è, a tutti gli effetti, il <strong>primo centro barbaricino</strong> e per la precisione di quella porzione di Barbagia che si identifica come <strong>Mandrolisai</strong>, terra di buon vino e colline verdeggianti. Da qui, imboccheremo la SP 33 in direzione di Sorgono, seconda tappa del nostro cammino. Il paese è situato oltre il confine di provincia e, per tanto, ricade già nel territorio nuorese.</p>
<p>Da Sorgono la SS 128 ci condurrà sin dentro il cuore di questa meravigliosa Isola, facendoci lasciare alle spalle le colline del Mandrolisai per farci quindi addentrare nei lussureggianti boschi della <strong>Barbagia di Ollolai</strong>: Tiana, Ovodda e, infine, Fonni saranno i paesi che attraverseremo, piacevoli pause tra le curve divertentissime delle strade che solcheremo. A Fonni, qualora deciderete di affrontare il giro in inverno, troverete con molta probabilità la <strong>neve che vi regalerà scorci indimenticabili</strong>. Lasciatoci alle spalle Fonni andremo in direzione di Desulo, passando per il <strong>passo di Tascusì</strong>. Da qui, la strada si addentra nella foresta, facendoci dimenticare la presenza dell&#8217;uomo, rimarcata, di tanto in tanto, solo da qualche gregge di pecore.</p>
<p>Dopo Aritzo, nella <strong>Barbagia di Belvì</strong>, incontreremo la SP 8 che, a suon di curve, ci condurrà dentro la <strong>Barbagia di Seulo</strong> e poi, per qualche chilometro, dentro il <strong>Sarcidano</strong>, altra meravigliosa regione storica a sud della Barbagia. Una tappa a Laconi, grazioso centro ai confini barbaricini, è d&#8217;obbligo. Una mezz&#8217;oretta ancora e saremo tornati a Samugheo, stanchi ma decisamente più ricchi.</p>
<h2>Non solo mare: le tappe imperdibili della Barbagia</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<h3>Samugheo, con un occhio verso la Barbagia</h3>
<p>Considerato la porta d&#8217;ingresso al territorio barbaricino, <strong>Samugheo</strong> è un borgo dove la vita scorre con un ritmo lento e rilassante. Famoso in tutta la <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/sardegna-in-moto/" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a> per la sua eccellenza nell&#8217;artigianato, ospita il <a href="https://www.murats.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>MURATS</strong> </a>(Museo Unico Regionale dell&#8217;Arte Tessile Sarda), un&#8217;esposizione straordinaria che conserva manufatti storici, telai tradizionali e tappeti finemente lavorati a mano.</p>
<h3>Fonni: il paese alpino e le vette innevate</h3>
<p>A 1.000 metri di altitudine, <strong>Fonni</strong> è il comune più alto della Sardegna ed è la dimostrazione vivente del lato &#8220;alpino&#8221; dell&#8217;Isola. Immerso nelle foreste del Gennargentu, durante la stagione invernale si trasforma in una meta ideale per chi ama la neve, offrendo la possibilità di praticare escursioni o ciaspolate sulle vette circostanti. Il centro storico è famoso anche per i suoi bellissimi murales dipinti sulle facciate delle case tradizionali in pietra.</p>
<h3>Una Barbagia o tante Barbagie?</h3>
<p>I Romani chiamarono questa terra Barbaria proprio per via della fiera resistenza delle sue popolazioni montanare, che attraverso una guerriglia fatta di imboscate tra i boschi impedirono ai conquistatori di insediarsi stabilmente nell&#8217;entroterra.</p>
<p>In realtà, definire la Barbagia come un&#8217;unica entità è riduttivo: il territorio si articola infatti in ben sei sotto-regioni storiche, ciascuna con le proprie tradizioni, costumi e peculiarità:</p>
<ol>
<li><strong>Barbagia di Ollolai</strong> (di cui fa parte Fonni)</li>
<li><strong>Barbagia di Mandrolisai</strong> (famosa per l&#8217;eccellente produzione vinicola)</li>
<li><strong>Barbagia di Belvì</strong></li>
<li><strong>Barbagia di Seulo</strong></li>
<li><strong>Barbagia di Nuoro</strong></li>
<li><strong>Ogliastra</strong> (storicamente nota come Barbagia di Trigònia)</li>
</ol>
<p>Esplorarla in moto permette di attraversare queste micro-regioni una dopo l&#8217;altra, passando dai vigneti del Mandrolisai alle foreste di lecci di Belvì, fino ai valichi panoramici che portano verso il Sarcidano.</p>
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		<title>Emilia-Romagna, lo splendido passo a quota 1200 metri che tocca castelli, montagne e laghi&#8230; santi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 08:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra Emilia-Romagna e Toscana, il Passo del Silara è uno di quei luoghi d’Appennino che non ti ritrovi mai per caso: va cercato sulla carta, seguito curva dopo curva e, soprattutto, vissuto con lentezza. 200 metri, lungo una strada provinciale che sale tra faggete, pascoli e crinali aperti, in un paesaggio che alterna silenzi profondi</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana/emilia-romagna-lo-splendido-passo-a-quota-1200-metri-che-tocca-castelli-montagne-e-laghi-santi/">Emilia-Romagna, lo splendido passo a quota 1200 metri che tocca castelli, montagne e laghi&#8230; santi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra <strong>Emilia-Romagna e Toscana</strong>, il <strong>Passo del Silara</strong> è uno di quei luoghi d’Appennino che non ti ritrovi mai per caso: va cercato sulla carta, seguito curva dopo curva e, soprattutto, vissuto con lentezza. 200 metri, lungo una strada provinciale che sale tra faggete, pascoli e crinali aperti, in un paesaggio che alterna silenzi profondi e scorci improvvisi sulle vallate del Parma e del Baganza. Qui l’<strong>Appennino parmense</strong> mostra il suo volto più autentico: poco traffico, piccoli nuclei in pietra, vecchie mulattiere che diventano sentieri escursionistici, tracce di antiche vie di collegamento.</p>
<p>In poche decine di chilometri, l’itinerario permette di collegare il territorio di Berceto con la Lunigiana toscana, i <strong>borghi medievali</strong> con i castelli del Parmense e, più a sud, i laghi glaciali del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, dal <strong>Lago Santo</strong> ai Laghi del Sillara.</p>
<h2>Passo del Silara in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Il <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia/la-strada-delle-3-valli-nel-cuore-delle-alpi-bresciane-un-bellissimo-passo-da-scoprire-in-moto/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Passo del Silara</strong></a>, o Passo del Sillara, si trova in Emilia-Romagna, nella <strong>provincia di Parma</strong>, lungo la <strong>strada provinciale 74</strong> che collega il territorio di Berceto con le località montane della <strong>Val Baganza</strong>. Il valico si colloca attorno ai 1.199-1.200 metri, su una sella naturale tra crinali ricoperti da boschi e pascoli, in uno scenario tipico dell’<strong>Appennino settentrionale</strong>.</p>
<p>Dal punto di vista geografico il passo segna lo spartiacque tra il bacino del <strong>torrente Parma</strong> e quello del Baganza, due corsi d’acqua che hanno modellato le vallate circostanti. Mentre si sale, le case lasciano spazio alle faggete e alle radure, il traffico diminuisce e la strada diventa un nastro tortuoso, molto amato da motociclisti e ciclisti in cerca di curve e panorami.</p>
<p>Inserire il <strong>Passo del Silara</strong> in un viaggio tra Parmense e Lunigiana significa costruire un itinerario lento, che unisce valichi, borghi medievali e laghi montani del vicino crinale tosco-emiliano, lontano dalle rotte più affollate.</p>
<h2>Paesaggi, escursioni e crinali tra Monte Polo e Groppi Rossi</h2>
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<p>Intorno al Passo del Silara si sviluppa una rete di sentieri che permette di conoscere l’<strong>Appennino parmense</strong> lontano dalle arterie principali. Le faggete dominano i versanti alle quote intermedie, mentre avvicinandosi ai crinali compaiono praterie d’altitudine, affioramenti rocciosi e punti panoramici affacciati sulle valli del Parma e del Baganza.</p>
<p>Tra le mete più interessanti per chi ama camminare spiccano il <strong>Monte Polo</strong>, il <strong>Monte Silara</strong> e i <strong>Groppi Rossi</strong>. Un anello escursionistico molto frequentato parte proprio dal valico e tocca Groppi Rossi, Monte Silara e Monte Polo, con circa 430 metri di dislivello e tempi di percorrenza attorno alle quattro ore. Il tratto più impegnativo è la cresta dei Groppi Rossi, dove il terreno diventa roccioso e alcuni passaggi sono adatti a <strong>escursionisti esperti</strong>.</p>
<p>In alternativa si può puntare verso il <strong>Monte Borgognone</strong> lungo la dorsale del <strong>Groppo Albero</strong>: un itinerario più breve, con circa 370 metri di dislivello e due ore di cammino, che alterna boschi, prati aperti e scorci sul crinale principale dell’Appennino tosco-emiliano.</p>
<h2>Berceto, borghi in pietra e castelli: la memoria storica del valico</h2>
<p>Il <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia/passo-crocedomini/" target="_blank" rel="noopener">Passo del Silara</a> si inserisce in un mosaico di antiche vie di comunicazione che per secoli hanno collegato la Pianura Padana alla Toscana. Prima delle strade moderne, erano sentieri e mulattiere a permettere il passaggio di mercanti, pastori e pellegrini, spesso diretti verso il vicino valico della Cisa e la <strong>Via Francigena</strong>.</p>
<p>Il principale riferimento storico della zona è <strong>Berceto</strong>, borgo medievale che sorge proprio lungo la Francigena. Nel suo centro storico spicca il <strong>Duomo di San Moderanno</strong>, con importanti elementi romanici che raccontano il ruolo del paese come luogo di sosta e accoglienza per i viandanti in cammino verso Roma. Le vie lastricate e le case in pietra restituiscono ancora oggi l’atmosfera di un antico centro di montagna.</p>
<p>Dalla rete di sentieri che gravita intorno al Silara si raggiungono anche piccoli nuclei come <strong>Roccaferrara</strong> e <strong>Graiana Castello</strong>, con edifici rurali e tracce di fortificazioni. Allargando l’itinerario ad altre valli del Parmense si può includere una deviazione a <strong>Bardi</strong>, dominata dall’imponente castello arroccato su uno sperone di diaspro rosso, autentico simbolo militare della zona appenninica.</p>
<h2>Laghi glaciali, periodi migliori e consigli pratici di viaggio</h2>
<p>Chi vuole ampliare il viaggio tra Emilia-Romagna e Toscana può puntare sui <strong>laghi glaciali</strong> dell’<strong>Appennino tosco-emiliano</strong>, da visitare con escursioni dedicate e non come semplici deviazioni stradali dal Passo del Silara. È importante distinguere il valico dal Monte Sillara e dai suoi <strong>Laghi del Sillara</strong>, che si trovano molto più a sud lungo il crinale e si raggiungono partendo da località come Prato Spilla.</p>
<p>Tra le mete più note c’è il <strong>Lago Santo parmense</strong>, nel territorio di Corniglio, a circa 1.508 metri di quota. Si arriva a piedi dagli impianti di Lagdei, lungo sentieri ben segnalati all’interno del Parco nazionale dell’<strong>Appennino tosco-emiliano</strong>. Sulle rive del lago il <strong>Rifugio Mariotti</strong> offre un punto d’appoggio ideale per chi percorre anche l’<strong>Alta Via dei Parchi</strong>, che nella prima tappa collega Berceto proprio al Lago Santo.</p>
<p>Per programmare il viaggio, i periodi migliori vanno da fine primavera all’autunno. In estate i sentieri in quota sono generalmente più accessibili, mentre tra ottobre e novembre le faggete che circondano il Silara esplodono di colori. In ogni stagione conviene verificare meteo, eventuale neve residua e condizioni dei sentieri, soprattutto lungo i tratti esposti dei crinali.</p>
