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	<description>Le strade del Vero Motociclista</description>
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	<title>TrueRiders</title>
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		<title>La più bella strada del vino del paese è un percorso tra verdi colline e borghi d&#8217;autore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Nov 2026 13:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Austria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo birra: l'Austria eccelle anche nella produzione di vino e sul suo territorio si trovano diverse strade panoramiche enologiche, che attraversano colline e vigneti e campagne verdissime. Una delle regioni più "fertili" da questo punto di vista è la Stiria, considerata il "cuore verde dell'Austria", nel sud-est del Paese. La Strada del Vino della Stiria Meridionale è la più antica e la più famosa tra le strade del vino della regione. Oltre ai borghi affascinanti e le cantine in cui ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/austria/il-cuore-verde-dellaustria-e-il-paradiso-delle-strade-del-vino-e-questa-e-la-piu-bella-di-tutte/">La più bella strada del vino del paese è un percorso tra verdi colline e borghi d&#8217;autore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/austria/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;Austria</a> non è soltanto terra di birra e imponenti passi alpini. Questa nazione regala infatti scorci collinari di straordinaria dolcezza, perfetti per chi cerca un mototurismo rilassato e panoramico. Il settore sud-orientale del paese ospita la Stiria, celebrata ovunque come il vero &#8220;cuore verde d&#8217;Austria&#8221;. La regina indiscussa di questo territorio è la <strong>Strada del Vino della Stiria Meridionale</strong> (Südsteirische Weinstraße), la più antica e rinomata arteria enologica della regione. Questo percorso su due ruote serpeggia tra vigneti curatissimi, boschi rigogliosi e borghi pittoreschi. Inoltre, il tracciato vanta una particolarità geografica affascinante: per circa due chilometri e mezzo la carreggiata funge da confine di Stato neutro con la Slovenia, regalando un&#8217;esperienza di guida davvero unica in Europa.</p>
<h2>Strada del Vino della Stiria Meridionale in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Il viaggio parte dalla cittadina di <strong>Leibnitz,</strong> comodo centro nevralgico della Stiria meridionale. Imboccate le scorrevoli strade federali 67 e 69, si scende verso sud costeggiando le anse del fiume Mura fino a raggiungere le porte di Ehrenhausen. Da questo antico borgo inizia ufficialmente la scenografica <strong>Weinstrasse.</strong> L&#8217;asfalto sale con curve armoniose lungo le provinciali L671 e L614, attraversando in rapida successione gli splendidi villaggi vitivinicoli di Berghausen, Graßnitzberg, Ratsch, Sulztal e Glanz.</p>
<p>Proprio nel tratto compreso tra <strong>Graßnitzberg</strong> e <strong>Ratsch</strong> si viaggia sulla celebre &#8220;Strada Neutra&#8221;, dove la linea di mezzeria separa fisicamente il suolo austriaco da quello sloveno. La rotta continua quindi tra creste panoramiche toccando Langegg, Schlossberg ed Eichberg-Trautenburg. Per chiudere il tour ad anello si riprende infine la strada 69, guidando attraverso la rinomata capitale del vino <strong>Gamlitz</strong> e superando Spielfeld, prima di rientrare agevolmente verso il punto di partenza a Leibnitz.</p>
<h2>Il fascino senza tempo della Strada del Vino della Stiria Meridionale tra cantine, arte e castelli</h2>
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<p>Guidare lungo la Strada del Vino della Stiria Meridionale significa immergersi in una dimensione bucolica d&#8217;altri tempi. Le colline si susseguono a perdita d&#8217;occhio con filari geometrici che disegnano i crinali. Tra i vigneti di Langegg e Glanz merita una deviazione il curioso Grösste Weintraube der Welt, un&#8217;installazione artistica a forma di gigantesco grappolo d&#8217;uva realizzato con lastre di vetro colorato. Per chi desidera sgranchire le gambe a contatto con la natura, la vicina forra di <strong>Altenbachklamm</strong> a Oberhaag offre un suggestivo percorso a piedi tra passerelle e ponti sospesi sulle gole boscose.</p>
<p>La conclusione ideale di questo viaggio su due ruote si trova nella cittadina di Gamlitz. Qui svetta il maestoso <strong><a href="https://housity.net/hotel/schloss-gamlitz/?tag=exp-schlossgam" target="_blank" rel="noopener">Castello di Gamlitz</a>,</strong> antica dimora nobiliare che ospita una delle cantine storiche più celebri d&#8217;Austria. La cultura dell&#8217;accoglienza stiriana vive soprattutto nei tipici Buschenschank, i caratteristici agriturismi a conduzione familiare disseminati lungo la strada. In queste oasi rurali i biker possono gustare la tradizionale Brettljause, un abbondante tagliere contadino con speck affumicato, formaggi d&#8217;alpeggio, paté di fegato e rafano fresco grattugiato al momento, accompagnato dal fragrante pane nero locale. Per chi sosta la sera prima di rimettersi in viaggio il giorno seguente, un calice profumato di Sauvignon Blanc o di Morillon della Stiria corona nel migliore dei modi una giornata di pieghe e paesaggi indimenticabili.</p>
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		<title>Fontane dorate e la patria della Pilsner: questa città della Repubblica Ceca è famosa per la birra, ma ha molto altro da raccontare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Albera]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Nov 2026 11:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Plzeň, nella Boemia occidentale, è conosciuta in tutto il mondo per aver dato il nome a uno degli stili di birra più apprezzati: la Pilsner. Qui, nel 1842, nacque la prima birra chiara di questo tipo, destinata a conquistare i pub e i locali di moltissimi Paesi. Ma fermarsi al boccale sarebbe riduttivo. Il centro</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/fontane-dorate-e-la-patria-della-pilsner-questa-citta-della-repubblica-ceca-e-famosa-per-la-birra-ma-ha-molto-altro-da-raccontare/">Fontane dorate e la patria della Pilsner: questa città della Repubblica Ceca è famosa per la birra, ma ha molto altro da raccontare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Plzeň</strong>, nella Boemia occidentale, è conosciuta in tutto il mondo per aver dato il nome a uno degli stili di birra più apprezzati: la Pilsner. Qui, nel 1842, nacque la prima birra chiara di questo tipo, destinata a conquistare i pub e i locali di moltissimi Paesi. Ma fermarsi al boccale sarebbe riduttivo. Il centro storico custodisce edifici gotici e rinascimentali, una delle sinagoghe più grandi d&#8217;Europa, fontane dorate progettate da uno dei più importanti architetti del Novecento. Questa è la destinazione azzeccata per chi vuole scoprire una città ceca meno &#8220;scontata&#8221; rispetto a Praga, con tante tappe da raggiungere anche a piedi una volta parcheggiata la moto.</p>
<h2>Plzeň, la città della birra nella Boemia occidentale</h2>
<p>Plzeň, chiamata anche <strong>Pilsen</strong>, si trova nella parte occidentale della Repubblica Ceca, non lontano dal confine tedesco. È il principale centro urbano della regione e conta oltre sette secoli di storia: fu fondata nel 1295 per volontà del re Venceslao II, in una posizione strategica alla confluenza di quattro fiumi, Úhlava, Úslava, Radbuza e Mže. Cuore del centro storico medievale è la grande piazza centrale. Il nome di Plzeň, però, è legato soprattutto alla birra: nel 1842 il birraio bavarese Josef Groll produsse qui la prima Pilsner, una lager chiara che avrebbe dato origine a uno stile conosciuto e imitato in tutto il mondo.</p>
<h2>Cosa vedere a Plzeň</h2>
<h3>Piazza della Repubblica e le fontane dorate</h3>
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<p>Il cuore della città è <strong>náměstí Republiky</strong>, Piazza della Repubblica, una delle piazze storiche più estese dell&#8217;Europa centrale. È circondata da edifici di epoche diverse e dominata dalla sagoma della Cattedrale di San Bartolomeo. Tra gli elementi che attirano maggiormente l&#8217;attenzione ci sono le tre fontane dorate, installate nel 2010. Le strutture moderne sono decorate con figure che richiamano lo stemma cittadino: un angelo, un levriero e un cammello. Le sculture sono rivestite con foglie d&#8217;oro e l&#8217;acqua scende dalle loro bocche all&#8217;interno di vasche in granito scuro. Una presenza davvero insolita in una piazza storica!</p>
<h3>Cattedrale di San Bartolomeo</h3>
<p>Sempre su Piazza della Repubblica si trova la <strong>Cattedrale di San Bartolomeo</strong>, edificio gotico la cui costruzione iniziò nel periodo della fondazione della città, alla fine del XIII secolo. La torre principale raggiunge i 102,26 metri ed è la più alta tra quelle delle chiese della Repubblica Ceca. Chi vuole ammirare Plzeň dall&#8217;alto può salire fino alla sommità affrontando quasi 300 gradini. Dalla cima si osservano il centro storico e i paesaggi della Boemia occidentale.</p>
<h3>La Grande Sinagoga</h3>
<p>A poca distanza dal centro di Plzeň si trova la <strong>Grande Sinagoga di Plzeň</strong>, costruita tra il 1888 e il 1893. Le sue dimensioni sono notevoli: è considerata una delle sinagoghe più grandi del mondo e la più grande della Repubblica Ceca. L&#8217;architettura combina elementi neoromanici e neomoreschi; anche gli interni, con le loro decorazioni e ornamenti, meritano una visita. L&#8217;edificio è stato restaurato e oggi ospita anche concerti e manifestazioni culturali.</p>
<h3>Il birrificio Pilsner Urquell</h3>
<p>Per comprendere il legame tra Plzeň e la birra bisogna raggiungere il <strong>birrificio Pilsner Urquell</strong>, dove nel 1842 nacque la celebre lager chiara. La visita guidata mostra le fasi della produzione, la storia del marchio e gli ambienti storici dello stabilimento. Uno dei momenti più interessanti del tour è la visita alle antiche cantine, dove è possibile scoprire i metodi tradizionali di conservazione e maturazione della birra. Per approfondire ulteriormente la cultura brassicola locale, c&#8217;è anche il Museo della Birra, con un&#8217;esposizione dedicata alla storia della produzione e del consumo di questa bevanda in Boemia.</p>
<h3>Gli interni di Adolf Loos</h3>
<p>Altra ragione per visitare Plzeň è legata all&#8217;architettura del Novecento. Tra gli anni Venti e Trenta, l&#8217;architetto austriaco <strong>Adolf Loos</strong> progettò e realizzò alcuni interni di abitazioni private per famiglie della borghesia cittadina. Questi ambienti sono oggi considerati importanti testimonianze del suo lavoro, si trovano in diversi edifici della città e possono essere visitati attraverso percorsi organizzati, con accesso agli appartamenti aperti al pubblico.</p>
<h2>Perché arrivare in moto a Plzeň</h2>
<p>La posizione di Plzeň permette di esplorare una parte della Repubblica Ceca meno frequentata dai classici itinerari turistici, tra cittadine storiche, castelli e paesaggi rurali. Il centro si visita comodamente a piedi, lasciando la moto per qualche ora e dedicandosi alle sue piazze, ai monumenti e ai locali storici. E naturalmente, dopo una giornata in sella, c&#8217;è un motivo in più per fermarsi: sedersi in una birreria tradizionale e assaggiare una Pilsner nel luogo in cui è nata. Il giorno dopo, è il momento di rimettersi in marcia sull&#8217;<a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/repubblica-ceca/se-ti-piacciono-le-bionde-ce-una-strada-nel-cuore-deuropa-dove-potrai-trovarne-tante-e-una-piu-buona-dellaltra/"><strong>itinerario dedicato alla birra</strong></a>!</p>
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		<title>Due laghi di colore diverso riempiono un cratere gigantesco: la strada più spettacolare delle Azzorre</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/portogallo/due-laghi-di-colore-diverso-riempiono-un-cratere-gigantesco-la-strada-piu-spettacolare-delle-azzorre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Nov 2026 09:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Portogallo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quaranta chilometri appena, ma abbastanza per condensare l’essenza selvaggia di São Miguel, l’isola più grande delle Azzorre. L’itinerario in moto da Ponta Delgada a Mosteiros attraversa quartieri storici in pietra lavica, boschi umidi avvolti nella nebbia e una delle caldere vulcaniche più spettacolari d’Europa. È un percorso che alterna curve morbide e salite regolari a</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quaranta chilometri appena, ma abbastanza per condensare l’essenza selvaggia di<a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/portogallo/centinaia-di-curve-tra-oceano-e-montagne-madeira-e-un-gigantesco-parco-giochi-per-motociclisti/" target="_blank" rel="noopener"> São Miguel</a>, l’isola più grande delle Azzorre. L’<strong>itinerario in moto da Ponta Delgada a Mosteiros</strong> attraversa quartieri storici in pietra lavica, boschi umidi avvolti nella nebbia e una delle <strong>caldere vulcaniche</strong> più spettacolari d’Europa. È un percorso che alterna curve morbide e salite regolari a brevi camminate verso miradouros panoramici, dove l’asfalto lascia spazio al fango dei sentieri.</p>
<p>Al centro di tutto c’è <strong>Sete Cidades</strong>, con la Lagoa Azul e la Lagoa Verde, due laghi apparentemente diversi che condividono la stessa enorme conca vulcanica. Qui l’itinerario rallenta, invita a fermarsi, togliere il casco e ascoltare vento e silenzi. Poi, di nuovo in sella, la strada scende verso l’oceano e le <strong>scogliere di Mosteiros</strong>, tra rocce basaltiche, spiagge scure e tramonti che sembrano disegnati apposta per chi viaggia su due ruote.</p>
<h2><strong>Sete Cidades in moto. L&#8217;itinerario</strong></h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Per chi ama <strong>viaggiare in moto</strong>, le Azzorre offrono un mix raro di curve panoramiche, clima oceanico e paesaggi vulcanici. L’<strong>itinerario da Ponta Delgada a Mosteiros</strong> è un anello naturale verso ovest, 40,3 km che collegano in sequenza <strong>sei tappe</strong>: Ponta Delgada, Lagoa do Canário, Miradouro da Grota do Inferno, Miradouro da Vista do Rei, il villaggio di Sete Cidades e infine la costa selvaggia di Mosteiros.</p>
<p>La partenza da <strong>Ponta Delgada</strong> mette subito in scena il volto più urbano dell’isola: palazzi bianchi bordati di pietra nera, le Portas da Cidade e la chiesa di São Sebastião che fanno da cornice prima di lasciare il lungomare atlantico. In pochi chilometri l’abitato sfuma in pascoli e ortensie, mentre la strada guadagna quota in modo progressivo, ideale per scaldare gomme e sensi.</p>
<p>Man mano che ci si avvicina alla <strong>regione di Sete Cidades</strong>, la carreggiata entra in un mondo più umido e ombroso, tra boschi e rilievi vulcanici. Il <strong>tempo di guida</strong> pura è poco più di un’ora, ma chi viaggia in moto dovrebbe considerare almeno mezza giornata: i miradouros richiedono soste lunghe, foto, e brevi camminate per raggiungere i punti di osservazione più scenografici.</p>
<h2>Lagoa do Canário, Grota do Inferno e Vista do Rei: le soste panoramiche imperdibili</h2>
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<p>La prima vera immersione nella <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/irlanda/oltre-300-km-per-uno-dei-percorsi-piu-incredibili-dirlanda-una-vera-esperienza-selvaggia-in-sella/" target="_blank" rel="noopener">São Miguel</a> più verde arriva alla <strong>Lagoa do Canário</strong>. Qui si parcheggia la moto negli spazi consentiti lungo la strada e si prosegue a piedi, entrando nella <strong>Mata do Canário</strong>. Il piccolo lago, incastonato tra boschi di Cryptomeria japonica, è un ambiente raccolto e silenzioso, spesso avvolto da una luce filtrata, perfetto per una pausa lontano dal rumore del motore.</p>
<p>Pochi minuti di guida separano questo punto dal sentiero per il <strong>Miradouro da Grota do Inferno</strong>, o <strong>Boca do Inferno</strong>. È bene ricordarlo: il belvedere non è una piazzola stradale, ma la meta di un breve percorso pedonale che risale il crinale. Dall’alto si domina l’intero <strong>sistema vulcanico di Sete Cidades</strong>, con più laghi – tra cui la <strong>Lagoa Azul</strong>, la Lagoa Rasa e la Lagoa de Santiago – incastonati in una caldera complessa, fatta di depressioni, coni e versanti incisi dall’erosione.</p>
<p>Ritornati in sella, la strada prosegue lungo il bordo della caldera fino al <strong>Miradouro da Vista do Rei</strong>, probabilmente il punto panoramico più iconico delle Azzorre. Da qui la vista si apre sui due laghi gemelli, Azul e Verde, che sembrano di colori diversi ma appartengono allo stesso sistema lacustre. È il classico luogo in cui si arriva in moto e si resta a lungo appoggiati al parapetto, a osservare come luce e nuvole trasformano il paesaggio minuto dopo minuto.</p>
<h2>Sete Cidades tra leggenda e vita quotidiana dentro la caldera vulcanica</h2>
<p>Dal crinale panoramico la strada scende con decisione all’interno della <strong>Caldeira das Sete Cidades</strong>, una vasta depressione da collasso vulcanico con un diametro medio superiore ai cinque chilometri. Le curve portano il viaggiatore in moto nel cuore di un anfiteatro naturale dove prati, campi coltivati e case bianche si adagiano sulle sponde della <strong>Lagoa Azul</strong>.</p>
<p>Il <strong>villaggio di Sete Cidades</strong> è il volto abitato di questo paesaggio. La <strong>chiesa di São Nicolau</strong> e il suo viale alberato sono il riferimento visivo più immediato, ma è l’atmosfera complessiva a colpire: un piccolo centro rurale che vive all’ombra delle <strong>pareti verdi del vulcano</strong>. Lungo le rive si susseguono prati e percorsi pedonali che permettono di toccare l’acqua da vicino, offrendo un punto di vista opposto rispetto ai miradouros.</p>
<p>Qui prende corpo anche la <strong>leggenda dei due laghi</strong>: una <strong>principessa dagli occhi azzurri</strong> e un <strong>pastore dagli occhi verdi</strong>, separati dal divieto del padre, avrebbero creato la <strong>Lagoa Azul</strong> e la Lagoa Verde con le loro lacrime. Un racconto semplice, ma che aggiunge una nota romantica alle spiegazioni più scientifiche su fitoplancton, profondità e qualità delle acque che influenzano i colori mutevoli dei bacini.</p>
<h2>Da Sete Cidades a Mosteiros: strada, clima e consigli pratici per motociclisti</h2>
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<p>Lasciato il villaggio, la strada punta verso nord-ovest e scende progressivamente fino alla <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/meno-di-100-abitanti-sono-sufficienti-per-scoprire-lessenza-del-paese-e-scavato-come-fosse-una-vera-e-propria-scultura/" target="_blank" rel="noopener"><strong>costa di Mosteiros</strong></a>. È un tratto che alterna curve dolci a passaggi più stretti, tra pascoli, muretti in <strong>pietra vulcanica</strong> e scorci improvvisi sull’Atlantico. Per chi guida una moto, è uno dei segmenti più piacevoli: traffico in genere contenuto, contesto rurale e continui cambi di prospettiva sui rilievi della caldera.</p>
<p>Il clima, però, impone prudenza. Alle Azzorre il tempo cambia in fretta: si può partire con il sole da Ponta Delgada, trovare nebbia e pioggia sui crinali e tornare a cieli aperti scendendo verso Mosteiros. Il fondo stradale diventa facilmente umido e scivoloso dopo gli acquazzoni, con raffiche di vento laterale nei tratti più esposti. Meglio quindi adottare una <strong>guida fluida</strong>, rispettare limiti e attraversamenti dei piccoli centri abitati e prevedere soste extra se la visibilità cala.</p>
<p>Mosteiros accoglie i motociclisti con spiagge di sabbia scura, piscine naturali tra le rocce e gli inconfondibili <strong>Ilhéus dos Mosteiros</strong>, quattro isolotti basaltici che si stagliano sull’orizzonte, spettacolari al tramonto. Considerando soste, brevi trekking verso i belvedere e imprevisti meteo, l’itinerario merita almeno mezza giornata. Parte del percorso ricade nel <strong>Parco naturale di São Miguel</strong>: meglio restare sui tracciati autorizzati e godersi, curva dopo curva, uno dei <strong>paesaggi vulcanici</strong> più iconici dell’arcipelago portoghese.</p>
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		<title>652 chilometri di meraviglia: è l&#8217;autostrada azzurra che attraversa l&#8217;Italia e dalle Alpi arriva fino al mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Nov 2026 07:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Seguire il Po in moto, dalle sorgenti sotto il Monviso fino alle zone umide del Delta, è uno di quei viaggi che restano addosso a lungo. In poco meno di dieci ore di guida effettiva – da spezzare in più giorni – si attraversano tre regioni, nove tappe e una sorprendente varietà di paesaggi: dalle</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/piemonte/652-chilometri-di-meraviglia-e-lautostrada-azzurra-che-attraversa-litalia-e-dalle-alpi-arriva-fino-al-mare/">652 chilometri di meraviglia: è l&#8217;autostrada azzurra che attraversa l&#8217;Italia e dalle Alpi arriva fino al mare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Seguire il Po in moto</strong>, dalle sorgenti sotto il Monviso fino alle zone umide del Delta, è uno di quei viaggi che restano addosso a lungo. In poco meno di dieci ore di guida effettiva – da spezzare in più giorni – si attraversano tre regioni, <strong>nove tappe</strong> e una sorprendente varietà di paesaggi: dalle conche alpine del <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/racchiusa-tra-biella-e-la-valsesia-ce-una-delle-strade-di-montagna-piu-belle-del-piemonte/" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a> ai campi della <strong>Pianura Padana</strong>, fino ai canali lagunari affacciati sull’Adriatico.</p>
<p>L’itinerario non replica fedelmente i 652 chilometri del corso del fiume, ma ne segue il racconto, alternando città storiche, borghi, argini e strade di campagna dove la moto trova il suo ritmo naturale. Bisogna però fare i conti con limitazioni stagionali, soprattutto in alta quota, e programmare bene soste, pernottamenti e deviazioni panoramiche. Un viaggio ideale per chi ama le <strong>grandi traversate su due ruote</strong> e cerca un filo conduttore capace di legare <strong>natura, storia e cultura fluviale</strong> del Nord Italia.</p>
<h2>Fiume Po in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
<iframe title="la mappa" loading="lazy" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m70!1m12!1m3!1d2922257.857878809!2d6.804656949026702!3d44.335283613837476!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m55!3e0!4m5!1s0x12cd29fe62b68b39%3A0xe3b0a38d01df3a7c!2sPian%20del%20Re%2C%2012030%20CN!3m2!1d44.7009963!2d7.095457799999999!4m5!1s0x47886d0cc3ed5cdf%3A0x405e67d473c94e0!2sTorino%2C%20Citt%C3%A0%20Metropolitana%20di%20Torino!3m2!1d45.0703155!2d7.686855199999999!4m5!1s0x4787a55912cb9c59%3A0xe497822eb86e5607!2sCasale%20Monferrato%2C%2015033%20AL!3m2!1d45.1291107!2d8.450737799999999!4m5!1s0x4787264c75fa0049%3A0xf5b5b4bcb3cf828e!2sPavia%2C%2027100%20PV!3m2!1d45.1896589!2d9.156256299999999!4m5!1s0x4780ce1d0e10fe17%3A0x893f4df4659d8c67!2sCastel%20San%20Giovanni%2C%2029015%20PC!3m2!1d45.0570558!2d9.437189499999999!4m5!1s0x4780fe6d3c71fe83%3A0x307737e7e74bdaf5!2sCremona%2C%2026100%20CR!3m2!1d45.1333135!2d10.0227044!4m5!1s0x4781d40f82e52ed9%3A0xc1c7fd07590e7b85!2sMantova%2C%2046100%20MN!3m2!1d45.1563425!2d10.791438699999999!4m5!1s0x477e4e0bde2b11dd%3A0x3c3b79ae53712b2e!2sFerrara%2C%20Provincia%20di%20Ferrara!3m2!1d44.83925!2d11.6175537!4m5!1s0x477e75b06dde21d3%3A0xd0d112d1a2a38bed!2sComacchio%2C%2044022%20FE!3m2!1d44.6939766!2d12.179577199999999!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1794118315889!5m2!1sit!2sit" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe>
<h3>Percorso</h3>
<p>Questo <strong>itinerario in moto lungo il Po</strong> nasce a <strong>Pian del Re</strong>, sotto il profilo piramidale del Monviso, e termina a <strong>Comacchio</strong>, nel cuore del Delta. Non segue sempre fedelmente le rive del fiume, ma ne racconta l’evoluzione attraversando Torino, Casale Monferrato, Pavia, Castel San Giovanni, Cremona, Mantova, Ferrara e infine i canali deltizi affacciati sull’Adriatico.</p>
<p>La mappa indica <strong>9 ore e 45 minuti</strong> di guida continuativa, un dato puramente teorico per chi viaggia su due ruote. In realtà conviene suddividere il percorso in almeno tre o quattro giornate, per godersi le strade di collina, le arginature panoramiche e le visite alle città d’arte. Si passa rapidamente dall’alta montagna alle campagne della <strong>Pianura Padana</strong>, dai grandi ponti sul Po ai centri storici rinascimentali e alle valli salmastre del Delta. Il filo conduttore resta sempre lui, il <strong>grande fiume</strong>: a volte vicino alla carreggiata, altre volte solo intuibile, ma sempre presente nella morfologia del territorio.</p>
<h2>Tra Monviso, colline e pianura: da Pian del Re a Pavia</h2>
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<p>La prima parte del viaggio porta dal mondo verticale del Monviso alla grande pianura. <strong>Pian del Re</strong>, a 2.020 metri nel comune di Crissolo, è una conca d’alta quota dominata da rocce, torbiere e pascoli. Qui una sorgente segnalata da una pietra indica convenzionalmente la nascita del Po, in un ambiente protetto dal <strong>Parco del Monviso</strong>. Nei mesi freddi, però, la <strong>SP234</strong> viene chiusa tra Pian della Regina e Pian del Re: prima di salire in moto è indispensabile verificare le ordinanze stagionali.</p>
<p>Scendendo di quota si rientra nella valle e poi verso <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/piemonte/a-piu-di-600-metri-daltezza-ce-uno-straordinario-borgo-verde-e-da-qui-si-sale-verso-il-colle-san-bernardo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Torino</strong></a>, dove il piccolo torrente alpino diventa fiume urbano. In moto si apprezza il contrasto tra i viali lungo Po, i ponti storici e la cornice della collina. Da qui si punta a est verso <strong>Casale Monferrato</strong>, dove le prime colline del Monferrato incontrano la pianura, tra argini, salici e pioppi che disegnano un paesaggio tipicamente fluviale.</p>
<p>L’ingresso in Lombardia coincide con l’avvicinarsi di <strong>Pavia</strong>. La città vive sul Ticino, che confluisce nel Po poco più a valle, al <strong>Ponte della Becca</strong>. Il Ponte Coperto, il Castello Visconteo e le sponde verdi del fiume regalano una sosta piacevole, perfetta a fine giornata di guida, tra storia longobarda, percorsi fluviali e atmosfera universitaria rilassata.</p>
<h2>Cremona, Mantova e Ferrara: città d’acqua lungo il grande fiume</h2>
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<p>Da Pavia si scende verso l’Emilia-Romagna, con una prima tappa a <strong>Castel San Giovanni</strong>, porta d’ingresso alla <strong>pianura piacentina</strong>. Non è una città sul fiume, ma vive in un territorio agricolo che con il Po ha un legame strutturale, fatto di campi, canali irrigui e strade rettilinee ideali per trasferimenti tranquilli in moto.</p>
<p>La vera protagonista di questa tratta è però <strong>Cremona</strong>, dove il Po scorre a breve distanza dal centro storico. La città è famosa nel mondo per la liuteria – da Stradivari agli Amati – raccontata nel <strong>Museo del Violino</strong>, ma vale la sosta anche per la <strong>Cattedrale</strong>, il Battistero e il <strong>Torrazzo</strong>, che domina l’orizzonte. Le sponde del fiume, con piste ciclabili e aree verdi, mostrano il volto più calmo del grande corso d’acqua, tra argini e golene.</p>
<p>Proseguendo verso est si raggiunge <strong>Mantova</strong>, circondata dai laghi formati dal <strong>Mincio</strong>, emissario del Lago di Garda che più a valle confluisce nel Po. In moto è suggestivo arrivare costeggiando gli specchi d’acqua e vedere Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio e Palazzo Te riflettersi sulla superficie. L’assetto idraulico creato già nel Medioevo ha modellato un paesaggio unico, dove strade, argini e ponti costruiscono un vero teatro d’acqua attorno alla città.</p>
<h2>Ultima tappa in moto: dal Po di Ferrara a Comacchio e al Delta</h2>
<p>L’ultima sezione del <strong>viaggio lungo il Po in moto</strong> entra nel cuore dell’Emilia-Romagna fluviale. <strong>Ferrara</strong>, per secoli città di fiume, oggi vede il corso principale del Po scorrere più a nord, ma conserva nel <strong>Po di Volano</strong> una traccia del suo passato idraulico. Arrivarci in moto significa attraversare una pianura perfettamente orizzontale, dove il <strong>Castello Estense</strong> con il suo fossato d’acqua, la Cattedrale di San Giorgio e l’Addizione Erculea raccontano la potenza urbana degli Este.</p>
<p>Da <strong>Ferrara</strong>, puntando verso est, la strada cambia ancora una volta volto. Si entra nel paesaggio deltizio del <strong>Parco regionale del Delta del Po</strong>, tra canali, valli salmastre e argini bassi che corrono paralleli all’Adriatico. <strong>Comacchio</strong> appare come una piccola Venezia lagunare, con i suoi canali interni, le case affacciate sull’acqua e il <strong>Trepponti</strong>, scenografico crocevia di ponti e scalinate.</p>
<p>Pochi chilometri più in là iniziano le Valli di <strong>Comacchio</strong>, un mosaico di zone umide salmastre dove si incontrano fenicotteri, capanni da pesca e vecchie strutture per la lavorazione dell’anguilla. Qui il Po non sfocia direttamente, ma l’intero ambiente è figlio delle sue acque e delle trasformazioni operate dall’uomo. Per chi viaggia in moto, è il punto ideale per chiudere il percorso: un luogo sospeso, dove il rombo del motore lascia spazio al silenzio del Delta e al racconto di uno dei grandi fiumi d’Europa.</p>
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		<title>10 strade più belle delle Alpi Francesi da fare in moto</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/le-10-strade-piu-belle-della-francia-per-vivere-le-emozioni-doltralpe-in-sella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Maria Meconi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2026 13:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> I passi, i valichi, le vette, i colli panoramici, le salite iconiche della gara ciclistica più iconica di sempre, ma ovviamente noi scopriremo tutto in moto. Perché non basterebbe una vita intera per percorrerle tutte, ma anche non provarci sarebbe un errore. Con l'avvento della bella stagione, la riapertura delle strade che salgono fino quasi a sfiorare il cielo e i paesaggi che sembrano voler promuovere la grandeur tipica dei cugini, le 10 strade più belle della Francia aprono al ...</p>
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<p class="">I passi, i valichi, le vette, i colli panoramici, le salite iconiche della gara ciclistica più iconica di sempre, ma ovviamente noi scopriremo tutto in moto. Perché non basterebbe una vita intera per percorrerle tutte, ma anche non provarci sarebbe un errore. Con l&#8217;avvento della bella stagione, la riapertura delle strade che salgono fino quasi a sfiorare il cielo e i paesaggi che sembrano voler promuovere la <em>grandeur</em> tipica dei cugini, le <strong>10 strade più belle della Francia </strong>aprono al (moto)turista una infinità di idee di viaggio. E a poco valgono le antiche rivalità tra italiani e francesi: quando ci si concede di esplorare i monti, solcare i tornanti, vivere da vicino l’emozione dell’altitudine i confini scompaiono e la meraviglia riappare. Dunque, <em>on y va?</em></p>





