Lago di Bolsena

Il Lago di Bolsena è la meta ideale per un itinerario motociclistico nel cuore dell’Alto Lazio. Una scorribanda di tornanti, arricchiti da una cultura enogastronomica da non lasciarsi scappare.

Questo specchio d’acqua è il più grande lago vulcanico in Europa, con i suoi 113,5 kmq, che lo rendono il quinto lago italiano per grandezza.

La bellezza degli scenari e la vicinanza a Roma lo hanno reso nel corso dei secoli una meta privilegiata per un turismo naturale e culturale.

Le sue acque accolgono anche due piccole isole, l’Isola Martana e l’Isola Bisentina, raggiungibili comodamente con servizi di traghetti turistici.

Mappa

Lago di Bolsena in moto. Itinerario

Si decide di partire da Orte dato che questa è un’uscita autostradale sia per chi viene da Milano sia per chi parte da Roma. Lasciata, quindi, l’A1 si prende la SS204 in direzione Bassano.

Si continuano a seguire le indicazioni fino ad arrivare Bassano Scalo, si supera un ponte e si svolta a sinistra dopo pochi chilometri.

Dopo circa un chilometro si svolta ancora a sinistra lasciandosi alle spalle la strada asfaltato e finendo su una sterrata. Continuando in direzione nord si arriva a un sentiero molto stretto, ma incantato.

Questa deviazione vi porterà nella prima bellezza di questa giornata in moto alla scoperta del Lazio: il lago di Vladimonio. È un piccolo specchio d’acqua di origine vulcanica a oggi quasi del tutto interrato.

La visita però si deve fare perché da queste parti ci sono state le principali battaglie che videro la vittoria dei romani contro gli etruschi. Insomma, un luogo ricchissimo di storia, esoterismo e civiltà classiche.

Tornati sulla SS 204 si prende per Bassano proseguendo in direzione Bomarzo (seguendo le indicazioni Viterbo/Bagnaia) dopo qualche chilometro bisogna girare a destra e imboccare la strada bomarzese che vi porterà nella località di Bomarzo.

Qua visita d’obbligo è al “parco dei mostri”, una costruzione cinquecentesca che vale veramente la pena vedere. Salendo poi un po’ in collina si giunge a Montefiascone, paesino affacciato sul cratere di un vulcano a 635 metri sul livello del mare.

Il colpo d’occhio di questo balcone naturale che dà sul lago è da cartolina.

Seguendo per Vitorchiano si arriva  Grotte di Santo Stefano, frazione del comune di Viterbo, per poi prendere un’altra strada che ha il suo fascino. Parliamo della Tiberina che andrà percorsa per portarci proprio nei pressi del lago di Bolsena.

Lungo la strada però non si possono perdere paesi come Capodimonte e soprattutto Civita di Bagnoregio. È denominata la città che muore perché è stata abbandonata da quasi tutti i suoi abitanti e rischia di scomparire a causa dell’erosione.

È arroccata su un’isola di tufo in mezzo ad un paesaggio spettacolare. Per accedere a Civita è necessario fare un lungo ponte pedonale.

Tra laghi e “piccoli passi”

Tornando a Bolsena segnaliamo che per arrivarci bisogna fare la SS489 che transita anche per il Passo della Montagna a 639 metri di altezza. Questo lago è chiamato “lago contadino” perché inizialmente aveva delle coltivazioni che lambivano le spiagge a ridosso dell’acqua.

La zona, infatti, ancora oggi non ha molte industrie nei paraggi e l’inquinamento è ridotto all’osso. L’acqua del lago, in alcuni tratti, è trasparente e il paesaggio è ricco di boschi, viti, ulivi e divertenti stradine serpeggianti ideali da fare alla guida di una moto.

Lago di Bolsena
Lago di Bolsena in moto. Il giro ci porta a Civita di Bagnoregio, la “Città che muore”

Anche la pancia ha il suo peso quando si fanno itinerari di questo tipo. Per questa ragione vi rassicuriamo: la gastronomia locale offre molte prelibatezze.

Su tutte il pesce di lago, ovviamente, dalla sbroscia (una tipica zuppa di pesce), all’anguilla, fino ad arrivare al fritto di persico e ai tranci di luccio.

Ovviamente se non dovesse piacere il pesce non rimarrete digiuni, sono gustosi anche i prosciutti di cinghiale e pappardelle con la lepre.

Per quanto riguarda il vino su tutti due: a Montefiascone c’è l’Est Est Est!, mentre a Gradoli viene prodotto l’Aleatico. La strada del ritorno potrebbe essere la stessa o quella della Graffinanese che ci farà trovare sulla sinistra la località di Attigliano per poi ritrovarci a pochi passi dall’autostrada e riprendere l’A1 per un ritorno verso casa dopo aver percorso la bellezza di 160 chilometri.

Alessandro Ribaldi