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		<title>Murales, streghe e montagne: il borgo abruzzese dove ogni vicolo racconta una storia diversa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 06:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se ami i percorsi motociclistici tra curve panoramiche, borghi di pietra e soste lente, l’Alto Sangro è uno di quei posti che ti restano addosso. In poche decine di chilometri l’Abruzzo ti porta dalle strade scorrevoli di fondovalle ai paesi arroccati, dove il casco si toglie spesso per fotografare murales, vicoli, montagne e lago. Al</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se ami i <strong>percorsi motociclistici</strong> tra curve panoramiche, borghi di pietra e soste lente, l’<strong>Alto Sangro</strong> è uno di quei posti che ti restano addosso. In poche decine di chilometri l’Abruzzo ti porta dalle strade scorrevoli di fondovalle ai paesi arroccati, dove il casco si toglie spesso per fotografare murales, vicoli, montagne e lago.</p>
<p>Al centro di questo anello c’è <strong>Scontrone</strong>, un borgo minuscolo ma sorprendente, dove le case raccontano storie di emigrazione, di lavoro e di antiche credenze popolari. È il punto di partenza ideale per un <strong>itinerario in moto</strong> che collega Castel di Sangro, Barrea e Villetta Barrea, affacciandosi sulla porta del <strong>Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise</strong>. Un giro perfetto da fare in giornata, con strade asfaltate, panorami continui e tante occasioni per scendere a piedi e prendersi il tempo di esplorare.</p>
<h2>Scontrone in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Arrivare in moto a <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/un-castello-leggendario-per-un-borgo-storico-un-anello-abruzzese-per-tornare-nel-medioevo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Scontrone</strong></a> significa lasciare alle spalle il traffico di Castel di Sangro e infilarsi in una valle che si stringe tra prati, boschi e tornanti dolci. Il borgo storico è arroccato su un rilievo che domina la <strong>valle del Sangro</strong>, mentre <strong>Villa Scontrone</strong> si distende più in basso, vicino al fiume: due anime dello stesso paese, collegate da pochi chilometri di strada panoramica.</p>
<p>Il centro antico è quello che colpisce di più chi viaggia: stradine lastricate, scalinate ripide, case di pietra chiara e quell’atmosfera sospesa tipica dei paesi appenninici. Qui <strong>Scontrone</strong> si è reinventata come <strong>galleria a cielo aperto</strong>, trasformando le proprie facciate nel racconto visivo di un’intera comunità. È un luogo raccolto, che si gira a piedi in poco tempo, ma che richiede lentezza, perché ogni angolo ha un dettaglio da osservare, un murale da leggere, una vista sulla valle da fotografare.</p>
<h2>Murales, chiese e panorami: cosa vedere a Scontrone a passo lento</h2>
<p>Nel cuore del borgo <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/la-sua-pendenza-ha-fatto-la-storia-del-ciclismo-un-tempo-era-lunica-via-tra-abruzzo-e-molise/" target="_blank" rel="noopener"><strong>24 murales</strong></a>, realizzati a partire dal 1988 da artisti italiani e stranieri, raccontano <strong>emigrazione</strong>, lavori agricoli, fabbriche e <strong>vita quotidiana</strong>. Passeggiando tra i vicoli scoprirai scene di pastorizia, partenze per l’estero, trasformazioni sociali del Novecento: una memoria collettiva dipinta direttamente sui muri delle case, restaurata negli anni per non andare perduta.</p>
<p>I murales sono disseminati in tutto il centro, tra piazzette, archi e passaggi stretti, e si alternano a scorci sulla <strong>valle del Sangro</strong> e sui rilievi che circondano <strong>Alfedena</strong>. Vale la pena salire fino ai punti più aperti per osservare il paesaggio, soprattutto in autunno, quando i boschi cambiano colore. Tra una sosta e l’altra non perdere la <strong>chiesa di Santa Maria</strong>, documentata già nel Trecento, insieme alle chiese di <strong>San Rocco</strong> e <strong>San Michele Arcangelo</strong>, che raccontano la lunga storia religiosa di questo angolo d’Abruzzo.</p>
<h2>Stregoneria, fossili e arte al femminile: l’anima nascosta di Scontrone</h2>
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<p>Oltre ai murales, <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/abruzzo/david-lynch-se-ne-sarebbe-sicuramente-innamorato-il-passo-di-montagna-piu-bello-tra-lazio-e-abruzzo/" target="_blank" rel="noopener">Scontrone</a> colpisce per un legame insolito con il tema della <strong>stregoneria</strong>, riletto in chiave artistica. Nel borgo compaiono <strong>sculture e installazioni</strong> nate da iniziative culturali che hanno coinvolto artiste di vari Paesi: <strong>figure femminili</strong>, simboli evocativi, richiami al mondo delle streghe interpretati in modo contemporaneo, più poetico che inquietante.</p>
<p>Tra i motivi ricorrenti spicca il <strong>leone</strong>, emblema del Comune, presente in molte opere come elemento decorativo. A questo si affianca il <strong>Museo internazionale della donna nell’arte</strong>, che raccoglie lavori di artiste provenienti da contesti diversi, contribuendo a definire Scontrone come un laboratorio culturale inatteso nel cuore dell’Appennino. Ancora più sorprendente è il patrimonio paleontologico: nel 1991 è stato individuato un importante giacimento con fossili del <strong>Miocene</strong>, tra cui resti dell’<strong>Hoplitomeryx</strong>, raccontati oggi dal Centro di documentazione paleontologico dedicato a questi studi.</p>
<h2>Itinerario in moto: da Castel di Sangro a Barrea e Villetta Barrea</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Per chi viaggia in moto, l’itinerario ideale parte da <strong>Castel di Sangro</strong>, storico crocevia dell’<strong>Alto Sangro</strong>. Dopo una passeggiata tra la Basilica di Santa Maria Assunta e il nucleo medievale, si imbocca la strada verso Alfedena e Scontrone: asfalto buono, curve morbide e pendenze contenute, perfette anche per chi è alle prime armi. A Villa Scontrone si costeggia il fiume, tra tracce di antiche attività termali e memorie legate a Celestino V.</p>
<p>Terminata la visita al borgo, si torna sulla <strong>SS83 Marsicana</strong> in direzione <strong>Barrea</strong>, che appare arroccata sopra il lago omonimo, con il castello medievale a dominare la valle. Da qui la strada prosegue verso <strong>Villetta Barrea</strong>, nel cuore del <strong>Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise</strong>, dove non è raro avvistare cervi nei pressi del paese. Per chi ama unire moto, natura e storia, una sosta sui sentieri panoramici e tra le testimonianze della <strong>transumanza</strong> chiude al meglio questo anello abruzzese.</p>
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		<title>In Liguria tutti stanno andando verso questa oasi naturale: sono i laghetti incontaminati perfetti da vivere in autunno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 08:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liguria in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A volte basta mezz’ora di curve per cambiare completamente orizzonte. Lasci alle spalle il lungomare di Bordighera, il traffico della Riviera di Ponente e le vetrine sul litorale, e in pochi chilometri ti ritrovi immerso nel silenzio di una valle scavata dall’acqua. L’itinerario in moto verso i laghetti di Rocchetta Nervina è uno di quei</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/liguria-in-moto/in-liguria-tutti-stanno-andando-verso-questa-oasi-naturale-sono-i-laghetti-incontaminati-perfetti-da-vivere-in-autunno/">In Liguria tutti stanno andando verso questa oasi naturale: sono i laghetti incontaminati perfetti da vivere in autunno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A volte basta mezz’ora di curve per cambiare completamente orizzonte. Lasci alle spalle il lungomare di Bordighera, il traffico della Riviera di Ponente e le vetrine sul litorale, e in pochi chilometri ti ritrovi immerso nel silenzio di una valle scavata dall’acqua. L’<strong>itinerario in moto</strong> verso i <strong>laghetti di Rocchetta Nervina</strong> è uno di quei percorsi brevi ma intensi, dove conta più la qualità del tragitto che la distanza percorsa.</p>
<p>I tornanti che risalgono la <strong>Val Nervia</strong> accompagnano lo sguardo tra vigneti, boschi e borghi medievali, fino al piccolo anfiteatro di pietra dove il <strong>torrente Barbaira</strong> ha scavato le sue pozze turchesi. In autunno, il contrasto tra i colori caldi del fogliame e il verde freddo dell’acqua crea un paesaggio quasi montano a due passi dal mare, perfetto per chi ama alternare curve, passeggiate e soste lente con casco appeso allo specchietto.</p>
<h2>Laghetti di Rocchetta in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Per chi ama le <strong>escursioni su due ruote</strong>, i laghetti di Rocchetta Nervina sono la scusa perfetta per lasciare la costa e infilarsi nell’<strong>entroterra dell’estremo Ponente ligure</strong>. In appena <strong>17 chilometri</strong> si passa dal profilo urbano di Bordighera a una valle raccolta, segnata da boschi, vigneti e torrenti che scorrono tra pareti rocciose. È un cambio di scenario netto, che premia chi cerca itinerari brevi ma ricchi di spunti.</p>
<p>Il cuore dell’esperienza è il corso del <strong>torrente Barbaira</strong>, che a ridosso del borgo ha scolpito una serie di <strong>pozze naturali</strong>, vere e proprie piscine di roccia dove l’acqua assume sfumature dal <strong>verde smeraldo</strong> all’azzurro. In estate attirano chi vuole un’alternativa al mare; tra ottobre e novembre, invece, diventano il punto d’arrivo di una giornata diversa, da abbinare alla visita del paese e a una camminata lenta lungo il corso d’acqua, quando i sentieri sono generalmente meno affollati.</p>
<h2>Dalla Riviera ai laghetti di Rocchetta Nervina: perché andarci in moto</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il tracciato consigliato parte da <a href="https://www.trueriders.it/trueriders/il-borgo-dei-5-elementi-della-liguria-quattro-sono-i-classici-saprai-indovinare-il-quinto/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Bordighera</strong></a> e segue la costa verso <strong>Vallecrosia</strong>, tra stabilimenti balneari, traffico locale e rotonde tipiche della <strong>Riviera ligure di Ponente</strong>. Qui la moto serve soprattutto per svicolare nel traffico, ma è solo il prologo: il viaggio vero inizia quando lasci il mare alle spalle e ti infili nell’accesso alla <strong>Val Nervia</strong>, in direzione Camporosso.</p>
<p>Superato Camporosso, la strada provinciale <strong>SP64</strong> si fa più interessante per chi guida una moto: l’urbanizzato si dirada, compaiono coltivazioni e piccoli nuclei rurali, le prime curve panoramiche accompagnano il torrente. Raggiungi <strong>Dolceacqua</strong>, con il suo ponte medievale e il castello dei Doria che domina il borgo: vale almeno una sosta fotografica dal sellino, anche se l’itinerario principale prosegue senza deviazioni.</p>
<p>Oltrepassato il centro, al bivio prendi la <strong>SP68</strong> per <strong>Rocchetta Nervina</strong>. L’ultima parte del tragitto è la più suggestiva per chi ama la guida lenta: carreggiata più stretta, tornanti regolari, boschi e colline che chiudono la valle. I 32 minuti indicati dal navigatore sono realistici, ma in autunno conviene prevedere qualche sosta in più per foto e traffico locale.</p>
<h2>Rocchetta Nervina e i laghetti del Barbaira: tra borgo medievale e canyon</h2>
<p>Parcheggiata la moto nei pressi dell’abitato, Rocchetta Nervina si presenta come un <strong>borgo medievale</strong> compatto, arrampicato su uno sperone roccioso alla confluenza tra il Barbaira e il rio Oggia. Si entra attraversando il caratteristico <strong>ponte in pietra a schiena d’asino</strong>, che introduce al reticolo di <strong>caruggi</strong>, archi, scalinate e passaggi coperti tipici dell’entroterra ligure.</p>
<p>Pochi minuti a piedi separano il centro storico dalle prime <strong>pozze del Barbaira</strong>: qui il torrente si incassa tra pareti rocciose, piccoli ponti e vegetazione ripariale. Non sono bacini artificiali, ma una serie di <strong>conche naturali</strong> modellate dall’erosione, con profondità variabile e sponde a tratti difficili da raggiungere. Proseguendo verso monte, il <strong>canyon</strong> si fa più stretto, con pareti umide coperte di muschi e felci.</p>
