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	<title>TrueRiders</title>
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	<description>Le strade del Vero Motociclista</description>
	<lastBuildDate>Thu, 24 Sep 2026 09:29:42 +0000</lastBuildDate>
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	<title>TrueRiders</title>
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		<title>Il borgo marchigiano costruito sopra una necropoli longobarda: un gioiello alle porte di Ascoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 10:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrivare a Castel Trosino in moto è come entrare lentamente in una fotografia in bianco e nero, dove la pietra sembra assorbire il rumore del motore e restituirlo in eco nella valle del Castellano. La strada che parte da Ascoli Piceno si arrampica tra curve morbide, boschi e scorci sul torrente, finché lo sperone roccioso</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-borgo-marchigiano-costruito-sopra-una-necropoli-longobarda-un-gioiello-alle-porte-di-ascoli/">Il borgo marchigiano costruito sopra una necropoli longobarda: un gioiello alle porte di Ascoli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivare a <strong>Castel Trosino in moto</strong> è come entrare lentamente in una fotografia in bianco e nero, dove la pietra sembra assorbire il rumore del motore e restituirlo in eco nella <strong>valle del Castellano</strong>. La strada che parte da Ascoli Piceno si arrampica tra curve morbide, boschi e scorci sul torrente, finché lo sperone roccioso del borgo compare all’improvviso, sospeso tra cielo e montagna.</p>
<p>Qui il Medioevo è tangibile nelle case e negli archi, ma sotto la superficie affiora una storia ancora più antica: quella della <strong>necropoli longobarda</strong> scoperta nel 1893. Percorrendo i vicoli, ho avuto la sensazione di camminare su più livelli temporali sovrapposti, mentre lo sguardo correva dal paese alla valle. Castel Trosino è una sosta breve sulla carta geografica, ma intensa per chi ama piccoli borghi, archeologia e <strong>percorsi panoramici</strong> in moto.</p>
<h2>Castel Trosino: un balcone di pietra sull’Appennino marchigiano</h2>
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<p>Da<a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/tra-tartufi-e-castelli-nelle-marche-ce-la-terra-dei-9-castelli-scommettiamo-che-non-hai-mai-visto-un-luogo-cosi/" target="_blank" rel="noopener"> <strong>Ascoli Piceno</strong></a> bastano pochi chilometri per ritrovarsi immersi in un paesaggio completamente diverso, più raccolto e selvatico. La strada infila la <strong>valle del Castellano</strong>, segue il torrente e guadagna quota con curve regolari: in moto è un tratto piacevole, mai estremo, ideale per scaldare le gomme e rallentare il ritmo mentale.</p>
<p><strong>Castel Trosino</strong> appare in alto, compatto, aggrappato allo <strong>sperone roccioso</strong> come un piccolo castello naturale. L’abitato è una <strong>frazione di Ascoli</strong>, ma trasmette l’impressione di un mondo a parte, dove il tempo viene scandito dalle ombre sui muri e dal vento che sale dalla valle. Qui il <strong>borgo medievale</strong> convive con una memoria molto più antica, quella della <strong>necropoli longobarda</strong> dell’Alto Medioevo, scoperta a fine Ottocento poco distante dal centro storico.</p>
<p>Girando tra i vicoli, ho percepito chiaramente questo doppio registro: sopra la vita lenta di un paese di montagna, sotto la traccia silenziosa di una comunità altomedievale che dialoga ancora con studiosi e viaggiatori curiosi.</p>
<h2>Tra necropoli longobarda, paesaggio montano e curve panoramiche</h2>
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<p>La vera sorpresa di Castel Trosino non è solo la bellezza del borgo, ma il <strong>paesaggio che lo circonda</strong>. La valle del Castellano incide l’<a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/3-itinerari-di-fine-inverno-in-italia-per-scoprire-la-bellezza-minore-del-bel-paese/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Appennino marchigiano</strong></a> con pareti rocciose, boschi e scorci d’acqua che si aprono all’improvviso tra una curva e l’altra. In moto, il tratto di <strong>strada</strong> regala una sequenza di pieghe dolci, perfette per chi cerca un itinerario rilassato ma scenografico.</p>
<p>Poco lontano dal paese, nell’<strong>area di Santo Stefano</strong>, a fine Ottocento venne riconosciuta la <strong>grande necropoli longobarda</strong>: <strong>oltre duecento sepolture</strong> databili tra VI e VII secolo, con corredi ricchi di gioielli, fibule, armi e oggetti personali. Oggi non ci si deve aspettare un parco archeologico monumentale; molti reperti sono conservati in musei, ma sapere che questo pendio tranquillo ha custodito per secoli una delle testimonianze più importanti della presenza longobarda nell’<strong>Italia centrale</strong> cambia il modo di leggere il paesaggio.</p>
<p>Mentre osservavo la valle dal belvedere, ho avuto l’impressione netta di quanto la scelta dello sperone roccioso fosse strategica per controllare vie di transito e collegamenti verso l’interno appenninico.</p>
<h2>Dentro il borgo: vicoli medievali, pietra viva e un’anima discreta</h2>
<p>L’ingresso nel <strong>nucleo storico</strong> di Castel Trosino è quasi teatrale: si attraversa la porta e in pochi passi ci si ritrova immersi in un dedalo di <strong>vicoli stretti</strong>, <strong>archi in pietra</strong>, case addossate l’una all’altra. La scala del borgo è minima, ma è proprio questa dimensione raccolta a permettere di cogliere dettagli che nelle città più grandi sfuggono allo sguardo.</p>
<p>Camminando con il casco in mano, ho notato come le abitazioni seguano fedelmente la forma della roccia, adattandosi alle irregolarità del terreno. La pietra domina ovunque, dai muri alle scalette esterne, restituendo quell’immagine di paese fortificato tipica di molti <strong>borghi appenninici</strong>. Non è un set medievale: chiese, edifici e spazi pubblici raccontano secoli diversi, trasformazioni continue, vite ordinarie.</p>
<p>A colpirmi è stato soprattutto il contrasto con <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/marche-in-moto/un-filo-verde-che-unisce-le-due-facce-del-centro-italia-questa-strada-e-linno-alla-riscoperta-di-piccoli-paesi-e-grandi-paesaggi-dautore/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ascoli Piceno</strong></a>, così vicina eppure lontana per atmosfera. In pochi minuti si passa da eleganti piazze urbane a un <strong>balcone montano</strong> sospeso tra boschi e pareti rocciose. Proprio questa normalità, senza scenografie artificiose, rende autentica la visita: Castel Trosino è un paese vissuto, non un <strong>museo a cielo aperto</strong>.</p>
<h2>Consigli pratici e suggerimenti per chi arriva in moto</h2>
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<p>Dal punto di vista motociclistico, il <strong>percorso da Ascoli Piceno</strong> verso Castel Trosino è adatto anche a chi ha poca esperienza: carreggiata stretta in alcuni tratti, curve frequenti ma regolari, pendenze contenute. Conviene procedere con calma, godendosi la vista sulla <strong>valle del Castellano</strong> e facendo attenzione agli eventuali detriti portati dal maltempo ai margini dell’asfalto.</p>
<p>Il borgo è piccolo e gli spazi di sosta sono limitati: meglio parcheggiare la moto appena fuori dal <strong>nucleo storico</strong> e proseguire a piedi tra i vicoli. In estate è consigliabile arrivare nelle ore più fresche, mentre in autunno i colori dei boschi aggiungono fascino al panorama. Castel Trosino si visita facilmente in <strong>mezza giornata</strong> e si presta a essere abbinato alla scoperta del centro storico di Ascoli Piceno o a un itinerario più ampio lungo l’<strong>Appennino marchigiano</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda la <strong>necropoli longobarda</strong>, molti reperti sono oggi esposti in musei: prima di partire, vale la pena informarsi sulle collezioni accessibili per completare il viaggio con una tappa culturale dedicata all’<strong>archeologia altomedievale</strong>.</p>
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		<title>Un borgo che sembra essersi fermato nel tempo nelle montagne piemontesi: case in legno e pietra e panorami da sogno</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/il-bello-e-il-buono-della-montagna-del-piemonte-in-un-unico-itinerario-scopri-il-borgo-tra-le-sue-valli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 08:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Benvenuti nella Valle dei Tremendi": così recita un cartello all'ingresso del borgo, che fa riferimento alle leggende sul carattere tenace degli abitanti, più forti delle avversità della natura, che vivono indomiti in una valle fredda e chiusa. Eppure questa località piemontese pare un piccolo angolo di paradiso, uscito da un dipinto. Incastonato tra la Val Sorba e la Val Grande, è un paese dove il tempo sembra essersi fermato. È il luogo perfetto dove trovare la natura quieta e ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-bello-e-il-buono-della-montagna-del-piemonte-in-un-unico-itinerario-scopri-il-borgo-tra-le-sue-valli/">Un borgo che sembra essersi fermato nel tempo nelle montagne piemontesi: case in legno e pietra e panorami da sogno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo borgo dalle antiche origini è abitato da una popolazione da sempre nota per la sua tenacia e forza, che si è imposta anche sulle avversità della natura. Situato tra la<strong> Val Sorba</strong> e la <strong>Val Grande</strong>, è un vero e proprio angolo di paradiso, che accoglie i visitatori con la natura incontaminata, le tradizioni autentiche e i campanili che scandiscono lo scorrere del tempo. Partiamo alla scoperta di questa splendida località alpina!</p>
<h2>Rassa, il borgo della Valsesia dagli innumerevoli tesori</h2>
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<p>A 917 metri di altitudine e con meno di 70 abitanti, <strong>Rassa</strong> (provincia di Vercelli) è un borgo piccolo ma ricco di fascino. Da queste parti, nel XIV secolo, predicò l&#8217;eretico <strong>Fra&#8217; Dolcino da Novara</strong>. Ci troviamo alla confluenza dei <strong>torrenti Sorba e Gronda</strong> (che segnano le omonime valli), che offre un paesaggio che sembra disegnato dalla natura. Se ami la montagna, adorerai anche questo borgo piemontese!</p>
<h3>Il centro storico di Rassa</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La passeggiata per il borgo è molto breve ma riporta indietro nel tempo. Le case in pietra, con i tetti in ardesia e i balconi in legno, sono l&#8217;emblema dell&#8217;architettura alpina. Il cuore del paese è la <strong>piazza principale</strong>, dove si trova la <strong>Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista</strong>, costruita nel XVII secolo. E, poi, c&#8217;è l&#8217;<a href="https://www.comune.rassa.vc.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/l-ecomuseo-del-legno-e-della-calce-50031-1-0498ca22094ef9c1b4674d9d666c5b61"><strong>Ecomuseo del legno di Rassa</strong></a>, ovvero la <em>Resga di Brasei </em>(segheria di Brasei), esempio di segheria idraulica che sfrutta l&#8217;acqua di un canale del torrente Sorba.</p>
<h3>La Grappa e i sapori di montagna</h3>
<p>Rassa è famosa per le sue <strong>grappe artigianali</strong>, spesso aromatizzate con mirtilli o altre erbe alpine. Fermati in uno dei piccoli locali del borgo per assaggiare queste specialità e scoprirai il sapore autentico delle tradizioni del luogo. Non mancano piatti tipici, come la<strong> polenta concia</strong> e i <strong>salumi locali</strong>, perfetti per un pranzo sostanzioso. Al mirtillo è dedicata la <strong>Sagra del Mirtillo</strong> che si svolge ogni ferragosto.</p>
<h3>I percorsi naturalistici</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Rassa è il punto di partenza ideale per <strong>escursioni nella Val Sorba e nella Val Grande</strong>. Tra i sentieri più apprezzati, c’è quello che porta al <a href="http://www.caiolgiate.it/rifugio/"><strong>Rifugio Ferioli</strong></a> (2.264 metri di altitudine), da cui si gode di una vista mozzafiato sulle Alpi. Se ami le cascate, non perderti il percorso lungo il<strong> torrente Gronda</strong>, che offre scorci spettacolari tra rocce e boschi. Guidare in moto lungo le strade che attraversano la Val Sorba e la Val Grande, tra curve, tornanti e panorami, ti permette di conoscere il cuore della natura della Valsesia: cogli l&#8217;occasione per visitare altri luoghi, come <strong>Scopello</strong> o <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-walser-che-non-si-balla-in-piemonte-ce-un-borgo-che-parla-di-antiche-tradizioni-di-montagna/"><strong>Alagna</strong></a>, e scoprire ancora di più il fascino del Piemonte montano.</p>
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		<title>La perla dai mattoni rossi, patria di vini e tartufi, è la regina delle Langhe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 06:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle particolarità che mi affascina dell’autunno è la ricca tradizione enogastronomica legata a questo suggestivo periodo dell’anno. Cosa c’è di meglio di una rilassante gita fuori porta ottobrina all’insegna di specialità culinarie, come castagne e tartufi, e di un buon bicchiere di vino? A chi, come me, adora tale atmosfera, consiglio assolutamente di organizzare</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle particolarità che mi affascina dell’autunno è la ricca tradizione enogastronomica legata a questo suggestivo periodo dell’anno. Cosa c’è di meglio di una rilassante gita fuori porta ottobrina all’insegna di specialità culinarie, come castagne e tartufi, e di un buon bicchiere di vino? A chi, come me, adora tale atmosfera, consiglio assolutamente di organizzare un mototour delle <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/langhe-in-moto-tra-vigneti-curve-e-borghi-unesco/"><strong>Langhe</strong></a> e, in particolare, a <strong>Neive</strong>. Il borgo è conosciuto anche come la “<strong><em>Terra dei Quattro Vini</em></strong>”, perché qui si producono quattro etichette eccellenti: <em>Dolcetto d’Alba</em>, <em>Barbera d’Alba</em>, <em>Barbaresco</em> e <em>Moscato d’Asti</em>. Pronti per un viaggio alla scoperta di tesori d’arte e sapori indimenticabili?</p>
<h2>Neive: il gioiello delle Langhe dalla storia millenaria</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p><strong>Neive</strong> è un meraviglioso borgo di circa 3 mila abitanti in <strong>provincia di Cuneo</strong>. Situato a circa 300 metri s.l.m., si contraddistingue per la sua posizione, nel cuore delle Langhe, tra i vigneti più pregiati al mondo. Inserito tra i <em>Borghi più Belli d’Italia</em>, ha origini antichissime, legate ai Romani. La denominazione sarebbe, infatti, legata alla <em>Gens Naevia</em>. Durante il Medioevo, poi, furono edificati un castello (purtroppo distrutto nel 1274) e il Santuario di Santa Maria del Piano, di cui oggi è possibile ammirare solo la torre campanaria.</p>
<p>Nei vigneti che circondano Neive, inoltre, c’è la <strong>Panchina Gigante #23</strong>, l’installazione che rientra nel <strong><em>Big Bench Community Project</em></strong>, ideato dal designer americano Chris Bangle e a sua moglie per favorire il turismo delle aree rurali.</p>
<h3>Cosa vedere a Neive</h3>
<h4>Cappella di San Rocco</h4>
<p>La prima attrazione che ho potuto ammirare nell’incantevole centro storico di Neive è la <strong>Porta di San Rocco</strong>. Di fronte si trova la <strong>cappella rurale</strong> dedicata al Santo. Costruita nel XV secolo, è stata ristrutturata nel 1783 dall’architetto <strong>Giovanni Antonio Borghese</strong>, personaggio illustre del borgo e curatore anche della Chiesa di San Michele.</p>
<h4>Palazzo Demaria</h4>
<p>Vicino alla Porta di San Rocco sorge uno degli edifici, a mio avviso, più belli di Neive: <strong>Palazzo Demaria</strong>. Risale al XVI secolo ed è noto per aver ospitato <strong>Giovanni Demaria</strong>, detto “l’<em>Aromatario</em>”, cittadino molto stimato, che si distinse per le sue doti di droghiere, erborista e speziale. La contessa Paolina, ultima discendente della dinastia Demaria, ha devoluto le sue proprietà al Comune.</p>
<h4>Palazzo dei Conti Bongioanni Cocito</h4>
<p>Una volta oltrepassata la Porta di San Rocco, mi sono imbattuta nell’enorme <strong>Palazzo dei Conti Bongioanni Cocito</strong>, perfetto esempio di architettura barocca. Anche questo edificio fu edificato su progetto di Giovanni Antonio Borghese e di distingue per l’elegante portale di ingresso. Custodisce affreschi e pregiate decorazioni in stile rococò. Consiglio davvero di visitarlo, se volete fare un tuffo nel passato!</p>
<h4>Piazza Italia</h4>
<p>Passeggiando per le viuzze del centro storico di Neive ho subito notato un particolare che mi ha davvero incuriosita: le strade sono state costruite in moto concentrico e portano alla vetta della collina. Il fulcro della vita sociale del borgo è <strong>Piazza Italia</strong>, che ospita altre costruzioni degne di nota. Non ho potuto fare a meno di ammirare la<strong> Casa dell’Orologio</strong>, dove anticamente era ubicato il Municipio, che ora ha sede a Palazzo Borghese.</p>
<h4>Chiese</h4>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Gli edifici religiosi di Neive sono due: l’<strong>Arciconfraternita di San Michele</strong> e la <strong>Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo</strong>. La prima risale alla seconda metà del 1700 ed è stata costruita in stile barocco. La Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, invece, è stata costruita nel XVIII secolo e ampliata nel XIX secolo. Entrambe conservano pregevoli opere d’arte, come statue, organi e pale d’altare.</p>
<h4>Palazzo dei Conti di Castelborgo</h4>
<p>Per concludere il tour del centro di Neive, suggerisco di visitare il <a href="https://fondoambiente.it/luoghi/palazzo-dei-conti-di-castelborgo?ldc="><strong>Palazzo dei Conti di Castelborgo</strong></a>, che mi ha particolarmente colpita. È l’antica dimora del conte Giovanni Antonio Cissone, appartenente a una delle casate più influenti della zona. Nelle cantine dell’edificio (ancora in attività) furono sperimentati i primi prodotti derivanti dal vitigno nebbiolo, da cui si produce il Barbaresco. Di fronte al Palazzo, ci sono i <strong>giardini</strong>, il cui ingresso rappresenta forse una delle opere più riuscite dell’architetto Giovanni Antonio Borghese, che lo propose come progetto di laurea. Sullo spiazzale dei giardini anticamente i cittadini si incontravano per ballare all’aperto.</p>
