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	<description>Le strade del Vero Motociclista</description>
	<lastBuildDate>Sun, 09 Aug 2026 06:06:25 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Scommettiamo che il Friuli-Venezia Giulia ti farà innamorare del mare? Ecco il vero itinerario del Carso!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 16:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Friuli Venezia Giulia in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’aspetto affascinante di questo tour è proprio quello di sconfinare per due tappe (Comeno e Sesana) in terra slovena, mentre le altre 3 mete italiane rievocano luoghi storici dell’irridentismo come Gorizia, San Michele del Carso e l’arrivo a Trieste. Il tutto in solamente un ora e mezza di tragitto, ideale anche per una mezza giornata in sella! Procediamo con ordine. Strade del Carso in moto. Itinerario Mappa  Percorso Il nostro viaggio parte da Gorizia, che è già a ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/friuli-venezia-giulia-in-moto/scommettiamo-che-il-friuli-venezia-giulia-ti-fara-innamorare-del-mare-ecco-il-vero-itinerario-del-carso/">Scommettiamo che il Friuli-Venezia Giulia ti farà innamorare del mare? Ecco il vero itinerario del Carso!</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’aspetto affascinante di questo tour<strong> è proprio quello di sconfinare</strong> per due tappe (Comeno e Sesana) in terra <a href="https://www.trueriders.it/europa-in-moto/slovenia-in-moto/">slovena</a>, mentre le altre 3 mete italiane <strong>rievocano luoghi storici dell’irridentismo</strong> come Gorizia, San Michele del Carso e l’arrivo a Trieste. Il tutto in solamente un ora e mezza di tragitto, ideale anche per una mezza giornata in sella! Procediamo con ordine.</p>
<h2>Strade del Carso in moto. Itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0;" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m46!1m12!1m3!1d356132.48009893013!2d13.44057695655423!3d45.78551772551861!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m31!3e0!4m5!1s0x477b00b63a5c98f5%3A0x36801403d70448b8!2sGorizia+GO!3m2!1d45.9401812!2d13.620175399999999!4m5!1s0x477b078b13f91c5b%3A0xb17756858a679df1!2sSan+Michele+del+Carso+GO!3m2!1d45.881196499999994!2d13.561646!4m5!1s0x477b1016c21e341d%3A0x8d472de3a04a1c16!2sComeno%2C+Se%C5%BEana%2C+Slovenia!3m2!1d45.8175235!2d13.7482711!4m5!1s0x477b1576a464de8f%3A0x343b144a1ee2a21a!2sSesana%2C+Slovenia!3m2!1d45.7093519!2d13.873818499999999!4m5!1s0x477b6b06e4edf533%3A0x666a2484d4dd2b50!2sTrieste!3m2!1d45.6495264!2d13.7768182!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1447241643544" width="600" height="400" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>Percorso</h3>
<p><strong>Il nostro viaggio parte da Gorizia</strong>, che è già a pochissimi chilometri dal confine con la Slovenia, durante il conflitto venne conquistata per la prima volta dall’esercito italiano nell’agosto 1916, salvo poi ritornare sotto gli austriaci dopo la disfatta di Caporetto. Solo al termine del conflitto <strong>venne ripresa dagli italiani</strong>.</p>
<p>Non ci addentreremo subito in Slovenia<strong> ma procediamo ad ovest verso San Michele del Carso</strong> seguendo la SS55 per circa 7 km fino alla svincolo con la SP13 che porta all’arrivo di questa prima tappa, altro fronte storico del ’15-18 <strong>celebrato da Giuseppe Ungaretti</strong> nella sua poesia omonima.</p>
<p>Dalla frazione di ungarettiana memoria <strong>ci avviamo verso Comeno</strong>, per un tragitto più lungo rispetto al precedente <strong>su una distanza di 22 km</strong> percorribile in poco più di mezzora. Proseguendo sulla SP9 bisogna poi dopo circa due km<strong> prendere la SP15 </strong>in direzione Doberdò del Lago, e continuare in direzione Lokvica: <strong>comincia qui</strong> il territorio sloveno.</p>
<p>Si scende lungo le Strade del Carso verso Comeno<strong> svoltando a destra sulla 614 Opatje- selo Komen</strong>, dopo circa 20 minuti siamo nel nuovo comune carsico appartenuto all’Italia dal 1920 al 1947 e sede di colonie estive.</p>
<p>L’escursione<strong> oltre i confini italo-sloveni</strong> prosegue verso<strong> Sesana</strong>. Per raggiungerla è sufficiente restare sulla 614 per un percorso di 19,2 km. Partendo da Comeno si procede inizialmente in direzione ovest<strong> verso Komen &#8211; Štanjel</strong> (8 km), una leggera svolta a destra poi ci fa prendere <strong>la Dutovlje/Štanjel &#8211; Dutovlje</strong> dove cominciano ad apparire le indicazioni per Sesana, o Sežana in sloveno.</p>
<p>Dopo circa un chilometro<strong> siamo in questo centro</strong>, svincolo importante per i commerci verso i Balcani e dove è possibile visitare<a href="https://www.vrtsezana.si/" target="_blank" rel="noopener"> <strong>l’orto botanico</strong> </a>con circa 300 esemplari vegetali, già monumento protetto.</p>
<p>L’ultima tappa del nostro itinerario sul Carso prevede il ritorno in Italia con l’arrivo a <strong>Trieste</strong>, città simbolo del conflitto italo-austriaco. Per evitare <strong>l’affollatissima E61</strong>, autostrada europea che mette in collegamento i principali centri commerciali di Italia, Austria, Slovenia e Croazia conviene prendere in alternativa <strong>la strada verso Lipica</strong>, che in meno di mezzora (circa 20 km) ci riporta in Italia.</p>
<p>L’attraversamento del confine <strong>avviene precisamente all’ottavo km</strong>, dopo aver svoltato a destra per la strada Divača- Lokev- Lipica/Lipica. La strada 205 diventa così la SP 10, <strong>all’incirca dopo 6 km</strong> troviamo le prime indicazioni per Trieste. Il capoluogo del <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/friuli-venezia-giulia-in-moto/" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a> ci accoglie alla vista del suo porto, <strong>di fondamentale importanza</strong> per il traffico delle merci internazionali.</p>
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		<title>2.000 metri di pieghe senza respiro: il Passo Manghen è il re indiscusso del Lagorai</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/2-000-metri-di-pieghe-senza-respiro-il-passo-manghen-e-il-re-indiscusso-del-lagorai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 10:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trentino in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Passo Manghen è una di quelle strade che, una volta percorse in moto, restano nella memoria per anni. 2000 metri tra boschi fitti, rampe impegnative e una carreggiata mai davvero rilassante. La prima volta che l’ho affrontato dalla Val Calamento ho capito subito perché i ciclisti lo temono e i motociclisti lo rispettano. La salita sembra non finire,</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/2-000-metri-di-pieghe-senza-respiro-il-passo-manghen-e-il-re-indiscusso-del-lagorai/">2.000 metri di pieghe senza respiro: il Passo Manghen è il re indiscusso del Lagorai</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Passo Manghen</strong> è una di quelle strade che, una volta percorse in moto, restano nella memoria per anni. 2000 metri tra boschi fitti, rampe impegnative e una <strong>carreggiata mai davvero rilassante</strong>. La prima volta che l’ho affrontato dalla <strong>Val Calamento</strong> ho capito subito perché i ciclisti lo temono e i motociclisti lo rispettano.</p>
<p>La salita sembra non finire, il bosco stringe, le curve si susseguono e il telefono spesso tace. Poi, all’improvviso, la montagna si apre in pascoli e rocce scure, la quota si fa sentire e la strada taglia il versante come una traccia sottile. Qui il Manghen mostra il suo carattere più autentico: <strong>isolato, essenziale, profondamente alpino</strong>.</p>
<h2>Passo Manghen: un valico alpino per chi ama strade vere. L&#8217;itinerario</h2>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0;" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m42!1m8!1m3!1d176939.43517626173!2d11.1490513!3d46.1372302!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m31!3e0!4m5!1s0x478276cac9ce9ddb%3A0x27c6a299139ff547!2sTrento%2C%20Provincia%20autonoma%20di%20Trento!3m2!1d46.067385599999994!2d11.126737799999999!4m5!1s0x477890fea98afba1%3A0xbbb16341b70683b8!2sBorgo%20Valsugana%2C%2038051%20TN!3m2!1d46.0531899!2d11.4559477!4m5!1s0x477885e02b3ebff3%3A0x1d0709882e714d00!2sPasso%20Manghen%2C%2038030%20Castello-Molina%20di%20Fiemme%20TN!3m2!1d46.175278!2d11.439167!4m5!1s0x47787dc29712c85b%3A0x80f3420104477fc5!2sMolina%2C%2038030%20TN!3m2!1d46.270918699999996!2d11.4121311!4m5!1s0x478276cac9ce9ddb%3A0x27c6a299139ff547!2sTrento%2C%20Provincia%20autonoma%20di%20Trento!3m2!1d46.067385599999994!2d11.126737799999999!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1786218746430!5m2!1sit!2sit" width="600" height="450" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Nel <strong>Trentino orientale</strong>, il <strong>Passo Manghen</strong> collega la Valsugana alla Val di Fiemme attraversando uno dei settori più solitari del Lagorai. La <strong>provinciale 31</strong> sale fino a quota 2.047 metri, unendo Telve, attraverso la <strong>Val Calamento</strong>, a Castello-Molina di Fiemme lungo una strada stretta, tecnica e scarsamente urbanizzata. È un passo che parla soprattutto a ciclisti e motociclisti, abituati a misurarsi con salite lunghe, tornanti serrati e curve cieche.</p>
<p>Personalmente considero il Manghen una sorta di prova del nove per capire quanto davvero si ami <strong>guidare in montagna</strong>. Non ci sono grandi piazzali panoramici o bar a ogni tornante, ma una sequenza continua di pendenze, bosco e pochi punti in cui tirare il fiato. La definizione di “<strong>re del Lagorai</strong>” non è ufficiale, ma rende bene l’idea: in questo tratto di Trentino, il Manghen è il valico che sintetizza meglio fatica, isolamento e fascino sportivo.</p>
<h2>Curve, pendenze e paesaggi: com’è davvero guidare sul Manghen</h2>
<p>Dal lato di <strong>Borgo Valsugana</strong> e <strong>Telve</strong> la salita al <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/per-i-riders-e-un-vero-divertimento-per-i-ciclisti-un-decisamente-meno-ecco-il-passo-dalla-bellezza-senza-tempo/" target="_blank" rel="noopener">Passo Manghen</a> si sviluppa per circa 23 chilometri, con una pendenza media attorno al 7% e un finale che cambia ritmo. Gli ultimi sette chilometri sono i più impegnativi, con media intorno al 9,5% e punte che sfiorano il 15%. In moto non senti la fatica del ciclista, ma le rampe ripide, le curve cieche e la sede stradale ridotta richiedono lucidità costante.</p>
<p>Il versante di <strong>Molina di Fiemme</strong> è più corto: circa 16 chilometri e 13 tornanti secondo i dati turistici locali. Qui la salita resta scorrevole nella parte bassa, poi si fa più serrata quando il bosco si dirada e il tracciato comincia a piegarsi di continuo. Ricordo bene la prima volta sul lato Val di Fiemme: una sequenza di pieghe praticamente senza respiro, con il panorama che si apre solo quando si esce dal bosco.</p>
<p>Il paesaggio accompagna questo crescendo. In basso dominano prati e boschi di conifere, in alto compaiono pascoli, <strong>rocce porfiriche scure</strong> e piccoli specchi d’acqua. La sensazione è quella di entrare progressivamente in un ambiente più severo, tipico del <strong>Lagorai</strong>, dove la strada sembra quasi tollerata dalla montagna più che imposta.</p>
<h2>Val Calamento, Val Cadino e la quiete selvaggia del Lagorai</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il versante meridionale attraversa la <strong>Val Calamento</strong>, una valle laterale della Valsugana che sale da Telve verso il cuore del Lagorai. La salita sulla <strong>SP 31</strong> è costante, senza lunghi tratti per recuperare. Nelle uscite che ho fatto in zona ho imparato a rispettare questo ritmo: niente improvvisazioni, solo guida pulita, scelta accurata delle traiettorie e attenzione continua a ciclisti, escursionisti e animali al pascolo.</p>
<p>La <strong>Val Cadino</strong>, sul lato opposto, scende invece verso Molina di Fiemme rimanendo immersa nella vegetazione per gran parte del percorso. Il valico in sé è raccolto, lontano dall’immagine dei grandi passi dolomitici con grandi piazzali e strutture diffuse. A quota 2.047 metri si trova la <strong>Baita </strong>, locale stagionale affacciato su un <strong>piccolo laghetto</strong>, uno dei pochi punti di sosta immediatamente adiacenti alla sommità del passo.</p>
<p>Da qui partono diversi sentieri escursionistici del Lagorai, come quelli verso la zona del <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/piccolo-ma-decisamente-scenografico-questo-lago-del-trentino-e-la-sede-di-unantichissima-civilta-che-viveva-su-palafitte/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Monte Montalon</strong></a>. Proprio camminando in queste aree ci si rende conto di quanto il Manghen resti isolato anche d’estate: per chilometri dominano <strong>bosco, roccia e pascoli</strong>, con poche infrastrutture a rompere il silenzio.</p>
<h2>Quando andare, sicurezza in moto e come inserire il Manghen in un tour</h2>
<p>La <strong>SP 31 del Passo Manghen</strong> è soggetta a <strong>chiusura stagionale</strong> nei mesi invernali, in particolare nel tratto tra Val Trighetta e Ponte Stue. Prima di programmare un’uscita consiglio sempre di controllare lo stato aggiornato della viabilità provinciale: neve tardiva, frane, alberi caduti o lavori possono chiudere il passo anche fuori stagione. Personalmente non partirei mai senza aver verificato anche condizioni meteo e temperature previste in quota.</p>
<p>L’estate, in particolare agosto, è uno dei momenti migliori per salire al Manghen, ma a 2.047 metri il meteo cambia in fretta. Dopo un temporale la temperatura può crollare e l’asfalto restare umido a lungo, soprattutto nei tratti in ombra nel bosco. Foglie, aghi di conifere e detriti ai bordi della carreggiata richiedono ingresso nei tornanti prudente, frenata anticipata e traiettorie pulite. In alcune zone la copertura telefonica è assente: meglio non contare solo sullo smartphone per navigazione ed emergenze.</p>
<p>Dal punto di vista del <strong>tour motociclistico</strong>, il Manghen è un ottimo collegamento tra Valsugana e Val di Fiemme. Si può salire da Borgo Valsugana, scendere verso Molina, proseguire per <strong>Cavalese</strong> e rientrare poi verso Trento senza ripetere la stessa strada. Ma, al di là del giro complessivo, per me il vero motivo per venire qui resta sempre lo stesso: una strada che segue la montagna senza addolcirla, obbligando chi la percorre ad adattarsi al suo ritmo.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/2-000-metri-di-pieghe-senza-respiro-il-passo-manghen-e-il-re-indiscusso-del-lagorai/">2.000 metri di pieghe senza respiro: il Passo Manghen è il re indiscusso del Lagorai</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>È la strada più “salata” d’Italia, ma i pedaggi non c’entrano niente: qui storia e commercio si incontrano a 1255 metri</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/emilia-romagna-in-moto/e-la-strada-piu-salata-ditalia-ma-i-pedaggi-non-centrano-niente-qui-storia-e-commercio-si-incontrano-a-1255-metri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 08:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un valico &#8216;alternativo&#8217; nell&#8217;affollato panorama dell&#8217;Appennino tosco-emiliano: è il Passo di Cirone. Ci troviamo, del resto, in una delle zone in cui le strade di montagna, i passi e i valichi non mancano. Ognuno con la sua storia da raccontare; ci sono quelli che risalgono ai tempi dei Romani, mentre altri hanno ospitato pellegrini o</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/emilia-romagna-in-moto/e-la-strada-piu-salata-ditalia-ma-i-pedaggi-non-centrano-niente-qui-storia-e-commercio-si-incontrano-a-1255-metri/">È la strada più “salata” d’Italia, ma i pedaggi non c’entrano niente: qui storia e commercio si incontrano a 1255 metri</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un valico &#8216;alternativo&#8217; nell&#8217;affollato panorama dell&#8217;Appennino tosco-emiliano: è il <strong>Passo di Cirone</strong>. Ci troviamo, del resto, in una delle zone in cui le strade di montagna, i passi e i valichi non mancano. Ognuno con la sua storia da raccontare; ci sono quelli che risalgono ai tempi dei Romani, mentre altri hanno ospitato pellegrini o devastanti combattimenti bellici. Perché, allora, scegliere proprio questo percorso, che passa per l&#8217;affascinante<strong> Lunigiana</strong>? Scopriamolo!</p>
<h2><strong>Passo di Cirone in moto. L&#8217;itinerario</strong></h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3><strong>Itinerario</strong></h3>
<p>L&#8217;itinerario in moto che vi suggeriamo alla volta del <strong>Passo di Cirone</strong> parte dal versante toscano, in particolare da <strong>Deiva Marina</strong>, un comune affacciato sul mare in provincia di La Spezia. Deiva Marina è delle località più popolari della riviera ligure ed è divisa nel &#8220;<em>paese vecchio</em>&#8220;, costituito da piccole strade e caruggi che si sviluppano intorno alla piazza principale, e la parte di recente formazione chiamata &#8220;<em>Marina</em>&#8220;, che include la passeggiata a mare, negozi e ristoranti.</p>
<p>Imboccate Corso Italia/SP40 verso la località Piazza, seguite le indicazioni per E80/Livorno ed entrate in A12/E80. Proseguite per Aurelia/Carrodano/SS 556/Sesta Godano/Varese Ligure/Mattarana ed entrate in Via Levanto. Svoltate a sinistra e prendete Via Aurelia, che vi condurrà in Via Sesta Godano/SP566. Seguite le indicazioni per Varese L./Brugnato/Borghetto Vara e prendete SP50. Attraversate <strong>Ponte Santa Margherita</strong> e continuate fino al <strong>Villaggio del Rastrello</strong>, una frazione del comune di<strong> Zeri</strong>, in provincia di Massa-Carrara.</p>
<p>Continuate in direzione di SP37 fino a <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/lunigiana-forza-5-i-luoghi-piu-belli-di-questa-regione-da-scoprire-in-moto/"><strong>Pontremoli</strong></a>, tappa della Via Francigena e perfetto connubio tra le influenze di Parma, Liguria e Toscana. Procedete in direzione nord da Via della Liberazione verso Via 1º Maggio, svoltate a sinistra in Via Europa e poi prendete Viale dei Mille/SS62. Svoltate a destra e imboccate SP42. Nel giro di 40 minuti sarete al <strong>Passo di Cirone</strong>.</p>
<h2>Tutto quello che c&#8217;è da sapere sul Passo di Cirone</h2>
<p>Guardando la cartina, il Passo di Cirone sfugge agli occhi meno attenti. Soprattutto i motociclisti, potendo contare sui passi della Cisa o del Cerreto, non si impegnano a scoprire alternative che uniscono Emilia e Toscana. Il Passo di Cirone <strong>non è caratterizzato da incredibili curve</strong>, eppure è un tratto davvero <strong>affascinante</strong>, soprattutto per la sua storia. Questo reticolato di sentieri, infatti, era usato nel Medioevo per <strong>portare il sale di contrabbando tra la Toscana e l&#8217;Emilia</strong>.</p>
<h3><strong>Dove si trova</strong></h3>
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<p>Il Passo di Cirone, a 1.255 metri di altitudine, si trova nel <a href="https://www.parcoappennino.it/"><strong>Parco Nazionale dell&#8217;Appennino Tosco-Emiliano</strong></a>. La Sella, il punto di raccordo fra la valle del Magra e quella del Parma, è raggiungibile sia passando per la <strong>Lunigiana</strong> che percorrendo la strada provinciale SP42 e risalendo dal borgo di <strong>Pracchiola</strong>, con la sua magnifica <strong>Cascata di Odino</strong>.</p>
<p>Dall&#8217;altro versante, quello emiliano, il Passo si trova lungo la SP108 che attraversa <strong>Corniglio</strong>. La vista da qui è sconfinata e abbraccia le cime del <strong>Monte Orsaro </strong>e del <strong>Monte Borgognone</strong>, fino a incontrare il profilo del Gottero, del Molinatico, dei Caio e del Navert. Il valico <strong>indica oggi il confine tra le regioni Emilia-Romagna e Toscana</strong>, ma già nei secoli passati segnava il passaggio dal Granducato di Toscana a quello di Parma. E, se vogliamo andare ancora più indietro nel tempo, la mitica <strong>Via del Sale</strong> passava proprio da qui. Stiamo parlando del sentiero di contrabbando della preziosa merce che, dalle coste, risaliva la valle del Magra fino a giungere nell’Emilia.</p>
<h3><strong>Cosa vedere?</strong></h3>
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<p>Il Passo di Cirone è una meravigliosa <strong>distesa di prati sorvegliata dal Monte Orsaro</strong>, che nella bella stagione si trasforma in un tappeto di fiori. Uno scenario naturalistico paradisiaco e rilassante, perfetto per coronare una bella gita fuori porta su due ruote. Questo passo accoglie, poi, un&#8217;attrazione di indubbio fascino. Incastonata nel valico, si trova la <strong>Chiesetta della Madonna dell’Orsaro</strong>, un luogo che sembra vivere al di fuori del tempo e che regala emozioni in ogni stagione.</p>
<p>In questo snodo di viandanti, pellegrini, contrabbandieri, escursionisti e motociclisti, una decina di anni fa <strong>Luciano Preti</strong> volle sancire nella pietra la solennità della montagna appenninica. Lo scultore eresse, così, il suggestivo luogo di culto. Non ve lo aspettereste, ma l&#8217;aspetto romanico della chiesetta risale, in realtà, solamente al 2003, così come gli interni decorati con formelle, sculture e bassorilievi, ispirati al simbolismo dell’Arca di Noè e alla vita di Cristo.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/emilia-romagna-in-moto/e-la-strada-piu-salata-ditalia-ma-i-pedaggi-non-centrano-niente-qui-storia-e-commercio-si-incontrano-a-1255-metri/">È la strada più “salata” d’Italia, ma i pedaggi non c’entrano niente: qui storia e commercio si incontrano a 1255 metri</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>È il borgo delle tre piazze sovrapposte e ti regala un viaggio indietro nel tempo</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/e-il-borgo-delle-tre-piazze-sovrapposte-e-ti-regala-un-viaggio-indietro-nel-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 06:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In provincia di Forlì-Cesena, nella Vallata del Montone, c’è un comune nato dall’unione di tre centri abitati, che stupisce per la sua struttura urbanistica e architettonica. Se siete bikers curiosi e avete voglia di esplorare luoghi lontani dalle ordinarie rotte turistiche, dovete assolutamente partire alla volta di Portico e San Benedetto. Vi assicuro che questo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In <strong>provincia di Forlì-Cesena</strong>, nella Vallata del Montone, c’è un comune nato dall’unione di <strong>tre centri abitati</strong>, che stupisce per la sua struttura urbanistica e architettonica. Se siete bikers curiosi e avete voglia di esplorare luoghi lontani dalle ordinarie rotte turistiche, dovete assolutamente partire alla volta di <strong>Portico e San Benedetto</strong>. Vi assicuro che questo posto fuori dal comune vi affascinerà con la sua storia e con le sue bellezze. Pronti? Partiamo!</p>
<h2>Portico e San Benedetto: i tre borghi uniti da una forte identità, amati da Dante Alighieri</h2>
<p>Portico e San Benedetto è un <strong>comune sparso di circa 800 abitanti</strong>, che comprende gli abitati di <strong>Portico di Romagna</strong>, <strong>San Benedetto in Alpe</strong> e <strong>Bocconi</strong>. Appartenente alla Comunità Montana Acquacheta Romagna Toscana, il borgo ha origini romane. La denominazione sarebbe, infatti, legata al sostantivo “<em>porticum</em>”, il luogo di mercato, ma fu solo dal 1386 che Portico divenne il centro più influente della <strong>Romagna Toscana</strong>.</p>
<p>Ancora oggi, è possibile notare gli <strong>edifici medievali strutturati su tre differenti livelli</strong>, che rispecchiano quelle che erano le gerarchie sociali e politiche del potere dell’epoca. Il <strong>livello più alto</strong> ospita gli edifici del potere politico, religioso e militare; qui oggi è possibile ammirare i <strong>resti del castello</strong> e la <strong>Pieve di Santa Maria in Girone</strong>. Nel <strong>livello intermedio</strong> (lungo via Roma), invece, si trovano i palazzi nobiliari, come <strong>Palazzo Portinari</strong>, che sarebbe appartenuto alla famiglia di Beatrice, la musa di <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/un-millennio-e-non-sentirlo-il-monastero-celebrato-da-dante-alighieri-e-il-vero-paradiso-degli-appennini-marchigiani/"><strong>Dante Alighieri</strong></a>. Secondo la leggenda, il Sommo Poeta vide la donna per la prima volta proprio a Portico. Il <strong>livello inferiore</strong>, infine, corrisponde all’area del fiume Montone e ospitava le case della plebe e le botteghe artigiane.</p>
<h3>Cosa vedere a Portico e San Benedetto</h3>
<h4>I resti della fortezza e la Pieve di Santa Maria in Girone</h4>
<p>Una delle caratteristiche dei borghi dell’Emilia-Romagna è la presenza di un esteso sistema difensivo, che garantiva la protezione contro le invasioni barbariche. Anche a Portico era presente una fortezza, costruita nel X secolo per volere della famiglia Guidi, ma che è andata distrutta durante il Medioevo. In origine la <strong>Pieve di Santa Maria in Girone</strong> apparteneva proprio al <strong>castello</strong> e sorgeva nella parte più alta del borgo. L’edificio religioso è stato interamente ricostruito nel 1776 e custodisce dipinti di grande valore, come la <em>Madonna col Bambino</em>, <em>San Francesco e Santa Lucia</em> e <em>l’Ultima Cena</em>.</p>