<p>Questo tratto superiore è un riferimento per chi pratica <strong>canyoning</strong>: scivoli naturali, calate su corda, passaggi tecnici che niente hanno a che vedere con la semplice passeggiata. Per affrontarlo servono guida, attrezzatura specifica e condizioni idrologiche sicure. Per una visita autunnale in chiave escursionistica è più che sufficiente limitarsi ai laghetti vicini al borgo e agli affacci più accessibili.</p>
<h2>A piedi ai laghetti in autunno: sentieri, sicurezza e consigli per motociclisti</h2>
<p>Dalla zona del ponte medievale partono i percorsi pedonali che costeggiano il Barbaira: per raggiungere le <strong>prime pozze</strong> bastano pochi minuti a piedi, ma il fondo è spesso irregolare, con pietre umide e passaggi vicini all’acqua. Calzature da trekking leggero o comunque con buona aderenza sono vivamente consigliate, soprattutto se arrivi in moto con stivali più rigidi e decidi di cambiare scarpe per la passeggiata.</p>
<p>Alcuni itinerari locali indicano circa <strong>700 metri</strong> per raggiungere conche un po’ più appartate; chi vuole spingersi oltre può seguire il sentiero verso <strong>Ponte Cin</strong>, legato al <strong>Sentiero Balcone</strong>, con 45–50 minuti di cammino in salita. In autunno il fascino sta nei <strong>colori del bosco</strong>, nella luce radente e nel minor affollamento, ma è fondamentale controllare meteo e condizioni del bacino a monte: dopo piogge intense, correnti e livelli possono cambiare rapidamente.</p>
<p>Le acque limpide non garantiscono sicurezza per il bagno: meglio vivere l’esperienza come <strong>passeggiata naturalistica</strong>, rispettando eventuali divieti, restando sui tracciati esistenti e riportando a casa ogni rifiuto. Per chi arriva su <strong>due ruote</strong>, il consiglio è partire presto da Bordighera, sfruttare le ore centrali di luce tra borgo e laghetti e programmare il rientro prima del tramonto, quando le temperature in valle scendono sensibilmente.</p>
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		<title>In Molise c’è un paese costruito sotto un’enorme roccia, con una chiesa scavata nella montagna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 06:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Molise in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pietracupa è uno di quei borghi che, se ami i percorsi nell’entroterra e le curve tranquille, ti restano addosso a lungo. Il paese si sviluppa attorno a una spettacolare Morgia calcarea che spunta dalle colline del Molise come una prua di roccia, visibile già da lontano mentre risali con la moto la dorsale collinare. Questo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Pietracupa è uno di quei borghi che, se ami i percorsi nell’entroterra e le curve tranquille, ti restano addosso a lungo. Il paese si sviluppa attorno a una spettacolare <strong>Morgia calcarea</strong> che spunta dalle colline del Molise come una prua di roccia, visibile già da lontano mentre risali con la moto la dorsale collinare.</p>
<p>Questo <strong>itinerario di circa 52 km da <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/sembra-un-paese-dellamerica-latina-ma-questo-borgo-colorato-si-nasconde-nel-cuore-del-molise/" target="_blank" rel="noopener">Campobasso</a></strong> è perfetto per chi cerca un <strong>giro di mezza giornata</strong> tra paesaggi rurali, piccoli centri medievali e soste panoramiche con vista sulle vallate appenniniche. L’arrivo a Pietracupa regala un colpo d’occhio unico: case addossate allo sperone, vicoli che si stringono verso l’alto e, incastonata nella roccia, la <strong>chiesa rupestre di Sant’Antonio Abate</strong>. Un mix raro di geologia, storia e quiete, ideale per chi viaggia su due ruote e vuole scoprire la cosiddetta <strong>Betlemme del Molise</strong> lontano dalle rotte affollate.</p>
<h2>Pietracupa in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorsi</h3>
<p>Arrivare a <strong>Pietracupa in moto</strong> significa letteralmente puntare verso una montagna di pietra nel cuore del Molise. Il borgo, in provincia di Campobasso, è adagiato attorno a una grande <strong>Morgia calcarea</strong> che domina il paesaggio collinare e ne condiziona da sempre la forma urbana. Da lontano le case sembrano arrampicarsi sullo sperone, creando quell’immagine compatta che ha fatto nascere il soprannome di <strong>Betlemme del Molise</strong>.</p>
<p>Il nome Pietracupa viene spesso interpretato come “<strong>pietra bucata</strong>”, richiamo diretto alle numerose cavità che solcano la roccia. Queste grotte, in parte naturali e in parte modellate dall’uomo, raccontano secoli di adattamento al territorio: rifugi, ambienti religiosi, spazi di servizio e, in alcuni casi, strutture legate alla difesa del paese. Oggi tutto ruota ancora attorno alla Morgia, fulcro visivo del borgo e punto di riferimento costante mentre ti muovi tra i vicoli e i gradini che salgono verso la zona più alta.</p>
<h2>Cosa vedere tra Morgia, chiese e paesaggi delle Morge cenozoiche</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il cuore della visita a <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/assomiglia-a-un-presepe-ed-e-un-borgo-fantastico-da-vivere-sotto-natale/" target="_blank" rel="noopener">Pietracupa</a> è la <strong>chiesa rupestre di Sant’Antonio Abate</strong>, un ambiente scavato direttamente nella Morgia. L’interno, essenziale e raccolto, conserva nicchie, un crocifisso ligneo cinquecentesco e un <strong>altare ricavato da una vecchia macina</strong> da mulino: dettagli che raccontano un’architettura povera ma profondamente legata alla vita quotidiana del borgo. Sopra la grotta, la <strong>chiesa seicentesca</strong> dedicata allo stesso santo sfrutta la roccia come parte delle pareti, fondendo murature e roccia viva in un unico volume.</p>
<p>Poco distante merita una sosta anche la <strong>chiesa di San Gregorio Magno</strong>, ricostruita nel Cinquecento dopo i terremoti medievali. Da qui si colgono bene le proporzioni della Morgia e il suo ruolo nel profilo del paese. Il paesaggio che circonda Pietracupa appartiene al <strong>Parco delle Morge Cenozoiche del Molise</strong>: <strong>rilievi calcarei isolati</strong>, ricchi di fossili marini, che emergono dalle colline coltivate. Uno scenario ideale per chi ama alternare curve tranquille a brevi passeggiate panoramiche.</p>
<h2>Storia di grotte, fortificazioni e terremoti nel cuore del Molise</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La <strong>Morgia di Pietracupa</strong> non è solo un elemento paesaggistico: è il filo conduttore della storia locale. I calcari che la compongono si sono formati milioni di anni fa, quando qui c’era il mare, e custodiscono ancora fossili di organismi marini. Nel tempo, i movimenti tettonici hanno sollevato questi depositi, mentre l’erosione ha lasciato emergere lo sperone isolato che oggi caratterizza il borgo. Su un versante sono state censite tredici cavità distribuite su <strong>tre livelli</strong>, collegate da scalinate e passaggi ricavati nella pietra.</p>
<p>Già tra VI e VII secolo alcune di queste grotte avrebbero ospitato <strong>comunità monastiche</strong> in cerca di luoghi appartati. Più tardi, con la costruzione di una <strong>struttura fortificata</strong> in sommità, molte cavità furono convertite in spazi di servizio, magazzini, posti di guardia e ambienti legati alla giustizia baronale. I grandi <strong>terremoti del 1456 e del 1805</strong> cambiarono ancora una volta il volto di Pietracupa, danneggiando le chiese, modificando gli accessi alla Morgia e riportando per un periodo il culto all’interno della grotta rupestre.</p>
<h2>Itinerario in moto da Campobasso a Pietracupa e consigli pratici</h2>
<p>L’itinerario più interessante per chi viaggia in moto parte da Campobasso e segue una direttrice interna di <strong>circa 52 km</strong>, con 58 minuti di guida indicativi, senza soste. Si abbandona il capoluogo, con il Castello Monforte che domina il centro storico, e si procede tra colline e campi verso Castropignano, sfruttando le statali di zona e il tratto della <strong>SS747</strong>. La strada, pur senza tratti estremi, offre curve ampie, poco traffico e scorci continui sulle vallate appenniniche.</p>
<p>A Castropignano vale la pena fermarsi per una foto al <strong>Castello d’Evoli</strong>, che domina il rilievo roccioso sopra il paese. Da qui si riprende la <strong>SS747</strong> in direzione Pietracupa, con la <strong>sagoma della Morgia</strong> che compare all’orizzonte man mano che ci si avvicina. Dopo la visita al borgo, il percorso prosegue fino al comune di Molise, piccolo centro agricolo e boschivo a circa 868 metri d’altitudine. I periodi migliori per questo anello sono <strong>primavera e autunno</strong>, quando il clima è mite e l’asfalto più affidabile; in inverno attenzione a freddo, ghiaccio e superfici in pietra scivolose, specie se decidi di esplorare il borgo a piedi con stivali da moto.</p>
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		<title>Sembra il Canada d&#8217;Italia ed è un paradiso per il foliage: la strada in moto da fare assolutamente in questa stagione</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/abruzzo/david-lynch-se-ne-sarebbe-sicuramente-innamorato-il-passo-di-montagna-piu-bello-tra-lazio-e-abruzzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 12:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lontano dalle altezze "record" delle Alpi, la Forca d'Acero è uno dei valichi appenninici più belli e suggestivi, scelto da moltissimi motociclisti per visitare Lazio e Abruzzo. L'itinerario permette ai rider (e non solo) di scoprire paesaggi suggestivi, candidi della neve invernale e coloratissimi dalla natura primaverile ed estiva, e mettere in collegamento due belle località: San Donato Val di Comino, nel frusinate, e Opi in Abruzzo.  Forca d'Acero in moto. L'itinerario Per scoprire ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/abruzzo/david-lynch-se-ne-sarebbe-sicuramente-innamorato-il-passo-di-montagna-piu-bello-tra-lazio-e-abruzzo/">Sembra il Canada d&#8217;Italia ed è un paradiso per il foliage: la strada in moto da fare assolutamente in questa stagione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono strade che non servono semplicemente per andare da un punto A a un punto B, ma che meritano di essere percorse per la pura bellezza del viaggio. La <strong>Forca d’Acero</strong>, valico appenninico situato a 1.538 metri d&#8217;altitudine, è una di queste.</p>
<p>Con i suoi boschi fitti di faggi maestosi che abbracciano l&#8217;asfalto creandovi sopra una vera e propria galleria naturale, questo passo regala un&#8217;atmosfera sospesa e quasi misteriosa — una scenografia naturale che avrebbe senz&#8217;altro affascinato il regista di Twin Peaks. Mettendo in comunicazione la provincia di Frosinone con il cuore delle montagne abruzzesi, la Forca d&#8217;Acero varia volto in ogni stagione: bianca di neve in inverno, verde rigogliosa in estate e un&#8217;esplosione di foliage dorato in autunno.</p>
<h2 id="h-forca-d-acero-in-moto" class="">Forca d&#8217;Acero in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<p class="">Per scoprire al meglio questo itinerario, ne allunghiamo leggermente il percorso, partendo da <strong>Sora</strong>, nel pieno del frusinate, e spingendoci fino a <strong>Civitella Alfedena</strong>, uno dei piccoli borghi del <a href="https://www.parcoabruzzo.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Parco nazion</strong><strong>a</strong><strong>le d&#8217;Abruzzo, Lazio e Molise</strong></a>, intorno al quale si sviluppa una vasta rete di piste da sci e impianti di risalita, molto frequentati in inverno.</p>
<h3 id="h-mappa" class="">Mappa</h3>