<h2>Perché arrivare in moto a Neive</h2>
<p>Neive è perfetta da raggiungere in moto, perché nei dintorni si trovano i borghi più belli delle Langhe. Basta uscire al casello autostradale di Alba e proseguire sulla <strong>SS231</strong> in direzione Asti. Lungo la strada, la segnaletica è frequente e chiara. Per visitare al meglio il borgo, tuttavia, consiglio di lasciare la moto presso uno dei parcheggi gratuiti in Piazza Italia e percorrere i vicoletti a piedi. Per questa tipologia di viaggio, sono indicate <strong>g</strong><strong>ran turismo</strong> e<strong> naked o crossover di media cilindrata</strong>.</p>
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		<title>Come fare il rodaggio alla moto nuova: gli errori da evitare assolutamente nei primi 1.000 km</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Albera]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 16:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moto News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finalmente hai la moto nuova! E adesso? Tanta voglia di scoprire subito cosa sa fare il motore, ma i primi chilometri richiedono un po&#8217; di pazienza. Il rodaggio moto permette alle diverse componenti meccaniche di adattarsi al funzionamento. Non esiste però una regola universale dei 1.000 km: distanza, regime e modalità di utilizzo cambiano in base</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente hai la moto nuova! E adesso? Tanta voglia di scoprire subito cosa sa fare il motore, ma i primi chilometri richiedono un po&#8217; di pazienza. Il <strong>rodaggio moto</strong> permette alle diverse componenti meccaniche di adattarsi al funzionamento. Non esiste però una regola universale dei 1.000 km: distanza, regime e modalità di utilizzo cambiano in base al modello. Alcuni costruttori prevedono un rodaggio fino a 1.600 km, con limiti progressivi, mentre altri indicano intervalli differenti. Il primo riferimento deve quindi essere sempre il manuale della tua moto.</p>
<h2>Come fare il rodaggio moto nuova</h2>
<p>La regola di base è semplice: <strong>guidare in modo progressivo, evitando gli estremi</strong>. Nei primi chilometri è meglio non effettuare accelerazioni completamente aperte, tirate prolungate o utilizzare continuamente il motore vicino al limite indicato dal costruttore. Allo stesso tempo, non serve viaggiare sempre a bassissimo regime. Una guida varia è preferibile al mantenimento per centinaia di chilometri dello stesso rapporto e dello stesso numero di giri. Per esempio, su alcuni modelli Yamaha il costruttore prescrive di evitare il funzionamento prolungato oltre 4.500 giri/min nei primi 1.000 km e oltre 5.400 giri/min tra 1.000 e 1.600 km. Sono valori specifici per quei modelli e non vanno applicati genericamente a tutte le moto.</p>
<h3>Non c&#8217;è soltanto il motore</h3>
<p>Nei primi chilometri bisogna prendere confidenza con tutta la moto. Gli <strong>pneumatici nuovi</strong> richiedono una guida moderata e un aumento progressivo dell&#8217;angolo di piega. Anche i <strong>freni</strong> vanno utilizzati gradualmente, evitando di cercare subito il limite dell&#8217;impianto. Questo periodo è utile anche per conoscere risposta dell&#8217;acceleratore, frizione, cambio, posizione di guida e comportamento della ciclistica. Prima di affrontare un viaggio lungo è quindi preferibile fare qualche uscita più breve e verificare che tutto funzioni correttamente.</p>
<h2>Rodaggio moto: gli errori da evitare</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<h3>Tirare subito il motore</h3>
<p>La classica “tirata per vedere quanto va” è proprio ciò che conviene rimandare. Durante il rodaggio è meglio evitare accelerazioni violente e prolungate. Mantieniti nel range indicato dal costruttore.</p>
<h3>Viaggiare sempre allo stesso regime</h3>
<p>Anche il lungo trasferimento autostradale a velocità e regime costanti non rappresenta la situazione ideale per i primi chilometri. Prova una guida più varia.</p>
<h3>Affrontare subito un viaggio molto lungo</h3>
<p>Una moto nuova non deve necessariamente rimanere in garage fino al primo tagliando, ma è più sensato iniziare con percorsi brevi. Inizia così a prendere confidenza con il mezzo.</p>
<h3>Dimenticare il primo controllo</h3>
<p>Il <strong>primo tagliando</strong> va effettuato secondo le indicazioni del costruttore, senza aspettare automaticamente i 1.000 km (che spesso corrisponde nei manuali a interventi come il cambio dell&#8217;olio e del filtro). Controlla periodicamente pressione degli pneumatici, eventuali perdite e, sulle moto con trasmissione a catena, condizioni e tensione della catena.</p>
<h3>Modificare subito la moto</h3>
<p>Scarico, centralina, filtro, sospensioni e altri componenti possono aspettare. Prima capisci come si comporta la moto nella sua configurazione originale.</p>
<h2>Si può andare in autostrada con una moto nuova?</h2>
<p>Certo che si può andare in autostrada con la moto nuova. Il problema non è l&#8217;autostrada in sé, quanto il rischio di mantenere per molto tempo lo stesso regime e lo stesso carico sul motore. Per le prime uscite, una strada extraurbana con velocità e rapporti variabili è più utile per il rodaggio moto anche dal punto di vista pratico, per conoscere meglio la moto.</p>
<h2>I primi 1.000 km: come comportarsi?</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Non serve trasformare il contachilometri in una tabella rigida. È più utile pensare a una <strong>progressione</strong>. Nei primi 100-200 km prendi confidenza con la moto, mantenendo una guida tranquilla. Tra 200 e 500 km aumenta gradualmente il ritmo, sempre rispettando le prescrizioni del costruttore. Nella parte finale del rodaggio avvicina progressivamente la guida alle normali condizioni di utilizzo. Il chilometraggio è indicativo: una moto potrebbe prevedere 500 km, un&#8217;altra 1.000 e un&#8217;altra ancora 1.600 km.</p>
<h2>La regola più importante del rodaggio moto</h2>
<p>Il modo corretto di rodare una moto non si può riassumere in “non superare i 4.000 giri” o “fai 1.000 km andando piano”. Non esiste un rodaggio universale. Il manuale di uso e manutenzione rimane il riferimento principale a seconda di marche e modelli. In generale, però, la filosofia è sempre quella: evitare gli eccessi, aumentare gradualmente il carico, non trascurare pneumatici e freni e rispettare gli intervalli di manutenzione. Vuoi altri consigli per la tua moto da TrueRiders? Potrebbe interessarti la <a href="https://www.trueriders.it/moto-news/navigatore-moto-dedicato-o-smartphone-sul-manubrio-il-confronto-definitivo-per-viaggiare-senza-perdersi/">differenza tra navigatore e smarthpone</a>, di cui abbiamo parlato recentemente.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/moto-news/come-fare-il-rodaggio-moto-nuova-gli-errori-da-evitare-assolutamente-nei-primi-1-000-km/">Come fare il rodaggio alla moto nuova: gli errori da evitare assolutamente nei primi 1.000 km</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Cina, il paradiso delle strade che non guiderai mai ma che devi vedere lo stesso!</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/cina-il-paradiso-delle-strade-che-non-guiderai-mai-ma-che-devi-vedere-lo-stesso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 12:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una strada, nel cuore della Cina, che ogni motociclista e appassionato di viaggi ha visto almeno una volta: magari in uno spot, in un documentario o in una di quelle foto scattate con il drone. Si chiama Tongtian Avenue, “la strada del cielo”: 99 tornanti (9 è il numero del cielo) scolpiti nella roccia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una strada, nel cuore della Cina, che ogni motociclista e appassionato di viaggi ha visto almeno una volta: magari in uno spot, in un documentario o in una di quelle foto scattate con il drone. Si chiama Tongtian Avenue, “la strada del cielo”: 99 tornanti (9 è il numero del cielo) scolpiti nella roccia della Tianmen Mountain che in una decina di chilometri si arrampicano per oltre mille metri di dislivello, fino a un arco naturale chiamato, non a caso, la Porta del Paradiso. I tornanti ravvicinati, le pendenze importanti e una geometria quasi irreale, fanno di questa strada il sogno di ogni motociclista. Percorrerla almeno una volta, anche solo per gustarne le curve e capire come sia stato possibile costruirla, rimane però un’ardua impresa.</p>
<h2>Guidare in Cina potrebbe essere un problema</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p><strong>La Cina infatti non riconosce i normali permessi internazionali di guida.</strong> Per guidare legalmente occorre ottenere un&#8217;autorizzazione cinese, come un permesso temporaneo, e rispettare le condizioni previste dalle autorità locali. Per chi vuole organizzare un viaggio in moto, a questo si aggiungono le difficoltà legate all’eventuale noleggio, alle assicurazioni e alle regole di circolazione, che possono variare da una destinazione all&#8217;altra. Come se non bastasse, molte grandi città, per ragioni di traffico e inquinamento, applicano da anni divieti di circolazione alle moto nei centri urbani, i cosiddetti <em>jinmo (dalle abbreviazioni jin=divieto e mo=motocicletta)</em>.</p>
<p>Il viaggio in moto fai-da-te in Cina, quello zaino-tenda-libertà che funziona benissimo dai Balcani fino al Marocco, qui praticamente non esiste. Esistono tour motociclistici organizzati con permessi e moto a noleggio locale, ma parliamo di budget e logistiche da spedizione. Eppure <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/asia/cina/" target="_blank" rel="noopener"><strong>la Cina resta uno dei paesi con le strade più suggestive del pianeta</strong></a><strong>.</strong> E allora la domanda diventa un&#8217;altra: <strong>come si fa a vedere quelle strade, quei tornanti, quei canyon, se non si può guidare?</strong></p>
<h2>Come vivere la magia di queste strade?</h2>
<p>La risposta, paradossalmente, è la più semplice: ci si va da viaggiatori. E vi assicuriamo che certe strade, viste da fuori, si fanno ricordare anche senza casco. Torniamo alla strada delle 99 curve. Il modo migliore per ammirarla non è percorrerla, ma <strong>sorvolarla</strong>: da Zhangjiajie parte la funivia più lunga del mondo, circa mezz&#8217;ora di volo sospesi sopra i tornanti, che dall’alto sembrano un nastro colorato gettato giù dalla montagna. È un&#8217;esperienza spiazzante per chi è abituato a guardare le curve dallo sterzo: vederle tutte insieme, dall&#8217;alto, in un colpo solo, è tutta un&#8217;altra cosa. Una volta arrivati in vetta si cammina sulle passerelle a strapiombo, alcune volutamente col fondo in vetro trasparente, e si scende poi attraverso la montagna, arrivando sotto l&#8217;enorme arco di roccia della Porta del Cielo. Se esiste un posto in cui un motociclista può fare pace con l&#8217;idea di non guidare, sicuramente questo luogo è tra i candidati favoriti.</p>
<p>La Tianmen Mountain però non è l’unica tappa obbligata. Se amate le due ruote non potete non passare da <strong>Chongqing</strong>. I più la conoscono come la megalopoli futuristica dei video virali, la monorotaia che attraversa un palazzo residenziale, la piazza &#8220;sospesa&#8221; dove sei al piano strada e contemporaneamente in cima a un grattacielo di 22 piani, ma pochi sanno che Chongqing è storicamente <strong>il più grande polo produttivo motociclistico della Cina</strong>. Qui hanno sede marchi come <strong>Zongshen, Loncin e Lifan</strong>, nomi che chi conosce un minimo le moto e i motori ha incrociato almeno una volta anche in Europa. La città stessa sembra progettata da un ingegnere con la passione per i dislivelli: costruita in verticale sulle colline dove confluiscono i fiumi Yangtze e Jialing, con strade su più livelli, rampe, ponti e una funivia che attraversa il fiume. Una città che sembra un circuito cittadino, da girare sulle due ruote, ma anche a piedi col naso all&#8217;insù.</p>
<h2>Una strada magnifica: la G318!</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>C’è poi un altro luogo irrinunciabile in Cina per chi ama i viaggi overland: la G318, nel suo spettacolare tratto tra Chengdu e Lhasa. Questa strada, che attraversa per migliaia di chilometri alcuni dei paesaggi montani più impressionanti della Cina, con passi che superano anche i 4.000 metri di altitudine, è considerata da molti il tragitto panoramico più emozionante dell’Asia, ed è proprio da Chengdu che molti motociclisti e appassionati di motori iniziano questa leggendaria traversata, partendo dai viali della capitale del Sichuan, tra vecchie case del tè, partite di mahjong e parchi dei Panda Giganti, per dirigersi verso Lhasa attraverso montagne e panorami che cambiano a ogni valico: un viaggio dal fascino unico.</p>
<iframe title="la mappa" loading="lazy" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m28!1m12!1m3!1d3512860.7564071384!2d94.66639409111079!3d30.70355134347092!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m13!3e0!4m5!1s0x36efc52300447721%3A0xb98652ce2e240e02!2sChengdu%2C%20Sichuan%2C%20Cina!3m2!1d30.5722599!2d104.0665099!4m5!1s0x376131633a32541d%3A0x931c8eef06f9b800!2sLhasa%2C%20Tibet%2C%20Cina!3m2!1d29.6441499!2d91.11449999999999!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1790066714919!5m2!1sit!2sit" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe>
<p>Ma la Cina non è solo asfalto, tutt&#8217;altro. Prendete la Grande Muraglia a Mutianyu: nei weekend le sue strade collinari si riempiono di centauri di Pechino, che le percorrono tra curve e panorami. Poi ci sono la Città Proibita, con i suoi secoli di storia; l&#8217;Esercito di Terracotta di Xi&#8217;an, immobile da millenni; il Buddha Gigante di Leshan, 71 metri scolpiti nella roccia; le montagne di Avatar a Zhangjiajie, con il ponte in vetro sospeso più lungo del mondo; e ancora lo skyline notturno di Shanghai, visto dal Bund, con i grattacieli che si specchiano nel fiume. Sono solo alcuni esempi di ciò che questo paese sa offrire: un concentrato di natura, città futuristiche e millenni di storia come pochi altri paesi al mondo.</p>
<p>E allora, se la moto resta un&#8217;opzione complicata da mettere in pratica, la domanda torna a farsi concreta: come possiamo mettere in fila tante tappe, così distanti tra loro, con i tempi giusti e senza impazzire tra permessi e trasferimenti? Una risposta possibile sono i viaggi organizzati, che in Cina assumono un senso ancora più importante proprio perché il fai-da-te qui è molto difficile. Il <a href="https://www.trippo.it/tours/cina-all-around/" target="_blank" rel="noopener dofollow"><strong>tour di gruppo Cina All Around di Trippo</strong></a>, per esempio, copre in 15 giorni l&#8217;asse Pechino-Shanghai toccando Xi&#8217;an, Chengdu, Chongqing e Zhangjiajie. Piccoli gruppi, un coordinatore dall&#8217;Italia e una logistica che include voli, treni veloci, trasferimenti privati e ingressi principali, comprese la funivia sopra le 99 curve di Tianmen e quella sullo Yangtze a Chongqing.</p>
<p>Per chi non vuole rinunciare all&#8217;idea della sella, esistono invece altri operatori specializzati in tour motociclistici in Cina con permessi e mezzi locali, ma preparatevi a costi e tempi di organizzazione importanti. Nel frattempo, però, le 99 curve viste dalla funivia più lunga del mondo sono il miglior antipasto possibile. E chissà che un giorno, casco in mano, non torniate a percorrerle davvero.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/cina-il-paradiso-delle-strade-che-non-guiderai-mai-ma-che-devi-vedere-lo-stesso/">Cina, il paradiso delle strade che non guiderai mai ma che devi vedere lo stesso!</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Loro Ciuffenna in moto: la strada toscana che termina sotto una parete di roccia</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana-in-moto/loro-ciuffenna-in-moto-la-strada-toscana-che-termina-sotto-una-parete-di-roccia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 10:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Toscana in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’itinerario in moto da Loro Ciuffenna verso Trappola e Rocca Ricciarda è uno di quei percorsi che mi piace affrontare quando ho voglia di montagna senza affrontare grandi distanze. In poco meno di 25 chilometri si passa dalle pietre del borgo valdarnese alle pendici selvatiche del massiccio del Pratomagno, seguendo strade provinciali e locali che</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana-in-moto/loro-ciuffenna-in-moto-la-strada-toscana-che-termina-sotto-una-parete-di-roccia/">Loro Ciuffenna in moto: la strada toscana che termina sotto una parete di roccia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>itinerario in moto da Loro Ciuffenna</strong> verso Trappola e Rocca Ricciarda è uno di quei percorsi che mi piace affrontare quando ho voglia di montagna senza affrontare grandi distanze. In poco meno di 25 chilometri si passa dalle pietre del borgo valdarnese alle <strong>pendici selvatiche del massiccio del Pratomagno</strong>, seguendo <strong>strade provinciali e locali</strong> che escono dalle rotte turistiche più classiche della Toscana.</p>
<p>La guida cambia quasi subito: le <strong>curve si infittiscono</strong>, la carreggiata si stringe, il bosco avanza fino all’asfalto e il ritmo diventa quello imposto dalla montagna, non dal navigatore. Lungo il tragitto, piccoli nuclei abitati, castagneti e tornanti raccontano un territorio che sembrerebbe già Appennino, pur restando nel cuore dell’Aretino. È un <strong>itinerario che consiglio</strong> a chi ama le strade sincere, dove ogni curva chiede attenzione ma ripaga con panorami improvvisi e silenzi difficili da trovare in fondovalle.</p>
<h2 data-pm-slice="1 1 []"><strong>Loro Ciuffenna</strong> in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3>Mappa</h3>
<iframe title="la mappa" loading="lazy" src="" width="100%" height="700" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe>
<h3>Percorso</h3>
<p><a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-borgo-delle-acque-vicino-ad-arezzo-questo-borgo-non-ha-ceduto-il-passo-alla-modernita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Loro Ciuffenna</strong></a> è uno di quei borghi che, in moto, ti obbligano a rallentare ancora prima di uscire dal paese. Il centro storico, affacciato sul torrente Ciuffenna, è un intreccio di ponti e case in pietra che raccontano bene l’anima del <strong>Valdarno Superiore</strong>. Ogni volta che passo da qui mi concedo qualche minuto a piedi, soprattutto in zona <strong>mulino ad acqua</strong>, perché aiuta a capire quanto l’acqua abbia modellato questo paesaggio.</p>
