Una strada che ti farà scoprire tutto il bello del “Tetto degli Appennini”: questo valico è il più panoramico d’Abruzzo

Una strada che ti farà scoprire tutto il bello del “Tetto degli Appennini”: questo valico è il più panoramico d’Abruzzo

Questo valico appenninico a 1.107 metri di altezza offre viste spettacolari. Raggiungerlo in moto consente di attraversare borghi dalle inestimabili testimonianze storiche.
Antonia Festa  | 06 Gen 2026  | Tempo di lettura: 5 minuti

Solo uno sprovveduto potrebbe sottostimare la bellezza dell’Abruzzo in moto, soprattutto se il valico in questione è quello di Forca Caruso. La pregevole ‘salita secondaria’ della Marsica e della Valle Peligna è immersa in un contesto panoramico perfetto, perché consente di ammirare la meraviglia del cd. tetto degli Appennini – , ossia il Corno Grande, la cima più alta della catena montuosa, appartenente al Gran Sasso d’Italia. Qui gli altopiani, circondati da rilievi “morbidi”, sembrano voler abbracciare le strade e i riders che le percorrono.

La forca prende il suo nome dall’usanza antica di chiamare così le strade che “bucavano” le montagne. Considerando anche l’origine romana del percorso, non c’è dunque da stupirsi del suo nome e del ruolo strategico che ha ricoperto per secoli. Attraverso questo valico, che passa per parchi eolici, borghi e città, scopriamo un nuovo tratto della “regione forte e cortese” (come fu definita da Primo Levi) e immergiamoci in un perfetto itinerario da fine settimana. Pronti a partire?

Forca Caruso in moto: l’itinerario

Mappa

Itinerario

Circa 90 chilometri, per questo anello della Marsica e del Fucino che ha come focus principale la Forca Caruso. Partiamo da Aielli, il borgo dei murales sugli Appennini, e seguiamo la SS5 (Via Valeria Tiburtina). Il primo tratto, di 18 chilometri, è quello che porta fino al valico, ed è il più interessante di tutto il percorso.

Una volta scollinata la Forca Caruso, ridiscendiamo in direzione di Cocullo – la città dei Serpari – e, tramite la SP9/SP60, arriviamo dopo 16 chilometri all’Olmo di Bobbi. Altri 15 chilometri ci separano da Pescina: SP60 verso Monte della Selva, poi deviamo sulla Provinciale 17 e la SS83.

A Pescina, ricostruita dopo il terremoto del 1915, ammiriamo il bel centro storico prima di tagliare per l’altopiano del Fucino. Dove un tempo c’era uno dei più grandi laghi italiani, oggi si trova un’immensa area coltivabile. Il tratto, in gran parte rettilineo, ci porta ad Avezzano in 26 chilometri. Porta dell’Abruzzo per chi viene dal Lazio, anche Avezzano merita una visita approfondita, prima di compiere gli ultimi 10 chilometri (SR5) verso Celano e il suo castello. Da qui, chi viene da Roma, può riprendere la A24 per rientrare nella Capitale.

Tutto quello che c’è da sapere su Forca Caruso

La storia di Forca Caruso è così ricca che ci vorrebbe un libro per raccontarla tutta. Pare che un collegamento tra le montagne dell’Appennino abruzzese esistesse, infatti, già 3.000 anni fa. Furono i Romani a rendere questa strada più accessibile, inserendola nel collegamento tra Roma e Aternum, il nucleo originario dell’attuale Pescara. In pratica, gli imperatori romani anticiparono di almeno due millenni le attuali A24 e A25.

Il passo era parte integrante della Via Tiburtina Valeria che, dal 286 a.C., collegava Roma a Tivoli, proseguendo per Alba Fucens, Collarmele, Marruvio arrivando al Mar Adriatico. Fu proprio la Torano-Pescara a rendere meno utile, dal 1978, questo valico appenninico, che così venne restituito al turismo su due e quattro ruote. Per i motociclisti, infatti, arrivare quassù è un vero piacere.

Forca Caruso ha un’altitudine di 1.107 metri s.l.m. ed è piuttosto facile da percorrere, grazie alla pendenza media del 3,3%. Larga parte del percorso ha una pendenza del 3-4%, che scende all’1% all’altezza di Collarmele e addirittura è negativo tra i chilometri 9 e 9,5. Il punto più ripido arriva al 6,7% di differenziale. Il dislivello è di poco inferiore ai 400 metri (382 metri).

Cosa vedere a Forca Caruso e nei dintorni

La zona attraversata dalla Forca Caruso è particolarmente ricca di punti d’interesse e un giro da queste parti merita soste davvero interessanti.

Aielli


[foto @Giulio Benzin/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]

Quasi del tutto abbandonato dopo il 1915, Aielli è oggi uno dei tanti borghi dipinti d’Italia. Qui, però, l’arte di strada ha un approccio diverso, perché racconta la storia del luogo e richiama gli amanti della street art da ogni dove, con il festival Borgo Universo. Imperdibili i murales che riproducono il testo di Fontamara, celebre volume di Ignazio Silone: il borgo, inoltre, è stato il primo a stampare gli articoli della Costituzione Italiana su un muro. Se volete arrivare ad Aielli in moto, ecco l’itinerario giusto.

Avezzano e la Piana del Fucino

Vittima dell’enorme devastazione del terremoto del 1915, Avezzano ha saputo mantenersi il proprio prestigio grazie alla produzione agricola, in particolare quella delle patate. La bella località dista poco più di un’ora da Roma ed è, dunque, una meta ideale per un weekend in moto. Tante le chiese e i santuari da visitare, molti dei quali si devono alla famiglia Torlonia, che possedette per secoli terre da queste parti.

La piana del Fucino è il grande spazio coltivato, nel cuore degli Appennini, prosciugato definitivamente nell’Ottocento e dove un tempo sorgeva un enorme lago. Pensate, ci sono così tanti campi che il Fucino produce circa duemila tonnellate di patate l’anno, più che in ogni altra zona singola in Italia.

Celano


[foto @leoks/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]

Il Castello Piccolomini di Celano lo si ammira dalla ferrovia o dall’autostrada ed è il simbolo di questo borgo abruzzese. È uno dei “monumenti nazionali” d’Italia, ospita l’importantissimo Museo di Arte Sacra della Marsica e la sua Collezione Torlonia e, nonostante sia perfettamente conservato, risale al Trecento. Sempre a Celano, meritano una visita il Monte Tino alto quasi 2000 metri e le Gole di Celano.

Antonia Festa
Antonia Festa

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.

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