<h4>Ponte della Maestà</h4>
<p>Costruito in pietra locale e caratterizzato da una sola navata, il <strong>Ponte della Maestà</strong> consente di attraversare il fiume Montone. Fu costruito, probabilmente, nel XIV secolo, ma le testimonianze sulla precisa data di edificazione sono discordanti. Nel 1600 è stato restaurato il viadotto, ma la pavimentazione è quella originaria. Alla fine del ponte c’è una la piccola <strong>chiesa della Visitazione</strong>, presso la quale avviene la benedizione dei pellegrini che percorrono il <strong><em>Cammino di Assisi</em></strong>, il sentiero che unisce Toscana e Romagna.</p>
<h2>Perché arrivare in moto a Portico e San Benedetto</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Portico e San Benedetto è una località che si presta a essere inserita in un giro più ampio dell’Appennino Tosco-romagnolo. Raggiungere il borgo non è complicato e consente un tour panoramico di tutto rispetto, tra boschi, ruscelli e prati verdeggianti. La strada principale da seguire è la <strong>SS67</strong>, ma bisogna prestare <strong>massima attenzione</strong>, perché è caratterizzata da curve e notevoli dislivelli. In virtù delle peculiarità del manto stradale, per questo viaggio sono indicate le <strong>crossover</strong> o le <strong>naked</strong>, che assicurano maggiore versatilità e comfort.</p>
<p>Il viaggio in moto, inoltre, consente di visitare attentamente anche le altre due località che compongono il comune: San Benedetto in Alpe e Bocconi. <strong>San Benedetto in Alpe</strong>, noto per aver ospitato Dante Alighieri dal 1302 al 1303 durante la lotta tra guelfi e ghibellini, custodisce le meravigliose <a href="https://www.acquacheta.org/"><strong>Cascate dell’Acquacheta</strong></a>, citate nella <em>Divina Commedia</em>, nel XVI Canto dell’Inferno. Sono caratterizzate da un salto di quasi 90 metri, che conclude un percorso tortuoso tra le rocce. Presso l’abitato di <strong>Bocconi</strong>, invece, meritano una visita la <strong>Torre Vigiacli</strong>, la <strong>Chiesa di San Lorenzo</strong>, il <strong>Ponte della Brusìa</strong> e il <strong>borgo medievale della Bastìa</strong>.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/e-il-borgo-delle-tre-piazze-sovrapposte-e-ti-regala-un-viaggio-indietro-nel-tempo/">È il borgo delle tre piazze sovrapposte e ti regala un viaggio indietro nel tempo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Un capolavoro di ingegneria sul Lago di Garda: l&#8217;ottava meraviglia del mondo da scoprire in moto</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/un-capolavoro-di-ingegneria-sul-lago-di-garda-lottava-meraviglia-del-mondo-da-scoprire-in-moto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Albera]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 16:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra gallerie scavate nella roccia, pareti a strapiombo e scorci sul lago, la salita verso la cascata di Tremosine è una delle strade più spettacolari del Lago di Garda. La Strada della Forra, ufficialmente SP38, collega la zona di Porto di Tremosine con Pieve e attraversa per circa 6 chilometri la gola scavata dal torrente Brasa. Inaugurata nel 1913, fu progettata dall'ingegnere e geologo Arturo Cozzaglio e permise di superare l'isolamento dell'altopiano di Tremosine. Strada della Forra: ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/un-capolavoro-di-ingegneria-sul-lago-di-garda-lottava-meraviglia-del-mondo-da-scoprire-in-moto/">Un capolavoro di ingegneria sul Lago di Garda: l&#8217;ottava meraviglia del mondo da scoprire in moto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra gallerie scavate nella roccia, pareti a strapiombo e scorci sul lago, la salita verso la cascata di Tremosine è una delle strade più spettacolari del Lago di Garda. La <strong>Strada della Forra</strong>, ufficialmente SP38, collega la zona di Porto di Tremosine con Pieve e attraversa per circa 6 chilometri la gola scavata dal torrente Brasa. Inaugurata nel 1913, fu progettata dall&#8217;ingegnere e geologo Arturo Cozzaglio e permise di superare l&#8217;isolamento dell&#8217;altopiano di Tremosine.</p>
<h2>Strada della Forra: l&#8217;itinerario in moto</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>L&#8217;itinerario parte da <strong>Campione del Garda</strong> e segue la strada lungolago verso la Strada della Forra, entrando progressivamente nella gola del Brasa. Il tratto più caratteristico è quello della SP38, dove la carreggiata si infila tra le pareti rocciose attraverso gallerie e passaggi molto stretti. Dopo aver attraversato la Forra prosegui verso l&#8217;area di Tremosine, per poi raggiungere <strong>Prà da Bont</strong>, ritornare sulle sponde del lago e rientrare verso Campione. È un giro breve, ma concentrato in pochi chilometri offre una delle esperienze stradali più particolari dell&#8217;area gardesana.</p>
<h2>Strada della Forra, cosa vedere nell&#8217;itinerario</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La magnifica Strada della Forra percorre in pochi chilometri un dislivello &#8220;roccioso&#8221; tra il Lago di Garda e Tremosine</p>
<p>La Strada della Forra è stata inaugurata il <strong>18 maggio 1913</strong>, dopo oltre quattro anni di lavori iniziati nel 1908. L&#8217;opera fu pensata per collegare l&#8217;altopiano di Tremosine con il porto e il lago, superando una situazione di isolamento che per secoli aveva caratterizzato il territorio. Il soprannome più celebre è quello di <strong>&#8220;ottava meraviglia del mondo&#8221;</strong>, attribuito a Winston Churchill dopo la sua visita. La strada è stata inoltre scelta come ambientazione per la scena iniziale di <em>Quantum of Solace</em>, il film del 2008 della saga di James Bond. Per percorrerla in moto, il consiglio è di sfruttare l&#8217;estate: la Strada della Forra è stata riaperta dopo importanti lavori di messa in sicurezza dopo la frana del dicembre 2023, ma verrà nuovamente chiusa in autunno per lavori di consolidamento.</p>
<h3>La Strada della Forra e le gallerie nella roccia</h3>
<p>Il cuore dell&#8217;itinerario è naturalmente la gola del Brasa. La strada segue il corso del torrente e attraversa un ambiente particolarmente suggestivo, con pareti rocciose, vegetazione e numerose gallerie. Nel tratto più spettacolare la carreggiata si restringe all&#8217;interno di un vero e proprio tunnel naturale scavato nella roccia. Qui il passaggio è regolato da un impianto semaforico, proprio a causa della ridotta larghezza della strada, stretta e tortuosa.</p>
<h3>Pieve di Tremosine e la Terrazza del Brivido</h3>
<p>Una volta superata la Forra, vale la pena raggiungere <strong>Pieve di Tremosine</strong>, uno dei nuclei più caratteristici del territorio comunale. Qui si trova la celebre <strong>Terrazza del Brivido</strong>, affacciata a più di 350 metri di altezza sul Lago di Garda. Dalla piattaforma si osservano il lago, il Monte Baldo, Campione e la stessa Strada della Forra, che appare molto più in basso mentre si inoltra nella montagna. La terrazza è stata realizzata tra gli anni Cinquanta e Sessanta presso l&#8217;Hotel Paradiso ed è accessibile al pubblico.</p>
<h3>Campione del Garda</h3>
<p><strong>Campione</strong> è il punto di partenza e di arrivo del percorso proposto. L&#8217;ex villaggio industriale si trova direttamente sulle rive del Garda, ai piedi della montagna, e rappresenta un interessante punto di partenza per esplorare la zona di Tremosine. Una tappa da non perdere anche per chi sta percorrendo la bellissima <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia-in-moto/un-filo-dasfalto-che-accarezza-il-piu-grande-lago-ditalia-con-appena-50-chilometri-vedrai-il-lago-di-garda-dal-suo-lato-migliore/"><strong>Gardesana Occidentale</strong></a>.</p>
<h3>Prà da Bont e l&#8217;altopiano di Tremosine</h3>
<p>Il percorso della mappa raggiunge anche la zona di <strong>Prà da Bont</strong>, sull&#8217;altopiano di Tremosine, prima del rientro verso Campione. È proprio il passaggio dal fondovalle all&#8217;altopiano a rendere interessante questo itinerario: in pochi chilometri si passa dall&#8217;ambiente stretto della gola del Brasa agli spazi più aperti delle località sopra il Garda.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.trueriders.it/media/2026/02/strada-della-forra-2158793879.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=1200&amp;h=675&amp;q=80" width="650" height="433" alt="" srcset="https://www.trueriders.it/media/2026/02/strada-della-forra-2158793879.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=1200&amp;h=675&amp;q=80 1200w,https://www.trueriders.it/media/2026/02/strada-della-forra-2158793879.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=1000&amp;h=563&amp;q=80 1000w,https://www.trueriders.it/media/2026/02/strada-della-forra-2158793879.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=800&amp;h=450&amp;q=80 800w,https://www.trueriders.it/media/2026/02/strada-della-forra-2158793879.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=600&amp;h=338&amp;q=80 600w,https://www.trueriders.it/media/2026/02/strada-della-forra-2158793879.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=372&amp;h=210&amp;q=80 372w," sizes="(min-width: 1200px) 1200px,(min-width: 1000px) 1000px,(min-width: 800px) 800px,(min-width: 600px) 600px,(min-width: 372px) 372px , 372px" /></p>
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		<title>Tornanti ravvicinati e zero rettilinei: ecco la strada friulana che mette alla prova la tua guida</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/friuli-venezia-giulia-in-moto/tornanti-ravvicinati-e-zero-rettilinei-ecco-la-strada-friulana-che-mette-alla-prova-la-tua-guida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 10:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Friuli Venezia Giulia in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Passo Rest è una di quelle strade di montagna che ti restano addosso per giorni, molto più di un semplice tratto da spuntare sulla mappa. La SR 552, nel settore occidentale del Friuli Venezia Giulia, sale dalla Val Tramontina verso la Forcella di Monte Rest con un ritmo quasi ipnotico di curve, boschi fitti e scorci improvvisi sulle Prealpi Carniche.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Passo Rest</strong> è una di quelle strade di montagna che ti restano addosso per giorni, molto più di un semplice tratto da spuntare sulla mappa. La <strong>SR 552</strong>, nel settore occidentale del Friuli Venezia Giulia, sale dalla <strong>Val Tramontina</strong> verso la Forcella di Monte Rest con un ritmo quasi ipnotico di curve, boschi fitti e scorci improvvisi sulle <strong>Prealpi Carniche</strong>.</p>
<p>La prima volta che l’ho affrontata in moto mi sono reso conto dopo pochi chilometri che acceleratore e freno andavano dosati con rispetto, perché qui la montagna detta le regole. Non è un passo da velocisti, ma un percorso per chi ama davvero guidare, scegliere la traiettoria giusta, leggere l’asfalto e tenere un margine di sicurezza. Un itinerario che parla a motociclisti, ciclisti ed escursionisti, e che merita di essere inserito in una giornata pensata con calma, tra tornanti, sentieri e soste panoramiche.</p>
<h2><strong>Passo Rest </strong>in moto. L’itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<p>Il <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/friuli-venezia-giulia-in-moto/resta-su-strada-in-friuli-venezia-giulia-ce-un-passo-tortuoso-ed-emozionante-che-ti-aspetta/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Passo Rest</strong></a> si trova nel settore occidentale del <strong>Friuli Venezia Giulia</strong>, lungo la <strong>SR 552</strong> che collega la Val Tramontina con il versante del Tagliamento, attraversando le <strong>Prealpi Carniche</strong>. La Forcella di Monte Rest raggiunge quota 1.052 metri circa, ma non è il numero sul cartello a definire il carattere del passo: è il modo in cui la strada si arrampica tra boschi, falesie e pareti di roccia.</p>
<p>Turismo FVG descrive una salita di circa 11 chilometri, con pendenza media attorno al 6% e un dislivello nell’ordine dei 600 metri. La definizione di strada “senza rettilinei” rende bene l’idea: pochi tratti per tirare il fiato, moltissimi tornanti da interpretare con attenzione. Personalmente lo considero un passo perfetto per chi vuole migliorare la propria guida di montagna, purché si accetti di procedere con prudenza e senza trasformarlo in una pista improvvisata.</p>
<h2>La salita: 11 chilometri di curve tra Val Tramontina e Forcella di Monte Rest</h2>
<p>Il tratto più interessante del Passo Rest comincia dopo <strong>Tramonti di Sopra</strong>, quando la strada lascia gli ultimi nuclei abitati della <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/una-grande-distesa-di-foreste-che-domina-verdissimi-prati-questo-passo-del-trentino-sara-la-vera-sorpresa-di-primavera/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Val Tramontina</strong></a> e inizia a guadagnare quota quasi subito. I dati parlano chiaro: circa <strong>11 chilometri di salita</strong>, <strong>600 metri di dislivello</strong>, pendenza media del 6% e una sequenza serrata di tornanti. In sella ho avvertito subito che qui la velocità è un dettaglio, conta solo la precisione.</p>
<p>Le curve arrivano una dietro l’altra, spesso con pochissimo spazio per accelerare tra un cambio di direzione e il successivo. Il bosco chiude la visuale, alcuni tornanti restano nascosti fino all’ultimo e il fondo, pur asfaltato, può presentare umidità, foglie e piccoli detriti specie nelle zone all’ombra. Per questo imposto sempre <strong>traiettorie conservative</strong>, ingresso pulito nella mia corsia e gas dolce in uscita, evitando di allargare dove un’auto potrebbe comparire all’improvviso.</p>
<h2>Paesaggi, storia e sentieri: dal Lago di Redona al Monte Rest</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il bello del Passo Rest, per me, inizia già dall’avvicinamento. Arrivando da Maniago e Meduno si costeggia il <strong>Lago di Redona</strong>, bacino artificiale che nei periodi di forte siccità lascia riaffiorare i resti del vecchio abitato di Movada, sommerso dalle opere idroelettriche del Novecento. È un punto perfetto per una prima sosta fotografica, prima che la valle inizi a stringersi.</p>
<p>Oltre <strong>Tramonti di Sotto</strong> e <strong>Tramonti di Sopra</strong> il traffico diminuisce e lo scenario diventa più selvaggio: pareti rocciose, boschi compatti, scorci verso le Prealpi e il corridoio che porta alla Forcella di Monte Rest, cerniera naturale tra la <strong>valle del Meduna</strong> e quella del Tagliamento. Dal passo partono anche itinerari escursionistici verso il Monte Rest, tra cui un percorso panoramico di circa 7,6 chilometri che raggiunge quota 1.780 metri e oltre 700 metri di salita, consigliato solo a chi arriva attrezzato e non troppo stanco dopo la guida.</p>
<h2>Consigli pratici per affrontare il Passo Rest in moto o in bici</h2>
<p>Il Passo Rest è affascinante ma richiede attenzione. La carreggiata è stretta in diversi punti, i tornanti sono chiusi e la strada è condivisa con residenti, auto, ciclisti e mezzi di servizio. Io imposto sempre due regole base: restare rigorosamente nella mia corsia e mantenere una velocità che permetta di fermarmi nello <strong>spazio visibile</strong>, senza contare su ciò che non vedo oltre il bosco.</p>
<p>Il meteo è un altro elemento chiave. Le montagne friulane possono essere interessate da temporali estivi intensi che lasciano ghiaia, foglie e acqua sull’asfalto, con forti differenze tra curve al sole e tornanti in ombra. Il passo è in genere aperto da aprile a novembre, ma le date vanno verificate ogni anno. Per l’estate 2026 il <strong>Comune di Tramonti di Sopra</strong> segnala una modifica temporanea della viabilità sulla SR 552: prima di partire consiglio di controllare ordinanze e aggiornamenti, perché un cantiere può cambiare davvero i tempi del viaggio.</p>
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		<title>Amatissima dai motociclisti, al confine tra Emilia Romagna e Lombardia c’è una strada che sale fino a quota 1100</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/emilia-romagna-in-moto/amatissima-dai-motociclisti-al-confine-tra-emilia-romagna-e-lombardia-ce-una-strada-che-sale-fino-a-quota-1100/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 08:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Passo della Scaparina sorge esattamente al confine tra l&#8217;Emilia-Romagna e la Lombardia. Per raggiungere il valico, è possibile partire da est, percorrendo la strada che da Bobbio al Trebbiatale passa per la cittadina di Ceci. Da nord la si raggiunge tramite la SP89 dal Passo del Penice, da ovest lungo la via della Valle</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Passo della Scaparina</strong> sorge esattamente al <strong>confine tra l&#8217;Emilia-Romagna e la Lombardia</strong>. Per raggiungere il valico, è possibile partire da est, percorrendo la strada che da <strong>Bobbio al Trebbiatale</strong> passa per la cittadina di<strong> Ceci</strong>. Da nord la si raggiunge tramite la SP89 dal Passo del Penice, da ovest lungo la via della Valle Staffora per Varzi oppure, da sud, percorrendo la strada che proviene dal Passo del Brallo. Si tratta di una salita appenninica particolarmente interessante, che raggiunge i <strong>1.108 metri di altitudine</strong> nel punto più alto e che si snoda per <strong>circa 12 chilometri</strong>. Al centro di diversi itinerari anche escursionistici, oggi vogliamo proporvi un percorso per scoprire il Passo Scaparina in moto.</p>
<h2><strong>Passo Scaparina in moto. L&#8217;itinerario</strong></h2>
<h3><strong>Mappa</strong></h3>
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<h3><strong>Itinerario</strong></h3>
<p>L&#8217;itinerario che vi proponiamo è abbastanza semplice e breve, perfetto per una passeggiata domenicale. Ma questo non significa che sia poco emozionante, perché il paesaggio appenninico e il valico del confine emiliano offrono panorami caratteristici, da concludere in bellezza con una pausa rigenerativa.</p>
<p>Partiamo da <strong>Bobbio </strong>e imbocchiamo subito Viale Giuseppe Garibaldi verso Via Giuseppe Mazzini/SS461. Svoltiamo a destra e prendiamo la SS45 in direzione di Genova. Proseguiamo sulla Strada di Ceci/SP69, che ci conduce alla cittadina. Attraversando il cuore del paese, svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per la <strong>Località Passo Scaparina</strong>. Continuiamo sulla Strada Scaparina-Ceci e svoltiamo a destra per prendere la SP89. In 8 minuti siamo arrivati al <strong>Passo della Scaparina</strong>. Procediamo in direzione nord-est dalla SP89 verso Località Passo Scaparina e imbocchiamo la destra per immetterci su SS461. Quest&#8217;ultima strada ci conduce alla volta del <strong>Passo del Penice</strong>, nel giro di soli 10 minuti.</p>
<h2><strong>Cosa sapere sul Passo Scaparina</strong></h2>
<p>Come anticipato, il Passo Scaparina mette in comunicazione Lombardia ed <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/emilia-romagna-in-moto/lungo-la-via-degli-dei-tra-bologna-e-firenze-un-piccolo-rifugio-tra-i-boschi-offre-ospitalita-e-riposo-per-i-motociclisti/">Emilia-Romagna</a>. In particolare, il valico collega la <strong>Valle Staffora</strong> alla <strong>Val Trebbia</strong>. Lungo il nostro percorso, che resta aperto tutto l&#8217;anno, incontriamo diversi punti d&#8217;interesse.</p>
<h3><strong>Bobbio e Ceci, alla scoperta del monaco irlandese</strong></h3>
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<p><strong>Bobbio</strong>, in Emilia-Romagna, è annoverato tra i <em>Borghi più Belli d&#8217;Italia</em> e, secondo la tradizione, è legato a un monaco irlandese, <strong>San Colombano</strong>. L&#8217;<a href="https://www.comune.bobbio.pc.it/vivere_il_comune/luoghi/luogo_2.html"><strong>Abbazia di San Colombano</strong></a> è, d&#8217;altronde, conosciuta come uno dei più importanti centri religiosi e, proprio intorno a questo edificio, durante il Medioevo, si sviluppò l&#8217;intero abitato. Oltre all&#8217;abbazia, affascinano il <strong>Ponte del Gobbo</strong>, che si narra sia stato eretto dal diavolo, e la <strong>Concattedrale di Santa Maria Assunta</strong>.</p>
<p><strong>Ceci</strong>, invece, è una frazione del comune di Bobbio. Entrambe le località meritano di essere visitate in occasione di una rilassante passeggiata domenicale su due ruote. Nel centro storico di Ceci si trova la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Policarpo_(Bobbio)"><strong>Chiesa Parrocchiale di San Policarpo</strong></a>, da sempre cuore pulsante di una comunità molto devota.</p>
<h3><strong>Passo del Penice, il punto d&#8217;arrivo dove ammirare un santuario</strong></h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il <strong>Monte Penice</strong>, il cui nome deriva forse dal termine celtico &#8220;<em>pennos&#8221; </em>(sommità), da cui arriverebbe lo stesso sostantivo &#8220;<em>Appennino</em>&#8220;, è una delle montagne più elevate del Piacentino. Con i suoi 1.460 metri di altitudine, rappresenta l&#8217;ultimo vero massiccio prima della catena appenninica e separa i territori lombardi della Valle Staffora da quelli emiliani della Val Trebbia e della Valle del Tidone.</p>
<p>Una volta raggiunta la sommità nel Monte Penice in moto, lungo la strada carrozzabile ultimata negli anni &#8217;20 del Novecento, ammiriamo il panorama circostante, che spazia tra valli, borghi e fiumi, fino all&#8217;Oltrepò Pavese e all’arco delle Alpi. Vi suggeriamo di visitare il <strong>Santuario di Santa Maria in Monte Penice</strong>, risalente al VII secolo ma ristrutturato nel XVII secolo.</p>
<h2><strong>Dove mangiare a Passo della Scaparina</strong></h2>
<p>Una gita fuori porta richiede di tornare a casa con la pancia piena. Se, poi, la destinazione si trova in Emilia-Romagna, allora l&#8217;appetito è assicurato. Ecco tre ristoranti che incontriamo lungo il nostro percorso, presso cui è possibile assaporare piatti golosi e tradizionali. La <em><strong>Trattoria Bar La Scaparina</strong></em>, come suggerisce il nome, sorge proprio nei pressi del Passo Scaparina. Un locale caratteristico e immerso nel verde, dove provare lasagne, ravioli e una ricca offerta di primi. Si trova in <a href="https://maps.app.goo.gl/zZ65cXc2eCeTNkHbA" target="_blank" rel="noopener">Località Passo Scaparina, 1, 29022 Ceci PC</a>.</p>
<p>L&#8217;<em><strong>Osteria Braceria il Barone </strong></em>a Bobbio è il paradiso della carne. Che siano salumi, tagliate o carpacci, le specialità qui sono da leccarsi i baffi. Vi consigliamo come antipasto il tagliere della casa, un trionfo di salumi decisamente abbondante. Si trova a <a href="https://maps.app.goo.gl/A2EhpbFFJfUtNXgg9" target="_blank" rel="noopener">Contrada di Porta Nova, 11, 29022 Bobbio PC</a>.</p>
<p>Lo <em><strong>Chalet della Volpe</strong></em> nei dintorni di Bobbio, infine, è un ristorante tipicamente emiliano, sia nell&#8217;accoglienza del personale che nel menù. Alle pareti sono esposti tanti oggetti delle antiche tradizioni e, tra le pietanze, polenta e cervo sono da provare assolutamente. Sta in <a href="https://maps.app.goo.gl/CWkez2afXZ2MwZQ58" target="_blank" rel="noopener">Località Sassi Neri, 29022 Bobbio PC</a>.</p>
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		<title>All&#8217;ombra della Marmolada: alla scoperta del borgo medievale rinato tra i fieni</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/allombra-della-marmolada-alla-scoperta-del-borgo-medievale-rinato-tra-i-fieni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 06:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore delle Dolomiti, proprio ai piedi della Marmolada, c’è un caratteristico borgo dove le tradizioni resistono fervide. Inserito nel novero dei Borghi più Belli d’Italia dal 2016 e premiato con la Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano, questo comune della Val Pettorina affascina con la natura selvaggia, gli edifici rurali e la squisita cucina</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel cuore delle <strong>Dolomiti</strong>, proprio ai piedi della <strong>Marmolada</strong>, c’è un caratteristico borgo dove le tradizioni resistono fervide. Inserito nel novero dei <em>Borghi più Belli d’Italia</em> dal 2016 e premiato con la <em>Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano</em>, questo comune della <strong>Val Pettorina</strong> affascina con la natura selvaggia, gli edifici rurali e la squisita cucina locale. Pronti a partire per un indimenticabile tour in moto alla scoperta di <strong>Sottoguda</strong>?</p>
<h2>Sottoguda: il borgo fiabesco dove rivivono le vecchie tradizioni</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p><strong>Sottoguda</strong> è una frazione del comune di <strong>Rocca Pietore</strong>, in <strong>provincia di Belluno</strong>, situato a 1.250 metri di altitudine. Inserito in un suggestivo scenario naturalistico, nelle immediate vicinanze del ghiacciaio più grande delle Dolomiti, il borgo ha <strong>origini antiche</strong> (intorno al XIII secolo). Deve la sua fortuna principalmente all’antica<strong> tradizione della lavorazione del ferro battuto</strong> e alla presenza di decorati edifici agricoli, i <strong><em>tabièi</em></strong>. Questi ultimi sono dei <strong>fienili in legno</strong> tipici delle popolazioni ladine, che avevano lo scopo di accogliere il bestiame e l’attrezzatura utilizzata per la coltivazione dei campi.</p>