<iframe title="la mappa" loading="lazy" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m54!1m8!1m3!1d381002.7519449698!2d13.860318!3d41.751065!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m43!3e0!4m5!1s0x133aaa44d7505e83%3A0xd1d77b8ca8c186d6!2sSora%2C%2003039%20FR!3m2!1d41.7188066!2d13.613060899999999!4m5!1s0x133009816fbf4a4d%3A0x3fe5386fe7b8c79c!2sForca%20d&#039;Acero%2C%2003046%20San%20Donato%20Val%20di%20Comino%20FR!3m2!1d41.75!2d13.816666699999999!4m5!1s0x13300be458b8d0f7%3A0x1f1a917140dd8f01!2sOpi%2C%2067030%20AQ!3m2!1d41.7768945!2d13.829331199999999!4m5!1s0x1330749fe8d9ccc1%3A0xc71d38a6a785c384!2sVilletta%20Barrea%2C%2067030%20AQ!3m2!1d41.7765025!2d13.938659!4m5!1s0x133074973126d3b3%3A0xe69a28898314c826!2sCivitella%20Alfedena%2C%2067030%20AQ!3m2!1d41.765281!2d13.942910399999999!4m5!1s0x133076f201eab41d%3A0xf20c20975826dbaa!2sAlfedena%2C%2067030%20AQ!3m2!1d41.7345347!2d14.0331127!4m5!1s0x13307a3ff7bdc465%3A0x1c094f9e1a5b8780!2s67031%20Castel%20di%20Sangro%20AQ!3m2!1d41.7738101!2d14.1233667!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1792050361121!5m2!1sit!2sit" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe>
<h3 id="h-percorso" class="">Percorso</h3>
<p class="">Usciti da <a href="https://www.paesionline.it/italia/guida-sora"><strong>Sora</strong></a>, e dopo aver superato le intersezioni con la SS82 e la SR509, che collegano la Ciociaria con il Basso Lazio, prendiamo la famosa SR666. Tra gli <em>addetti ai lavori</em>, questa direttrice è conosciuta anche come la Strada del Diavolo, e non è neanche difficile capire perché. Proseguendo, superiamo Campoli Appennino e Valle di Rio per arrivare sulla SR509, che conduce alla<strong> Forca d&#8217;Acero</strong>. Il <strong>passo appenninico</strong>, dalla pendenza abbastanza evidente sul versante laziale, è però dolce e piacevole da percorrere.</p>
<p class="">Tutto lungo la Forca si ammirano curve e paesaggi di tutto rispetto, fino al &#8220;picco&#8221;, sui 1.500 metri, dal quale lo sguardo passa da <strong>San Donato Val di Comino</strong>, nel frusinate, a <strong>Opi</strong>, tra le montagne abruzzesi. Oltrepassata Opi, continuiamo il nostro percorso in Abruzzo percorrendo la SS83 che ci conduce a <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/un-piccolo-lago-al-centro-di-quattro-regioni-se-vuoi-vivere-le-montagne-piu-belle-ditalia-questo-e-il-punto-di-partenza-giusto/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Villetta Barrea</strong></a>, con vista sull&#8217;omonimo lago. La SP59 ci regala una risalita fino a <strong>Civitella Alfedena </strong>e un breve tratto &#8220;sospesi&#8221; sul lago; da qui, sempre tramite la SS83, raggiungiamo in pochi chilometri la località di <strong>Alfedena </strong>e, dopo aver oltrepassato Campo Dragone, prendiamo il rettilineo della SS17 fino al nostro arrivo a <strong>Castel di Sangro</strong>.</p>
<h2>I numeri e le curiosità sul valico di Forca d&#8217;Acero</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Anche se non raggiunge le altitudini vertiginose dei grandi passi alpini, la Forca d’Acero vanta caratteristiche tecniche ed estetiche che la rendono una delle strade più amate del centro Italia:</p>
<ul>
<li><strong>Altezza massima al valico:</strong> 1.538 metri s.l.m.</li>
<li><strong>Pendenza massima:</strong> 9% (con il versante laziale leggermente più impegnativo di quello abruzzese)</li>
<li><strong>Sviluppo complessivo:</strong> circa 29 km di puro piacere di guida</li>
</ul>
<p>La vera unicità di questa arteria risiede nel suo valore strategico e paesaggistico: rappresenta infatti<strong> l&#8217;unico collegamento diretto</strong> tra la Ciociaria (il frusinate) e l&#8217;area protetta del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Più che una semplice via di scorrimento veloce, la Forca d&#8217;Acero è un vero e proprio &#8220;itinerario parco&#8221;, aperto per quasi tutto l&#8217;anno e incorniciato da rifugi montani, aree picnic e punti di partenza per escursioni nel bosco.</p>
<h2>Spettacolo d&#8217;autunno e la sfida del Giro d&#8217;Italia</h2>
<p>Se la primavera e l&#8217;estate regalano temperature fresche e curve ideali da percorrere in moto, l&#8217;autunno è la stagione in cui la Forca d&#8217;Acero dà il meglio di sé. Tra ottobre e novembre la secolare faggeta si trasforma in una tavolozza di colori intensi, dal rosso ocra al giallo ambra, rendendo ogni piega in sella un&#8217;esperienza altamente scenografica.</p>
<p>Ma la Forca d&#8217;Acero non è solo terreno di conquista per i motori. Questa salita vanta una solida tradizione ciclistica, essendosi guadagnata un posto nel percorso del <strong>Giro d’Italia</strong> per ben 4 volte. Con i suoi 1.200 metri di dislivello complessivo calcolati a partire dalle piane di Sora e Atina, rappresenta una sfida classica ed emozionante anche per chi ama macinare chilometri a forza di pedali.</p>
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		<title>La strada panoramica tra colline e vigneti che ti porta dentro le cantine storiche più spettacolari d&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana/la-strada-del-vino-nobile-di-montepulciano-un-viaggio-tra-i-sapori-delle-colline-toscane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 12:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Strada del Vino Nobile di Montepulciano e dei Sapori della Valdichiana Senese è un percorso semplicemente incredibile da fare in moto. Stiamo parlando di un percorso di un centinaio di chilometri da vivere nella campagna del senese, partendo da San Casciano dei Bagni e arrivando fino a Pienza, passando per tutta una serie di comuni che sarà un vero e proprio piacere visitare durante il nostro tragitto. Ovviamente si tratta di un moto itinerario dedicato sia al mondo della natura, ma anche ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="">La <strong>Strada del Vino Nobile di Montepulciano</strong> e dei Sapori della Valdichiana Senese è un percorso semplicemente incredibile da fare in moto. Stiamo parlando di un percorso di un centinaio di chilometri da vivere nella campagna del senese, partendo da <strong>San Casciano dei Bagni</strong> e arrivando fino a <strong>Pienza,</strong> passando per tutta una serie di comuni che sarà un vero e proprio piacere visitare durante il nostro tragitto. Ovviamente si tratta di un moto itinerario dedicato sia al mondo della natura, ma anche della storia del nostro paese, senza dimenticare l&#8217;enogastronomia, fiore all&#8217;occhiello dell&#8217;Italia e, in particolare, di questa zona del Centro. Il Montepulciano è uno dei vini rossi più amati e consumati in tutto il mondo, perché non andare alla scoperta della terra dove tutto ha origine?</p>
<h2 id="h-strada-del-vino-nobile-di-montepulciano-in-moto" class="">Strada del Vino Nobile di Montepulciano in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3 id="h-mappa" class="">Mappa</h3>
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<h3 id="h-percorso" class="">Percorso</h3>
<p class="">Il nostro viaggio sulla <strong>Strada del Vino Nobile di Montepulciano</strong> inizia da<strong> San Casciano dei Bagni</strong>. Questa località è famosa per il vino, per l&#8217;olio e anche per i suoi bagni termali, tanto belli quanto salutari per l&#8217;organismo. È anche uno dei borghi più belli d&#8217;Italia, quindi merita sicuramente una visita. Prendete la <strong>SP321</strong> andando verso Nord e attraversando, sin dall&#8217;inizio, le splendide terre del Montepulciano.</p>
<p class="">La vostra prossima tappa è la città di <strong>Cetona. </strong>Anche questo borgo in provincia di Siena è uno dei più belli del nostro paese, arroccato su una collina verde dove poter visitare tutta una serie di monumenti antichi. Merita qualche minuto di visita, quindi fermiamoci a riempire sguardo e cuore di tutte le meraviglie che si respirano in queste zone. Riprendiamo la SP21 direzione <strong>Sarteano,</strong> città in provincia di Siena famosa per il suo castello medievale e per le tantissime chiese che si trovano nel suo territorio.</p>
<p class="">Anche qui i prodotti tipici sono, ovviamente, olio d&#8217;oliva e vino, ma anche frumento. Da Sarteano andiamo verso <strong>Chiusi,</strong> una bellissima città fondata addirittura dagli Etruschi. Da Chiusi prendiamo la <strong>SP326</strong> per proseguire lungo la Strada del Vino Montepulciano, arrivando a Chianciano Terme, città rinomata proprio per le sue terme. Si trova nella <strong>Val d&#8217;Orcia</strong>, che l&#8217;UNESCO ha inserito all&#8217;interno dei Patrimoni dell&#8217;Umanità. Dalla città a <strong>Montepulciano</strong> il passo è più o meno breve. Curva dopo curva arriveremo nel borgo fondato nuovamente dagli Etruschi. Ovviamente in tutto il mondo è famoso per altro: per il <strong>Montepulciano DOCG</strong>! L&#8217;ultima tappa di questo moto itinerario alla scoperta del Montepulciano ci porta dalla città di origine di questo vitigno che tutto il mondo ci invidia fino alla città di <strong>Pienza,</strong> sempre lungo la bellissima Strada del Vino di Montepulciano.</p>
<p class="">Prendete la strada in direzione di Torrita di Siena, altro borgo della <strong>Valdichiana</strong> che è semplicemente un gioiellino da ammirare. Proseguite lungo la strada, superando altri splendidi borghi come Sin<strong>a</strong>lunga e <strong>Trequanda.</strong> Anche loro meritano una piccola visita durante il vostro viaggio. E finalmente dopo tanta bella strada, tanta natura incontaminata e storia del nostro bel paese eccoci arrivare alla meta finale del nostro viaggio in moto, <strong>Pienza.</strong> Un altro bellissimo borgo che svetta dalla sua collinetta con le sue splendide architetture. Un luogo molto elegante e raffinato che sarà la degna conclusione di un viaggio che lascerà nei vostri occhi e nel vostro cuore ricordi indelebili.</p>
<h2>I borghi della Strada del Vino Nobile di Montepulciano</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<h3>San Casciano dei Bagni</h3>
<p>Durante il percorso si incontrano diversi borghi dalle caratteristiche simili, ma ognuno con i suoi bellissimi particolari. La partenza di questo viaggio è a <a href="https://www.paesionline.it/italia/guida-san_casciano_dei_bagni" target="_blank" rel="noopener"><strong>San Casciano dei Bagni</strong></a> un borgo inserito nel circuito dei borghi più belli d&#8217;Italia. Saprà sicuramente come coinvolgere i propri visitatori grazie ad un circuito termale davvero notevole che conta oltre 4o sorgenti sulfuree. La <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana/" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a> è molto rinomata per possedere alcuni dei centri termali più attrezzati di tutta Europa e questo è sicuramente uno tra i migliori.</p>
<h3>Cetona</h3>
<p>Proseguendo nel tragitto ti imbatterai in <strong>Cetona</strong>, una piccola cittadina incastonata nel cuore delle colline toscane. In questo periodo, con i colori dell&#8217;autunno, sono particolarmente suggestive. Piazza Garibaldi, la Chiesa di San Michele Arcangelo e il bellissimo Parco Archeologico di Belvedere sono senza dubbio le attrazioni da non perdere quando si visita Cetona, oltre alla sua bellissima rocca.</p>
<h3>Pienza</h3>