<h2 id="h-le-10-migliori-strade-di-montagna-in-francia" class="wp-block-heading">Le 10 migliori strade di montagna in Francia</h2>



<p class="">Come sceglierne solo 10 in mezzo a centinaia? Abbiamo selezionato per te 10 strade francesi di montagna che hanno una caratteristica che le rende degne di nota, o un primato, o una storia particolare. In modo che il tuo sia <strong>non solo un viaggio</strong>, <strong>ma un’esperienza</strong>.</p>



<h3 id="h-montvernier" class="wp-block-heading">Montvernier</h3>
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<p class="">L’hanno definita la “<strong>strada più estrema di Francia</strong>”, e porta alla cima del paesino di <strong>Montvernier </strong>a un’altezza di 1726 metri. Perché la più estrema? Perché conta <strong>17 tornanti</strong>, da affrontare in una strada strettissima e molto ripida, con una <strong>pendenza massima di oltre il 20%</strong>. Una bella sfida che metterà alla prova il tuo talento da motociclista! Ti consigliamo un <strong>itinerario</strong> che comprende questa strada, con partenza dall’Italia (Torino).</p>







<h3 id="h-prealpi-del-vercors" class="wp-block-heading">Prealpi del Vercors</h3>
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<p class="">Ora una una proposta un po’ più facile, perché il mototurismo non è solo performance, è anche e soprattutto l’esplorazione di luoghi eccezionali. Le <strong>Prealpi del Vercors</strong> sono chiamate anche le <strong>Dolomiti francesi </strong>per la somiglianza delle rocce con quelle delle famose montagne italiane. Si trovano nella zona di <strong>Grenoble</strong>, città che diventerà presto a te familiare se inizierai ad amare le strade di montagna di Francia. Ecco tutte le <strong><a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa-in-moto/francia-in-moto/anche-la-francia-ha-le-sue-dolomiti-un-verde-tappeto-tra-le-montagne-con-dei-paesaggi-che-ricordano-il-trentino/" target="_blank" rel="noopener">indicazioni stradali</a></strong> per un percorso completo. </p>







<h3 id="h-col-du-grand-ballon" class="wp-block-heading">Col du Grand Ballon</h3>
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<p class="">Il <strong>Col du Grand Ballon</strong> è la cima più alta dei <strong>Monti Vosgi</strong>: ci troviamo nel cuore dell’<strong>Alsazia</strong>, a poca distanza dal confine tra Francia e Germania. Una terra che è la “spina dorsale” del continente europeo… e che per secoli è stata contesa tra le nazioni. È una mèta molto suggestiva dal <strong>punto di vista paesaggistico</strong>, ed è perfetta per i motociclisti che vogliono esplorare questa regione &#8211; per esempio prendendosi anche una giornata per esplorare le affascinanti <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/alto-reno-case-graticcio/">architetture a graticcio alsaziane</a>. Un’idea di itinerario? Eccola, completa di <strong><a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa-in-moto/francia-in-moto/nella-regione-dellasazia-ce-un-valico-amato-da-riders-e-ciclisti-perfetto-per-scoprire-i-monti-vosgi/">mappa e indicazioni</a></strong>.</p>







<h3 id="h-col-d-aubisque" class="wp-block-heading">Col d’Aubisque</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p class="">Ci spostiamo nell’ovest della Francia, sui <strong>Pirenei</strong>, verso il <strong>Col d’Aubisque</strong>. Un valico storico per le gare del ciclismo, perché è considerato il passo di montagna “leggendario” del <strong>Tour de France</strong>. Non ci può certo sfuggire un passo con la fama di essere una delle tappe più impegnative della <em>Grande Boucle</em>! L’importante è ricordarsi che è <strong>chiuso da novembre a maggio</strong> e &#8211; ovviamente &#8211; durante la relativa tappa del Tour.</p>







<h3 id="h-col-des-aravis" class="wp-block-heading">Col des Aravis</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p class="">Continuiamo con un’altro passo con una lunga tradizione di tappe del Tour de France: il <strong>Col des Aravis</strong>, tra la <strong>Savoia</strong> e l’<strong>Alta Savoia</strong>. Una strada che puoi <strong>percorrere tutto l’anno</strong> &#8211; condizioni meteo permettendo. Troverai paesaggi magnifici e avrai l’opportunità di avere uno sguardo sull’imponente <strong>Monte Bianco</strong>, cima più alta d’Europa, che dai centri abitati in Italia è più difficile vedere.</p>







<h3 id="h-alpe-d-huez" class="wp-block-heading">Alpe d’Huez</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p class="">Concludiamo l’ideale “trittico” di proposte di strade iconiche del Tour de France con l’<strong>Alpe d’Huez</strong>. La <em>Grande Boucle</em> infatti è una grande ispirazione per percorsi memorabili sulle montagne d’Oltralpe. Una salita dalla pendenza che in alcuni tratti raggiunge l’11%, e che ha visto trionfare i grandissimi del ciclismo italiano, come <strong>Fausto Coppi </strong>e <strong>Marco Pantani</strong>. Trionferai anche tu? Siamo certi di sì, utilizzando questo <strong><a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa-in-moto/francia-in-moto/in-bicicletta-e-impresa-in-motocicletta-e-avventura-questa-famosissima-salita-in-francia-piace-proprio-a-tutti/" target="_blank" rel="noopener">itinerario</a> </strong>che ti abbiamo preparato!</p>







<h3 id="h-colle-del-granon" class="wp-block-heading">Colle del Granon</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p class="">Il <strong>Colle del Granon</strong> è il percorso ideale per i motociclisti che amano frequentare località alpine come <strong>Sestriere</strong> e <strong>Cesana</strong>: questa strada può essere la tua “impresa” che ti farà ricordare una giornata memorabile sulle tue due ruote tra le strade montagna Francia. Tornanti, curvoni, salite, e al ritorno una bella visita nell’antica cittadina di <strong>Briançon</strong> fondata dai Romani. TrueRiders ha il percorso per te, con tanto di <strong><a href="https://www.trueriders.it/trueriders/tra-ripide-curve-e-ampi-panorami-ecco-il-colle-francese-che-sale-fino-a-2413-metri-a-pochi-passi-dallitalia/" target="_blank" rel="noopener">mappa e indicazioni stradali</a></strong>. </p>







<h3 id="h-col-de-furfande-e-parco-del-queyras" class="wp-block-heading">Col de Furfande e Parco del Queyras</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p class="">Un’ottima alternativa, se già hai fatto il Granon, è il <strong>Col de Furfande</strong>, che puoi raggiungere deviando a Briançon. Una strada che via via diventa più appassionante, finendo con un tracciato sterrato che porta a un piccolo spiazzo affacciato sulle cime del <strong>Parco Naturale Regional du Queyras</strong>. Qui potrai vedere <strong><a href="https://www.france-voyage.com/francia-guida-turismo/saint-veran-1338.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Saint Véran</a></strong>, compreso tra i più bei villaggi di Francia, che è anche il <strong>comune più alto d’Europa</strong> (2042 metri di altitudine). Controlla il percorso per avere tutte le indicazioni per il tuo viaggio a partire dal Piemonte.</p>







<h3 id="h-colle-di-allos" class="wp-block-heading">Colle di Allos</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p class=""><strong>2.247 metri</strong> sul livello del mare sulle <strong>Prealpi di Provenza</strong>: arriverai al <strong>Colle di Allos</strong> in poco tempo partendo dalle montagne di Cuneo. Attenzione al periodo: è <strong>aperto solo da maggio a ottobre</strong>. Qui i paesaggi sono una meraviglia: scorci naturali stupendi che riempiranno di foto la memoria dei tuoi device! Per completare un giro “da manuale” puoi dirigerti anche verso i vicini <strong>Col de la Cayolle</strong> e <strong>Col des Champs</strong>.</p>







<h3 id="h-col-du-jandri" class="wp-block-heading">Col du Jandri</h3>
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<p class="">Concludiamo con <strong>la strada più difficile</strong>. 3126 metri di altitudine, per una strada di 1461 metri di dislivello, lunga appena 12 km, con una pendenza di circa il 12%. Questo è il <strong>Col du Jandri</strong>! La zona geografica è quella della famosa località sciistica <strong>Les Deux Alpes</strong>, vicino a <strong>Grenoble</strong>. Ma evita la stagione degli sci: questa è un’impresa da fare in estate. Dato il percorso molto <strong>aspro, sterrato e ghiaioso</strong>, non è detto che tu riesca a portarlo a termine. Ma siamo certi che ti abbiamo messo la voglia! E allora guarda subito le informazioni sull’<strong><a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa-in-moto/francia-in-moto/la-leggendaria-scalata-al-tetto-di-francia-e-la-strada-bianca-che-sale-sopra-i-3100-metri/" target="_blank" rel="noopener">itinerario</a></strong> di TrueRiders.</p>