<p>Appena si lascia il borgo in direzione montagna, la strada comincia a <strong>prendere quota</strong> e la guida cambia registro. Le distanze sulla mappa sono modeste, ma <strong>tra curve frequenti</strong>, carreggiata non larghissima e qualche incrocio con il traffico locale è inevitabile abbassare la velocità media. Personalmente, già qui spengo mentalmente il cronometro: il bello di questo itinerario in moto sul <strong>versante valdarnese del Pratomagno</strong> sta proprio nel lasciarsi accompagnare dal ritmo della strada, senza fretta e senza inseguire tempi di percorrenza.</p>
<h2>Verso Trappola: castagneti, tornanti stretti e guida attenta</h2>
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<p>La deviazione per <strong>Trappola</strong> è il punto in cui, ogni volta, sento davvero di entrare in un ambiente più montano. La frazione, sparsa sulle <strong>pendici del <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/diviso-in-due-dalla-storia-e-riunito-dagli-uomini-il-borgo-doppio-nel-cuore-verde-della-toscana-e-una-piccola-carezza/" target="_blank" rel="noopener">Pratomagno</a></strong>, è circondata da <strong>boschi e castagneti</strong> che inghiottono progressivamente il paesaggio aperto del fondovalle. Qui la rete viaria segue la morfologia del versante, con curve cieche, tratti stretti e brevi rettilinei in cui è inutile cercare velocità.</p>
<p>In sella è indispensabile una <strong>guida pulita</strong>: la <strong>strada serve residenti</strong> e attività locali, non è progettata per il mototurismo. Più di una volta mi è capitato di trovare foglie bagnate in autunno, piccoli detriti dopo un temporale o un mezzo agricolo dietro una curva. Per questo consiglio di rimanere rigorosamente nella propria corsia e guardare lontano, soprattutto nei tratti dove la vegetazione arriva quasi sull’asfalto. <strong>Trappola</strong> è anche una porta verso i sentieri che salgono alla dorsale del Pratomagno e, a piedi, verso la Croce, ma in moto ci si limita alla rete asfaltata prima di tornare sulla strada principale.</p>
<h2>Rocca Ricciarda: borgo di altura sotto le dorsali del Pratomagno</h2>
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<p>Salendo oltre la deviazione per Trappola, la strada continua a stringersi e la montagna diventa protagonista assoluta. <strong>Rocca Ricciarda</strong> appare all’improvviso come un piccolo borgo raccolto sotto la <strong>dorsale del Pratomagno</strong>, con <strong>case in pietra</strong> e un’impronta chiaramente montana. Ogni volta che arrivo qui ho l’impressione che il paesaggio abitato finisca all’improvviso, lasciando spazio quasi solo a bosco e roccia.</p>
<p>Il nome richiama un antico insediamento fortificato, legato ai collegamenti che un tempo univano il <strong>Valdarno al Casentino</strong> attraverso i valichi del massiccio. Oggi la dimensione è decisamente più tranquilla: poche case, poco traffico, silenzio e qualche escursionista che imbocca i sentieri verso le quote superiori. In moto è fondamentale ricordare che <strong>la strada non è un circuito</strong> e il borgo non è un <strong>parcheggio panoramico</strong>. Io mi fermo sempre in modo discreto, evitando accessi e passaggi, perché la bellezza del luogo merita rispetto tanto quanto una bella sequenza di curve.</p>
<h2>Condizioni della strada, meteo e consigli pratici per il mototurista</h2>
<p>Un itinerario in moto di circa <strong>25 chilometri</strong> può sembrare banale sulla carta, ma sulle <strong>pendici toscane del Pratomagno</strong> i chilometri contano meno delle condizioni reali della strada. Prima di partire controllo sempre eventuali lavori, frane o chiusure, soprattutto dopo episodi di maltempo o nei mesi freddi. I <strong>tratti ombreggiati</strong> mantengono umidità a lungo e, tra autunno e inverno, il <strong>rischio di ghiaccio</strong> mattutino alle quote più alte è concreto.</p>
<p>Foglie, ghiaia e piccoli rami sull’asfalto sono assolutamente normali su una <strong>strada incassata nel bosco</strong> e possono sorprendere proprio in ingresso curva o in frenata. Per questo consiglio di programmare l’itinerario nelle giornate più stabili, senza dare per scontata alcuna stagione, e di verificare la situazione il giorno stesso. Il rifornimento conviene farlo nel fondovalle, a Loro Ciuffenna o nei dintorni, perché lungo il percorso non sempre si trovano servizi. I “<strong>41 minuti</strong>” stimati dal navigatore sono solo un riferimento teorico: il vero valore di questa strada sta nel prendersi il tempo di percepire la <strong>trasformazione del paesaggio</strong>, curva dopo curva, fino alle pendici silenziose del Pratomagno.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana-in-moto/loro-ciuffenna-in-moto-la-strada-toscana-che-termina-sotto-una-parete-di-roccia/">Loro Ciuffenna in moto: la strada toscana che termina sotto una parete di roccia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Vaste faggete e un panorama tutto da scoprire: a pochi chilometri da Roma c&#8217;è il tesoro dei Monti Simbruini</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/vaste-faggete-e-un-panorama-tutto-da-scoprire-a-pochi-chilometri-da-roma-ce-una-montagna-davvero-sorprendente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 08:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore dei Monti Simbruini, è tra le vette più care ai romani. A 1.429 metri d'altezza, questa montagna nei pressi di Subiaco è al centro di un comprensorio sciistico che tocca anche i comuni di Camerata Nuova, Cervara di Roma, Jenne e Vallepietra, ma l'intera zona ben si adatta a un giro in moto sorprendente, fino alla meravigliosa Avezzano. Cento chilometri di curve e saliscendi, passando per l'antico Santuario della Santissima Trinità, Camporotondo e Capistrello, con un notevole e ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non lontano dalla Capitale, nel cuore dei <strong>Monti Simbruini</strong>, si trova un altopiano particolarmente amato dagli impavidi bikers. Situata a più di 1.400 metri d’altezza, è la meta perfetta per coloro che amano la natura incontaminata e i paesaggi selvaggi, lontana dal caos cittadino ma facilmente raggiungibile dai principali centri urbani. Tra sentieri ben segnalati, piste da sci, itinerari per trekking e mountain bike e siti archeologici, il <strong>Monte Livata</strong> è la destinazione da raggiungere in autunno. Partiamo, cari TrueRiders?</p>
<h2>Monte Livata, il tesoro dei Monti Simbruini</h2>
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<p>Il<strong> Monte Livata </strong>è un paradiso per chi ama la natura e le attività all&#8217;aria aperta. Situato nel <a href="https://www.parcomontisimbruini.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini</strong></a>, dista circa un&#8217;ora e mezza da <strong>Roma </strong>ed è un&#8217;ottima meta per una gita con amici o famiglia. In inverno, il Monte Livata diventa una <strong>stazione sciistica</strong> molto apprezzata, con piste sia per esperti che per principianti, in mezzo a maestose <strong>faggete</strong>. Qui puoi fare <strong>sci alpino</strong>, <strong>snowboard</strong> e <strong>sci di fondo</strong>, c&#8217;è un circuito apposito che si snoda tra gli alberi che è stupendo. C&#8217;è, inoltre, il <em><strong>Family Park</strong></em> con le piste dedicate allo <strong>slittino</strong> e spazi per i più piccoli.</p>
<p>In estate, invece, tra <strong>trekking, </strong><strong>mountain bike </strong>e <strong>passeggiate</strong>, ci sono un sacco di percorsi con viste da favola, come quella dal <strong>Monte Autore</strong>. C&#8217;è anche un <strong>bike park </strong>attrezzato con percorsi di vari livelli per i ciclisti e una <strong>slittinovia su rotaia </strong>su un tracciato immerso nel verde abbastanza adrenalinico.</p>
<h3>Cos&#8217;altro vedere lungo il percorso in moto</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Proseguendo lungo l&#8217;itinerario del Monte Livata, si arriva a <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/arroccato-sui-monti-simbruini-il-borgo-dei-monasteri-benedettini-immerso-nella-natura-viva/"><strong>Subiaco</strong></a>, dove è impossibile non fermarsi a visitare i <strong>Monasteri Benedettini</strong>. Il <a href="https://monasterosanbenedettosubiaco.it/"><strong>Monastero di San Benedetto</strong></a> (noto come <strong><em>Sacro Speco</em></strong>) è costruito nel luogo dove il santo visse da eremita ed ha affreschi medievali stupendi e un&#8217;architettura che si fonde con la roccia. Vicino c&#8217;è il <strong>Monastero di Santa Scolastica</strong>, fondato nel VI secolo, l&#8217;unico superstite dei dodici monasteri originali della zona, che ha tre chiostri di epoche diverse e una biblioteca storica.</p>
<p>Procedendo lungo il percorso, c&#8217;è il borgo di <strong>Jenne</strong>, arroccato sul <strong>Monte Pratiglio</strong>. Qui puoi vedere i resti di un castello medievale e la <strong>Chiesa della Madonna della Rocca</strong>, oltre a esplorare i sentieri del parco. Questo piccolo comune, vicinissimo al confine con l&#8217;Abruzzo, si trova a 834 metri d&#8217;altezza, ma il suo luogo più celebre è molto più in alto. Stiamo parlando del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Santissima_Trinit%C3%A0_(Vallepietra)"><strong>Santuario della Santissima Trinità</strong></a>, costruito su uno sperone di roccia a ben 1.337 metri. Merita sicuramente una sosta, anche per scoprire il bellissimo paesaggio naturale nel quale il complesso è immerso e per le viste sulla valle del Simbrivio.</p>
<p>Superato il confine con l&#8217;Abruzzo, si raggiunge <strong>Camporotondo</strong>, una frazione del comune di Cappadocia situata oltre i 1.400 metri, circondata da faggete. Anche qua in inverno è possibile praticare sport sulla neve ed escursioni in estate; scendendo di quota si arriva a <strong>Capistrello </strong>che, invece, è noto per la vicinanza alle <strong>Gole di Celano</strong> e al <a href="https://www.parcosirentevelino.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Parco Naturale Regionale Sirente-Velino</strong></a>. L’itinerario finisce ad <strong>Avezzano</strong>, nota principalmente per il <strong>Castello Orsini-Colonna </strong>costruito nel 1490, la <strong>Cattedrale di San Bartolomeo </strong>con la facciata neoclassica e la <strong>Riserva Naturale del Monte Salviano</strong>, un&#8217;area verde con sentieri panoramici e aree picnic.</p>
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		<title>Tre giorni di festa a Brisighella per Borgo diVino in tour: vino, buon cibo e musica</title>
		<link>https://www.trueriders.it/moto-news/tre-giorni-di-festa-a-brisighella-per-borgo-divino-in-tour-vino-buon-cibo-e-musica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 06:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moto News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Incastonato sulle pendici dell&#8217;Appennino tosco-romagnolo, Brisighella è un borgo dove il tempo sembra essersi fermato, plasmato dalla forza della pietra e dalla dolcezza delle colline di Romagna. Riconosciuto tra i Borghi più Belli d’Italia e insignito della Bandiera Arancione del TCI, questo suggestivo paesino si distingue immediatamente per la sua geografia unica, dominata dai Tre</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/moto-news/tre-giorni-di-festa-a-brisighella-per-borgo-divino-in-tour-vino-buon-cibo-e-musica/">Tre giorni di festa a Brisighella per Borgo diVino in tour: vino, buon cibo e musica</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="0">Incastonato sulle pendici dell&#8217;Appennino tosco-romagnolo, <b data-path-to-node="0" data-index-in-node="58">Brisighella</b> è un borgo dove il tempo sembra essersi fermato, plasmato dalla forza della pietra e dalla dolcezza delle colline di Romagna. Riconosciuto tra i <i data-path-to-node="0" data-index-in-node="215">Borghi più Belli d’Italia</i> e insignito della Bandiera Arancione del TCI, questo suggestivo paesino si distingue immediatamente per la sua geografia unica, dominata dai <b data-path-to-node="0" data-index-in-node="382">Tre Colli</b> su cui ergono, quasi a guardia del territorio, la Rocca Manfrediana, il Santuario della Monticino e la Torre dell&#8217;Orologio.</p>
<p data-path-to-node="1">Passeggiare tra i suoi vicoli medievali significa immergersi in un&#8217;atmosfera d&#8217;altri tempi, il cui cuore pulsante è la celebre <b data-path-to-node="1" data-index-in-node="127">Via degli Asini</b>: un&#8217;antica strada sopraelevata e coperta, scavata nella roccia, che testimonia l&#8217;ingegno e la storia contadina del luogo. Ma Brisighella non è solo architettura e paesaggio; è anche una terra di sapori autentici, celebre per l&#8217;eccellenza del suo olio extravergine d&#8217;oliva DOP &#8220;Brisighello&#8221; e per i ritmi rilassati che incarnano alla perfezione lo spirito del buon vivere romagnolo.</p>
<h2>Dal 2 al 4 ottobre 2026 Brisighella ospita Borgo diVino in tour: i dettagli dell’evento</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p><span style="font-weight: 400;">Torna a Brisighella, il celebre “borgo dei tre colli”, la diciannovesima tappa di </span><b>Borgo diVino in tour &#8211; edizione 2026</b><span style="font-weight: 400;">, la rassegna enogastronomica itinerante organizzata da </span><b>Valica S.p.a </b><span style="font-weight: 400;">e promossa dall’</span><b>Associazione “I Borghi più belli d’Italia</b><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p><b>Venerdì 2, sabato 3 e domenica 4 ottobre </b><span style="font-weight: 400;">Brisighella vi invita a celebrare la “stagione del buon bere” con il diciannovesimo di 25 appuntamenti in altrettante località selezionate tra “I Borghi più belli d&#8217;Italia&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un intero weekend dedicato a degustazioni e specialità gastronomiche del territorio, in cui i visitatori avranno l&#8217;opportunità di assaporare una raffinata selezione di vini delle migliori cantine locali e nazionali, con etichette provenienti non solo dall’Emilia Romagna ma anche da altre regioni come Lazio, Piemonte, Toscana, Lombardia, Marche, Veneto, Abruzzo, Puglia, Sicilia, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Borgo diVino è un evento aperto a tutti, non solo agli intenditori: appassionati, amatori, curiosi e turisti di passaggio potranno scoprire la magia di Brisighella lasciandosi conquistare da una selezione di vini da degustare grazie a un apposito </span><b>voucher</b><span style="font-weight: 400;">, con incluso il kit degustazione ad un prezzo di 20 euro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I più interessati al mondo del vino potranno scoprire anche un </span><b>percorso formativo</b><span style="font-weight: 400;"> che spiega in oltre 20 pannelli diversi aspetti del mondo vitivinicolo quali l’abbinamento cibo-vino, il bicchiere indicato per ogni vino, le temperature consigliate, i territori e molte altre informazioni.</span></p>
<h3><b>Specialità gastronomiche e musica dal vivo</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad accompagnare le degustazioni, sarà allestita un&#8217;area gastronomica dove i partecipanti potranno deliziarsi con specialità del come: gnocco fritto vari gusti, taglieri di salumi e formaggi, fritti della tradizione e non solo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’iniziativa rientra fra le attività promozionali del </span><b>MIB – Mercato Italiano dei Borghi</b><span style="font-weight: 400;">, il Progetto  dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia” in cooperazione istituzionale con BMTI – Borsa Merci Telematica Italiana, volto alla valorizzazione delle produzioni tipiche dei Borghi associati e al beneficio socio-economico delle comunità locali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’evento offrirà anche concerti dal vivo, creando un&#8217;atmosfera unica che unisce gusto, cultura e intrattenimento. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per degustare i vini, è possibile acquistare online oppure sul posto il voucher (al costo di 20 euro) che dà diritto a otto degustazioni a scelta tra quelle presenti nell’area espositiva e alla dotazione di un kit composto da calice e sacchetta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Borgo diVino sarà ospitato nel centro storico di Brisighella in Piazza Marconi.</span></p>
<p><b>Orari</b></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Venerdì 2 ottobre dalle 18.00 alle 23.00</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Sabato 3 ottobre dalle 12.00 alle 23.00</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Domenica 4 ottobre dalle 12.00 alle 22.00</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Per maggiori informazioni su Borgo diVino a Brisighella </span><span style="font-weight: 400;">è possibile consultare il sito </span><a href="https://borgodivino.it/brisighella/"><span style="font-weight: 400;">https://borgodivino.it/brisighella/</span></a></p>
<h2>Cosa vedere a Brisighella</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<h3>Vie storiche</h3>
<p>Una visita a Brisighella non può che partire da <strong>Piazza Marconi</strong>, che affascina con i suoi romantici porticati. Proseguendo, si percorre la bellissima <strong>Via degli Asini</strong>, l’unica strada medievale sopraelevata in Europa, contenuta in un palazzo. Risale al XIV secolo e, dopo essere stata utilizzata con finalità difensive, è stata un collegamento fondamentale per i birocciai che trasportavano il gesso dalle cave tramite gli asini (da qui la denominazione).</p>
<h3>Torre dell’orologio</h3>
<p>Edificata nel 1290 per volere di Maghinardo Pagani, nel 1850 fu abbellita con un insolito <strong>orologio</strong> con il quadrante che contiene solo sei ore invece che dodici. Per ammirarlo da vicino bisogna salire 350 scalini, ma il panorama da questo punto è davvero incredibile.</p>
<h3>Rocca Manfrediana</h3>
<p>La <strong>Rocca</strong> è l’attrazione più famosa di Brisighella. Situata su un pinnacolo di gesso, risale al XIV secolo ed è una delle abitazioni appartenute alla famiglia Manfredi di Faenza. Può essere visitata sia esternamente (il camminamento offre uno degli scorci più belli del borgo) sia internamente, per ammirare le stanze (ancora arredate).</p>
