Dolomiti Ztl, dal 2024 il Sellaronda “chiude” alle moto

È una decisione che, sotto varie forma, era già stata presa in passato. Ma la Dolomiti ZTL si preannuncia come l’ennesima idea che, se da un lato vuole favorire un ecosistema fragile e complesso, dall’altro rischia di rendere molto difficile la vita ai mototuristi.

Il progetto ha un intento nobile: ridurre le emissioni inquinanti attraverso un progetto di riduzione del traffico che guarda anche all’appuntamento olimpico di Milano – Cortina 2026. A favorire la nascita di questa idea è stato un accordo tra più enti: le tre province dolomitiche di Belluno (Veneto), Bolzano e Trento, il Ministero dell’Innovazione Tecnologica e quello delle Infrastrutture, attualmente guidato dal senatore Matteo Salvini.

Dolomiti ZTL, il progetto “Low emission zone”

Più che di una zona a traffico limitato, dovremo iniziare a parlare di low emission zone, ovvero zona a emissioni (inquinanti) ridotte. Il progetto verte sulla riduzione progressiva dell’impatto ambientale del traffico automobilistico e motociclistico. Come avverrà tutto ciò? Attraverso più passaggi progressivi:

  • Nel 2023, verranno installati varchi elettronici in corrispondenza dei 4 passi che compongono il Sellaronda (Pordoi, Gardena, Sella e Campolongo). I varchi serviranno a monitorare il traffico e potranno, se necessario, essere installati anche su altri passi alpini;
  • Nel 2024, partirà il monitoraggio degli inquinanti, tramite l’utilizzo di strumenti vari (si immaginano delle centraline simile a quelle presenti nei centri urbani);
  • Nel 2026, anno delle Olimpiadi invernali di Milano – Cortina, il progetto dovrebbe essere pienamente operativo;
  • Nel 2030, anno dell’Agenda 2030, la ZTL delle Dolomiti dovrebbe aver raggiunto gli obiettivi di riduzione dell’inquinamento e conservazione della sostenibilità ambientale.

Sei passi per tutelarne… quattro

La “Low emission zone”, che ha l’obiettivo di tutelare il Sellaronda – e in prospettiva tutto l’arco dolomitico-alpino, prevede inoltre altre azioni. Tra queste:

  • Creare parcheggi di interscambio e collegamenti ambientali sostenibili;
  • Favorire l’uso del trasporto pubblico locale;
  • Incentivare la mobilità attiva e gli impianti di risalita, più sostenibili e meno inquinanti.

L’idea è quella dunque non di bloccare il traffico dei turisti, che rappresentano un elemento fondamentale per l’economia di zona. Piuttosto, le dichiarazioni dei politici evidenziano la necessità di arrivare all’appuntamento con le Olimpiadi 2026 con un forte approccio green.

Per Luca Zaia, governatore della Regione Veneto, “il Gruppo del Sella è uno dei gruppi dolomitici più importanti per richiamo turistico sia estivo sia sciistico. Avere un monitoraggio che parte dalla georeferenziazione dei livelli di traffico è una cosa che ancora mai nessuno ha fatto. Significa avere flussi ben codificati, valutare le potenzialità di parcheggi scambiatori finalizzati al massimo sfruttamento di un’intermodalità che comprenda nel progetto di mobilità ogni possibilità dal il trasporto pubblico fino agli impianti di risalita. È un lavoro importante che si rivelerà un vero plus in funzione dei Giochi Olimpici invernali del 2026. Per quell’appuntamento mondiale che vedrà protagoniste le Dolomiti, infatti, dobbiamo presentarci con modelli innovativi”.

Le previsioni per il 2024 (e l’esempio di Braies)

Un esempio di come potrà funzionare la Dolomiti low emission zone ce lo dà il Lago di Braies, zona dove gli effetti del cambiamento climatico e del turismo di massa sono già evidenti. Qui, l’amministrazione comunale ha deciso di inserire un numero chiuso, che corrisponde alla capienza massima del parcheggio del lago di 800 posti. Se i limiti si applicano ad auto e moto, non valgono invece per ciclisti e chi preferisce muoversi con i mezzi pubblici.

Non è vera, almeno allo stato attuale, la notizia di accesso su prenotazione. L’ufficio stampa della Provincia di Trento, in un comunicato stampa, ha fatto sapere che il progetto verte sulla ottimizzazione e regolazione dei flussi di traffico. Oltre, ovviamente, a incentivare la mobilità green, aumentare le colonnine di ricarica per i veicoli elettrici, ampliare i parcheggi e favorire l’uso dei mezzi pubblici.

Insomma: le Dolomiti come modello di turismo sostenibile, ma a quale costo? Lo scopriremo a partire dal 2024.

Avatar per Stefano Maria Meconi

Stefano Maria Meconi

Responsabile editoriale di TrueRiders sin dal 2015

Video Itinerari