<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/le-10-strade-piu-belle-della-francia-per-vivere-le-emozioni-doltralpe-in-sella/">10 strade più belle delle Alpi Francesi da fare in moto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Oltre 3.000 miglia lungo il fiume Mississippi: la strada panoramica più famosa d&#8217;America da fare in moto</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/oltre-3-000-miglia-lungo-il-fiume-mississippi-la-strada-panoramica-piu-famosa-damerica-da-fare-in-moto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Galeani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2026 11:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono viaggi che permettono di attraversare un Paese, mentre altri che chilometro dopo chilometro ne raccontano la storia, le tradizioni e l’anima più vera. Negli Stati Uniti esiste un itinerario di questo genere. Una spettacolare strada panoramica che accompagna viaggiatori lungo il corso del Mississippi, il grande fiume americano che attraversa il cuore del continente.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/oltre-3-000-miglia-lungo-il-fiume-mississippi-la-strada-panoramica-piu-famosa-damerica-da-fare-in-moto/">Oltre 3.000 miglia lungo il fiume Mississippi: la strada panoramica più famosa d&#8217;America da fare in moto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Esistono viaggi che permettono di attraversare un Paese, mentre altri che chilometro dopo chilometro ne raccontano la storia, le tradizioni e l’anima più vera. Negli <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/4-presidenti-per-una-sola-vetta-rocciosa-e-lei-la-montagna-piu-famosa-degli-stati-uniti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Stati Uniti</strong></a> esiste un itinerario di questo genere. Una spettacolare strada panoramica che accompagna viaggiatori lungo il corso del Mississippi, il grande fiume americano che attraversa il cuore del continente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Siamo a <strong>Great River Road</strong> che con i suoi 3.000 miglia (4.800 chilometri circa), attraversa ben dieci Stati. Dal <strong>Minnesota</strong> alla <strong>Louisiana</strong>, passando per <strong>Wisconsin, Iowa, Illinois, Missouri, Kentucky, Tennessee, Arkansas e Mississippi</strong>. Un viaggio che unisce paesaggi naturali, cittadine caratteristiche, grandi metropoli e luoghi che hanno segnato profondamente la storia degli <strong>USA</strong>. Non è un caso che la <strong>Great River Road</strong> sia conosciuta come <strong>National Scenic Byway e All American Road</strong>, una delle strade panoramiche più importanti e suggestive del Paese.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il bello di questo itinerario è che si può scegliere di affrontarlo interamente, dedicandogli diversi giorni, oppure optare per alcuni dei suoi tratti più belli. In entrambi i casi, il <strong>Mississippi</strong> diventa il compagno di viaggio ideale.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Great River Road, la grande strada del Mississippi</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Questa strada nasce da un progetto sviluppatosi a partire dal 1938, quando prese forma l’idea di creare un itinerario panoramico capace di valorizzare il <strong>Mississippi</strong> e le comunità che si erano sviluppate lungo le sue sponde. Il risultato è una fitta rete di strade statali e federali che segue il fiume da nord a sud, collegando territori differenti tra di loro.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il punto di partenza perfetto è l<strong>’Itasca State Park, nel</strong> <strong>Minnesota</strong>. Qui si trova il Lake Intasca che sarebbe la sorgente del <strong>Mississippi River.</strong> Qui il fiume è ancora un semplice corso d’acqua che si può attraversare camminando sulle pietre. Da qui parte un viaggio che attraversa il <strong>Midwest</strong>, raggiunge il profondo sud e culmina a Venice, in Louisiana dove il fiume sfocia nel <strong>Golfo del Messico.</strong></p>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p style="font-weight: 400;">Tra le particolarità della <strong>Great River Road</strong> è la sua segnaletica. Lungo la strada si incontrano cartelli con il simbolo di un timone verde, noto come <strong>Pilot’s Wheel.</strong> È il riferimento da seguire per riconoscere le strade che fanno parte del percorso, anche quando il tracciato cambia da uno Stato all’altro.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sicuramente è la varietà ad essere l’elemento più bello di questo percorso. Nel tratto più a nord possiamo incontrare foreste, laghi, zone umide e panorami collinari. Se scendiamo il paesaggio si apre in immense pianure agricole, mentre avvicinandosi alla <strong>Louisiana</strong> troviamo piantagioni storiche, paludi e querce secolari.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Cosa vedere a Great River </strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">La <strong>Great River Road</strong> è un itinerario talmente esteso che sarebbe impossibile racchiudere tutte ciò che merita di essere visto in un solo viaggio. Ci sono però dei luoghi da cui non si può prescindere.</p>
<p style="font-weight: 400;">Come abbiamo detto il viaggio inizia da <strong>Itasca State Park.</strong> Qui è possibile attraversare a piedi il fiume nel suo tratto iniziale, quando è ancora poco profondo, oppure possiamo scoprire i sentieri immersi nella vegetazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Proseguendo verso sud abbiamo le <strong>Twin Cities,</strong> le due città gemelle del <strong>Minnesota</strong>. <strong>Minneapolis</strong> e <strong>Saint Paul</strong> offrono un interessante contrasto tra architetture moderne, quartieri storici e ampi spazi verdi. Tra le cose imperdibile abbiamo le <strong>Minnehaha Falls</strong>, una cascata immersa nel verde; il <strong>Mill City Museum</strong> che racconta la storia industriale della città, e poi il lungo fiume che è perfetto per fare due passi con vista sul Mississippi.</p>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p style="font-weight: 400;">La parte più bella dal punto di vista paesaggistico è in <strong>Wisconsin</strong>. La<strong> Great River Road</strong> attraversa piccoli centri abitati e territori caratterizzati da alte scogliere, vallate verdi ed ampie vedute sul fiume. La Crosse è una delle località più interessanti della zona, mentre nei dintorni vale la pena raggiungere il <strong>Grandad Bluff</strong>, un punto panoramico dal quale ammirare il fiume.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Perché arrivare in moto a Great River </strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Se c’è un modo per apprezzare davvero la <strong>Great River Road</strong>, probabilmente è proprio quello di percorrerla in moto. Quasi 4.800 chilometri di strada, paesaggi che cambiano continuamente e centinaia di località da scoprire rendono questo itinerario una delle esperienze più interessanti per chi ama i grandi viaggi su due ruote.</p>
<p style="font-weight: 400;">Qui il bello è la possibilità di seguire il territorio, fermarsi nei piccoli centri, arrivare fino ad un punto panoramico e ripartire senza la necessità di rispettare una tabella di marcia estremamente stringente. Con la moto possiamo ammirare i cambi di temperatura, i profumi della vegetazione e le diverse atmosfere che accompagnano il corso del <strong>Mississippi</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Se parliamo di guida, il percorso presenta una varietà notevole. Nel <strong>Minnesota</strong> e nel <strong>Wisconsin</strong> si incontrano strade che si immergono nella vegetazione, curve dolci e tratti panoramici che tagliano vallate e scogliere. Per affrontare il viaggio è consigliabile programmare almeno dieci giorni, a maggior ragione se si vuole percorrere l’intero itinerario.</p>
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		<title>La capitale del tartufo è immersa tra le valli delle Marche: la meta perfetta per un weekend autunnale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2026 09:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le colline delle Marche settentrionali, Acqualagna è una meta perfetta per chi ama i weekend in moto intrecciando panorami appenninici e soste di gusto. La capitale del tartufo non è solo un paradiso per gourmet, ma anche un punto di partenza ideale per esplorare la valle del Candigliano e i tornanti che risalgono verso</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/la-capitale-del-tartufo-e-immersa-tra-le-valli-delle-marche-la-meta-perfetta-per-un-weekend-autunnale/">La capitale del tartufo è immersa tra le valli delle Marche: la meta perfetta per un weekend autunnale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le colline delle Marche settentrionali, <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/nelle-marche-ce-la-terra-di-raffaello-qui-e-nato-uno-dei-piu-grandi-geni-del-rinascimento/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Acqualagna</strong></a> è una meta perfetta per chi ama i weekend in moto intrecciando panorami appenninici e soste di gusto. La <strong>capitale del tartufo</strong> non è solo un paradiso per gourmet, ma anche un punto di partenza ideale per esplorare la valle del Candigliano e i tornanti che risalgono verso la <strong>Gola del Furlo</strong> e l’antica <strong>via Flaminia</strong>.</p>
<p>In autunno l’atmosfera cambia: l’aria si fa più fresca, i boschi ingialliscono e il paese si anima con la <strong>Fiera Internazionale del Tartufo Bianco 2026</strong>, trasformando l’uscita domenicale in un itinerario che unisce strada, storia e gastronomia.</p>
<p>È il tipo di destinazione che piace a chi viaggia leggero, si ferma nelle piazze, assaggia le specialità locali e poi riparte seguendo strade secondarie, lasciandosi guidare dalle curve morbide e dai profumi che salgono dai boschi umidi di pioggia.</p>
<h2>Acqualagna, capitale del tartufo e base ideale per un weekend in moto</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Acqualagna si adagia nella <strong>valle del fiume Candigliano</strong>, tra colline coltivate e rilievi dell’<a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/una-galleria-romana-vecchia-di-2000-anni-permette-ancora-oggi-di-attraversare-questo-bellissimo-parco-naturale-nelle-marche/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Appennino marchigiano</strong></a>. Qui il tartufo non è solo un prodotto tipico, ma una vera identità di territorio: intorno a questo <strong>fungo ipogeo</strong> si è costruita una filiera fatta di cercatori, aziende di trasformazione, punti vendita specializzati e ristoranti che lo valorizzano in ogni stagione.</p>
<p>Per chi viaggia in moto, il paese è una base comoda: ci si arriva facilmente sia dalla costa adriatica sia dall’entroterra umbro, con strade scorrevoli che attraversano paesaggi sempre diversi. In autunno, dal 25 ottobre al 15 novembre 2026, la <strong>61ª Fiera Internazionale del Tartufo Bianco</strong> trasforma Acqualagna in un grande laboratorio a cielo aperto dedicato ai <strong>sapori marchigiani</strong>, offrendo l’occasione perfetta per programmare un weekend che alterni curve, degustazioni e passeggiate tra le vie del centro storico.</p>
<h2>Tra Gola del Furlo e via Flaminia: paesaggi, curve e soste panoramiche</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Dal casco non si dimentica facilmente la prima vista sulla <strong>Gola del Furlo</strong>: le pareti calcaree che stringono il <strong>Candigliano</strong>, i rilievi del <strong>Monte Pietralata</strong> e del <strong>Monte Paganuccio</strong> e quell’aria di passaggio antico legata alla <strong>via Flaminia</strong>, che da qui puntava verso Roma. È uno degli scenari più iconici delle Marche settentrionali, ideale da inserire in un anello motociclistico con partenza e arrivo ad Acqualagna.</p>
<p>Oggi una parte della strada Flaminia all’interno della gola è chiusa a traffico veicolare, ciclabile e pedonale a causa di una frana avvenuta nel 2026. Prima di mettersi in sella è quindi fondamentale consultare il sito ufficiale della Riserva naturale statale <strong>Gola del Furlo</strong> per verificare eventuali aggiornamenti e studiare varianti alternative. Le strade secondarie della zona offrono comunque ottime occasioni di guida panoramica, con saliscendi dolci e curve regolari tra boschi, calanchi e piccoli borghi.</p>
<h2>Tartufo tutto l’anno, museo e tradizioni: il lato slow di Acqualagna</h2>
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<p>La particolarità di <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-borgo-del-piccolo-mercato-e-la-romantica-destinazione-vicino-pesaro-dove-arte-e-natura-si-uniscono/" target="_blank" rel="noopener">Acqualagna</a> è la possibilità di raccogliere tartufo quasi tutto l’anno. In autunno spicca il <strong>tartufo bianco pregiato</strong>, il <strong>Tuber magnatum Pico</strong>, protagonista assoluto della fiera. Con l’inverno arriva il <strong>tartufo nero pregiato</strong>, mentre tra fine stagione fredda e primavera si affaccia il bianchetto; d’estate, invece, entra in scena lo <strong>scorzone</strong>, il tartufo nero estivo, che accompagna le uscite in moto nei mesi più caldi.</p>
<p>Il legame con questo fungo sotterraneo è raccontato al <strong>Museo del Tartufo</strong>, ospitato in <strong>Palazzo Conti</strong>, dove un itinerario espositivo spiega biologia, micorrize, tecniche di ricerca e storia locale. Qui si comprende come il lavoro dei tartufai, insieme alle circa 250 tartufaie coltivate e alle aziende di trasformazione, abbia trasformato un sapere tradizionale in una risorsa economica stabile. Una sosta al museo è perfetta per spezzare la giornata tra una tirata di curve e una degustazione in <strong>piazza Enrico Mattei</strong>.</p>
<h2>Come arrivare, dove parcheggiare e organizzare il weekend del tartufo</h2>
<p>Raggiungere Acqualagna in <strong>moto</strong> è semplice: dalla costa adriatica si segue l’autostrada A14 fino a Fano e poi la superstrada <strong>E78/SS73 bis</strong> verso Roma, uscendo a Furlo-Acqualagna. Dall’Umbria si può arrivare da Gubbio verso Fano, mentre da Roma è possibile combinare l’A1 fino a Orte con le strade umbre in direzione Appennino, scegliendo il tracciato in base a traffico e meteo.</p>
<p>Durante la <strong>Fiera Internazionale del Tartufo Bianco</strong>, il centro è molto frequentato: meglio entrare presto la mattina, seguire le indicazioni per i parcheggi e prevedere qualche minuto in più per trovare posto in sicurezza per la <strong>moto</strong>. Gli stand del tartufo e delle specialità in <strong>piazza Mattei</strong> sono aperti generalmente dalle 10 alle 19, mentre gli spazi del <strong>Ristotartufo</strong> arrivano fino alle 23. Prima di partire conviene consultare il sito ufficiale della fiera per il <strong>programma aggiornato</strong>, gli eventuali eventi su prenotazione e, se serve, verificare collegamenti bus da Fano o Pesaro.</p>
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		<title>Un ponte tibetano attraversa la valle a 140 metri d’altezza: la Valtellina vista nel vuoto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2026 07:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TrueRiders]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrivare in moto o in auto al Ponte nel Cielo di Tartano significa guadagnarsi una delle viste più vertiginose della Lombardia, tra i tornanti della Val Tartano e i boschi delle Alpi Orobie. La passerella sospesa a 140 metri sul torrente Tartano è lunga 234 metri, stretta appena un metro, e collega Campo Tartano al</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/trueriders/un-ponte-tibetano-attraversa-la-valle-a-140-metri-daltezza-la-valtellina-vista-nel-vuoto/">Un ponte tibetano attraversa la valle a 140 metri d’altezza: la Valtellina vista nel vuoto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivare in moto o in auto al <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/qui-le-alpi-sono-davvero-una-cosa-seria-e-la-citta-verde-della-valtellina-un-rifugio-dal-caos-dove-le-montagne-incontrano-la-costiera/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ponte nel Cielo di Tartano</strong></a> significa guadagnarsi una delle viste più vertiginose della Lombardia, tra i tornanti della Val Tartano e i boschi delle <strong>Alpi Orobie</strong>. La <strong>passerella sospesa a 140 metri</strong> sul torrente Tartano è lunga 234 metri, stretta appena un metro, e collega Campo Tartano al maggengo di Frasnino, due versanti che per generazioni sono rimasti separati da una gola profonda.</p>
<p>Oggi questo <strong>ponte tibetano</strong>, nato nel 2016 da un progetto della comunità locale e inaugurato nel 2018, è una meta perfetta per chi ama alternare <strong>curve di montagna</strong>, brevi camminate e panorami spettacolari. Il bello è che si raggiunge con una camminata di pochi minuti dal paese, ma regala sensazioni da vera alta quota, con lo sguardo che spazia dalla bassa Valtellina alle cime delle Orobie.</p>
<h2>Dove si trova il Ponte nel Cielo e cosa ti aspetta</h2>
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<p>Il Ponte nel Cielo si trova in <strong>Val Tartano</strong>, una laterale della bassa <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia/in-lombardia-ce-una-piccola-citta-murata-sulle-rive-delladda-la-meta-perfetta-per-una-gita-in-moto/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Valtellina</strong></a>, sul versante delle <strong>Alpi Orobie</strong> in provincia di Sondrio. Siamo poco sopra i 1.000 metri di quota: il ponte collega l’abitato di <strong>Campo Tartano</strong> (1.034 m) con il maggengo di <strong>Frasnino</strong> (1.038 m), un insediamento di mezza montagna circondato da prati e boschi.</p>
<p>La struttura è una passerella pedonale sospesa lunga <strong>234 metri</strong>, larga circa un metro, che scavalca una gola profonda con un’altezza massima di <strong>140 metri</strong> sul terreno. Sotto di te scorrono il torrente Tartano, la diga di Colombera e un tappeto di boschi che in autunno esplodono di gialli e arancioni.</p>
<p>La pavimentazione è fatta con <strong>700 assi di larice</strong> locale, montate su una struttura metallica sostenuta da robuste funi d’acciaio. Non serve imbragatura: il camminamento è continuo, con parapetti laterali che permettono di godersi il panorama in sicurezza, pur con la naturale oscillazione da passerella sospesa.</p>
<h2>Panorami, sentieri e idee di giornata tra ponte e Val Tartano</h2>
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<p>Dal Ponte nel Cielo lo sguardo abbraccia in un colpo solo i boschi della Val Tartano, i rilievi delle <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/emilia-romagna-in-moto/il-punto-dincontro-storico-dei-motociclisti-tra-lombardia-ed-emilia-le-pieghe-del-penice/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Orobie Valtellinesi</strong> </a>e, nelle giornate limpide, le <strong>Alpi Retiche</strong> e l’<strong>Alto Lario</strong>, verso il ramo settentrionale del Lago di Como. È uno di quei punti panoramici che ripagano da soli la salita in moto o auto.</p>
<p>Una volta attraversato il ponte, raggiungi il versante di <strong>Frasnino</strong>, con baite, prati e scorci su Campo Tartano dall’alto. Da qui partono sentieri che toccano antichi insediamenti rurali e vecchie vie di collegamento. Tra i percorsi più interessanti c’è il <strong>Sentiero dei Ponti</strong>, un itinerario escursionistico che collega diversi attraversamenti su torrenti e valloni, tra mulattiere e tratti nel bosco.</p>
<p>Chi è abituato alla montagna può allungare verso le due diramazioni principali della valle, <strong>Val Lunga</strong> e <strong>Val Corta</strong>, che conducono a quote più elevate e agli alpeggi. Per una visita “soft” basta invece abbinare il ponte a una passeggiata tra le viuzze di Campo Tartano e una sosta gastronomica a base di formaggi d’alpeggio e <strong>pizzoccheri</strong>.</p>
<h2>Un ponte nato dalla comunità: storia, cultura e tradizioni della Val Tartano</h2>
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<p>Il Ponte nel Cielo non nasce come semplice attrazione da social, ma come progetto di collegamento voluto dal <strong>Consorzio Püstarèsc</strong>, realtà legata alla comunità di Campo Tartano e alla valorizzazione del <strong>territorio montano</strong>. L’idea prende forma nel 2016: serviva un modo diretto per unire il paese al <strong>maggengo</strong> di Frasnino, storicamente raggiunto solo con lunghi sentieri sui pendii.</p>
<p>Il termine <strong>maggengo</strong> indica proprio gli insediamenti e i pascoli di mezza montagna utilizzati nella <strong>transumanza</strong> stagionale. Qui la montagna non è solo scenario, ma luogo di lavoro, di agricoltura e di allevamento. Il ponte permette di superare in linea retta la gola, restituendo continuità a un territorio segnato da tempi e ritmi lenti.</p>
<p>La costruzione è stata affidata a un’impresa austriaca specializzata in <strong>infrastrutture sospese</strong>. Dopo la posa degli ancoraggi e delle funi portanti, la passerella è stata inaugurata il <strong>22 settembre 2018</strong>. Nel primo weekend arrivano oltre cinquemila visitatori: da allora il ponte diventa un simbolo della <strong>Bassa Valtellina</strong>, contribuendo a dare nuova linfa a ristorazione, ricettività e rete sentieristica locale.</p>
<h2>Come arrivare al Ponte nel Cielo, costi, orari e consigli pratici 2026</h2>
<p>Il Ponte nel Cielo si raggiunge a <strong>Campo Tartano</strong>, frazione del comune di Tartano (SO). La biglietteria è in via Costa 1/A, a pochi minuti a piedi dall’ingresso della passerella. In auto o moto da Milano e Lecco si segue la <strong>SS36</strong> fino a Colico, poi la <strong>SS38 dello Stelvio</strong> verso Morbegno. All’altezza di Talamona si imbocca la <strong>SP11 Val Tartano</strong>, una strada di montagna ricca di curve e tornanti, con bei punti panoramici sulla valle.</p>
<p>L’ultimo tratto richiede attenzione in inverno: carreggiata stretta, pendenze importanti e possibili tratti ghiacciati nelle zone d’ombra. A <strong>Campo Tartano</strong> si parcheggia nelle aree segnalate vicino al centro; dalla <strong>chiesa di Sant’Agostino</strong> segui le indicazioni per il ponte, calcolando 5–10 minuti a piedi su scalinate e stradine, scivolose con pioggia o neve.</p>
<p>Per il novembre 2026 l’apertura è prevista tutto l’anno: dal lunedì al venerdì e la domenica 9:30–16:30, il sabato 9:30–tramonto, ultimo ingresso 15 minuti prima della chiusura. Il <strong>biglietto intero costa 8 euro</strong>, ragazzi fino a 14 anni gratis. Verifica sempre orari e eventuali chiusure meteo sul sito ufficiale o al numero <strong>0342 645186</strong>. Indispensabili buone <strong>scarpe da trekking</strong>; per visita, soste foto e ritorno considera circa un’ora, più il tempo per eventuali escursioni oltre Frasnino.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/trueriders/un-ponte-tibetano-attraversa-la-valle-a-140-metri-daltezza-la-valtellina-vista-nel-vuoto/">Un ponte tibetano attraversa la valle a 140 metri d’altezza: la Valtellina vista nel vuoto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>I Caraibi della Toscana: un fiume turchese con cascate e piscine naturali dove fare il bagno nel verde</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana/questa-strada-ti-fara-scoprire-i-luoghi-piu-belli-della-toscana-con-i-colori-di-inizio-autunno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2026 13:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.trueriders.it/?p=61457</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Toscana è forse la regione italiana che riesce a offrire la maggiore serie di paesaggi, una varietà straordinaria che spazia dalle vette degli Appennini alle spiagge cristalline dell'isola d'Elba, in un susseguirsi armonico di luoghi sempre diversi. Non fa eccezione, ovviamente, la Val d'Elsa, una delle tante vallate d'autore (come Val d'Orcia, Valdichiana e via discorrendo) che regalano cartoline tipiche della terra più amata dai visitatori, soprattutto quelli non italiani. Per vivere al ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana/questa-strada-ti-fara-scoprire-i-luoghi-piu-belli-della-toscana-con-i-colori-di-inizio-autunno/">I Caraibi della Toscana: un fiume turchese con cascate e piscine naturali dove fare il bagno nel verde</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Poche terre al mondo sanno sorprendere i motociclisti come la <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana/" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a> centrale. L&#8217;asfalto morbido disegna infatti traiettorie armoniose tra colline argillose, filari di viti e torri medievali. Oltre ai borghi murati famosi in tutto il mondo, questa vallata custodisce un segreto naturale di abbacinante bellezza. La meta imperdibile di questa fuga su due ruote è la <strong>Val d&#8217;Elsa</strong>. Qui scorre un fiume straordinario che regala uno spettacolo cromatico inaspettato. Il corso d&#8217;acqua sfoggia infatti acque trasparenti dal colore azzurro intenso e turchese. Si tratta del celebre Parco Fluviale dell&#8217;Elsa, conosciuto comunemente come i &#8220;Caraibi della Toscana&#8221;. Raggiungere queste piscine naturali in sella permette di alternare pieghe tecniche a una sosta rigenerante nel verde più puro.</p>
<h2>Val d&#8217;Elsa in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<p><iframe title="la mappa" loading="lazy" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m46!1m12!1m3!1d524836.3293815431!2d10.555279987063045!3d43.390853928099915!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m31!3e0!4m5!1s0x132a2cbf34bf5313%3A0x5d731212f12343e3!2sSiena!3m2!1d43.318808999999995!2d11.3307574!4m5!1s0x132a2e2747c08bd1%3A0x844b3df20f3b64cd!2s53035%20Monteriggioni%20SI!3m2!1d43.3901353!2d11.2233863!4m5!1s0x132a3c3831446b6f%3A0x4c4ef55452f54491!2sSan%20Gimignano!3m2!1d43.4676324!2d11.0434909!4m5!1s0x132a1a43fe2309d1%3A0x2ee2843d6461d321!2sVolterra!3m2!1d43.399395!2d10.8660333!4m5!1s0x12d5e354df1c0023%3A0x3d5154d57a224a50!2sRosignano%20Solvay!3m2!1d43.391805399999996!2d10.442465799999999!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1572519329851!5m2!1sit!2sit" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h3>Itinerario</h3>
<p>Il tracciato prende il via dalla maestosa Siena, lasciandosi alle spalle l&#8217;antica cinta muraria nei pressi di Porta Fontebranda. Imboccata la SP101 di <strong>Montemaggio,</strong> si pennellano i primi rilievi boscosi incrociando la storica via Cassia Nord fino a raggiungere la rocca fortificata di <strong>Monteriggioni.</strong> Da questo cerchio perfetto di pietre si prosegue lungo la SR2, piegando successivamente verso la SP69 e la SP68 che solcano il cuore della vallata. L&#8217;asfalto ritmato conduce prima a <strong>Colle di Val d&#8217;Elsa</strong>, porta d&#8217;accesso privilegiata alle cascate del fiume turchese, per poi inerpicarsi verso le celebri torri gentilizie di San Gimignano. Infine, la cavalleria riprende la corsa lungo le rampe guidate verso la millenaria Volterra, concludendo una giornata di curve entusiasmanti tra storia etrusca e panorami sconfinati.</p>
<h2>I Caraibi della Val d&#8217;Elsa tra piscine color smeraldo e borghi medievali</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il <a href="https://www.visitcolledivaldelsa.com/parco-fluviale-dellelsa-sentierelsa/" target="_blank" rel="noopener">Parco Fluviale dell&#8217;Elsa</a>, situato a Colle di Val d&#8217;Elsa, rappresenta un&#8217;oasi protetta unica nel panorama appenninico toscano. Il Sentierelsa costeggia il corso del fiume rivelando angoli suggestivi come la <strong>Cascata del Diborrato,</strong> dove l&#8217;acqua compie un salto spettacolare di quindici metri tuffandosi in una profonda piscina naturale azzurra. Il colore turchese brillante delle acque è dovuto ai minerali disciolti, creando un contrasto magnifico con la vegetazione lussureggiante che ombreggia le sponde. Parcheggiata la moto nei pressi del ponte di Spugna, i biker possono togliere casco e stivali per camminare lungo le passerelle in legno e rinfrescarsi nelle pozze calcaree chiamate la Grotta dell&#8217;Orso e il Pozzo della Morte.</p>
<p>La vallata offre inoltre soste culturali di altissimo valore, a partire dalle mura duecentesche intatte di <strong>Monteriggioni</strong> e dalle quattordici torri superstiti di San Gimignano, dichiarata Patrimonio Mondiale dell&#8217;Umanità UNESCO. Dopo una passeggiata tra le botteghe artigiane e le cave storiche di alabastro a <strong>Volterra,</strong> la cucina locale accoglie i viaggiatori con sapori rustici e veraci. Nei ristoranti tipici è d&#8217;obbligo gustare i pici fatti a mano al ragù bianco di cinta senese, seguiti da un ricco spezzatino di cinghiale in salmì con polenta calda. Infine, un calice strutturato di Vernaccia di San Gimignano DOCG o di Chianti Colli Senesi sigilla una memorabile giornata di viaggio tra asfalto toscano e acque cristalline.</p>
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		<title>Il suo punto più alto arriva a 1500 metri, ma sono i suoi tornanti a 180 gradi che te ne faranno innamorare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Albera]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È l&#8217;immagine di Brasile che non ti aspettavi. Una strada che si arrampica lungo il fianco della montagna con curve, tornanti e passaggi scavati nella roccia. È la SC-390, nella regione brasiliana di Santa Catarina, e il tratto che attraversa la Serra do Rio do Rastro è considerato uno dei percorsi più spettacolari del Paese.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È l&#8217;immagine di Brasile che non ti aspettavi. Una strada che si arrampica lungo il fianco della montagna con curve, tornanti e passaggi scavati nella roccia. È la <strong>SC-390</strong>, nella regione brasiliana di Santa Catarina, e il tratto che attraversa la Serra do Rio do Rastro è considerato uno dei percorsi più spettacolari del Paese. In circa 12 chilometri si concentrano 284 curve, alcune delle quali raggiungono i 180 gradi, mentre la strada sale fino a circa 1.460 metri di quota. Un itinerario impegnativo, soprattutto per chi viaggia su due ruote, ma capace di regalare scorci spettacolari sulle montagne della Serra Catarinense.</p>
<h2>SC-390: l&#8217;itinerario in moto</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>L&#8217;itinerario si sviluppa lungo la <strong>SC-390</strong>, collegando Lauro Müller a Bom Jardim da Serra attraverso la Serra do Rio do Rastro. Il tratto più famoso è quello in salita che supera il dislivello della montagna con una successione di curve ravvicinate e tornanti, spesso molto stretti. Procedendo da Lauro Müller, la strada comincia a salire tra i rilievi della Serra Geral. Le curve diventano progressivamente più impegnative e il panorama si apre sulle vallate sottostanti. Il punto panoramico della Serra do Rio do Rastro si trova a circa 1.460 metri di altitudine; da qui si può osservare dall&#8217;alto buona parte del tracciato appena percorso. La salita prosegue fino a Bom Jardim da Serra, sull&#8217;altopiano catarinense. Il percorso richiede attenzione nella guida: pendenze, tornanti e possibili cambiamenti meteorologici rendono importante mantenere una velocità adeguata e verificare le condizioni della strada prima della partenza.</p>
<h2>SC-390, cosa vedere nell&#8217;itinerario</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<h3>Lauro Müller</h3>
<p>Il punto di partenza dell&#8217;itinerario è Lauro Müller, cittadina dello Stato di Santa Catarina situata ai piedi della Serra do Rio do Rastro. Da qui prende avvio la spettacolare salita lungo la SC-390, che in pochi chilometri porta dalle quote più basse ai paesaggi montani della Serra Geral. La località è legata alla storia dell&#8217;estrazione del carbone, attività che ha segnato a lungo l&#8217;economia di questa parte del Brasile. Rappresenta l&#8217;accesso alla strada panoramica.</p>
<h3>Mirante da Serra do Rio do Rastro</h3>
<p>È il punto panoramico più conosciuto del percorso e una tappa da non perdere. Il Mirante da Serra do Rio do Rastro si trova a circa 1.460 metri di altitudine e permette di ammirare dall&#8217;alto la strada che si snoda lungo il versante della montagna. Da questa posizione si distinguono chiaramente i tornanti che caratterizzano la SC-390, con le curve che si susseguono lungo il pendio e le pareti rocciose che delimitano alcuni tratti della carreggiata.</p>
<h3>Bom Jardim da Serra e Cânion da Ronda</h3>
<p>Superata la salita della Serra do Rio do Rastro, si raggiunge Bom Jardim da Serra, sull&#8217;altopiano. Fanno parte del territorio canyon, praterie d&#8217;alta quota e rilievi che offrono diversi punti panoramici. Tra le attrazioni da visitare c&#8217;è il <strong>Cânion da Ronda</strong>, che si trova nei dintorni di Bom Jardim da Serra, a breve distanza dal mirante della Serra do Rio do Rastro. Da qui si possono ammirare le profonde vallate e le pareti rocciose della Serra Geral, in un paesaggio modellato dall&#8217;erosione.</p>
<h2>Consigli per affrontare la SC-390 in moto</h2>