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		<title>La cascata nel cuore della Ciociaria: alla scoperta di Isola del Liri in moto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Galeani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 16:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello che abbiamo imparato dopo tanti viaggi è che ci sono borghi che si ricordano e si riconoscono per una piazza, un campanile o una strada panoramica. Altri invece basta affacciarsi nel centro storico per trovarsi davanti a qualcosa di incredibile. Questa volta siamo a Isola del Liri, nel cuore della Ciociaria nella provincia di</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Quello che abbiamo imparato dopo tanti viaggi è che ci sono borghi che si ricordano e si riconoscono per una piazza, un campanile o una strada panoramica. Altri invece basta affacciarsi nel centro storico per trovarsi davanti a qualcosa di incredibile. Questa volta siamo a <strong><a href="https://www.visitlazio.com/isola-del-liri/" target="_blank" rel="noopener">Isola del Liri</a>,</strong> nel cuore della <strong>Ciociaria</strong> nella provincia di Frosinone. Qui il protagonista è il <strong>Liri</strong>, un fiume che attraversa il paese e precipita nel vuoto con un salto di quasi 27 metri.</p>
<p style="font-weight: 400;">È proprio il fiume ad aver disegnato la forma che oggi ha il centro abitato, dividendosi in due rami all’altezza del <strong>Castello Boncompagni Viscogliosi</strong> e dando così origine alla spettacolare <strong>Cascata Grande</strong> ed alla più particolare <strong>Cascata del Valcatoio.</strong> Il risultato è uno scenario straordinario. Case, strade, ponti e palazzi storici che convivono con il rumore dell’acqua. La cascata è il cuore del paese, infatti questo si sviluppa proprio attorno all’acqua.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Isola del Liri, dove il fiume ha costruito il paese</strong></h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p style="font-weight: 400;">Il nome non è casuale. Il centro storico del paese sorge su di una vera e propria isola naturale formata dal <strong>fiume</strong> <strong>Liri</strong>, che si divide nelle vicinanze del castello in due bracci.</p>
<p style="font-weight: 400;">La storia di questo territorio è molto più antica della cascata che oggi conquista visitatori e motociclisti. Prima dei <strong>Romani</strong> queste terre furono abitate dai <strong>Volsci</strong> e l’importanza strategica della zona è legata anche alla sua posizione lungo le vie di comunicazione della valle. I Romani conquistarono la zona nel<strong> 305 a.C.,</strong> e nei secoli successivi il territorio fu teatro di diversi domini e conquiste.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma ciò che racchiude davvero la storia di questa zona ciociara è l’acqua. Per molti secoli la forza del Liri è stata sfruttata per muovere mulini ed attività produttive. È nell’Ottocento che il paese conobbe una vera trasformazione industriale, questo dovuto alla produzione di carta e tessuti. Così nacquero cartiere, lanifici e feltrifici, questo permise a<strong> Isola del Liri</strong> di essere conosciuta come una piccola <strong><em>“Manchester d’Italia”.</em></strong></p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Cosa vedere a Isola del Liri</strong></h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p style="font-weight: 400;">Il punto di partenza non può che essere la <strong>Cascata Grande.</strong> E per apprezzarla nel migliore dei modi bisogna arrivare nel centro storico e cercare diverse prospettive sul salto. Dal <strong>Ponte Napoli</strong> e dalla zona di <strong>Corso Roma</strong> si può guardare la cascata nella sua interezza, mentre altri affacci permettono di avvicinarsi di più al corso d’acqua.</p>
<p style="font-weight: 400;">Poco più avanti troviamo il <strong>Castello Boncompagni Viscogliosi,</strong> che venne eretto uno sperone di travertino proprio nel punto in cui il Liri si divide. È probabilmente il luogo che più racconta il rapporto tra la storia di Isola e del suo fiume. La costruzione risale al medioevo e nel corso dei secoli fu legata prima ai <strong>Della Rovere,</strong> poi ai <strong>Boncompagni</strong> entrando a far parte del Ducato di Sora.</p>
<p style="font-weight: 400;">Imperdibile poi è la <strong>Cascata del Valcatoio</strong>, il secondo salto creato dalla biforcazione del Liri. Qui il paesaggio cambia. L’acqua non precipita con un unico salto verticale, ma percorre un piano inclinato lungo quasi 160 metri, superando <strong>un dislivello di circa 27 metri.</strong> Il percorso si lega alla storia industriale del paese e porta all’area del parco fluviale. Qui ci sono testimonianze delle antiche attività legate alla lavorazione della carta. Da non perdere anche il <strong>Museo della Civilità della Carta e delle Telecomunicazioni,</strong> dedicato a questa attività che ha segnato la vita e lo sviluppo economico di <strong>Isola del Liri.</strong></p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Perché arrivare in moto all’Isola del Liri</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Isola del Liri</strong> è una destinazione che funziona molto bene anche come semplice tappa, ma soprattutto può diventare il punto di arrivo di un itinerario più ampio attraverso la <strong>Ciociaria</strong>. Il bello per chi viaggia in modo è non considerare l’autostrada come l’unica possibilità. La <strong>SR82 della Valle del Liri</strong> rappresenta una delle direttrici più belle per entrare nel territorio, collegando Isola del Liri con Sora verso nord e con la zona di Arce verso sud.</p>
<p style="font-weight: 400;">Arrivare qui in moto significa poter rendere il viaggio verso l’Isola parte integrante dell’esperienza. La <strong>Valle del Liri</strong> offre strade attraverso colline e piccoli centri. Il consiglio è quello di evitare di avere fretta e godersi il panorama circostante. Perché <strong>Isola del Liri</strong> non è una meta da spuntare sulla cartina, ma un luogo da gustarsi grazie a strade secondare e lasciandosi conquistare dal paesaggio.</p>
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		<title>Il borgo autunnale ideale è in Campania: vino e tradizioni arcaiche vi attendono a Guardia Sanframondi</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/il-borgo-autunnale-ideale-e-in-campania-vino-e-tradizioni-arcaiche-vi-attendono-a-guardia-sanframondi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 12:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’autunno è il periodo perfetto per perdersi tra le stradine di uno dei borghi più belli del beneventano. Il piccolo centro, infatti, è circondato da floridi vigneti, che accolgono i bikers che amano il buon cibo e il vino e che non aspettano altro che visitare le rinomate cantine nel pieno della loro attività stagionale.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-borgo-autunnale-ideale-e-in-campania-vino-e-tradizioni-arcaiche-vi-attendono-a-guardia-sanframondi/">Il borgo autunnale ideale è in Campania: vino e tradizioni arcaiche vi attendono a Guardia Sanframondi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-foliage-e-lattrazione-principale-dellautunno-ecco-5-itinerari-per-viverlo-al-meglio/">autunno</a> è il periodo perfetto per perdersi tra le stradine di uno dei borghi più belli del beneventano. Il piccolo centro, infatti, è circondato da<strong> floridi vigneti</strong>, che accolgono i bikers che amano il buon cibo e il vino e che non aspettano altro che visitare le rinomate cantine nel pieno della loro attività stagionale. <strong>Guardia Sanframondi</strong> mi ha colpita con le architetture in pietra e, passeggiando tra i suoi vicoletti, sono rimasta incantata dagli scorci panoramici e dalle memorie storiche del suo intricante centro. Pronti a lasciarvi travolgere dal fascino di questo magico posto? Partiamo!</p>
<h2>Guardia Sanframondi, tra atmosfere medievali e paesaggi pittoreschi</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p><strong>Guardia Sanframondi</strong> è un borgo di stampo longobardo. L’area in cui sorge l’attuale comune, in realtà, era abitata già durante la Preistoria, ma fu sotto il dominio della <strong>casata normanna dei Sanframondo</strong> che il centro urbano acquisì l’attuale denominazione. Al 1139, invece, risale la costruzione dell’imponente castello intorno al quale, ancora oggi, è possibile ammirare il centro storico. Fu il Seicento, tuttavia, il periodo più ricco per il borgo, grazie all’attività della <strong>concia delle pelli</strong>. In quegli anni furono restaurati una serie di edifici e furono costruiti nuovi palazzi.</p>
<p>Oggi Guardia Sanframondi è conosciuto per la <strong>produzione di vino e olio</strong>. La <strong><em>Falanghina del Sannio</em></strong>, in particolare, viene esportata in tutto il mondo e rappresenta uno dei prodotti enologici più pregiati d’Italia. Tra le uve bianche, spiccano anche il <em>Fiano</em>, il <em>Greco</em> e la <em>Coda di Volpe</em>, mentre tra le uve rosse si distinguono l’<em>Aglianico</em> e il <em>Piedirosso</em>. Il borgo, inoltre, è inserito nell’associazione <strong><em>Città del Vino</em></strong>. Anche la produzione di <strong>olio extravergine di oliva</strong>, effettuata tramite spremitura a freddo, rientra tra le eccellenze di Guardia Sanframondi. Grazie all’impiego delle antiche tecniche, il prodotto ottenuto si contraddistingue dagli altri oli per il suo profumo di erba e mandorla ed è perfetto da abbinare a salumi, carni e formaggi locali.</p>
<h3>Cosa vedere a Guardia Sanframondi</h3>
<h4>Castello Normanno</h4>
<p>Il<strong> Castello Normanno</strong> fu edificato nel XII secolo nel punto più alto del borgo. Oggi, purtroppo, non rimangono che i resti di mura, torri di controllo e fossato, ma la fortezza offre una vista privilegiata sulla valle.</p>
<h4>Edifici religiosi</h4>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La <strong>Chiesa di San Sebastiano</strong>, costruita nel XVII secolo, è uno degli edifici più belli bel borgo. All’interno conserva opere di particolare pregio, come gli stucchi di Domenico Antonio Vaccaro e la volta affrescata da Paolo De Matteis. La <strong>Chiesa dell’Ave Gratia Plena</strong>, risalente al XV secolo, sorge nel cuore del centro storico e ospita un bellissimo organo di legno. Oggi la struttura viene usata come centro culturale. La <strong>Chiesa di San Rocco</strong>, costruita nel XVI secolo, si contraddistingue per la pianta ottagonale ed è situata nella suggestiva Piazza Croce.</p>
<p>Ma è la <strong>Basilica Santuario dell’Assunta</strong> la vera custode delle tradizioni religiose di Guardia Sanframondi. Qui, infatti, c’è la Statua della Vergine Assunta, in onore della quale, ogni sette anni, si tengono i suggestivi “<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Riti_settennali_di_penitenza_in_onore_dell%27Assunta"><strong><em>Riti Settennali di Penitenza</em></strong></a>”. Si tratta di una manifestazione religiosa che si tiene ogni sette anni e che affascina non solo i fedeli ma anche i turisti che si recano nel piccolo borgo. In particolare, vengono organizzate delle processioni, durante le quali la <strong>statua della Madonna dell’Assunta</strong> viene portata tra le strade del paese. La particolarità di questo rito sta nella presenza dei cd. <strong><em>battenti</em></strong>, i devoti che, durante il tragitto, si trafiggono il petto con una spugna ricoperta di spilli, in segno di penitenza e richiesta di grazia. I riti si svolgono dal lunedì dopo il 15 agosto fino alla domenica successiva e i prossimi sono previsti per il 2031.</p>
<h4>Ponte Ratello</h4>
<p>Il <strong>Ponte Ratello</strong> è uno dei posti più panoramici di Guardia Sanframondi ed è da qui che ho scattato foto ricordo straordinarie. Offre uno scorcio pittoresco sul centro del borgo e, sono sicura, verrete ammaliati dallo scroscio della cascata adiacente e dall’atmosfera rilassante che il paesaggio circostante regala.</p>
<h4>Musei</h4>
<p>Nella zona più moderna di Guardia Sanframondi, si trova la <strong>Pinacoteca</strong> istituita presso la Casa Comunale, dove sono conservate le opere di Paolo De Matteis. Merita una visita anche il <strong>Museo delle Farfalle</strong>, che conserva circa 1000 esemplari di lepidotteri.</p>
<h2>Perché arrivare in moto a Guardia Sanframondi</h2>
<p>Guardia Sanframondi è la meta perfetta da inserire in un <strong>viaggio in moto alla scoperta del <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/quando-il-male-diventa-bene-arroccata-sulle-colline-del-sannio-ce-la-citta-delle-streghe-un-luogo-che-ha-cambiato-la-storia/">Sannio</a></strong>, nel beneventano. Le due ruote, infatti, consentiranno un’immersione completa nei fantastici paesaggi collinari. Il borgo si raggiunge facilmente da Benevento o Napoli tramite la<strong> SS372 Telesina</strong> e, poi, la <strong>SP87</strong>. Una volta arrivati nei pressi del centro storico, tuttavia, consiglio di parcheggiare la moto e proseguire a piedi, perché i vicoletti sono caratterizzati da una serie di scalinate in pietra. In autunno, inoltre, suggerisco di controllare sempre il meteo prima di partire perché in zona non sono rare precipitazioni a carattere temporalesco. Per la tipologia di viaggio, sono ideali <strong>naked</strong>, <strong>crossover stradali</strong> o <strong>touring di media cilindrata</strong>.</p>
<p><strong><em>[foto copertina @Giambattista Lazazzera / Shutterstock.com, solo per uso editoriale]</em></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-borgo-autunnale-ideale-e-in-campania-vino-e-tradizioni-arcaiche-vi-attendono-a-guardia-sanframondi/">Il borgo autunnale ideale è in Campania: vino e tradizioni arcaiche vi attendono a Guardia Sanframondi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Il foliage è l&#8217;attrazione principale dell&#8217;autunno, ecco 5 itinerari per viverlo al meglio</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/il-foliage-e-lattrazione-principale-dellautunno-ecco-5-itinerari-per-viverlo-al-meglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 08:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’autunno è una stagione particolarmente amata dai viaggiatori, soprattutto per gli scenari che la natura regala in questo nostalgico periodo dell’anno. Tra settembre e novembre, infatti, i giardini, le vallate e le colline si tingono di meravigliose sfumature che vanno dal rame all’oro. Se volete concedervi una pausa (anche breve), vi mostriamo i luoghi più</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>autunno</strong> è una stagione particolarmente amata dai viaggiatori, soprattutto per gli scenari che la natura regala in questo nostalgico periodo dell’anno. Tra settembre e novembre, infatti, i giardini, le vallate e le colline si tingono di meravigliose sfumature che vanno dal rame all’oro. Se volete concedervi una pausa (anche breve), vi mostriamo i luoghi più belli d’Italia dove ammirare il<strong> foliage</strong> e i suoi magici panorami. Ecco 5 viaggi in moto autunnali che vi lasceranno senza parole!</p>
<h2><strong>I 5 viaggi in moto da intraprendere in autunno alla scoperta del foliage</strong></h2>
<p>Siamo sopravvissuti al caldo asfissiante di questa estate, ma non è detto che continuerà ad accompagnarci il bel tempo anche in autunno. Per questo motivo, è importante, anche se si viaggia in giornata, partire preparati circa abbigliamento, manutenzione del veicolo e accorgimenti pratici e seguire la nostra classica guida ai <a href="https://www.trueriders.it/news/viaggi-in-moto-in-autunno/" target="_blank" rel="noopener"><strong>consigli per viaggiare in autunno</strong></a>. Ma scopriamo quali itinerari in moto meritano di essere percorsi nella stagione del foliage.</p>
<h3><strong>Valle di Funes, in Alto Adige</strong></h3>
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<p>Nella terra natale di Reinhold Messner, uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi, l&#8217;autunno ha un sapore speciale: quello del <strong><em>torggelen</em></strong>, l&#8217;antica tradizione altoatesina della convivialità a base di dolci, vino novello e caldarroste. Uno scenario da scoprire visitando <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/tra-le-montagne-dellalto-adige-un-piccolo-borgo-di-2000-abitanti-ti-fara-innamorare-delle-dolomiti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Funes</strong></a> &#8211; piccolo borghetto di 2.000 abitanti &#8211; e la sua vallata omonima, un luogo piccolo e custode di grande pace. Con l&#8217;arrivo della stagione autunnale, i boschi e le montagne si colorano di mille sfumature di rosso, arancione e giallo e, forse, una prima spruzzata di neve renderà le cime ancora più belle durante questo viaggio nel cuore dell&#8217;<strong>Alto Adige</strong>.</p>
<h3><strong>Cremona: la città d&#8217;arte celebre per Stradivari&#8230; e per il torrone</strong></h3>
<p>Il suono delicato di un violino, il gusto dolce e croccante di un pezzo di torrone, la bellezza monumentale del Duomo e di uno dei campanili più alti al mondo: non è magia, è <strong>Cremona</strong>. Una città d&#8217;arte tra le più belle del Nord Italia, eppure non ancora così frequentata da definirla una meta di massa, la <strong>città delle 3T</strong> (Torrone, Tognazzi e Torrazzo, ovvero il campanile del Duomo) è perfetta da visitare nel periodo autunnale. Cosa c&#8217;entra con le moto? Il viaggio è relativamente semplice, dista infatti meno di due ore da Milano e si può raggiungere sia direttamente sia passando per Pizzighettone oppure per Crema e proseguire lungo la bellissima zona verde del <a href="https://www.parcoaddasud.it/"><strong><em>Parco Regionale Adda Sud</em></strong></a>.</p>
<h3><strong>In Puglia a ottobre, per scoprire la &#8220;Piccola Santorini&#8221; alle porte del Salento</strong></h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il bianco delle case che affacciano sul vecchio porticciolo, l&#8217;azzurro del mare limpido e il blu scuro delle tipiche imbarcazioni dedicate alla pesca. <strong>Monopoli</strong> non è solo una delle più belle località della Puglia, ma sembra quasi una copia della greca Santorini, a cui è legata dai colori e dall&#8217;atmosfera marittima perfetta anche a stagione turistica conclusa. A un tiro di schioppo da Bari, facilmente raggiungibile in moto, la piccola località che ci ricorda l&#8217;intramontabile gioco da tavolo è una città unica (<em>Mono+poli</em>s = città unica, in greco) dove ammirare uno splendido borgo storico medievale, caratterizzato da molte chiese e palazzi di pregio, con un porto tra i più attivi della regione. Il tutto, senza rinunciare ai sapori tipici di questa terra, fatti di ingredienti genuini.</p>
