Nel Basso Lazio ci sono le grotte più incredibili del Centro Italia, e la loro storia risalirebbe a quasi 10mila anni fa

Nel Basso Lazio ci sono le grotte più incredibili del Centro Italia, e la loro storia risalirebbe a quasi 10mila anni fa

Stefano Maria Meconi  | 16 Giu 2024  | Tempo di lettura: 3 minuti

La storia dell’umanità e quella della natura viaggiano da alcuni millenni in parallelo, ma la seconda è molto più antica della prima. Eppure, anche diecimila anni fa, un tempo geologicamente irrilevante ma per noi umani enorme, questi due mondi si sono incontrati. E lo hanno fatto nel Basso Lazio, dove si trova un magnifico complesso di grotte e bellezze sotterranee che risponde al nome di grotte di Pastena. Un luogo forse insolito per un motoitinerario, ma decisamente più consueto è il percorso per arrivarci. E una volta scesi dalla sella, ad attenderci ci sarà una nuova avventura, questa sì tra le viscere della terra. Pronti a partire?

Grotte di Pastena in moto. L’itinerario

Mappa

Percorso

Partendo da Gaeta, prendi la SR213 (Via Flacca) in direzione nord-est. Segui la SR213 fino a raggiungere l’incrocio con la SR630 (Via Appia). Qui svolta a sinistra e continua sulla SR630 seguendo le indicazioni per Itri. Attraversa Itri e prosegui sulla SR82 (Via Appia) fino a incontrare l’incrocio con la SP115. Svolta a sinistra sulla SP115 e segui le indicazioni per Campodimele.

Da Campodimele, continua sulla SP115 in direzione sud-est. Prosegui fino a trovare l’incrocio con la SP163. Svolta a destra sulla SP163 e segui le indicazioni per Pastena. Da Pastena, prendi la SP151 in direzione sud. Segui le indicazioni per le Grotte di Pastena fino a raggiungere la destinazione.

Il percorso da seguire è:

  • Gaeta a Campodimele: SR213 → SR630 → SR82 → SP115
  • Campodimele a Pastena: SP115 → SP163
  • Pastena a Grotte di Pastena: SP151

Un luogo che ridefinisce il concetto di “attrazione naturale”

Le grotte sono un luogo che, in un modo o nell’altro, mette tutti d’accordo. C’è chi le sceglie perché attratto dalla bellezza sotterranea, altri invece vogliono provare l’esperienza di esplorare un luogo dove molti invece non si spingono per paura della claustrofobia. Infine, c’è chi rifugge le giornate calde d’estate e cerca un luogo decisamente fresco. Le grotte di Pastena non fanno eccezione, con i loro 15-16 °C che rimangono stabili durante pressoché tutto l’anno. L’alto livello di umidità, invece, può essere un fattore che diminuisce la percezione di temperatura – ed ecco perché, insieme all’abbigliamento da moto – è importante avere con sé in previsione della visita anche una giacca leggera o un maglioncino.

Lo spettacolo, del resto, ne vale la pena: questo complesso venne scoperto ed esplorato circa 100 anni fa, da una squadra di geologi che faceva capo a Carlo Franchetti. Fu lui ad aprire l’esplorazione di un cammino sotterraneo lungo 900 metri, che si divide in due macroaree: il ramo attivo, dove scorre ancora l’acqua, e il ramo fossile, che è asciutto e caratterizzato da formazioni di stalattiti e stalagmiti.

Il complesso di Pastena non è però solo una bellezza naturalistica, fatto di stalattiti e stalagmiti, ma anche un sito archeologico nel quale sono state ritrovate sepolture e offerte sepolcrali risalenti addirittura al Neolitico, dunque da 10.000 a 5.500 anni fa.

Cosa vedere lungo il percorso verso le Grotte di Pastena


La città di Gaeta, sulla costa del Circeo, vista dall’alto

Il nostro itinerario, come abbiamo visto, è partito da Gaeta, città di mare tra le più belle della costa laziale. Già repubblica marinara dall’839 al 1140, fu un luogo importante nell’ultimo periodo del Regno delle Due Sicilie, quando i Borboni vi si rifugiarono cercando di impedire l’annessione del Sud Italia al neonato Regno d’Italia. Oggi è una splendida città di mare dal ricco patrimonio storico, con affacci pregiati sul mare, come quello che si può godere dall’alto del castello angioino-aragonese.

Campodimele, benché poco conosciuto, è uno dei paesini che rientra nel novero dei Borghi più belli d’Italia. Assiso su una collina verde a quasi 650 metri d’altitudine, ai margini di due catene montuose – gli Ausoni e gli Aurunci – è un borgo dalla storia particolare. Qui, infatti, avvennero i tristi fatti che ispirarono il film La Ciociara (Premio Oscar 1962 a Sophia Loren), ovvero le violenze delle truppe francesi sui civili durante la Seconda guerra mondiale.

Stefano Maria Meconi
Stefano Maria Meconi

Responsabile editoriale di TrueRiders sin dal 2015



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