<p>La <strong>Serra do Rio do Rastro</strong> ha tornanti numerosi e in alcuni punti particolarmente stretti; la pendenza può mettere alla prova anche i motociclisti più esperti. È preferibile affrontare il percorso con fondo asciutto e buona visibilità, evitando di avere fretta nei tratti più tecnici. La temperatura può cambiare rapidamente con l&#8217;aumentare della quota. I suoi tornanti a 180 gradi sono il tratto più memorabile, ma è l&#8217;intero paesaggio della Serra do Rio do Rastro a rendere questo itinerario una delle esperienze in moto più particolari del Brasile. Ne vuoi altre? Guarda i <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/viaggi-in-moto-sud-america-5-itinerari-da-diario-della-motocicletta/"><strong>5 itinerari in moto più belli del Sudamerica</strong></a>.</p>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/il-suo-punto-piu-alto-arriva-a-1500-metri-ma-sono-i-suoi-tornanti-a-180-gradi-che-te-ne-faranno-innamorare/">Il suo punto più alto arriva a 1500 metri, ma sono i suoi tornanti a 180 gradi che te ne faranno innamorare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Racchiusa tra Biella e la Valsesia c&#8217;è una delle strade di montagna più belle del Piemonte</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/racchiusa-tra-biella-e-la-valsesia-ce-una-delle-strade-di-montagna-piu-belle-del-piemonte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2026 09:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le Alpi Biellesi, la Valsesia e le rive del Lago Maggiore, l’itinerario da Biella ad Arona passando per la Bocchetta della Boscarola è una traccia che stuzzica subito chi ama i viaggi in moto. In poco più di 150 chilometri si attraversano distretti tessili storici, valli alpine e colline prealpine, con continui cambi di</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/racchiusa-tra-biella-e-la-valsesia-ce-una-delle-strade-di-montagna-piu-belle-del-piemonte/">Racchiusa tra Biella e la Valsesia c&#8217;è una delle strade di montagna più belle del Piemonte</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le Alpi Biellesi, la Valsesia e le rive del <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/tra-case-in-pietra-e-grandi-boschi-e-il-bosco-nobile-e-selvaggio-nei-pressi-del-lago-maggiore/" target="_blank" rel="noopener">Lago Maggiore</a>, l’<strong>itinerario da Biella ad Arona</strong> passando per la <strong>Bocchetta della Boscarola</strong> è una traccia che stuzzica subito chi ama i <strong>viaggi in moto</strong>. In poco più di 150 chilometri si attraversano distretti tessili storici, valli alpine e colline prealpine, con continui cambi di scena tra boschi, pareti rocciose, paesi di fondovalle e panorami d’acqua.</p>
<p>È però un percorso che richiede attenzione nella pianificazione: il <strong>tratto sterrato</strong> tra Bocchetto Sessera e la <strong>Bocchetta della Boscarola</strong> è regolamentato e non sempre aperto ai veicoli motorizzati, un dettaglio decisivo per chi viaggia su due ruote.</p>
<p>Prima di partire, conviene quindi studiare bene le mappe, incrociare le fonti locali e valutare eventuali varianti asfaltate, trasformando questo collegamento storico tra Biellese e Valsesia in un viaggio consapevole e davvero su misura per motociclisti ed escursionisti.</p>
<h2>Bocchetta della Boscarola in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Il viaggio parte da Biella, città ai piedi delle <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-borgo-della-zecca-sul-lago-maggiore-qui-nel-600-si-coniavano-monete/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Alpi Biellesi</strong></a>, dove i capannoni dei lanifici storici convivono con i palazzi signorili e i vicoli in salita di <strong>Biella Piazzo</strong>. È un contesto perfetto per scaldare il motore: traffico moderato, quote ancora contenute e la sensazione di lasciare gradualmente la pianura, puntando verso nord.</p>
<p>Biella racconta ancora oggi la propria anima industriale, con le vecchie fabbriche lungo i corsi d’acqua e una <strong>tradizione tessile</strong> riconosciuta dall’UNESCO. Salendo verso il Piazzo, il panorama si apre sui rilievi circostanti e ci si rende conto di quanto le <strong>valli Cervo, Elvo e Oropa</strong> siano vicine.</p>
<p>Per chi guida, la prima parte dell’itinerario è una transizione: si abbandonano le arterie principali per infilarsi in <strong>strade secondarie</strong>, più strette e guidate, dove i boschi iniziano a farsi fitti e i paesi si stringono attorno alla provinciale. È qui che il viaggio assume il suo <strong>carattere montano</strong>, tra tornanti dolci, piccoli ponti e scorci sulle valli laterali.</p>
<h2>Bocchetta della Boscarola: valico storico tra sterrati regolamentati e panorami alpini</h2>
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<p>Avvicinandosi al <strong>Bocchetto Sessera</strong> lungo la <strong>Panoramica Zegna</strong>, l’atmosfera cambia nettamente: le curve si fanno più frequenti, i boschi chiudono la strada e l’aria si rinfresca. Da qui parte la sterrata che attraversa l’Alta Val Sessera e porta verso la <strong>Bocchetta della Boscarola</strong>, valico a 1.423 metri tra Monte Camparient e Cima della Mora.</p>
<p>Per il motociclista, questo è il nodo cruciale dell’itinerario. Il collegamento non è una provinciale qualunque, ma una <strong>strada forestale</strong> con fondo naturale, sottoposta a limitazioni: l’accesso motorizzato è possibile solo con specifiche autorizzazioni, variabili per stagione e tratto. Ignorare queste regole significa esporsi a sanzioni e, soprattutto, a condizioni del terreno non sempre compatibili con una moto stradale.</p>
<p>L’ambiente, però, è spettacolare: faggete, abetaie, radure d’alpeggio e un orizzonte che si apre sui rilievi della Valsesia. La <strong>Linea Insubrica</strong>, grande struttura geologica dell’arco alpino, attraversa l’area e rende il paesaggio ancora più particolare. Per chi ama alternare manubrio e scarponi, l’idea migliore è spesso parcheggiare dove consentito e percorrere a piedi i <strong>sentieri CAI</strong> che conducono alla bocchetta.</p>
<h2>Dalla Valsesia al Lago Maggiore: tra curve di fondovalle, borghi e tradizioni alpine</h2>
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<p>Dal versante valsesiano, la Bocchetta della Boscarola dialoga con paesi come Scopello e con la <strong>SP299</strong>, dorsale della valle. Qui l’itinerario ritrova l’asfalto continuo: la strada segue il <strong>fiume Sesia</strong> tra pareti rocciose, ponti, gallerie brevi e una sequenza di curve morbide che piacerà a chi guida con stile fluido più che sportivo.</p>
<p><strong>Varallo</strong>, con il suo <strong>Sacro Monte</strong> UNESCO, rimane un riferimento geografico e culturale che si intravede lungo il percorso, anche senza deviare troppo. Più a sud, verso <strong>Borgosesia</strong>, la valle si allarga, compaiono stabilimenti industriali e il traffico aumenta: è il tratto dove conviene alzare l’asticella dell’attenzione, soprattutto nei giorni feriali.</p>
<p>Superata la zona di Grignasco e puntando verso Borgomanero, il paesaggio si addolcisce: colline, campi coltivati, vigneti e borghi che introducono all’area dei laghi prealpini. Le montagne rimangono alle spalle, mentre la guida diventa più scorrevole ma non meno impegnativa, tra rotonde, attraversamenti pedonali e mezzi commerciali che condividono la carreggiata.</p>
<h2>Consigli pratici per motociclisti: autorizzazioni, stagione giusta e arrivo ad Arona</h2>
<p>Prima di impostare l’<strong>itinerario da Biella ad Arona</strong> via Bocchetta della Boscarola sul navigatore, è indispensabile distinguere la traccia teorica dalla reale percorribilità. Le normative provinciali e comunali regolano l’accesso motorizzato alla sterrata tra Bocchetto Sessera e il valico: occorre verificare sul sito della Provincia di Biella, sui portali turistici ufficiali e presso i Comuni interessati l’eventuale necessità di <strong>permessi</strong>.</p>
<p>In assenza di autorizzazioni o con fondo in condizioni critiche, conviene pianificare alternative interamente asfaltate, mantenendo comunque Biella come punto di partenza, la Valsesia come tratto centrale e Arona come arrivo. Da novembre in poi, il rischio di ghiaccio, neve residua e fango rende i 1.423 metri della bocchetta poco adatti alla maggior parte delle moto stradali.</p>
<p>L’arrivo ad Arona ripaga lo sforzo: lungolago curato, vista sulla Rocca Borromea di Angera, il Sancarlone sulle alture e la possibilità di chiudere la giornata con una passeggiata tra piazza del Popolo e il porto. Parcheggiare in aree consentite, alleggerirsi dall’abbigliamento tecnico e gustarsi il <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/svizzera/e-la-strada-delle-1000-curve-sul-lago-maggiore-da-qui-si-puo-raggiungere-facilmente-anche-la-svizzera/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lago Maggiore</strong></a> al tramonto è il modo migliore per salutare uno degli itinerari più vari del Piemonte settentrionale.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/racchiusa-tra-biella-e-la-valsesia-ce-una-delle-strade-di-montagna-piu-belle-del-piemonte/">Racchiusa tra Biella e la Valsesia c&#8217;è una delle strade di montagna più belle del Piemonte</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Una gola strettissima custodisce il ponte del Diavolo: la Svizzera più selvaggia vista dalla moto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2026 07:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affrontare in moto la Gola della Schöllenen significa infilarsi in uno dei corridoi di roccia più spettacolari delle Alpi svizzere, dove il rumore del Reuss rimbalza sulle pareti di granito e i ponti si sovrappongono a diverse altezze. Tra Göschenen e Andermatt la strada del San Gottardo stringe le marce, seguendo curve, gallerie e passaggi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Affrontare in moto la <strong>Gola della Schöllenen</strong> significa infilarsi in uno dei corridoi di roccia più spettacolari delle <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/nel-cuore-della-svizzera-tra-vette-maestose-e-percorsi-mozzafiato-la-meta-perfetta-per-un-viaggio-in-moto/" target="_blank" rel="noopener">Alpi svizzere</a>, dove il rumore del Reuss rimbalza sulle pareti di granito e i ponti si sovrappongono a diverse altezze. Tra Göschenen e Andermatt la <strong>strada del San Gottardo</strong> stringe le marce, seguendo curve, gallerie e passaggi sospesi che hanno messo alla prova generazioni di viaggiatori, mercanti e soldati.</p>
<p>Al centro di questo <strong>canyon alpino</strong> c’è il leggendario <strong>Ponte del Diavolo</strong>, un arco di pietra che concentra secoli di storia, ingegneria e folklore. Qui ogni sosta diventa l’occasione per ripercorrere le antiche rotte verso l’Italia, osservare da vicino le infrastrutture storiche e valutare le condizioni del fondo stradale, sempre influenzate da acqua, ombra e quota. Un itinerario breve, ma intenso, perfetto da inserire in un <strong>tour motociclistico</strong> tra i grandi passi del San Gottardo.</p>
<h2>Dove si trova la Gola della Schöllenen e perché è speciale da percorrere in moto</h2>
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<p>La <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/tra-formaggi-castelli-e-alpi-ecco-perche-questo-borgo-e-il-piu-gustoso-della-svizzera/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Gola della Schöllenen</strong></a> si trova nel <strong>Canton Uri</strong>, nella Svizzera centrale, lungo la storica <strong>strada del San Gottardo</strong> che collega Göschenen ad Andermatt. È un <strong>canyon stretto</strong>, scavato dal <strong>fiume Reuss</strong> tra pareti di granito quasi verticali, dove l’acqua corre impetuosa e lo spazio per la viabilità è ridotto al minimo.</p>
<p>Per secoli questa gola ha rappresentato uno dei principali ostacoli naturali ai collegamenti tra Svizzera settentrionale e versante italiano delle Alpi. Prima di ponti e gallerie, raggiungere la <strong>valle di Urseren</strong> significava esporsi a frane, piene e cadute di massi, con percorsi adatti solo a muli e viaggiatori esperti.</p>
<p>Oggi la stessa gola è un tratto affascinante da <strong>percorrere in moto</strong>: il nastro d’asfalto si incunea tra le rocce, alternando brevi rettilinei, curve con visuale limitata e <strong>passaggi sospesi</strong> sul Reuss. Non è un classico passo fatto solo di tornanti, ma un corridoio montano dove si percepisce ancora il peso storico di ogni infrastruttura costruita nella roccia.</p>
<h2>Ponte del Diavolo, vecchi tracciati e paesaggi tra gallerie e granito</h2>
<p>Il simbolo assoluto della Gola della Schöllenen è il <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/svizzera/dalle-pareti-di-granito-ai-laghi-sbarrati-la-strada-alpina-svizzera-che-regala-scenari-fantascientifici/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ponte del Diavolo</strong></a>, o <strong>Teufelsbrücke</strong>, che oggi si presenta come un sistema di attraversamenti su più livelli. Nello stesso punto si sono succeduti ponti lignei medievali, archi in pietra del Cinquecento e dell’Ottocento, fino alla struttura moderna del 1958 pensata per il traffico automobilistico.</p>
<p>Dal punto di vista paesaggistico, il colpo d’occhio è unico: il <strong>Reuss</strong> ribolle in basso tra le rocce, mentre i ponti affiancati disegnano linee diverse tra le <strong>pareti di granito</strong>. Percorrendo la strada in moto si notano i <strong>vecchi tracciati</strong>, le gallerie scavate nella montagna e i brevi rettilinei sospesi, che raccontano l’evoluzione dell’<strong>ingegneria alpina</strong>.</p>
<p>Sulla roccia spicca anche la figura rossa del Diavolo con la capra, ispirata alla <strong>leggenda locale</strong> e dipinta nel 1950 dall’artista svizzero Heinrich Danioth. È uno di quei dettagli che meritano una sosta veloce: spegni il motore, ascolta il rumore dell’acqua e lascia che siano la gola e i suoi ponti a raccontare la storia del San Gottardo.</p>
<h2>Leggende, battaglie e il Monumento a Suvorov lungo la gola</h2>
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<p>La fama del Ponte del Diavolo è legata alla <strong>leggenda del patto</strong> con il Maligno: gli <strong>abitanti di Uri</strong>, incapaci di completare il ponte, avrebbero chiesto aiuto al Diavolo, promettendogli l’anima del primo essere vivente che lo avesse attraversato. Una volta conclusa l’opera, però, a passare per primo fu una capra, scatenando l’ira del Diavolo, che avrebbe tentato invano di distruggere il ponte con un enorme masso, la <strong>Pietra del Diavolo</strong>.</p>
<p>Oltre al folklore, la Gola della Schöllenen è teatro di vicende storiche documentate. Qui nel 1799, durante le <strong>guerre della Seconda coalizione</strong>, le truppe russe del generale <strong>Aleksandr Suvorov</strong> affrontarono i francesi che difendevano il passaggio. Il ponte venne danneggiato e poi ripristinato in modo di fortuna, in mezzo ai combattimenti.</p>
<p>A ricordo di quei fatti, lungo la strada sorge il <strong>Monumento a Suvorov</strong>, una grande croce scolpita nella <strong>parete di granito</strong> con un’iscrizione commemorativa. Dalla zona di sosta, quando le condizioni lo permettono, è possibile raggiungerlo a piedi in pochi minuti, aggiungendo una parentesi storica al proprio <strong>itinerario motociclistico</strong> sul San Gottardo.</p>
<h2>Consigli pratici per visitare la Schöllenen e il Ponte del Diavolo in moto</h2>
<p>Per raggiungere la Gola della Schöllenen in moto puoi arrivare ad Andermatt dal versante ticinese passando da <strong>Airolo</strong> e dal <strong>Passo del San Gottardo</strong>, quando aperto, oppure da nord seguendo la rete stradale del Canton Uri fino a Göschenen. Il tratto di gola utilizza la <strong>strada nazionale A2/H2</strong> di superficie e non va confuso con il tunnel autostradale del San Gottardo.</p>
<p>Il periodo migliore per un <strong>viaggio motociclistico</strong> va in genere da giugno a settembre, quando temperature e condizioni dei passi risultano più favorevoli. In autunno avanzato e in inverno sono possibili neve, ghiaccio e fondi umidi, soprattutto nelle gallerie e nei tratti in ombra, quindi serve particolare prudenza.</p>
<p>Lungo la gola sono presenti aree di sosta da cui osservare il Ponte del Diavolo e, in stagione, imboccare il <strong>sentiero circolare della Schöllenen</strong>, una passeggiata di circa 30 minuti che passa sul vecchio <strong>ponte del 1830</strong> e tra brevi gallerie pedonali. Il sentiero è normalmente aperto da maggio a ottobre: non va dato per accessibile solo perché la strada per auto e moto è sgombra.</p>
<p>Prima di partire controlla sempre viabilità cantonale, apertura dei passi (San Gottardo, <strong>Furka</strong>, <strong>Oberalp</strong>) e bollettini meteo. La gola è breve, ma intensa: guidare con margine, evitando sorpassi azzardati nel traffico misto, è la chiave per godersi in sicurezza uno dei tratti più iconici del motociclismo alpino svizzero.</p>
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		<title>Ci abitano meno di 20 persone: un borgo dimenticato segnato ancora oggi da un&#8217;antica maledizione</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/bastano-12-coraggiosi-per-continuare-a-tenere-in-vita-uno-dei-borghi-piu-incredibili-dellisola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2026 13:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.trueriders.it/?p=42869</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lontano dalla Sardegna del turismo e della movida sfrenata, esiste uno dei borghi più incredibili che abbiate mai visto, tenuto in vita da 12 coraggiosi che, senza timore di smentita, potremmo definire 12 temerari, che hanno deciso di abbandonare le comodità cittadine in favore di una vita un po' meno agiata ma certamente molto, molto più sana. Il paese si chiama Lollove, siamo in provincia di Nuoro (e anche nel suo comune visto che si tratta di una frazione) e questa che state per scoprire ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste una <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/sardegna-in-moto/" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a> segreta e lontana dalle rotte del turismo costiero. Questa terra arcaica accoglie i motociclisti con strade tortuose e panorami montani aspri. L&#8217;asfalto si arrampica infatti su vallate dove il tempo pare essersi fermato secoli fa. La meta di questo viaggio è <strong>Lollove,</strong> minuscola frazione rurale incastonata tra i monti del comune di Nuoro. Questo borgo medievale in pietra conta appena una dozzina di residenti coraggiosi. Un&#8217;antica leggenda popolare narra di una terribile maledizione lanciata da monache fuggitive. Il sortilegio condannò il paese a non morire e a non crescere mai. Raggiungere questo luogo magico in moto significa vivere un&#8217;esperienza autentica, guidando su percorsi solitari e ricchi di curve tecniche.</p>
<h2>Lollove in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
<p><iframe title="la mappa" loading="lazy" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m28!1m12!1m3!1d459655.7868348788!2d9.198275079999027!3d40.64375787726409!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m13!3e0!4m5!1s0x12d94b04024bea79%3A0x7bfe3270a490c808!2sOlbia%2C%20Provincia%20della%20Gallura%20Nord-Est%20Sardegna!3m2!1d40.9236401!2d9.4964224!4m5!1s0x12de85b0c7a3cb1d%3A0xa63bc37fba27d664!2sLollove%2C%2008100%20NU!3m2!1d40.364813!2d9.3333596!5e1!3m2!1sit!2sit!4v1793705516762!5m2!1sit!2sit" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h3>Percorso</h3>
<p>Il nostro percorso parte dal porto di <strong>Olbia,</strong> punto di approdo privilegiato per chi sbarca con la moto sul continente sardo. Si evita la monotona arteria a scorrimento veloce 131 DCN per cercare subito il vero piacere di guida. Imbocchiamo quindi la provinciale SP24 procedendo verso sud-ovest in direzione dell&#8217;entroterra barbaricino. Pochi chilometri dopo la strada si raccorda con la dinamica SS389 di Buddusò e del Correboi. L&#8217;asfalto offre subito un ritmo incalzante tra salite panoramiche, cambi di pendenza e curve serrate. Si attraversano così i paesi tradizionali di Buddusò, Bitti e Orune, immersi tra boschi di sughero e colline granitiche. Superato il cartello d&#8217;ingresso per la città di <strong>Nuoro,</strong> la rotta prosegue per una manciata di chilometri su una strada secondaria panoramica. Infine, una ripida discesa finale conduce direttamente alle porte di <strong>Lollove,</strong> dove il motore si spegne davanti a vicoli rimasti immutati nel tempo.</p>
<h2>La leggenda di Lollove, uno dei borghi più incredibili della Sardegna</h2>
<p>Lollove, come dicevamo, <strong>è oggi abitato da 12 persone</strong>. Praticamente un&#8217;unica famiglia che ha a disposizione un intero, magnifico borgo. Tuttavia, gli anziani tramandano oralmente un racconto, secondo cui Lollove sia condannato a un&#8217;esistenza cristallizzata, senza mai potersi espandere né, tanto meno, estinguere. Sono quelle <strong>storie che si sussurrano</strong>, quasi sottovoce, perché raccontandole si ha sempre il timore di risvegliare antichi anatemi. Nel paese, e più precisamente nella via Nino Bixio, era presente un <strong>piccolo monastero di suore penitenti</strong>; le sorelle lì abitavano, pregavano e si prendevano cura della <strong>chiesa intitolata a Maria Maddalena</strong>.</p>
<p>Un giorno, tuttavia, vennero accusate di giacere con alcuni pastori locali; le monache, sdegnate dalla vile accusa, <strong>decisero quindi di lasciare il borgo</strong> ma una di loro, mentre fuggiva, si voltò verso Lollove e pronunciò <strong>una solenne condanna</strong>: &#8220;Lollove sarai come l’acqua del mare, non crescerai né mostrerai (di crescere) mai!&#8221;. Sembra proprio che quella formula ebbe l&#8217;efficacia sperata e, da allora, il piccolo paese rimase come congelato, senza poter crescere né morire. Fu sì una maledizione ma forse proprio grazie ad essa oggi <strong>Lollove è uno dei borghi più incredibili</strong> che potrete mai visitare.</p>
<p>E quindi spegnete gli smartphone e <strong>girate i suoi vicoli</strong>, incontrate i suoi abitanti; saranno certamente lieti di rispondere alle vostre curiosità su come, in un mondo sempre più caotico e affollato, si svolga la vita in un luogo così silenzioso e sereno. <strong>E avrete anche la possibilità di mangiare</strong> in questo posto magico, nell&#8217;unico agriturismo del paese che sarà lieto di offrirvi una ricca selezione di prelibatezze locali. Ma vuoi vedere che a Lollove hanno scoperto come vivere ancora una vita piena e ricca di soddisfazioni?</p>
<p><em>Credit immagine in evidenza: <a href="https://www.sardegnaturismo.it/it/esplora/lollove" target="_blank" rel="noopener">Sardegna Turismo</a></em></p>
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		<title>Il suo nome è sinonimo di inverno: il valico del Friuli Venezia Giulia che «profuma» di neve e rinasce in inverno</title>
		<link>https://www.trueriders.it/trueriders/il-suo-nome-e-sinonimo-di-inverno-il-valico-del-friuli-venezia-giulia-che-profuma-di-neve-e-rinasce-in-inverno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Zanutto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2026 11:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Friuli Venezia Giulia in moto]]></category>
		<category><![CDATA[Italia in moto]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari in moto]]></category>
		<category><![CDATA[TrueRiders]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un itinerario panoramico sulle Alpi Giulie verso il valico di Sella Nevea, collegando il Cadore e la Carnia lungo strade spettacolari.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Incastonata tra le Alpi Giulie, la conca di <strong>Sella Nevea</strong> è una meta amata dai motociclisti, grazie a strade tortuose e scenari grandiosi. Il valico tocca quota 1.190 metri s.l.m., unendo la Val Raccolana con la Valle Rio del Lago verso Tarvisio; la sella segna un confine tra le vette maestose delle Alpi Giulie Orientali. L’itinerario totale misura 212 chilometri partendo dal Cadore; il tracciato raggiunge una quota massima di 2.026 metri s.l.m., toccando la Panoramica delle Vette. L’ascesa accumula oltre 7.920 metri di dislivello positivo: si superano passi ripidi e discese ripide, che mettono alla prova telaio e freni. Il ritmo di marcia esige una guida attenta e fluida, ma che ricompensa di ogni sforzo.</p>
<h2>Sella Nevea in moto. L’itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
<p><iframe loading="lazy" src="https://it.wikiloc.com/wikiloc/embedv2.do?id=138461888&amp;elevation=on&amp;images=on&amp;maptype=H" width="600" height="500" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Powered by <a style="color: #4c8c2b; font-size: 11px; line-height: 16px;" href="https://it.wikiloc.com" target="_blank" rel="noopener">Wikiloc</a></p>
<h3>Percorso</h3>
<p>Il viaggio in sella parte da <strong>Cima Gogna</strong>, frazione di <strong>Auronzo di Cadore</strong> sul bivio tra Ansiei e Piave: l’asfalto sale veloce verso i monti. Imbocchiamo la <strong>SS52 Carnica</strong> verso <strong>Vigo di Cadore</strong>, deviando poi lungo la <strong>SP619</strong>; la via sale con forza verso i pascoli di Casera Razzo. La strada si stringe tra fitti boschi di abeti; conviene dosare con cura il gas, evitando scatti bruschi per non perdere aderenza sui tratti umidi. Nelle curve strette serve usare con garbo il freno posteriore.</p>
<p>Superate le malghe di <strong>Sauris</strong>, l’asfalto scende verso la valle carnica, toccando con grazia i borghi montani di <strong>Ovaro</strong> e di <strong>Comeglians</strong>. Lungo la <strong>SR465</strong> raggiungiamo la <strong>Panoramica delle Vette</strong>, tracciato d’alta quota che sale sul <strong>Monte Crostis</strong>; la vista sulle cime toglie il fiato. La salita guadagna quota in fretta fino a duemila metri; il colpo d’occhio abbraccia le valli friulane, offrendo orizzonti ampi a perdita d’occhio. La guida in quota esige attenzione al fondo stradale: è bene tenere marce basse per avere spinta pronta, affrontando con calma ogni cambio di pendenza.</p>
<p>Dalla cima del Crostis la rotta tocca <strong>Paularo</strong>, scendendo verso <strong>Pontebba</strong> lungo un nastro d’asfalto bello, ricco di curve e di aria fresca. Seguiamo la carreggiata della <strong>SS13 Pontebbana</strong> nel <strong>Canal del Ferro</strong> fino al paese di <strong>Chiusaforte</strong>; la valle si apre tra pareti di pietra. Nel borgo imbocchiamo la <strong>SP76 della Val Raccolana</strong>: la strada risale gole strette con curve vive, ponti d’epoca e gallerie scavate nella roccia. L’ascesa finale porta dritti al pianoro di <strong>Sella Nevea</strong>, dove il giro si chiude tra le alte pareti di roccia che circondano la conca verde.</p>
<h2>Tra tornanti e pareti carsiche: la scalata tecnica verso il valico</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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                                        " sizes="(max-width: 768px) 100vw, 650px" width="1200" height="800" alt="Scorcio del valico di Sella Nevea e di uno dei suoi bacini." loading="lazy" decoding="async" /><em class="caption">Fare tappa presso il valico di Sella Nevea offre l&#8217;opportunità per camminate immerse nel verde con scorci mozzafiato che solo le Alpi Giulie sanno regalare.</em></p>
<p>La salita della Val Raccolana è uno dei tratti più noti del Friuli-Venezia Giulia, grazie a scorci che riempiono gli occhi del viaggiatore. La provinciale sale con piglio deciso lungo gole scoscese, affrontando rampe con pendenze marcate; la roccia viva fa da spalla alla carreggiata. Le curve scorrono tra gallerie e ponti di sasso; qui assecondare le pieghe senza forzare il manubrio è fondamentale per non stancarsi alla guida. All’ombra il suolo è spesso umido o presenta ghiaia fine: conviene evitare frenate secche a centro curva, tenendo la traiettoria rotonda.</p>
<p>Ai 1.190 metri del passo, la conca regala una vista pura su cime aspre e severe; il silenzio alpino avvolge subito la sosta. A nord si alzano le pareti dello <strong>Jôf di Montasio</strong>, mentre a sud si impone la mole del <strong>Monte Canin</strong>, con rocce calcaree candide. Il valico fa da spartiacque: a ovest le acque scendono verso il Fella; a est scorrono rapide verso la Valle Rio del Lago. La sosta al valico permette di riposare al fresco dei pini: il piazzale offre spazio comodo per fermare la moto e godersi la vista. Da qui potete scegliere di andare a visitare <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/13-cascate-per-un-solo-paese-chiusaforte-e-la-meraviglia-azzurra-della-regione/">numerose meraviglie naturali come le cascate tipiche di queste zone</a>.</p>
<h2>Dalla ritirata di Caporetto al demanio transfrontaliero: storia e scenari d’alta quota</h2>
<p>Il nome di Sella Nevea descrive accuratamente il luogo: la conca gode di neve abbondante grazie alla sua conformazione in combinazione con le vette che le stanno intorno. I venti umidi da sud sbattono sulle Giulie, creando nevicate dense che rendono l’inverno lungo. Durante la Grande Guerra queste vette videro duri scontri; i soldati italiani difesero i punti di <strong>Sella Buia</strong> e <strong>Sella Prevala</strong> durante la ritirata da <strong>Caporetto</strong>. I vecchi ripari di pietra e le tracce delle trincee si notano ancora oggi lungo i sentieri d’alta quota che salgono dal colle.</p>
<p>Il polo turistico moderno prese vita negli anni Sessanta, quando l’architetto <strong>Giacomo Della Mea</strong> tracciò i piani di sviluppo del borgo. Nel dicembre del 1970 partirono la funivia del Canin, la sciovia Poviz e il primo hotel; la stazione accolse così i primi sciatori. Opere chiuse nel 2001 hanno messo al sicuro case e piste e dal 2009 un moderno impianto supera <strong>Sella Prevala</strong>, unendo le piste friulane con il polo sciistico sloveno di <strong>Plezzo</strong>.</p>
<p>A quota 1.850 metri s.l.m., sotto la parete del <strong>Bila Pec</strong>, sorge <a href="https://www.goodtrekking.it/percorsi/italia/trekking-friuli/tra-le-vette-delle-alpi-giulie-un-suggestivo-itinerario-ad-anello-verso-lo-storico-rifugio-celso-gilberti/?_gl=1*d9giyf*_up*MQ..*_ga*MjAzNzA3NDM2MS4xNzkyMjI3MTU3*_ga_RCT7VET47V*czE3OTIyMjcxNTYkbzEkZzEkdDE3OTIyMjcxNzYkajQwJGwwJGgw">il noto <strong>Rifugio Celso Gilberti</strong></a>, caro a chi ama la roccia e la vita d’alpeggio. Dal rifugio parte la ferrata Julia verso la cima del Canin; il sentiero sale tra rocce bianche in un paesaggio carsico che pare lunare. Il massiccio cela abissi e cavità profonde, note in tutta Europa tra chi studia le grotte. Oltre il valico la via scende verso est, sfiorando le rive limpide del <strong>Lago del Predil</strong> prima di chiudere la corsa a <strong>Tarvisio</strong>.</p>
<h2>Quando affrontare Sella Nevea in moto e consigli pratici di viaggio</h2>
<p>Scegliere il mese giusto è decisivo per vivere al meglio questo viaggio sulle strade alte del Friuli-Venezia Giulia, tra boschi fitti e aria pura. In inverno la conca è il regno dello sci con 35 chilometri di piste; per le moto da strada il ghiaccio rende il passo poco sicuro. Il tempo ideale per partire va da fine maggio a inizio ottobre, quando il sole scalda l’asfalto e l’aria resta tersa e pulita. L’estate offre fresco e sollievo dalla calura; l’autunno tinge i boschi con toni d’oro e di rame lungo tutta la Val Raccolana.</p>
<p>Sul piano pratico serve curare ogni sosta di <strong>rifornimento</strong>: la strada tocca valli chiuse dove i distributori sono rari. È saggio fare il pieno nei centri di Auronzo, Pontebba o Chiusaforte, dando alla moto l’autonomia giusta per coprire i chilometri in salita. Nelle pause a tavola è buono gustare piatti tipici della Carnia, come polenta calda con funghi porcini trifolati ed erbe di prato.</p>
<p>Prima di mettervi in marcia controllate con cura i freni e la pressione degli <strong>pneumatici</strong>; una gomma sana assicura grip sui tornanti stretti. Vestitevi con capi tecnici a strati, portando sempre un inserto o una copertura antipioggia: sulle Alpi Giulie il cielo può cambiare volto in pochi minuti. Mettete nelle borse guanti caldi per le quote più alte; l’aria fresca può farsi sentire dopo lunghi tratti corsi all’ombra delle vette. Guidando con calma e rispetto della strada, questo valico vi regalerà curve felici e ricordi duraturi nel cuore più puro della montagna friulana.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/trueriders/il-suo-nome-e-sinonimo-di-inverno-il-valico-del-friuli-venezia-giulia-che-profuma-di-neve-e-rinasce-in-inverno/">Il suo nome è sinonimo di inverno: il valico del Friuli Venezia Giulia che «profuma» di neve e rinasce in inverno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>1108 metri di splendore lombardo: è il valico tra due fiumi dove la montagna si scopre anche in autunno</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia/1108-metri-di-splendore-lombardo-e-il-valico-tra-due-fiumi-dove-la-montagna-si-scopre-anche-in-autunno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2026 09:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.trueriders.it/?p=77680</guid>