<p>Sottoguda è noto come il “<em>borgo del ferro battuto</em>”, per la presenza delle miniere di Troi e del Fursil nel Cadore. Le botteghe artigiane sono, ormai, poche, ma custodiscono gelosamente questa nobilissima arte e propongono diverse creazioni, che hanno reso il piccolo paese famoso in tutto il mondo.</p>
<h3>Cosa vedere a Sottoguda</h3>
<p>Sottoguda è una frazione molto piccola, abitata da circa 100 persone e composta da qualche vicolo finemente decorato. I balconi delle poche abitazioni, infatti, sono perfettamente riconoscibili perché abbelliti da fiori colorati, mentre tra i giardini e i vialetti spiccano animaletti in ferro battuto. Perfino le cataste di legno sono sistemate con meticolosità e arricchite con sculture.</p>
<p>In seguito a un<strong> incendio nel 1881</strong>, del vecchio centro storico non rimane, purtroppo, quasi nulla, a eccezione della <strong>chiesetta in onore dei santi Fabiano, Sebastiano e Rocco</strong> e del <strong>campanile risalente al 1550</strong>. Passeggiare qui, tuttavia, è un’esperienza davvero unica e rilassante, che consente di riconnettersi con la natura, anche grazie al silenzio che regna incontrastato.</p>
<h4>I Serrai di Sottoguda</h4>
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<p>I <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/dopo-anni-di-chiusura-e-finalmente-tornato-allantico-splendore-ai-piedi-della-marmolada-si-trova-uno-dei-canyon-piu-belli-al-mondo/"><strong>Serrai di Sottoguda</strong></a> sono la principale attrazione del posto e una delle tappe più belle tra le Dolomiti. Si tratta di un <strong>canyon lungo 2,5 chilometri</strong> completamente immerso tra imponenti <strong>pareti che arrivano a un’altezza di 100 metri</strong>, scavato dalla forza erosiva del <strong>torrente Pettorina</strong>. Questa gola regala scenari incredibili ed è una delle testimonianze più suggestive della forza della natura.</p>
<p>I Serrai cambiano aspetto a seconda delle stagioni. In estate sono perfetti per una rilassante e fresca passeggiata tra ruscelli, piccoli ponti in legno e grotte (il sentiero è di facile percorrenza e non presenta un elevato dislivello). Lungo la strada è possibile scorgere anche diverse bellezze architettoniche, come la <strong>chiesetta di Sant’Antonio</strong> e la <strong>statua della Madonna dei Serrai</strong>. Nei mesi più freddi dell’anno, invece, le pareti rocciose diventano il principale luogo di ritrovo degli appassionati di arrampicata sul ghiaccio.</p>
<h2>Perché arrivare in moto a Sottoguda</h2>
<p>Sottoguda è una tappa perfetta per un itinerario in moto alla scoperta delle Dolomiti. Raggiungere la località è semplice, basta imboccare la <strong>A27</strong>, uscire a Belluno e seguire le indicazioni per Agordo, Alleghe e, infine, Rocca Pietore. Nei dintorni, merita una visita il <strong>Lago di Alleghe</strong>, mentre i bikers più impavidi possono spingersi fino al vicino <strong>Passo Fedaia</strong>, al confine tra Veneto e Trentino-Alto Adige, per ammirare la bellezza della Marmolada dal <a href="https://www.rifugiocimaundici.it/"><strong>Rifugio Cima Undici</strong></a>, a più di 2.000 metri di altezza.</p>
<p>Prima di ripartire, consiglio di parcheggiare la moto e di fare una<strong> sosta ristoratrice presso una trattoria locale</strong>, per assaggiare le prelibatezze di Sottoguda, accompagnate da un buon calice di vino o da un boccale di birra. La tradizione culinaria locale è composta principalmente dai<strong> canederli</strong> con speck, ricotta e spinaci e dai <strong>casunziei</strong>, delle mezzelune di pasta all’uovo ripiene di spinaci e ricotta, zucca, rape rosse o patate. Non mancano, poi, <strong>salumi</strong> e <strong>selvaggina servita con la polenta</strong> e dolci tipici come le <strong><em>frotaie</em></strong> (delle spirali fritte con marmellata di mirtilli rossi), lo <strong>strudel</strong> e i “<strong><em>tortiei da pom</em></strong>”, delle frittele di mele.</p>
<p><em><strong>[foto copertina @Buffy1982 / Shutterstock.com, solo per uso editoriale]</strong></em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/allombra-della-marmolada-alla-scoperta-del-borgo-medievale-rinato-tra-i-fieni/">All&#8217;ombra della Marmolada: alla scoperta del borgo medievale rinato tra i fieni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Addio autostrada! Ecco perché i motociclisti preferiscono le strade secondarie</title>
		<link>https://www.trueriders.it/moto-news/addio-autostrada-ecco-perche-i-motociclisti-preferiscono-le-strade-secondarie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Galeani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 16:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moto News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’autostrada è da sempre la via più semplice per raggiungere una meta lontana. Questo vale per chiunque decida di viaggiare, ma c’è chi si dissocia da questa visione. Oggi, infatti, qualcosa sta cambiando. Sono i motociclisti i principali utenti della strada che stanno decidendo di abbandonare le grandi arterie a scorrimento veloce per riscoprire la</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/moto-news/addio-autostrada-ecco-perche-i-motociclisti-preferiscono-le-strade-secondarie/">Addio autostrada! Ecco perché i motociclisti preferiscono le strade secondarie</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>L’autostrada è da sempre la via più semplice</strong> per raggiungere una meta lontana. Questo vale per chiunque decida di viaggiare, ma c’è chi si dissocia da questa visione. Oggi, infatti, qualcosa sta cambiando. Sono i motociclisti i principali utenti della strada che stanno decidendo di abbandonare le grandi arterie a scorrimento veloce per riscoprire la bellezza e le emozioni delle strade secondarie. Questo fa si che il viaggio si trasformi in qualcosa di più di un semplice spostamento da un punto A verso un punto B. È ormai una tendenza che si sta diffondendo in tutta <strong>Europa</strong> e che accomuna sia chi macina migliaia chilometri l’anno, sia chi usa la moto solo nei week end.</p>
<p style="font-weight: 400;">D’altra parte noi lo sappiamo bene, chi vive di motociclismo sa bene che il piacere non si misura soltanto dalla destinazione raggiunta, ma soprattutto da ciò che si vive lungo il viaggio.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Perché i motociclisti scelgono le strade secondarie?</strong></h3>
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<p style="font-weight: 400;">Le motivazioni dietro questa scelta sono molteplici e vanno oltre il normale desiderio di evitare il <strong>grande afflusso di auto.</strong> Le strade secondarie regalano un’esperienza di guida nettamente più coinvolgente: <strong>curve, saliscendi e cambi di ritmo</strong> consentono di sfruttare al meglio le caratteristiche della moto. Questo regala sensazioni che un lungo, rettilineo e noioso tratto autostradale non può di certo offrire. A questo, poi, si aggiunge anche un fattore economico che è sempre più rilevante. Evitare pedaggi autostradali significa contenere i costi di viaggio, un aspetto che in molti considerano quando iniziano a pianificare un nuovo itinerario.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma il vero valore delle strade secondarie è rappresentato dal territorio che attraversano.<strong> Piccoli borghi medievali, passi di montagna, colline ricoperte di vigneti, laghi, boschi e piccoli paesini</strong> diventano parte integrante del viaggio. Noi di <a href="https://www.trueriders.it" target="_blank" rel="noopener"><strong>True Riders</strong> </a>lo sappiamo bene, è questa dimensione più lenta a consentire di fermarsi ed apprezzare di più il resto che ci circonda. Visitare un centro storico, concedersi una pausa in una trattoria tipica o farsi rapire dalle bellezze naturali che ci circondano. Per molti il viaggio diventa un percorso fatto di incontri, sapori, luoghi autentici e tante piccole chicce da scoprire. Emozioni e scoperte che l’autostrada ci impedisce di vivere.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Il traffico tra i “nemici” più accreditati</strong></h3>
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<p style="font-weight: 400;">Sicuramente è un elemento che gioca un ruolo importante. Nei periodi di maggiore affluenza, soprattutto d’estate e nei ponti estivi, le autostrade possono trasformarsi in lunghissime file di veicoli che riducono il piacere della guida ed aumentano lo stress.<strong> Le strade secondarie,</strong> seppur richiedano tempi di percorrenza maggiori, consentono spesso di mantenere un ritmo più rilassato e di vivere la moto in modo più naturale e vero. Non è un caso che molti itinerari diventati celebri tra i motociclisti seguano proprio dei percorsi alternativi, fatti di curve e panorami fantastici. In più la diffusione di navigatori dedicati alle moto ed applicazioni che consentono proprio di evitare le strade a pedaggio ha incentivato ancor di più questa tendenza.</p>
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		<title>Vista lago e pieghe: 5 borghi attorno al Lago d&#8217;Iseo perfetti per una pausa in moto</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/vista-lago-e-pieghe-5-borghi-attorno-al-lago-diseo-perfetti-per-una-pausa-in-moto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 10:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Girare il Lago d’Iseo in moto è uno di quei giri che mi piace consigliare quando qualcuno cerca una giornata completa ma senza stress. Il Sebino non è enorme, e proprio per questo permette di alternare tratti guidati, curve panoramiche e soste lente nei borghi, senza la sensazione di dover correre contro il tempo. Dal primo sguardo a Monte Isola al profilo</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/vista-lago-e-pieghe-5-borghi-attorno-al-lago-diseo-perfetti-per-una-pausa-in-moto/">Vista lago e pieghe: 5 borghi attorno al Lago d&#8217;Iseo perfetti per una pausa in moto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Girare il <strong><a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/una-delle-grandi-fortezze-deuropa-si-trova-proprio-qui-il-lago-giusto-per-scoprire-le-meraviglie-della-lombardia/" target="_blank" rel="noopener">Lago d’Iseo</a> in moto</strong> è uno di quei giri che mi piace consigliare quando qualcuno cerca una giornata completa ma senza stress. Il <strong>Sebino</strong> non è enorme, e proprio per questo permette di alternare tratti guidati, curve panoramiche e soste lente nei <strong>borghi</strong>, senza la sensazione di dover correre contro il tempo.</p>
<p>Dal primo sguardo a <strong>Monte Isola</strong> al profilo delle montagne della Val Camonica, il paesaggio cambia in continuazione, ma resta sempre raccolto, a portata di casco e di passo. Personalmente amo costruire il giro puntando su tappe brevi: pochi chilometri di strada, un lungolago da percorrere a piedi, una piazza dove sedersi e guardare le barche.</p>
<p>Tra Iseo, Sarnico, Riva di Solto, Lovere e Pisogne si legge l’intero carattere del lago, dalle atmosfere cittadine alle pareti rocciose a picco sull’acqua, fino ai <strong>borghi</strong> che chiudono a nord l’abbraccio del <strong>Sebino</strong>.</p>
<h2>Lago d’Iseo in moto: un anello compatto tra vigneti e pareti rocciose</h2>
<p>Arrivando in moto verso il <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/profondamente-bello-il-6-lago-piu-grande-ditalia-e-un-gioiello-darte-e-paesaggi-naturali/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lago d’Iseo</strong></a>, la prima sensazione è di equilibrio perfetto tra dimensioni e varietà. Il <strong>Sebino</strong> è abbastanza piccolo da permettere un anello giornaliero senza fatica, ma abbastanza articolato da cambiare volto più volte, dai vigneti della <strong>Franciacorta</strong> alle pareti verticali della <strong>sponda bergamasca</strong>. È un itinerario che consiglio spesso a chi vuole “vista lago e pieghe”, senza trasformare la giornata in una maratona di chilometri.</p>
<p>Il bello del giro è la possibilità di spezzare il ritmo. Si attraversano centri come Iseo e Sarnico, più vivaci e strutturati, per poi stringersi sulle curve che portano verso <strong>Riva di Solto</strong>, dove la strada si infila tra roccia e acqua. Il tratto nord, tra Lovere e Pisogne, regala la sensazione di entrare nella <strong>Val Camonica</strong>, con montagne che si avvicinano allo specchio d’acqua e un’atmosfera più alpina. In sella, ho imparato a viverlo come un percorso da assaporare a tappe, più che da chiudere a tempo di cronometro.</p>
<h2>Iseo, Sarnico e Riva di Solto: tra porti, curve e la baia del Bogn</h2>
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<p>Per me il giro in moto sul <strong>Lago d’Iseo</strong> parte quasi sempre da Iseo, comoda se si arriva da Brescia o dalla Franciacorta. Il centro storico scende dolcemente verso il porto, con piazze, vicoli e il profilo del <strong>Castello Oldofredi</strong> alle spalle. Qui è facile trovare un parcheggio, lasciare la moto e camminare fino a Piazza Garibaldi e al lungolago, da cui la vista corre verso <strong>Monte Isola</strong> e le montagne settentrionali.</p>
<p>Proseguendo verso sud-ovest, la strada abbraccia il Sebino e in pochi chilometri raggiunge <strong>Sarnico</strong>, dove il lago torna a diventare <strong>fiume Oglio</strong>. Il lungolago è una sequenza di piazze, locali e panchine, ideale per una pausa caffè prima di affrontare la sponda bergamasca. Apprezzo questo tratto perché alterna brevi tratti cittadini a curve morbide sull’acqua, ma qui la parola d’ordine è prudenza: ciclisti, accessi privati e traffico locale non mancano.</p>
<p>La <strong>provinciale 469</strong> conduce poi a <strong>Riva di Solto</strong>, uno dei passaggi più fotogenici dell’intero Sebino. Il borgo è raccolto, con palazzi antichi e un lungolago silenzioso, ma è la vicina <strong>baia del Bogn</strong> a restare impressa: un tratto di strada scavato nella roccia, con pareti calcaree che scendono quasi a picco sull’acqua verde. Personalmente, evito fermate improvvisate: preferisco lasciare la moto nei parcheggi di Riva di Solto e raggiungere il Bogn a piedi seguendo il percorso segnalato, godendomi con calma scorci che, altrimenti, in sella si rischia di sfiorare troppo in fretta.</p>
<h2>Lovere e Pisogne: borghi affacciati sul Sebino tra arte e lungolaghi</h2>
<p>Dopo Riva di Solto, la strada si stringe tra gallerie e pareti rocciose fino a <strong>Lovere</strong>, dove il paesaggio si apre di colpo su un anfiteatro di case e porti. Inserito tra i <strong>Borghi più belli d’Italia</strong>, Lovere combina un lungolago elegante con un centro storico in salita, dominato dalla <strong>Torre Civica</strong>. Quando mi fermo qui, parcheggio sempre un po’ fuori dal cuore antico e salgo a piedi verso la basilica di <strong>Santa Maria in Valvendra</strong> e l’<strong>Accademia Tadini</strong>, che custodisce anche opere di Canova: una pausa culturale che spezza piacevolmente la guida.</p>
<p>Attraversando il lago si arriva a <strong>Pisogne</strong>, sulla sponda bresciana, con un’atmosfera diversa ma complementare. Il centro si raccoglie attorno a <strong>Piazza Corna Pellegrini</strong> e alla Torre del Vescovo, mentre sul lungolago l’orizzonte si allarga verso l’imbocco della Val Camonica. Poco fuori, la chiesa di <strong>Santa Maria della Neve</strong> conserva uno straordinario ciclo di affreschi di Romanino, un motivo in più per lasciare casco e giacca e prendersi il tempo di una visita. Quando osservo <strong>Lovere</strong> da una sponda e Pisogne dall’altra, ho sempre la sensazione di guardare due modi differenti di vivere il Sebino: più monumentale il primo, più raccolto e legato alla valle il secondo.</p>
<h2>Consigli pratici per un itinerario in moto lento e panoramico</h2>
<p>Organizzare il giro in moto sul Lago d’Iseo è semplice, ma qualche accortezza fa la differenza. L’itinerario classico parte da Iseo o Sarnico, risale la sponda bergamasca fino a Riva di Solto e Lovere, attraversa il settore nord verso Pisogne e ridiscende lungo la costa bresciana passando per <strong>Marone</strong>, <strong>Sale Marasino</strong> e <strong>Sulzano</strong>. Il senso di marcia è intercambiabile: io scelgo spesso in base all’orario, per avere il sole alle spalle nei tratti più panoramici.</p>
<p>Il segmento tra Sarnico e Lovere è talmente scenografico da ospitare anche una corsa podistica dedicata alla strada costiera, segno del suo valore paesaggistico. Proprio per questo, nel weekend è bene moderare l’andatura: curve cieche, ciclisti, pedoni e accessi laterali impongono una guida pulita. In estate consiglio di partire presto, sia per evitare il traffico sia per trovare posto nei parcheggi dei borghi più piccoli.</p>
<p>Una nota a parte merita <strong>Monte Isola</strong>: la si raggiunge solo in <strong>battello</strong> e le auto private non sono ammesse. Se voglio inserirla nella giornata, lascio la moto a <strong>Sulzano</strong> o <strong>Sale Marasino</strong> e mi imbarco a piedi, considerandola una parentesi a sé rispetto al <strong>giro stradale</strong>. In generale, il Lago d’Iseo non chiede velocità, ma soste frequenti: un porto, un tratto scavato nella roccia, un borgo medievale. È in quel continuo alternarsi tra guida e camminate sul lungolago che, ogni volta, sento questo anello trasformarsi da semplice percorso a vero viaggio.</p>
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		<title>Non serve essere famosi per essere belli: questo passo poco conosciuto nasconde dei paesaggi incantevoli</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/non-serve-essere-famosi-per-essere-belli-questo-passo-poco-conosciuto-nasconde-dei-paesaggi-incantevoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 08:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trentino in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poco conosciuto, breve ma molto bello. Passo Pinei è perfetto per i motociclisti che passano per la Val Gardena e vogliono divertirsi un po&#8217; percorrendo i suoi tornanti. La strada alpina regala una splendida vista sulle maestose montagne delle Dolomiti del Trentino-Alto Adige. Pronti a partire per questa adrenalinica avventura? Passo Pinei in moto. L&#8217;itinerario</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/non-serve-essere-famosi-per-essere-belli-questo-passo-poco-conosciuto-nasconde-dei-paesaggi-incantevoli/">Non serve essere famosi per essere belli: questo passo poco conosciuto nasconde dei paesaggi incantevoli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Poco conosciuto, breve ma molto bello. <strong>Passo Pinei</strong> è perfetto per i motociclisti che passano per la <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/e-il-borgo-scolpito-nel-legno-della-val-gardena-la-sua-e-una-bellezza-artigiana-che-profuma-di-storia/"><strong>Val Gardena</strong></a> e vogliono divertirsi un po&#8217; percorrendo i suoi tornanti. La strada alpina regala una splendida vista sulle maestose montagne delle <strong>Dolomiti </strong>del <strong>Trentino-Alto Adige</strong>. Pronti a partire per questa adrenalinica avventura?</p>
<h2><strong>Passo Pinei in moto. L&#8217;itinerario</strong></h2>
<h3><strong>Mappa</strong></h3>
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<h3><strong>Percorso</strong></h3>
<p>L’itinerario in moto che vi proponiamo tra le bellissime Dolomiti del Trentino-Alto Adige, e che tocca Passo Pinei, parte dalla città di <strong>Bolzano</strong>. Famosa per i mercatini di Natale che ogni anno invadono il centro storico, colpisce per la sua bellezza in ogni stagione, grazie anche all’atmosfera rilassata. Da visitare il <strong>Duomo</strong>, i <strong>Portici</strong>, <strong>Piazza delle Erbe </strong>e il <strong>Museo Archeologico</strong>.</p>
<p>Percorrendo pochi chilometri sulla A22, si arriva a <strong>Cardano</strong>, deliziosa frazione del comune di<strong> Cornedo all’Isarco</strong>;  punto più basso del territorio comunale, è abbracciato da ampi vigneti. La prossima tappa è l’<strong>Alpe di Siusi</strong>, fiore all’occhiello della Val Gardena. Il colpo d’occhio è sorprendente, con le colline verdi in estate e innevate in inverno e la sensazione di silenziosa solitudine che t’invade. Rovine, musei e tante testimonianze di storia e tradizione. Ai piedi dell’Alpe di Siusi, c&#8217;è da scoprire il centro di <strong>Castelrotto</strong>, piccolo gioiello del territorio, dove si trova un mondo magico per passeggiate ed escursioni e stradine con le facciate che sembrano dipinte. Il <strong>campanile</strong> è tra i più alti dell’Alto Adige (88 metri) e dalla fontana sgorga acqua freschissima.</p>
<p>Prima di arrivare a Ortisei, si attraversa <strong>Passo Pinei</strong>, a 1.442 metri d’altezza, che, con i suoi 6 tornanti, regala una splendida vista sulla <strong>Val Gardena</strong> e sulla natura incontaminata. Qui si trovano anche diversi hotel e ristoranti davvero notevoli.</p>
<p>L’arrivo dell&#8217;itinerario è a <strong><a href="https://www.paesionline.it/italia/guida-ortisei">Ortisei</a></strong>, un paese da cartolina, dinamico e pieno di vita. Famoso per le <strong>sculture in legno</strong>, soprattutto per i presepi, è dominato da alberghi tradizionali ed edifici raffinati e offre quella che è considerata l’<em><strong>isola pedonale più bella delle Dolomiti</strong></em>, per scendere dalla moto e fare una bella passeggiata prima di ripartire in sella.</p>
<h2>Meno frequentato sì, ma non meno interessante</h2>
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<p><strong>Passo Pinei</strong> è meno frequentato dei suoi “fratelli maggiori”, ma non per questo meno affascinante sia su due ruote sia a piedi, per escursioni mozzafiato insieme anche a tutta la famiglia. Seppur breve, Passo Pinei in moto è comunque stimolante. Questa salita altoatesina è stata “scoperta” dal Giro del centenario di ciclismo e inserita nel tappone dolomitico del 25 maggio 2017. La salita del passo inizia da <strong>Ortisei</strong> (BZ) e, una volta arrivati sulla cima, si scende in picchiata dall’altra parte, su una discesa dall’asfalto perfetto, mentre lo sguardo si perde nel verde dei prati immensi che la circondano.</p>
<p>In brevissimo tempo, in moto, è possibile raggiungere <strong>Castelrotto</strong> (BZ), un antico borgo nel comprensorio dell’<strong>Alpe di Siusi</strong>, uno dei più caratteristici del Trentino Alto Adige. Il percorso di Passo Pinei continua verso <strong>Ortisei</strong>, passando per una salita sull’altro versante,  per scendere verso il comune pieno di vita in provincia di Bolzano, nella Val Gardena.</p>
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		<title>A picco sul Garda c&#8217;è il balcone panoramico che regala la vista più bella di tutto il lago</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 06:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lago di Garda è particolarmente apprezzato dai turisti su due ruote, per i suoi piccoli borghi che evocano atmosfere fiabesche e per gli scorci indimenticabili su una delle aree più belle del nostro Paese. Tra curve scenografiche, piazzette e graziosi vicoli, il comune sparso di Tignale è pronto ad accogliere coloro che si lasceranno</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>lago di Garda</strong> è particolarmente apprezzato dai turisti su due ruote, per i suoi piccoli borghi che evocano atmosfere fiabesche e per gli scorci indimenticabili su una delle aree più belle del nostro Paese. Tra curve scenografiche, piazzette e graziosi vicoli, il <strong>comune sparso di Tignale</strong> è pronto ad accogliere coloro che si lasceranno rubare il cuore da cotanta bellezza!</p>
<h2>Tignale: il balcone del Garda tra spiagge e tesori</h2>
<p><strong>Tignale sul Garda</strong> è formato da <strong>sei piccole frazioni</strong>: Gardola, Piovere, Prabione, Aer, Olzano e Oldesio. Il borgo sorge all’interno del <strong>Parco Alto Garda Bresciano</strong>, sulla riva occidentale del <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia-in-moto/un-filo-dasfalto-che-accarezza-il-piu-grande-lago-ditalia-con-appena-50-chilometri-vedrai-il-lago-di-garda-dal-suo-lato-migliore/">lago di Garda</a>, su un promontorio che regala viste mozzafiato. Intorno si staglia rigogliosa la natura incontaminata, con boschi, prati verdeggianti e frutteti. Ai piedi dell’altopiano, invece, ci sono i tipici<strong> terrazzamenti</strong>, dove spiccano le <strong>coltivazioni delle olive</strong>.</p>
<p>Il borgo di Tignale è conosciuto anche per il suo <strong>porto</strong>, detto “<em><strong>Pra dela fam</strong></em>”, ossia “<em>prato della fame</em>”. Tale denominazione deriva dal fatto che, prima della costruzione della <strong>Gardesana Occidentale</strong> (risalente al 1931), non c’erano strade che collegavano Tignale al lago. Durante le bufere, dunque, i viandanti rimanevano a lungo bloccati sulle spiagge senza viveri.</p>
<h3>Cosa vedere a Tignale</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<h4>Spiagge</h4>
