Valentino Rossi: curiosità sul dottore della MotoGp


Un ragazzino di Tavullia che è riuscito a conquistare il mondo in sella ad una moto, diventando un’icona del motorsport. Quello che ha lasciato Valentino Rossi a questa disciplina è un’eredità unica e irripetibile. Scopriamo allora qualche curiosità sul campione italiano.

Gli inizi di una carriera leggendaria

Un’insegnante un giorno gli disse che non avrebbe combinato niente nella vita se avesse continuato a correre in moto. Fortunatamente si sbagliava.
Quello che raccontiamo oggi è una leggenda dello sport, che già all’età di due anni guidava una moto. Il papà Graziano Rossi, pilota professionista anche lui, disse che Valentino salì prima su una moto che su una bicicletta, un predestinato che ha saltato tutte le tappe.
La prima gara arriva a cinque anni, stranamente non su una moto, ma su un kart e decisamente sotto età: erano dieci gli anni minimi per gareggiare, ci è voluto un documento falso per poter far correre Valentino, nessuno poteva fermare la nascita del Dottore.
Dopo i kart arrivano subito le minimoto e il talento iniziava a emergere, ma i primi test su una moto “vera” lasciarono tutti spiazzati. Il papà racconta che Valentino, la prima volta sulla Cagiva 125, fece il rettilineo e alla prima curva cadde a terra. Si rialzò, i meccanici rimisero a posto la moto, partì di nuovo e concluso il rettilineo cadde di nuovo. Dopo qualche occhiataccia nel box, Valentino è ripartito e stavolta non si è fermato più.

Il dottore giallo con il 46

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L’identikit di Valentino Rossi è proprio questo, un Dottore giallo con il 46. Eppure, agli inizi non era così. Il numero 46 non è stato il primo di Vale, la prima vittoria all’età di 15 anni è arrivata con il 26 sul cupolino. La leggenda del 46 nasce dopo, quando Rossi guarda un video del padre, che nella sua prima vittoria aveva proprio quel numero. Da quel momento Valentino indossa il 46 e non lo lascia più, neanche per il numero 1 di campione del mondo. Se il numero lo ha scelto dopo, il giallo è sempre stata una costante, era il suo colore e lo si vedeva ovunque.
Il primo soprannome fu “Rossifumi” in onore di un pilota giapponese, Norifumi Abe, del quale Rossi ammirava il coraggio e il suo stile molto aggressivo. Il nome che invece tutti conoscono è “The Doctor”, il motivo? Valentino disse che quando qualcuno fa bene qualcosa si dice sia un Dottore e da lì diventò il suo marchio di fabbrica, forse anche perché controllava sempre la sua moto prima di partire.

Qualche record

È considerato il miglior pilota che la MotoGp abbia mai avuto, una carriera lunga 26 stagioni, piena di record e vittorie memorabili. Ad oggi è il pilota ad aver vinto il maggior numero di titoli (9), il maggior numero di gare (115), è salito sul podio più di ogni altro pilota (235) e detiene il primato anche per gran premi disputati (432). Unico pilota ad aver vinto in tutte le categorie, 125, 250, 500 e MotoGp, ha l’incredibile record di 23 podi consecutivi dal Gran Premio del Portogallo del 2002 fino al Gran Premio del Sud Africa del 2004. È anche il pilota ad aver la striscia più lunga dalla prima vittoria, nel 1997, all’ultima, 2017, esattamente 20 anni e 311 giorni.

La fine senza fine

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Il 14 novembre del 2021, a Valencia, Valentino Rossi partecipa alla sua ultima gara in MotoGp, la coincidenza è che la somma dei numeri di questa data è 46, il suo numero, un gioco del destino per omaggiare il campione di Tavullia. Si ritira dalle corse professionistiche, resterà un pilota per tutta la vita, infatti, ancora oggi, gareggia in altre discipline, sia di moto che di auto, confermandosi un pilota a 360°. In MotoGp sarà comunque presente con il suo team VR46 e il fato ha voluto che proprio nella prima stagione in cui Rossi non ha gareggiato, proprio un ragazzo della sua Academy è diventato campione del mondo.
La cosa che più fa impressione, e lascia intendere anche ai più giovani che non hanno avuto la fortuna di ammirare le imprese sportive di Valentino in pista, è la marea gialla che in ogni appuntamento del mondiale e in ogni parte del mondo, è presente sugli spalti con bandierine, magliette e berretti, per sostenere un pilota che neanche partecipa alla gara. Un evento che rende eterna nel tempo la carriera di un campione e segna una fine senza fine.

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