<p>Il borgo ultimo che si incontra in questo itinerario è <a href="https://www.goodtrekking.it/destinazioni/e-la-prima-citta-ideale-del-rinascimento-ti-sorprendera-in-ogni-suo-angolo-come-lintera-val-dorcia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Pienza</strong></a>. Ti troverai immerso nel paesaggio strepitoso della Val d&#8217;Orcia, in una città medievale ricostruita da Papa Pio II che la considerava come la città ideale da visitare. Atmosfera incantevole e una vista panoramica sulle colline toscane davvero notevole oltre ad avere tantissimi luoghi di interesse che sapranno attirare l&#8217;attenzione dei suoi visitatori e non solo.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana/la-strada-del-vino-nobile-di-montepulciano-un-viaggio-tra-i-sapori-delle-colline-toscane/">La strada panoramica tra colline e vigneti che ti porta dentro le cantine storiche più spettacolari d&#8217;Italia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>L’autostrada lo ha fatto dimenticare, ma questo passo resta una goduria per chi ama guidare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 06:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affrontare il Passo del Brattello in moto significa scegliere consapevolmente di lasciare l’autostrada A15 alle spalle e tornare su una strada di montagna che segue ancora la forma naturale dell’Appennino tosco-emiliano. Tra Pontremoli e Borgo Val di Taro scorrono appena 31,2 chilometri, ma bastano poche curve per capire che non si tratta di un semplice trasferimento:</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana/lautostrada-lo-ha-fatto-dimenticare-ma-questo-passo-resta-una-goduria-per-chi-ama-guidare/">L’autostrada lo ha fatto dimenticare, ma questo passo resta una goduria per chi ama guidare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Affrontare il Passo del Brattello in moto significa scegliere consapevolmente di lasciare l’autostrada A15 alle spalle e tornare su una <strong>strada di montagna</strong> che segue ancora la forma naturale dell’<strong>Appennino tosco-emiliano</strong>. Tra Pontremoli e Borgo Val di Taro scorrono appena <strong>31,2 chilometri</strong>, ma bastano poche curve per capire che non si tratta di un semplice trasferimento: qui il ritmo è dettato dai boschi, dai piccoli borghi e da un nastro d’asfalto che sale e scende con pendenze morbide ma continue.</p>
<p>Il passo, a circa <strong>950 metri di quota</strong>, collega <strong>Lunigiana e Val di Taro</strong>, due territori diversi ma uniti da secoli di scambi, transiti e storie di frontiera. Per il motociclista è un itinerario da assaporare con calma, gestendo bene velocità e traiettorie, magari abbinando alla guida una sosta gastronomica a base di funghi e prodotti tipici emiliani.</p>
<h2>Passo del Brattello in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Il viaggio in moto sul Passo del Brattello parte idealmente da Pontremoli, porta settentrionale della <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/un-falo-alto-30-metri-che-rischiara-la-notte-la-tradizione-del-borgo-che-fa-da-capitale-a-tutta-la-vallata/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lunigiana</strong></a> e snodo storico lungo la Via Francigena. Prima di infilare il casco, vale la pena concedersi una breve passeggiata nel centro, tra vicoli, ponti in pietra e il profilo del <strong>Castello del Piagnaro</strong>, che domina la valle del Magra e racconta le origini antiche del territorio.</p>
<p>Lasciata la cittadina verso nord, la strada comincia a salire dolcemente. Le case si diradano, l’ambiente cambia volto e l’atmosfera diventa subito più montana. Il tratto che conduce verso <strong>Migneno</strong> e <strong>Grondola</strong> è perfetto per prendere confidenza con il ritmo dell’itinerario: <strong>curve</strong> di raggio variabile, carreggiata non sempre ampia, qualche accesso laterale e possibili mezzi agricoli. Nonostante il traffico in genere contenuto, è una salita che va affrontata con <strong>guida pulita</strong>, sfruttando la coppia del motore più che il gas aperto, soprattutto dove la vegetazione chiude la visuale in uscita di curva.</p>
<p>Arrivati in zona <strong>Grondola</strong>, si avverte in modo chiaro il cambio di passo: la quota cresce, le <strong>curve</strong> iniziano a susseguirsi con maggiore frequenza e la strada invita a un’andatura regolare più che a forzature improvvise, lasciando fare il proprio lavoro alle sospensioni.</p>
<h2>Il Passo del Brattello: tornanti, boschi fitti e crinale appenninico</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il cuore dell’itinerario è il <strong>Passo del Brattello</strong>, che sfiora i 950 metri di altitudine lungo il confine tra Toscana ed Emilia-Romagna. Qui la strada stringe il disegno, alternando curve ravvicinate, brevi rettilinei e tornanti che seguono fedelmente la morfologia del crinale. È un tratto che non premia la potenza della moto, ma la capacità di leggere il <strong>tracciato</strong> e di impostare traiettorie precise restando sempre dentro la propria corsia.</p>
<p>Gran parte dei versanti è coperta da <strong>boschi</strong>, con lunghi tratti in ombra anche nelle giornate estive. In autunno il fogliame sull’asfalto, specie se umido, può ridurre drasticamente l’aderenza; in inverno, neve e ghiaccio non sono un’ipotesi remota, per cui il controllo delle condizioni della strada diventa fondamentale. Nei punti più chiusi, la <strong>visuale ridotta</strong> richiede di tenersi lontani da ingressi aggressivi in curva e da tagli di traiettoria verso il centro carreggiata.</p>
<p>Dal punto di vista motociclistico, il Brattello è un classico passo appenninico: <strong>quota contenuta</strong>, pendenze regolari, carreggiata stretta in alcuni tratti. Non serve una maxi enduro o una sportiva estrema: una moto media, guidata con fluidità, permette di godersi al meglio questo collegamento storico tra <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/lunigiana-castelli-misteri-e-strade-perfette-per-un-viaggio-lento/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lunigiana</strong></a> e Val di Taro.</p>
<h2>Discesa su Valdena e arrivo a Borgo Val di Taro tra borghi e sapori</h2>
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<p>Superato il valico, si entra in Emilia-Romagna e la strada comincia a digradare verso <strong>Valdena</strong>. La discesa si sviluppa tra versanti boscati, radure e piccoli nuclei abitati che raccontano la vita lungo l’Appennino parmense. Qui il rapporto tra <strong>montagna</strong> e presenza umana è ancora evidente: case isolate, terreni coltivati, pratiche agricole che seguono il ritmo delle stagioni.</p>
<p>Dal punto di vista della guida, la priorità diventa il controllo della velocità. Sfruttare il <strong>freno motore</strong>, soprattutto nelle moto bicilindriche, aiuta a mantenere un’andatura regolare, riducendo al minimo le frenate improvvise in prossimità delle curve. Nei tratti più aperti si gode di qualche scorcio sulla <strong>Val di Taro</strong>, ma è sempre meglio fermarsi nei punti sicuri per godersi il panorama.</p>
<p>Arrivando nel fondovalle, la strada si fa più scorrevole e conduce verso Borgo <strong>Val di Taro</strong> (Borgotaro), centro principale della valle e meta naturale di questo itinerario. Qui il consiglio è semplice: spegnere la moto e sedersi a tavola. Il celebre <strong>Fungo di Borgotaro IGP</strong> è il biglietto da visita gastronomico del territorio, protagonista di fiere e manifestazioni autunnali, ma anche di molti piatti tradizionali che trasformano il giro in moto in un’esperienza completa, tra curve e sapori.</p>
<h2>Quando affrontare il Brattello in moto e consigli pratici di viaggio</h2>
<p>I 31,2 chilometri tra Pontremoli e Borgo Val di Taro possono sembrare pochi, ma il <strong>Passo del Brattello</strong> richiede attenzione costante. La primavera offre temperature piacevoli, ma anche piogge improvvise e asfalti freddi nei tratti in ombra. L’autunno regala forse i colori più belli dell’Appennino, a prezzo però di foglie bagnate e umidità persistente nei <strong>boschi</strong>.</p>
<p>In estate, i fondovalle possono scaldarsi molto, mentre il valico resta più fresco, ideale per un’uscita giornaliera. L’inverno è la stagione più critica: neve e ghiaccio possono rendere il passo non percorribile in sicurezza, quindi è indispensabile informarsi sulle condizioni prima di partire. In ogni periodo, conviene verificare <strong>pneumatici</strong>, freni e pressione, oltre alle <strong>previsioni meteo</strong>.</p>
<p>Dal punto di vista logistico, è bene considerare che lungo il tratto di montagna i servizi sono limitati: meglio fare <strong>rifornimento</strong> nei centri maggiori e programmare eventuali soste a Pontremoli o Borgotaro. L’itinerario può essere inserito in un giro più lungo, sfruttando la vicinanza dell’autostrada A15 per rientri rapidi, ma sulla strada del Brattello i ritmi sono quelli di un <strong>valico appenninico</strong>: curve, salite e discese da rispettare, più che da sfidare.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana/lautostrada-lo-ha-fatto-dimenticare-ma-questo-passo-resta-una-goduria-per-chi-ama-guidare/">L’autostrada lo ha fatto dimenticare, ma questo passo resta una goduria per chi ama guidare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>A 1700 metri tra due valli alpine c&#8217;è la strada più giovane d&#8217;Italia dove le montagne fanno bene agli occhi</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/in-alto-adige-ce-una-strada-costruita-appena-30-anni-fa-che-e-diventata-un-grande-classico-da-queste-parti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 12:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trentino in moto]]></category>
		<category><![CDATA[Passi di montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che l'Italia ci abbia abituato ai record e alle bellezze "sconosciute" non è certo una novità. Ma sapevate che in Trentino-Alto Adige c'è un valico di montagna che compare solo come una linea tratteggiata sugli Atlanti? La sua è una storia recentissima, che si inserisce in un contesto paesaggistico unico nel suo genere, come solo questa regione sa offrire. Il Passo Castrin, Hofmahdjoch in tedesco, è una serie di curve e di gallerie straordinarie, che sembrano studiate apposta per fare ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/in-alto-adige-ce-una-strada-costruita-appena-30-anni-fa-che-e-diventata-un-grande-classico-da-queste-parti/">A 1700 metri tra due valli alpine c&#8217;è la strada più giovane d&#8217;Italia dove le montagne fanno bene agli occhi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Che l&#8217;Italia ci abbia abituato ai record e alle bellezze &#8220;sconosciute&#8221; non è certo una novità. Ma sapevate che in <strong>Trentino-Alto Adige</strong> c&#8217;è un <strong>valico</strong> di <strong>montagna</strong> che compare solo come una linea tratteggiata sugli Atlanti? La sua è una storia recentissima, che si inserisce in un contesto paesaggistico unico nel suo genere, come solo questa regione sa offrire. Il <strong>Passo Castrin</strong>, <em>Hofmahdjoch </em>in tedesco, è una serie di curve e di gallerie straordinarie, che sembrano studiate apposta per fare la felicità dei motociclisti. E ovviamente noi non potevamo esimerci dal raccontarvelo. Pronti a partire?</p>
<h2>Passo Castrin in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Lasciata <strong>Merano/Meran</strong>, prendiamo la SS238 in direzione Cermes (5 km), e da qui prendiamo la serie di strade tutte locali che conducono al <strong>Passo Castrin</strong>. Attraversiamo via Gegend, via Alpreid, via Holzneregg per San Pancrazio, oltrepassiamo il lago Alborelo e deviamo dalla via Nazionale a Pumbach, seguendo le indicazioni per Proves/Lauregno/valle di Non. L&#8217;arrivo sul valico coincide con il grande tunnel che ha dato il nome a tutta la strada. Proseguiamo così lungo la SP86 fino al bivio di Lauregno, poi SP28 e SS42 per <strong>Cagnò</strong>. Siamo quasi giunti a destinazione, ovvero continuiamo per pochi chilometri verso <strong>Cles</strong>, sulla sponda ovest del lago di Santa Giustina.</p>
<h2>La storia del passo più &#8216;giovane&#8217; d&#8217;Italia</h2>
<p>Se fino a ieri non avevate mai sentito parlare del <strong>Passo Castrin</strong>, siete in buona compagnia. La strada, infatti, è recentissima: venne costruita solo nel <strong>1998</strong>, per collegare i comuni della <em>Deutschnonsberg </em>al resto dell&#8217;Alto Adige. Di cosa stiamo parlando? Nell&#8217;Alta Val di Non, che appartiene alla provincia di Trento, ci sono tre comuni che hanno una <strong>popolazione a maggioranza tedesca</strong>: Proveis e Laurein, collegati da questo valico, e Nostra Signora nella foresta-St. Felice. Ancora negli anni &#8217;90, non c&#8217;era modo per arrivare direttamente a Proveis e Laurein dal <em>Sudtirol</em>, e si doveva passare per il <strong><a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/tra-panorami-spettacolari-e-un-tuffo-nella-storia-questo-percorso-e-perfetto-per-unesperienza-su-due-ruote-alternativa/">Passo Palade</a> </strong>o il <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/passo-della-mendola/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Passo della Mendola</strong></a>.</p>