<p>Nonostante la posizione panoramica, Tignale vanta la presenza di <strong>due meravigliose spiagge sul lago di Garda</strong>, peculiarità che rende il borgo una delle mete più ambite della zona. La <strong>spiaggia Porto di Tignale</strong> è attrezzata con ombrelloni, lettini, bar e un’area dedicata ai cani. È, inoltre, dotata di parcheggio (a pagamento). La <strong>spiaggia Pra dela Fam</strong>, invece, è ad accesso libero e gode di parcheggio gratuito. Entrambe sono perfette per praticare sport acquatici, come il surf e il windsurf, oppure per godersi un po&#8217; di relax.</p>
<h4>Musei ed edifici religiosi</h4>
<p>Oltre agli scorci mozzafiato sul Benaco, ci sono una serie di attrazioni storiche e culturali che meritano assolutamente di essere visitate. La frazione principale di Tignale è <strong>Gardola</strong>, dove è possibile ammirare <strong>l’oleificio biologico Latteria Turnaria</strong>, la <strong>pieve di Santa Maria Assunta</strong> e la <strong>Chiesa di San Pietro</strong>. Quest’ultima ospita un museo con tombe di epoca medievale. A <strong>Piovere</strong>, invece, va assolutamente visitata la <strong>Chiesa di San Marco</strong>, mentre <strong>Oldesio</strong> è la frazione nota per gli uliveti, i lavatoi e la chiesetta di San Rocco. A <strong>Olzano</strong> merita una sosta la<strong> chiesetta di San Lorenzo</strong>, mentre ad <strong>Aer</strong> c’è la <strong>chiesetta di San Bernardo</strong>. Per gli amanti della natura e della storia, a<strong> Prabione</strong> si trovano il <strong>Parco Avventura</strong>, il <strong>Museo del Parco Alto Garda Bresciano</strong> e il vecchio <strong>alambicco della famiglia Bettanini</strong>, noto per la produzione della “<em>Rugiada delle Alpi</em>”, la grappa battezzata con tale appellativo da Gabriele D’Annunzio.</p>
<h4>Santuario di Montecastello</h4>
<p>Il monumento più famoso di Tignale è il <a href="https://www.tignale.org/lagodigarda/santuario-montecastello.html"><strong>Santuario di Montecastello</strong></a>, che sorge sulla punta di un panoramico sperone di roccia calcarea. L’edificio è stato costruito sui resti di un vecchio tempio e ospita dei bellissimi affreschi della scuola giottesca e alcune opere davvero suggestive, come<strong> l’ex voto più grande d’Europa</strong>, risalente al 1600. Chi visita il santuario può, inoltre, godere di una vista privilegiata della cima del Monte Baldo e della penisola di Sirmione.</p>
<h4>Limonaia Pra dela Fam</h4>
<p>In zona sono presenti diverse limonaie, come la <strong>Limonaia Pra dela Fam</strong>, sulla riva del lago, la più estesa dell’Alto Garda. Nel 2011 è anche sorto l’<a href="https://ecomuseopradelafam.com/"><em><strong>Ecomuseo delle Limonaie Pra dela Fam</strong></em></a>, per preservare questa secolare tradizione e consentire ai turisti di conoscerne ogni dettaglio, grazie a interessanti visite guidate.</p>
<h4>Museo del Parco Alto Garda Bresciano e Osservatorio Naturalistico</h4>
<p>A Prabione si trova il <a href="https://museoparcoaltogarda.it/"><em><strong>Museo del Parco Alto Garda Bresciano</strong></em></a>, tappa obbligata per un’immersione completa nella storia, nelle tradizioni e nella geologia dell’intera aerea. Qui sorge anche l’<strong>Osservatorio Naturalistico</strong>, una vasta esposizione nella natura, che comprende il giardino dei cinque sensi e il frutteto dei frutti antichi.</p>
<h2>Perché arrivare in moto a Tignale</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Tignale è la meta ideale per un avvincente tour in moto alla scoperta dei paradisiaci panorami del lago di Garda, in particolare, nel periodo estivo. Raggiungere il borgo è semplice, basta imboccare l’Autostrada A4 fino a Brescia Est e seguire le indicazioni per Salò e Riva del Garda, immettendosi sulla panoramica <strong>SS45bis Gardesana Occidentale</strong> e, poi, su una sua diramazione, la<strong> SP38</strong>. Il tratto, nonostante qualche curva impegnativa, merita per gli scorci meravigliosi sul lago di Garda. Per questo viaggio, consiglio una <strong>crossover</strong>, una <strong>naked</strong> o una <strong>tourer</strong>, che garantiscono una guida molto agile.</p>
<p>Gli amanti del trekking possono, anche parcheggiare la moto nei pressi della Parrocchia di Martino di Gargnano e <strong>proseguire fino a Tignale a piedi</strong>, lungo la Bassa Via del Garda. La salita è abbastanza impegnativa e necessita di 4-5 ore, ma regala delle viste indimenticabili.</p>
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		<title>Questo passo nel cuore delle Alpi unisce Italia e Svizzera da oltre 100 anni, è diventato una delle mete più ambite dai mototuristi</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa-in-moto/svizzera-in-moto/questo-passo-nel-cuore-delle-alpi-unisce-italia-e-svizzera-da-oltre-100-anni-e-diventato-una-delle-mete-piu-ambite-dai-mototuristi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 16:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Svizzera in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Passo Umbrail, chiamato anche Giogo di Santa Maria o Umbrailpass, si trova a 2.503 metri d'altezza. Dal 1901, permette di unire l'Italia e la Svizzera, passando per lo Stelvio prima, e attraversando poi il confine italo-svizzero.  Sin da quell'anno, l'Umbrail ha rappresentato una delle mete più ambite dai turisti e, da qualche decennio, è tra le mete preferite dai motociclisti, per gli itinerari estivi. La sua posizione, chiusa dai monti dello Stelvio e dei Grigioni, non lo rende ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa-in-moto/svizzera-in-moto/questo-passo-nel-cuore-delle-alpi-unisce-italia-e-svizzera-da-oltre-100-anni-e-diventato-una-delle-mete-piu-ambite-dai-mototuristi/">Questo passo nel cuore delle Alpi unisce Italia e Svizzera da oltre 100 anni, è diventato una delle mete più ambite dai mototuristi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Passo Umbrail, chiamato anche <strong>Giogo di Santa Maria </strong>o <strong>Umbrailpass</strong>, si trova a 2.503 metri d&#8217;altezza. Dal 1901, permette di unire l&#8217;Italia e la Svizzera, passando per lo Stelvio prima, e attraversando poi il confine italo-svizzero.</p>
<p>Sin da quell&#8217;anno, l&#8217;Umbrail ha rappresentato <strong>una delle mete più ambite dai turisti</strong> e, da qualche decennio, è tra le mete preferite dai <strong>motociclisti</strong>, per gli itinerari estivi. La sua posizione, chiusa dai monti dello <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/passo-dello-stelvio/">Stelvio</a> e dei Grigioni, non lo rende praticabile per molti mesi, da ottobre a maggio, e anche durante l&#8217;estate vi si incontrano poche automobili, il che lo rende adattissimo ai rider.</p>
<h2>Passo Umbrail in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0;" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m34!1m12!1m3!1d87829.70124246881!2d10.328328473275032!3d46.53427006363269!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m19!3e0!4m5!1s0x47830f7446b301db%3A0x932b43a63d97f711!2sBormio%2C+SO!3m2!1d46.466357099999996!2d10.370467099999999!4m5!1s0x47831a8835bba07d%3A0xdb9664acbedbb101!2sGiogo+di+Santa+Maria%2C+7536+Sta.+Maria+Val+M%C3%BCstair%2C+Svizzera!3m2!1d46.541599999999995!2d10.4332!4m5!1s0x4783175586119cd1%3A0xb4e3ee70e6130fe8!2sSta.+Maria+Val+M%C3%BCstair!3m2!1d46.6020161!2d10.4249076!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1564060528799!5m2!1sit!2sit" width="600" height="450" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>Percorso</h3>
<p>Il nostro giro del Passo Umbrail inizia da <strong>Bormio</strong>, a pochi chilometri dal confine tra Italia e Svizzera. Dal centro della cittadina, prendiamo Via Milano e, uscendo, imbocchiamo la <strong>SS38 &#8211; <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia-in-moto/la-regina-delle-strade-italiane-si-trova-a-2758-metri-e-il-passo-simbolo-della-lombardia/" target="_blank" rel="noopener">Strada del Passo dello Stelvio</a></strong>, in direzione della <strong>SP29</strong>, per circa due chilometri. Da qui, parte la &#8220;scalata&#8221; dell&#8217;Umbrailpass, con una pendenza intorno al 17% di media.</p>
<p>In circa diciotto chilometri, <strong>siamo già sul Giogo di Santa Maria</strong> che segna il confine tra Italia e Svizzera. La strada è strettissima, e vi sono appena un paio di edifici, l&#8217;antica dogana e un rifugio di montagna. Da qui, possiamo ammirare un magnifico panorama alpino sul <strong>Piz Cotschen</strong>, sullo <strong>Stelvio</strong> e sul <strong>Piz Umbrail</strong>, che da proprio il nome al passo.</p>
<p>Dopo una bella sosta, <strong>riprendiamo il viaggio in direzione nord</strong>, seguendo la strada del Passo Umbrail. Questa viene detta anche Strada 28 nella catalogazione svizzera, e in circa 13 chilometri incontriamo la prima cittadina elvetica, <strong>Santa Maria Val Müstair</strong>, dalla quale è possibile seguire il percorso verso Münster e la Val Venosta, tornando in Italia, oppure proseguire a sinistra, sulla S28.</p>
<p>Seguiamo questo percorso e attraversiamo la magnifica strada che tocca la<strong> Biosfera Val Müstair</strong> prima, e il <strong>Parc Naziunal Svizzer</strong> poi, con il Piz Tavrü e il Piz Nuna ad accompagnare la nostra &#8220;scorribanda alpina&#8221;. La tappa finale di questo viaggio via Umbrail è <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Davos"><strong>Davos</strong></a>, una delle mete turistiche più famose in Europa.</p>
<p>Da <strong>Zernez</strong>, una delle ultime località della Val Müstair, a Davos sono <strong>circa 30 chilometri</strong>, in piene Alpi, da percorrere ammirando via via il panorama, sempre unico e suggestivo com&#8217;è tutta la parte alpina della Svizzera. Giunti a Davos, ci fermiamo ad ammirare quella che viene considerata &#8220;la Aspen europea&#8221;, con il suo bel lago, il Davosersee, gli impianti di risalita e la vetta dello Schiahorn, che domina l&#8217;abitato.</p>
<p><strong>Abbiamo percorso circa 100 chilometri</strong>, ma la bellezza di questi paesaggi, e soprattutto la scalata al Passo Umbrail, ci ripaga della fatica fatta. In fondo, il vero motociclista lo sa: non c&#8217;è valico e non c&#8217;è passo che non valga la pena un viaggio!</p>
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		<title>Arroccato sulle Prealpi Bergamasche andiamo alla scoperta del borgo medievale che forgiava spade</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 10:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrivare a Gromo in moto, risalendo l’alta Val Seriana tra curve regolari e freschi tornanti, significa entrare lentamente nel paesaggio severo e affascinante delle Prealpi Bergamasche. Il borgo, adagiato a 676 metri su uno sperone roccioso, appare quasi all’improvviso, compatto, con le sue pietre scure che dialogano con i boschi e il rumore lontano del fiume Serio. Camminando tra</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivare a <strong>Gromo</strong> in moto, risalendo l’<strong>alta Val Seriana</strong> tra curve regolari e freschi tornanti, significa entrare lentamente nel paesaggio severo e affascinante delle <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/la-valle-degli-artisti-vicino-a-bergamo-ecco-dove-vivere-una-magnifica-esperienza-tra-natura-e-paesini-dautore/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Prealpi Bergamasche</strong></a>. Il borgo, adagiato a 676 metri su uno sperone roccioso, appare quasi all’improvviso, compatto, con le sue pietre scure che dialogano con i boschi e il rumore lontano del fiume Serio.</p>
<p>Camminando tra le case, la sensazione è quella di un centro fortificato che ha difeso la propria storia, più che le sue mura. Qui la montagna non è solo cornice: per secoli ha fornito minerali, legna e acqua alle antiche <strong>fucine</strong> che hanno trasformato <strong>Gromo</strong> in un laboratorio metallurgico alpino, celebre per le sue <strong>spade</strong>.</p>
<p>Oggi quel passato riaffiora nei palazzi, nelle chiese e nel museo, mentre fuori le strade e i sentieri invitano a rallentare e a esplorare con passo lento o con un itinerario motociclistico studiato con cura.</p>
<h2>Gromo, borgo fortificato affacciato sulla Val Seriana</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La prima volta che ho raggiunto Gromo in moto ho capito subito perché è tra i <strong>Borghi più belli d’Italia</strong> e premiato con la <strong>Bandiera arancione</strong> del Touring Club. La strada risale la <strong>Val Seriana</strong> con un susseguirsi di curve scorrevoli, il fiume a lato e le pareti delle <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/e-conosciuto-come-il-borgo-delle-spade-qui-il-tempo-e-lartigianato-sembrano-essersi-fermati-al-medioevo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Prealpi Bergamasche</strong></a> che si stringono attorno alla valle.</p>
<p>Il borgo compare arroccato a 676 metri, compatto sopra uno sperone roccioso. L’impianto medievale è ancora leggibile: vicoli stretti, case in pietra, scorci che sembrano studiati per controllare ogni accesso. Qui non si è solo difesa la montagna, ma si è costruita una vera economia di quota, capace di dialogare con l’Europa grazie al <strong>ferro</strong> estratto in valle e lavorato nelle <strong>fucine</strong> disseminate lungo i corsi d’acqua, trasformando Gromo nella celebre “<strong>Toledo delle Alpi</strong>”.</p>
<h2>Piazza Dante, castelli, chiese e palazzi tra pietra e panorami</h2>
<p>Il cuore del borgo è <strong>Piazza Dante</strong>, che raggiungo sempre a piedi dopo aver parcheggiato la moto poco fuori dal centro storico. Le lastre di pietra, la torre massiccia del <strong>Castello Ginami</strong> e i tetti scuri creano un’atmosfera raccolta: è il punto da cui partire per orientarsi tra le vie, senza bisogno di mappe complicate.</p>
<p>Sul lato della piazza si alza il <strong>Castello Ginami</strong>, presidio del XIII secolo legato alle famiglie che commerciavano <strong>armi bianche</strong>. Accanto sorge la <strong>chiesa di San Gregorio Magno</strong>, con la tela seicentesca di Enea Salmeggia che ritrae la Madonna e un’antica veduta di Gromo. Sul fronte opposto, <strong>Palazzo Milesi</strong> racconta con la sua facciata nobile le ricchezze accumulate grazie al ferro: oggi ospita il municipio e il <strong>MAP – Museo delle armi bianche e delle pergamene</strong>, tappa obbligata per capire davvero l’anima del paese.</p>
<p>Basta deviare dai percorsi più battuti per scoprire vicoli che scendono verso la valle, archi, balconi in legno e scorci sul Serio. A ogni passo si avverte il legame tra le architetture e il paesaggio, ideale da esplorare con una passeggiata lenta dopo una giornata di curve.</p>
<h2>La “Toledo delle Alpi”: fucine, armi bianche e memorie di valle</h2>
<p>Dietro le facciate eleganti si nasconde una storia di lavoro duro e di abilità artigiana. Dal XII secolo, e soprattutto dopo il 1428 con l’ingresso di Bergamo nella <strong>Repubblica di Venezia</strong>, Gromo divenne un polo specializzato nella produzione di <strong>spade, pugnali e alabarde</strong>. Il minerale di ferro arrivava dalle miniere di valle, il legname diventava carbone per alimentare le fornaci, i torrenti muovevano magli e ruote.</p>
<p>Nel MAP si capisce perché il borgo fosse chiamato “<strong>piccola Toledo</strong>”: tra le sale compaiono lame datate tra XV e XVII secolo, pergamene, punzoni delle <strong>famiglie Scacchi e Ginami</strong>, affreschi che mostrano il mercato delle armi. È un percorso che restituisce voci e volti a una comunità montana connessa ai mercati europei.</p>
<p>Il 1° novembre 1666, un’alluvione lungo il <strong>torrente Goglio</strong> travolse fucine e abitazioni, spezzando quell’economia. Da motociclista abituato a seguire i corsi d’acqua, colpisce pensare come la stessa forza che muoveva i magli abbia distrutto in poche ore un sistema secolare. Oggi i palazzi, le chiese dei Santi Giacomo e Vincenzo e gli arredi d’arte restano come traccia tangibile di quella prosperità perduta.</p>
<h2>Escursioni, giri in moto e consigli pratici per visitare Gromo</h2>
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<p>Gromo è una meta perfetta da inserire in un itinerario motociclistico lungo l’<strong>alta Val Seriana</strong>, magari proseguendo verso gli impianti di <strong>Spiazzi di Gromo</strong> o spingendosi fin dove iniziano i <strong>sentieri delle Orobie</strong>. La strada è ben asfaltata, con curve dolci e panorami che invitano a fermarsi nelle piccole aree di sosta per fotografare il <strong>Pizzo Coca</strong>, il Pizzo Redorta, il Timogno e il Monte Secco che chiudono l’orizzonte.</p>
<p>Per chi ama camminare, il borgo è un ottimo punto di partenza per escursioni tra boschi e pascoli. Io di solito dedico la mattina alla visita del centro storico – chiesa parrocchiale, Piazza Dante, <strong>Castello Ginami</strong> e museo – e il pomeriggio a un sentiero nei dintorni, scegliendo percorsi adatti alla stagione e alla preparazione.</p>
<p>Prima di partire è bene verificare sul sito del comune o presso l’<strong>ufficio turistico</strong> gli orari aggiornati del MAP e degli altri spazi culturali, che seguono <strong>aperture stagionali</strong>. In alta stagione e nei weekend l’afflusso è maggiore, ma il borgo conserva comunque un ritmo lento. Abbigliamento a strati, scarpe comode e, se si viaggia in moto, attenzione alle condizioni meteo improvvise tipiche delle Prealpi completano il kit per godersi al meglio questo angolo di montagna bergamasca.</p>
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		<title>Unisce idealmente Italia e Svizzera ed è il passo a quota 2000 metri che non pensavi di voler conoscere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 08:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lombardia in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A partire dal Lago di Como, ecco un bell’itinerario in moto fatto di curve, salite e meravigliosi panorami sulle montagne al confine con la Svizzera italiana. Una gita che permette di apprezzare il paesaggio del Lario e di provare l’“arrampicata” sui rilievi alpini. Oggi saliamo al Passo San Jorio! Passo San Jorio in moto. L&#8217;itinerario</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dal <strong>Lago di Como</strong>, ecco un bell’itinerario in moto fatto di curve, salite e meravigliosi panorami sulle montagne al confine con la Svizzera italiana. Una gita che permette di apprezzare il paesaggio del Lario e di provare l’“arrampicata” sui rilievi alpini. Oggi saliamo al <strong>Passo San Jorio</strong>!</p>
<h2>Passo San Jorio in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<p>L’<strong>itinerario in moto del Passo San Jorio</strong> si sviluppa interamente in Italia, poiché soltanto nel nostro territorio c’è una strada carrozzabile che porta in cima. Nel territorio svizzero, invece, non ci sono strade ma solo sentieri che scendono nell’area di Bellinzona. Il ritorno, dunque, avverrà attraverso la stessa strada dell’andata. Il giro completo ti richiederà una giornata, comprese soste per un ottimo spuntino e un po&#8217; di relax.</p>
<h3>Mappa</h3>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0;" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m28!1m12!1m3!1d354867.757166082!2d8.911384525958361!3d45.98315525063951!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m13!3e0!4m5!1s0x47869c481027ed63%3A0xb99b96af785ff524!2sComo%2C%2022100%20CO!3m2!1d45.806381699999996!2d9.0851867!4m5!1s0x4784479642976847%3A0x8fd20c0a94470b06!2sPasso%20San%20Jorio%2C%2022015%20Gravedona%20ed%20Uniti%20CO!3m2!1d46.166599999999995!2d9.15921!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1750336390432!5m2!1sit!2sit" width="600" height="450" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>Itinerario</h3>
<p>La partenza è dalla città di <strong>Como</strong>, che puoi raggiungere facilmente attraverso l’autostrada A9 Lainate Como Chiasso. Da qui imbocca la “<em>Via Regina</em>”, ovvero la <strong>Strada Statale SS 340 Regina</strong>. Poco dopo arriverai a <strong>Cernobbio</strong>, per continuare lungo lago in direzione sempre diritta. <strong>Moltrasio</strong>, <strong>Laglio</strong>, <strong>Brienno</strong>, <strong>Argegno</strong>: queste sono alcune delle località che attraverserai mentre ti godrai il panorama del Lario alla tua destra. E, poi, <strong>Colonno</strong>, <strong>Ossuccio</strong>, <strong>Lenno</strong>, <strong>Tremezzo</strong>; le acque che si allargano ti indicheranno l&#8217;arrivo presso la congiunzione con l’altro ramo del <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia-in-moto/lago-di-como-itinerario-cosa-vedere/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lago di Como</strong></a>, quello “<em>manzoniano</em>” che volge a mezzogiorno.</p>
<p>Sempre dritto per <strong>Menaggio</strong>,<strong> Acquaseria</strong>, <strong>Santa Maria Rezzonico</strong>, <strong>Calozzo</strong>, <strong>Musso</strong>. Giunto da queste parti fai attenzione, perché stai entrando nel territorio di <strong>Dongo</strong>. Entra in paese e, dopo il benzinaio, svolta a sinistra in Via Giampietro Matteri. Segui la strada, che diventa Strada per Garenzo e, poi, Strada Provinciale 5. Vai sempre dritto seguendo le indicazioni per il comune di <strong>Stazzona</strong>. Da qui le curve continuano sulla SP45, che ti porta a <strong>Germasino</strong>, e lungo le salite e i tornanti della <strong>Valle Albano</strong>.</p>
<p>Sul tuo percorso incrocerai il <strong><em>Lake Como Adventure Park</em></strong>, la <strong>Chiesetta degli Alpini di Germasino</strong> e il <a href="https://www.contina.it/alpe-brunedo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rifugio Brunedo</strong></a>. Sei sulla strada giusta! Puoi considerarti arrivato quando vedrai il <strong>Rifugio Sant&#8217;Jorio</strong> e la chiesetta medievale costruita sul Passo, a 2.000 metri di quota, dove la strada si interrompe Qui potrai goderti il panorama verso la Svizzera, davanti, e sul Lago di Como, indietro.</p>
<h2>Tutto ciò che c’è da sapere su Passo San Jorio</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Passo San Jorio è situato a 2.010 metri di quota. Collega la <strong>Valle Albano</strong> e la <strong>Valle San Jorio</strong> (in provincia di Como) con la <strong>Valle Morobbia</strong>, che si trova nel Canton Ticino (Svizzera italiana). I comuni più vicini sono quello di <strong>Germasino</strong>, in Italia, e di <strong>Bellinzona</strong>, in Svizzera.</p>
<h3>Da valico commerciale a meta turistica: storia del Passo San Jorio</h3>
<p><strong>San Jorio</strong>, secondo la tradizione locale, fu un eremita che visse su questa montagna e costruì la chiesetta per pregare. Quello che sappiamo di certo è che questo passo era frequentato sin dall’epoca romana e, nei secoli, ha avuto una discreta importanza come <strong>via commerciale per gli scambi di olio, castagne e vino</strong>.</p>
<p>L’importanza del passo crebbe nel Medioevo, ma nel Settecento gli scambi andarono scemando, poiché da Bellinzona le merci venivano fatte transitare soprattutto dal <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/lago-maggiore/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lago Maggiore</strong></a>, che aveva una strada ben più agevole. Oggi il Passo San Jorio non ha una vera e propria funzione di circolazione stradale ed è più che altro una meta turistica, frequentata soprattutto da escursionisti, ciclisti e bikers.</p>
<h3>Rifugio Sant&#8217;Jorio, il punto d’arrivo</h3>
<p>Nei pressi del valico San Jorio, ci sono diversi rifugi. Il primo che si incontra è il <strong><a href="https://rifugiogiovo.com/" target="_blank" rel="noopener">Rifugio Giovo</a></strong>, a 1.714 metri di altitudine, poi trovi il <strong>rifugio di Sommafiume</strong>, a 1.784 metri s.l.m., e, infine, il <strong>rifugio Sant&#8217;Jorio</strong>, proprio sotto il passo, a 1.980 metri. Il <a href="https://www.rifugiosjorio.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rifugio Sant&#8217;Jorio</strong></a> è una ex caserma della Guardia di Finanza che venne costruita nel Novecento per intercettare i contrabbandieri. Oggi è un luogo di ristoro, base per escursionisti, disponibile anche per pernottamento nelle camere. Per le date precise di apertura, invitiamo a consultare il sito ufficiale (per tutto il 2026, tuttavia, la struttura rimarrà chiusa per ristrutturazione e riaprirà nel 2027).</p>
<h3>Quando andare al Passo San Jorio</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Essendo la strada carrozzabile piuttosto stretta, consigliamo di salire al Passo San Jorio nella bella stagione. Il giorno in cui il valico è particolarmente frequentato è la prima domenica di agosto, quando si svolge una tradizionale manifestazione nella chiesetta e una festa popolare, con pranzo e lotteria. Viene chiamata &#8220;<em><strong>Incontro italo-svizzero</strong></em>&#8221; e richiama un buon numero di persone sia dal versante elvetico che da quello italiano.</p>
<p>Dalla chiesetta il panorama è meraviglioso e, nelle giornate dal cielo terso, il colpo d’occhio si estende dall’Alto Lario alla Valtellina, dal Lago Maggiore alle Alpi Svizzere, dal Monte Rosa al Cervino. Il premio perfetto per il tuo viaggio in moto!</p>