<h3><strong>La Valle d&#8217;Aosta è ideale non solo in inverno ma anche in autunno</strong></h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Un po&#8217; francese nelle ambientazioni e nell&#8217;identità generale del territorio, un po&#8217; italiana nella sua storia e nell&#8217;appartenenza: è la <strong>Valle d&#8217;Aosta</strong>, una regione piccola e incastonata tra le Alpi. Qui i Savoia realizzarono, durante il loro secolare controllo sul territorio, moltissimi castelli. Tra questi, ce n&#8217;è uno apparentemente antico, ma che in realtà ha poco più di 100 anni: è il <a href="https://valledaostaheritage.com/castel-savoia/?utm_source=GoogleProfile&amp;utm_campaign=Savoia"><strong>Castel Savoia</strong></a>, che venne realizzato per volontà della Regina Margherita, moglie di Umberto I e madre di Vittorio Emanuele III. Un castello davvero molto particolare, che si trova a <strong>Gressoney-Saint-Jean</strong>, ai piedi del Monte Rosa, a quasi 1.400 metri d&#8217;altitudine, ma anche vicinissima, anche se solo geograficamente (la strada per arrivarci è molto più lunga) alla Valsesia piemontese. Una zona che, anche in autunno, si mostra al meglio della sua bellezza e che incanta i visitatori.</p>
<h3>Foliage e castagne in provincia di Lucca</h3>
<p>Quando si pensa all&#8217;autunno è impossibile non menzionare le <strong>caldarroste</strong>, le buone castagne delle zone verdi d&#8217;Italia. Come i boschi che circondano il piccolo borgo di <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/se-sei-sempre-stato-un-amante-delle-figurine-questo-piccolo-borgo-della-toscana-allora-non-devi-assolutamente-perdertelo/"><strong>Coreglia Antelminelli</strong></a>, nella provincia di Lucca, in Toscana, che è anche famoso per le <strong>figurine</strong>. Non le Panini, sia chiaro, ma le <em>figure di gesso</em>, una tradizione artigianale che risale al Trecento. Il <a href="https://cultura.gov.it/luogo/museo-della-figurina-di-gesso-e-dell-emigrazione-guglielmo-lera"><strong><em>Museo delle Figurine e dell&#8217;Emigrazione</em></strong></a> ricorda quest&#8217;arte, risalente addirittura al Medioevo, ma anche gli artisti emigrati negli USA, che portarono con sé una tradizione divenuta celebre oltreoceano. Ma non solo di arte vive l&#8217;uomo e le specialità a base di castagne di Coreglia Antelminelli e di questa zona degli Appennini vi rifocilleranno durante il vostro giro in moto.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-foliage-e-lattrazione-principale-dellautunno-ecco-5-itinerari-per-viverlo-al-meglio/">Il foliage è l&#8217;attrazione principale dell&#8217;autunno, ecco 5 itinerari per viverlo al meglio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Le maxi-enduro più vendute in Italia: perché le moto da grande avventura dominano la classifica di mercato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 10:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moto News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni volta che preparo una nuova traccia tra Alpi e Appennini, mi accorgo di quanto le maxi-enduro siano diventate le vere protagoniste del mototurismo italiano. Non è solo questione di moda o di foto epiche davanti ai passi di montagna: queste grandi adventure hanno cambiato il modo di pensare il viaggio in moto, dal tragitto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che preparo una nuova traccia tra Alpi e Appennini, mi accorgo di quanto le <strong>maxi-enduro</strong> siano diventate le vere protagoniste del <strong>mototurismo italiano</strong>. Non è solo questione di moda o di foto epiche davanti ai passi di montagna: queste <strong>grandi adventure</strong> hanno cambiato il modo di pensare il viaggio in moto, dal tragitto casa-ufficio al weekend lungo con le valigie piene.</p>
<p>Chi sceglie una <strong>maxi-enduro</strong> lo fa per la versatilità, per la capacità di passare dall’autostrada alla provinciale sconnessa senza cambiare mezzo, ma anche per la <strong>tecnologia che rende più gestibili peso e potenza</strong>. In questo articolo, ragiono da motociclista che macina chilometri su queste moto: vedremo cosa c’è dietro il loro successo in Italia, come stanno evolvendo i segmenti e quali aspetti considerare davvero prima di mettere una adventure in garage.</p>
<h2>Il fenomeno maxi-enduro nel mercato moto italiano</h2>
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<p>Quando osservo i parcheggi davanti ai passi alpini o lungo la dorsale appenninica, noto subito una costante: le <strong>maxi-enduro</strong> sono ovunque. Le classifiche ufficiali cambiano mese per mese e richiedono sempre una lettura attenta dei dati ANCMA, ma la tendenza di fondo è chiara da anni: le <strong>grandi adventure</strong> non sono più una nicchia per pochi viaggiatori estremi.</p>
<p>Modelli come la famiglia <strong>BMW GS</strong>, <strong>Honda Africa Twin</strong>, <strong>Ducati Multistrada</strong>, Yamaha Ténéré e le proposte di KTM, Triumph e dei marchi asiatici presidiano stabilmente il <strong>mercato delle moto da turismo</strong>. Nelle uscite di gruppo vedo spesso moto che, pur nate con un’anima offroad, vengono usate quasi esclusivamente su asfalto. Il motivo è semplice: posizione di guida comoda, buona protezione dall’aria, autonomia generosa e la sensazione di avere una moto pronta ad affrontare qualunque itinerario io decida di caricare sul navigatore.</p>
<h2>Versatilità su strada e fuoristrada leggero: come le uso davvero</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Se penso ai miei itinerari in Italia, dalle Dolomiti alle Crete Senesi, mi rendo conto che sfrutto la maxi-enduro più per la sua versatilità che per il vero fuoristrada. La <strong>posizione eretta</strong>, il manubrio largo e le <strong>sospensioni con grande escursione</strong> rendono le strade rovinate e i pavé di certi borghi molto meno stressanti rispetto a una sportiva o a una naked pura.</p>
<p>Sulle <strong>strade bianche</strong> compatte, tipiche delle zone collinari o di certi passi secondari, la moto trasmette sicurezza, purché <strong>pneumatici</strong> e abilità del pilota siano all’altezza. Quando invece la traccia diventa mulattiera vera, <strong>peso e ingombri</strong> tornano a farsi sentire, ricordando che non si tratta di una <strong>enduro specialistica</strong>. Per questo consiglio sempre di essere onesti con se stessi: molti motociclisti sfruttano la maxi-enduro quasi solo su asfalto, ma apprezzano la libertà mentale di sapere che una deviazione sterrata, se capita, è comunque alla portata.</p>
<h2>Tecnologia, comfort e mototurismo: il vero valore aggiunto</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Nelle mie tappe lunghe, magari tra un passo alpino e l’altro con zavorrina e valigie, mi accorgo di quanto la <strong>tecnologia</strong> abbia trasformato le maxi-enduro. ABS evoluti, controllo di trazione, piattaforme inerziali e <strong>riding mode</strong> permettono di adattare la moto dal trasferimento autostradale alla salita tortuosa in pochi secondi. Su alcuni modelli, le <strong>sospensioni semiattive</strong> regolano lo smorzamento in tempo reale, riducendo fatica e movimenti indesiderati.</p>
<p>A questo si aggiungono radar per il <strong>cruise control adattivo</strong>, <strong>display TFT</strong> con navigazione integrata, manopole e selle riscaldate, quickshifter per cambiate più fluide: dotazioni che, chilometro dopo chilometro, fanno davvero la differenza. Attenzione però a non farsi illudere: nessun software annulla i limiti di peso e gomme. La vera forza di queste moto, nel <strong>mototurismo italiano</strong> fatto di passi, coste e borghi, sta nell’equilibrio tra <strong>comfort</strong>, sicurezza attiva e capacità di carico.</p>
<h2>Come scegliere la maxi-enduro giusta (o una media adventure)</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Quando ai raduni mi chiedono se abbia davvero senso puntare su una <strong>maxi-enduro</strong>, la mia risposta parte sempre dalle esigenze reali. Se viaggi spesso in coppia, fai molti chilometri l’anno e alterni autostrada, passi di montagna e qualche sterrato facile, una grande <strong>adventure</strong> ha ancora un senso logico, nonostante prezzo, peso e <strong>costi di gestione</strong> importanti.</p>
<p>Se invece giri soprattutto nei weekend, fai città e qualche viaggio medio, le <strong>adventure</strong> di <strong>media cilindrata</strong> oggi rappresentano un compromesso eccellente: meno impegnative nelle manovre, assicurazioni più leggere, consumi contenuti e comunque sufficienti per un <strong>tour alpino</strong> o appenninico ben strutturato. In entrambi i casi, prima dell’acquisto consiglio una <strong>prova su strada</strong> con passeggero e un occhio attento a sella, altezza, triangolazione e possibilità di montare valigie. È lì, più che sulla scheda tecnica, che si decide se quella moto sarà davvero la <strong>compagna di viaggio</strong> giusta.</p>
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		<title>Antichi mulini, ponti e chiese affrescate, questo borgo vicino ad Arezzo non ha ceduto alla modernità</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/il-borgo-delle-acque-vicino-ad-arezzo-questo-borgo-non-ha-ceduto-il-passo-alla-modernita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 08:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Toscana, con le sue colline ondulate, i vigneti dorati e i borghi storici, ha sempre esercitato un fascino irresistibile sui viaggiatori. Ma c'è un borgo nascosto tra le sue verdi vallate che promette un'esperienza unica, soprattutto se esplorato in sella a una moto. Grazie alle stradine acciottolate e ai ponti antichi, è una di quelle gemme nascoste che ti invita a rallentare e ad assaporare ogni momento. Curiosi di scoprire i luoghi più belli di questo incredibile comune? Il fascino ...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-borgo-delle-acque-vicino-ad-arezzo-questo-borgo-non-ha-ceduto-il-passo-alla-modernita/">Antichi mulini, ponti e chiese affrescate, questo borgo vicino ad Arezzo non ha ceduto alla modernità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nascosto tra le colline ondulate e i vigneti della <strong>Toscana</strong>, c’è un affascinante borgo che sembra uscito da un dipinto. Colpisce per gli edifici in pietra che hanno resistito, nei secoli, anche alla furia impetuosa del torrente, edificati tra i vicoletti acciottolati dove il tempo sembra essersi fermato. <strong>Loro Ciuffenna</strong> assicura un’esperienza unica, soprattutto se raggiunto in moto! Scopriamo i luoghi più belli di questo incredibile comune.</p>
<h2>Il fascino senza tempo di Loro Ciuffenna</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p><strong>Loro Ciuffenna</strong> si erge maestoso sulle rive del fiume Ciuffenna, in un contesto in cui le colline toscane gettano un&#8217;ombra verde e protettiva su un piccolo nugolo di case, dove il ritmo del passato è ancora oggi quello che scandisce la quotidianità. Questo borgo medievale conserva il suo fascino <em>d&#8217;antan</em>, proponendo una versione lenta del turismo e arricchendola con elementi pregevoli per una visita.</p>
<p>Uno dei simboli più importanti del borgo è il <a href="https://www.visitlorociuffenna.com/project/il-ponte-romanico/"><strong>Ponte Romanico</strong></a>, un antico ponte in pietra che attraversa il <strong>fiume Ciuffenna </strong>e regala viste a dir poco pittoresche. Immancabile, poi, una visita alla <strong>Chiesa di Santa Maria Assunta</strong>, architettura romanica con affreschi stupendi, una cappella gentilizia del castello dei Conti Guidi, con una facciata in arenaria che sopra ha una lunetta scolpita dell&#8217;Agnus Dei e la Croce. Nel XIV secolo, si è ampliata con una torre e il vecchio accesso si vede ancora. Ci sono <strong>affreschi tre-quattrocenteschi </strong>sulla parete destra, la <em>Visitazione di Santa Elisabetta</em> e un <em>Santo martire</em>, attribuiti a <strong>Mariotto di Cristofano</strong>. Ci sono anche <strong>due tavole di</strong> <strong>Carlo Portelli</strong> e un <strong>polittico di</strong> <strong>Lorenzo Bicci </strong>sulla <em>Madonna dell&#8217;Umiltà</em>.</p>
<p>Molto caratteristico, infine, è il <strong>mulino ad</strong> <strong>acqua</strong>, uno dei pochi mulini ancora funzionanti in Toscana dall&#8217;anno 1000. Situato su una gola del torrente Ciuffenna, è direttamente alimentato dal fiume, che qui corre in una sorta di gola o canyon dal grande impatto scenico.</p>
<h2><strong>Non solo borghi: cosa vedere nei dintorni</strong></h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Esplorando i dintorni del borgo, ci si immerge in un paesaggio toscano autentico e affascinante, ideale soprattutto per chi viaggia in moto. La Toscana centrale, infatti, permette di raggiungere con tempi di percorrenza relativamente brevi luoghi dal grande impatto scenico. <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana-in-moto/val-di-chiana/" target="_blank" rel="noopener">Arezzo</a></span></strong>, a soli 30 chilometri da Loro Ciuffenna, è famosa per la <strong>Chiesa di San Francesco</strong> con gli affreschi di Piero della Francesca e per la sua affascinante <strong>Piazza Grande</strong>.</p>
<p>Il <strong>Chianti</strong>, invece, è una sosta obbligatoria per gli amanti del vino. Le sue strade tortuose attraversano vigneti e oliveti, offrendo panorami mozzafiato e degustazioni di prodotti pregiati. Il <strong>massiccio del Pratomagno</strong>, poi, domina il paesaggio con la vetta principale, la <strong>Croce del Pratomagno</strong>, a 1.592 metri di altitudine. Dalla cima puoi goderti dei panorami che spaziano dal <strong>Lago Trasimeno</strong> al <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana-in-moto/la-montagna-amiata-da-ogni-motociclista-per-un-percorso-dautunno-ideale-nel-cuore-della-toscana/" target="_blank" rel="noopener">Monte Amiata</a></strong></span>, per una vista mozzafiato. Una gran bella zona per il trekking, coi sentieri che attraversano boschi di faggi e prati alpini.</p>
<p>Nella frazione di Trappola (sopra Loro Ciuffenna), infine, c&#8217;è il <strong>Sentiero delle Tre Fonti</strong>. È un percorso escursionistico che conduce tra boschi rigogliosi e ti fa vedere <strong>tre sorgenti naturali</strong> immerse nel verde.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-borgo-delle-acque-vicino-ad-arezzo-questo-borgo-non-ha-ceduto-il-passo-alla-modernita/">Antichi mulini, ponti e chiese affrescate, questo borgo vicino ad Arezzo non ha ceduto alla modernità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Clima estremo: come il meteo del 2026 sta influenzando i viaggi in moto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 06:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moto News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I cambiamenti climatici che stanno caratterizzando il 2026 incidono in maniera significativa anche sulla modalità dei viaggi in moto. Le estati diventeranno sempre più torride, con picchi superiori ai 40 gradi e, contemporaneamente, aumenteranno fenomeni piovosi di eccezionale intensità, come nubifragi e grandinate. Al momento della programmazione delle vacanze su due ruote, sempre più motociclisti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>cambiamenti climatici</strong> che stanno caratterizzando il 2026 incidono in maniera significativa anche sulla modalità dei viaggi in moto. Le estati diventeranno sempre più torride, con picchi superiori ai 40 gradi e, contemporaneamente, aumenteranno fenomeni piovosi di eccezionale intensità, come nubifragi e grandinate. Al momento della programmazione delle vacanze su due ruote, <strong>sempre più motociclisti stanno imparando ad adattarsi</strong>, variando le proprie abitudini e introducendo accortezze per prevenire e gestire gli effetti degli eventi metereologici estremi, che possono incidere sulla sicurezza dell’esperienza. Ma come resistere ai cambiamenti e alle anomalie continuando a viaggiare in moto senza pericoli?</p>
<h2>Viaggi in moto in estate: come difendersi dalle ondate di calore anomalo</h2>
<p>Le <strong>temperature elevate</strong> possono avere effetti deleteri sui motociclisti, soprattutto se si devono affrontare lunghi viaggi. Per tale motivo, sarebbe opportuno prendere delle precauzioni. È fondamentale, innanzitutto,<strong> scegliere l’abbigliamento adeguato</strong>, che non ostacoli la ventilazione e che non favorisca la disidratazione e gli effetti tipici dei colpi di calore, come nausea, mal di testa, stato confusionale e debolezza. Questi sintomi, infatti, renderebbero impossibile la guida. Per fortuna, in commercio ci sono <strong>giacche traspiranti e leggere</strong> e accessori (ad esempio caschi integrali con prese d’aria) che assicurano protezione ma, allo stesso tempo, consentono di tenere a bada il calore.</p>
<p>Allo stesso tempo, bisognerebbe <strong>programmare delle soste</strong> e <strong>fermarsi in luoghi ombreggiati</strong>, per raffreddare testa, collo e avambracci con acqua fresca. Tra i pericoli maggiori legati al caldo, ci sono la disidratazione e la perdita graduale di energie. Molto spesso sono anticipati da stanchezza, mancanza di lucidità e irritabilità ma, mentre si guida, anche una piccola distrazione potrebbe essere fatale! Bisognerebbe <strong>bere con regolarità</strong>, anche se non si ha troppa sete e senza aspettare di avere la bocca secca. Per gli itinerari più lunghi, sono utili i sistemi di idratazione. Evitate alcolici e pasti abbondanti e, in caso di sudorazione eccessiva, prendete sali minerali. In ogni caso, se si avvertono con persistenza sintomi legati a un colpo di calore che non vanno via, c’è bisogno di assistenza sanitaria immediata.</p>
<h2>Inverno in sella in sicurezza e senza stress</h2>
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<p>In Italia, sono numerosi i motociclisti che organizzano viaggi su due ruote anche nei mesi invernali. Con i cambiamenti climatici e l’aumentare dei<strong> fenomeni burrascosi improvvisi</strong>, anche nel periodo più freddo dell’anno le abitudini dei bikers dovranno necessariamente cambiare.</p>