<p>Con questa strada, che si compone di ben <strong>4 tunnel</strong>, si è creato un collegamento alternativo tra Merano, Cermes e il lago di Santa Giustina, e allo stesso tempo una nuova strada magnifica caratterizzata da pendenze, tornanti e alture e che raggiunge i <strong>1781 m s.l.m </strong>con una pendenza massima di poco superiore al <strong>9%</strong>. Quando percorri il <strong>Passo Castrin</strong>, poi, sai quando parti ma non quando finisci, in quanto è assente la segnaletica che illustra la fine del valico. Addirittura in inverno è la neve che segna, idealmente, i limiti geografici della zona. Diciamo pure che, trattandosi di una strada di collegamento e non di un valico &#8220;vero e proprio&#8221;, è anche difficile inquadrarla in questo senso. Ma il nome lo definisce così, e chi siamo noi per rinunciare a un passo?</p>
<h2>Cosa vedere nei dintorni del Passo Castrin</h2>
<h3>Lago Tovel</h3>
<p>Durante la tua passeggiata in <strong>moto</strong> verso il <strong>Passo Castrin</strong> nella prossimità della <strong>Valle di Non</strong> potrai sostare ad ammirare le acque del <strong>Lago Tovel</strong>. Questo <strong>lago</strong> fino a qualche anno fa era molto visitato per via di un fenomeno naturale, dovuto all&#8217;azione di un&#8217;alga, che rendeva le sue acque di colore rosso intenso. Oggi il maggior equilibrio del bacino ha reso le acque &#8220;specchiate&#8221;, ma non per questo meno belle. Nei dintorni del lago, inoltre, vi sono poi splendidi <strong>sentieri</strong> dove perdersi nella magnificenza di questa valle.</p>
<h3>Rio Sass</h3>
<p>Un percorso davvero irresistibile è quello del <a href="https://www.canyonriosass.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>canyon Rio Sass</strong></a>, una tratta rocciosa dove avventurarsi in una situazione di bilico, una zona molto ripida e suggestiva delimitata da una cascata che accompagna l&#8217;intero percorso. Il tutto, in una camminata che prosegue per circa 2500 metri e che si può fare in un paio d&#8217;ore, all&#8217;interno di un territorio sviluppatosi 110 milioni di anni fa.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/in-alto-adige-ce-una-strada-costruita-appena-30-anni-fa-che-e-diventata-un-grande-classico-da-queste-parti/">A 1700 metri tra due valli alpine c&#8217;è la strada più giovane d&#8217;Italia dove le montagne fanno bene agli occhi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Curve e tartufo: il weekend in moto che attraversa le Langhe nel periodo più goloso dell’anno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 08:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In autunno le Langhe diventano uno dei percorsi più affascinanti d’Italia da vivere in moto. In poche settimane i vigneti cambiano colore, passando dal verde acceso alle tonalità calde del giallo e del rosso, mentre le prime nebbie del mattino disegnano profili morbidi sulle colline. Su questo scenario, un itinerario di 49,6 chilometri tra Barolo,</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/piemonte/curve-e-tartufo-il-weekend-in-moto-che-attraversa-le-langhe-nel-periodo-piu-goloso-dellanno/">Curve e tartufo: il weekend in moto che attraversa le Langhe nel periodo più goloso dell’anno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In autunno le Langhe diventano uno dei percorsi più affascinanti d’Italia da vivere in moto. In poche settimane i vigneti cambiano colore, passando dal verde acceso alle tonalità calde del giallo e del rosso, mentre le prime nebbie del mattino disegnano profili morbidi sulle colline.</p>
<p>Su questo scenario, un <strong>itinerario di 49,6 chilometri</strong> tra Barolo, Monforte d’Alba, Serralunga, Grinzane Cavour, Alba e le colline del Barbaresco permette di unire <strong>curve panoramiche</strong>, soste nei <strong>borghi storici</strong> e incontri ravvicinati con il <strong>tartufo bianco d’Alba</strong>. Non è un viaggio lungo, ma un percorso da assaporare con calma, alternando tratti guidati, visite ai castelli e pause gastronomiche. La strada segue i filari, aggira i versanti e invita a rallentare, soprattutto in autunno, quando traffico turistico, umidità sull’asfalto e lavori nei vigneti chiedono attenzione a chi viaggia su due ruote.</p>
<h2>Le Langhe in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Le <strong><a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/langhe-in-moto-tra-vigneti-curve-e-borghi-unesco/" target="_blank" rel="noopener">Langhe</a></strong> sono un classico per chi ama viaggiare in moto tra colline, vigneti e borghi storici. In autunno questo territorio del Cuneese cambia volto rapidamente: le vigne di Nebbiolo, Barbera e Dolcetto si accendono di giallo e rosso, le mattine si aprono spesso con nebbie basse e l’aria profuma di legna e cantine in fermento. In questo scenario, un tracciato di circa 49,6 chilometri permette di attraversare alcuni dei luoghi più iconici del vino piemontese senza trasformare la giornata in una lunga tirata autostradale.</p>
<p>L’itinerario parte da <strong>Barolo</strong>, cuore del vino omonimo, prosegue verso <strong>Monforte d’Alba</strong>, <strong>Serralunga d’Alba</strong> e <strong>Grinzane Cavour</strong>, per scendere poi ad <strong>Alba</strong>, capitale del tartufo bianco, e risalire infine verso le <strong>colline del Barbaresco</strong>, fino a Borgonovo, nei pressi di Neive. Google Maps stima 1 ora e 20 minuti di percorrenza continua, ma chi viaggia in moto farebbe bene a considerare i chilometri solo come traccia di base: tra soste fotografiche, visite ai castelli e pause gastronomiche, la giornata può riempirsi con facilità.</p>
<p>Dal punto di vista motociclistico, il bello di questo itinerario non è la guida estrema, ma il ritmo morbido: salite e discese continue, curve mai troppo impegnative, strade provinciali che seguono il profilo delle colline. Una zona perfetta per chi ama le secondarie panoramiche e vuole abbinare alla moto il piacere di esplorare borghi, cantine e tradizioni locali.</p>
<h2>Da Barolo a Serralunga e Grinzane: curve tra vigneti e castelli</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il viaggio in moto nelle <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/la-perla-dai-mattoni-rossi-patria-di-vini-e-tartufi-e-la-regina-delle-langhe/" target="_blank" rel="noopener">Langhe</a> parte da <strong>Barolo</strong>, piccolo borgo arroccato tra i vigneti di Nebbiolo. Qui il <strong>Castello Falletti</strong> ospita il <strong>WiMu</strong>, Museo del Vino, ed è il punto ideale per capire quanto la viticoltura abbia segnato questo paesaggio. Prima di salire in sella conviene passeggiare nel centro storico e affacciarsi sui filari che circondano l’abitato, soprattutto in autunno, quando la geometria dei vigneti esplode nei colori.</p>
<p>Lasciato <strong>Barolo</strong>, la strada verso <strong>Monforte d’Alba</strong> è un continuo saliscendi tra curve morbide, piccoli rettilinei e incroci da affrontare con attenzione. Non siamo in alta montagna, ma il tracciato richiede comunque concentrazione: accessi agricoli, trattori, furgoni delle aziende vinicole e possibili tratti umidi nelle zone in ombra sono elementi da tenere in considerazione, soprattutto nelle prime ore del mattino o dopo la pioggia.</p>
<p><strong>Monforte d’Alba</strong> premia la sosta con un centro storico raccolto e panoramico, dominato dall’<strong>Auditorium Horszowski</strong>, incastonato in un ambiente medievale. Da qui si riparte verso <strong>Serralunga d’Alba</strong>, dove il <strong>castello trecentesco</strong>, slanciato e perfettamente riconoscibile in lontananza, racconta il lato più difensivo della storia locale. Le curve tra Monforte e Serralunga non sono difficili, ma ravvicinate, ideali per chi ama le provinciali guidate senza forzare il ritmo.</p>
<p>Proseguendo verso nord si raggiunge l’area di <strong>Grinzane Cavour</strong>, dominata dall’omonimo castello, legato alla figura di Camillo Benso. Anche qui la posizione sopraelevata regala una vista completa sui vigneti UNESCO, mentre la presenza di eventi ed iniziative enogastronomiche in autunno può rendere la zona più trafficata: meglio verificare in anticipo eventuali limitazioni ai parcheggi e agli accessi al centro storico.</p>
<h2>Alba, tartufo bianco e le colline del Barbaresco</h2>
<p>La tappa successiva conduce ad <strong>Alba</strong>, città delle cento torri e capitale del tartufo bianco. Il suo centro storico, con la <strong>Cattedrale di San Lorenzo</strong> affacciata su Piazza Risorgimento, è una sosta naturale per chi arriva in moto dalle colline del Barolo. In autunno la Fiera internazionale del <strong>tartufo bianco d’Alba</strong> porta in città appassionati da tutta Europa, con mercati, degustazioni ed eventi che possono incidere su traffico e disponibilità di parcheggio.</p>
<p>Il Tuber magnatum Pico, il tartufo bianco d’<strong>Alba</strong>, è la vera star della stagione: profumo intenso, utilizzo rigorosamente a crudo e abbinamenti semplici, dai <strong>tajarin</strong> alle uova. La gastronomia locale ruota anche attorno ai grandi rossi piemontesi, ai formaggi e alla carne, ma chi viaggia su due ruote deve ricordare una regola fondamentale: le cantine si possono visitare anche senza degustare alcolici, rimandando il brindisi a fine giornata.</p>
<p>Lasciata <strong>Alba</strong> in direzione est, la moto risale verso le <strong>colline del Barbaresco</strong>, attraversando l’area di Pertinace. Qui il Nebbiolo cambia espressione, ma il paesaggio resta dominato dai filari che scendono verso il Tanaro. Il borgo di <strong>Barbaresco</strong>, con la sua torre medievale affacciata su vigneti e fiume, è uno dei punti panoramici più suggestivi dell’intero itinerario. Il percorso prosegue poi verso Borgonovo, nei pressi di <strong>Neive</strong>, altro borgo storico che merita una deviazione a piedi tra vicoli, archi e case in pietra.</p>
<h2>Consigli pratici per affrontare le Langhe in moto</h2>
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<p><strong>Percorrere le Langhe in moto</strong>, soprattutto in autunno, richiede qualche accorgimento. Le <strong>strade provinciali</strong> tra Barolo, Alba e Barbaresco sono generalmente in buone condizioni, ma la combinazione di <strong>nebbie mattutine</strong>, tratti in ombra e lavori nei vigneti può lasciare umidità, terra e residui vegetali sull’asfalto. Meglio evitare le ore più fredde, mantenere una guida fluida e fare attenzione agli accessi laterali dalle strade poderali.</p>
<p>Dal punto di vista del periodo, <strong>ottobre e novembre</strong> sono i mesi più scenografici: colori dei vigneti al massimo, tartufo bianco nel pieno della stagione e numerosi <strong>eventi gastronomici</strong>. In cambio, ci si deve confrontare con giornate più corte, temperature in calo e maggiore affluenza, soprattutto nei weekend. La primavera offre un’alternativa più tranquilla, con verdi intensi e meno traffico; l’estate, invece, può essere calda, ma resta interessante per un itinerario serale o al mattino presto.</p>
<p>Per organizzare il viaggio è consigliabile prenotare con anticipo alloggio e visite in cantina, soprattutto durante la <strong>Fiera del Tartufo di Alba</strong>. Chi affronta il giro in giornata può pianificare Barolo come base di partenza e Borgonovo/Neive come punto di arrivo, tenendo conto che i <strong>49,6 chilometri</strong> di Google Maps sono solo un riferimento: tra castelli, borghi e soste gastronomiche, il tempo in sella sarà solo una parte dell’esperienza.</p>