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		<title>Il paese dei murales in Val Chisone: la tappa ideale per chi ama i viaggi lenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 06:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A meno di 100 chilometri da Torino c’è una località che sembra uscita da un libro di favole. Inserita nel novero dei Borghi più Belli d’Italia e insignita della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano e del titolo di “Borgo Dipinto”, sorprende i visitatori con il suo variopinto centro storico. Qui, infatti, i palazzi sono</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A meno di 100 chilometri da <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/lacqua-cristallina-delle-maldive-alle-porte-di-torino-queste-gole-sono-una-vera-e-propria-scoperta/"><strong>Torino</strong></a> c’è una località che sembra uscita da un libro di favole. Inserita nel novero dei <em>Borghi più Belli d’Italia</em> e insignita della <em>Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano</em> e del titolo di “<em>Borgo Dipinto</em>”, sorprende i visitatori con il suo <strong>variopinto centro storico</strong>. Qui, infatti, i palazzi sono impreziositi da <strong>colorati murales</strong>. Pronti a lasciarvi incantare dal fascino di <strong>Usseaux</strong>, con un mototour all’insegna della meraviglia?</p>
<h2>Usseaux: il borgo autentico dove l’arte incontra la tradizione</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>L’<strong>antico borgo di Usseaux</strong> è una destinazione davvero suggestiva. Situato a 1.416 metri di altitudine, è immerso nel paradisiaco panorama dell’<strong>Alta Val Chisone</strong>, tra boschi, pascoli e vette panoramiche. Abitato da circa 170 abitanti, è una località d’altri tempi, caratterizzata da un impianto urbanistico che sembra rimasto immutato nei secoli.</p>
<p>Il nome “Usseaux” deriverebbe, probabilmente, dal celtico “<em>uxellos</em>”, che significa “alto” e avrebbe origini molto antiche. Nei secoli, il borgo è stato abitato da molteplici popoli (Celti, Romani, Bizantini, Longobardi, Saraceni), anche se i primi documenti dell’esistenza del comune sono del 1064. In quell’anno, la Contessa Adelaide fece costruire l’Abbazia di Santa Maria di Pinerolo e donò i territori dell’Alta Val Chisone.</p>
<p>Per lungo tempo, il borgo di Usseaux è stato caratterizzato da una “doppia anima”: quella cattolica e quella valdese. In seguito all’unità d’Italia, le tradizioni francesi andarono in parte perdute e anche la lingua italiana divenne quella ufficiale. Dopo i due conflitti mondiali, il borgo è stato interessato da un forte fenomeno di emigrazione, che ne ha determinato lo spopolamento.</p>
<p>Oltre al centro principale, il comune di Usseaux è formato anche da<strong> quattro frazioni</strong>: <strong>Balboutet</strong>, <strong>Fraisse</strong>, <strong>Laux</strong> e <strong>Pourrieres</strong>.</p>
<h3>Cosa vedere a Usseaux</h3>
<p>L’attrazione principale di Usseaux sono i circa meravigliosi<strong> 40 murales</strong> che abbelliscono le facciate degli edifici del centro storico. Le immagini ritraggono <strong>scene di vita quotidiana</strong>, soprattutto legate al lavoro dei contadini, oppure narrano favole e racconti locali. Ad esempio, nella piazza del Municipio, si trovano dei murales inerenti all’attività della mietitura e alla preparazione del pane. La maggior parte dei disegni sono stati eseguiti con la tecnica <em><strong>trompe l’oeil</strong></em>, che si basa sul ricorso alla prospettiva e al chiaroscuro per ricreare illusioni ottiche e figure tridimensionali. Grazie a questo metodo pittorico, le immagini assumo una dimensione molto reale e nitida.</p>
<p>Ad essere decorati non solo soltanto i muri delle abitazioni, ma anche le porte e le finestre, i quadri del gas, le cassette della posta. Insomma, ogni palazzo presenta delle particolari caratteristiche che inevitabilmente cattureranno la curiosità dei passanti!</p>
<p>Ma il centro storico di Usseaux è un vero e proprio dedalo di stradine e ogni scorcio merita di essere scoperto. Il borgo, inoltre, è conosciuto non solo come il “<em>paese dei murales</em>” ma anche come il “<em>paese del pane</em>”, grazie alla presenza di un<strong> antico forno comunitario</strong>. Un tempo, infatti, non tutte le case ero provviste di forno e, dopo la preparazione delle pagnotte, ci si recava in questo luogo per cuocerle. Si trattava di un momento importantissimo per la comunità, perché costituiva un’imperdibile occasione per socializzare. Un altro fondamentale punto di ritrovo era il <strong>lavatoio</strong>, costituito da due vasche incavate in tronchi di legno e coperto da una tettoia in pietra.</p>
<p>Merita una visita, poi, la <strong>Chiesa Parrocchiale di San Pietro</strong>, un edificio di dimensioni ridotte ma molto suggestivo, che spicca per il campanile decorato da orologi su ogni lato. Ogni angolo di Usseaux, inoltre, è caratterizzato dalla presenza di <strong>fontane</strong> da cui sgorga acqua fresca e limpida.</p>
<p>Non molto lontano dal centro, infine, c’è un posto che sembra uscito da una favola, immerso nel bosco e circondato da un ruscello. Si tratta del <a href="https://aiams.eu/mill/mulino-canton/"><strong>Mulino Canton</strong></a>, una magnifica struttura in pietra, con un’enorme ruota, ancora perfettamente funzionante. È possibile visitarlo, partecipando ad apposite visite guidate.</p>
<h2>Perché arrivare in moto a Usseaux</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Usseaux si trova nel cuore della Val Chisone, facilmente raggiungibile da <strong>Pinerolo</strong> tramite la <strong>Strada Statale 23 del Colle di Sestriere</strong>. Superato il comune di <strong>Fenestrelle</strong>, basta seguire la via per ulteriori 3 chilometri circa e, poi, imboccare la strada che conduce al villaggio di Laux. Dopo poco meno di un chilometro, si raggiunge il centro di Usseaux. Dalla strada principale si può anche svoltare per arrivare al <strong>lago Laux</strong>. È possibile lasciare la moto presso alcuni parcheggi gratuiti, per girare a piedi tra i meravigliosi vicoli del borgo.</p>
<p>Raggiungere Usseaux in moto consente di vivere un’avventura realmente immersiva e di entrare pienamente in contatto con la natura della valle. La moto, inoltre, aiuta a cogliere le molteplici sfumature di questo luogo e ad assaporare quel senso di isolamento e, allo stesso tempo, di quiete che rendono Usseaux una destinazione unica e autentica. Per affrontare il viaggio, consiglio un mezzo comodo, come una <strong>crossover</strong> o una <strong>touring</strong>, progettate per garantire massimo comfort.</p>
<p><em><strong>[foto copertina @Wirestock Creators / Shutterstock.com, solo per uso editoriale]</strong></em></p>
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		<title>L&#8217;asfalto d&#8217;alta quota tra due valli: la salita selvaggia che guarda in faccia il Monviso</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/lasfalto-dalta-quota-tra-due-valli-la-salita-selvaggia-che-guarda-in-faccia-il-monviso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Albera]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 16:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le strade di montagna del Piemonte ce ne sono alcune che sembrano essere state disegnate apposta per essere percorse in moto. Il Colle di Sampeyre, nelle Alpi Cozie, è una di queste: una salita che collega la Valle Varaita alla Valle Maira e raggiunge i 2284 metri di quota, attraversando boschi, pascoli d'alta montagna e un paesaggio sempre più aperto - sotto lo spettacolare Monviso - man mano che ci si avvicina al valico. Colle di Sampeyre: l'itinerario in moto Mappa  Percorso Il ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le strade di montagna del Piemonte ce ne sono alcune che sembrano essere state disegnate apposta per essere percorse in moto. Il <strong>Colle di Sampeyre</strong>, nelle Alpi Cozie, è una di queste: una salita che collega la Valle Varaita alla Valle Maira e raggiunge i <strong>2284 metri di quota</strong>, attraversando boschi, pascoli d&#8217;alta montagna e un paesaggio sempre più aperto &#8211; sotto lo spettacolare Monviso &#8211; man mano che ci si avvicina al valico.</p>
<h2>Colle di Sampeyre: l&#8217;itinerario in moto</h2>
<h3>Mappa</h3>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0;" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m46!1m12!1m3!1d91027.86196524612!2d7.195479800000005!3d44.5229223!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m31!3e0!4m5!1s0x12cd3e00e54a9b1b%3A0x6c7b824cfbcbb7a8!2sFoglianzane%2C%2012025%20Dronero%20CN!3m2!1d44.466969!2d7.353764!4m5!1s0x12cd24306cd8ee23%3A0xcef6a2e590d005ae!2sSampeyre%2C%2012020%20CN!3m2!1d44.5790915!2d7.188224699999999!4m5!1s0x12cd20cb9a424679%3A0x7d2bc5cd102c0de6!2sColle%20di%20Sampeyre%2C%2012020%20Elva%20CN!3m2!1d44.551111!2d7.118888999999999!4m5!1s0x12cd2045fa35b109%3A0xbcbee5d6dc3e03f9!2sStroppo%2C%2012020%20CN!3m2!1d44.5024808!2d7.124758099999999!4m5!1s0x12cd3e00e54a9b1b%3A0x6c7b824cfbcbb7a8!2sFoglianzane%2C%2012025%20Dronero%20CN!3m2!1d44.466969!2d7.353764!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1785835783477!5m2!1sit!2sit" width="600" height="450" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>Percorso</h3>
<p>Il percorso proposto parte da <strong>Foglianzane</strong>, nei dintorni di Dronero. Vai verso la Valle Varaita scendendo a Morra San Giovanni (SP24) e poi raggiungendo Piasco (SP46). Da qui inizia la salita che porta a <strong>Sampeyre</strong> e affronta la salita al <strong>Colle di Sampeyre</strong>, per poi scendere verso <strong>Stroppo</strong> e rientrare al punto di partenza. È un itinerario che unisce due valli alternando strade di fondovalle e tornanti d&#8217;alta quota, con il tratto più spettacolare concentrato proprio sulla salita al Colle di Sampeyre.</p>
<h2>Colle di Sampeyre, cosa vedere nell&#8217;itinerario</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il <strong>Colle di Sampeyre</strong> è uno dei valichi più alti delle Alpi Cozie. La sua quota di 2.284 metri permette di passare dalla Valle Varaita alla Valle Maira, attraverso una strada che può essere affrontata arrivando da Sampeyre, da Stroppo oppure dalla zona di Elva. Il versante da Sampeyre ha una salita circa 16 chilometri e presenta una pendenza media intorno all&#8217;8% (massima 13%), con alcuni passaggi più impegnativi. La prima parte attraversa zone boscose, mentre salendo il panorama diventa progressivamente più aperto. Quando la vegetazione si dirada, la sensazione cambia completamente: la strada si immerge negli alpeggi e l&#8217;orizzonte si allarga sulle montagne della zona. Nelle giornate limpide, il <strong>Monviso</strong> diventa uno dei protagonisti del panorama. Il colle è passato anche alla storia del <strong>Giro d&#8217;Italia</strong>, che lo ha affrontato nel 1995 e nel 2003. Nell&#8217;edizione 2003 il Colle di Sampeyre era inserito tra i traguardi di prima categoria del Giro.</p>
<h3>Sampeyre e il Colle</h3>
<p><strong>Sampeyre </strong>è il principale centro della Valle Varaita attraversato dall&#8217;itinerario. Il paese si trova a circa 976 metri di quota e comprende numerose borgate alpine. Per conoscere meglio la storia locale si può visitare il <strong>Museo Storico Etnografico</strong>, ospitato in via Roma: nelle sue sale sono conservati strumenti legati alla vita agricola e ai mestieri tradizionali, costumi, fotografie d&#8217;epoca e materiali legati alla Baìo di Sampeyre. Il punto più alto del viaggio è naturalmente il valico. A 2284 metri si incontra l&#8217;ambiente tipico dell&#8217;alta montagna, con pascoli e ampi spazi aperti. Dal colle partono inoltre diversi itinerari escursionistici, tra cui quello verso il <strong>Monte Morfreid</strong>, che raggiunge quota 2.495 metri.</p>
<h3><strong>Elva e la Strada dei Cannoni</strong></h3>
<p>Se sei attrezzato per l&#8217;off-road potresti considerare una deviazione verso <strong>Elva</strong>, piccolo comune della Valle Maira articolato in numerose borgate e di cui ti avevamo parlato nell&#8217;<strong><a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/un-tempo-cerano-i-cannoni-ma-su-questa-strada-piemontese-costruita-nel-1740-oggi-scoprirai-la-pace-della-montagna/">itinerario della Strada dei Cannoni</a></strong>. La Strada dei Cannoni è una strada bianca sterrata lunga e appassionante, da fare preferibilmente con enduro, crossover o maxienduro. Attenzione: il tracciato è aperto alle moto soltanto di martedì e giovedì, con pagamento di un biglietto.</p>
<h3><strong>Stroppo</strong></h3>
<p>La discesa dal Colle di Sampeyre porta verso Stroppo, comune della Valle Maira caratterizzato da borgate sparse sui versanti. Tra i luoghi più interessanti c&#8217;è la <strong>chiesa di San Peyre</strong>, dedicata ai santi Pietro e Paolo, costruita tra il XII e il XIII Secolo in posizione isolata su uno sperone roccioso a circa 1233 metri di quota. Nel capoluogo di <strong>Paschero</strong>, invece, si trova la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, il cui nucleo originario potrebbe risalire a prima dell&#8217;anno Mille.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.trueriders.it/media/2024/12/colle-di-sampeyre-vista-su-elva.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=1200&amp;h=675&amp;q=80" width="650" height="433" alt="Colle di Sampeyre, vista su Elva" srcset="https://www.trueriders.it/media/2024/12/colle-di-sampeyre-vista-su-elva.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=1200&amp;h=675&amp;q=80 1200w,https://www.trueriders.it/media/2024/12/colle-di-sampeyre-vista-su-elva.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=1000&amp;h=563&amp;q=80 1000w,https://www.trueriders.it/media/2024/12/colle-di-sampeyre-vista-su-elva.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=800&amp;h=450&amp;q=80 800w,https://www.trueriders.it/media/2024/12/colle-di-sampeyre-vista-su-elva.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=600&amp;h=338&amp;q=80 600w,https://www.trueriders.it/media/2024/12/colle-di-sampeyre-vista-su-elva.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=372&amp;h=210&amp;q=80 372w," sizes="(min-width: 1200px) 1200px,(min-width: 1000px) 1000px,(min-width: 800px) 800px,(min-width: 600px) 600px,(min-width: 372px) 372px , 372px" /><br />
Colle di Sampeyre, vista su Elva</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/lasfalto-dalta-quota-tra-due-valli-la-salita-selvaggia-che-guarda-in-faccia-il-monviso/">L&#8217;asfalto d&#8217;alta quota tra due valli: la salita selvaggia che guarda in faccia il Monviso</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Fuga dal caldo in moto: 5 borghi d&#8217;alta quota dove trovare asfalto e fresco ad agosto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 10:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il caldo di agosto si incolla all’asfalto cittadino, partire in moto verso i borghi d’alta quota diventa molto più di una fuga: è un cambio di stagione in poche ore. Ogni volta che lascio la pianura alle spalle e comincio a salire tra valichi alpini e altopiani appenninici, ho la sensazione di entrare in un altro Paese, fatto di</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando il caldo di agosto si incolla all’asfalto cittadino, partire in moto verso i <strong>borghi d’alta quota</strong> diventa molto più di una fuga: è un cambio di stagione in poche ore. Ogni volta che lascio la pianura alle spalle e comincio a salire tra <strong>valichi alpini</strong> e <strong>altopiani appenninici</strong>, ho la sensazione di entrare in un altro Paese, fatto di curve fresche, luci oblique e paesi che sembrano sospesi.</p>
<p><strong>Sestriere e Livigno</strong>, nelle grandi vallate alpine, offrono strade scorrevoli e servizi da vera base di viaggio. Più a sud, <strong>Castelluccio di Norcia</strong>, Santo Stefano di Sessanio e Rocca Calascio mostrano un’Appennino essenziale, fatto di pietra e silenzi.</p>
<p>In questi luoghi la moto non serve a fare “numeri” ma a collegare panorami e soste, costruendo una giornata dove il fresco di quota, la storia dei borghi e l’attenzione al meteo contano quanto il piacere di guidare.</p>
<h2>Sestriere, Livigno, Castelluccio e Gran Sasso: la mia mappa del fresco d’agosto</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>In pieno agosto, quando le città ribollono, scelgo sempre la quota come alleata. I cinque borghi che propongo – <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/piemonte-in-moto/una-candida-bellezza-nel-cuore-del-piemonte-e-lei-la-strada-bianca-piu-incredibile-delle-alpi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sestriere</strong></a>, <strong>Livigno</strong>, <strong>Castelluccio di Norcia</strong>, <strong>Santo Stefano di Sessanio</strong> e <strong>Rocca Calascio</strong> – hanno un elemento in comune: sono raggiungibili integralmente su <strong>strade asfaltate</strong>, con salite progressive che permettono alla moto e al corpo di adattarsi al cambio di temperatura.</p>
<p>Sulle Alpi, <strong>Sestriere</strong> supera i 2.000 metri tra Val di Susa e Val Chisone, diventando un classico per chi vive nel Nord-Ovest. <strong>Livigno</strong>, in <strong>Alta Valtellina</strong>, richiede più pianificazione ma ripaga con una valle larga, servizi completi e un clima più stabile. In Appennino, Castelluccio domina il Pian Grande nei Sibillini, mentre <strong>Santo Stefano di Sessanio</strong> e <strong>Rocca Calascio</strong>, sul versante del <strong>Gran Sasso</strong>, offrono quella combinazione di curve, altitudine media e borghi storici che, in moto, finisce sempre per convincermi a fermarmi più del previsto.</p>
<h2>Valichi, altopiani e curve panoramiche tra Alpi e Appennini</h2>
<p>Le strade che portano a Sestriere sono il prototipo della salita alpina ben disegnata: <strong>tornanti larghi</strong>, pendenza costante, aperture improvvise sulle valli laterali. Arrivando da Cesana Torinese mi piace rallentare sui rettilinei panoramici, per sentire l’aria che cambia mano a mano che supero i 1.500 metri. Più a est, verso Livigno, il paesaggio si fa severo: <strong>pascoli d’alta quota</strong>, laghi artificiali, valichi che in estate mostrano ancora chiazze di neve sui versanti più ombreggiati.</p>
<p>Sui <strong>Monti Sibillini</strong>, la strada che sale a Castelluccio attraversa boschi e dorsali prima di aprirsi all’improvviso sulla <strong>piana</strong>, un anfiteatro naturale che in moto sembra dilatarsi curva dopo curva. In Abruzzo, tra Santo Stefano di Sessanio, Rocca Calascio e Castel del Monte, si entra nel regno degli altipiani. Il passaggio verso <strong>Campo Imperatore</strong> e il <strong>valico di Capo la Serra</strong>, con i suoi 1.600 metri, regala uno dei tratti panoramici più suggestivi del centro Italia, dove spesso mi sorprendo a spegnere il motore solo per ascoltare il vento.</p>
<h2>Borghi di pietra, transumanza e memorie di montagna</h2>
<p>In quota, i borghi non sono scenografie, ma il risultato di secoli di adattamento alla montagna. Sestriere è un centro moderno, nato per lo sci, ma come base di <strong>mototurismo alpino</strong> funziona bene grazie ai collegamenti verso la Francia e le vallate vicine. <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia-in-moto/il-passo-delleira-un-percorso-dalta-quota-indicato-per-del-sano-mototurismo-a-due-passi-dalle-piste-di-livigno/" target="_blank" rel="noopener">Livigno</a>, disteso lungo il fondovalle, unisce anima commerciale e vita di montagna: quando ci arrivo, mi piace esplorare le stradine laterali per ritrovare qualche angolo più raccolto.</p>
<p>Sugli <strong>Appennini</strong>, la storia si legge nella pietra. <strong>Castelluccio di Norcia</strong> vigila sul Pian Grande e porta ancora addosso le ferite del terremoto, che in moto percepisco ogni volta entrando nel borgo. <strong>Santo Stefano di Sessanio</strong>, con le sue case in pietra calcarea e le torri restaurate, racconta un passato legato alla pastorizia e alla <strong>transumanza</strong>, mentre <strong>Rocca Calascio</strong>, arroccata a oltre 1.400 metri, domina come un faro minerale. Qui la moto resta in basso: la salita a piedi alla rocca è parte integrante dell’esperienza, un cambio di ritmo che spezza la giornata su due ruote.</p>
<h2>Consigli pratici: equipaggiamento, meteo e soste intelligenti</h2>
<p>Preparare una giornata in moto verso questi borghi significa prima di tutto rispettare <strong>quota e meteo</strong>. Io porto sempre una giacca ventilata con strato interno rimovibile, guanti leggeri e un paio più coprenti: tra i 35 gradi della pianura e i 15 dopo un temporale a Sestriere o sul <strong>Gran Sasso</strong> il salto può essere brusco. Controllo pressione gomme, liquidi e freni prima di affrontare discese lunghe, soprattutto con bagagli o passeggero.</p>
<p>Le previsioni vanno verificate fino a poche ore dalla partenza: un rovescio improvviso può trasformare i <strong>tornanti verso Livigno</strong> o Castelluccio in tratti sporchi di brecciolino. In Appennino, il <strong>vento sulla piana</strong> e le nuvole basse attorno a Rocca Calascio riducono rapidamente visibilità e temperatura. Ad agosto preferisco <strong>partire presto</strong>: strade più libere, soste nelle ore calde già in quota, tempo per fermarmi nei borghi senza correre. Pianificare <strong>rifornimenti e pause</strong> non è una pignoleria da smanettoni, ma il modo migliore per godersi curve, panorami e silenzio, tornando a valle con ancora voglia di ricominciare.</p>
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		<title>Sospesa sulle acque azzurre della Sardegna è la strada vista mare più bella d’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sardegna in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La &#8220;piccola Barcellona&#8221; della Sardegna e l&#8217;antica città regia del Logudoro: due realtà uniche di questa straordinaria isola, la seconda in Italia per grandezza, unite non solo da cultura e abitudini, ma anche e soprattutto da una delle strade panoramiche più belle d&#8217;Italia. Un percorso che, nel giro di poco più di 50 chilometri, racchiude</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La &#8220;<strong><em>piccola Barcellona</em></strong>&#8221; della <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/sardegna-in-moto/itinerario-in-moto-lungo-la-costa-meridionale-della-sardegna/">Sardegna</a> e <strong>l&#8217;antica città regia del Logudoro</strong>: due realtà uniche di questa straordinaria isola, la seconda in Italia per grandezza, unite non solo da cultura e abitudini, ma anche e soprattutto da una delle strade panoramiche più belle d&#8217;Italia. Un percorso che, nel giro di poco più di 50 chilometri, racchiude un incredibile tesoro di panorami, paesaggi e luoghi. Tanto clamore per nulla o c&#8217;è davvero un mondo che aspetta solo di essere scoperto? Partiamo insieme per quest&#8217;avventura!</p>
<h2 id="h-alghero-bosa-in-moto-l-itinerario" class="">Alghero-Bosa in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<p>



</p>
<p>Lasciato il centro storico di <strong>Alghero</strong>, si costeggia il <strong>Parco Tarragona</strong> e si prosegue su Via Manzoni, in direzione del Lungomare Valencia. Si prosegue su Viale della Resistenza fino all&#8217;imbocco della Strada Provinciale 105, primo passo verso l&#8217;Alghero-Bosa vera e propria. Il percorso si inerpica lungo lo straordinario panorama costiero del sassarese, proseguendo per circa 20 chilometri fino al confine <strong>tra la provincia di Oristano e quella di Sassari</strong>, dove la strada cambia denominazione in <strong>Strada Provinciale 49</strong>, pur senza modificare il percorso.</p>
<p>Pregevolissima e incontaminata, la natura di questi luoghi attraversa quasi il &#8220;nulla&#8221;, poiché non vi sono comuni lungo il percorso, che dunque è ancor più apprezzabile e ricco di suggestioni. L&#8217;Alghero-Bosa, si sa, è la strada migliore per chi vuole recuperare un rapporto stretto e fedele con la natura. Una breve deviazione verso sud, quasi un rettilineo, ci porta, infine, al termine del percorso, in direzione del Lungo Temo Giorgio Amendola a <strong>Bosa</strong>.</p>











<h2>Due città per una sola e incredibile strada</h2>
<p>L&#8217;<strong>Alghero-Bosa</strong> è forse uno dei pochi esempi di urbanizzazione, pur necessaria, in una zona che è riuscita, anche in tempi di forte antropizzazione, a conservare un carattere prettamente verde, dove i declivi sull&#8217;azzurro mare sardo, le fitte zone di macchia mediterranea e le spiagge sono stati minimamente toccati da case, palazzi e resort, con buona pace del motociclista (e del viaggiatore in genere) che decide di percorrere l&#8217;<strong>Alghero-Bosa</strong> su due/quattro ruote.</p>
<h3>Alghero, la &#8220;Barceloneta&#8221; sarda</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p class="">Il nostro approfondimento su una delle strade più belle d&#8217;Italia parte dal suo vertice settentrionale. È <strong><a href="https://www.sardegnaturismo.it/it/luoghi/nord-ovest/alghero" target="_blank" rel="noopener">Alghero</a>/</strong><strong>l&#8217;Alguer</strong>, uno dei centri turistici più apprezzati del sassarese. Ma perché il doppio nome? Il primo è, ovviamente, in italiano; il secondo, invece, è in catalano. Sì, proprio la lingua che si parla a Barcellona e dintorni. La città sarda è, infatti, considerata una sorta di &#8220;<em>isola linguistica</em>&#8220;, poiché qui si è mantenuto l&#8217;uso della lingua catalana. Una curiosità che ha portato la <em>Generalitat de Catalunya</em>, ovvero il governo regionale, ad aprire ad Alghero una sua delegazione. Al di là delle curiosità linguistiche, però, si tratta di una città tutta da scoprire. Dalla policroma cupola della <strong>chiesa di San Michele</strong>, rappresentazione del barocco sardo, passando per l&#8217;antico <strong>palazzo Machín</strong> fino ad arrivare al magnifico scenario naturalistico di <strong>Capo Caccia</strong>, con l&#8217;Escala del Cabirol e le Grotte di Nettuno, Alghero è capace di stupire e di far sostare anche il motociclista più &#8220;voglioso&#8221; di mangiar strada, per una giornata all&#8217;insegna della cultura e della scoperta.</p>
