
Come valico di confine tra la Toscana ed il Lazio si trova un borgo la cui importanza risiede fin dal medioevo. Un luogo caratterizzato dalla sua particolare posizione lungo la via Francigena che è il suo principale asse viario. Immerso nella provincia di Siena, al confine naturale tra la Val d’Orcia e il Monte Amiata, questo borgo è arroccato su di una rupe basaltica ad oltre 800 metri d’altitudine. Dalla sua posizione domina il territorio che per secoli è stato punto di passaggio per viaggiatori, eserciti e mercanti. Si tratta di Radicofani, uno di quei borghi che sembra sospeso nel tempo e dove prende vita una delle figure della storia italiana: Ghino di Tacco, che la leggenda narra essere il Robin Hood toscano.
Si parte proprio dalla provincia di Siena per questo viaggio alla scoperta di Radicofani, passando per altri piccoli comuni nel cuore della Val d’Orcia. Si prende SS674 da Via Stalloreggi, Via Paolo Mascagni, Via del Nuovo Asilo, Strada Comunale Giuggiolo e si segue per circa 3km. Da qui ci si immette su SS223 in direzione SP33 a Murlo per dirigersi alla prima tappa: Casciano. Per circa 24km si procede sulla provinciale e si arriva al borgo di Casciano dopo la prima mezz’ora di viaggio.
Si prende, poi, SP33, SP34/c e Strada Provinciale del Brunello in direzione di Via della Circonvallazione/SP14 a Montalcino. Seguendo questa strada per 34km ecco la seconda tappa di questo percorso: Montalcino. Una sosta gradita per gli amanti del buon vino. Una volta ripartiti si segue SP14 fino a SS2 per circa 7km e poi si entra in SS2. Percorsa la strada statale per 25km circa si continua su SP478. Da qui si guida in direzione di SP24 a Radicofani per altri 9,5km. Con un viaggio di 102km per 1 ora e 56 minuti di percorrenza tra piccoli borghi e la magia dei paesaggi toscani ecco raggiunto il borgo di Radicofani.

È dagli inizi del medioevo che questo borgo ha riscontrato un ruolo centrale nel controllo delle vie di comunicazione tra Roma ed il nord dell’Italia. La sua posizione strategica, infatti, rese il Radicofani con la sua rocca un obiettivo desiderato da molti, in particolare lo Stato Pontificio e la Repubblica di Siena. La storia di Radicofani è profondamente legata alla rocca ed al desiderio di conquista. Ed è proprio in relazione alla rocca che si scopre una delle figure più importanti di questo borgo ed anche della storia italiana. Tanto da essere citato da due dei più grandi letterati: Dante e Boccaccio.
Si tratta di Ghino di Tacco, nobile ghibellino nato nel XII secolo. La storia lo identifica non come un semplice brigante, ma come un bandito di tutto rispetto che aveva e seguiva pedissequamente un proprio codice morale. Ghino, sfuggito alla morte che prese la sua famiglia, riuscì ad impadronirsi del Castello di Radicofani. Questa era la fortezza del borgo, un luogo difficile da espugnare e vero e proprio baluardo difensivo. La conquista avvenne tra la fine del duecento e gli inizi del trecento. La rocca divenne così la base delle sue azioni lungo tutta la via Francigena. Sequestri, taglieggiamenti e rapine erano le principali attività di Ghino di Tacco, al punto da renderlo celebre come il Robin Hood toscano.
Il perché di questo paragone nasce proprio dal fatto che i soggetti dei suoi “colpi” non erano scelti in modo indiscriminato, al contrario andava a colpire viaggiatori facoltosi, funzionari corrotti e potenti. Evitava invece di colpire coloro che erano poveri ed indifesi, provando clemenza verso coloro che erano semplici pellegrini. Un comportamento da vero Robin Hood: toglieva ai più ricchi per dare ai poveri. Le refurtive, infatti, venivano donate ai più bisognosi, mentre ai derubati lasciava sempre un qualcosa per sopravvivere. Un vero e proprio ladro gentiluomo. Dante Alighieri lo cita all’interno della Divina Commedia, nel VI canto del Purgatorio nel girone dei “morti per forza”. Mentre troviamo tracce di Ghino nel Decameron di Giovanni Boccaccio, dove viene raccontato come un fuorilegge giusto, temuto dai potenti e rispettato dal popolo.

Come abbiamo potuto vedere il cuore pulsante di Radicofani ed anche della leggenda del Robin Hood toscano è proprio la fortezza. Dalla sua posizione domina interamente il borgo, come un vero e proprio guardiano di pietra. Essa si trova a 1000 metri d’altitudine ed è ben visibile fin dalla pianura. È tra il XIII e XIV secolo che inizia ad assumere il ruolo per cui passò alla storia. Infatti, durante l’occupazione di Ghino di Tacco, questa fortezza divenne un rifugio inespugnabile ed un punto da cui era possibile controllare l’intera via Francigena. Da qui Ghino, come già anticipato, organizzava i suoi “attacchi”, ma soprattutto sfuggiva sistematicamente agli eserciti che venivano inviati per catturarlo. È proprio grazie alla sua complessa struttura ed alla sua posizione dominante che difficilmente si poteva conquistare.
La Rocca si struttura a pianta triangolare ed è circondata da mura composte da grandi bastioni angolari. Ciò che colpisce subito all’occhio è l’imponente torre merlata. È qui che oggi si può apprezzare il Museo del Cassero che custodisce reperti archeologici e materiali storici. Chi viene in visita può godere di un viaggio storico che parte dagli etruschi fino al medioevo. La visita presso la fortezza ha un costo di 5 euro ed è possibile salire fino alla cima della torre. Da qui si gode di una vista incredibile su tutta la Val d’Orcia e sul Monte Amiata.
Tra vicoli medievali e mura secolari in questo borgo è possibile immergersi nel mito di Ghino di Tacco. Visitando la sua fortezza ed immaginando le sue azioni da Robin Hood.
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