					<description><![CDATA[<p>Novanta chilometri possono sembrare pochi, ma tra il Lago d’Iseo, la Croce di Salven e il Passo della Presolana diventano un piccolo viaggio alpino, denso di curve, vallate e cambi di paesaggio. Si parte dal lungolago di Lovere, con il Sebino che riflette le prime luci sulle montagne, e in pochi chilometri ci si ritrova</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia/1108-metri-di-splendore-lombardo-e-il-valico-tra-due-fiumi-dove-la-montagna-si-scopre-anche-in-autunno/">1108 metri di splendore lombardo: è il valico tra due fiumi dove la montagna si scopre anche in autunno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Novanta chilometri possono sembrare pochi, ma tra il <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/una-delle-grandi-fortezze-deuropa-si-trova-proprio-qui-il-lago-giusto-per-scoprire-le-meraviglie-della-lombardia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lago d’Iseo</strong></a>, la <strong>Croce di Salven</strong> e il <strong>Passo della Presolana</strong> diventano un piccolo viaggio alpino, denso di curve, vallate e cambi di paesaggio.</p>
<p>Si parte dal lungolago di Lovere, con il Sebino che riflette le prime luci sulle montagne, e in pochi chilometri ci si ritrova già incanalati verso la Valle Camonica, seguendo il corso dell’Oglio e i profili rocciosi ai lati della statale.</p>
<p>Chilometro dopo chilometro la strada abbandona il respiro più ampio del fondovalle e comincia ad arrampicarsi verso l’altopiano di Borno e la <strong>Croce di Salven</strong>, dove l’aria si fa più fresca e i boschi avvolgono la carreggiata. Da qui l’anello prosegue verso la selvaggia <strong>Val di Scalve</strong> e il <strong>Passo della Presolana</strong>, prima di scendere nuovamente verso il lago, completando uno degli <strong>itinerari motociclistici</strong> più suggestivi delle Prealpi lombarde.</p>
<h2>Croce di Salven in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
<p><iframe title="la mappa" loading="lazy" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m46!1m12!1m3!1d251854.09738972218!2d9.989234654319999!3d45.778786466584606!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m31!3e0!4m5!1s0x4783d93aa0219f87%3A0xbc2fecc1de5db894!2sLovere%2C%20Provincia%20di%20Bergamo!3m2!1d45.8168351!2d10.0754912!4m5!1s0x4783d014bbf5eceb%3A0x40678022e670fb0!2sDarfo%20Boario%20Terme%2C%2025047%20BS!3m2!1d45.8972403!2d10.195663999999999!4m5!1s0x4783c50180cab46f%3A0x90019202acbe662b!2sCroce%20di%20Salven%2C%2025052%20Piancogno%20BS!3m2!1d45.944193!2d10.154983!4m5!1s0x4783c358a5cd4915%3A0x1d0678033ec058f0!2sPasso%20della%20Presolana%2C%2025040%20Angolo%20Terme%20BS!3m2!1d45.9166667!2d10.1!4m5!1s0x4783d93aa0219f87%3A0xbc2fecc1de5db894!2sLovere%2C%20Provincia%20di%20Bergamo!3m2!1d45.8168351!2d10.0754912!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1793819740189!5m2!1sit!2sit" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h3>Percorso</h3>
<p>Per questo <strong>itinerario in moto</strong> tra <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/vista-lago-e-pieghe-5-borghi-attorno-al-lago-diseo-perfetti-per-una-pausa-in-moto/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lago d’Iseo</strong></a>, Croce di Salven e Passo della Presolana, <strong>Lovere</strong> è un punto di partenza ideale. Il paese, affacciato sul settore settentrionale del <strong>Sebino</strong>, combina un lungolago scenografico, vicoli storici e una posizione strategica tra pianura e prime valli alpine. Prima di salire in sella vale la pena una breve passeggiata tra le facciate eleganti che guardano l’acqua e le torri medievali che raccontano il passato commerciale del borgo.</p>
<p>Chi ha tempo può fare una sosta tecnica ma culturale alla Basilica di Santa Maria in Valvendra, con il suo impianto rinascimentale, o all’Accademia Tadini, che custodisce anche opere legate ad Antonio Canova. Dal punto di vista motociclistico, <strong>Lovere</strong> offre rifornimenti, bar per una colazione con vista lago e un rapido accesso alla <strong>SS42 del Tonale e della Mendola</strong>, l’arteria che introduce verso la <strong>Valle Camonica</strong> e la prima tappa a <strong>Darfo Boario Terme</strong>.</p>
<h2>Da Darfo Boario Terme alla Croce di Salven: salita tra boschi e tornanti</h2>
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<p>Lasciato il traffico più intenso del fondovalle, <strong>Darfo Boario Terme</strong> segna il passaggio dalla dimensione lacustre e termale alle prime vere rampe montane. Dopo la sosta nel parco delle Terme, con le sue architetture liberty che ricordano la Belle Époque, si punta verso Borno seguendo i cartelli per l’altopiano, su una strada che comincia a offrire curve più interessanti e panorami via via più ampi sulla <strong>Valle Camonica</strong>.</p>
<p>Tra Borno e Ossimo Inferiore la carreggiata si fa più regolare e scorrevole, con <strong>tornanti</strong> ben disegnati e un susseguirsi di boschi e radure. È qui che si entra nel regno della <strong>Croce di Salven</strong>, un valico a 1.108 metri che funge da spartiacque tra il bacino del <strong>torrente Trobiolo</strong> e quello del Dezzo. Dal versante della <strong>Val di Scalve</strong> la salita è più stretta e impegnativa, con pendenze che sfiorano il 10-11% e curve serrate da affrontare con attenzione, soprattutto in autunno, quando l’asfalto può essere umido o coperto di foglie.</p>
<h2>Verso la Regina delle Orobie: il tratto spettacolare fino al Passo della Presolana</h2>
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<p>Dalla <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/profondamente-bello-il-6-lago-piu-grande-ditalia-e-un-gioiello-darte-e-paesaggi-naturali/" target="_blank" rel="noopener">Croce di Salven</a> l’itinerario entra nel paesaggio più selvaggio della <strong>Val di Scalve</strong>, con le pareti rocciose che si avvicinano alla strada e i boschi di abeti e faggi che incorniciano ogni curva. La guida qui diventa più tecnica: carreggiate a tratti strette, cambi di pendenza e curve ravvicinate richiedono traiettorie pulite e un buon controllo del freno motore, specialmente quando l’asfalto è freddo o sporco di ghiaino.</p>
<p>Salendo verso il <strong>Passo della Presolana</strong>, il <strong>Pizzo della Presolana</strong> – la cosiddetta <strong>Regina delle Orobie</strong> – domina l’orizzonte con le sue forme dolomitiche e le pareti chiare. Il valico, a 1.297 metri lungo la <strong>ex SS671</strong> della Val Seriana, offre una combinazione quasi didattica di <strong>tornanti</strong>, <strong>gallerie artificiali</strong> e traversi sotto le rocce. Nel periodo autunnale i <strong>boschi misti</strong> esplodono in sfumature di giallo e rosso, mentre sulle quote più alte possono già comparire le prime spolverate di neve, creando contrasti molto fotogenici da gustare con soste mirate nei piccoli spiazzi panoramici.</p>
<h2>Discesa verso Lovere: consigli pratici per affrontare l’anello in moto</h2>
<p>Dal Passo della Presolana si scende verso Castione, seguendo la strada provinciale che attraversa la Val Seriana superiore prima di imboccare la <strong>Val Borlezza</strong> in direzione di Clusone e Sovere. Qui il paesaggio si addolcisce: le pareti verticali lasciano spazio a colline boscate, piccoli prati e borghi che accompagnano fino al rientro sulle rive del <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/profondamente-bello-il-6-lago-piu-grande-ditalia-e-un-gioiello-darte-e-paesaggi-naturali/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lago d’Iseo</strong></a>, chiudendo l’anello a Lovere dopo circa 90 chilometri di guida.</p>
<p>In termini di pianificazione, il tempo di percorrenza è di poco superiore alle due ore, ma in moto è realistico considerare almeno mezza giornata. Tra pause fotografiche, visita ai centri storici e soste caffè, l’itinerario rende al meglio se affrontato senza fretta. Prima di partire è fondamentale verificare la presenza di eventuali tratti a <strong>traffico limitato</strong> o <strong>strade private</strong> segnalate dal navigatore, oltre alle condizioni meteo e alla possibile formazione di ghiaccio sui valichi.</p>
<p>L’anello è adatto a moto stradali e tourer, purché il pilota abbia una buona confidenza con curve di montagna, <strong>tornanti stretti</strong> e fondi non sempre perfetti. Pressioni gomme corrette, abbigliamento caldo a strati e attenzione particolare ai tratti in ombra sono gli ingredienti giusti per godersi uno dei <strong>percorsi motociclistici</strong> più completi delle Prealpi lombarde.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/lombardia/1108-metri-di-splendore-lombardo-e-il-valico-tra-due-fiumi-dove-la-montagna-si-scopre-anche-in-autunno/">1108 metri di splendore lombardo: è il valico tra due fiumi dove la montagna si scopre anche in autunno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Un ponte di pietra attraversa gigantesche guglie sospese sulla valle: il panorama più curioso della Sassonia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2026 07:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrivare al Ponte Bastei è un po’ come infilarsi in un set naturale scolpito da milioni di anni di vento e acqua. La prima volta che ho parcheggiato sopra la valle dell’Elba e ho imboccato il sentiero, il rumore del traffico è svanito in pochi minuti, sostituito dal fruscio del bosco e dal richiamo dei</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/un-ponte-di-pietra-attraversa-gigantesche-guglie-sospese-sulla-valle-il-panorama-piu-curioso-della-sassonia/">Un ponte di pietra attraversa gigantesche guglie sospese sulla valle: il panorama più curioso della Sassonia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivare al <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/se-pensavi-che-fosse-in-germania-dovrai-ricrederti-la-capitale-mondiale-della-birra-si-trova-tra-le-colline-delle-marche/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ponte Bastei</strong></a> è un po’ come infilarsi in un set naturale scolpito da milioni di anni di vento e acqua. La prima volta che ho parcheggiato sopra la <strong>valle dell’Elba</strong> e ho imboccato il sentiero, il rumore del traffico è svanito in pochi minuti, sostituito dal fruscio del bosco e dal richiamo dei corvi sopra le pareti di arenaria.</p>
<p>Davanti, le guglie rocciose della <strong>Svizzera Sassone</strong> si aprivano come una muraglia irregolare, interrotta solo dalle <strong>sette arcate di pietra</strong> del <strong>Basteibrücke</strong>, il ponte che da metà Ottocento collega questi pinnacoli sospesi. Qui non si viene soltanto per una foto al tramonto: tra belvedere, scalinate scavate nella roccia e vecchi tracciati di accesso alle fortezze medievali, la Bastei è un piccolo labirinto da esplorare a piedi, ideale anche come deviazione panoramica in moto lungo la <strong>valle dell’Elba</strong>, magari abbinando la giornata a una tappa nella vicina Dresda.</p>
<h2>Dove si trova il Ponte Bastei e perché vale il viaggio</h2>
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<p>Il Ponte Bastei si trova nel cuore della <strong>Svizzera Sassone</strong>, <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/la-venezia-della-renania-e-la-citta-di-castelli-fiumi-e-ponti-ai-piedi-delle-montagne-tra-germania-e-belgio/" target="_blank" rel="noopener">Germania</a> orientale, a circa 40 chilometri da Dresda, sospeso 194 metri sopra la <strong>valle dell’Elba</strong>. Siamo nel <strong>massiccio della Bastei</strong>, un balcone naturale di arenaria che raggiunge i 305 metri di altitudine e domina un paesaggio fatto di gole profonde, foreste e pareti rocciose verticali.</p>
<p>Il ponte attuale, lungo <strong>76,5 metri</strong>, è stato costruito nel 1851 per sostituire una precedente struttura in legno del 1826. Con le sue <strong>sette arcate</strong> in pietra locale, collega una serie di guglie di arenaria modellate da un <strong>antico bacino marino</strong> del Cretaceo, poi scolpite da acqua, gelo e vento. Per noi escursionisti e <strong>mototuristi</strong> è uno di quei luoghi che uniscono storia del turismo europeo, geologia spettacolare e infrastrutture ben organizzate: un mix raro, che permette di vivere un ambiente selvaggio senza rinunciare a sentieri segnati e a un buon livello di sicurezza.</p>
<h2>Paesaggi, punti panoramici e sentieri intorno alla Bastei</h2>
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<p>La Bastei è un balcone naturale a 360 gradi: affacciandosi dal ponte si leggono le pieghe della <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/una-delle-strade-piu-antiche-celebri-e-panoramiche-della-germania-andiamo-in-moto-nella-foresta-nera/" target="_blank" rel="noopener">valle dell’Elba</a>, con i rilievi dell’<strong>Elbsandsteingebirge</strong> che si rincorrono fino al confine con la Repubblica Ceca. Nelle giornate limpide riconoscerai all’orizzonte cime come il Lilienstein e il Königstein, mentre sotto di te scorre il fiume, spesso avvolto da banchi di nebbia mattutina in autunno.</p>
<p>Uno degli itinerari più semplici è il giro Bastei – <strong>Ferdinandaussicht</strong> – <strong>Kanapee</strong>, circa 1,9 chilometri e 136 metri di dislivello, con partenza dalla fermata degli autobus alla Bastei. È il classico anello da fare con calma, macchina fotografica al collo. Dalla piattaforma principale si passa alla Ferdinandaussicht, tra i punti migliori per inquadrare l’intero <strong>Ponte Bastei</strong> con le sue sette arcate, per poi proseguire verso il Kanapee, un belvedere affacciato direttamente sulla valle.</p>
<p>Per chi ha più gamba, la salita dal paese di Rathen è la scelta più appagante: si parte dal livello del fiume, si attraversa il <strong>Malerweg</strong>, il <strong>Sentiero dei Pittori</strong>, e si arriva poco a poco tra le torri di arenaria. Un’alternativa più impegnativa è esplorare l’area degli <strong>Schwedenlöcher</strong>, una gola di scalinate ripide e passaggi stretti, da affrontare con attenzione in caso di pioggia o ghiaccio.</p>
<h2>Tra pittori romantici e fortezze rupestri: la storia della Bastei</h2>
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<p>Molto prima che diventasse un’icona di Instagram, la Bastei era già un simbolo del <strong>Romanticismo tedesco</strong>. Già all’inizio dell’Ottocento, locande, piattaforme panoramiche e i primi sentieri attrezzati richiamavano viaggiatori e pittori attratti dalle torri di arenaria che spuntavano dal bosco come rovine ciclopiche.</p>
<p>Tra gli artisti più legati alla zona c’è <strong>Caspar David Friedrich</strong>, che utilizzò spesso le <strong>montagne di arenaria dell’Elba</strong> come sfondo delle sue composizioni. Nel 1823 dipinse “Felsenschlucht”, ispirato al paesaggio del <strong>Neurathener Felsentor</strong>, poco distante dall’attuale <strong>Ponte Bastei</strong>. Guardando certe inquadrature dal vivo, è facile capire perché questi scenari siano diventati manifesto del dialogo tra uomo e natura.</p>
<p>Il ponte collega anche alla <strong>Felsenburg Neurathen</strong>, un <strong>castello rupestre</strong> del XIII secolo che sfruttava le guglie come mura naturali. Oggi rimangono resti, cavità e tracce di passaggi scavati nella roccia, visitabili in condizioni ordinarie tramite passerelle. Attualmente, nel novembre 2026, il sito è chiuso per motivi di sicurezza, ma i belvedere e il <strong>Ponte Bastei</strong> restano accessibili, preservando gran parte del valore paesaggistico e storico della zona.</p>
<h2>Come arrivare alla Bastei, consigli pratici e moto itinerari</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il modo più semplice per raggiungere il Ponte Bastei è in auto o in moto da Dresda, seguendo l’<strong>autostrada A17</strong> fino all’uscita per Pirna e poi la viabilità locale verso Lohmen. L’ultimo tratto è una bella strada collinare, perfetta per il <strong>mototurismo</strong>, tra boschi e villaggi, con ampi <strong>parcheggi a pagamento</strong> a 3–3,5 chilometri dalla Bastei. Da qui puoi proseguire a piedi oppure, tra aprile e ottobre, sfruttare la <strong>navetta stagionale</strong>.</p>
<p>In alternativa puoi impostare come base <strong>Rathen</strong>, servita dalla ferrovia della <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/e-la-piccola-venezia-della-germania-e-in-questa-citta-medievale-dai-colori-pastello-filosofi-e-viaggiatori-si-incontrano-da-moltissimi-anni/" target="_blank" rel="noopener"><strong>valle dell’Elba</strong></a>. Una volta sceso dal treno, attraversi il fiume con il traghetto e inizi la salita nel bosco verso la Bastei: soluzione ideale se vuoi lasciare la moto o l’auto a Dresda e muoverti in modalità più slow.</p>
<p>L’accesso al ponte e ai principali belvedere è gratuito tutto l’anno, ma in inverno e con pioggia è fondamentale avere scarpe con buona aderenza: gradini, passerelle e tratti ombreggiati possono diventare scivolosi. Per un tour in moto più ampio, puoi combinare la Bastei con la <strong>Fortezza di Königstein</strong> e i paesaggi lungo l’Elba, pianificando soste panoramiche e controllando sempre sul portale ufficiale della Svizzera Sassone eventuali chiusure di sentieri o parcheggi.</p>
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		<title>È il canyon più profondo d&#8217;Italia: pareti verticali di 500 metri e natura selvaggia nel cuore della Sardegna</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/fino-a-500-metri-daltezza-le-gole-piu-profonde-deuropa-sono-il-tesoro-nascosto-della-sardegna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore selvaggio della Barbagia, incastonate tra le montagne calcaree del Supramonte, si aprono le Gole di Gorropu, uno dei canyon più spettacolari d’Europa. Questo autentico gioiello naturale, poco conosciuto dal grande pubblico, raggiunge profondità che sfiorano i 500 metri, creando un paesaggio grandioso e primordiale che lascia senza fiato. Gorropu non è solo un canyon: è un vero e proprio santuario geologico, ricco di biodiversità, leggende antiche e silenzi che parlano di ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Guidare sulle strade della <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/sardegna-in-moto/" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a> interna regala sempre sensazioni uniche. L&#8217;asfalto sardo garantisce infatti un&#8217;ottima aderenza per piegare in totale sicurezza. Il tracciato serpeggia senza sosta tra rocce modellate dal vento e paesaggi primordiali. La meta imperdibile di questa avventura è rappresentata dalle spettacolari <strong>Gole di Gorropu.</strong> Questo abisso naturale è considerato il canyon più profondo d&#8217;Italia. Inoltre, la monumentale frattura calcarea sprofonda per quasi cinquecento metri nel Supramonte. Raggiungere questo santuario geologico significa percorrere la leggendaria Statale 125 Orientale Sarda. Di conseguenza, ogni chilometro in sella regala scorci magnifici tra vette aspre e orizzonti marini.</p>
<h2 data-start="2290" data-end="3295">Gole di Gorropu in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3 data-start="2290" data-end="3295">Mappa</h3>
<p><iframe title="la mappa" loading="lazy" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m48!1m8!1m3!1d390602.36759365484!2d9.603395!3d40.107054!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m37!3e0!4m5!1s0x12def429a79a3d47%3A0xa08be186aec35a0!2sCala%20Gonone%2C%2008022%20NU!3m2!1d40.2803536!2d9.6271755!4m5!1s0x12de8b3349b7005b%3A0x1c08be1929a81280!2s08022%20Dorgali%20NU!3m2!1d40.2992609!2d9.5673479!4m5!1s0x12de613d5d9121f5%3A0xcf64f0068b0397fe!2sPUNTO%20PANORAMICO%20Canyon%20Gorropu%20Urzulei%20Bidiculai%2C%20SS125%2C%2008040%20Urzulei%20OG!3m2!1d40.1892207!2d9.535473!4m5!1s0x12de67cfae0b0d97%3A0x959ce946c2ab1d81!2sComune%20di%20Urzulei%2C%20Via%20Sardegna%2C%208%2C%2008040%20Urzulei%20OG!3m2!1d40.091876!2d9.5055941!4m5!1s0x12de470dc6b5bf49%3A0xa9b554bedf5d6441!2sTortol%C3%AC%2C%2008048%20OG!3m2!1d39.9265954!2d9.6560661!4m5!1s0x12de47c79db62373%3A0x10721ff9e07034db!2sArbatax%2C%2008048%20OG!3m2!1d39.9334339!2d9.703558899999999!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1793701957489!5m2!1sit!2sit" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h3 data-start="2290" data-end="3295">Percorso</h3>
<p data-start="2290" data-end="3295">Il viaggio parte dalle acque smeraldine di Cala Gonone. Si affrontano subito i primi tornanti della SP26 superando la galleria scavata nella roccia. Raggiunta Dorgali, la rotta si innesta sulla splendida SS125 Orientale Sarda. Questa arteria rappresenta senza dubbio una delle strade più amate dai motociclisti europei. L&#8217;asfalto sale verso il valico di Genna Silana a oltre mille metri di quota. Da questo belvedere si domina dall&#8217;alto la vallata del rio Flumineddu. Successivamente, la discesa verso Urzulei regala un ritmo di guida fluido e divertente. Si effettuano poi brevi deviazioni lungo la SP37 e la SP56 immerse nella macchia mediterranea. Rientrati sulla statale, le curve veloci guidano verso Tortolì. Infine, il viaggio termina davanti alle scenografiche rocce rosse di Arbatax, concludendo un anello magnifico tra terra e mare.</p>
<h2 data-start="2239" data-end="2288">I segreti millenari delle Gole di Gorropu tra natura primordiale e sapori di Barbagia</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Modellate dalla forza incessante del rio Flumineddu, le <strong>Gole di Gorropu</strong> formano una vera cattedrale di roccia calcarea. Le alte pareti verticali si stringono sul fondo della gola. Per questo motivo, dal letto del canyon si scorge solo una sottile striscia di cielo azzurro. Il microclima isolato custodisce specie botaniche rarissime come l&#8217;aquilegia di Gorropu. Inoltre, la zona ospita da sempre l&#8217;aquila reale e branchi di mufloni selvatici. Gli abitanti della <a href="https://www.sardegnaturismo.it/it/luoghi/centro/barbagia" target="_blank" rel="noopener">Barbagia</a> tramandano antiche leggende su creature mistiche che popolavano questi anfratti solitari. Gli escursionisti possono scendere a piedi dal passo di Genna Silana o risalire la verde valle di Oddoene. In questo modo si cammina tra massi ciclopici levigati dall&#8217;acqua, avvolti da un silenzio quasi surreale.</p>
<p>Al termine del tour, la ricca gastronomia barbaricina premia la fatica dei biker nelle trattorie tipiche dell&#8217;entroterra. Si comincia con il tradizionale pane carasau e con i celebri culurgiones ripieni di patate e menta fresca. Successivamente, non può mancare il classico porceddu cotto allo spiedo e insaporito con rametti di mirto selvatico. Per chiudere il pasto in dolcezza si gusta una seada calda al formaggio ricoperta di miele di corbezzolo. Infine, un calice robusto di vino Cannonau suggella una magnifica giornata vissuta tra asfalto e natura incontaminata.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/fino-a-500-metri-daltezza-le-gole-piu-profonde-deuropa-sono-il-tesoro-nascosto-della-sardegna/">È il canyon più profondo d&#8217;Italia: pareti verticali di 500 metri e natura selvaggia nel cuore della Sardegna</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Nel cuore del Mugello tra curve e natura incontaminata: la meta perfetta per un giro in moto</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/nel-cuore-del-mugello-tra-curve-e-natura-incontaminata-la-meta-perfetta-per-un-giro-in-moto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Galeani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2026 11:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono strade che sembrano essere fatte apposta per essere percorse su due ruote. Strade dove ogni curva offre una prospettiva diversa ed il paesaggio diventa un tutt’uno con il viaggio. Oggi siamo nel cuore dell’Appennino toscano, tra le montagne del Mugello ed il confine con la Romagna. Qui si nasconde una destinazione che merita di</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/nel-cuore-del-mugello-tra-curve-e-natura-incontaminata-la-meta-perfetta-per-un-giro-in-moto/">Nel cuore del Mugello tra curve e natura incontaminata: la meta perfetta per un giro in moto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Esistono strade che sembrano essere fatte apposta per essere percorse su due ruote. Strade dove ogni curva offre una prospettiva diversa ed il paesaggio diventa un tutt’uno con il viaggio. Oggi siamo nel cuore dell’Appennino toscano, tra le montagne del <strong>Mugello</strong> ed il confine con la <strong>Romagna</strong>. Qui si nasconde una <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/" target="_blank" rel="noopener">destinazione</a> che merita di essere scoperta. Si tratta di <strong>Passo di Prato all’Albero,</strong> una località nel pieno del verde, lontana dai grandi centri abitati e circondata da boschi, prati e rilievi che superano i mille metri d’altitudine.</p>
<p style="font-weight: 400;">Siamo nella zona del <strong>Borgo di San Lorenzo,</strong> nella provincia di <strong>Firenze</strong>, in una delle zone più autentiche e selvagge del Mugello. Qui la strada taglia un ambiente montano che conserva ancora un carattere genuino, fatto di silenzi, vegetazione rigogliosa e panorami tipicamente appenninici. Non ci sono grandi attrazioni turistiche a caratterizzare questo luogo. Il suo vero patrimonio è rappresentato dalla natura che lo circonda e dall’occasione che questo luogo offre: vivere un’esperienza lontana dal traffico e dal caos cittadino.</p>