<h3>Bosa, i colori di un borgo d&#8217;autore</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
                                        src="https://www.trueriders.it/media/2025/10/bosa-274206683.jpg&#038;sharpen&#038;save-as=webp&#038;crop-to-fit&#038;w=1200&#038;h=800&#038;q=80" 
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<p class="">Proseguiamo il nostro viaggio lungo la Alghero-Bosa, giungendo alla seconda tappa. Molto più piccolo, ma non per questo meno bello, arriviamo al borgo di <strong>Bosa</strong>, che ospita circa 8.000 abitanti. Incastonato nella verdissima vallata della Planargia, è caratterizzato dai <strong>colori pastello </strong>delle sue abitazioni e delle antiche <em>Sas Conzas</em>, le concerie costruite sul fiume Temo. Imponente, poi, è il profilo del <strong>castello di Serravalle</strong>, costruito su una collinetta che domina dall&#8217;alto tutta la cittadina, e che fa il pari con le torri costiere, costruzioni del XVI secolo che avevano come scopo quello di presidiare il mare da possibili attacchi nemici e, se necessario, di cannoneggiare le imbarcazioni per evitarne lo sbarco.</p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/sardegna-in-moto/sospesa-sulle-acque-azzurre-della-sardegna-e-la-strada-vista-mare-piu-bella-ditalia/">Sospesa sulle acque azzurre della Sardegna è la strada vista mare più bella d’Italia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Prima del confine francese c&#8217;è un borgo di pietra che sembra essersi fermato nel tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 06:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le maestose vette della Valle Varaita, in Piemonte, c’è un piccolo borgo con le case in pietra, che certamente catturerà il cuore dei temerari bikers grazie alla sua atmosfera fiabesca. Inserito tra i Borghi più Belli d’Italia, è una tappa obbligatoria in un mototour alpino, perché unisce l’adrenalina dell’alta montagna con la tranquillità di</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/prima-del-confine-francese-ce-un-borgo-di-pietra-che-sembra-essersi-fermato-nel-tempo/">Prima del confine francese c&#8217;è un borgo di pietra che sembra essersi fermato nel tempo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le maestose vette della <strong>Valle Varaita</strong>, in Piemonte, c’è un piccolo <strong>borgo con le case in pietra</strong>, che certamente catturerà il cuore dei temerari bikers grazie alla sua atmosfera fiabesca. Inserito tra i <em>Borghi più Belli d’Italia</em>, è una tappa obbligatoria in un mototour alpino, perché unisce l’adrenalina dell’alta montagna con la tranquillità di un luogo quasi celestiale. Pronti per una nuova avventura targata TrueRiders alla scoperta di Chianale?</p>
<h2>Chianale: il tesoro ad alta quota tra curve e scorci paradisiaci</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Immerso nel suggestivo paesaggio alpino della provincia di Cuneo, <strong>Chianale</strong> è una piccolissima frazione del comune di <strong>Pontechianale</strong>, un borgo diffuso di circa 180 abitanti, situato a circa 1.614 metri di altitudine. Sorge lungo il <strong><em>Chemin Royal</em></strong>, l’antica via utilizzata nei secoli scorsi dai mercanti per raggiungere la Francia, ed è diviso dal <strong>torrente Varaita</strong>. Le due rive del piccolo paese sono collegate da un suggestivo <strong>ponte in pietra</strong>.</p>
<p>Le prime testimonianze dell’esistenza di Chianale sono databili intorno al X secolo, quando, grazie alla canalizzazione del torrente, si iniziarono a costruire vere e proprie abitazioni in questa zona del Piemonte. La valle fu più volte assediata dai Saraceni, fino a quando gli abitanti non decisero di ribellarsi. Questo importantissimo evento viene, ancora oggi, ricordato con la cd. <em>festa della Baìo</em>, organizzata a Sampeyre e a Bellino.</p>
<p>Nel 1125, poi, il controllo della Valle Varaita passò nelle mani della nobile famiglia dei Saluzzo, che dominò l’intera area per circa un secolo. Dopo la cessione al Delfinato francese, il territorio passò ai Savoia nel 1713. Oggi Chianale è uno dei luoghi più magici e pittoreschi d’Italia, che ammalia i visitatori con il suo fascino senza tempo.</p>
<h3>Cosa vedere a Chianale</h3>
<p>La caratteristica principale di Chianale è legata alle sue<strong> abitazioni</strong>, costruite in<strong> ardesia</strong> e con <strong>dettagli di legno a vista</strong>. È proprio per tale peculiarità che il comune è conosciuto come “<em>il borgo di pietra</em>”. Impossibile, dunque, non fare una passeggiata tra i vicoletti del meraviglioso<strong> centro storico</strong>. Nonostante le ridotte dimensioni, sono diverse le attrazioni da non perdere. Innanzitutto la <strong>Chiesa di Sant’Antonio</strong>, costruita nel XIV secolo. È caratterizzata da una struttura semplice, con un’unica navata, ma all’interno ospita diverse opere d’arte, come affreschi che ritraggono il <em>Giudizio Universale</em>. Sul portale di ingresso, invece, spicca un ritratto di Sant’Antonio.</p>
<p>Tra gli edifici sacri merita una visita anche la <strong>Chiesa di San Lorenzo</strong>, oltre il ponte, eretta nel XVIII secolo in onore del santo patrono del borgo. All’interno spicca l’altare barocco, mentre all’ingresso è presente un portico di colore rosa e azzurro.</p>
<p>A Chianale c’è, poi, il <a href="https://www.museodelcostumechianale.it/"><strong>Museo del Costume e dell’Artigianato Tessile</strong></a>, con un’ampia collezione di abiti tradizionali e prodotti locali. Tra le stradine del centro, è impossibile non lasciarsi travolgere dalla bellezza delle <strong>botteghe di artigiani</strong>, custodi preziosi degli antichi mestieri. Nei negozietti si possono trovare oggetti intagliati nel legno, saponi a base di erbe alpine, utensili per la cucina e coperte. Consiglio una tappa anche alle <strong>botteghe gastronomiche</strong>, dove assaggiare e acquistare prelibatezze, come il <strong>Tomini di Melle</strong> (un tipico formaggio a pasta molle), i <strong>ravioles</strong> (una sorta di gnocchi di patate e formaggio, conditi con burro e salvia) e le <strong>paste di Meliga</strong>, dei biscotti a base di farina di mais.</p>
<h2>Perché arrivare in moto a Chianale</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Raggiungere Chianale in moto è consigliabile per ammirare attentamente le bellezze lungo la strada. Il viaggio, dunque, diventa l’essenza dell’esperienza. Basta percorrere l’intera <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/ai-piedi-del-terzo-valico-piu-alto-deuropa-ce-una-valle-lunga-60-chilometri-mostra-tutti-i-segreti-di-questa-splendida-regione-italiana/">Valle Varaita</a>, attraversata dalla SP8, fino a Pontechianale e poi seguire la via principale fino alla frazione di Chianale. Prima dell’ingresso nel borgo, sulla sinistra è presente un parcheggio. La strada non presenta particolari difficoltà, ma in inverno potrebbero esserci chiusure dovute alle avverse condizioni climatiche. Per questo tour, sono adatti <strong>mezzi non troppo pesanti</strong> o una <strong>touring</strong>.</p>
<p>Spostarsi in moto consente anche di esplorare più facilmente i meravigliosi paesaggi circostanti. Tra le mete che consiglio, c’è sicuramente il <strong>Colle dell’Agnello</strong>, distante dal borgo circa 10 chilometri. Il valico si trova al confine con la Francia ed è noto per i suoi panorami mozzafiato. Un altro posto da esplorare è il <strong>lago di Pontechianale</strong>, ideale per un picnic in famiglia oppure per rilassarsi passeggiando o praticando sport acquatici. Merita, infine, una sosta il <strong>bosco dell’Alevé</strong>, la foresta di pino cembro più estesa d’Italia.</p>
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		<title>Unisce Emilia Romagna e Toscana e le Scalacce sono il suo vero punto di forza</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/unisce-emilia-romagna-e-toscana-e-le-scalacce-sono-il-suo-vero-punto-di-forza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Galeani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 16:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono strade che vengono attraversate per raggiungere semplicemente una destinazione, altre invece diventano esse stesse il motivo del viaggio. Oggi andiamo alla scoperta di un valico appenninico che appartiene alla seconda categoria. Siamo al Passo dei Mandrioli, a 1.173 metri d’altitudine e collega Bagno di Romagna con Badia Prataglia in provincia di Arezzo. Questo rappresenta uno dei passaggi più belli tra Emilia Romagna e Toscana. È immerso nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Esistono strade che vengono attraversate per raggiungere semplicemente una <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/" target="_blank" rel="noopener">destinazione</a>, altre invece diventano esse stesse il motivo del viaggio. Oggi andiamo alla scoperta di un valico appenninico che appartiene alla seconda categoria. Siamo al <strong>Passo dei Mandrioli, a 1.173 metri d’altitudine</strong> e collega <strong>Bagno di Romagna</strong> con <strong>Badia Prataglia</strong> in provincia di <strong>Arezzo</strong>. Questo rappresenta uno dei passaggi più belli tra Emilia Romagna e Toscana. È immerso nel cuore del <strong>Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna,</strong> e regala panorami che cambiano ad ogni curva, boschi secolari ed una strada capace di conquistare soprattutto noi motociclisti. Vieni con noi e scopri il vero gioiello di questo passo: le celebri Scalacce.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Passo dei Mandrioli in moto. L’itinerario </strong></h2>
<p style="font-weight: 400;"><iframe loading="lazy" style="border: 0;" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m42!1m8!1m3!1d369707.2785799038!2d11.640621021800285!3d43.62032120000001!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m31!3e0!4m5!1s0x132bed72f3fda815%3A0xf846f1b18734dc08!2sArezzo%2C%2052100%20AR!3m2!1d43.4633082!2d11.879621499999999!4m5!1s0x132b7846bc107889%3A0x76970df35e50bf51!2sPasso%20dei%20Mandrioli%2C%2047021%20Bagno%20di%20Romagna%20FC!3m2!1d43.8!2d11.916666699999999!4m5!1s0x132b873c678fbe41%3A0xf195a8c696512fd!2sPieve%20Santo%20Stefano%2C%2052036%20AR!3m2!1d43.6703833!2d12.0399433!4m5!1s0x132b88a22b3beb99%3A0xe6255f632614589f!2sManzi%2C%2052033%20AR!3m2!1d43.6103483!2d12.0000843!4m5!1s0x132bed72f3fda815%3A0xf846f1b18734dc08!2sArezzo%2C%2052100%20AR!3m2!1d43.4633082!2d11.879621499999999!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1785772390228!5m2!1sit!2sit" width="600" height="450" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Percorso </strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Il nostro itinerario parte da <strong>Arezzo</strong> per poi tornarci a formare quasi un anello, attraversando diversi comuni e sfruttando il <strong>Passo dei Mandrioli</strong> per entrare in <strong>Emilia Romagna.</strong> Proprio partendo da Arezzo si prende via Giuseppe Garibaldi in direzione di via Petrarca e dopo 150 metri si guida in direzione di SR71 a Bagno di Romagna per 54km. Saremo così arrivati al Passo dei Mandrioli pronti per attraversarlo. Si procede in direzione nordovest su SR71 Umbro Casentinese Romagnola/SR71. Dopo 10,8km si svolta a destra e si prende SP137 seguendo le indicazioni per Verghereto. Dopo 5,7km si svolta ancora a destra e si entra nella E45/SS3bis verso Roma. Percorsi 15km si prende l’uscita Pieve S. Stefano Nord verso Piev S. Stefano Nord/SS208/Caprese Mich. Lo/Chiusi della Verna/La Verna. Così dopo 200 metri si svolta a sinistra e prendendo strada provinciale Tiberina eccoci arrivati a <strong>Pieve Santo Stefano.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Qui si procede verso via della Verna per 140 metri e poi svoltiamo leggermente a destra per rimanere su SP 208 della Verna. Dopo 3km svoltiamo a sinistra e prendiamo SP47 per poi svoltare a sinistra e prendere via Ponte Singerna. Continuiamo così su via Strapolino per 1,2km e poi su SP47 per 2,8km. Eccoci arrivati a <strong>Manzi</strong> in provincia di <strong>Arezzo</strong>. Qui si prende SP47 in direzione SS73 a Anghiari per 15,9km. Poi seguamo SS73 in direzione di via Simone Martini ad Arezzo e si prende l’uscita verso Arezzo da SS73 dopo quasi 25km. Continuiamo così su via Simone Martini per tornare al punto di partenza. Avremo così completato l’anello dopo <strong>144km ed un totale di 2 ore e 53 minuti di viaggio.</strong></p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Il Passo dei Mandrioli, una porta tra Emilia Romagna e Toscana</strong></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.trueriders.it/media/2026/08/shutterstock-1689987574.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=1200&amp;h=675&amp;q=80" width="650" height="433" alt="" srcset="https://www.trueriders.it/media/2026/08/shutterstock-1689987574.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=1200&amp;h=675&amp;q=80 1200w,https://www.trueriders.it/media/2026/08/shutterstock-1689987574.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=1000&amp;h=563&amp;q=80 1000w,https://www.trueriders.it/media/2026/08/shutterstock-1689987574.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=800&amp;h=450&amp;q=80 800w,https://www.trueriders.it/media/2026/08/shutterstock-1689987574.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=600&amp;h=338&amp;q=80 600w,https://www.trueriders.it/media/2026/08/shutterstock-1689987574.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=372&amp;h=210&amp;q=80 372w," sizes="(min-width: 1200px) 1200px,(min-width: 1000px) 1000px,(min-width: 800px) 800px,(min-width: 600px) 600px,(min-width: 372px) 372px , 372px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">La storia di questo passo è direttamente collegata alla funzione di ponte tra due territori che, nonostante appartengano a regioni diverse, condividono la stessa anima appenninica. Fin dai tempi antichi quest’area è stata sfruttata come punto di passaggio per commercianti, viandanti e pastori che attraversavano la dorsale montuosa spostando merci e bestiame tra la<strong> Romagna e il Casentino.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Con il passare dei secoli il percorso venne progressivamente migliorato fino a diventare l’attuale <strong>Strada Statale 71 Umbro Casentinese Romagnola.</strong> Questa una delle arterie più panoramiche di tutto l’Appennino centrale. Oggi il Passo dei Mandrioli rappresenta un vero confine geografico tra <strong>Emilia Romagna e Toscana,</strong> ma più che dividere è una porta che unisce due territori ricchi di tradizioni, piccoli borghi e sapori autentici.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per chi arriva dalla <strong>Romagna</strong> il punto ideale di partenza è <strong>Bagno di Romagna.</strong> Qui la strada comincia a salire in modo graduale, attraversando fitti boschi di faggio e castagno che accompagnano fino alla cima del valico. Per quanto riguarda il versante toscano, la discesa conduce verso <strong>Badia Prataglia,</strong> uno dei centri più caratteristici del Casentino da cui è possibile proseguire verso <strong>Camaldoli, Poppi e Bibbiena.</strong></p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Le Scalacce, il tratto perfetto per i motociclisti</strong></h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p style="font-weight: 400;">Uno dei motivi più importanti che rende celebre e tra i più apprezzati dai motocilisti il <strong>Passo dei Mandrioli</strong> sono le <strong>Scalacce</strong>. Questo tratto, situato sul versante romagnolo, è composto da una lunga successione di curve ravvicinate, tornanti e cambi di direzione che si sviluppano seguendo perfettamente il profilo della montagna. È una strada profondamente tecnica, ma mai estrema. Qui il piacere della guida si sviluppa dall’alternanza continua tra curve veloci e pieghe più strette, sempre immerse in un contesto naturale di particolare bellezza.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’asfalto, generalmente in ottime condizioni, e la carreggiata sufficientemente larga rendono il percorso particolarmente apprezzato da motociclisti ed anche automobilisti. Durante la bella stagione non è raro che si incontrino gruppi di<em> ‘centauri’</em> provenienti da tutta Italia, molti dei quali ritengono le <strong>Scalacce</strong> una vera meta di pellegrinaggio motociclistico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ogni curva offre una prospettiva diversa sui boschi del <strong>Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi,</strong> mentre il traffico, di solito contenuto nei giorni feriali, permette di vivere la strada con il giusto ritmo. Lungo il percorso sono, inoltre, presenti diversi punti in cui potersi fermare per una sosta, ammirare il panorama circostante o viversi il silenzio dell’Appennino.</p>
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		<title>Quali sono state le moto più vendute del 2026? I verdetti del primo semestre</title>
		<link>https://www.trueriders.it/moto-news/quali-sono-state-le-moto-piu-vendute-del-2026-i-verdetti-del-primo-semestre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 10:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moto News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando guardo la classifica delle moto più vendute in Italia nel primo semestre 2026, rivedo tanti dei mezzi che incontro ogni weekend tra passi di montagna, statali panoramiche e sterrati facili. Il mercato cresce, ma il dato più interessante è che gli italiani scelgono sempre più moto pensate per viaggiare: adventure, crossover ed enduro stradali che portano lontano con una sola chiave in tasca. Ho incrociato Africa Twin e BMW GS in quasi tutte le mie uscite degli ultimi mesi, spesso ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando guardo la classifica delle <strong>moto più vendute in Italia</strong> nel primo semestre 2026, rivedo tanti dei mezzi che incontro ogni weekend tra passi di montagna, statali panoramiche e sterrati facili. Il mercato cresce, ma il dato più interessante è che gli italiani scelgono sempre più moto pensate per viaggiare: <strong>adventure, crossover ed enduro</strong> stradali che portano lontano con una sola chiave in tasca. Ho incrociato <strong>Africa Twin e BMW GS</strong> in quasi tutte le mie uscite degli ultimi mesi, spesso cariche di borse in alluminio e gomme a metà tra asfalto e fuoristrada.</p>
<p>Questa graduatoria non è solo un elenco di numeri: racconta come sta cambiando il <strong>turismo su due ruote</strong>, cosa cercano oggi i motociclisti e quali modelli stanno diventando compagni di viaggio ideali per chi sogna weekend lunghi, <strong>grandi tour estivi</strong> e magari la prima avventura oltreconfine.</p>
<h2>Un mercato in crescita guidato dalle moto da viaggio</h2>
<p>Nel primo semestre 2026 il <strong>mercato italiano delle due ruote</strong> continua a correre: tra gennaio e giugno sono stati immatricolati 228.181 veicoli, con un +13,3% rispetto al 2025. All’interno di questo boom, le motociclette raggiungono 88.366 unità targate, in crescita del 7,9%, mentre il solo mese di giugno segna 17.541 immatricolazioni, pari a un +8,06%. Numeri che, tradotti sulla strada, significano code di moto sui passi alpini e parcheggi pieni davanti agli agriturismi di mezza Italia.</p>
<p>La tendenza è chiara: in testa alla classifica dominano le <strong>moto da turismo</strong>, le <strong>adventure</strong> e le <strong>crossover</strong>. Chi viaggia in moto oggi chiede versatilità, comfort e autonomia, mezzi capaci di affrontare insieme casa-ufficio, giri domenicali e <strong>lunghi viaggi estivi</strong>. Nelle mie uscite noto sempre meno sportive estreme e sempre più enduro stradali cariche di bagagli, segno di un <strong>turismo in sella</strong> ormai maturo e consapevole.</p>
<h2>Africa Twin contro BMW R 1300 GS e il cuore della top 5</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La vetta della <strong>classifica delle moto più vendute in Italia</strong> nel 2026 si decide al fotofinish: la Honda <strong>Africa Twin</strong> guida con 2.210 immatricolazioni, davanti alla <strong>BMW R 1300 GS</strong> ferma a 2.207. Parliamo di tre moto di differenza in sei mesi, una distanza talmente ridotta che, quando le incrocio nei passi appenninici, mi sembra davvero di assistere a un <strong>testa a testa</strong> continuo tra due filosofie di viaggio.</p>
<p>L’<strong>Africa Twin</strong> resta più essenziale e d’indole avventurosa, con il suo bicilindrico parallelo da 1.084 cc e la possibilità del cambio DCT, ideale quando si affrontano tratti misti tra tornanti e sterrati facili. La GS, forte del boxer da 1.300 cc e della sua elettronica avanzata, rimane la regina delle maxi touring, perfetta per macinare chilometri in autostrada e valicare più passi alpini nello stesso giorno.</p>
<p>Subito dietro, la <strong>Honda Transalp</strong>, la <strong>BMW R 1300 GS</strong> Adventure e la <strong>Yamaha Ténéré 700</strong> occupano il cuore della top 5. La Transalp interpreta la media cilindrata versatile, ottima per chi alterna casa-lavoro e weekend tra colline e laghi. La <strong>GS Adventure</strong> è la versione da grandi raid, con serbatoio maggiorato e sospensioni elettroniche pensate per i viaggi lunghi. La Ténéré 700, invece, la incontro spesso sui tratti bianchi e nei valichi meno battuti: leggera, ruota da 21 pollici, impostazione fuoristrada che invita a lasciare l’asfalto.</p>
<h2>CFMoto, crossover giapponesi e naked: come cambia la cultura in sella</h2>
<p>Dal sesto posto in poi la classifica racconta bene come sta cambiando la <strong>cultura motociclistica italiana</strong>. La <strong>CFMoto 450MT</strong>, con 1.451 immatricolazioni, conferma l’ascesa dei <strong>marchi cinesi</strong> nelle moto da viaggio accessibili: bicilindrico da 449 cc, ruote da 21 e 18 pollici, prezzo contenuto. È una moto che vedo sempre più spesso sulle strade bianche di collina, scelta da chi vuole iniziare a esplorare lo sterrato senza investire cifre da maxienduro.</p>
<p>La <strong>Honda NC750X</strong> e la <strong>Yamaha MT-07</strong>, appaiate a 1.446 unità, mostrano due modi opposti di vivere la media cilindrata: la prima è una crossover pratica, con vano nel finto serbatoio ideale per chi viaggia leggero; la seconda è una naked essenziale e divertente, protagonista di tanti giri serali sulle provinciali.</p>
<p>Chiudono la top ten la <strong>Yamaha Tracer 9</strong> e la <strong>Yamaha MT-09</strong>, entrambe spinte dai celebri motori CP3: la Tracer è una sport touring che ho usato spesso per lunghi trasferimenti, capace di unire comfort e guida dinamica; la MT-09, invece, è la naked più adatta a chi vuole un mezzo brillante con cui alternare curve veloci e brevi weekend fuori porta.</p>
<h2>Consigli pratici per scegliere la moto giusta per viaggi ed escursioni</h2>
<p>Guardando questa top 10 dal punto di vista di chi macina chilometri, il primo consiglio è partire dal tipo di percorso che si affronta più spesso. Se ami i lunghi trasferimenti autostradali seguiti da passi alpini, maxienduro come <strong>Africa Twin</strong>, <strong>BMW R 1300 GS</strong> o GS Adventure offrono protezione aerodinamica, serbatoi capienti e comfort sulle lunghe distanze.</p>
<p>Se invece viaggi soprattutto nel weekend tra colline, laghi e qualche sterrato leggero, medie adventure come <strong>Transalp</strong>, <strong>Ténéré 700</strong> o <strong>CFMoto 450MT</strong> rappresentano un ottimo compromesso tra peso, costi di gestione e versatilità. Nelle mie uscite più miste, sono spesso le moto che vedo parcheggiate davanti ai rifugi di montagna, con bagagli soft e gomme semi-tassellate.</p>
<p>Chi usa la moto tutti i giorni e solo occasionalmente parte per un tour può orientarsi su crossover come <strong>NC750X</strong> o <strong>Tracer 9</strong>, che gestiscono bene il traffico urbano ma non temono un fine settimana lungo. Le naked come MT-07 e MT-09 restano invece ideali per chi privilegia la guida dinamica su percorsi medio-brevi, magari affiancando borse morbide quando arriva il momento di una piccola avventura fuori porta.</p>
