La fata e il santo: sulle Dolomiti c’è un passo davvero bellissimo che ti porterà alla “città turca” del Trentino-Alto Adige

La fata e il santo: sulle Dolomiti c’è un passo davvero bellissimo che ti porterà alla “città turca” del Trentino-Alto Adige

Questo passo sulle Dolomiti regala panorami mozzafiato e sentieri meravigliosi. È aperto tutto l’anno e consente di vivere esperienze in moto indimenticabili.
Antonia Festa  | 03 Gen 2026  | Tempo di lettura: 5 minuti

Se stai cercando un percorso in moto sulle Dolomiti che puoi fare tutto l’anno, allora il Passo San Pellegrino è la scelta ideale. Non tutti i valichi montani sono percorribili in inverno, ma l’itinerario che ti suggeriamo è aperto in tutte le stagioni, per la sua altezza non eccessiva (inferiore ai duemila metri). Unico consiglio è di verificare prima di partire che le condizioni meteo non siano proibitive. La meta, inoltre, è un ottimo punto di partenza per gite ed escursioni. Perché non pianificare, dunque, una permanenza di due o più giorni? A te la scelta!

Passo San Pellegrino in moto: l’itinerario

Mappa

Itinerario

L’itinerario che proponiamo conduce dal capoluogo, Trento, direttamente fino al Passo San Pellegrino. Da qui, puoi fare ritorno al punto di partenza scendendo dal versante veneto del valico, per poi rientrare in Trentino, oppure puoi scegliere di fare la salita a partire dal versante veneto – tieni conto che ha una pendenza più ripida e un livello di difficoltà leggermente superiore.

Da Trento prendi la Statale SS12 in direzione Bolzano. Attraverserai le località di Gardolo di Mezzo e Meano e giungi a Lavis. Attraversa il paese e gira a destra in Via Maso Franch sulla SS612. La SS612 è la strada che ti porta fino a destinazione: salendo gradualmente di altitudine, in un percorso ricco di curve e tornanti, attraverserai i paesi di Mosana, Lisignago, Cembra, Valda, Grumes, Capriana.

Arriverai a un tratto più pianeggiante che costeggia il Lago di Stramentizzo; da qui in poi la strada diventa provinciale SP232 e costeggia il torrente Avisio. Sei nella zona delle funivie dell’Alpe Cermis, che servono gli impianti sciistici invernali. Continua a salire su questa strada che si estende lungo il corso d’acqua e, poco prima di Predazzo, entrerai nella statale SS48.

Prosegui raggiungendo Forno e poi Moena: qui tieni la direzione sulla destra per entrare sulla SS346 in direzione degli impianti sciistici dell’Alpe Lusia. In breve tempo sarai arrivato a destinazione, Passo San Pellegrino. Per il ritorno a Trento, puoi continuare la strada, scendendo dal versante veneto. Prosegui in direzione degli impianti sciistici di Falcade Tre Valli e, al primo bivio, prendi la direzione a destra sulla Strada provinciale SP81. Anche questa è una strada ricca di curve e di tornanti, che nella zona di Paneveggio si fa più confortevole e diventa la SS50.

Attraversa Bellamonte e ti ritroverai a Predazzo, che già conosci per averla toccata nel tuo tragitto in salita. Qui continua in direzione di Trento, sulla stessa strada dell’andata, in direzione opposta, e tornerai nel capoluogo.

Tutto quello che c’è da sapere sul Passo San Pellegrino

Passo San Pellegrino è un valico alpino che si trova nel cuore delle Dolomiti, a 1.918 metri sul livello del mare. Il territorio è quello della località di Moena, “la fata delle Dolomiti. Siamo nel Trentino più orientale, al confine con il Veneto: il passo sorge, infatti, tra i comuni di Moena (provincia di Trento) e di Falcade (provincia di Belluno). Geograficamente separa le vette delle Dolomiti di Gardena e Fassa dalle Dolomiti di Feltre.

La zona è ricca di stazioni sciistiche, ma è molto viva anche d’estate, amatissima dagli escursionisti e dai ciclisti. Da qui è passato varie volte anche il Giro d’Italia.

Cenni storici

In passato, il Passo del San Pellegrino era conosciuto come Monte di Allocco. La parola aloch o alochet, infatti, faceva riferimento alle enormi distese di prato in cui venivano fatti pascolare gli animali. Il nome con cui tutt’oggi conosciamo il passo ha origini più recenti. Proprio qui l’Ordine di San Pellegrino delle Alpi costruì un ospizio per l’accoglienza dei viandanti anche se della struttura, punto di riferimento dell’Alpe Lusia, non vi sono più tracce.

Oltre che per la maestosità dei suoi paesaggi, il valico viene storicamente ricordato come zona di battaglia e bombardamenti nel corso della Grande Guerra. Già nel primo dopoguerra il numero di turisti in zona tornò a crescere e con esso anche il mototurismo.

Cosa fare a Passo San Pellegrino

Non solo per i motociclisti, ma per tutti gli sportivi e turisti, Passo San Pellegrino è una visita piacevole in ogni periodo dell’anno. In inverno, le piste innevate accolgono gli amanti dello sci e dello snowboard e i pendii offrono numerosi sentieri per lo scialpinismo. I declivi più arditi si possono affrontare, per i meno ardimentosi, grazie agli impianti di risalita (funivia e seggiovia) che servono la zona.

In estate, è meta gettonata per trekking, passeggiate ed escursioni, di ogni livello di difficoltà. La presenza di un ampio parcheggio lo rende facilmente raggiungibile e i vari hotel e ristoranti lo rendono un posto adatto anche alle famiglie.

Moena, la piccola città turca d’Italia


[foto @Ihor Serdyukov/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]

A Moena, punto di partenza del Passo San Pellegrino, è legata una leggenda che risale addirittura alla fine del Seicento e che ha come protagonista Hasan, un giannizzero ottomano fuggito dopo l’assedio di Vienna. Rifugiatosi in città, fu accolto dalla popolazione locale e sposò una donna del luogo e aiutò l’insurrezione contro gli Asburgo, che avevano aumentato a dismisura le tasse sui moenesi. Alla sua morte, la memoria di Hasan venne tramandata dai figli e dai nipoti.

Ogni anno, nel Rione Turchia, si tiene una festa nella quale rivivono le antiche tradizioni dell’Anatolia e si respira una bellissima atmosfera multiculturale.

Antonia Festa
Antonia Festa

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.

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