<p><iframe title="la mappa" loading="lazy" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m58!1m12!1m3!1d91770.79251325982!2d11.268732190527327!3d44.04541692359517!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m43!3e0!4m5!1s0x132b02e3ac8933cb%3A0xe6809c0a7bdd971b!2sBorgo%20San%20Lorenzo%2C%2050032%20FI!3m2!1d43.957871999999995!2d11.3861183!4m5!1s0x132b1b00529a7b0f%3A0x75c20ed0e9cd4939!2sPasso%20della%20Colla%2C%20localit%C3%A0%20Casaglia%2C%2069%2C%2050032%20Borgo%20San%20Lorenzo%20FI!3m2!1d44.0386193!2d11.4840355!4m5!1s0x132b1becb480f0b1%3A0x14a0853623fbb0ea!2sPrato%20All&#039;Albero%2C%20SP477%2C%2050032%20Borgo%20San%20Lorenzo%20FI!3m2!1d44.044685699999995!2d11.4731588!4m5!1s0x132b17e177a66d2b%3A0xf5cbed5a3590d67f!2sPalazzuolo%20Sul%20Senio%2C%2050035%20FI!3m2!1d44.1140919!2d11.546173!4m5!1s0x132b22c710b9af3f%3A0x13ee25cbe4f038e1!2sValico%20del%20Paretaio%2C%20Strada%20Provinciale%20della%20Faggiola%2C%2050033%20Firenzuola%20FI!3m2!1d44.1437727!2d11.5005277!4m5!1s0x132ae02c10440387%3A0x1f29c48dc6c7b3eb!2sCornacchiaia%2C%2050033%20FI!3m2!1d44.1025673!2d11.336369399999999!4m5!1s0x132ae4b3be8190df%3A0xb6f82085b4161f64!2sBarberino%20di%20Mugello%2C%2050031%20FI!3m2!1d43.9996375!2d11.2431383!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1793733892544!5m2!1sit!2sit" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Prato all’Albero, tra boschi e tradizioni </strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Per capire a pieno il fascino di questo luogo bisogna osservare il territorio in cui si trova. <strong>Prato all’Albero</strong> si trova nel complesso forestale <strong>Giogo-Casaglia</strong>, una grande area interamente naturale che si espande per oltre 6.200 ettari coinvolgendo diversi comuni del <strong>Mugello</strong> e della <strong>Romagna Toscana</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ciò che caratterizza profondamente questa zona è la varietà paesaggistica. In quota più alta troviamo le faggete, con grandi alberi che d’autunno si riempiono di colori dorati e rossastri. Andando più giù di quota troviamo <strong>castagneti, boschi misti, pascoli e piccoli corsi d’acqua.</strong> Un ecosistema che si arricchisce anche di diverse specie faunistiche come <strong>caprioli, daini, volpi e molteplici specie di uccelli</strong>. In ultimo troviamo il lupo e diversi rapaci.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Cosa vedere a Passo di Prato all’Albero</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Questa non è di certo una località da visitare per una grande presenza di monumenti o attrazioni. Il suo interesse è principalmente naturalistico o paesaggistico. La zona, però, offre diverse possibilità per chi vuole fermarsi qualche ora in più, lasciare la moto ed andare alla scoperta dell’Appennino a piedi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tra le varie tappe abbiamo <strong>Capanna Marcone</strong>, il punto d’interesse più caratteristico da raggiungere partendo da <strong>Prato all’Albero</strong>. Un piccolo bivacco in pietra, sempre aperto nel cuore di una bellissima faggeta e circondato da prati. Per raggiungerla bisogna lasciare la moto in una zona di sosta li vicino e proseguire a piedi nella foresta. E dopo venti minuti eccoci qua.</p>
<p style="font-weight: 400;">Poi abbiamo il <strong>torrente Rovigo e la Cascata dell’Abbraccio</strong>. Sono sicuramente tra le escursioni più belle e che possono portare al rifugio “I Dacci”, attraverso i boschi e corsi d’acqua. Il percorso prevede un passaggio nei pressi dell’antico <strong>Mulino dei Diacci</strong> e permette di raggiungere la particolare <strong>Cascata dell’Abbraccio,</strong> uno degli scorci naturalistici più belli di quest’area di <strong>Mugello</strong>.</p>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p style="font-weight: 400;">Per completare la visita possiamo proseguire lungo la via appenninica in direzione di <strong>Palazzuolo sul Senio</strong>, un piccolo borgo dell’Appennino tosco-romagnolo che raccoglie un patrimonio storico ed architettonico. Da qui possiamo arrivare al <strong>Passo della Sambuca,</strong> uno dei valichi più caratteristici del territorio, che si trova a 1.061 metri di altitudine.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Perché arrivare in moto a Passo di Prato all’Albero</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Se ci venisse chiesto qual è il modo migliore e più indicato per scoprire<strong> Prato all’Albero,</strong> non potremmo che rispondere che raggiungerlo in moto. Il <strong>Mugello</strong> è da sempre uno dei luoghi più apprezzati dai motociclisti, per via dei numerosi passi montani, delle strade panoramiche e dei percorsi che attraversano paesaggi molto diversi tra loro.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo luogo si inserisce perfettamente nel contesto descritto. Per raggiungerlo, uno dei riferimenti migliori è il <strong>Passo della</strong> <strong>Colla di Casaglia,</strong> lungo la strada che mette in comunicazione <strong>Borgo San Lorenzo</strong> con <strong>Marradi</strong>. Raggiunto il valico possiamo proseguire secondo le indicazioni per il <strong>Passo della Sambuca e Palazzuolo sul Senio.</strong></p>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p style="font-weight: 400;">Il percorso è di per sé una piacevole esperienza motociclistica. La strada si sviluppa tra curve, saliscendi e tratti nella vegetazione, offrendo una sensazione di libertà che soltanto i percorsi appenninici sanno offrire. Non dobbiamo affrontare questo itinerario con velocità sostenuta. Qui il bello è assaporare la guida, godersi l’andamento della strada e lasciarsi trasportare dai panorami che cambiano chilometro dopo chilometro.</p>
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		<title>Nel cuore della Svizzera tra vette maestose e percorsi mozzafiato: la meta perfetta per un viaggio in moto</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/nel-cuore-della-svizzera-tra-vette-maestose-e-percorsi-mozzafiato-la-meta-perfetta-per-un-viaggio-in-moto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2026 09:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrivare a Lenzerheide in moto significa entrare nel cuore dei Grigioni seguendo curve morbide tra boschi di conifere, prati in pendenza e profili di cime oltre i duemila metri. Qui la strada non è solo collegamento, ma parte integrante del viaggio: ogni tornante tra Coira e Tiefencastel apre scenari nuovi sul lago Heidsee, sul Parpaner</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivare a <strong>Lenzerheide in moto</strong> significa entrare nel cuore dei Grigioni seguendo curve morbide tra boschi di conifere, prati in pendenza e profili di cime oltre i duemila metri. Qui la strada non è solo collegamento, ma parte integrante del viaggio: ogni tornante tra Coira e Tiefencastel apre scenari nuovi sul <strong>lago Heidsee</strong>, sul Parpaner Rothorn e sui villaggi che punteggiano la valle.</p>
<p>470 metri di altitudine e offre una base ideale per costruire itinerari verso l’Engadina, il <strong>Julierpass</strong> e il <strong>Passo dell’Albula</strong>. In sella si alternano tratti scorrevoli a segmenti tecnici, dove l’attenzione va tenuta alta per traffico locale, cambi di pendenza e condizioni del manto stradale che variano in fretta con la quota e la stagione, trasformando ogni uscita in un percorso da pianificare con cura.</p>
<h2>Lenzerheide, base motociclistica tra lago Heidsee e cime dei Grigioni</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p><a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/tra-formaggi-castelli-e-alpi-ecco-perche-questo-borgo-e-il-piu-gustoso-della-svizzera/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lenzerheide</strong></a>, o Lai in romancio, è una località alpina del <strong>Canton Grigioni</strong> che vive in simbiosi con la strada. Situata a circa 1.470 metri di quota, lungo l’asse che collega Coira a Tiefencastel, è abbastanza in alto da offrire aria di montagna e panorami aperti, ma non così estrema da richiedere ogni volta il superamento di un grande passo.</p>
<p>Il cuore del paesaggio è l’<strong>Heidsee</strong>, il lago che si stende tra <strong>Lenzerheide</strong> e Valbella, circondato da prati, boschi e sentieri. A est si alza il profilo del <strong>Parpaner Rothorn</strong>, a ovest le montagne dello Stätzerhorn e del Piz Scalottas chiudono la <strong>valle</strong> con una cornice quasi teatrale. In moto si alternano curve e rettilinei brevi, con continui scorci su acqua, pascoli e pendii.</p>
<p>La località è integrata nel comprensorio Arosa <strong>Lenzerheide</strong>, famoso in inverno per lo sci e in estate per trekking e mountain bike. In sella, però, il vero valore di Lenzerheide è la sua funzione di hub: da qui puoi impostare anelli giornalieri verso l’Engadina, l’Albula o rientrare comodamente a Coira, adattando distanza e dislivello al tuo ritmo di guida.</p>
<h2>Da Coira a Lenzerheide in moto: la salita tra boschi, villaggi e curve panoramiche</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il tratto più naturale per chi arriva in moto è quello da <strong>Coira</strong> (Chur), capoluogo dei Grigioni nella <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/svizzera/dalle-pareti-di-granito-ai-laghi-sbarrati-la-strada-alpina-svizzera-che-regala-scenari-fantascientifici/" target="_blank" rel="noopener">valle del Reno</a>. Si esce dall’autostrada A13 e si imbocca la <strong>strada principale 3</strong>: una salita progressiva, aperta tutto l’anno, che ti porta in quota senza affrontare passi oltre i duemila metri.</p>
<p>La prima parte è di transizione, con l’urbanizzato che lascia spazio a boschi e prati man mano che ci si avvicina a Malix e <strong>Churwalden</strong>. Qui la guida diventa interessante: curve ampie, cambi di pendenza e qualche tornante, il tutto condiviso con autobus, mezzi commerciali e residenti. Non è una strada esclusivamente turistica e il ritmo va dosato di conseguenza.</p>
<p>Superato <strong>Churwalden</strong> si raggiunge <strong>Parpan</strong>, villaggio prativo con il caratteristico <strong>Schlössli Parpan</strong>, residenza storica del XVI secolo. È un buon punto per una sosta breve prima degli ultimi chilometri verso Lenzerheide, dove il paesaggio si apre sul Rothorn e, appena fuori dalla direttrice principale, sull’<strong>Heidsee</strong>.</p>
<p>Dal punto di vista motociclistico, questo collegamento richiede attenzione in alta stagione: traffico misto, ciclisti numerosi e possibili sbalzi di temperatura tra il fondovalle e la quota di Lenzerheide impongono equipaggiamento adeguato e una guida fluida ma prudente.</p>
<h2>Julierpass e Passo dell’Albula: grandi valichi alpini a portata di giornata</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Da <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/svizzera/questo-passo-nel-cuore-delle-alpi-unisce-italia-e-svizzera-da-oltre-100-anni-e-diventato-una-delle-mete-piu-ambite-dai-mototuristi/" target="_blank" rel="noopener">Lenzerheide</a>, la discesa verso <strong>Tiefencastel</strong> apre la porta a due dei passi alpini più affascinanti dei Grigioni: <strong>Julierpass</strong> e <strong>Passo dell’Albula</strong>. Non sono tappe obbligate di un unico anello, ma obiettivi da scegliere in base a meteo, esperienza in montagna e tempo a disposizione.</p>
<p>Lo <strong>Julierpass</strong>, 2.284 metri, collega l’area di Bivio con Silvaplana in <strong>Alta Engadina</strong>. La strada, storicamente legata ai collegamenti fin dall’epoca romana e resa carrozzabile nell’Ottocento, oggi propone una sequenza di curve sostenute tra pascoli, pietraie e ambienti d’alta quota. È uno dei valichi normalmente mantenuti aperti anche d’inverno, ma questo non significa condizioni sempre facili: vento, neve residua e ghiaccio possono cambiare la situazione in poche ore.</p>
<p>Più tecnico e raccolto è il <strong>Passo dell’Albula</strong>, 2.312 metri, che collega <strong>Bergün</strong> a <strong>La Punt</strong>. Qui la carreggiata si stringe, le curve diventano ravvicinate e il contesto è dominato da pareti rocciose e prati alti. Lungo la valle corre la <strong>ferrovia retica</strong> dell’Albula, parte della linea UNESCO Albula-Bernina, con viadotti e gallerie che accompagnano il tracciato stradale.</p>
<p>Il <strong>Passo dell’Albula</strong> è soggetto a chiusura invernale stagionale e può presentare tratti deteriorati o scivolosi anche in tarda stagione. Prima di impostare l’itinerario in moto è fondamentale consultare i bollettini del <strong>Touring Club Svizzero</strong> e delle autorità locali, ricordando che “strada aperta” non sempre equivale a “strada adatta a una tranquilla escursione motociclistica”.</p>
<h2>Quando andare a Lenzerheide in moto e consigli pratici per il viaggio</h2>
<p>Per un viaggio in moto a Lenzerheide il periodo più favorevole va dalla <strong>tarda primavera</strong> all’inizio dell’autunno. Tra <strong>giugno e agosto</strong> il verde dei prati è al massimo, le giornate sono lunghe e la rete dei passi alpini offre più opzioni aperte. <strong>Settembre</strong> regala spesso cieli limpidi e strade un po’ meno frequentate, a patto di mettere in conto mattine fresche e prime gelate in quota.</p>
<p>Autunno inoltrato e inizio inverno sono fasi di transizione: il portale ufficiale di Lenzerheide segnala aperture mirate degli impianti <strong>Rothorn 1</strong> e <strong>Rothorn 2</strong>, mentre a fine novembre la stagione sciistica entra nel vivo. In moto significa finestre meteo brevi e necessità di aggiornarsi quasi in tempo reale su passi, cantieri e possibili chiusure.</p>
<p>Come soste, l’<strong>Heidsee</strong> è un classico: breve passeggiata sulle rive, qualche foto alle cime circostanti e ripartenza verso il prossimo tratto di curve. Per chi viaggia leggero, il paese offre alloggi di varie categorie, ristoranti e servizi utili anche per una notte di passaggio.</p>
<p>Sul fronte pratico, ricordati della <strong>vignetta autostradale</strong> svizzera se intendi usare l’A13, dei limiti di velocità rigidamente controllati e dell’equipaggiamento a strati: tra Coira, Lenzerheide e i passi come Julier e Albula la temperatura può cambiare di molti gradi in pochi chilometri, influenzando comfort e sicurezza in sella.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/nel-cuore-della-svizzera-tra-vette-maestose-e-percorsi-mozzafiato-la-meta-perfetta-per-un-viaggio-in-moto/">Nel cuore della Svizzera tra vette maestose e percorsi mozzafiato: la meta perfetta per un viaggio in moto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Montagne rosse scavate dai Romani nascondono una città d’oro nel cuore della Spagna</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/spagna-in-moto/montagne-rosse-scavate-dai-romani-nascondono-una-citta-doro-nel-cuore-della-spagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2026 07:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spagna in moto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.trueriders.it/?p=77663</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cinquanta­cinque chilometri possono sembrare pochi sulla carta, ma fra Ponferrada e O Barco de Valdeorras diventano un piccolo viaggio nel cuore del nord‑ovest della Spagna. È un itinerario pensato per chi ama la moto come strumento di esplorazione lenta: curve dolci, cambi di quota, vallate attraversate dal Sil e soprattutto il passaggio davanti alle incredibili</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/spagna-in-moto/montagne-rosse-scavate-dai-romani-nascondono-una-citta-doro-nel-cuore-della-spagna/">Montagne rosse scavate dai Romani nascondono una città d’oro nel cuore della Spagna</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cinquanta­cinque chilometri possono sembrare pochi sulla carta, ma fra <strong>Ponferrada e O Barco de Valdeorras</strong> diventano un piccolo viaggio nel cuore del <strong>nord‑ovest della <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/spagna-in-moto/considerata-la-route-66-delle-moto-500-km-di-curve-perfette-attraverso-i-pirenei-spagnoli/" target="_blank" rel="noopener">Spagna</a></strong>. È un itinerario pensato per chi ama la moto come strumento di esplorazione lenta: curve dolci, cambi di quota, vallate attraversate dal Sil e soprattutto il passaggio davanti alle incredibili <strong>montagne rosse di Las Médulas</strong>, scavate dai Romani alla ricerca dell’oro.</p>
<p>Il percorso unisce Castiglia e León e Galizia, toccando l’<strong>El Bierzo</strong>, Carucedo e il suo lago, fino alla valle vitata di Valdeorras, dove l’asfalto corre tra vigneti e versanti rocciosi. Non è un “motoraduno da piega estrema”, ma una rotta ideale per chi vuole alternare guida, soste panoramiche e camminate brevi, con il casco appoggiato a un muretto e lo sguardo rivolto alle pareti rossastre che raccontano duemila anni di <strong>storia mineraria</strong>.</p>
<h2>Las Médulas in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Per un <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/spagna-in-moto/dintorni-di-barcellona-in-moto/" target="_blank" rel="noopener"><strong>viaggio in moto</strong></a> tra <strong>Ponferrada</strong> e O Barco de Valdeorras vale la pena arrivare in città con un po’ di anticipo. Ponferrada è il cuore urbano dell’<strong>El Bierzo</strong>, stretta tra colline e vigneti e attraversata dal fiume Sil, punto di passaggio storico sul <strong>Cammino Francese</strong> verso Santiago. Prima di infilare i guanti, una passeggiata al <strong>Castello dei Templari</strong> aiuta a entrare nell’atmosfera del territorio: mura massicce, torri e cortili ricordano la funzione di difesa dei pellegrini che attraversavano queste valli.</p>
<p>Uscendo dal centro, si imbocca la <strong>N-536</strong> in direzione sud‑ovest, seguendo una viabilità storica oggi perfetta per chi viaggia su due ruote. La strada si allontana gradualmente dall’area urbana e comincia ad arrampicarsi tra colline boscose, campi coltivati e piccoli villaggi che costeggiano l’asfalto. Le curve non sono particolarmente tecniche, ma sufficienti per rendere il tratto piacevole, con cambi di pendenza regolari e visuali sempre diverse sul paesaggio dell’<strong>El Bierzo</strong>.</p>
<h2>Da Ponferrada a Carucedo: curve dolci verso il lago e l’ingresso a Las Médulas</h2>
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<p>La <strong>N-536</strong> accompagna il motociclista in un tratto che alterna rettilinei brevi e curve ampie, seguendo il profilo irregolare delle colline. È una strada che mantiene il carattere di collegamento tradizionale, meno rapida della N-120 ma decisamente più adatta a chi vuole godersi il paesaggio. I piccoli nuclei rurali dell’<strong>El Bierzo</strong> scorrono ai lati, con case in pietra e campi che si spingono fino al margine dell’asfalto, mentre il traffico resta contenuto fuori dalle ore di punta.</p>
<p>Carucedo compare come una sosta naturale, soprattutto per chi ama intervallare la guida a brevi pause panoramiche. Il paese conserva un’impronta rurale e il vicino <strong>Lago di Carucedo</strong>, nato dai depositi delle antiche attività minerarie, aggiunge una nota naturalistica al tragitto. La visita al lago non è obbligatoria per il giro in moto, ma può diventare una deviazione rilassante prima di affrontare l’ultimo tratto verso Las Médulas, quando la strada si fa più raccolta e introduce alle prime quinte di terra rossa.</p>
<h2>Las Médulas, montagne rosse romane tra sentieri, mirador e aree colpite dall’incendio</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Dal bivio di Carucedo una strada locale conduce a <strong>Las Médulas</strong>, stringendosi tra boschi e colline che lasciano intravedere, curva dopo curva, le prime pareti rossastre. Il paese è il punto d’accesso a uno dei paesaggi minerari romani meglio conservati d’Europa, inserito nel <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa/spagna-in-moto/dove-gli-antichi-credevano-finisse-il-mondo-un-viaggio-da-paura-tra-scogliere-selvagge-e-fari-a-picco-sulloceano/" target="_blank" rel="noopener"><strong>patrimonio mondiale UNESCO</strong></a> dal 1997. Qui la <strong>ruina montium</strong> trasformò intere montagne in gole, pinnacoli e pareti verticali, modellate dall’uso sapiente dell’acqua convogliata in una rete di canali lunga centinaia di chilometri.</p>
<p>Arrivati in moto, è fondamentale lasciare il mezzo nelle aree dedicate e proseguire a piedi. Itinerari come la <strong>Senda de las Valiñas</strong> permettono di camminare tra castagneti e colate di sedimenti rossi, mentre dal <strong>Mirador de Orellán</strong> il colpo d’occhio sulle <strong>montagne rosse</strong> è quasi irreale. Dopo l’incendio dell’agosto 2025 una parte del paesaggio porta ancora segni evidenti, ma i percorsi autorizzati restano fruibili: occorre solo seguire le indicazioni degli operatori locali, evitare accessi non consentiti e tenersi lontani dalle pareti instabili.</p>
<h2>Verso O Barco de Valdeorras: valle del Sil, vigneti e consigli pratici per chi viaggia in moto</h2>
<p>Dopo la visita alle miniere romane si torna a Carucedo per riguadagnare la N-536 e quindi la <strong>N-120</strong>, seguendo la <strong>valle del Sil</strong> verso la <strong>Galizia</strong>. Il tracciato si fa più scorrevole, ma richiede attenzione per la presenza di mezzi pesanti e attraversamenti di piccoli centri abitati.</p>
<p>I versanti rocciosi lasciano spazio a una vallata più ampia, dove <strong>vigneti</strong> e campi coltivati annunciano l’ingresso in <strong>Valdeorras</strong> e l’arrivo a O Barco, affacciata sul fiume e circondata da colline vitate.</p>
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		<title>Tra storia, monasteri e grandi vini nella Valle dell&#8217;Aniene: la perla del Lazio perfetta per un weekend di Borgo diVino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 13:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrivare a Subiaco, che si nasca escursionisti o motociclisti, significa lasciare alle spalle la pianura romana e infilarsi in una valle che si stringe curva dopo curva attorno all’Aniene. Ogni volta che percorro questa strada ho la sensazione di entrare in un corridoio naturale dove la roccia, il fiume e i boschi dei Monti Simbruini si mettono</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/tra-storia-monasteri-e-grandi-vini-nella-valle-dellaniene-la-perla-del-lazio-perfetta-per-un-weekend-di-borgo-divino/">Tra storia, monasteri e grandi vini nella Valle dell&#8217;Aniene: la perla del Lazio perfetta per un weekend di Borgo diVino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivare a Subiaco, che si nasca escursionisti o motociclisti, significa lasciare alle spalle la pianura romana e infilarsi in una valle che si stringe curva dopo curva attorno all’Aniene. Ogni volta che percorro questa strada ho la sensazione di entrare in un corridoio naturale dove la roccia, il fiume e i boschi dei <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/la-valle-del-sacco-protegge-un-borgo-nato-3000-anni-fa-e-uno-dei-piu-antichi-ditalia-e-rivaleggia-addirittura-con-roma/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Monti Simbruini</strong></a> si mettono d’accordo per cambiare ritmo al viaggio.</p>
<p><strong>Subiaco sorge</strong> proprio qui, tra pareti calcaree e faggete, e custodisce i <strong>monasteri benedettini</strong> di Santa Scolastica e del <strong>Sacro Speco</strong>, letteralmente incastonato nella montagna. È un luogo che parla di eremiti, copisti e tipografi, ma anche di sentieri, fresche sorgenti e sterrate di montagna. Per questo, quando consiglio una gita fuori porta vicino Roma che unisca curve panoramiche, camminate e storia, Subiaco è sempre tra i primi nomi che mi vengono in mente.</p>
<h2>Subiaco tra Monti Simbruini e Aniene: il borgo arroccato alle porte di Roma</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Subiaco si trova a est di Roma, nella <strong>media valle dell’Aniene</strong>, in un tratto in cui il fiume scava una gola stretta tra i <strong>Monti Simbruini</strong>. È uno di quei borghi che sembrano nati per stare in bilico tra roccia e acqua, con case e vicoli che risalgono il versante fin quasi a toccare i monasteri. Dal casco, fermo al semaforo, vedo sempre il profilo del castello e penso a quanto questo paese sia stato, per secoli, una soglia tra pianura e Appennino.</p>
<p>Oggi Subiaco è un riferimento sia per il <strong>turismo religioso</strong> sia per chi cerca escursioni nel Parco naturale dei <strong>Monti Simbruini</strong>, una delle aree protette più estese del Lazio. La presenza dei <strong>monasteri di Santa Scolastica</strong> e di <strong>San Benedetto</strong>, appoggiato alla montagna come un nido, aggiunge una dimensione contemplativa a qualunque itinerario a piedi o in moto. È una meta ideale per chi vuole unire storia, curve panoramiche e sentieri in una sola giornata.</p>
<h2>Borgo diVino in tour a Subiaco &#8211; Edizione Speciale del 14 e 15 novembre 2026.</h2>
<p>Arriva a Subiaco, perla della Valle dell’Aniene, l’Edizione Speciale di Borgo diVino in tour, la rassegna enogastronomica itinerante organizzata dal gruppo Valica e promossa dall’<strong>Associazione “I Borghi più belli d’Italia”</strong>.</p>
<p>L’appuntamento di Subiaco rappresenta la tappa finale del ciclo di eventi 2026, che ha visto quest’anno, da aprile a novembre, la realizzazione di 23 eventi in altrettanti Borghi del circuito:  un’occasione unica per degustare rossi, bianchi, bollicine e rosati tra i più rappresentativi del Lazio e di altre regioni, selezionati tra le migliaia di etichette proposte durante il tour.</p>
<h3><strong>Il programma</strong></h3>
<p><strong>Sabato 14 novembre ore 18.30: Masterclass “Le quattro anime del Lazio”  &#8211; Convento di San Francesco, Subiaco (RM) </strong></p>
<p>Quattro vini, quattro territori, un’unica regione: scopri il Lazio nel bicchiere, dalle bollicine al Cesanese, con il racconto di sommelier professionisti.<br />
La masterclass è gratuita, su prenotazione obbligatoria. Per registrarsi inviare una mail a <a href="mailto:info@borgodivino.it" target="_blank" rel="noopener">info@borgodivino.it</a>.</p>
<p><strong>Domenica 15 novembre degustazioni con banchi d’assaggio a partire dalle ore 12.00</strong></p>
<p>Il Convento di San Francesco apre le sue porte ai wine lovers per un viaggio sensoriale tra i vini del Lazio e non solo,  con banchi d’assaggio dedicati.<br />
L’evento è a ingresso libero, per le degustazioni di vino è possibile acquistare sul posto oppure sul sito web <a href="http://www.borgodivino.it/subiaco" target="_blank" rel="noopener">www.borgodivino.it/subiaco</a>  un voucher al costo di €15 che include 8 assaggi a scelta tra le cantine presenti. Orari: dalle 12.00 alle 20.00</p>
<h2>Cosa vedere ad Subiaco</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La prima volta che ho raggiunto il <strong>Sacro Speco</strong> salendo a piedi dal parcheggio ho avuto l’impressione che il monastero crescesse letteralmente dalla roccia. Il complesso si arrampica sul <strong>Monte Taleo</strong> con terrazze, scale e cappelle che seguono il profilo della parete, lasciando affiorare la montagna all’interno degli ambienti. È uno di quei luoghi in cui l’<strong>architettura</strong> non copre la natura, ma la asseconda.</p>