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		<title>Una candida bellezza nel cuore del Piemonte: è lei la strada bianca più incredibile delle Alpi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 08:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piemonte in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Assietta è uno dei motoitinerari più suggestivi delle Alpi piemontesi. Un percorso interamente sterrato, adattissimo per un giro in moto non convenzionale. Se le Alpi sono foriere di emozioni, la Strada dell'Assietta, dal canto suo, non fa certamente eccezioni. Situata in Piemonte, e più precisamente tra la Val Chisone e la Val di Susa, questo valico raggiunge i 2.472 metri sul livello del mare, regalando panorami davvero suggestivi. Ciò che lo rende molto particolare, però, è il suo ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L<strong>&#8216;Assietta</strong> è uno dei motoitinerari più suggestivi delle <strong>Alpi piemontesi</strong>. Un percorso interamente sterrato, adattissimo per un giro in moto non convenzionale. Se le Alpi sono foriere di emozioni, la <strong>Strada dell&#8217;Assietta</strong>, dal canto suo, non fa certamente eccezioni. Situata in Piemonte, e più precisamente tra la <strong>Val Chisone</strong> e la <strong>Val di Susa</strong>, questo valico raggiunge i 2.472 metri sul livello del mare, regalando panorami davvero suggestivi. Ciò che lo rende molto particolare, però, è il suo tracciato, interamente sterrato e adatto all&#8217;enduro. Si tratta di un percorso da fare con attenzione e con una motocicletta ideale per questi terreni, che ha pochi eguali nelle Alpi e che ricordano il vicino <strong><a href="https://www.trueriders.it/piemonte-in-moto/colle-del-sommeiller/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Col du Sommeiller</a></strong> e l&#8217;affascinante <strong>Colle della Lombarda</strong>. Partiamo?</p>
<h2 id="h-tutto-quello-che-c-e-da-sapere-sull-assietta">Strada dell&#8217;Assietta in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3 id="h-mappa">Mappa</h3>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0;" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m28!1m12!1m3!1d90257.83877200694!2d6.888026719498017!3d45.01360789540633!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m13!3e0!4m5!1s0x4789c4a13453501d%3A0xf54fa8728e9fc583!2sSestriere%2C%2010058%20TO!3m2!1d44.9578505!2d6.879086099999999!4m5!1s0x4789c6bb355c599d%3A0x4e3d59f187ba6112!2sStr.%20dell%27Assietta%2C%20Citt%C3%A0%20Metropolitana%20di%20Torino!3m2!1d45.0414385!2d6.9326082!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1678455853252!5m2!1sit!2sit" width="600" height="450" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3 id="h-assietta-in-moto">Itinerario</h3>
<p>La Strada dell&#8217;Assietta ha una storia davvero suggestiva; in origine era <strong>un tracciato militare</strong>, che collegava Testa dell&#8217;Assietta e Forte del Gran Serin. La strada è stata, poi, <strong>aperta al pubblico</strong>, divenendo una meta amata dai motociclisti, nonché uno dei &#8220;sentieri da moto&#8221; più belli del Piemonte. La <strong>strada bianca</strong> congiunge <strong>Pian dell&#8217;Alpe</strong> e <strong>Sestriere</strong> e scorre per larghissima parte lungo i crinali di vette che superano i 2.000 metri. Ogni anno, il percorso (che appartiene al Comune di Sestriere e alla Città Metropolitana di Torino) è ripristinato e <strong>messo in sicurezza</strong>.</p>
<p>L&#8217;apertura è prevista esclusivamente per la stagione primaverile-estiva, poiché in inverno le nevicate rendono impossibile percorrere il valico. Vale inoltre la pena ricordare che, trattandosi di uno sterrato, si applicano delle regole di percorrenza restrittive, per garantire la sicurezza di coloro che si spingono fin quassù. Innanzitutto, la velocità massima è fissata in <strong>30 chilometri orari </strong>e, generalmente, le giornate del <strong>mercoledì</strong> e del <strong>sabato</strong>, <strong>dalle 9 alle 17</strong>, prevedono il divieto di transito per i mezzi motorizzati, sia per opere di intervento stradale sia per garantire la percorribilità a mezzi non motorizzati e agli escursionisti che si muovono a piedi.</p>
<h3 id="h-quando-apre-l-assietta">Quando apre il valico?</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
                                        src="https://www.trueriders.it/media/2026/03/colle-assietta-1250770594.jpg&#038;sharpen&#038;save-as=webp&#038;crop-to-fit&#038;w=1200&#038;h=800&#038;q=80" 
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<p>Il percorso della SP173 del Colle dell&#8217;Assietta, lungo ben 60 chilometri, a causa del suo posizionamento, è particolarmente impervio nei mesi invernali e sottoposto a <strong>condizioni climatiche estreme</strong>. L&#8217;accesso per quest&#8217;anno, che viene regolamento dalle autorità di zona, è stato disposto dal 1° novembre 2025 al 30 giugno 2026. Per tutte le informazioni e le novità, invitiamo a consultare il <a href="https://www.stradaassietta.it/">sito ufficiale della strada</a>.</p>
<h3 id="h-testa-dell-assietta">Testa dell&#8217;Assietta</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
                                        src="https://www.trueriders.it/media/2026/03/strada-assietta-1262990722.jpg&#038;sharpen&#038;save-as=webp&#038;crop-to-fit&#038;w=1200&#038;h=800&#038;q=80" 
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<p>Il percorso della Strada dell&#8217;Assietta si sviluppa lungo il crinale della <strong>Testa dell&#8217;Assietta</strong>, vetta delle Cozie che raggiunge i 2.566 metri di quota. All&#8217;interno del <a href="https://www.parchialpicozie.it/it/?"><strong>Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand</strong></a>, è su queste vette che si tenne la <strong>drammatica battaglia del 1747</strong>. A scontrarsi, nel pieno della <strong>Guerra di Successione Austriaca</strong>, le forze al soldo del Regno di Francia e del Regno di Sardegna. Gli Austro-sabaudi inflissero una sconfitta clamorosa ai Francesi, facendo più di seimila morti.</p>
<p>Sulla vetta, un<strong> obelisco in pietra</strong>, sormontato dall&#8217;aquila con le ali spiegate in bronzo, celebra la vittoria del Regno sabaudo. Arrivare fino in quota è piuttosto semplice (si tratta di un percorso classificato come E), seguendo la via di Balboutet o di Pourrieres. L&#8217;ultimo tratto si percorre sulla strada, quindi bisogna fare attenzione alla presenza di ciclisti e motociclisti. L&#8217;ascesa dura circa tre ore, con un dislivello di mille metri.</p>
<p>Dai un&#8217;occhiata anche al <strong><a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/nel-cuore-delle-alpi-orobie-un-passo-non-molto-noto-ma-dal-fascino-particolare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Passo Dordona</a> </strong>in moto.</p>
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		<title>A 2.500 metri senza protezioni: ecco perché il Colle Fauniera è il sogno di ogni biker</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 06:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piemonte in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un valico alpino che ha conquistato il cuore degli amanti delle moto e del ciclismo. Si trova sulle Alpi Cozie e, in una ventina di chilometri di curve e salite adrenaliniche, racchiude tutti gli ingredienti per un perfetto viaggio su due ruote: panorami mozzafiato, vette vertiginose, rifugi accoglienti e borghi storici. Il Colle Fauniera è, inoltre, uno dei passi asfaltati più alti della provincia di Cuneo, ma anche uno dei più impegnativi. Pronti a vivere un’avventura unica tra ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un <strong>valico alpino</strong> che ha conquistato il cuore degli amanti delle moto e del ciclismo. Si trova sulle <strong>Alpi Cozie</strong> e, in una ventina di chilometri di curve e salite adrenaliniche, racchiude tutti gli ingredienti per un perfetto viaggio su due ruote: panorami mozzafiato, vette vertiginose, rifugi accoglienti e borghi storici. Il <strong>Colle Fauniera</strong> è, inoltre, uno dei passi asfaltati più alti della provincia di Cuneo, ma anche uno dei più impegnativi. Pronti a vivere un’avventura unica tra pascoli e petraie?</p>
<h2>Colle Fauniera in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0;" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m36!1m8!1m3!1d182312.33286830483!2d7.1521504!3d44.4407473!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m25!3e0!4m5!1s0x12cd6938c78138a7%3A0x135d6bcb1726e647!2sCuneo%2C%2012100%20CN!3m2!1d44.3844766!2d7.5426711!4m5!1s0x12cd1dc76dc454b3%3A0xa0de46759628d191!2sColle%20Fauniera%2C%20Provincia%20di%20Cuneo!3m2!1d44.3858513!2d7.1216371!4m5!1s0x12cd2007e4ab35cb%3A0xca843f23b10ace0c!2sPonte%20Marmora%2C%2012020%20CN!3m2!1d44.4895408!2d7.0934656!4m5!1s0x12cd6938c78138a7%3A0x135d6bcb1726e647!2sCuneo%2C%2012100%20CN!3m2!1d44.3844766!2d7.5426711!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1785536620470!5m2!1sit!2sit" width="600" height="450" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>Percorso</h3>
<p>Il <strong>giro ad anello</strong> alla scoperta di Colle Fauniera parte da e arriva a <strong>Cuneo</strong>. Il punto di partenza è proprio nel centro del capoluogo, Piazza Europa, da cui si prosegue lungo corso Giovanni Giolitti e corso Monviso, fino a imboccare la SP442 in direzione Caraglio / Valle Grana. La strada attraversa la pianura cuneese, toccando <strong>Caraglio</strong>. Alla rotonda con Via Ritanolo, svolta a sinistra e prendi Via C L N/SP23 e, poi, a destra in Via Giovanni Armando/ SP23, attraversando <strong>Valgrana</strong>, <strong>Monterosso Grana</strong> e <strong>Pradleves</strong>.</p>
<p>Da Pradleves, la strada principale che porta a Colle Fauniera è la SP333. In questo tratto si consiglia<strong> massima prudenza</strong>, perché inizia la vera e propria salita, con curve strette e numerosi tornanti. Tra panorami mozzafiato sulle vette circostanti, raggiungi il <strong>valico di Colle Fauniera</strong>, a ben 2.481 metri d&#8217;altezza. Si tratta di uno dei passi alpini asfaltati più alti.</p>
<p>Per scendere, imbocca la SP113 e prosegui fino a <strong>Ponte Marmora</strong>. Da qui imbocca la SP422 verso Dronero, attraversando i piccoli borghi di <strong>Stroppo</strong>, <strong>Macra</strong>, <strong>San Damiano Macra</strong> e <strong>Cartignano</strong>. Da <strong>Dronero</strong> riprendi la SP422 verso Cuneo e attraversa Caraglio. A <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/in-provincia-di-cuneo-ce-unaffascinante-strada-militare-sterrata-una-perfetta-avventura-off-road/">Cuneo</a>, tramite corso Alcide De Gasperi e corso Monviso, immettiti su corso Giovanni Giolitti per ritornare al punto di partenza, Piazza Europa.</p>
<h2>Colle Fauniera: l’epica salita è ideale per un weekend tra le Alpi Cozie</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il Colle Fauniera è un passo alpino piemontese situato a quasi 2.500 metri di altitudine (2.481, per l’esattezza), che mette in collegamento la Valle Grana e la Valle Stura. È noto anche come “Colle dei Morti”, a causa della violenta battaglia che qui fu combattuta nel 1744 tra le truppe franco-spagnole e quelle sabaude.</p>
<p>Sulla vetta del colle è possibile ammirare il monumento dedicato a Marco Pantani, in ricordo dell’epico scatto compiuto dal “pirata” per conquistare la maglia rosa, durante la tappa del Giro d’Italia del 29 maggio 1999. Il valico è noto ai ciclisti anche per essere tappa della Granfondo La Fausto Coppi, evento che richiama appassionati da tutta Europa.</p>
<p>La salita per arrivare in cima al valico è lunga 22,4 chilometri da Pradleves e presenta una pendenza media del 7,6%, che arriva al 15%, e un dislivello di 1.689 metri. È necessario prestare massima attenzione, perché i tornanti sono molto stretti e, da Castelmagno alla cima, la carreggiata non ha protezione. Bisogna, quindi, non prendere velocità e rimanere vigili.</p>
<p>L’accesso al Colle Fauniera è precluso in alcuni periodi dell’anno. L’apertura, infatti, è di norma prevista da giugno a settembre, perché nei mesi invernali il percorso è interessato da neve e ghiaccio. Lungo la strada, ci sono diversi rifugi, perfetti per una pausa ristoratrice, come il <a href="https://www.rifugiocarbonetto.it/"><strong>Rifugio Carbonetto</strong></a> e il <a href="https://rifugiofauniera.it/"><strong>Rifugio Fauniera</strong></a>.</p>
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		<title>Nelle Alte Alpi francesi c’è un percorso che si snoda tra laghi e curvoni per un colpo d’occhio davvero straordinario</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa-in-moto/francia-in-moto/nelle-alte-alpi-francesi-ce-un-percorso-che-si-snoda-tra-laghi-e-curvoni-per-un-colpo-docchio-davvero-straordinario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 16:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francia in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Colle di Rochilles è uno di quei percorsi stradali e idee un viaggio che non può mancare al mototurista. Al confine tra le province francesi della Savoia e delle Alte Alpi, non molto distante da quello italiano con località piuttosto rinomate per il turismo invernale come Bardonecchia e Sestriere. Circa 70 km per un percorso particolarmente intenso e ricco di curvoni ai quali prestare la massima attenzione. Pronti a partire? Colle di Rochilles in moto. ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Colle di Rochilles</strong> è uno di quei percorsi stradali e idee un viaggio che non può mancare al mototurista. Al confine tra le province francesi della<strong> Savoia</strong> e delle <strong>Alte Alpi</strong>, non molto distante da quello italiano con località piuttosto rinomate per il turismo invernale come Bardonecchia e Sestriere. Circa 70 km per un percorso particolarmente intenso e ricco di curvoni ai quali prestare la massima attenzione. Pronti a partire?</p>
<h2>Colle di Rochilles in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0;" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m46!1m12!1m3!1d180456.0018399719!2d6.409453422358764!3d45.032536878102704!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m31!3e1!4m5!1s0x478a2112637c8317%3A0xffa05217aa1434ae!2sValloire!3m2!1d45.165292!2d6.428732999999999!4m5!1s0x4789f57c50468435%3A0x2d4d8324be5a1913!2sColle%20di%20Rochilles%2C%2073450%20Valloire%2C%20Francia!3m2!1d45.085311999999995!2d6.470786899999999!4m5!1s0x4789f743a4794da3%3A0xc6c4e2e2fe9efe9a!2sLe%20Mon%C3%AAtier-les-Bains!3m2!1d44.976254!2d6.507839!4m5!1s0x4789e46803744111%3A0x40819a5fd97a9a0!2sBrianzoni!3m2!1d44.899415999999995!2d6.643179!4m5!1s0x4789f192efd7f8a5%3A0x42a991072bfb5a14!2sN%C3%A9vache%2C%20Francia!3m2!1d45.019214999999996!2d6.604901!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1674468988228!5m2!1sit!2sit" width="600" height="450" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>Percorso</h3>
<p>Il percorso del <strong>Colle di Rochilles </strong>si può percorrere generalmente solo nei mesi estivi, e anche nelle indicazioni stradali online troverete questo &#8220;limite&#8221;. Iniziamo la risalita da Valloire (1405 m s.l.m.), seguendo la D902 fino al bivio con la Chem. de Mottets, da dove si prende il vecchio percorso militare che porta fino alla vetta del Rochilles, con i due laghi (Grand Ban e Lac Rond).</p>
<p>La Route de l&#8217;Alpe ridiscende poi, come un vecchio sentiero, fino a ricongiungersi alla D1091 in zona Grand Aigle. Proprio tramite questa strada si può facilmente raggiungere sia Le Monêtier-les-Bains (19 chilometri) che <strong>Briançon</strong>, lo sbocco francese del Colle del Monginevro. Noi, invece di puntare verso l&#8217;Italia, suggeriamo di proseguire sulla D994G fino a <strong>Névache</strong>, località assolutamente da scoprire.</p>
<h2>Cosa vedere sul Colle di Rochilles (e dintorni)</h2>
<h3>I laghi del Rochilles</h3>
<p><strong>Lac de la Clarée</strong>, <strong>Lac Rond </strong>e <strong>Lac de Grand Ban</strong>. Sono loro i tre laghi che dominano la zona del Colle di Rochilles, piccoli bacini di origine glaciale a quota 2500 m s.l.m. e le cui dimensioni dipendono molto dalle condizioni meteo durante tutto l&#8217;arco dell&#8217;anno. Peraltro, questi laghi in passato erano divisi tra la <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa-in-moto/francia-in-moto/" target="_blank" rel="noopener">Francia</a> napoleonica e il Regno di Sardegna-Piemonte, mentre oggi il confine passa diversi chilometri più a est.</p>
<h3>Névache, chiese e fortezze</h3>
<p>Nonostante sia una piccola località alpina, <strong>Névache </strong>ha due luoghi decisamente interessanti per il mototurista che arriva qui:</p>
<ul>
<li>la <strong>Chiesa di San Marcellino</strong>, di fine XV secolo, costruita per volere di Carlo VIII con il suo portale in legno originale;</li>
</ul>
<ul>
<li>la <strong>Batteria dello Chaberton</strong>, un forte militare che gli italiani costruirono nel primo Novecento e che, a fine Seconda guerra mondiale, fu annesso con il territorio circostante alla Francia. A 3130 metri s.l.m. è anche il più alto dei forti militari in tutta l&#8217;Europa.</li>
</ul>
<h3>Briançon, crocevia alpino</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Izoard e Monginevro si raggiungono partendo da qui. <strong><a href="https://www.paesionline.it/francia/guida-briancon" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Briançon</a> </strong>non è una meta per sciatori, o almeno non solo per loro, perché da qui passano i flussi provenienti dall&#8217;Italia, ma soprattutto ci sono monumenti che fanno la gioia degli amanti dell&#8217;architettura. Brianzone, infatti, è la città dove si possono ammirare il maggior numero di opere del genio militare <strong>Vauban</strong>, che qui realizzò non solo una formidabile cinta muraria, ma anche tre forti (Salettes, Tre Teste, Randouillet) e un magnifico ponte in pietra, detto <strong>d&#8217;Asfeld</strong>.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa-in-moto/francia-in-moto/nelle-alte-alpi-francesi-ce-un-percorso-che-si-snoda-tra-laghi-e-curvoni-per-un-colpo-docchio-davvero-straordinario/">Nelle Alte Alpi francesi c’è un percorso che si snoda tra laghi e curvoni per un colpo d’occhio davvero straordinario</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Una salita in discesa a Rosciolo dei Marsi: un semplice &#8220;inganno&#8221; che crea stupore</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/una-salita-in-discesa-a-rosciolo-dei-marsi-un-semplice-inganno-che-crea-stupore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 10:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrivare in moto a Rosciolo dei Marsi è un piccolo rito per chi ama le strade dell’Appennino abruzzese. Curva dopo curva, tra il Monte Velino e la piana del Fucino, il paesaggio cambia ritmo e ti ritrovi in un borgo raccolto, dove il tempo sembra rallentare.  È qui, poco fuori dal centro abitato, che una stretta lingua d’asfalto regala uno degli effetti ottici più sorprendenti d’Italia: la celebre “salita in discesa”, dove le auto lasciate in folle sembrano risalire la ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/una-salita-in-discesa-a-rosciolo-dei-marsi-un-semplice-inganno-che-crea-stupore/">Una salita in discesa a Rosciolo dei Marsi: un semplice &#8220;inganno&#8221; che crea stupore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivare in moto a <strong>Rosciolo dei Marsi</strong> è un piccolo rito per chi ama le strade dell’Appennino abruzzese. Curva dopo curva, tra il Monte Velino e la <strong>piana del Fucino</strong>, il paesaggio cambia ritmo e ti ritrovi in un borgo raccolto, dove il tempo sembra rallentare.</p>
<p>È qui, poco fuori dal centro abitato, che una stretta lingua d’asfalto regala uno degli effetti ottici più sorprendenti d’Italia: la celebre “<strong>salita in discesa</strong>”, dove le auto lasciate in folle sembrano risalire la pendenza. La prima volta che ci sono passato in moto ho spento il motore, messo i piedi a terra e ho lasciato scorrere una bottiglietta sull’asfalto: il cervello faticava a credere a ciò che vedeva. L’illusione dura pochi minuti, ma diventa la perfetta scusa per esplorare, con calma e manopole ben salde, un angolo d’Abruzzo ancora poco battuto dal turismo di massa.</p>
<h2>Rosciolo dei Marsi, piccolo borgo abruzzese perfetto da raggiungere in moto</h2>
<p><strong>Rosciolo dei Marsi</strong> è una frazione di <strong>Magliano de’ Marsi</strong>, in <strong>provincia dell’<a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/abruzzo-in-moto/non-lho-scoperto-di-certo-oggi-ma-questa-montagna-e-il-tetto-del-centro-italia-ed-e-magnifica-in-ogni-periodo/" target="_blank" rel="noopener">Aquila</a></strong>, adagiata sui pendii che guardano verso l’antico bacino del <strong>Lago Fucino</strong>. Arrivarci in moto significa lasciare l’autostrada A24 o l’arteria del Fucino e cominciare a salire tra colline coltivate, boschi e scorci improvvisi sul massiccio del Velino.</p>
<p>Il borgo è raccolto, silenzioso, con case in pietra chiara e vicoli stretti che invitano a spegnere il motore e proseguire a piedi. È un’ottima base per chi vuole esplorare la <strong>Marsica in moto</strong> senza rinunciare a un’atmosfera autentica. Personalmente amo arrivare nel tardo pomeriggio: l’aria si rinfresca, la luce si fa dorata e le strade, finalmente quasi deserte, diventano un piacere tutto da guidare.</p>
<h3><span id="toc-custom-cosa-vedere-a-patrica">Cosa vedere a </span>Rosciolo dei Marsi</h3>
<p>Pochi minuti fuori dal paese si raggiunge il tratto di strada diventato famoso come “<strong>salita in discesa</strong>”. Qui, fermandosi in un punto preciso e lasciando un’auto in folle, o anche solo una bottiglia sull’asfalto, si ha l’impressione netta che tutto si muova verso l’alto, come se la gravità fosse stata capovolta. La prima volta che ho provato l’esperimento ho dovuto riguardare due volte la pendenza: la mente continuava a leggere salita dove in realtà c’è una leggera discesa.</p>
<p>Da motociclista il bello inizia e finisce oltre l’<strong>effetto ottico</strong>: la stessa strada, proseguendo, regala curve morbide, brevi rettilinei e continui scorci sulla <strong>piana del Fucino</strong>. Molti <strong>itinerari in moto</strong> collegano questa zona al <strong>Parco Naturale Regionale Sirente Velino</strong>, con anelli che toccano Celano, Ovindoli, Massa d’Albe e i piani del Sirente. Si può costruire un giro di giornata perfetto: sosta alla “<strong>strada magica</strong>”, pausa caffè nel borgo, poi via verso le salite più impegnative del Velino-Sirente.</p>
<h2>Perché arrivare in moto a Rosciolo dei Marsi</h2>
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<p>Al di là della curiosità stradale, Rosciolo dei Marsi custodisce un patrimonio storico sorprendente per le sue dimensioni. Il borgo affonda le radici nel Medioevo e lo si percepisce nei vicoli in pendenza, negli archi in pietra e nelle piccole piazze che si aprono all’improvviso tra le case. È il luogo ideale per parcheggiare la moto, togliere il casco e prendersi il tempo di esplorare a piedi.</p>
<p>Poco fuori dal centro si trova la splendida <strong>Chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta</strong>, autentico gioiello del <strong>romanico abruzzese</strong>, costruita tra XI e XII secolo. All’interno conserva un ambone scolpito e un’iconostasi in pietra attribuiti al <strong>maestro Nicodemo</strong>, che valgono da soli la deviazione. Non lontano si incontrano anche i resti del <strong>Monastero di Sant’Angelo</strong>, testimonianza del ruolo religioso e culturale di quest’area. Ogni volta che ci torno, finisco per sedermi sul muretto davanti alla chiesa, con la moto sul cavalletto, a guardare le montagne cambiare colore con la luce.</p>
<h2>Consigli pratici per un’uscita in moto tra Rosciolo, Velino e piana del Fucino</h2>
<p>Organizzare un’<strong>uscita in moto</strong> a Rosciolo dei Marsi è semplice, ma alcuni accorgimenti fanno la differenza. Il periodo migliore va da aprile a ottobre: in primavera le montagne sono ancora innevate in alto, mentre la <strong>piana del Fucino</strong> esplode di colori; in estate e in autunno le temperature restano piacevoli anche in quota. Attenzione solo ai tratti in ombra, dove l’asfalto può restare umido più a lungo.</p>
<p>Per un giro completo consiglio un anello che tocchi Avezzano, la <strong>piana del Fucino</strong>, <strong>Magliano de’ Marsi</strong>, Rosciolo e poi salga verso <strong>Massa d’Albe</strong> e il <strong>Parco Sirente Velino</strong>. Carburante e servizi si trovano facilmente nei centri principali, mentre intorno al borgo prevalgono strade tranquille e poco trafficate. Meglio guidare con prudenza vicino alla “salita in discesa”: tra auto ferme e curiosi a bordo strada, la concentrazione dev’essere massima. Una sosta in una trattoria della zona, tra piatti di <strong>tradizione marsicana</strong>, chiude il giro nel modo migliore.</p>
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		<title>Sfiora i 1000 metri, eppure questo valico degli Appennini non ha nulla da invidiare agli amici delle Dolomiti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 08:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Situato nel cuore dell'Appennino ligure, il Passo del Brallo è un interessante percorso, perfetto per i motociclisti, tra Lombardia ed Emilia-Romagna. La particolarità del Brallo non è solo nella sua posizione, a metà strada tra il Monte Penice e il Monte Lesima, ma anche nella vicinanza con il Passo del Penice, altro itinerario "rider friendly". Benché non sia particolarmente alto, soli 951 metri sul livello del mare, il Passo del Brallo gode ancora di un certo fascino. In passato, era ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Situato nel cuore dell&#8217;<strong>Appennino ligure</strong>, il <strong>Passo del Brallo</strong> è un interessante percorso, perfetto per i motociclisti, tra Lombardia ed Emilia-Romagna. La particolarità del Brallo non è solo nella sua posizione, a metà strada tra il <strong>Monte Penice</strong> e il <strong>Monte Lesima</strong>, ma anche nella vicinanza con il <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/lo-sapevi-che-anche-i-motociclisti-hanno-il-loro-santo-patrono-il-suo-borgo-e-una-vera-scoperta-in-val-trebbia/"><strong>Passo del Penice</strong></a>, altro itinerario &#8220;rider friendly&#8221;. Benché non sia particolarmente alto, soli 951 metri sul livello del mare, il Passo del Brallo gode ancora di un certo fascino. In passato, era l&#8217;unico collegamento tra Valle Staffora e Val Trebbia e, dunque, tra le strade più battute della zona. Pronti per questo tour?</p>