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		<title>Una strada tra vigneti e cantine, ma il bello arriva dopo le curve: Valpolicella in moto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 06:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Veneto in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Partire da Verona e trovarsi, dopo pochi chilometri, immersi tra vigneti, colline e curve che puntano verso la Lessinia è una di quelle esperienze che ogni motociclista del Nord Est dovrebbe provare almeno una volta. La Valpolicella in moto, lungo l’itinerario di circa 43,6 km che attraversa Negrar e Fumane, è un percorso breve sulla</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Partire da Verona e trovarsi, dopo pochi chilometri, immersi tra vigneti, colline e curve che puntano verso la Lessinia è una di quelle esperienze che ogni motociclista del Nord Est dovrebbe provare almeno una volta. La <strong>Valpolicella in moto</strong>, lungo l’<strong>itinerario di circa 43,6 km</strong> che attraversa <strong>Negrar e Fumane</strong>, è un percorso breve sulla carta, ma sorprendentemente ricco di cambi di ritmo, paesaggi e spunti per fermarsi.</p>
<p>Si inizia tra le strade urbane della città scaligera, si attraversano le prime zone di campagna e si arriva presto nel cuore dei <strong>vigneti dove nascono Amarone e Recioto</strong>. Poi la strada punta verso nord, le curve si fanno più strette, i boschi iniziano a chiudersi intorno all’asfalto e l’orizzonte si alza verso la <strong>Lessinia occidentale</strong>, regalando il piacere di una guida varia senza allontanarsi troppo da Verona.</p>
<h2>Valpolicella in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>L’<strong>itinerario in moto</strong> parte da <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/lautentica-bellezza-delle-vigne-di-romeo-e-giulietta-vicino-verona-ce-un-borgo-che-ti-fara-alzare-i-calici/" target="_blank" rel="noopener">Verona</a>, città dell’Arena e dell’Adige, facilmente raggiungibile da tutta la pianura padana. <strong>uscendo verso nord-ovest</strong> ci si lascia alle spalle semafori e rotatorie, attraversando Quinzano e le prime zone suburbane: è il classico tratto di raccordo, da affrontare con calma, in cui ci si mette in sintonia con la moto prima di raggiungere la campagna.</p>
<p>Poco alla volta i palazzi lasciano spazio ai filari, le case si diradano, i rettilinei diventano più brevi e la visuale si apre sulle colline della Valpolicella. Qui la vite domina versanti e terrazzamenti, con vigneti che cambiano esposizione e disegno a ogni curva. È il regno dei <strong>vini Valpolicella DOC, Amarone e Recioto</strong>, ma per chi viaggia in moto è soprattutto una lunga transizione tra città e collina, con un asfalto che può alternare tratti scorrevoli ad altri più vissuti.</p>
<p>Arrivando a <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/veneto-in-moto/alle-porte-di-verona-ce-un-borgo-meraviglioso-tra-vigneti-dautore-e-antiche-ville-con-una-incredibile-atmosfera-di-campagna/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Negrar di Valpolicella</strong></a> si entra in uno dei centri simbolo del territorio, dove <strong>ville storiche</strong>, corti rurali e cantine si alternano lungo la provinciale. Qui il traffico locale e i <strong>mezzi agricoli</strong> invitano a guidare pulito: le curve non sono impegnative, ma gli accessi alle aziende spuntano spesso all’improvviso, soprattutto nei weekend di bella stagione.</p>
<h2>Da Negrar a Fumane: tra vigneti, ville e prime curve motociclistiche</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Lasciata Negrar, il percorso piega verso Fumane e <strong>la guida diventa via via più interessante</strong>. La valle si stringe, la strada segue con maggiore fedeltà l’andamento del terreno e <strong>vigneti, oliveti e piccoli boschi</strong> iniziano ad alternarsi su entrambi i lati. È un tratto ideale per chi ama le <strong>curve morbide</strong>, da disegnare con continuità senza bisogno di velocità elevate.</p>
<p>Fumane accoglie il motociclista con il profilo delle sue ville e con l’atmosfera tipica dei <strong>paesi vinicoli</strong>. Poco fuori dal centro si trova <strong>Villa della Torre</strong>, uno dei complessi rinascimentali più rappresentativi dell’area, testimonianza di come il paesaggio agricolo e la storia nobiliare si intreccino da secoli. Qui vale la pena prevedere una sosta, anche solo per camminare qualche minuto e spezzare la concentrazione della guida.</p>
<p>Chi è appassionato di archeologia dovrebbe sapere che nelle vicinanze si trova la <strong>Grotta di Fumane</strong>, sito preistorico di rilievo europeo. L’accesso è regolamentato e richiede informazioni aggiornate prima di una visita, ma aggiunge profondità culturale a un itinerario che, in apparenza, nasce solo per il piacere della strada.</p>
<h2>Verso la Lessinia occidentale: curve, boschi e panorami sulla valle</h2>
<p>È superando Fumane che la <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/sagre-dautunno-e-strade-belle-da-guidare-5-gite-in-moto-dove-la-sosta-vale-quanto-il-percorso/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Valpolicella</strong></a> in moto mostra il suo <strong>lato più tecnico e panoramico</strong>. <strong>la strada comincia a salire</strong> con decisione, le curve si fanno più ravvicinate e la carreggiata in alcuni punti si stringe. I vigneti restano nelle porzioni più basse della valle, mentre salendo compaiono <strong>boschi più fitti</strong> e versanti coperti da vegetazione spontanea, con tratti in ombra che in autunno possono mantenere umidità anche a metà giornata.</p>
<p>Il tracciato risale l’area collinare a nord di Fumane, verso i rilievi che fanno da <strong>anticamera all’altopiano della Lessinia</strong> occidentale. Non si arriva necessariamente alle quote più elevate, ma ci si muove in quella <strong>fascia di transizione</strong> in cui, nel giro di pochi chilometri, si passa dalle vigne ai boschi prealpini. In diversi punti il panorama si apre sulla <strong>Valpolicella sottostante</strong>, regalando scorci perfetti per una breve sosta fotografica.</p>
<p>Dal punto di vista motociclistico è la <strong>parte più impegnativa del giro</strong>: curve cieche, pendenze e possibili incontri con ciclisti o mezzi agricoli dopo un tornante richiedono traiettorie pulite e margine sulla mezzeria. Qui non serve forzare il ritmo: la soddisfazione sta nella fluidità della guida, nel lasciar scorrere la moto adattandosi alla montagna.</p>
<h2>Quando andare, soste consigliate e consigli pratici per il viaggio in moto</h2>
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<p>Secondo Google Maps, l’itinerario misura circa <strong>43,6 km per 1 ora e 7 minuti</strong> di sola guida. In realtà, per goderselo davvero in moto è bene mettere in conto almeno mezza giornata: tra soste a Negrar e Fumane, deviazioni panoramiche e qualche pausa foto, il tempo vola. <strong>primavera e autunno</strong> sono i periodi migliori, con temperature più miti e paesaggi particolarmente suggestivi.</p>
<p>In primavera i <strong>vigneti della Valpolicella</strong> tornano a riempirsi di verde, mentre in ottobre i filari si tingono di giallo e rosso, trasformando il giro in una piccola “<strong>strada del foliage</strong>” veneta. Proprio in autunno, però, serve attenzione: <strong>foglie, terra e residui</strong> dei mezzi agricoli possono ridurre l’aderenza, soprattutto nei tratti in ombra delle colline verso la Lessinia.</p>
<p>Il percorso è <strong>adatto a molte tipologie di moto</strong>, dalla naked alla touring, fino alle crossover di media cilindrata. Più che la potenza contano <strong>gomme in ordine e freni efficienti</strong>. Prima di partire conviene verificare meteo, eventuali lavori sulle provinciali e condizioni delle strade secondarie. Le numerose cantine invitano alla sosta, ma le degustazioni alcoliche andrebbero rimandate a chi non deve rimettersi in sella o alle bottiglie da portare a casa, per chiudere la giornata con un Amarone ricordando le curve tra Verona e la Lessinia.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/veneto-in-moto/una-strada-tra-vigneti-e-cantine-ma-il-bello-arriva-dopo-le-curve-valpolicella-in-moto/">Una strada tra vigneti e cantine, ma il bello arriva dopo le curve: Valpolicella in moto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Quasi 100 km di curve senza autostrada: l’Appennino emiliano per chi ama davvero guidare</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/emilia-romagna-in-moto/quasi-100-km-di-curve-senza-autostrada-lappennino-emiliano-per-chi-ama-davvero-guidare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2026 06:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Settantquattro chilometri possono sembrare pochi quando si progetta un’uscita in moto, ma sulla strada che risale l’Alta Val Nure da Piacenza verso Bettola e Ferriere il tempo si dilata seguendo il ritmo dell’Appennino. Si parte dalla pianura piacentina, tra campi e tratti quasi urbani, e ci si ritrova progressivamente immersi in una valle che stringe,</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/emilia-romagna-in-moto/quasi-100-km-di-curve-senza-autostrada-lappennino-emiliano-per-chi-ama-davvero-guidare/">Quasi 100 km di curve senza autostrada: l’Appennino emiliano per chi ama davvero guidare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Settantquattro chilometri possono sembrare pochi quando si progetta un’uscita in moto, ma sulla strada che risale l’Alta Val Nure da Piacenza verso Bettola e Ferriere il tempo si dilata seguendo il ritmo dell’Appennino. Si parte dalla <strong>pianura piacentina</strong>, tra campi e tratti quasi urbani, e ci si ritrova progressivamente immersi in una valle che stringe, <strong>curva dopo curva</strong>, fino a diventare una vera <strong>strada di montagna</strong>.</p>
<p>Il Nure, prima solo un riferimento sulla mappa, diventa una presenza costante accanto all’asfalto, mentre i centri abitati si fanno più piccoli e i boschi sostituiscono le colline. È un itinerario pensato per chi preferisce la <strong>viabilità ordinaria</strong> alle lunghe tirate autostradali, un percorso da assaporare con calma, programmando soste e margini di tempo. Qui non conta la velocità: a costruire il viaggio sono le variazioni di paesaggio, le condizioni del fondo e il cambio di luce tra pianura e crinali.</p>
<h2>Val Nure in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Partire da Piacenza per salire in <strong>Alta Val Nure in moto</strong> significa avere il tempo di entrare gradualmente nel paesaggio. I primi chilometri verso sud scorrono tra periferia, campi e colline ancora morbide: la strada non è subito impegnativa e lascia il margine necessario per prendere confidenza con traffico locale, rotonde e incroci.</p>
<p>Man mano che ci si allontana dalla città, il <strong>torrente Nure</strong> diventa il filo geografico che guida l’itinerario. Lo si segue al contrario rispetto al suo corso, risalendo verso l’<a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/emilia-romagna-in-moto/tra-val-trebbia-e-val-daveto-ce-un-borgo-perfetto-per-una-sosta-durante-un-giro-in-moto/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Appennino ligure-emiliano</strong></a>. A ogni chilometro il fondovalle si restringe, i versanti si avvicinano e il nastro d’asfalto comincia ad assumere un carattere più turistico, meno da trasferimento veloce.</p>
<p><strong>Bettola</strong> è il primo vero punto di riferimento della <strong>media valle</strong> e segna un cambio di passo. Qui il paesaggio è già appenninico, con colline più ripide e curve che iniziano a scandire la guida. È anche il momento di ridurre il ritmo: attraversamenti, ingressi laterali e traffico locale impongono un’<strong>andatura regolare</strong>, lontana dall’idea di &#8220;strada da tirare&#8221;.</p>
<h2>Da Bettola a Ferriere: curve, dislivello e l’ingresso nei boschi</h2>
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<p>Oltre Bettola l’<strong>itinerario verso Ferriere</strong> mostra il lato più autentico della <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/emilia-romagna-in-moto/lo-storico-valico-degli-appennini-pieghe-veloci-e-tradizione-sulla-strada-dei-pellegrini/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Val Nure motociclistica</strong></a>. La strada continua a seguire il corso del torrente ma il <strong>dislivello</strong> aumenta, la carreggiata si adegua alla morfologia e le curve diventano più frequenti, senza la regolarità dei grandi passi alpini. Qui ogni sequenza è diversa: raggi, pendenze e visibilità cambiano rapidamente, richiedendo una guida sempre concentrata.</p>