<p>Poco più in basso, <strong>Santa Scolastica</strong> accoglie con chiostri silenziosi e prospettive regolari, quasi un contrappunto alla verticalità del <strong>Sacro Speco</strong>. Appena ci si allontana dai monasteri, il paesaggio cambia di nuovo: l’Aniene corre sul fondovalle, mentre verso l’alto iniziano i boschi del <strong>Parco dei Monti Simbruini</strong>. Qui partono sentieri che si inoltrano tra <strong>faggete ombrose</strong>, prati d’altopiano e dorsali calcaree, ideali per chi vuole alternare la visita dei complessi benedettini a una passeggiata nel cuore dell’<strong>Appennino laziale</strong>.</p>
<h2>San Benedetto, Sublaqueum e una valle di libri oltre che di eremiti</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La storia di Subiaco è legata in modo indissolubile alla figura di <strong>san Benedetto da Norcia</strong>, che all’inizio del VI secolo scelse questa valle per allontanarsi da Roma e vivere da eremita. La tradizione colloca proprio nel <strong>Sacro Speco</strong> la grotta dove trascorse anni di solitudine, dando origine a una <strong>presenza monastica</strong> destinata a ridisegnare l’identità del territorio. Camminando sui gradini scavati nella roccia, si percepisce ancora quella ricerca di isolamento.</p>
<p>Il nome Subiaco, però, racconta un passato ancora più antico: deriva da <strong>Sublaqueum</strong>, “sotto i laghi”, i bacini artificiali creati in epoca romana vicino alla <strong>villa di Nerone</strong>. Secoli dopo, il monastero di <strong>Santa Scolastica</strong> divenne anche un centro di cultura laica: qui operarono i tipografi tedeschi Sweynheym e Pannartz, tra i primi a introdurre la <strong>stampa a caratteri mobili</strong> in Italia. Ogni volta che entro nel complesso penso che, da questo angolo di Appennino, sono passati non solo pellegrini, ma anche idee e libri diretti in tutta Europa.</p>
<h2>Perché arrivare in moto a Subiaco</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Subiaco è una base perfetta per combinare <strong>itinerari di trekking</strong> e <strong>percorsi motociclistici</strong> nell’<strong>Appennino laziale</strong>. La strada che sale da Roma lungo la <strong>valle dell’Aniene</strong> è ricca di curve e punti panoramici, ma chiede attenzione, soprattutto nei fine settimana e in inverno, quando l’ombra trattiene umidità e ghiaccio. In moto preferisco arrivare presto, quando il traffico è ancora scarso, e ritagliarmi il tempo per una passeggiata verso i monasteri.</p>
<p>Per il trekking, il periodo migliore va dalla primavera all’autunno, evitando le giornate più torride di agosto sulle quote basse e valutando neve e ghiaccio sui crinali invernali. I <strong>sentieri</strong> del <strong>Parco dei Monti Simbruini</strong> offrono opzioni per tutti: dalle brevi escursioni nei dintorni del borgo ai percorsi più impegnativi verso gli altopiani interni. Conviene informarsi presso il parco su tracciati, segnaletica e accessi. Zaino leggero, acqua, rispetto degli orari di visita dei monasteri e abbigliamento adeguato bastano per trasformare Subiaco in una <strong>giornata completa</strong> tra storia, boschi e belle strade da guidare.</p>
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		<title>Sembra un&#8217;isola ma è un meraviglioso promontorio affacciato sul mare della Calabria: la meta perfetta per un viaggio in moto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alex Zanutto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 11:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore della Costa dei Saraceni, il promontorio di Isola di Capo Rizzuto regala un itinerario da favola: un viaggio in moto tra scogliere vermiglie, torri aragonesi e strade affacciate sul mar Ionio.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Posto a circa novanta metri di quota, il comune di <strong>Isola di Capo Rizzuto</strong> si allunga nelle acque ioniche a sud di Crotone, offrendo ai motociclisti un tratto costiero splendido. Il centro nacque verso l’anno 900 con il nome greco di <em>Asylon</em>, quando Leone VI scelse queste terre per dare rifugio e asilo a chi fuggiva da guerre e conflitti. La sede vescovile crebbe nel 1090 grazie a Luca di Melicuccà, noto come San Luca il Grammatico. Oggi le sue spiagge vantano i titoli di <em>Bandiera Blu</em> e <em>Bandiera Verde</em>, dandovi una scusa per  rinfrescarvi nelle acque limpide del Mar Ionio.</p>
<h2>Isola di Capo Rizzuto in moto. L’itinerario lungo la Costa dei Saraceni</h2>
<p>Il viaggio parte da <strong>Crotone</strong> e scende lungo la costa verso l’area di <strong>Capo Colonna</strong>: qui la strada sfiora l’antica colonna greca, aprendo la vista su un mare limpido e calmo. Si piega quindi verso l’interno imboccando la <strong>SP50</strong>, che scorre veloce tra i campi della campagna calabrese e ci porta dritti nel centro di <strong>Isola di Capo Rizzuto</strong>. Dal borgo si prosegue verso sud in direzione di <strong>Capo Rizzuto</strong>, per poi ritracciare la strada fino a prendere <strong>E90</strong> verso ponente lungo la litoranea che porta alla frazione di <strong>Le Castella</strong>. La strada regala scorci limpidi sul golfo ionico prima di doversi addentrare a piedi tra vicoli di questi luoghi ricchi di storia millenaria.</p>
<h2>La fortezza sul mare e le pietre greche: Le Castella e il mito di Occhialì</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La frazione costiera di <strong>Le Castella</strong> ospita una delle fortezze più note del sud Italia: sorge su un isolotto di pietra e sabbia, collegato alla terraferma da una stretta lingua di terra battuta dalle onde. La struttura fu rinforzata nel Cinquecento per respingere i pirati; al centro del cortile svetta ancora la grande torre cilindrica, da cui si domina il mare con lo sguardo che può spingersi fino all&#8217;orizzonte. Tra queste mura nacque anche <a href="kkkkkkkkkkkhttps://turistipercaso.it/diari-di-viaggio/la-piccola-isola-della-calabria-e-un-vero-capolavoro-di-storia-e-panorami-da-scoprire-anche-in-inverno.html">la storia di Giovanni Dionigi Galeni</a>, il giovane rapito dai corsari e divenuto poi il temuto comandante Occhialì. Un busto in bronzo nella piazza centrale ne ricorda oggi le incredibili gesta. Poco distante dal castello le scogliere di <strong>Punta Cannone</strong> conservano un altro tesoro storico. Si tratta delle cave greche del VI-III secolo a.C., scavate nella roccia a pelo d’acqua per estrarre i rocchi di colonna. Da questi banchi di pietra partirono i blocchi destinati al celebre <strong>Tempio di Hera Lacinia</strong>, situato sul vicino promontorio di <strong>Capo Colonna</strong>. Passeggiare tra queste sculture di roccia permette di toccare con mano le radici della Magna Grecia.</p>
<h2>Tra mura medievali e coste protette: il borgo antico e l’Area Marina Protetta</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Nel cuore di <strong>Isola di Capo Rizzuto</strong> si possono ammirare i resti del <strong>Castello Feudale</strong>, eretto nel Medioevo e poi ampliato nel 1549 da Giovanni Antonio Ricca con robuste torri angolari. L’ingresso al nucleo storico avviene oltrepassando la porta medievale sormontata dall’<strong>Orologio</strong>. A pochi passi sorge la chiesa di matrice barocca; l’edificio custodisce un bel coro in legno e il dipinto sacro della <strong>Madonna Greca</strong>. Lungo la linea di costa si erge la cinquecentesca <strong>Torre Vecchia</strong>, una solida struttura circolare in pietra a guardia del mare. Tutto il litorale fa parte dell’<strong>Area Marina Protetta Capo Rizzuto</strong>, una vasta riserva ricca di pesci e praterie di posidonia. Le scogliere scendono verso spiagge di sabbia rossa, come quelle di <strong>Le Cannella</strong> e <strong>Capobianco</strong>. A fine giro ci si può sedere a tavola per gustare il tipico riso con finocchietto selvatico e un bicchiere di vino locale Sant’Anna DOC.</p>
<p>Dopo aver ammirato il castello e respirato il profumo del mare ionico, la voglia di guidare spinge a riaccendere il motore per nuove curve. Lasciando il promontorio alle spalle, si può risalire verso l’interno lungo le strade che portano a <strong>Cutro</strong>, dove l’asfalto si snoda tra morbide colline. Da qui, proseguendo verso nord fino a <strong>San Mauro Marchesato</strong> si può imboccare la serpeggiante <strong>Strada Statale 107-bis</strong> per spingersi ancora più a nord fino ai <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/calabria-in-moto/sei-laghi-per-un-solo-incredibile-itinerario-se-pensavi-che-fosse-solo-una-terra-di-mare-la-calabria-ti-sorprendera-cosi/">laghi della Calabria interna</a>, oppure verso est fino a tornare verso la costa.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/sembra-unisola-ma-e-un-meraviglioso-promontorio-affacciato-sul-mare-della-calabria-la-meta-perfetta-per-un-viaggio-in-moto/">Sembra un&#8217;isola ma è un meraviglioso promontorio affacciato sul mare della Calabria: la meta perfetta per un viaggio in moto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>780 chilometri di pura meraviglia e zero traffico: non è un itinerario, ma un&#8217;avventura da &#8220;once in a lifetime&#8221;</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/america/stati-uniti-in-moto/780-chilometri-di-pura-meraviglia-e-zero-traffico-non-e-un-itinerario-ma-unavventura-da-once-in-a-lifetime/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 09:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stati Uniti d'America in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mettere la ruota anteriore sulla linea bianca di Seward e sapere che davanti a voi ci sono 780 chilometri di Alaska è una sensazione che resta addosso a lungo. In moto la Seward Highway e la George Parks Highway non sono semplici collegamenti, ma un corridoio di asfalto tra oceano, foreste boreali e montagne dell’Alaska</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/america/stati-uniti-in-moto/780-chilometri-di-pura-meraviglia-e-zero-traffico-non-e-un-itinerario-ma-unavventura-da-once-in-a-lifetime/">780 chilometri di pura meraviglia e zero traffico: non è un itinerario, ma un&#8217;avventura da &#8220;once in a lifetime&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mettere la ruota anteriore sulla linea bianca di Seward e sapere che davanti a voi ci sono <strong>780 chilometri di Alaska</strong> è una sensazione che resta addosso a lungo. In moto la <strong>Seward Highway</strong> e la <strong>George Parks Highway</strong> non sono semplici collegamenti, ma un corridoio di asfalto tra oceano, foreste boreali e montagne dell’Alaska Range.</p>
<p>Dalla costa frastagliata del <strong>Kenai Fjords National Park</strong> fino ai cieli nordici di Fairbanks, il viaggio alterna curve affacciate sui fiordi, lunghi rettilinei nel nulla e tratti in cui l’orizzonte è occupato soltanto da ghiacciai e tundra. È un itinerario per chi ama le distanze vere, la pianificazione accurata e l’idea di guidare per ore sapendo che il prossimo centro abitato è a decine di chilometri. Un viaggio che richiede rispetto per il clima, per la fauna selvatica e per la dimensione estrema del <strong>Grande Nord</strong>.</p>
<h2><strong>Alaska in moto. L&#8217;itinerario</strong></h2>
<h3>Mappa</h3>
<p><iframe title="la mappa" loading="lazy" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m40!1m12!1m3!1d3787828.2591627827!2d-154.26969690306092!3d62.382846041299594!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m25!3e0!4m5!1s0x56c79b6ef22affc5%3A0x5be160c236d211bf!2sSeward%2C%20Alaska%2C%20Stati%20Uniti!3m2!1d60.1047739!2d-149.44210379999998!4m5!1s0x56c8917604b33f41%3A0x257dba5aa78468e3!2sAnchorage%2C%20Alaska%2C%20Stati%20Uniti!3m2!1d61.2175758!2d-149.8996784!4m5!1s0x56cce937369d8595%3A0xe17c2f9670200601!2sCantwell%2C%20Alaska%2C%20Stati%20Uniti!3m2!1d63.3904815!2d-148.9017864!4m5!1s0x5132454f67fd65a9%3A0xb3d805e009fef73a!2sFairbanks%2C%20Alaska%2C%20Stati%20Uniti!3m2!1d64.8400511!2d-147.7199757!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1793645044324!5m2!1sit!2sit" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h3>Percorso</h3>
<p>Questo viaggio in moto in <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/4-presidenti-per-una-sola-vetta-rocciosa-e-lei-la-montagna-piu-famosa-degli-stati-uniti/" target="_blank" rel="noopener">Alaska</a> segue due arterie leggendarie, la <strong>Seward Highway</strong> e la <strong>George Parks Highway</strong>, collegando <strong>Seward, Anchorage, Cantwell e Fairbanks</strong> per circa <strong>780 chilometri</strong> complessivi. Le mappe parlano di 8 ore e mezza di guida continua, ma su due ruote, tra soste, meteo variabile e incontri con la fauna, è più realistico pensare a un percorso da suddividere in due o tre giorni.</p>
<p>Si parte dalla Resurrection Bay e dai fiordi del <strong>Kenai Fjords National Park</strong>, con l’oceano alle spalle e le montagne che sembrano tuffarsi in acqua. Poi si risale verso Anchorage, si entra nel cuore dell’Alaska centrale lungo la Parks Highway e si costeggia il territorio del <strong>Denali National Park and Preserve</strong>, fino a raggiungere Fairbanks, città dell’interno dove il clima cambia, la luce si fa più estrema e il viaggio assume definitivamente i toni del Grande Nord.</p>
<h2>Da Seward ad Anchorage e oltre: fiordi, oceano e prime grandi distanze</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La partenza da Seward ha il sapore delle città di frontiera: porto, montagne ripide alle spalle e l’oceano del <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/solo-il-grand-canyon-e-piu-grande-ma-per-scoprirlo-non-ti-servira-andare-oltreoceano-ecco-la-meraviglia-dallaltro-lato-delladriatico/" target="_blank" rel="noopener">Golfo dell’Alaska</a> che entra nella <strong>Resurrection Bay</strong>. Qui la moto è il vostro modo per uscire dal mondo dei fiordi e imboccare la <strong>Seward Highway</strong>, una <strong>All-American Road</strong> che alterna curve veloci, scorci sui ghiacciai e tratti in cui l’orizzonte è occupato solo da laghi e foreste.</p>
<p>Seguendo la AK-9 e poi la AK-1, si costeggia il <strong>Kenai Lake</strong> e si attraversa la valle del Summit Lake, con la sensazione di arrampicarsi fuori dalla <strong>penisola di Kenai</strong>. Il pezzo forte arriva quando la strada si stringe tra il <strong>Turnagain Arm</strong> e le <strong>Chugach Mountains</strong>: da un lato l’acqua con maree tra le più impressionanti del Nord America, dall’altro pareti rocciose dove non è raro avvistare aquile e pecore di Dall, mentre il traffico estivo ricorda che questa, nonostante tutto, è una delle arterie più battute dell’Alaska.</p>
<h2>Parks Highway tra Cantwell e Fairbanks: ai piedi del Denali e nel cuore boreale</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Da Anchorage si piega a nord sulla <strong>George Parks Highway</strong>, la <strong>AK-3</strong>, e il viaggio in moto entra in un’Alaska diversa: meno oceano, più foreste boreali, rettilinei lunghissimi, vallate glaciali e un senso costante di distanza. Oltre Wasilla e Willow gli insediamenti si diradano e la strada punta verso l’<strong>Alaska Range</strong>, dove nelle giornate terse il profilo del <strong>Denali</strong> domina il panorama con i suoi 6.190 metri, anche se spesso resta nascosto da nuvole capricciose.</p>
<p>La tappa intermedia ideale è <strong>Cantwell</strong>, alle porte meridionali del <strong>Denali</strong> National Park and Preserve, punto d’incrocio con la storica <strong>Denali Highway</strong>. Senza deviare dallo sterrato della AK-8, si continua invece sulla Parks Highway verso <strong>Healy</strong> e Fairbanks, tra tundra, boschi e grandi vallate fluviali. Qui la guida richiede concentrazione: alci e orsi possono comparire all’improvviso, i veicoli turistici aumentano in estate e i rettilinei invitano a correre, ma vento, ghiaia e variazioni di quota suggeriscono tutt’altro.</p>
<h2>Quando partire, equipaggiamento e sicurezza per un lungo raid nel Grande Nord</h2>
<p>Per un itinerario in moto da Seward a Fairbanks il periodo migliore va da <strong>giugno ad agosto</strong>, con una finestra possibile tra maggio e settembre, quando le strade sono generalmente libere da neve e i servizi più diffusi. Ricordate che Seward gode ancora dell’influenza oceanica, mentre Fairbanks ha un <strong>clima continentale</strong> molto più estremo: le temperature e la luce cambiano drasticamente lungo il percorso.</p>
<p>In sella servono <strong>abbigliamento a strati</strong>, guscio impermeabile, ottimi guanti e un casco ben isolato dal vento. Pianificate i rifornimenti di carburante lungo <strong>Seward Highway</strong> e <strong>Parks Highway</strong>, senza scendere mai troppo vicino alla riserva, perché le distanze tra i distributori possono essere importanti. La fauna è un fattore chiave: alci in carreggiata, orsi ai margini dei boschi e traffico di camper in estate impongono una guida difensiva e velocità sempre adeguata.</p>
<p>Prima di partire controllate <strong>Alaska 511</strong> per cantieri, chiusure e condizioni del fondo; dividete i 780 chilometri in due o tre giornate, con tappe a Seward, Anchorage, Cantwell e Fairbanks. Così avrete il tempo per fermarvi ai viewpoint, respirare il silenzio delle <strong>foreste boreali</strong> e vivere questo raid nel <strong>Grande Nord</strong> con la giusta miscela di prudenza e meraviglia.</p>
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		<title>Enormi torri rosse spuntano dai boschi come grattacieli: la strada europea che sembra portare su un altro pianeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 07:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Partire in moto da Sofia e puntare verso nord-ovest, fino alle rocce rosse di Belogradchik, è uno di quegli itinerari che raccontano la Bulgaria curva dopo curva. In poco più di 226 chilometri si attraversano pianure agricole, vallate industriali, gole calcaree e, alla fine, un labirinto di torri d’arenaria alte oltre cento metri. La capitale,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Partire in moto da <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/la-machu-picchu-deuropa-si-trova-in-bulgaria-una-destinazione-incredibile-ancora-poco-conosciuta/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sofia</strong></a> e puntare verso nord-ovest, fino alle <strong>rocce rosse di Belogradchik</strong>, è uno di quegli itinerari che raccontano la Bulgaria curva dopo curva. In poco più di <strong>226 chilometri</strong> si attraversano pianure agricole, vallate industriali, gole calcaree e, alla fine, un labirinto di torri d’arenaria alte oltre cento metri.</p>
<p>La capitale, incorniciata dal massiccio del Vitoša, è il punto di partenza ideale per controllare la moto, fare il pieno e impostare il navigatore sulla <strong>direttrice E79</strong> in direzione Vraca e Montana. Lungo il percorso si incontrano resti romani, fortezze medievali e piccoli centri che vivono all’ombra dei Balcani occidentali.</p>
<p>L’ultimo tratto, verso Belogradchik, regala boschi, curve morbide e l’apparizione improvvisa delle celebri formazioni rocciose che circondano la <strong>fortezza di Kaleto</strong>, destinazione naturale per chi ama viaggiare su due ruote alla ricerca di paesaggi particolari.</p>
<h2>Rocce di Belogradchik in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
<p><iframe title="la mappa" loading="lazy" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m40!1m12!1m3!1d745035.1421951029!2d22.59019391555841!3d43.161362512322945!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m25!3e0!4m5!1s0x40aa8682cb317bf5%3A0x400a01269bf5e60!2sSofia%2C%20Bulgaria!3m2!1d42.6977082!2d23.3218675!4m5!1s0x40ab165d222faba7%3A0x400a01269bf5d40!2sVraca%2C%20Bulgaria!3m2!1d43.2102375!2d23.552880299999998!4m5!1s0x40ab34a4bddcc2e9%3A0x525e81c15e5a65d4!2sMontana%2C%20Bulgaria!3m2!1d43.4085161!2d23.2257292!4m5!1s0x47548d77af8c7307%3A0x42563d798e916dd0!2sBelogradchik%2C%203900%2C%20Bulgaria!3m2!1d43.6278347!2d22.682955999999997!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1793646057151!5m2!1sit!2sit" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h3>Percorso</h3>
<p><a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/canyon-vampiri-e-antichi-castelli-5-strade-piu-belle-della-romania-per-scoprire-il-paese-di-dracula/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sofia</strong> </a>è un buon punto di partenza non solo per la varietà del paesaggio circostante, ma anche per la presenza di officine, gommisti e alloggi adatti ai motociclisti. Prima di uscire dalla capitale vale la pena dedicare qualche ora al centro storico, dove convivono la <strong>Cattedrale di Aleksandr Nevskij</strong>, i resti della <strong>Serdica romana</strong> e le tracce del periodo ottomano. È un modo per entrare gradualmente nell’atmosfera del viaggio, sapendo che la giornata proseguirà tra strade veloci e rilievi montuosi.</p>
<p>Per impostare l’itinerario, il riferimento principale è la <strong>strada europea E79</strong>, che utilizza l’autostrada e poi la <strong>nazionale I-1</strong> in direzione nord. Fuori città il traffico si dirada e il paesaggio urbano lascia spazio a campi coltivati e colline. In moto si percepisce bene il cambio di ritmo: le ampie prospettive della conca di <strong>Sofia</strong> si chiudono progressivamente mentre la strada si avvicina alla barriera dei <strong>Monti Balcani</strong>, prima vera sagoma montuosa di questo itinerario verso Belogradchik.</p>
<h2>Da Sofia a Vraca e Montana: E79 tra pareti calcaree e pianure agricole</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La prima tappa naturale per chi viaggia in moto è <strong>Vraca</strong>, adagiata ai piedi del massiccio del <strong>Vraca Balkan</strong>. Arrivando dalla E79 il colpo d’occhio è notevole: alte pareti calcaree chiudono l’orizzonte e segnano l’ingresso verso il <strong>Parco naturale di Vračanski Balkan</strong>, area protetta ricca di boschi, gole e grotte. La città merita una sosta, sia per il <strong>Museo storico regionale</strong> con i reperti traci, sia per ammirare le falesie che attirano appassionati di arrampicata e trekking.</p>
<p>Ripartendo verso nord-ovest, la E79 cambia carattere. Le gole lasciano spazio a colline dolci e grandi superfici agricole, mentre la strada alterna lunghi rettilinei a curve ampie. È un tratto da affrontare con prudenza: non è un passo alpino ma un’arteria importante, con mezzi pesanti e traffico locale. <strong>Montana</strong>, seconda sosta consigliata, custodisce i resti della fortezza romana di <strong>Castra ad Montanesium</strong> e un interessante museo storico, ideali per una pausa prima dell’ultimo balzo verso le <strong>rocce rosse di Belogradchik</strong>.</p>
<h2>Da Montana a Belogradchik: curve tra boschi e torri di roccia rossa</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Da Montana si continua lungo la I-1, ancora parte della E79, per poi deviare sulle strade locali che risalgono verso Belogradchik. La carreggiata rimane asfaltata, ma il ritmo cambia: le campagne si trasformano in colline boscose, le curve seguono i profili del terreno e la vegetazione si fa più fitta. Qui la guida torna più coinvolgente, con pieghe morbide e panorami che si aprono all’improvviso tra una valle e l’altra.</p>
<p>Avvicinandosi a Belogradchik compaiono le prime pareti rossastre che spuntano tra gli alberi. Sono le celebri <strong>Rocce di Belogradchik</strong>, o <strong>Belogradchishki Skali</strong>, un complesso di <strong>torri, pinnacoli e bastioni naturali</strong> in arenaria che si estende per circa <strong>30 chilometri</strong>. Alcune formazioni superano i <strong>100 metri di altezza</strong> e portano nomi popolari come la <strong>Madonna</strong>, il Cavaliere, i Monaci o Adamo ed Eva. Il colore rosso, dovuto agli ossidi di ferro, cambia tono con la luce del tramonto, trasformando l’ultima parte del percorso in moto in una successione di scorci spettacolari davanti ai <strong>Balcani occidentali</strong>.</p>
<h2>La fortezza di Kaleto e consigli pratici per l’itinerario motociclistico</h2>
<p>La <strong>fortezza di Belogradchik</strong>, o <strong>Kaleto</strong>, sfrutta le rocce come mura naturali: bastioni e cortili si incastrano tra le torri di arenaria, creando uno dei complessi difensivi più particolari dei Balcani. Le origini risalgono all’epoca romana, con ampliamenti medievali voluti dallo <strong>zar Ivan Sratsimir</strong> e successive modifiche ottomane. Oggi il perimetro fortificato copre oltre un ettaro e offre punti panoramici ideali per osservare dall’alto l’intero anfiteatro di <strong>rocce rosse</strong>.</p>
<p>Per l’accesso, la fortezza osserva orari stagionali e un biglietto d’ingresso, mentre il parcheggio per auto e moto è situato a breve distanza dall’ingresso. È consigliabile verificare online tariffe aggiornate, condizioni del fondo e orari, soprattutto fuori stagione. L’itinerario totale da <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/solo-il-grand-canyon-e-piu-grande-ma-per-scoprirlo-non-ti-servira-andare-oltreoceano-ecco-la-meraviglia-dallaltro-lato-delladriatico/" target="_blank" rel="noopener">Sofia</a> a Belogradchik misura circa <strong>226 chilometri</strong>, con una percorrenza stimata di <strong>3 ore e 30 minuti</strong> senza soste. Le motociclette in Bulgaria non sono soggette alla <strong>vignetta elettronica</strong>, ma è comunque opportuno controllare la <strong>normativa stradale</strong>, scegliere mesi tra primavera e inizio autunno, e considerare che nebbia, pioggia e possibili gelate nei tratti in ombra possono cambiare radicalmente la guida.</p>
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		<title>Il piccolo Tibet delle Marche dove ormai vivono solo 10 persone: qui il silenzio è la regola, non un optional</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/il-piccolo-tibet-delle-marche-dove-ormai-vivono-solo-10-persone-qui-il-silenzio-e-la-regola-non-un-optional/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 13:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.trueriders.it/?p=77626</guid>

