I 3 grandi moto-flop: quando il made in Italy fa cilecca


Quando pensiamo ad una nuova uscita di moto, la passione è sempre un po’ più forte della ragione, e qualsiasi proposta di ultima generazione messa a punto da una casa motociclistica qualunque ci sembra sempre l’oggetto del desiderio, l’irraggiungibile sacro graal degli appassionati e subito saremmo pronti a sborsare qualsiasi cifra per sederci su quella sella nuova fiammante. Ma come diceva un saggio, non è tutto oro quel che luccica, e se ne sono accorti coloro che nel 2000 hanno acquistato l’Aprilia Futura, dopo una roboante presentazione al MotorShow di Bologna. Non è andata meglio nemmeno alla casa di borgo Panigale, che con i deludenti modelli della 906 Paso e la Multistrada del 2003, ha stranamente inflitto al marchio una cocente sconfitta.

Aprilia Futura da touring, una macchia indelebile per un marchio storico

Da sempre studiosi ed innovatori nel mondo delle due ruote, la casa di Noale ha ricoperto per anni e con successo il ruolo di pioniere nell’ambito delle novità, sia tecniche che di design, riscuotendo successi di modello in modello ed elevandosi ad icona italiana di categoria. Tutti (o quasi) però ricordano la macchia indelebile causata dalla nefasta campagna commerciale dell’Aprilia Futura, agli albori del nuovo millennio, Il loro modello di moto turistica all’avanguardia. Gli show di motori sono la mecca per ogni appassionato nel settore (a proposito, già sapete tutto sul MotorBike Expo di Verona? scoprite di più su questo link), infatti già a Bologna nel 2000 però la Futura aveva destato grossi dubbi: un grosso sellino posteriore avvolgente e la sua linea spigolosa, anche se in perfetto stile anni ’90 risultò troppo avanti rispetto agli standard proposti in fiera.
Nonostante il modello di Aprilia dominasse la strada grazie ad una spinta garantita dal motore a V inclinato da 114 cv, e le sue performance la rendessero più che competitiva con le colleghe di categoria, non si può dire lo stesso per il design ed il prezzo. La concezione forse troppo futuristica (appunto) della Futura, non l’ha resa abbastanza comprensibile per il pubblico, che ha preferito orientare la spesa su modelli decisamente più standard. Inoltre la cifra da capogiro di 22 milioni di lire l’ha resa per molti un lusso inaccessibile. Rimase sul mercato per circa tre anni, prima di soccombere alla concorrenza; solo oggi la Futura si è riuscita a ritagliare il suo spazio nel mondo del collezionismo.

Ducati 999, la rossa incompresa che passò alla storia

Le 3 peggiori moto

Ducati, dal giorno in cui ha attaccato le prime ruote su di un telaio, non ha avuto difficoltà a scalare le classifiche vertiginosamente, e grazie ad un design inconfondibile, una classe che solo il made in italy riesce a garantire ed un discreto successo nel panorama della MotoGp, si è elevata di diritto nell’olimpo delle case motociclistiche mondiali. Sbagliare però capita a tutti, ed è quello che è successo al marchio di borgo Panigale quando decisero si “svecchiare” iconici modelli come la 916 o la 996, creando la 999.
Questa moto risultò da subito controversa, nonostante la qualità del comparto tecnico fosse indiscutibile: il motore bicilindrico Testastretta da 117 cavalli riusciva a garantire al veicolo una spinta interessante e performance di tutto rispetto. Tutto questo però non riusciva a controbilanciare un’estetica purtroppo poco accattivante: il genio del sudafricano Pierre Blanche non venne compreso dal pubblico dei primi anni 2000, che forse ancora affezionati ai modelli precedenti, non garantirono lunga vita alla 999, lasciandola sul mercato per soli 4 anni.

Moto Guzzi v10 Centauro, quando il vintage non piace a tutti

La Moto Guzzi, come la Morini o la Gilera, è uno dei padri fondatori dell’industria motociclistica italiana moderna. Grazie alla sua innovazione nel giusto momento storico il marchio è riuscito a farsi un nome rilevante all’interno del panorama mondiale a due ruote non solo europeo ma anche mondiale. Anche moto Guzzi però si è lasciata andare a qualche scivolone durante la sua fregiata carriera, ed uno di questi è proprio la v10 Centauro.
Messa a punto durante uno dei periodi più difficili della casa di Mandello del Lario, il designer Luciano Marbese si ritrovò a vestire una meccanica obsoleta, bassa e lunga, con l’obiettivo di far nascere dalle ceneri una sorta di naked sportiva. Il risultato dal punto di vista tecnico non risultò da subito un fallimento, ma questa apparenza iniziale venne subito smentita una volta che il mercato fu chiamato a dare il suo responso. L’estetica particolare non riuscì ad essere inquadrata in una categoria specifica, creando così uno scontro impari con la nuovissima Ducati Monster.

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