
Nell’entroterra più autentico della Sicilia occidentale, dove l’asfalto si arrampica tra valloni e colline coltivate, un itinerario di 55 km regala a chi viaggia in moto un assaggio di isola lontano dalle rotte costiere più battute. Da Corleone a Chiusa Sclafani, fino a Burgio e al Castello di Poggiodiana, la strada disegna una lunga traiettoria tra i monti Sicani, seguendo curve morbide e continui saliscendi.
Qui la storia si legge nei campanili, nei ruderi dei castelli e nelle botteghe artigiane, mentre l’aria profuma di ciliegie, olio e terra lavorata. È un percorso che invita a rallentare, a programmare soste brevi ma frequenti, a parcheggiare la moto davanti alle chiese barocche o all’ingresso di un sentiero panoramico. Ideale in primavera e inizio estate, quando i ciliegi sono protagonisti, questo tour su due ruote unisce paesaggio, tradizioni e guida panoramica.
Il viaggio parte da Corleone, stretta in una conca circondata da speroni rocciosi che sembrano chiudersi alle spalle del motociclista. Lontano dalle narrazioni legate alla cronaca nera, la cittadina rivela un centro ricco di chiese e testimonianze medievali, con la chiesa madre di San Martino e i resti dei sistemi fortificati sulle alture. È una buona base di partenza: carburante, servizi essenziali e il tempo di un caffè prima di infilare il casco.
Poco fuori dall’abitato, chi viaggia su due ruote può deviare verso la Cascata delle Due Rocche, gola calcarea scavata dal torrente Corleone. Prima di programmare la sosta è fondamentale verificare le condizioni di accesso, soggette a interventi di messa in sicurezza. Poi si punta a sud, imboccando prima la SS118 e poi la SS188dir: l’asfalto si snoda tra colline, campi coltivati e curve ampie, perfette per una guida fluida, ma che richiedono un’andatura prudente per godersi il paesaggio senza fretta.
Man mano che ci si avvicina a Chiusa Sclafani, la strada entra nel cuore delle alte valli del Belice e del Sosio. Il paesaggio alterna oliveti, seminativi e coltivazioni arboree, con paesi arroccati che dominano i valloni. Qui la Sicilia è agricola e silenziosa, scandita dai lavori nei campi e dai piccoli centri storici. L’andamento tortuoso delle provinciali allunga i tempi di percorrenza, ma per chi viaggia in moto è proprio questo a fare la differenza: curve ritmate, poche auto e ampie vedute sulle campagne.
Chiusa Sclafani accoglie con il suo profilo compatto di case medievali, palazzi e chiese. Il borgo, legato alla famiglia feudale degli Sclafani, si sviluppò nel Trecento attorno a un insediamento più antico. Nel centro spiccano la chiesa madre, il complesso della Badia e la chiesa di San Sebastiano, con interni barocchi ricchi di stucchi e affreschi. Il periodo migliore per fermarsi è tra tarda primavera e inizio estate, quando la Sagra delle ciliegie celebra varietà storiche come cappuccia, muscatedda e caddusa, trasformando il frutto simbolo del paese in protagonista assoluto delle tavole locali.
Lasciato il borgo delle ciliegie, l’itinerario riprende verso sud attraversando la frazione di San Carlo e seguendo la SS386. Il tracciato scende lentamente verso la parte settentrionale della provincia di Agrigento, tra valloni, rilievi boscosi e antiche campagne coltivate. L’asfalto alterna tornanti più stretti a curve scorrevoli: è una strada da guidare con calma, specie in caso di fondo rovinato o presenza di mezzi agricoli.
Burgio appare sulla pendice di un colle, con un nucleo antico di vicoli stretti, portali in pietra e case adagiate sulla pendenza. Il paese è un piccolo laboratorio a cielo aperto di artigianato siciliano: qui sopravvive una tradizione secolare di ceramica artistica, raccontata dal Museo delle ceramiche e dalle botteghe che espongono maioliche dai toni verdi e sabbia. Non meno affascinante è la Fonderia di campane Virgadamo, attiva fin dal Cinquecento, dove la fusione del bronzo segue ancora procedimenti artigianali. Una sosta a piedi permette di cogliere portali, chiese e scorci che parlano di dominazioni arabe e medievali, prima di risalire in sella.
L’ultima parte del tour segue ancora la SS386 verso Calamonaci e la valle del fiume Verdura. I rilievi restano coltivati, la strada si adagia sui pendii e regala viste inattese sui monti Sicani. La meta è l’area del Castello di Poggiodiana, nel territorio di Ribera: una fortificazione che domina dall’alto la valle, controllando da secoli un passaggio strategico tra l’entroterra e la costa meridionale. Della struttura restano la spettacolare torre cilindrica alta circa 25 metri, tratti di mura e ruderi che ne suggeriscono l’estensione originaria.
L’accesso ai ruderi richiede massima prudenza: il Comune segnala terreno accidentato, dirupi non protetti e possibili limitazioni per ragioni di sicurezza. Meglio informarsi in anticipo e limitarsi ai punti panoramici sicuri. L’intero itinerario misura circa 55 km, per 1 ora e 20 di guida effettiva, senza contare le soste. È consigliabile affrontarlo in primavera o autunno, evitando le ore più calde estive, con serbatoio pieno, acqua, guanti leggeri ma protettivi e attenzione agli animali in carreggiata. Più che una tirata veloce, è un viaggio lento tra province di Palermo e Agrigento, ideale per chi ama curve, paesaggi rurali e borghi poco turistici.

Sono un appassionato di moto, viaggi e itinerari su due ruote. Amo scoprire strade panoramiche, borghi e destinazioni meno conosciute, condividendo informazioni e consigli pratici per chi vuole vivere ogni viaggio curva dopo curva.
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