
Il Lago del Turano è uno di quei giri che, da motociclista, finisci per ripetere più volte nell’arco dell’anno. A poca distanza da Roma, ma lontano anni luce dal traffico della Capitale, questo bacino artificiale scolpisce la valle con un profilo irregolare, tra insenature, promontori e bracci che si allungano verso le montagne dell’Appennino laziale. Le curve seguono l’acqua senza mai disegnarle attorno un anello perfetto: salite, brevi tornanti, tratti panoramici e attraversamenti dei borghi costringono a rallentare, guardare e fermarsi spesso.
È un itinerario che consiglio a chi cerca un mix equilibrato tra guida, paesaggio e soste nei centri storici. Castel di Tora, Colle di Tora e Paganico Sabino offrono tre modi diversi di affacciarsi sul lago, tra vicoli in salita, rive vicinissime all’asfalto e scorci montani che invitano a spegnere il motore e proseguire a piedi.
Visto dall’alto, il Lago del Turano sembra un lungo serpente azzurro incastrato tra i rilievi dell’Appennino laziale. Non è un lago naturale: nacque negli anni Trenta del Novecento con la costruzione della diga sul fiume Turano, all’interno di un sistema idroelettrico che comprende anche il vicino Lago del Salto. Lo sbarramento sommerse la vecchia valle e modellò un bacino ricco di insenature, dove l’acqua segue fedelmente le antiche pieghe del terreno.
A circa 500 metri di quota e in provincia di Rieti, il Turano è abbastanza vicino a Roma per una gita in giornata, ma il paesaggio è già nettamente montano. Le strade non chiudono un anello perfetto attorno alla riva: in alcuni tratti salgono, si allontanano dall’acqua, attraversano borghi o boschi, offrendo prospettive sempre diverse. In moto ho imparato presto che qui i chilometri contano meno delle curve, degli affacci improvvisi e delle soste inaspettate davanti a un promontorio o a una piccola baia.
L’itinerario più immediato per scoprire il Lago del Turano collega Castel di Tora, Colle di Tora e Paganico Sabino per circa 25 chilometri di strade provinciali. Pur essendo teoricamente percorribile in meno di un’ora, nella pratica è un giro che si dilata facilmente in una giornata intera, tra pause fotografiche, camminate brevi e deviazioni verso punti panoramici. Personalmente non riesco mai a farlo “tutto d’un fiato”: ogni curva sembra aprire un nuovo scorcio sul lago.
Castel di Tora domina l’acqua da un rilievo, con case in pietra e vicoli in salita che obbligano a parcheggiare e continuare a piedi. Colle di Tora, al contrario, si allunga quasi in mezzo al lago, affacciandosi sull’acqua da una penisola naturale. Spostandosi poi verso Paganico Sabino, la strada guadagna quota e l’atmosfera diventa più montana: è il tratto che preferisco per sentire davvero il passaggio dalla riva ai boschi, con l’acqua che compare e scompare tra le curve.
Il Lago del Turano racconta una storia relativamente recente rispetto ad altri bacini italiani: non è il frutto di un antico ghiacciaio, ma di una scelta ingegneristica del XX secolo. La diga cambiò radicalmente la valle, ridisegnando il rapporto tra i paesi e il fiume. Oggi Castel di Tora, un tempo noto come Castelvecchio, appartiene al circuito dei Borghi più belli d’Italia e offre un centro storico fitto di archi, scalinate e case disposte a quote diverse, con affacci continui sul bacino.
Di fronte spicca Monte Antuni, promontorio con un antico insediamento e un palazzo fortificato che dominano il lago da una posizione quasi scenografica. Colle di Tora vive invece un rapporto più diretto con l’acqua, mentre Paganico Sabino guarda dall’alto, con un’impronta più montana e accessi verso sentieri e boschi. Nei fine settimana non mancano piccoli eventi, sagre e tavole dove assaggiare cucina laziale genuina, spesso a base di piatti semplici pensati per chi tornava dai campi o dai pascoli.
Per un giro al Lago del Turano in moto o in auto conviene partire da Roma con un buon margine di tempo, soprattutto tra settembre e autunno, quando le giornate si accorciano ma i colori dei boschi iniziano a cambiare. A circa 500 metri di quota le mattine possono essere fresche anche con il sole, e pioggia o nebbia scendono rapide lungo i rilievi: un abbigliamento a strati è fondamentale, così come verificare il meteo prima di mettersi in sella.
Le strade sono piacevoli ma richiedono attenzione: curve frequenti, carreggiata non sempre ampia, possibili detriti dopo temporali e la presenza di ciclisti, pedoni e traffico locale. Non è una pista panoramica, bensì una normale viabilità appenninica. Io preferisco impostare un ritmo tranquillo, con tappe obbligate nei borghi per un caffè o una breve passeggiata sul lungolago. Chi vuole esplorare i sentieri deve informarsi localmente su percorsi, segnaletica e condizioni aggiornate.

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.
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