					<description><![CDATA[<p>Esistono angoli nascosti d&#8217;Italia capaci di cancellare all&#8217;istante il caos della routine moderna. La moto diventa allora lo strumento perfetto per raggiungere questi luoghi remoti, dove l&#8217;asfalto si insinua tra crinali solitari e vallate incontaminate. La meta di questo viaggio è Elcito, una minuscola frazione incastonata su un possente sperone roccioso nel cuore dell&#8217;Appennino marchigiano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono angoli nascosti d&#8217;Italia capaci di cancellare all&#8217;istante il caos della routine moderna. La moto diventa allora lo strumento perfetto per raggiungere questi luoghi remoti, dove l&#8217;asfalto si insinua tra crinali solitari e vallate incontaminate. La meta di questo viaggio è <strong>Elcito,</strong> una minuscola frazione incastonata su un possente sperone roccioso nel cuore dell&#8217;Appennino marchigiano. Conosciuto ovunque come il <strong>&#8220;Tibet delle Marche&#8221;</strong>, questo borgo medievale ospita appena una manciata di residenti stabili. La sua posizione arroccata a oltre 800 metri di quota regala una vista straordinaria sulle cime circostanti. Inoltre, l&#8217;assenza totale di negozi o rumori cittadini rende questa sosta un&#8217;esperienza sensoriale irripetibile per chi cerca la quiete più autentica.</p>
<h2>Elcito in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<p><iframe title="la mappa" loading="lazy" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m52!1m12!1m3!1d160303.2346222716!2d13.283228331344816!3d43.50534217981741!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m37!3e0!4m5!1s0x132d802a2447a9c3%3A0xfad5680543fc5ac!2sAncona%2C%20Provincia%20di%20Ancona!3m2!1d43.607139499999995!2d13.510174099999999!4m5!1s0x132d865783a51839%3A0x9a2a479f5d2408a7!2sOsimo%2C%2060027%20AN!3m2!1d43.4859546!2d13.4823472!4m5!1s0x132d91ce6ad2d01d%3A0x996b57b72d4ff5f9!2sMontepulciano%2C%2060024%20AN!3m2!1d43.4208122!2d13.345372699999999!4m5!1s0x132d95a54fee332b%3A0x26744a6717475121!2sCingoli%2C%2062011%20MC!3m2!1d43.3770187!2d13.213452199999999!4m5!1s0x132dc75e43633de3%3A0x50b646d5c3868a4c!2sPian%20Dell&#039;elmo%2C%2062021%20MC!3m2!1d43.3427144!2d13.0605406!4m5!1s0x132dc0954685cd8b%3A0x61fe48e46d1a6cbe!2sElcito%2C%2062027%20MC!3m2!1d43.323150999999996!2d13.1054996!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1793615936640!5m2!1sit!2sit" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h3>Percorso</h3>
<p>Il viaggio prende il via dalla costa di <strong>Ancona,</strong> snodo ideale facilmente raggiungibile attraverso l&#8217;autostrada A14 Adriatica. Lasciato il capoluogo marittimo, si punta subito verso l&#8217;entroterra seguendo la provinciale in direzione di <strong>Osimo.</strong> Da qui l&#8217;asfalto inizia a salire gradualmente lungo la SP8, attraversando i dolci vigneti di <strong>Montepulciano</strong> Imbrecciata prima di raccordarsi con le alture di <strong>Cingoli.</strong> Questo celebre borgo offre una vista sconfinata verso l&#8217;Adriatico, meritandosi il titolo di &#8220;Balcone delle Marche&#8221;. Oltrepassata la cittadina, le curve si fanno improvvisamente più strette e la carreggiata diventa intima e guidata. Si risalgono i fianchi boscosi del Monte San Vicino affrontando tornanti panoramici e cambi di pendenza divertenti, fino a raggiungere la rocca di Elcito dopo circa due ore di guida appagante.</p>
<h2>Il fascino senza tempo di Elcito tra vette appenniniche e faggete secolari</h2>
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<p>Arroccato a 821 metri di quota sulle pendici del monte La Pereta, <strong>Elcito</strong> nacque originariamente nell&#8217;XI secolo come avamposto fortificato a difesa della vicina abbazia benedettina di Valfucina. Le poche case in pietra arenaria sembrano emergere direttamente dalla roccia viva, creando un contrasto visivo straordinario con il manto verde dei boschi circostanti. Camminare a piedi tra i suoi vicoli lastricati permette di riscoprire un ritmo d&#8217;altri tempi, dove l&#8217;unico suono percepibile resta il soffio del vento appenninico che si insinua tra i vecchi portali in legno e le pareti a strapiombo sulla valle.</p>
<p>Poco distante dal borgo, la strada regala un altro spettacolo imperdibile addentrandosi nella monumentale <a href="https://www.goodtrekking.it/destinazioni/ha-oltre-500-anni-lalbero-piu-antico-delle-marche-il-gigante-silenzioso-che-custodisce-un-bosco-da-fiaba/" target="_blank" rel="noopener">Faggeta di Canfaito</a>. Questo altopiano protetto ospita infatti i patriarchi verdi delle <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/marche-in-moto/" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, faggi plurisecolari dalle forme scultoree che durante la stagione autunnale accendono la montagna con una tavolozza di toni dorati e ramati. L&#8217;esperienza tra queste alture trova infine il suo compimento ideale a tavola, fermandosi in una delle locande rustiche disseminate verso San Severino Marche. Qui il viaggio si arricchisce con il gusto verace del celebre ciauscolo IGP spalmato sul pane caldo, una fumante teglia di tradizionali vincisgrassi maceratesi e il profumo intenso del pecorino dei Sibillini, da assaporare sorseggiando un calice aromatico di Vernaccia di Serrapetrona prima di rimettersi in sella.</p>
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		<title>Dominato da un maestoso castello medievale, questo borgo è una delle meraviglie nascoste del Molise</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Albera]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 11:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appoggiato su una collina alle pendici del Matese, con lo sguardo rivolto verso la valle del Volturno, Monteroduni conserva uno dei castelli più caratteristici del Molise. Il Castello Pignatelli domina il centro storico con le sue torri e le mura merlate; siamo in provincia di Isernia, in una località che per secoli ha avuto un</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Appoggiato su una collina alle pendici del Matese, con lo sguardo rivolto verso la valle del Volturno, <strong>Monteroduni</strong> conserva uno dei castelli più caratteristici del Molise. Il Castello Pignatelli domina il centro storico con le sue torri e le mura merlate; siamo in provincia di Isernia, in una località che per secoli ha avuto un ruolo strategico come porta d&#8217;accesso al Contado di Molise.</p>
<h2>Monteroduni, il borgo molisano dalle origini longobarde</h2>
<p>Le origini di Monteroduni sono molto antiche e risalgono addirittura al Neolitico. Il paese nella posizione attuale si sviluppò invece dopo la caduta dell&#8217;Impero romano: tra il IX e il X secolo, durante la dominazione longobarda e le incursioni saracene, gli abitanti si trasferirono dalla valle sulla collina, dove sorse il primo nucleo del <strong>Castello Pignatelli</strong>. Nel XII secolo Monteroduni era già considerata una fortezza importante, definita dalle fonti storiche «la chiave di entrata nel Contado di Molise». Ora il Comune ha duemila abitanti ed è noto per l&#8217;<strong>Eddie Lang Jazz Festival</strong> che risuona ogni estate.</p>
<h2>Cosa vedere a Monteroduni</h2>
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<h3>Il Castello Pignatelli</h3>
<p>Il <strong>Castello Pignatelli</strong> è il simbolo di Monteroduni. Le sue origini risalgono all&#8217;epoca longobarda, ma la struttura fu ampliata dai Normanni e trasformata nei secoli successivi. Nel 1503 il feudo passò alla famiglia d&#8217;Afflitto; nel 1668 arrivarono i Pignatelli, che la convertirono in una residenza signorile. L&#8217;edificio ha pianta trapezoidale, torri angolari, mura merlate e un cortile interno. Il cuore del Castello è il grande salone di rappresentanza, con un soffitto ligneo composto da 190 tavole di quercia dipinte a tempera, risalente ai primi anni del Settecento. Da vedere anche lo scalone cinquecentesco, i portali in breccia rossa del Matese e il balcone rinascimentale sopra l&#8217;ingresso. Oggi il castello ospita anche il <strong>Museo Antropologico delle Eredità</strong> (MADE), dedicato alla cultura materiale delle comunità rurali, con strumenti agricoli, attrezzi da falegname, utensili da fabbro e oggetti della vita domestica. Come funzionano le visite? È necessario prenotare, il costo è di 5 euro compreso il Museo, gli orari sono su due turni: alle 11 e alle 12.</p>
<h3>La Chiesa di San Michele Arcangelo e la Chiesa di San Biagio e Nicola</h3>
<p>Nel centro storico di Monteroduni si trovano alcune chiese che meritano una visita. La <strong>Chiesa di San Michele Arcangelo</strong> è legata al culto del santo, particolarmente importante durante la dominazione longobarda. E poi c&#8217;è la <strong>Chiesa di San Biagio e Nicola</strong>, con elementi architettonici quattrocenteschi.</p>
<h3>Il centro storico e le sue piazzette</h3>
<p>Dopo la visita al castello, si può proseguire a piedi tra le stradine del centro antico. Le abitazioni si sviluppano intorno alla fortificazione, seguendo la conformazione della collina, con passaggi stretti e piccoli slarghi. Il paese mostra la sua conformazione medievale e svela piccole piazzette angolo dopo angolo.</p>
<h2>Perché arrivare in moto a Monteroduni</h2>
<p>Monteroduni è una tappa per un itinerario in moto tra Isernia e Venafro, lungo le strade che attraversano la valle del Volturno, alla scoperta di uno dei territori meno conosciuti d&#8217;Italia. Il viaggio si può aggiungere alle visite a <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/molise-in-moto/sembra-scolpito-direttamente-nella-montagna-il-borgo-molisano-sospeso-sopra-isernia/"><strong>Pesche</strong>, <strong>Carpinone</strong> e <strong>Castelpetroso</strong></a>, di cui ti abbiamo già parlato!</p>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/dominato-da-un-maestoso-castello-medievale-questo-borgo-e-una-delle-meraviglie-nascoste-del-molise/">Dominato da un maestoso castello medievale, questo borgo è una delle meraviglie nascoste del Molise</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>In Lombardia c&#8217;è una piccola città murata sulle rive dell&#8217;Adda: la meta perfetta per una gita in moto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 09:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scendere in moto verso la bassa Lombardia, lasciandosi alle spalle il traffico di Milano e delle grandi tangenziali, significa entrare in un paesaggio fatto di campi, cascine e filari che seguono l’andamento del fiume. In questo scenario tranquillo spicca Pizzighettone, piccola città murata sull’Adda, dove bastioni alti fino a dodici metri e lunghe casematte raccontano</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Scendere in moto verso la bassa Lombardia, lasciandosi alle spalle il traffico di Milano e delle grandi tangenziali, significa entrare in un paesaggio fatto di campi, cascine e filari che seguono l’andamento del fiume. In questo scenario tranquillo spicca <strong>Pizzighettone</strong>, piccola <strong>città murata sull’Adda</strong>, dove <strong>bastioni alti fino a dodici metri</strong> e lunghe casematte raccontano secoli di storia militare.</p>
<p>Qui la velocità lascia spazio al passo lento: si parcheggia la moto fuori dalle mura, si attraversano ponti e porte fortificate, ci si infila nei <strong>passaggi coperti</strong> che un tempo ospitavano soldati e munizioni.</p>
<p>La torre medievale che custodì il re di Francia Francesco I, il centro storico raccolto e il paesaggio fluviale del <strong>Parco Adda Sud</strong> trasformano una semplice uscita in moto in una giornata diversa, fatta di curve morbide, soste panoramiche e scorciati storici da esplorare a piedi.</p>
<h2>Pizzighettone, città murata sull’Adda nel cuore della pianura lombarda</h2>
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<p>Arrivando in moto a <strong>Pizzighettone</strong> si ha subito la sensazione di entrare in un avamposto fortificato di altri tempi. La cittadina, poco più di 6.500 abitanti in provincia di Cremona, è divisa in due dal fiume Adda: sulla riva orientale il nucleo storico principale, su quella occidentale Gera, borgo gemello con un passato altrettanto militare.</p>
<p>L’impatto più scenografico è dato dalla <strong>cinta muraria</strong>, tra le più importanti e meglio conservate della Lombardia: un circuito di circa due chilometri, con mura che raggiungono i dodici metri di altezza e oltre tre metri e mezzo di spessore. Dietro questi bastioni si nasconde un vero labirinto di <strong>casematte</strong>, ambienti voltati e passaggi coperti che raccontano quasi nove secoli di storia.</p>
<p>Riconosciuto dal Touring Club Italiano con la <strong>Bandiera Arancione</strong>, <strong>Pizzighettone</strong> è una meta perfetta per una <strong>gita in moto</strong> diversa dal solito: niente passi di montagna, ma <strong>strade di pianura</strong>, scenari fluviali e un centro fortificato da esplorare con calma, casco sottobraccio.</p>
<h2>Tra mura, casematte e torre del Guado: cosa vedere dentro e fuori le fortificazioni</h2>
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<p>Il cuore della visita, prima ancora del borgo, sono le <strong>fortificazioni</strong>. Le <strong>casematte</strong>, ricavate nello spessore delle mura e coperte da grandi volte in laterizio, oggi formano un percorso coperto di circa 800 metri. In passato ospitavano soldati, depositi e servizi necessari a una <strong>piazzaforte</strong> progettata per resistere agli assedi.</p>
<p>L’accesso agli ambienti interni avviene quasi sempre con visite guidate, spesso curate dal <strong>Gruppo Volontari Mura</strong>: un’ottima occasione per capire come funzionava la difesa, tra fossati, rivellini, porte e opere idrauliche che potevano perfino allagare le campagne circostanti. All’esterno si riconoscono ancora il <strong>Rivellino</strong> e alcune porte storiche come <strong>Porta Crema</strong> e Porta Cremona Nuova.</p>
<p>Da non perdere la <strong>Torre del Guado</strong>, superstite dell’antico castello medievale e affacciata sull’Adda. Qui venne imprigionato nel 1525 il <strong>re di Francia Francesco I</strong> dopo la battaglia di Pavia: salire fin dove possibile e affacciarsi verso il ponte permette di leggere in un colpo d’occhio la Pizzighettone fortificata e il ruolo del fiume.</p>
<h2>Centro storico, chiese e musei: soste lente tra una passeggiata e il fiume</h2>
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<p>Tolto il casco, Pizzighettone invita a una visita lenta tra vicoli, piazze e scorci sull’Adda. Il riferimento principale è la <strong>chiesa di San Bassiano</strong>, nata nel XII secolo con i Lodigiani in fuga dopo la distruzione della loro città. La facciata in cotto, <strong>romanico-lombarda</strong>, introduce a un interno ricco di opere, tra cui una grande <strong>Crocifissione di Bernardino Campi</strong> e raffinati altorilievi trecenteschi.</p>
<p>Poco distante si incontra il <strong>Palazzo Comunale</strong> quattrocentesco e il <strong>Museo Civico</strong> in via Garibaldi, dove sono raccolti reperti paleontologici, materiali romani, ceramiche rinascimentali, armi e una sezione di arte contemporanea: una tappa perfetta per una sosta nelle ore più calde.</p>
<p>Attraversando il ponte si raggiunge <strong>Gera</strong>, con lunghi tratti di fortificazioni e la <strong>chiesa di San Pietro</strong>, santuario mariano dal 1956, riconoscibile per i rivestimenti marmorei e i mosaici policromi. Qui e lungo gli argini si trovano alcuni dei punti migliori per fotografare moto, mura e fiume nello stesso scatto, soprattutto al tramonto.</p>
<h2>Pizzighettone in moto: come arrivare, itinerari di pianura e consigli pratici</h2>
<p>In sella, Pizzighettone si raggiunge facilmente da più direzioni. Da Cremona sono circa 21 km lungo la <strong>ex SS234 Codognese</strong>, che collega anche Lodi (34 km) e Piacenza (26 km). Da Milano si può seguire la direttrice per Lodi e imboccare la Codognese, oppure scendere per la <strong>SP415 Paullese</strong> e poi deviare sulla <strong>SP84</strong> verso l’Adda.</p>
<p>Il percorso è tipico della <strong>pianura padana</strong>: rettilinei, curve morbide, campi coltivati e piccoli centri abitati. Non ci sono dislivelli significativi né tornanti, ma serve attenzione a incroci, traffico locale e mezzi agricoli, soprattutto nei periodi di semine e raccolti. L’ideale è impostare un’andatura rilassata, con soste fotografiche lungo il fiume e nei pressi delle mura.</p>
<p>Si consiglia di lasciare la moto nei parcheggi esterni al centro storico, per poi proseguire a piedi. Il borgo rientra nel <strong>Parco Adda Sud</strong>: in stagione è possibile abbinare alla visita delle mura una passeggiata sugli argini o un’uscita in battello dal <strong>pontile di Gera</strong>. In autunno, la gita può chiudersi assaggiando i tradizionali “<strong>Fasulìn de l’öc cun le cùdeghe</strong>”, serviti nelle casematte durante le manifestazioni gastronomiche.</p>
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		<title>Un paese di pietra si avvolge intorno al castello: la Basilicata segreta da attraversare in moto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 07:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Basilicata in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quarantasei chilometri non sono molti, ma tra Matera e l’entroterra lucano diventano un piccolo viaggio iniziatico per chi ama il mototurismo. Si parte dalla città dei Sassi, dove la pietra racconta millenni di storia, e ci si inoltra lungo la SS7 tra curve dolci, colline argillose e poderi che punteggiano la campagna. Miglionico, Grottole e</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quarantasei chilometri non sono molti, ma tra <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/la-little-britain-della-basilicata-e-il-borgo-che-custodisce-lunico-capolavoro-in-pietra-di-questo-celebre-artista/" target="_blank" rel="noopener">Matera</a> e l’entroterra lucano diventano un piccolo viaggio iniziatico per chi ama il <strong>mototurismo</strong>. Si parte dalla città dei Sassi, dove la pietra racconta millenni di storia, e ci si inoltra lungo la SS7 tra curve dolci, colline argillose e poderi che punteggiano la campagna. Miglionico, Grottole e Grassano compongono un mosaico di <strong>castelli medievali</strong>, <strong>borghi di pietra</strong> e panorami aperti sui calanchi, perfetti da assaporare dietro la visiera.</p>
<p>L’<strong>itinerario è breve ma intenso</strong>: richiede un po’ di attenzione alla strada, il giusto ritmo tra un tornante e l’altro e il tempo di scendere dalla moto per perdersi a piedi tra vicoli, chiese senza tetto e antiche cantine scavate nella roccia. Una mezza giornata basta per percorrerlo, ma la sensazione è quella di aver attraversato una Basilicata diversa, intima e sorprendentemente autentica.</p>
<h2>Grottole in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Questo <strong>itinerario in moto</strong> tra Matera, Miglionico, Grottole e Grassano è un anello ideale per chi vuole affiancare la visita ai Sassi a qualche ora di guida nell’<a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/in-basilicata-ce-un-borgo-di-pietra-sospeso-sopra-una-valle-selvaggia-arrivarci-in-moto-e-meta-del-viaggio/" target="_blank" rel="noopener">entroterra lucano</a>. In totale sono <strong>46,2 km</strong>, con un tempo di percorrenza pura intorno ai 55 minuti, ma è bene considerare soste frequenti: qui il bello non è “fare chilometri”, ma godersi le tappe.</p>
<p>La strada segue per lo più la SS7, una classica statale appenninica: curve ampie, qualche saliscendi, tratti panoramici che si aprono all’improvviso sulle valli del Bradano e del Basento. Dalla <strong>città dei Sassi</strong> ci si lascia alle spalle il traffico urbano e si entra in una Basilicata rurale fatta di campi coltivati, rilievi argillosi e macchia mediterranea.</p>
<p>Consiglierei di partire da Matera in mattinata, carburante e pressione gomme già verificati, e di programmare almeno tre soste “vere”: il <strong>Castello del Malconsiglio</strong> a Miglionico, il borgo di pietra e il <strong>Castello di Sichinulfo</strong> a Grottole, le viuzze e i <strong>Cinti di Grassano</strong>, tra memoria contadina e luoghi di Carlo Levi.</p>
<h2>Paesaggi e tappe: da Matera a Miglionico, Grottole e Grassano</h2>
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<p>La partenza da <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/la-contea-degli-hobbit-esiste-davvero-in-basilicata-ce-un-parco-con-centinaia-di-case-ricoperte-dallerba/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Matera</strong></a> è già di per sé un regalo per chi arriva in moto: i <strong>Sassi</strong>, con i rioni Sasso Caveoso e Sasso Barisano, scavati nella roccia e riconosciuti come patrimonio <strong>UNESCO</strong>, sono il punto di riferimento perfetto prima di tuffarsi nelle strade meno battute dell’entroterra. Vale la pena parcheggiare in un’area autorizzata e concedersi una breve passeggiata tra vicoli, chiese rupestri e scorci sulla Gravina.</p>
<p>Lasciata la città, la SS7 si dirige verso sud. In pochi minuti le abitazioni lasciano spazio a campi coltivati, colline argillose e vegetazione mediterranea. La prima vera sosta è <strong>Miglionico</strong>, borgo in altura affacciato sulla valle del Bradano, dominato dal Castello del Malconsiglio. Qui conviene lasciare la moto in basso e salire a piedi per esplorare torri, cortili interni e sale storiche.</p>
<p>Riprendendo la statale, la guida diventa più dinamica: curve, tratti ombreggiati, improvvisi punti panoramici accompagnano l’avvicinamento a <strong>Grottole</strong>, paese disteso sul crinale tra Bradano e Basento. Ultimo tratto verso <strong>Grassano</strong>, con andamento mosso ma fluido, tra colline coltivate, piccoli boschi e il profilo del borgo che compare all’improvviso sul colle di Sella Mortella.</p>
<h2>Castelli, borghi di pietra e memorie di Carlo Levi</h2>
<p>La tappa di Miglionico è dominata dal <strong>Castello del Malconsiglio</strong>, fortificazione medievale legata alla celebre <strong>Congiura dei baroni</strong> del 1485 contro Ferdinando I d’Aragona. Le sale interne, come il Salone del Malconsiglio e la Sala della Stella, raccontano intrighi di corte e trasformazioni architettoniche da presidio militare a residenza signorile.</p>
<p>A <strong>Grottole</strong> il colpo d’occhio è tutto per il <strong>Castello di Sichinulfo</strong>, che sorveglia il borgo dalla Contrada della Motta. Le sue origini, forse longobarde, e le successive stratificazioni medievali ne fanno un punto chiave dell’antica rete difensiva lucana. Nel centro storico spiccano le jrutt rurali e la suggestiva <strong>Chiesa Diruta</strong>, grande edificio cinquecentesco rimasto senza tetto, oggi scenografica quinta di pietra a cielo aperto.</p>
<p>L’ultima tappa, <strong>Grassano</strong>, cambia registro: qui si entra nel mondo contadino e nella memoria di <strong>Carlo Levi</strong>, che vi soggiornò durante il confino fascista prima di trasferirsi ad Aliano. Tra le vie del borgo si incontrano i <strong>Cinti</strong>, antiche cantine-grotte scavate nella roccia, il Palazzo Commendale legato ai Cavalieri di Malta, la Chiesa di San Giovanni Battista e Palazzo Materi, con il presepe dell’artista Franco Artese.</p>
<h2>Consigli pratici per chi percorre la SS7 in moto tra Matera e Grassano</h2>
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<p>Dal punto di vista motociclistico, la SS7 tra <strong><a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/basilicata-in-moto/un-castello-domina-un-paese-avvolto-intorno-alla-montagna-la-basilicata-piu-segreta-vista-dalla-moto/" target="_blank" rel="noopener">Matera</a> e Grassano</strong> non è una strada estrema, ma richiede attenzione. Le curve sono numerose, l’asfalto in alcuni tratti può risultare irregolare, e dopo le piogge non è raro trovare residui di terra o ghiaia portati dai campi. Meglio impostare un’<strong>andatura turistica</strong>, che permetta di godersi il paesaggio senza stress.</p>
<p>Il <strong>periodo ideale</strong> va dalla primavera all’autunno, evitando le ore più calde d’estate: qui il sole picchia forte e le soste all’aperto, tra castelli e <strong>borghi di pietra</strong>, diventano più piacevoli con temperature miti. Per il rifornimento è consigliabile fare benzina a Matera o nei pressi dei centri maggiori, così da non doversi preoccupare durante i tratti più isolati.</p>
<p>Per la visita dei centri storici – soprattutto Miglionico, Grottole e Grassano – è preferibile parcheggiare la moto in aree segnalate e proseguire a piedi con scarpe comode, perché vicoli e gradinate possono essere ripidi e scivolosi. Infine, controlla sempre eventuali lavori al <strong>Castello di Sichinulfo</strong> o limitazioni di accesso ai monumenti: un rapido sguardo ai siti turistici della Basilicata può fare la differenza nell’organizzare al meglio la giornata.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/basilicata-in-moto/un-paese-di-pietra-si-avvolge-intorno-al-castello-la-basilicata-segreta-da-attraversare-in-moto/">Un paese di pietra si avvolge intorno al castello: la Basilicata segreta da attraversare in moto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<item>
		<title>Marche, il borgo interamente fatto di pietra dove ogni angolo custodisce una storia di famiglia</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/circondata-da-boschi-e-prati-in-fiore-la-perla-di-pietra-delle-marche-e-il-paese-piu-bello-da-visitare-nel-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2026 15:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Vista dall'alto su Treia. Il nome deriva da una divinità greco-sicula, Trea-Jana, ma qui ci troviamo nel pieno delle Marche, tra sinuose colline punteggiate da borghi che in ogni pertugio raccontano qualcosa del loro passato medievale. Treia si distingue per il suo fascino autentico e la sua storia millenaria. Fa parte dell'Associazione dei Borghi Più Belli d'Italia, ed è sicuramente uno dei paesi più belli da visitare nel 2025: una perla di pietra circondata da un mare di verde che ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le colline marchigiane offrono un terreno d&#8217;elezione per chi ama viaggiare in moto a contatto con paesaggi autentici. Infatti, i profili sinuosi delle valli maceratesi regalano strade scorrevoli dove pennellare curve senza fretta, circondati da distese ordinate di campi e vigneti. La meta principale di questo itinerario è <strong>Treia,</strong> splendido borgo arroccato su una cresta di arenaria nella valle del fiume Potenza. Il suo nome affonda le radici nella divinità greco-sicula Trea-Jana, evocando un passato nobile e antichissimo. Inserito meritatamente nel circuito dei Borghi più Belli d&#8217;Italia, questo centro fortificato accoglie i motociclisti con le sue mura medievali e i suoi vicoli suggestivi in pietra chiara, offrendo una sosta ideale tra cultura, relax e viste panoramiche.</p>
<h2>Treia in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>L&#8217;itinerario parte da Macerata, capoluogo ricco di fascino dove scaldare le gomme prima di immergersi nella campagna aperta. Lasciata la città, si imbocca la scenografica Strada Provinciale Treiese SP128, un tracciato fluido che alterna rettilinei ritmati a dolci pieghe tra le alture. Salendo per Contrada Fontevannazza, si raggiungono le porte di Treia per una prima sosta dedicata alla visita del borgo e delle sue mura.</p>
<p>Rimessi i caschi, l&#8217;asfalto riprende a salire lungo la medesima SP128 verso Cingoli, celebre come il &#8220;Balcone delle Marche&#8221; grazie alla sua terrazza panoramica affacciata fino al mare Adriatico. Da qui la rotta si fa ancora più divertente imboccando in rapida successione la SP504, la SP26 e la SP4, un susseguirsi continuo di curve tecniche immerse nel verde che conduce infine a Cupramontana, capitale del vino Verdicchio e traguardo perfetto per questo tour appenninico.</p>
<h2>Treia, un viaggio nel tempo in un passato medievale</h2>
<p><strong>Treia</strong>, novemila abitanti, 342 m s.l.m., si trova nella provincia di Macerata. Il centro storico si trova in cima a un colle stretto e lungo di arenaria nella valle del fiume Potenza. Una posizione piuttosto scenografica, che prelude alle belle scoperte che si fanno visitando la località marchigiana.</p>
<h3>Le mura e il centro storico di Treia</h3>
<p>Treia è cinta da imponenti mura medievali che proteggono un centro storico ben conservato. Passeggiando tra le sue vie, si possono ammirare palazzi signorili e scorci panoramici che si aprono verso le colline circostanti. Tra i punti di interesse principali spicca <strong>Piazza della Repubblica</strong>, cuore pulsante della città, con la sua elegante loggia in stile neoclassico. È considerata una delle più caratteristiche piazze delle <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/marche-in-moto/" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>; al centro spicca il monumento a Papa Pio VI, che restituì al paese il titolo di città. Ai lati, la Chiesa di San Filippo con il convento, la palazzina dell&#8217;Accademia Georgica,  il Palazzo Comunale.</p>
<h3>Il Teatro Comunale</h3>
<p>Un gioiello nascosto è il <strong>Teatro Comunale</strong>, un piccolo capolavoro di architettura a cavallo del XVIII-XIX Secolo. Con le sue decorazioni raffinate e l&#8217;acustica perfetta, è uno degli edifici più rappresentativi della cultura locale. I recenti lavori di restauro l&#8217;hanno restituito all&#8217;antico splendore e spesso ospita eventi e spettacoli che attirano visitatori da tutta la regione.</p>
<h3>La Chiesa di San Filippo</h3>
<p>Tra i luoghi di culto, la <strong>Chiesa di San Filippo</strong> è imperdibile. Questa costruzione barocca colpisce per la sua facciata sobria e gli interni riccamente decorati, dove si possono ammirare opere d&#8217;arte sacra di grande pregio.</p>
<h3>Natura ed escursioni attorno a Treia</h3>
<p>Treia non è solo storia e cultura: è anche il punto di partenza ideale per esplorare la natura delle Marche. In primavera, i campi si trasformano in un tripudio di colori grazie alla fioritura, un vero spettacolo. Tra le escursioni da fare, c&#8217;è quella che porta alla <strong>Grotta di Santa Sperandia</strong>, luogo di eremitaggio della Co-Patrona di Cingoli. Altro luogo che vale la pena raggiungere è la &#8220;Roccaccia&#8221;, oppure <strong>Rocca di Monte Acuto</strong>, antico fortilizio difensivo che costituisce il confine tra i comuni di Treia e di Cingoli.</p>
<h3>Tradizioni e sapori</h3>
<p>Treia è nota anche per le sue tradizioni enogastronomiche. Tra i piatti tipici, spiccano le <strong>tagliatelle fatte a mano</strong>, condite con ragù di cinghiale, e le <strong>olive all’ascolana</strong>, un classico della cucina marchigiana. Non mancano i vini locali, come il <strong>Verdicchio dei Castelli di Jesi</strong>, perfetto per accompagnare i sapori decisi della cucina tradizionale. La tentazione è di rimanere a tavola, ma ci sono tanti altri itinerari da fare, e TrueRiders ti porta a scoprire un&#8217;altra chicca del territorio maceratese!</p>
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		<title>Distrutto dal terremoto 130 anni fa, questo borgo arroccato sul mare è rinato grazie a una comunità di artisti</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/distrutto-dal-terremoto-130-anni-fa-questo-borgo-arroccato-sul-mare-e-rinato-grazie-a-una-comunita-di-artisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alex Zanutto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2026 11:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore della Riviera dei Fiori, i ruderi medievali di Bussana Vecchia sono rinati grazie a una comunità di creativi. Questo borgo promette un viaggio in sella tra memoria, curve e atelier d’arte.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulle colline sopra Sanremo sorge Bussana Vecchia, un borgo medievale che si trova a circa otto chilometri dal mare. Questo luogo racconta una storia di rinascita unica: oltre 130 anni fa, un terremoto distrusse l’antico centro e per decenni il paese rimase vuoto. A partire dagli anni ʼ60, artisti da tutta Europa hanno ridato vita alle sue pietre e oggi il borgo accoglie viaggiatori da tutto il mondo. A Bussana Vecchia il passato convive con il presente tra vicoli fioriti e botteghe d’arte.</p>
<h2>Bussana Vecchia in moto. L’itinerario tra le curve della Riviera dei Fiori</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Il percorso</h3>
<p>Il viaggio su due ruote vero e proprio comincia a Bussana, provincia di <strong>Imperia</strong>. Chi arriva dal capoluogo guida lungo la via Aurelia verso ponente, con la strada costiera che regala scorci limpidi sul mare ligure e toccando i centri marinari di <strong>Santo Stefano al Mare</strong> e <strong>Arma di Taggia</strong>. Superata la foce del torrente Armea, si lascia la costa. Si seguono quindi i cartelli per Bussana e Bussana Vecchia. La strada sale subito verso le colline e la carreggiata si fa stretta, ma tra uliveti e fitta vegetazione si affrontano curve piacevoli. In pochi minuti si raggiungono le porte del borgo, la moto va lasciata nelle aree di sosta all’ingresso perché il paese è un’isola pedonale da esplorare muovendosi tra i suoi viottoli in acciottolato e gradini di pietra.</p>
<h2>La scossa del 1887 e la chiesa senza tetto: la memoria tra le macerie</h2>
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<p>Il destino del paese cambiò il 23 febbraio 1887. Erano le ore 6:21 del mercoledì delle Ceneri. La terra tremò per venti secondi. La scossa violenta sconvolse l’intera Liguria occidentale. <a href="https://turistipercaso.it/diari-di-viaggio/una-notte-di-agosto-a-bussana-vecchia.html">La volta della <strong>chiesa di Sant’Egidio</strong> crollò sopra i fedeli</a>. L’edificio risaliva al 1404 e in epoca barocca la chiesa contava sei cappelle; anche le case della parte alta del borgo subirono danni enormi. Le autorità ordinarono l’evacuazione immediata e tra il 1889 e il 1894 gli abitanti si spostarono sulla costa. Lì fondarono il nuovo centro di Bussana Nuova, mentre l’antico borgo rimase disabitato per oltre sessant’anni, diventando una vera e propria città fantasma. Oggi la chiesa di Sant’Egidio è tornata ad essere il simbolo del paese. L’edificio si può ammirare solo dall’esterno per ragioni di sicurezza, ma oltre i cancelli si può scorgere la navata senza tetto che si apre verso il cielo. Sulle pareti restano visibili gli stucchi di <strong>Gerolamo Comanedi</strong>. Accanto alla facciata svetta il campanile in pietra, sopravvissuto al sisma. Nella zona est sorge l’Oratorio di San Giovanni Battista, anch’esso con il tetto crollato.</p>
<h2>Da paese fantasma a villaggio degli artisti: la rinascita di Bussana</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La rinascita iniziò alla fine degli anni Cinquanta quando il ceramista torinese <strong>Mario Giani</strong>, in arte Clizia, scoprì le rovine. L’artista sognò di fondare una comunità libera e nel 1961 nacque la Comunità Internazionale Artisti di Bussana Vecchia. Insieme a Clizia operarono il pittore siciliano <strong>Vanni Giuffrè</strong> e altri artisti. Il gruppo depositò uno statuto ufficiale presso un notaio di Sanremo. Le regole della comunità erano semplici e chiare: i ruderi non appartenevano a nessuno; chi voleva stabilirsi nel borgo poteva scegliere un edificio crollato, a patto di restaurarlo a mano con le pietre del posto. Le case inoltre sarebbero servite solo alla ricerca artistica. Erano vietati gli scopi di lucro e le vendite commerciali. Col tempo arrivarono scultori, pittori, orafi ed ebanisti. Per esempio, nel 1968 Wolfgang e Jan aprirono la prima bottega del paese, lo studio W+J. Nacquero presto anche laboratori di ceramica, grafica e candele artistiche.</p>
<h2>Cosa vedere nel borgo: giardini segreti, scorci d’arte e il grande plastico</h2>
<p>Tra le mete più amate c’è il <strong>Giardino tra i Ruderi</strong>. Si tratta di un orto botanico creato da Luisa Bistolfi ed Enrico Buson; il verde cresce tra i resti delle vecchie mura e Piante grasse e fiori circondano terrazze panoramiche con vista sul mare. Un’altra attrazione curiosa è il plastico ferroviario di Bussana Vecchia: l’opera occupa tre stanze e la rete ferroviaria in miniatura conta oltre 350 metri lineari di binari, riproducendo le stazioni e i borghi del ponente ligure. Si possono ammirare piccoli treni viaggiare su ponti e sopraelevate con suoni realistici. Senza dubbio l’attrazione principale restano le vie del borgo stesso. Camminando tra le sue pietre si scoprono nuove opere d’arte ad ogni angolo, realizzate da chi, in questi ultimi 65 anni, ha contribuito a donare nuova vita a questo angolo di mondo.</p>
<p>Bussana Vecchia regala un’emozione viva a chi viaggia in moto: qui l’arte e la tenacia umana hanno sconfitto l’abbandono e l’oblio. Dopo le curve panoramiche della costa e il silenzio del borgo con i suoi scorci artistici e le terrazze che dominano l’orizzonte fino al mare, potete proseguire il viaggio sulla tortuosa SP55 fino a <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/quando-due-e-quattro-ruote-si-incontrano-e-lei-una-delle-gare-piu-belle-ditalia-ma-il-suo-percorso-puoi-farlo-anche-in-sella/"><strong>Passo Ghimbegna</strong>, per gustarvi altre viste (e altre curve) mozzafiato</a>; e infine tuffarvi nuovamente verso il la riviera Ligure seguendo le strade tra le colline fino alla SP64.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/distrutto-dal-terremoto-130-anni-fa-questo-borgo-arroccato-sul-mare-e-rinato-grazie-a-una-comunita-di-artisti/">Distrutto dal terremoto 130 anni fa, questo borgo arroccato sul mare è rinato grazie a una comunità di artisti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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