<p>Il <strong>bosco</strong> prende progressivamente il posto delle colline aperte e la luce si alterna tra tratti esposti e lunghi segmenti in ombra. Nei mesi autunnali questo significa foglie umide, possibili detriti e aderenza variabile, soprattutto al mattino. Ferriere, a oltre seicento metri di quota, è la <strong>porta dell’alta valle</strong>: un piccolo centro dove vale la pena fermarsi, allungare le gambe, controllare orologio e serbatoio.</p>
<p>Non è una strada da cronometro, ma un percorso dove il piacere di guida nasce dalla continuità. Lasciando che le curve arrivino da sole, una dopo l’altra, la Val Nure rivela il suo carattere montano senza mai diventare estrema.</p>
<h2>Alta Val Nure, Monte Ragola e il volto montano dell’Appennino piacentino</h2>
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<p>Superata Ferriere, l’<a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/emilia-romagna-in-moto/il-punto-dincontro-storico-dei-motociclisti-tra-lombardia-ed-emilia-le-pieghe-del-penice/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Alta Val Nure in moto</strong></a> entra nel suo tratto più montano. I centri abitati si diradano, i versanti si chiudono e la sensazione è quella di essersi allontanati definitivamente dalla pianura. Il Nure scorre ancora come corso d’acqua montano, accompagnando una viabilità più isolata, dove il traffico cala e la presenza del bosco diventa dominante.</p>
<p>Sul profilo dei <strong>crinali</strong> compare il <strong>Monte Ragola</strong>, che supera i 1.700 metri e rappresenta uno dei riferimenti dell’<strong>Appennino piacentino</strong> al confine con Liguria e Parmense. Non è una meta motociclistica diretta, ma lo sfondo naturale di un territorio che invita a combinare escursioni a piedi e giri in moto nella stessa giornata, quando meteo e stagione lo consentono.</p>
<p>In questo settore alto della valle le <strong>strade secondarie</strong> possono essere soggette a chiusure temporanee, frane o <strong>neve precoce</strong>. Per un motociclista significa controllare sempre prima la percorribilità e non improvvisare collegamenti su <strong>crinali</strong> e passi senza informazioni aggiornate. È proprio questa dimensione semi-isolata, però, a dare al viaggio un sapore diverso rispetto alle classiche strade di pianura.</p>
<h2>Consigli pratici per organizzare il giro in moto in Alta Val Nure</h2>
<p>I <strong>73,6 chilometri</strong> da Piacenza verso l’alta valle possono sembrare un semplice giro di un paio d’ore, ma tra soste, deviazioni e tratti guidati è facile allungare la giornata. Conviene pianificare l’itinerario con margine, decidendo in anticipo se limitarsi a Bettola e Ferriere o se proseguire verso i collegamenti con le altre valli dell’<strong>Appennino piacentino</strong> e i passi verso Liguria e Parmense.</p>
<p>Prima di partire è essenziale verificare <strong>meteo e condizioni delle strade</strong>: tra la pianura e i crinali possono esserci diversi gradi di differenza, nebbia o piogge localizzate. L’abbigliamento deve tener conto del dislivello, con strati termici e un capo impermeabile a portata di mano. Sul fronte sicurezza, la regola chiave è lavorare sulla <strong>visibilità in curva</strong>, restando ben dentro la propria corsia, soprattutto nei <strong>tratti boschivi</strong> dove ombra e umidità possono sorprendere.</p>
<p>Capitolo <strong>rifornimenti</strong>: nelle località principali si trovano distributori e servizi, ma salendo verso i tratti più isolati non è prudente contare su pompe a ogni pochi chilometri. Meglio fare il pieno in pianura o in valle e godersi un itinerario che, pur restando relativamente breve, offre una varietà di paesaggi rara in così poco spazio.</p>
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		<title>Ci abitano solo 600 persone, ma questo borgo è diventato famoso grazie al suo aspetto romanticissimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se tutta la catena degli Appennini è incredibile, il tratto che si snoda in Abruzzo è, senza ombra di dubbio, uno dei più affascinanti e caratteristici di tutta la dorsale che, dalla Liguria, conduce fino alla Calabria, un po' come una spina dorsale che invece di tenere in piedi un essere umano è il vero spartiacque della penisola italiana. E proprio lungo i circa 1000 chilometri di vette, sui quali insistono vallate, altopiani, città di media grandezza (ma enorme bellezza), troviamo anche ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/abruzzo/600-abitanti-per-il-borgo-romantico-sulle-montagne-dabruzzo/">Ci abitano solo 600 persone, ma questo borgo è diventato famoso grazie al suo aspetto romanticissimo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se tutta la catena degli Appennini è incredibile, il tratto che si snoda in <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/abruzzo-in-moto/" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a> è, senza ombra di dubbio, uno dei più affascinanti e caratteristici di tutta la dorsale che, dalla Liguria, conduce fino alla Calabria, un po&#8217; come una spina dorsale che invece di tenere in piedi un essere umano è il vero spartiacque della penisola italiana.</p>
<p>E proprio lungo i circa 1000 chilometri di vette, sui quali insistono vallate, altopiani, città di media grandezza (ma enorme bellezza), troviamo anche delle piccole realtà capaci di incantare, a patto di concedersi un&#8217;esplorazione che a tratti è lunga, non difficile, ma sicuramente riservata a chi non cerca il viaggio fine a sé stesso, ma il piacere della scoperta. Proprio quella che conduce verso un borgo antichissimo, un lago meraviglioso e una serie di curve mozzafiato per raggiungere tutto questo, nel giro di pochi chilometri quadrati e in un luogo dove il tempo si è fermato a quando il mondo era assai più bello.</p>
<h2>Villalago in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
<iframe title="la mappa" loading="lazy" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m28!1m12!1m3!1d379399.6123751664!2d12.83861376268643!3d42.020456576462436!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m13!3e0!4m5!1s0x132f61b76ea2af89%3A0x6e4fd5910b548e22!2sP.za%20del%20Colosseo%2C%204470%2C%2000184%20Roma%20RM!3m2!1d41.8904584!2d12.494354999999999!4m5!1s0x133013ee05fbeddb%3A0x55e757adf21e0990!2sVillalago%2C%2067030%20AQ!3m2!1d41.9350501!2d13.838170999999999!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1791365002785!5m2!1sit!2sit" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe>
<h3>Percorso</h3>
<p>Una partenza col botto, perché questo percorso in direzione Villalago parte dal luogo simbolo di Roma, il Colosseo, così da dare maggiore solennità alla partenza. Ci lasceremo, quindi, il Colosseo alle nostre spalle, andando a cercare il primo incrocio disponibile con la Tiburtina, altrimenti detta SS 5, una delle più famose consolari romane e, in particolare, quella che ci darà un passaggio per buona parte del tragitto. Le opzioni per incontrarla sono diverse, dovete solo decidere quale scegliere.</p>
<p>E fino ad Avezzano lei sarà la nostra fede compagna, conducendoci per mano dalla caotica Roma al tranquillo Abruzzo, attraverso curve su curve che vi faranno mettere un sorriso a 36 denti. Da Avezzano saluteremo la SS 5 e proseguiremo verso Pescina; da qui saranno la SP 17 e la SR 479 a darci l&#8217;ultimo passaggio necessario per raggiungere il cuore degli <strong>Appennini</strong> in Abruzzo e, più precisamente, Villalago. Appena arrivati parcheggiate la moto, togliete il casco e respirate a pieni polmoni e, come per magia, tutta la stanchezza del viaggio sparirà in un batter di pupilla.</p>
<h2>Il paese di san Domenico abate nel cuore roccioso d&#8217;Abruzzo</h2>
<p>Diversi scavi archeologici condotti in quest&#8217;angolo della regione <em>forte e cortese </em>hanno permesso di rinvenire numerose testimonianze risalenti alla preistoria. Come fosse una lasagna fatta da strati e strati di storia, gli studi hanno rinvenuto dapprima un monastero benedettino dell&#8217;XI secolo, poi un&#8217;epigrafe di epoca romana (e dunque saltiamo indietro di circa 1000 anni), poi ancora un recinto preistorico, forse quanto rimane di una fortificazione di epoca ellenistica, magari appartenente alla cultura dei Peligni. La storia di questo luogo evolve in maniera organica dapprima con i Longobardi, poi con il controllo diretto dell&#8217;abbazia di Montecassino (Lazio) e più in generale del potere religioso, a cui afferisce fino a buona parte del Trecento. È però la fondazione del suo iconico eremo, affacciato sulle acque del lago, che ne definisce una storia millenaria che vive e prospera ancora oggi.</p>
<h3>Un piccolo gioiello affacciato sul lago</h3>
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<p>Tra la fine del X e gli inizi dell&#8217;XI secolo dimorò in questa zona <strong>Domenico di Sora</strong>, il cui nome però non lascia trasparire la sua reale origine, essendo nato a Foligno nel 951. Abate, seguace dapprima della regola di San Benedetto da Norcia, ispiratore della nascita di nuove comunità rurali nelle zone di montagna tra Lazio e Abruzzo, fu lui a costruire, su richiesta dei conti di Valva il monastero di San Pietro, struttura che venne poi abitata dai monaci sino a buona parte del XV secolo.</p>
<p>A lui si deve anche il nucleo fondante della bellissima certosa di Trisulti, nel Frusinate, e gli sono dedicati numerosi luoghi e riti religiosi tra le due regioni, come l&#8217;abbazia di San Domenico a Sora e la processione dei Serpari a Cocullo, ogni 1° maggio, con la statua del santo che viene ricoperta dai serpenti e portata in processione per le strade del piccolo borgo d&#8217;Abruzzo.</p>
<p><a href="https://www.goodtrekking.it/destinazioni/nato-nel-1929-questo-lago-dellabruzzo-e-uno-dei-piu-belli-del-centro-italia/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;eremo di San Domenico</a>, sulle sponde dell&#8217;omonimo lago, è una di quelle opere da non lasciarsi sfuggire, men che meno per la sua collocazione. Costruito nella sua forma attuale circa nel Quattrocento, occupa uno spazio intorno alla grotta di eremitaggio dell&#8217;abate, dove si fermò nei primi anni dell&#8217;XI secolo, il complesso fu rimaneggiato all&#8217;esterno nei primi anni del Novecento, per adattarsi alla nascita del lago (artificiale), che richiede la costruzione di un ponte. Fu anche l&#8217;occasione per ripristinare la facciata, che oggi appare semplice, con una bifora decentrata e due piccoli affacci al livello superiore. Benché semplice, il complesso è particolarmente piacevole, per la presenza di diverse opere d&#8217;arte e, come abbiamo visto, per la collocazione.</p>
<h3>Cosa vedere nel borgo</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Le rive dello specchio d&#8217;acqua che circondano la piccola <strong>Villalago </strong>sembrano nate apposta per passeggiare, correre, fare trekking o, più semplicemente, sedersi a contemplare lo spettacolo unico della rigogliosa natura che lo circonda. Ma anche il borgo riserve più di una sorpresa: la parrocchiale, intitolata alla Madonna di Loreto, è un piccolo gioiello incastonato nel borgo di cui è parte imprescindibile. Se la parrocchiale è il simbolo della spiritualità locale, la Rocca medievale è, di contro, il simbolo dell&#8217;antico potere militare insediato in quest&#8217;area.</p>
<p>Entrambi i siti meritano una visita accurata; non ne rimarrete delusi. Il paese, del resto, ancora porta i segni della storia che gli è passata attraverso, mostrando orgogliosamente tutto il suo patrimonio ai visitatori, sempre ben accolti dalla tipica ospitalità abruzzese. Ospitalità che non dimentica, ovviamente, anche la buona cucina: qui è impossibile non lasciarsi sedurre da un piatto fumante di pacchiarozze (non dissimili dalle fettuccine), condite con il tipico sugo di agnello e pecorino..</p>
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