<p>Anche in questo caso, <strong>l’<a href="https://www.motoguzzi.com/it_IT/abbigliamento/">abbigliamento</a> gioca un ruolo essenziale</strong>. I vecchi indumenti in pelle e lana sono, ormai, inidonei, perché sul mercato ci sono prodotti realizzati con materiali innovativi molto più performanti. In tal senso, la tecnologia ha fatto passi da gigante ed è possibile avere indumenti caldi e idrorepellenti per ogni esigenza. Fondamentali sono le <strong>tute</strong> dotate di uno strato termico che protegga dal freddo e dal vento, le <strong>calzature</strong> (devono riparare non solo i piedi ma anche caviglie e fianchi), i <a href="https://www.trueriders.it/accessori-moto/perche-i-guanti-da-moto-non-vanno-utilizzati-solo-in-inverno/"><strong>guanti</strong></a> e il <strong>casco</strong>.</p>
<h2>Piano B, viaggi in bassa stagione e manutenzione della moto: ecco come cambiano le abitudini dei bikers con il clima estremo</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Negli ultimi tempi, i motociclisti hanno dovuto imparare ad adattarsi. La parola d’ordine è “<strong>flessibilità</strong>”, che, però, non significa improvvisare durante i viaggi. Al contrario, indica la necessità di avere un piano da adeguare ai cambiamenti. Con le recenti condizioni climatiche, risulta essenziale non solo <strong>verificare il meteo prima di partire</strong>, ma anche <strong>sapere dove prenotare soste improvvise</strong>. Rispetto al passato, i bikers<strong> effettuano tappe più brevi</strong>, soprattutto se sono funzionali a evitare code e rallentamenti.</p>
<p>Se, inoltre, finora si viaggiava soprattutto nei mesi di agosto e dicembre, ora si prediligono le<strong> vacanze in moto in primavera o autunno</strong>, quando le temperature sono più miti e c’è meno affollamento. Avere sempre un “<strong>piano B</strong>” non incide sulla buona riuscita della vacanza ma, al contrario, la rende più sicura in caso di eventi atmosferici repentini e pericolosi. Programmare un <strong>percorso alternativo</strong> nel caso in cui una strada dovesse essere chiusa per mal tempo, ad esempio, permette di proseguire senza stress.</p>
<p>Oggi più che mai, infine, c’è maggiore consapevolezza sull’importanza della <strong>manutenzione del veicolo</strong>. Prima di partire, infatti, dovrebbero sempre esserci controlli allo stato di usura degli pneumatici, alle condizioni delle pastiglie dei freni, alla batteria e al sistema ABS.</p>
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		<title>È il più alto valico stradale dell’Appennino tosco-romagnolo: scopri le sue bellissime curve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Albera]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 16:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi dove si va? Sull&#8217;Appennino tosco-romagnolo, tra i boschi dell&#8217;Italia centrale, salendo alla conquista di un bel valico da affrontare in moto. È il Passo della Calla, a 1.296 metri di quota, sul crinale che separa la Romagna dal Casentino. L&#8217;itinerario parte da Santa Sofia, segue la valle del Bidente passando per Corniolo e Campigna</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/e-il-piu-alto-valico-stradale-dellappennino-tosco-romagnolo-scopri-le-sue-bellissime-curve/">È il più alto valico stradale dell’Appennino tosco-romagnolo: scopri le sue bellissime curve</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi dove si va? Sull&#8217;Appennino tosco-romagnolo, tra i boschi dell&#8217;Italia centrale, salendo alla conquista di un bel valico da affrontare in moto. È il <strong>Passo della Calla</strong>, a 1.296 metri di quota, sul crinale che separa la Romagna dal Casentino. L&#8217;itinerario parte da Santa Sofia, segue la valle del Bidente passando per Corniolo e Campigna e raggiunge il passo dopo una salita circondata dalla natura. Da qui si cambia versante e si scende verso Pratovecchio, nel Casentino toscano. Un tracciato diverso da quelli che attraversano i passi più conosciuti, perché abbiamo sempre bisogno di scoprire nuove strade!</p>
<h2>Passo della Calla: l&#8217;itinerario in moto</h2>
<h3>Mappa</h3>
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<h3>Percorso</h3>
<p>Da <strong>Santa Sofia</strong> imbocca la strada che risale la valle del Bidente in direzione di Corniolo e del Passo della Calla. La prima tappa è <strong>Corniolo</strong>, piccolo centro montano che rappresenta uno degli accessi alle Foreste Casentinesi. Arrivato a <strong>Campigna</strong>, a circa 1.070 metri di quota, mancano ormai pochi chilometri al <strong>Passo della Calla</strong>, che si trova a 1.296 metri e rappresenta lo spartiacque tra le valli del Bidente e dell&#8217;Arno. Il tratto da Corniolo al passo misura circa 13 chilometri, con un dislivello di oltre 700 metri e una pendenza media intorno al 5,5%, con punte superiori al 10%. Superato il valico entri in Toscana, scendi verso il Casentino e, dopo aver lasciato alle spalle i boschi del crinale, giungi a <strong>Pratovecchio</strong>, dove puoi fermarti per una visita al borgo o proseguire verso Stia e gli altri centri della valle.</p>
<h2>Passo della Calla, cosa vedere nell&#8217;itinerario</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<h3>Santa Sofia e la valle del Bidente</h3>
<p><strong>Santa Sofia</strong> è il punto di partenza ideale per entrare nel territorio delle Foreste Casentinesi. Il paese si sviluppa lungo il Bidente e costituisce uno dei principali accessi al Parco Nazionale. Qui puoi vedere il Parco di Sculture all&#8217;Aperto (<strong>Parco Giorgio Zanniboni</strong>), la<strong> Galleria d&#8217;Arte Contemporanea Vero Stoppioni</strong>, il <strong>Centro Storico e Borgo di Mortano</strong>.</p>
<h3>Corniolo e la Foresta di Campigna</h3>
<p><strong>Corniolo</strong> è una piccola località montana lungo la strada verso il Passo della Calla. La parrocchia conserva una pala ottocentesca attribuita a Giovanni della Robbia, mentre nei dintorni si trova il Giardino Botanico di Valbonella, dedicato alla flora dell&#8217;Appennino romagnolo. <strong>Campigna</strong> è una delle località più note del versante romagnolo del Parco e rappresenta il punto di partenza di diversi percorsi a piedi verso il Passo della Calla, il Monte Falco e il Monte Falterona.</p>
<h3>Il Passo della Calla e il crinale</h3>
<p>Arrivare al<strong> Passo della Calla</strong> significa raggiungere il punto più alto della strada dell&#8217;itinerario, a 1.296 metri. Il valico fu aperto negli anni Trenta del Novecento e si trova sullo spartiacque tra Romagna e Toscana. Dal passo partono diversi sentieri del Parco, tra cui quelli diretti verso Monte Falterona e Monte Falco, le due principali cime dell&#8217;Appennino romagnolo. Da qui passa inoltre il percorso verso Camaldoli, attraverso il crinale e le foreste che caratterizzano questa parte del Parco.</p>
<h3>Pratovecchio e il Castello di Romena</h3>
<p>La discesa dal passo porta nel Casentino e conduce verso <strong>Pratovecchio</strong>. Una deviazione interessante è quella verso il <strong>Castello di Romena</strong>, fortezza medievale che domina la vallata da un&#8217;altitudine di circa 621 metri. Della struttura originaria rimangono il cassero, tre torri e parte delle antiche cerchie murarie. Poco distante si trova anche la <strong>Pieve di San Pietro a Romena</strong>, importante esempio di architettura romanica risalente al XII secolo.</p>
<h2>Consigli di viaggio</h2>
<p>Il Passo della Calla è un percorso da affrontare con particolare piacere tra <strong>primavera e autunno</strong>, quando il paesaggio delle Foreste Casentinesi offre colori molto diversi e le temperature in quota rimangono comunque più fresche rispetto alla valle. La strada è asfaltata e adatta alle moto stradali, ma il carattere montano del percorso richiede attenzione soprattutto nelle giornate più fredde e nei periodi successivi a piogge intense. Salendo verso il passo, inoltre, le condizioni meteorologiche possono cambiare rapidamente. È bene ricordare che si attraversa un&#8217;area protetta: il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi dispone di una rete di oltre 600 chilometri di sentieri e alcune zone sono sottoposte a particolari forme di tutela. Per avere ulteriori suggerimenti e indicazioni, <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/toscana-in-moto/anche-litalia-ha-le-sue-foreste-e-quelle-dellalta-toscana-sono-un-incredibile-paradiso-verde-da-scoprire/"><strong>guarda l&#8217;itinerario</strong></a> che abbiamo dedicato a questo territorio.</p>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/e-il-piu-alto-valico-stradale-dellappennino-tosco-romagnolo-scopri-le-sue-bellissime-curve/">È il più alto valico stradale dell’Appennino tosco-romagnolo: scopri le sue bellissime curve</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>Ecco come scoprire l&#8217;Adriatico fuori stagione: il borgo fortificato del Molise dove il mare diventa meraviglioso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 08:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla scoperta di un luogo capace di unire il fascino di un castello fortificato alla bellezza del mare Adriatico. Situato sulla costa del Molise, questo Comune è tante cose insieme: la seconda città della regione per popolazione (dietro al capoluogo Campobasso), la sede di un porto commerciale importante, e la meta balneare per tanti turisti che arrivano da tutta Italia. Con l'itinerario che andiamo a mostrarti, l'occasione è ottima anche per gustare la cucina marinara locale, tra cui spicca ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È una delle mete più belle del <strong>Molise</strong>, capace di coniugare l’impeto del mare con il fascino del borgo fortificato. Tra le strade del centro storico che conducono al magnifico litorale, è possibile ammirare scorci fantastici e respirare un’atmosfera unica e genuina. Pronti a scoprire la destinazione perfetta per chi vuole unire in un unico viaggio momenti di relax, cultura e sapori del territorio? Si parte, cari TrueRiders!</p>
<h2>Cosa vedere a Termoli: il borgo antico e i suoi tesori</h2>
<p><strong>Termoli</strong> incanta con il suo <strong>borgo antico</strong>, un labirinto di viuzze che si sviluppa intorno al maestoso <strong>Castello Svevo</strong>, simbolo di questa città di circa 31 mila abitanti. Passeggiando tra le sue mura, si scoprono scorci sul mare Adriatico che regalano panorami indimenticabili.</p>
<h3>Il Castello Svevo</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il <strong>Castello Svevo</strong> di Termoli risale al XIII secolo; la sua struttura imponente in pietra calcarea e arenaria si staglia netta a caratterizzare il borgo medievale e l&#8217;illuminazione serale dona un ulteriore impatto scenografico. Di recente, è stato riaperto al pubblico con il <a href="https://www.mumatermoli.it/"><strong>Museo del Mare (MuMa)</strong></a>, che ospita un percorso espositivo dedicato alle risorse ambientali e culturali legate al mare, insieme a tre mostre permanenti.</p>
<h3>Una passeggiata nel centro di Termoli</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il borgo medievale di Termoli offre diverse attrazioni storiche, a partire dalla<strong> Cattedrale di Santa Maria della Purificazione</strong>, un gioiello romanico che custodisce le reliquie di San Basso, patrono della città. Ogni anno, il 3 e 4 agosto, si celebra la <em><strong>Festa di San Basso</strong></em>, con una suggestiva processione in mare che coinvolge tutta la comunità. E, poi, c&#8217;è <strong>il Belvedere dei Trabucchi</strong>; ricordiamo che i <em>trabucchi</em> (o <em>trabocchi</em>) sono strutture in legno utilizzate per la pesca con i metodi tradizionali tramandati nei secoli, che rendono la costa molisana e abruzzese particolarmente suggestiva. La <strong>spiaggia di Sant&#8217;Antonio</strong>, infine, è perfetta per una bella pausa rigenerante, anche fuori stagione, sfruttando i tiepidi raggi del sole invernali.</p>
<h3>A tavola a Termoli: il brodetto e le altre specialità</h3>
<p>Un viaggio a Termoli non può dirsi completo senza un assaggio del <em><strong>Brodetto alla termolese</strong></em> (di cui era goloso nientemeno che Lucio Dalla), una zuppa di pesce preparata con ingredienti freschissimi, dal sapore intenso che racconta il mare. Tra gli altri piatti tipici da provare, le <em><strong>pallotte cacio e ova</strong></em>, polpette di formaggio e uova, un classico della cucina abruzzese e molisana. E, poi, la <strong>scapece di pesce</strong>, ossia pesce marinato in aceto e zafferano, dal gusto intenso e deciso. Non può mancare, infine, la <strong>frittura di paranza</strong>, per gli amanti dei sapori autentici del mare Adriatico. Una volta che avrai gustato tutte le deliziose specialità termolesi, sarai pronto per un nuovo viaggio e c&#8217;è una <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/larte-ha-salvato-un-borgo-e-oggi-puoi-vederlo-nello-splendore-della-sua-rinascita/">località molisana</a> in particolare che ti consigliamo di visitare.</p>
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		<title>Un borgo incantato sul Lago di Garda: la città fiorita d&#8217;Italia ti aspetta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 06:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le mete che più mi hanno affascinata, c’è Arco, che suggerisco di inserire come tappa del prossimo mototour. Assicura un viaggio avventuroso, all’insegna dell’adrenalina (qui, ogni anno, si tiene una delle competizioni sportive più prestigiose al mondo), ma anche del relax e della cultura, grazie alla presenza di numerose attrazioni storiche, testimonianze di un</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le mete che più mi hanno affascinata, c’è Arco, che suggerisco di inserire come tappa del prossimo mototour. Assicura un viaggio avventuroso, all’insegna dell’adrenalina (qui, ogni anno, si tiene una delle competizioni sportive più prestigiose al mondo), ma anche del relax e della cultura, grazie alla presenza di numerose attrazioni storiche, testimonianze di un futuro glorioso.</p>
<h2>Arco: l&#8217;incanto tra mari e monti</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p><strong>Arco</strong> è una pittoresca cittadina situata in provincia di Trento e si contraddistingue per la sua posizione arroccata tra le <strong>montagne</strong> e il <strong>Lago di Garda</strong>. È situata all’estremità della Val di Sarca ed è molto nota tra gli scalatori per le sue imponenti pareti rocciose. Sull’origine del nome di Arco ci sono diverse interpretazioni; per alcuni, sarebbe legato al termine latino “<em>arx</em>”, che vuol dire “<em>roccia</em>”, mentre per altri deriverebbe dagli archi delle case nel centro storico.</p>
<p>Oltre che per il passato vivace, che portò ad Arco illustri personalità (tra cui l’imperatrice Sissi, nel 1889), la cittadina si distingue per il suo animo combattente ed innovativo, che le ha consentito di imporsi come rinomata località turistica.</p>
<h3>Cosa vedere ad Arco</h3>
<h4>Palazzi storici</h4>
<p>Tra gli edifici storici, consiglio di visitare:</p>
<ul>
<li><strong>Palazzo Nuovo</strong> (conosciuto come “Giuliani Marcabruni”), attuale sede dell’Archivio Storico Comunale;</li>
<li><strong>Palazzo del Termine</strong>, costruito nel Quattrocento e caratterizzato da un cortile interno affrescato da Dioniso Bonmartini di Angrone;</li>
<li><a href="https://www.comune.arco.tn.it/Vivere-il-Comune/Luoghi/Il-Palazzo-di-S.Pietro-o-Palazzo-Marchetti"><strong>Palazzo Marchetti (o di San Pietro)</strong></a>. Risalente al Cinquecento, si contraddistingue per i comignoli in cotto e il sottogronda affrescato;</li>
<li><strong>Palazzo dei Panni</strong>, edificato per volere di Giambattista d’Arco, divenne un lanificio nel XVIII secolo. Oggi ospita la Biblioteca Civica.</li>
</ul>
<h4>Quartiere Stranfora</h4>
<p>Situato nel cuore di Arco, il <strong>quartiere Stranfora</strong> è uno dei luoghi più affascinanti del centro storico. Si raggiunge dal castello e si contraddistingue per le stradine medievali che, nel periodo natalizio, ospitano un fiabesco <strong>presepe vivente</strong> e i <strong>tradizionali mercatini</strong>. Qui si trovano la <strong>Porta Stranfora</strong> (l’unica delle quattro rimasta intatta) e il <strong>lavatoio</strong> dove, un tempo, le donne si recavano per fare il bucato.</p>
<h4>Castello di Arco</h4>
<p>L’attrazione principale di Arco è il <strong>castello</strong> arroccato su una panoramica rupe, che domina l’intera valle dell’Alto Garda. Edificato nell’XI secolo per scopi difensivi, nel tempo si tramutò in un vero e proprio villaggio. Si contraddistingue per la sua imponente struttura e per l’enorme sistema di cisterne, canali, residenze, depositi, botteghe, forni, granai e orti.</p>
<p>Anche il percorso per raggiungere la struttura è incantevole, immerso tra gli ulivi secolari e i vigneti. I primi proprietari del castello furono i Conti di Arco, una delle famiglie più in vista del Trentino per, poi, divenire dimora di varie famiglie. L’ultima a risiedervi (nel 1982) fu la contessa Giovanna d’Arco, marchesa di Bagno. Attualmente appartiene al Comune. Tra gli ambienti da visitare, c’è la <strong>Torre Grande</strong>, che contiene affreschi trecenteschi che illustrano scene di corte di dame e cavalieri e tornei, e la <strong>Torre Renghera</strong>.</p>
<h4>Rilke Promenade</h4>
<p>Arco è circondato da paesaggi meravigliosi e sentieri affascinanti. Se avete voglia di una passeggiata romantica, non potete perdervi la <strong>Rilke Promenade</strong>. Definito come “percorso letterario”, attraversa tutti i luoghi visitati dal<strong> poeta boemo Rainer Maria Rilke</strong>. Ha una lunghezza di circa 5 chilometri e, partendo dal centro storico, arriva nei pressi del Castello e attraversa il suggestivo Eremo di San Paolo.</p>
<h2>Perché arrivare in moto ad Arco</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Arco è facilmente raggiungibile in moto tramite la <strong>SS45bis della Gardesana Occidentale</strong>. Il centro, tuttavia, va visitato a piedi, ma all’esterno dell’abitato ci sono una serie di parcheggi (sia a pagamento sia gratuiti). Per il viaggio, sono da preferire crossover, da turismo di media cilindrata o naked.</p>
<p>Arco è una tappa perfetta di un giro in Trentino più ampio. Nei dintorni, infatti, ci sono una serie di posti che meritano una visita, come le cascate del Varone, il <strong>Lago di Tenno</strong>, i meravigliosi <strong>borghi del <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/un-capolavoro-di-ingegneria-sul-lago-di-garda-lottava-meraviglia-del-mondo-da-scoprire-in-moto/">Lago di Garda</a></strong> e la città di <strong>Trento</strong>.</p>