<h2>Passo del Brallo in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h2>Mappa</h2>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0;" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m34!1m12!1m3!1d90713.38082814812!2d9.19459292995025!3d44.7238329466187!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m19!3e0!4m5!1s0x4780a82f29a1dd75%3A0xc7c7686ec3894e3f!2sOttone%2C+PC!3m2!1d44.6240865!2d9.3315041!4m5!1s0x4780adadf3311b5b%3A0xb77f5b8599728cb5!2sBrallo+di+Pregola%2C+PV!3m2!1d44.738033699999995!2d9.2815623!4m5!1s0x47874c4e365ea237%3A0x32e32ed46e6e1638!2s27057+Varzi+PV!3m2!1d44.823513399999996!2d9.196186599999999!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1527234501567" width="600" height="450" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>Itinerario</h3>
<p>L&#8217;itinerario in moto sul <strong>Passo del Brallo </strong>parte da <strong>Ottone</strong>, splendido borgo medievale situato nella provincia emiliana di Piacenza. Ne approfittiamo per una visita del centro storico, scoprendo le sue eleganti architetture (come la facciata del Municipio), prima di partire alla volta degli Appennini.</p>
<p>Seguiamo il percorso della Strada Statale 45, che costeggia il <strong>fiume Trebbia</strong>, e proseguiamo oltrepassando le località di <strong>Valsigiara</strong> e<strong> Traschio</strong>.  La strada, dal profilo particolarmente ricco di curve, ci porta in una zona di confine, dove, in pochi chilometri, si passa tra <strong>Emilia-Romagna</strong>, <strong>Lombardia</strong> e <strong>Piemonte</strong>. A Ponte Organasco lasciamo la SS45 e ci immettiamo sulla SP24 che, dopo il confine lombardo, diventa SP186, e in circa 15 chilometri arriviamo a <strong>Brallo di Pregola</strong>, proprio in prossimità del Passo del Brallo.</p>
<p>Siamo ormai nel cuore della <strong>Valle Staffora</strong> e ce ne accorgiamo dallo scorrere dell&#8217;omonimo torrente, che si ammira dalla SP186, mentre saliamo fino ai quasi 1.000 metri del Passo del Brallo. Il percorso mantiene una certa interessante linearità d&#8217;alta quota fino al suo termine naturale, quello di <strong>Varzi</strong>, che raggiungiamo al termine di un percorso breve, 40 chilometri in tutto.</p>
<p>Non è, però, il caso di terminare qui la nostra moto avventura; a pochi chilometri, infatti, si trova lo splendido <a href="https://www.eremosantalbertodonorione.it/"><strong>Eremo Sant&#8217;Alberto di Butrio</strong></a> (Ponte Nizza), una meta da scoprire lungo la strada che conduce a <strong>Voghera</strong>. Da qui, inoltre, si può proseguire verso le terre UNESCO del <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/piemonte-in-moto/sapere-e-sapori-del-piemonte-queste-sono-le-colline-del-patrimonio-che-tutta-lumanita-ci-invidia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Monferrato</strong></a>, nel cuore di quel Piemonte che tanto piace ai mototuristi!</p>
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		<title>Una delle meraviglie all&#8217;interno del Parco della Majella: un borgo dalle origini antiche legate ai Romani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 06:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Abruzzo è una regione particolarmente amata dai turisti su due ruote, sia in inverno che in estate. Tra le località più apprezzate c’è il Parco della Majella, che cela tesori ineguagliabili e offre la possibilità di sperimentare diverse attività, come il trekking, la mountain bike, l’arrampicata e l’equitazione. Nei mesi freddi, invece, i protagonisti sono le piste da sci e gli impianti di risalita. In questo scenario spicca Campo di Giove, un piccolissimo comune di circa 700 ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/una-delle-meraviglie-allinterno-del-parco-della-majella-un-borgo-dalle-origini-antiche-legate-ai-romani/">Una delle meraviglie all&#8217;interno del Parco della Majella: un borgo dalle origini antiche legate ai Romani</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>Abruzzo</strong> è una regione particolarmente amata dai turisti su due ruote, sia in inverno che in estate. Tra le località più apprezzate c’è il <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/abruzzo-in-moto/in-moto-sulla-majella-il-suo-nome-e-tutto-un-programma-e-ti-verra-fame-soltanto-pianificando-il-viaggio/"><strong>Parco della Majella</strong></a>, che cela tesori ineguagliabili e offre la possibilità di sperimentare diverse attività, come il trekking, la mountain bike, l’arrampicata e l’equitazione. Nei mesi freddi, invece, i protagonisti sono le piste da sci e gli impianti di risalita. In questo scenario spicca <strong>Campo di Giove</strong>, un piccolissimo comune di circa 700 abitanti circondato dalle faggete, pronto ad accogliere con la sua bellezza i viaggiatori più impavidi. Conosciamolo da vicino!</p>
<h2>Campo di Giove: il cuore eroico della Majella</h2>
<p>Campo di Giove è un comune posto a 1.064 metri s.l.m., sul lato meridionale della Majella, in provincia de L’Aquila. Immerso nella natura rigogliosa delle <strong>faggete secolari</strong> e delle <strong>vette vertiginose</strong>, custodisce gelosamente un variegato patrimonio culturale.</p>
<p>La popolarità del borgo non è recente, ma risale addirittura all’epoca romana, quando, in virtù della sua posizione geografica, era considerato un punto di passaggio perfetto. Si narra che, durante un <strong>combattimento tra Peligni e Romani</strong> nei pressi dell’attuale Campo di Giove, un temporale aiutò i Romani nella vittoria. Grati per l’ausilio, costruirono un<strong> tempio in onore di Giove</strong>. Da tale episodio deriverebbe il nome del borgo, ribattezzato <em>Campus Jovis</em>.</p>
<p>Non ci sono testimonianze attendibili sul periodo esatto in cui nacque il centro abitato. Le prime documentazioni sono del XII secolo e attestano la trasformazione in feudo fortificato dell’Abbazia di San Vincenzo al Volturno. Negli anni, Campo di Giove è stato controllato da diverse signorie, come i <strong>Caldora</strong> e i <strong>Cantelmo</strong>, le cui vicende sono ancora narrate tra le mura dei palazzi del centro storico.</p>
<p>Il borgo è stato interessato da importanti eventi, come i <strong>violenti terremoti del 1706 e del 1933</strong> e le s<strong>tragi nazi-fasciste</strong> durante la Seconda Guerra Mondiale. Per tali episodi, il comune è stato insignito della medaglia d’argento al merito civile.</p>
<h3>Cosa vedere a Campo di Giove</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.trueriders.it/media/2026/08/campo-di-giove-2381865005.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=1200&amp;h=675&amp;q=80" width="650" height="433" alt="" srcset="https://www.trueriders.it/media/2026/08/campo-di-giove-2381865005.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=1200&amp;h=675&amp;q=80 1200w,https://www.trueriders.it/media/2026/08/campo-di-giove-2381865005.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=1000&amp;h=563&amp;q=80 1000w,https://www.trueriders.it/media/2026/08/campo-di-giove-2381865005.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=800&amp;h=450&amp;q=80 800w,https://www.trueriders.it/media/2026/08/campo-di-giove-2381865005.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=600&amp;h=338&amp;q=80 600w,https://www.trueriders.it/media/2026/08/campo-di-giove-2381865005.jpg&amp;sharpen&amp;save-as=webp&amp;crop-to-fit&amp;w=372&amp;h=210&amp;q=80 372w," sizes="(min-width: 1200px) 1200px,(min-width: 1000px) 1000px,(min-width: 800px) 800px,(min-width: 600px) 600px,(min-width: 372px) 372px , 372px" /><br />
[foto @Giambattista Lazazzera / Shutterstock.com, solo per uso editoriale]</p>
<p>Campo di Giove rapisce il cuore dei turisti con il <strong>centro storico</strong> percorso da vicoletti acciottolati e ricco di palazzi d’epoca, come <strong>Palazzo Ricciardi</strong>, <strong>Palazzo Nanni</strong>, <strong>Palazzo delle Logge</strong> e <strong>Casa Quaranta</strong>, tutti datati tra il XV e il XVIII secolo. Quest’ultima è quella più antica e attualmente è sede del <strong>Museo delle arti e tradizioni locali</strong>.</p>
<p>Imperdibile, poi, una visita agli edifici religiosi, tra cui spicca la <strong>Chiesa parrocchiale di Sant’Eustachio</strong>, che ospita diverse opere d’arte e un coro ligneo intagliato da Pecorari di Rivisondoli. La <strong>Chiesa di San Rocco</strong>, costruita nel XVI secolo, è, invece, nota per il portale ad arco ogivale, mentre la <strong>chiesetta di San Matteo</strong> è un bell’esempio di architettura campestre.</p>
<p>Dopo un giro nel centro storico di Campo di Giove, consiglio di fare una <strong>pausa culinaria</strong> e gustare le prelibatezze della tradizione gastronomica locale. Oltre agli <strong>arrosticini</strong>, ai <strong>formaggi</strong> e ai <strong>salumi</strong>, merita un assaggio il <em><strong>fiadone</strong></em>, un piatto tipico del periodo pasquale ma che qui viene consumato tutto l’anno. Si tratta di una sorta di raviolo di sfoglia, preparato con uova, vino bianco e farina e olio e ripieno con formaggio a pasta dura o ricotta e spezie.</p>
<p>Una delle attrazioni più visitate, di recente costruzione, è la <strong>Big Bench</strong>, la Panchina Gigante 274. È un’enorme panchina diventata il luogo prediletto per scattare foto panoramiche sulle vette circostanti, inclusa nel progetto mondiale <a href="https://bigbenchcommunityproject.org/"><strong>Big Bench Community Project</strong></a> dell’artista <strong>Chris Bangle</strong>.</p>
<p>Come tutti i borghi che si rispettino, anche Campo di Giove difende gelosamente le antiche tradizioni popolari, celebrando <strong>feste e manifestazioni</strong> che richiamano, ogni anno, tantissimi visitatori. Tra gli eventi più attesi, ci sono:</p>
<ul>
<li>la<strong> festa in onore di Sant’Antonio da Padova</strong>, nella terza domenica di giugno;</li>
<li>la <strong>Settimana Spirituale</strong>, durante le ultime due settimane di luglio;</li>
<li>la <strong>festa delle Stimmate di San Francesco d’Assisi</strong>, il 17 settembre;</li>
<li>la <strong>festa patronale in onore di San Eustachio e San Rocco</strong>, che si celebra dal 19 al 21 settembre;</li>
<li>i <strong>mercatini di Natale</strong>.</li>
</ul>
<h2>Perché arrivare in moto a Campo di Giove</h2>
<p>Raggiungere Campo di Giove in moto è davvero semplice e consente di arrivare a destinazione in tempi ridotti, grazie all’efficiente rete stradale che collega il borgo alle principali località d’Abruzzo. La via consigliata è <strong>l’autostrada Roma-Pescara</strong>, se si proviene da nord o da ovest, mentre da est è preferibile utilizzare la <strong>SS487 da Sulmona</strong>. Il borgo, inoltre, è ben collegato a Roccaraso e alle principali aree escursionistiche dell’Alto Sangro.</p>
<p>La moto ideale per muoversi nella zona della Majella è una <strong>crossover</strong> o una <strong>naked touring</strong>, modelli che assicurano versatilità e comfort anche nei tratti in salita e nelle curve. Viaggiare fino a Campo di Giove in moto, inoltre, consente di esplorare più facilmente le zone circostanti. Si possono, ad esempio, raggiungere le aree picnic sparse lungo i tracciati del Parco della Majella, come quella del <strong>Sentiero dell’Orso</strong>, molto apprezzata per la vista mozzafiato.</p>
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		<item>
		<title>È il comune più piccolo del Lazio e raggiungerlo in moto può essere una vera scoperta</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/e-il-comune-piu-piccolo-del-lazio-e-raggiungerlo-in-moto-puo-essere-una-vera-scoperta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Albera]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 16:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'estate lontano dal caldo vuol dire estate lontano dai grandi centri. E allora perché non scegliere una delle località più piccole del nostro territorio? Nel cuore della provincia di Rieti, tra i rilievi dell'Appennino laziale, Marcetelli è un piccolo borgo di appena 56 abitanti, secondo gli ultimi dati ISTAT, che lo rendono il comune meno popoloso del Lazio. Il paese sorge su uno sperone roccioso chiamato Le Ravi, affacciato sulla Valle del Salto, in un territorio ricco di boschi e ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/e-il-comune-piu-piccolo-del-lazio-e-raggiungerlo-in-moto-puo-essere-una-vera-scoperta/">È il comune più piccolo del Lazio e raggiungerlo in moto può essere una vera scoperta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;estate lontano dal caldo vuol dire estate lontano dai grandi centri. E allora perché non scegliere una delle località più piccole del nostro territorio? Nel cuore della provincia di Rieti, tra i rilievi dell&#8217;Appennino laziale, <strong>Marcetelli</strong> è un piccolo borgo di appena 56 abitanti, secondo gli ultimi dati ISTAT, che lo rendono il comune meno popoloso del Lazio. Il paese sorge su uno sperone roccioso chiamato Le Ravi, affacciato sulla Valle del Salto, in un territorio ricco di boschi e montagne. Fa parte della Riserva Naturale Monti Navegna e Cervia ed è attraversato dal Cammino Naturale dei Parchi. È la destinazione ideale per chi vuole scoprire un angolo poco conosciuto del Lazio, lontano dalle località turistiche più frequentate.</p>
<h2>Così piccolo, ma con tante cose da vedere</h2>
<p>L&#8217;altitudine è niente male: 930 m s.l.m. Il centro storico conserva l&#8217;impianto medievale, con case in pietra e vicoli stretti raccolti intorno alla Chiesa di San Venanzio Martire, dedicata al patrono del paese. La storia di Marcetelli è legata anche alla lavorazione del legno di castagno: per gran parte del Novecento qui operarono i <em>cerchiari</em>, artigiani specializzati nella produzione di tini, botti, bigonci e altri recipienti. Un&#8217;altra tipicità del territorio è la <strong>castagna rossa del Cicolano</strong>, protagonista della Festa della Castagna Rossa, una delle manifestazioni tradizionali del paese, che si svolge ogni anno il 1 novembre.</p>
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Marcetelli, che domina la Valle del Salto</p>
<h3>Cosa vedere a Marcetelli</h3>
<p><strong>Il centro storico</strong><br />
Case in pietra, vicoli stretti e scorci sulla Valle del Salto caratterizzano il piccolo centro medievale costruito sullo sperone delle Ravi.</p>
<p><strong>La Chiesa di San Venanzio Martire</strong><br />
Nel cuore dell&#8217;abitato, è dedicata al patrono di Marcetelli e risale al XVII Secolo.</p>
<p><strong>La Chiesa di Santa Maria in Villa</strong><br />
Sorge sulla punta del <em>Monte Santo</em>, a circa 1.000 metri di quota. È spesso chiusa, ma circondata da un bel bosco di querce.</p>
<p><strong>La Quercia Bella</strong><br />
In località Querciabella si trova una grande quercia monumentale conosciuta come Quercia Bella (o <em>Cerquabella</em>). Ha più di due secoli, è alta 22 metri e ha un diametro di circa 5 metri.</p>
<p><strong>La Chiesa di San Rocco</strong><br />
Si trova fuori dall&#8217;antico castrum e fu costruita nel 1656, durante la peste che colpì il territorio. Un&#8217;opera del pittore Franco Bellardi è dedicata a San Rocco e agli appestati.</p>
<p><strong>La Bottega del Cerchiaro</strong><br />
Il museo racconta la tradizione dei <em>cerchiari</em> attraverso gli strumenti utilizzati per lavorare il castagno e realizzare botti, tini e altri recipienti.</p>
<p><strong>La Riserva Naturale Monti Navegna e Cervia</strong><br />
Il territorio di Marcetelli offre numerose possibilità per chi ama l&#8217;escursionismo e la natura. Il comune si trova all&#8217;interno della riserva ed è attraversato dal Cammino Naturale dei Parchi.</p>
<h2>Perché arrivare in moto a Marcetelli</h2>
<p>Marcetelli, posizionato geograficamente tra il Lago del Salto e il Lago del Turano, si trova in una zona montana della provincia di Rieti lontana dalle principali direttrici e permette di attraversare un paesaggio fatto di boschi, rilievi e piccoli centri. È una meta interessante soprattutto se inserita in un itinerario più ampio <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lazio-in-moto/monte-navegna-itinerario-cosa-vedere/"><strong>nella Valle del Salto o nell&#8217;area dei Monti Navegna e Cervia</strong></a>. Una volta arrivati, parcheggia la moto e prosegui a piedi: le dimensioni ridotte del paese permettono di esplorare facilmente il centro storico e scoprire le sue testimonianze storiche. È una destinazione adatta ai curiosi che amano i borghi poco conosciuti e le strade lontane dal traffico, dove il viaggio conta quanto la meta.</p>
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Uno scorcio del borgo medievale di Marcetelli</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/e-il-comune-piu-piccolo-del-lazio-e-raggiungerlo-in-moto-puo-essere-una-vera-scoperta/">È il comune più piccolo del Lazio e raggiungerlo in moto può essere una vera scoperta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Un suggestivo presepe di pietra arroccato sui Monti Lepini: scopri il fascino senza tempo di questo borgo ciociaro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 10:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrivare a Patrica, arrampicata sul costone dei Monti Lepini, dà subito la sensazione di entrare in un borgo pensato per chi ama camminare. Le case in pietra seguono la pendenza naturale del colle, stringendosi intorno a vicoli ripidi, scalinate e archi che sembrano disegnati apposta per chi va a passo lento.  Dalla valle del Sacco il paese appare come un presepe sospeso, ma è solo salendo a piedi che si coglie il rapporto continuo tra il centro storico e la montagna. Mentre mi muovo ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/un-suggestivo-presepe-di-pietra-arroccato-sui-monti-lepini-scopri-il-fascino-senza-tempo-di-questo-borgo-ciociaro/">Un suggestivo presepe di pietra arroccato sui Monti Lepini: scopri il fascino senza tempo di questo borgo ciociaro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivare a <strong>Patrica</strong>, arrampicata sul costone dei <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lazio-in-moto/i-monti-della-maga-circe-nel-basso-lazio-ce-un-vero-e-proprio-angolo-di-verde-e-di-meraviglia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Monti Lepini</strong></a>, dà subito la sensazione di entrare in un borgo pensato per chi ama camminare. Le case in pietra seguono la pendenza naturale del colle, stringendosi intorno a vicoli ripidi, scalinate e archi che sembrano disegnati apposta per chi va a passo lento.</p>
<p>Dalla <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/la-valle-del-sacco-protegge-un-borgo-nato-3000-anni-fa-e-uno-dei-piu-antichi-ditalia-e-rivaleggia-addirittura-con-roma/" target="_blank" rel="noopener"><strong>valle del Sacco</strong></a> il paese appare come un presepe sospeso, ma è solo salendo a piedi che si coglie il rapporto continuo tra il centro storico e la montagna. Mentre mi muovo tra piazzette e portici, lo sguardo corre spesso verso il profilo appuntito del <strong>Monte Cacume</strong>, riferimento costante per chi cerca sentieri e panorami. Qui la passeggiata nel borgo si intreccia in modo naturale con l’escursione in quota, offrendo la possibilità di vivere in un solo weekend sia l’anima medievale che quella più selvaggia di questo angolo di Ciociaria.</p>
<h2>Patrica, borgo-presepe affacciato sulla valle del Sacco</h2>
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<p>Patrica sorge a circa <strong>450 metri di altitudine</strong> su un ripido costone dei <strong>Monti Lepini</strong>, a pochi chilometri da Frosinone, in una posizione ideale per chi ama camminare tra pietra e boschi. Le case seguono la naturale pendenza del colle, addossandosi l’una all’altra e creando quel compatto intreccio di tetti e facciate che, visto dalla valle, ha fatto guadagnare al paese il soprannome di <strong>borgo presepe</strong>.</p>
<p>Girare a piedi per il centro significa affrontare una continua alternanza di salite, scalinate e piccole terrazze panoramiche. Ogni rampa apre scorci sulla <strong>valle del Sacco</strong> e sui rilievi della <strong>Ciociaria</strong>, ricordando quanto questo abitato fosse, in origine, un punto di controllo strategico sulle vie tra pianura e montagna. Camminando lungo i muri in peperino, si percepisce bene il doppio volto del paese: da un lato il borgo urbano, raccolto e difensivo; dall’altro l’orizzonte montano che invita a proseguire verso i sentieri e le cime dei Lepini.</p>
<h3><b>Cosa vedere a </b>Patrica</h3>
<p>Il primo contatto con Patrica, arrivando dalla valle, è la zona d’ingresso dominata dalla <strong>chiesa di San Rocco</strong> e dalla torre in blocchi di peperino, poste nei pressi dell’antica porta. Qui mi fermo sempre qualche minuto: è il punto da cui il tessuto urbano comincia a stringersi, invitando a proseguire solo a piedi tra vicoli, archi e scalinate. In breve si raggiunge <strong>piazza Vittorio Emanuele II</strong>, cuore del paese, dove il <strong>Palazzo comunale</strong> quattrocentesco e il suo portico ad arcate, la cosiddetta loia, raccontano secoli di vita comunitaria e mercati all’aperto.</p>
<p>Salendo ancora, il borgo si apre in una sequenza di piccoli slarghi e curve che portano verso la <strong>chiesa di San Pietro</strong>, uno dei riferimenti visivi dell’intero centro storico. Sul versante opposto sorge la <strong>chiesa di San Giovanni Battista</strong>, con il dipinto del Battesimo di Cristo attribuito a Nicola La Piccola, mentre poco fuori spicca il tempietto della Madonna della Pace, decorato con affreschi ottocenteschi. In cima, il settecentesco <strong>Palazzo Spezza</strong>, con il suo giardino ornato di statue e mascheroni, segna la chiusura ideale di una passeggiata urbana breve ma intensa, tutta da fare con scarpe comode e passo curioso.</p>
<h2><b>Perché arrivare in moto a </b>Patrica</h2>
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<p>Lungo le gradinate di Patrica è facile dimenticare quanto siano profondi i suoi strati di storia. La prima citazione documentata del paese risale all’817, quando l’atto di Ludovico I, figlio di Carlo Magno, menziona il <strong>Castrum Patriciae</strong> cum terre et Cacumine, legando fin da subito il borgo al vicino <strong>Monte Cacume</strong>. Si trattava di un centro fortificato, nato per controllare i passaggi tra valle del Sacco e Monti Lepini, poi entrato nella rete dei feudi medievali della zona.</p>
<p>Per secoli Patrica fu legata ai <strong>signori di Ceccano</strong>, coinvolta in scontri tra famiglie nobiliari e autorità pontificia, fino al passaggio ai Santacroce e quindi ai <strong>Colonna</strong>, che mantennero il feudo fino al 1816. Passeggiando tra vicoli e palazzi è inevitabile pensare a quelle stagioni di conflitti, alla parentesi della Repubblica filo-francese e al successivo periodo del <strong>brigantaggio</strong>, quando figure come <strong>Francesco Del Greco</strong>, detto Il Cecchetto, agitavano queste colline. Oggi restano un borgo tranquillo, una memoria diffusa nelle pietre e un paesaggio agricolo che racconta l’Ottocento di migrazioni, nuove coltivazioni e lenta trasformazione sociale.</p>
<h2>Sul Sentiero di Dante verso la vetta del Monte Cacume</h2>
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<p>Per chi ama il trekking, Patrica diventa la naturale porta di accesso al Monte Cacume, cima isolata di <strong>1.095 metri</strong> riconoscibile da gran parte della provincia di Frosinone. Il sentiero inizia poco dopo la galleria all’ingresso del paese, con una scalinata in pietra che sembra cucire insieme borgo e montagna. Ogni volta che affronto questa salita mi colpisce il rapido passaggio dalle case in peperino al bosco fitto di <strong>castagni, querce e faggi</strong>, con il dislivello che si fa sentire sin dai primi tornanti.</p>
<p>Il cosiddetto <strong>Sentiero di Dante</strong> richiede in media <strong>tre ore di cammino</strong>, su un tracciato escursionistico dove non mancano tratti ripidi e fondo sconnesso: servono scarponi, acqua e attenzione alle condizioni meteo. Lungo la salita si incontrano dodici installazioni in acciaio corten dedicate ai personaggi della <strong>Divina Commedia</strong>, omaggio al passaggio in cui Dante cita il Cacume nel quarto canto del Purgatorio. In vetta, tra le tracce di antichi insediamenti e la grande croce voluta in epoca di Leone XIII, la vista ripaga ogni sforzo, spaziando sulla <strong>pianura pontina</strong>, sul <strong>Circeo</strong> e, nelle giornate più limpide, fino al <strong>Tirreno</strong>: il modo migliore per comprendere il legame profondo tra Patrica, la sua montagna e l’intero territorio ciociaro.</p>
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