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		<title>La bellissima valle del tempo da vivere tra orologi, boschi e silenzi</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/la-bellissima-valle-del-tempo-da-vivere-tra-orologi-boschi-e-silenzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Galeani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 16:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo ormai imparato a scoprire luoghi dove il tempo sembra scorrere più lentamente. E non perché gli orologi si sono fermati, ma perché tutto ciò che circonda certi luoghi invita a rallentare. Basta infatti una strada che si infila tra i boschi, il profilo delle montagne, delle case in pietra ed un silenzio che in</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Abbiamo ormai imparato a scoprire luoghi dove il tempo sembra scorrere più lentamente. E non perché gli orologi si sono fermati, ma perché tutto ciò che circonda certi luoghi invita a rallentare. Basta infatti una strada che si infila tra i boschi, il profilo delle montagne, delle case in pietra ed un silenzio che in città sembra difficile da trovare. Oggi siamo nella <strong>Val Pesarina,</strong> nel cuore della <strong>Carnia, in Friuli Venezia Giulia.</strong> Una valle raccolta ai piedi delle <strong>Dolomiti Pesarine,</strong> attraversata dal torrente Pesarina e accompagnata da piccoli borghi dove le tradizioni tipiche montane sono ancora parte integrante del paesaggio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ciò che colpisce molto in questo luogo non è solo il fatto che il tempo sembra rallentare. Qui il tempo si può vedere, ascoltare e persino percorrere. Il motivo è <strong>Pesariis</strong>, una piccola frazione di <strong>Prato Carnico</strong> che è conosciuta come il <strong><em>“paese degli orologi”</em></strong>. Qui per molti secoli tante generazioni di artigiani hanno costruito orologi da parete, da torre e poi sistemi sempre più moderni. Questo ha trasformato una valle di montagna in uno dei centri più importanti dell’orologeria italiana.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Una valle dove il tempo sa fare il suo mestiere</strong></h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p style="font-weight: 400;">La <strong>Val Pesarina</strong> è una delle valli della Carnia ed il suo centro si sviluppa principalmente nel comune di Prato Carnico, sviluppandosi tra boschi, prati e montagne che appartengono alle <strong>Dolomiti Pesarine.</strong> È un territorio che conserva ancora una forte identità alpina. Le architetture, inoltre, raccontano il rapporto secolare con la montagna, mentre le strade che salgono verso frazioni più alte conducono progressivamente lontano dalle zone trafficate e dal caos urbano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il cuore della valle è però <strong>Pesariis</strong>. Qui l’attività orologiaia ha radici che risalgono addirittura alla seconda metà del Seicento. Gli abitanti del paese acquisirono probabilmente parte delle proprie capacità nel periodo delle migrazioni stagionali verso l’area tedesca. Questo permise di sviluppare una produzione autonoma di orologi meccanici. Nel <strong>1725 iniziò, poi, ufficialmente l’attività della fabbrica dei Solari,</strong> destinata a diventare il nome più famoso della storia industriale della valle.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il rapporto tra acqua, boschi ed artigianato è un altro elemento importante della storia locale. La prima <strong>“Faria”</strong> <strong>dei Solari</strong>, a circa un chilometro da <strong>Pesariis</strong>, sfruttava la forza dell’acqua del rio Possâl per attivare una ruota con pale in legno. Questo dimostra che la natura è stata una parte concreta della vita e del lavoro di chi ha abitato la valle.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Cosa vedere a Val Pesarina </strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Questa valle non è solo una destinazione da visitare mettendo semplicemente una serie di attrazioni in fila. È una valle da attraversare con calma, alternando borghi, piccoli musei, passeggiate e strade panoramiche.</p>
<p style="font-weight: 400;">La prima tappa è sicuramente <strong>Pesariis</strong>. Passeggiare lungo le sue vie significa entrare in una sorta di museo all’aperto dedicato alla misurazione del tempo. Il <strong>Percorso dell’Orologeria Monumentale</strong> accompagna chi viene in visita tra orologi collocati negli spazi del paese, trasformando facciate, piazze ed angoli del borgo in delle vere e proprie stazioni di un’esposizione a cielo aperto.</p>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p style="font-weight: 400;">Tra gli orologi più curiosi c’è quello a vasche d’acqua che si ispira al principio della clessidra. Il flusso riempie progressivamente una serie di vasche, utilizzando l’acqua come strumento fondamentale per scandire il passare delle ore.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dopo aver scoperto gli orologi all’aperto, vale la pena entrare nel <strong>Museo dell’Orologeria Pesarina.</strong> Qui la collezione segue l’evoluzione dell’orologeria locale attraverso circa tre secoli. Dai primi orologi a pendolo del Settecento agli orologi da campanile, fino ad arrivare ai sistemi a scatto di cifre ed alla produzione più moderna. La visita consente di dare un senso ed un significato più profondo a quello che si osserva per l vie di Pesariis.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Casa Bruseschi</strong> è l’altro piccolo museo, il museo della casa carnica. Qui troviamo un’importante testimonianza della vita quotidiana dell’epoca, con ambienti, arredi e oggetti che consentono di entrare in una dimensione domestica lontana anni luce da quella che noi oggi viviamo. La casa completa perfettamente la visita di <strong>Pesariis</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Abbiamo poi <strong>Osais</strong>, dove si trova la <strong>chiesa di San Leonardo</strong> che custodisce importanti testimonianze artistiche e racconta bene la ricchezza culturale che si diffonde nei paesi della <strong>Carnia</strong>. La valle offre, poi, diverse possibilità per gli amanti delle camminate. Dal fondovalle si può passare rapidamente a paesaggi più selvatici con boschi e sentieri che portano fino alle montagne. Si può scegliere anche un itinerario sul <strong>Clap Grande</strong> a più di 1.700 metri di quota.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Perché arrivare in moto a Val Pesarina </strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Il motivo è semplice. Qui la strada fa veramente parte del viaggio. Il bello per noi amanti delle due ruote è quando il paesaggio urbano lascia spazio alla montagna. Le curve diventano una parte naturale del percorso, la strada tende a restringersi ed il ritmo cambia totalmente ma anche in modo progressivo, quasi senza accorgersene.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non bisogna però affrontare questa destinazione andando ad affrontare le curve in modo spettacolare o cercando il passo più impegnativo. La <strong>Val Pesarina</strong> va interpretata in modo diverso. È una strada da gustarsi con calma, fermandosi nei piccoli paesi e lasciando spazio al paesaggio che ci circonda.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un altro grande vantaggio di questa valle è che non obbliga a scegliere tra guida e scoperta del territorio. Una giornata può iniziare con le curve della <strong>Carnia</strong>, proseguire con il museo dell’orologeria, continuare con un piccolo trekking nel bosco e chiudere con grande calma in un piccolo borgo godendosi il silenzio.</p>
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		<title>Boom del mototurismo 2026: i dati che confermano la crescita in Italia</title>
		<link>https://www.trueriders.it/moto-news/boom-del-mototurismo-2026-i-dati-che-confermano-la-crescita-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 10:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moto News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando parlo di mototurismo in Italia nel 2026 non mi baso solo sui numeri: mi tornano in mente le albe viste sui passi alpini e i tramonti lungo le strade costiere. Il segmento è cresciuto, lo si percepisce dalle pensioni di montagna con i garage pieni di moto e dai B&#38;B che ormai espongono cartelli dedicati ai biker.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando parlo di <strong>mototurismo in Italia nel 2026</strong> non mi baso solo sui numeri: mi tornano in mente le albe viste sui passi alpini e i tramonti lungo le strade costiere. Il segmento è cresciuto, lo si percepisce dalle pensioni di montagna con i garage pieni di moto e dai B&amp;B che ormai espongono <strong>cartelli dedicati ai biker</strong>.</p>
<p>Ma, da viaggiatore abituato a leggere i dati prima di partire, so che <strong>chiamarlo “boom” richiede prudenza</strong>. L’anno non è finito, le statistiche ufficiali arriveranno più avanti e mischiare immatricolazioni, presenze turistiche e tendenze di mercato rischia di raccontare una realtà distorta.</p>
<p>Nel frattempo, però, la strada parla chiaro: <strong>itinerari sempre più strutturati</strong>, territori che investono sui viaggiatori in moto e un’attenzione crescente a chi sceglie le due ruote per esplorare l’Italia <strong>lontano dalle rotte di massa</strong>.</p>
<h2>Mototurismo 2026: tra percezioni di boom e dati da interpretare</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Negli ultimi anni ho visto il <strong>mototurismo italiano</strong> cambiare pelle: parcheggi prima vuoti riempirsi di moto cariche di borse, piccoli alberghi di provincia imparare la parola “<strong>biker friendly</strong>”, amministrazioni locali inserire esplicitamente gli <strong>itinerari motociclistici</strong> nei loro materiali promozionali. Il 2026 conferma questa sensazione, ma trasformarla in un “boom” certificato è un’altra storia.</p>
<p>Le <strong>immatricolazioni di moto e scooter</strong> raccontano un mercato vivace, non necessariamente un aumento diretto dei viaggi su due ruote. Il <strong>parco circolante ACI</strong> include chi usa la moto solo in città, mentre per misurare davvero il mototurismo servono <strong>presenze, pernottamenti e spesa</strong> legata agli itinerari. Ogni volta che preparo un nuovo viaggio controllo questi indicatori, quando disponibili, sapendo che a settembre il bilancio dell’anno è ancora provvisorio.</p>
<p>Quello che possiamo affermare è che il <strong>segmento è ormai riconoscibile</strong>: territori, strutture e operatori hanno capito che il motociclista non è solo un automobilista senza tetto sopra la testa, ma un viaggiatore con esigenze specifiche e grande capacità di scoprire aree meno battute.</p>
<h2>Alpi, Appennini e coste: dove il mototurismo trova le sue strade migliori</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>La vera forza del mototurismo in Italia, da chi la percorre in lungo e in largo, è la <strong>geografia</strong>. Nel raggio di poche centinaia di chilometri puoi passare dalle curve strette dei <strong>passi alpini</strong> ai <strong>tornanti appenninici</strong>, fino alle strade costiere che corrono a picco sul mare. In estate, <strong>Stelvio, Gavia e Pordoi</strong> restano mete simboliche: ogni volta che ci torno ritrovo tabelle straniere nei parcheggi e la stessa emozione nel chiudere l’ultima curva prima della cima.</p>
<p>Quando la neve cala sulle Alpi, mi sposto volentieri verso l’Appennino. Lì la stagione è spesso più lunga e l’esperienza più intima: tra Abruzzo, Marche, Umbria e Toscana è facile costruire viaggi di più giorni evitando le grandi arterie, saltando da un borgo all’altro. Le strade non sono solo un nastro d’asfalto, ma un filo che collega <strong>parchi naturali</strong>, trattorie locali e piccoli centri che vivono il passaggio dei motociclisti come un’opportunità.</p>
<p>Le coste completano il quadro. Dalla Liguria alla Puglia, passando per Sicilia e Sardegna, i percorsi offrono panorami aperti, curve morbide e temperature spesso ideali per <strong>destagionalizzare il viaggio</strong>. Ho spesso trovato ottobre perfetto per esplorare le <strong>litoranee del Sud</strong>, quando il traffico cala e resta solo il rumore del mare a fare da sottofondo al motore.</p>
<h2>Strutture biker friendly e territori che scoprono il turista in moto</h2>
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<p>Una delle differenze più nette che percepisco nel 2026 riguarda l’accoglienza. Sempre più hotel, B&amp;B e agriturismi si presentano come <strong>strutture biker friendly</strong>, anche se non esiste un bollino nazionale ufficiale. Quando arrivo dopo ore di pioggia, la cosa che apprezzo di più non è la spa, ma un <strong>ricovero coperto</strong> per la moto e uno spazio dove stendere guanti e giacca ad asciugare.</p>
<p><strong>parcheggio sicuro</strong>, piccola area attrezzi, <strong>informazioni sugli itinerari</strong>, indicazioni affidabili su <strong>distributori e officine</strong>: sono dettagli che cambiano davvero l’esperienza di viaggio. Spesso sono gli stessi gestori, magari motociclisti a loro volta, a suggerirmi varianti panoramiche o strade alternative quando un passo è chiuso per lavori.</p>
<p>Anche i territori si stanno muovendo. Molti enti turistici pubblicano <strong>mappe dedicate ai percorsi in moto</strong>, organizzano <strong>raduni, eventi e fiere</strong> che trasformano l’arrivo dei motociclisti in occasione di promozione locale. Queste iniziative non bastano da sole a dimostrare la crescita economica del segmento, ma indicano chiaramente che il mototurista è considerato un pubblico con identità propria, capace di distribuire le soste su aree spesso lontane dal turismo di massa.</p>
<h2>Come organizzare un viaggio in moto in Italia nel 2026</h2>
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<p>Quando preparo un <strong>viaggio in moto in Italia nel 2026</strong> seguo sempre alcuni passaggi pratici. Prima di tutto definisco il periodo, considerando che le estati sempre più calde spingono verso <strong>primavera e autunno</strong>, ideali per Alpi, Appennini e coste del Centro-Sud. Poi scelgo un’area principale, evitando di accumulare troppe tappe: in moto i chilometri “pesano” in modo diverso rispetto all’auto.</p>
<p>Controllo l’<strong>apertura dei passi</strong>, lo <strong>stato delle strade</strong> e la presenza di eventuali cantieri, incrociando i siti ufficiali con i racconti aggiornati di altri motociclisti. Per l’alloggio cerco strutture dichiaratamente orientate al mototurismo e, quando posso, chiedo in anticipo informazioni su <strong>parcheggio, ricovero coperto</strong> e orari della colazione, fondamentale per partire presto.</p>
<p>Infine, <strong>pianifico le soste</strong> come parte integrante del viaggio: non solo distributori e ristoranti, ma borghi, punti panoramici, piccoli musei. Il mototurismo vive di ritmo e flessibilità: avere una traccia di base sul navigatore e la libertà di deviare per una strada che “chiama” fa la differenza tra semplice spostamento e <strong>vera esperienza di viaggio</strong> sulle strade d’Italia.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/moto-news/boom-del-mototurismo-2026-i-dati-che-confermano-la-crescita-in-italia/">Boom del mototurismo 2026: i dati che confermano la crescita in Italia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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		<title>La Venenzia in miniatura a 70 chilometri dall’originale: sembra impossibile, ma è davvero una meta meravigliosa</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/la-venenzia-in-miniatura-a-70-chilometri-dalloriginale-una-meta-ideale-per-scoprire-cosa-ce-oltre-la-laguna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venezia è una delle città più amate dai turisti, ma la "laguna" offre anche altre perle, che meritano di essere scoperte. In particolare, la nostra attenzione si rivolgerà ad antichi mandamenti, suddivisioni amministrative del passato che celano città meravigliose. Visiteremo le spiagge e le città d'arte, raggiungeremo monumenti incredibili e opere della natura e ci faremo conquistare dal Veneto più autentico. Il nostro non sarà un tour 'mototuristico' nel senso più tradizionale, non ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se avete voglia di scoprire un lato meno turistico del <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/tutto-il-veneto-strada-per-strada-questi-7-passi-di-montagna-ti-faranno-vivere-una-regione-di-emozioni-purissime/"><strong>Veneto</strong></a>, dovete assolutamente spostarvi nella zona orientale. Anche qui il paesaggio è caratterizzato da canali, ma si snoda attraverso piccoli centri con stradine che invitano a parcheggiare la moto per essere esplorate in ogni angolo. Viaggiando a ritmo lento, si arriva in una cittadina dall’atmosfera davvero suggestiva, che conserva fiera le tradizioni, ideale per una pausa rigenerante. Pronti a lasciarvi travolgere dai suoi scorci?</p>
<h2>Alla scoperta della &#8220;Venezia in miniatura&#8221; nell&#8217;entroterra</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>76 chilometri di strada, 55 in linea d&#8217;aria: è la distanza che separa Venezia e <strong>Portogruaro</strong>. Qui, nel cuore della pianura del Veneto, troviamo una città che fa dei suoi numerosi <strong>fiumi e canali</strong> una vera e propria attrazione. Tutto nasce dal fiume <strong>Lemene</strong>, che attraversa la città da nord a sud, suddividendosi in due rami verso viale Udine. Uno tocca la parte esterna del centro storico, l&#8217;altro lo divide esattamente a metà, attraversato da piccoli ponticelli che regalano scorci poetici.</p>
<p>Altri canali più piccoli, poi, si diramano nel centro storico, offrendo vedute su abitazioni private, locali e portici. E infine, il Lamene e l&#8217;altro fiume, il <strong>Reghena</strong>, si incontrano a sud della città, aprendo un ulteriore scenario di bellezza blu.</p>
<h3>Cosa vedere a Portogruaro</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Fulcro della città è la zona del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Portogruaro"><strong>Duomo di Sant&#8217;Andrea</strong></a>, sulla quale svetta non solo la chiesa simbolo di Portogruaro con il suo imponente campanile, ma anche la storica <em><strong>Casa del mutilato</strong></em> e i gemelli <strong>Mulini di Sant&#8217;Andrea</strong>, costruiti nel XV secolo per sfruttare l&#8217;acqua del Lemene come motore delle ruote.</p>
<p>Oggi sede di collezioni d&#8217;arte contemporanea, sono un punto idilliaco, perfetto per una foto o una passeggiata romantica. Bellissimo è anche l&#8217;<strong>Oratorio della Pescheria</strong>, edificio in legno di inizio XVII secolo, di fronte al fiume, con un delizioso campanile &#8220;a vela&#8221; sulla parte sommitale della facciata.</p>
<h2 id="h-tutto-quello-che-c-e-da-sapere-sul-veneto-orientale" class="">Il fiume sacro dell&#8217;Italia e le spiagge più amate dai tedeschi</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p class="">Il <strong>Basso Piave</strong> e il <strong>Veneto Orientale</strong> sono due territori che si equivalgono in termini geografici e storici. Il &#8220;<em><strong>fiume sacro</strong></em>&#8220;, sulle cui sponde si sono combattute le pagine più tragiche della Grande Guerra, sfocia proprio nei pressi di <strong>Cortellazzo</strong>, frazione di Jesolo. Quella che, fino a una decina di anni fa, i legislatori volevano trasformare in provincia è oggi parte della città metropolitana di Venezia. Tra i comuni più grandi, che ne sono i capoluoghi storici, spiccano <strong>San Donà di Piave</strong> e <strong>Portogruaro</strong>.</p>
<p class="">Tali territori, che fino all&#8217;Ottocento erano divisi tra Friuli e Treviso, oggi hanno una sorta di identità comune. A unirli non solo la vicinanza al Piave, ma anche architetture, tradizioni e clima, oltre alle <strong>attrattive turistiche</strong>. Da segnalare la forte presenza di <strong>strutture ricettive</strong>, soprattutto balneari. Le <strong>spiagge di Jesolo</strong>, <strong>Cavallino-Treporti</strong>, <strong>San Michele al Tagliamento</strong> e <strong>Caorle</strong> sono, infatti, tra le più frequentate d&#8217;Europa, con una ricca presenza di turisti tedeschi e austriaci. Decine di chilometri di arenili ampi e sabbiosi, collegamenti frequenti e strutture d&#8217;eccellenza hanno reso questo angolo del Veneto molto noto.</p>
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		<title>Il borgo scolpito nella pietra nel cuore del Trentino: alla scoperta di Rango</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/il-borgo-scolpito-nella-pietra-nel-cuore-del-trentino-alla-scoperta-di-rango/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 06:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Trentino sorge uno dei borghi più autentici dell’architettura rurale, dove si respirano ancora le vecchie tradizioni contadine, protette con cura e gelosia. La caratteristica principale di questo luogo sospeso nel tempo è la calma, quella che consiglio anche durante la visita. Rango, infatti, è una destinazione che va scoperta lentamente, passeggiando senza meta tra</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/destinazioni/il-borgo-scolpito-nella-pietra-nel-cuore-del-trentino-alla-scoperta-di-rango/">Il borgo scolpito nella pietra nel cuore del Trentino: alla scoperta di Rango</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/la-conosci-per-le-sue-montagne-ma-il-trentino-e-anche-terra-di-laghi-lui-e-il-piu-grande-e-ha-tantissimo-da-mostrare/"><strong>Trentino</strong></a> sorge uno dei borghi più autentici dell’architettura rurale, dove si respirano ancora le <strong>vecchie tradizioni contadine</strong>, protette con cura e gelosia. La caratteristica principale di questo luogo sospeso nel tempo è la calma, quella che consiglio anche durante la visita. <strong>Rango</strong>, infatti, è una destinazione che va scoperta lentamente, passeggiando senza meta tra i vicoletti e lasciandosi guidare dall’odore dei piatti preparati ancora secondo le ricette tradizionali. Pronti a immergervi in un presepe in miniatura?</p>
<h2>Rango: un viaggio nel tempo alla scoperta di un borgo incantato</h2>
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<p>Rango è una <strong>piccola frazione del comune di Bleggio Superiore</strong>, in provincia di Trento, nel cuore dell’<strong>altopiano del Bleggio</strong>. Inserito tra i <em>Borghi più Belli d’Italia</em>, ha origini molto antiche (i primi villaggi risalirebbero al 2300 a.C., mentre l’impianto urbano al II millennio d.C.) ed è stato a lungo un’importante tappa della “<em>via Imperiale</em>”, frequentata da commercianti, pellegrini, contadini e pastori. Sicuramente, l’allevamento e l’agricoltura sono stati per secoli le attività fondamentali per la vita della comunità e, ancora oggi, è possibile vederne le tracce nell’architettura del piccolo borgo.</p>
<p>La denominazione del borgo sarebbe, secondo gli esperti, di origine celtica, dal sostantivo “<em>ronda</em>”, che vuol dire “<em>limite</em>”. Si trova, infatti, al limite della Pieve del Bleggio. La <strong>gastronomia</strong> è, senza dubbio, una delle principali attrazioni di Rango, visto che sono numerose le prelibatezze che è possibile assaggiare. La specialità più nota sono le <strong>noci</strong> e, in particolare, la <strong>noce varietà Bleggiana</strong>, che si caratterizza per la forma molto piccola e il sapore speziato. Il prodotto ha anche ricevuto l’ambito riconoscimento di <em>Presidio Slow Food</em> e viene usato per preparare torte, biscotti, pane e anche un salame aromatizzato.</p>
<h3>Cosa vedere a Rango</h3>
<p>La bellezza di Rango è principalmente racchiusa nell’atmosfera senza tempo dei vicoletti lastricati, dove è ancora possibile respirare l’autentica atmosfera medievale. Al centro del borgo si accede tramite una <strong>scalinata in pietra</strong>, sovrastata da una bifora di origine rinascimentale. Passeggiando tra le stradine, ci si imbatte nei palazzi caratterizzati da corti interne, porticati, volti a botte (cd. <strong><em>portech</em></strong>). La struttura delle abitazioni rispecchia le esigenze della vita contadina di un tempo. Costruite in granito e calce, al piano terra avevano la cucina, la cantina (detta <strong><em>vòlt</em></strong>) e la stalla. È proprio tra i portici e le cantine che, ogni anno, vengono organizzati i <strong>mercatini di Natale</strong>.</p>
<p>Un’altra attrazione di Rango è la <strong>fontana quadrata situata in piazza</strong>, che un tempo veniva usata come abbeveratoio per gli animali, lavatoio e riserva per spegnere gli incendi. La <strong>Chiesa di Santa Lucia</strong>, invece, è l’edificio religioso più importante di Rango. Ha uno stile barocco e, sul retro, si trova il cimitero.</p>
<p>A Rango si trova anche il <a href="https://museodellascuola-rango.it/"><strong>Museo della Scuola</strong></a>, dove sono conservati banchi, sedie, libri, quaderni e tutto il materiale didattico utilizzato nei primi anni del Novecento dagli scolari.</p>
<h2>Perché arrivare in moto a Rango</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Inserire Rango in un mototour è la soluzione ideale per visitare lo straordinario territorio trentino. Per raggiungere il borgo da Trento, basta seguire la <strong>SS237 del Caffaro</strong> fino a Bleggio Superiore e, poi, la <strong>SP5</strong>. Il centro storico deve essere ammirato a piedi perché le strade sono molto strette, ma sono diversi i punti in cui è possibile trovare parcheggio. Per questa tipologia di viaggio, sono indicate <strong>moto da turismo</strong>, <strong>crossover di media cilindrata</strong> o <strong>naked</strong>.</p>
<p>Arrivando a Rango in moto, sarà più facile spostarsi per visitare il meraviglioso paesaggio circostante. La zona è perfetta per i bikers che sono appassionati anche di trekking e cicloturismo, perché presenta tantissimi percorsi. Da Rango, ad esempio, si raggiunge <strong>Cima Serà</strong>, il <strong>Passo Durone</strong> e <strong>Monte San Martino</strong>. Poco distante, inoltre, ci sono il <strong>Parco Naturale Adamello Brenta</strong>, il borgo di <strong>Balbido</strong> (conosciuto come “<em>il paese dipinto</em>”, per la presenza di affreschi sugli edifici) e le <strong>Terme di Comano</strong>, perfette per una pausa rilassante prima di ritornare in sella.</p>
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		<title>Passo Manghen in moto: itinerario, mappa e consigli di viaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Gabrielli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 16:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trentino in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Passo Manghen è una di quelle strade che, una volta percorse in moto, restano nella memoria per anni. 2000 metri tra boschi fitti, rampe impegnative e una carreggiata mai davvero rilassante. La prima volta che l’ho affrontato dalla Val Calamento ho capito subito perché i ciclisti lo temono e i motociclisti lo rispettano. La salita sembra non finire,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Passo Manghen</strong> è una di quelle strade che, una volta percorse in moto, restano nella memoria per anni. 2000 metri tra boschi fitti, rampe impegnative e una <strong>carreggiata mai davvero rilassante</strong>. La prima volta che l’ho affrontato dalla <strong>Val Calamento</strong> ho capito subito perché i ciclisti lo temono e i motociclisti lo rispettano.</p>
<p>La salita sembra non finire, il bosco stringe, le curve si susseguono e il telefono spesso tace. Poi, all’improvviso, la montagna si apre in pascoli e rocce scure, la quota si fa sentire e la strada taglia il versante come una traccia sottile. Qui il Manghen mostra il suo carattere più autentico: <strong>isolato, essenziale, profondamente alpino</strong>.</p>
<h2>Passo Manghen: un valico alpino per chi ama strade vere. L&#8217;itinerario</h2>
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<p>Nel <strong>Trentino orientale</strong>, il <strong>Passo Manghen</strong> collega la Valsugana alla Val di Fiemme attraversando uno dei settori più solitari del Lagorai. La <strong>provinciale 31</strong> sale fino a quota 2.047 metri, unendo Telve, attraverso la <strong>Val Calamento</strong>, a Castello-Molina di Fiemme lungo una strada stretta, tecnica e scarsamente urbanizzata. È un passo che parla soprattutto a ciclisti e motociclisti, abituati a misurarsi con salite lunghe, tornanti serrati e curve cieche.</p>
<p>Personalmente considero il Manghen una sorta di prova del nove per capire quanto davvero si ami <strong>guidare in montagna</strong>. Non ci sono grandi piazzali panoramici o bar a ogni tornante, ma una sequenza continua di pendenze, bosco e pochi punti in cui tirare il fiato. La definizione di “<strong>re del Lagorai</strong>” non è ufficiale, ma rende bene l’idea: in questo tratto di Trentino, il Manghen è il valico che sintetizza meglio fatica, isolamento e fascino sportivo.</p>
<h2>Curve, pendenze e paesaggi: com’è davvero guidare sul Manghen</h2>
<p>Dal lato di <strong>Borgo Valsugana</strong> e <strong>Telve</strong> la salita al Passo Manghen si sviluppa per circa 23 chilometri, con una pendenza media attorno al 7% e un finale che cambia ritmo. Gli ultimi sette chilometri sono i più impegnativi, con media intorno al 9,5% e punte che sfiorano il 15%. In moto non senti la fatica del ciclista, ma le rampe ripide, le curve cieche e la sede stradale ridotta richiedono lucidità costante.</p>
<p>Il versante di <strong>Molina di Fiemme</strong> è più corto: circa 16 chilometri e 13 tornanti secondo i dati turistici locali. Qui la salita resta scorrevole nella parte bassa, poi si fa più serrata quando il bosco si dirada e il tracciato comincia a piegarsi di continuo. Ricordo bene la prima volta sul lato Val di Fiemme: una sequenza di pieghe praticamente senza respiro, con il panorama che si apre solo quando si esce dal bosco.</p>
<p>Il paesaggio accompagna questo crescendo. In basso dominano prati e boschi di conifere, in alto compaiono pascoli, <strong>rocce porfiriche scure</strong> e piccoli specchi d’acqua. La sensazione è quella di entrare progressivamente in un ambiente più severo, tipico del <strong>Lagorai</strong>, dove la strada sembra quasi tollerata dalla montagna più che imposta.</p>
<h2>Val Calamento, Val Cadino e la quiete selvaggia del Lagorai</h2>
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<p>Il versante meridionale attraversa la <strong>Val Calamento</strong>, una valle laterale della Valsugana che sale da Telve verso il cuore del Lagorai. La salita sulla <strong>SP 31</strong> è costante, senza lunghi tratti per recuperare. Nelle uscite che ho fatto in zona ho imparato a rispettare questo ritmo: niente improvvisazioni, solo guida pulita, scelta accurata delle traiettorie e attenzione continua a ciclisti, escursionisti e animali al pascolo.</p>
<p>La <strong>Val Cadino</strong>, sul lato opposto, scende invece verso Molina di Fiemme rimanendo immersa nella vegetazione per gran parte del percorso. Il valico in sé è raccolto, lontano dall’immagine dei grandi passi dolomitici con grandi piazzali e strutture diffuse. A quota 2.047 metri si trova la <strong>Baita </strong>, locale stagionale affacciato su un <strong>piccolo laghetto</strong>, uno dei pochi punti di sosta immediatamente adiacenti alla sommità del passo.</p>
<p>Da qui partono diversi sentieri escursionistici del Lagorai, come quelli verso la zona del <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/piccolo-ma-decisamente-scenografico-questo-lago-del-trentino-e-la-sede-di-unantichissima-civilta-che-viveva-su-palafitte/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Monte Montalon</strong></a>. Proprio camminando in queste aree ci si rende conto di quanto il Manghen resti isolato anche d’estate: per chilometri dominano <strong>bosco, roccia e pascoli</strong>, con poche infrastrutture a rompere il silenzio.</p>
<h2>Quando andare, sicurezza in moto e come inserire il Manghen in un tour</h2>
<p>La <strong>SP 31 del Passo Manghen</strong> è soggetta a <strong>chiusura stagionale</strong> nei mesi invernali, in particolare nel tratto tra Val Trighetta e Ponte Stue. Prima di programmare un’uscita consiglio sempre di controllare lo stato aggiornato della viabilità provinciale: neve tardiva, frane, alberi caduti o lavori possono chiudere il passo anche fuori stagione. Personalmente non partirei mai senza aver verificato anche condizioni meteo e temperature previste in quota.</p>
<p>L’estate, in particolare agosto, è uno dei momenti migliori per salire al Manghen, ma a 2.047 metri il meteo cambia in fretta. Dopo un temporale la temperatura può crollare e l’asfalto restare umido a lungo, soprattutto nei tratti in ombra nel bosco. Foglie, aghi di conifere e detriti ai bordi della carreggiata richiedono ingresso nei tornanti prudente, frenata anticipata e traiettorie pulite. In alcune zone la copertura telefonica è assente: meglio non contare solo sullo smartphone per navigazione ed emergenze.</p>
<p>Dal punto di vista del <strong>tour motociclistico</strong>, il Manghen è un ottimo collegamento tra Valsugana e Val di Fiemme. Si può salire da Borgo Valsugana, scendere verso Molina, proseguire per <strong>Cavalese</strong> e rientrare poi verso Trento senza ripetere la stessa strada. Ma, al di là del giro complessivo, per me il vero motivo per venire qui resta sempre lo stesso: una strada che segue la montagna senza addolcirla, obbligando chi la percorre ad adattarsi al suo ritmo.</p>
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		<title>Guidare la moto sotto il diluvio: i trucchi per gestire frenata, trazione e visiera appannata</title>
		<link>https://www.trueriders.it/moto-news/guidare-la-moto-sotto-il-diluvio-i-trucchi-per-gestire-frenata-trazione-e-visiera-appannata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moto News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima volta che mi sono trovato in moto sotto un vero diluvio, sull’Appennino tosco-emiliano, ho capito quanto in fretta possa cambiare tutto: lo stesso curvone affrontato pochi minuti prima diventa improvvisamente un esercizio di equilibrio e lucidità. Guidare una moto sotto la pioggia non è solo una questione di coraggio, ma di metodo: distanza di sicurezza, frenate</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La prima volta che mi sono trovato in moto sotto un vero diluvio, sull’Appennino tosco-emiliano, ho capito quanto in fretta possa cambiare tutto: lo stesso curvone affrontato pochi minuti prima diventa improvvisamente un esercizio di equilibrio e lucidità.</p>
<p>Guidare una <strong>moto sotto la pioggia</strong> non è solo una questione di coraggio, ma di metodo: distanza di sicurezza, <strong>frenate progressive</strong>, gestione dell’<strong>aquaplaning</strong> e visiera sempre utilizzabile fanno la differenza tra un rientro bagnato ma sereno e una brutta esperienza da dimenticare. L’<strong>asfalto bagnato</strong> trasforma strisce, tombini e foglie in trappole scivolose, mentre l’acqua nebulizzata dai veicoli riduce i tempi di reazione.</p>
<p>In queste situazioni, più che esibire “manico”, serve imparare a togliere richiesta alla moto, ad aumentare i margini e a scegliere, quando necessario, di fermarsi nel posto giusto e aspettare che il temporale molli la presa.</p>
<h2>Perché la pioggia cambia tutto quando sei in moto</h2>
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<p>Ogni volta che inizia a piovere mentre sono già in viaggio, mi ripeto le stesse tre parole: distanza, gradualità, visibilità. L’<strong>asfalto bagnato</strong> non perdona distrazioni, soprattutto su strade extraurbane e passi di montagna, dove il ritmo tende a salire. Le stesse traiettorie che sull’asciutto risultano naturali, con la pioggia possono diventare improvvisamente troppo ottimistiche.</p>
<p>La pioggia non porta solo <strong>meno aderenza</strong>, ma anche variabilità: un tratto scuro può nascondere gasolio, una pozzanghera una buca, una striscia bianca un grip molto diverso rispetto al bitume. In queste condizioni non è il momento di dimostrare di saper “andare forte”, bensì di ricordare che <strong>ABS e controllo di trazione</strong> aiutano, ma non cancellano i <strong>limiti fisici degli pneumatici</strong>.</p>
<p>Nelle mie uscite più lunghe, specie in montagna, ho imparato che la vera abilità sotto il <strong>temporale</strong> è saper rallentare prima che lo imponga la paura, e accettare che, se la visibilità crolla, la scelta migliore è cercare un’area protetta e <strong>interrompere il viaggio</strong>.</p>
<h2>Frenata, trazione e aquaplaning: come cambiano i comandi sul bagnato</h2>
<p>Sul bagnato la frenata va riscritta da zero. Quando vedo cadere le prime gocce, aumento subito la distanza dal veicolo davanti e inizio a <strong>frenare prima</strong>, con <strong>movimenti morbidi e progressivi</strong>. Un comando brusco sposta di colpo il carico sull’avantreno e chiede troppo, troppo in fretta, allo pneumatico anteriore, soprattutto su <strong>vernice stradale</strong> o <strong>tombini</strong>.</p>
<p>In curva cerco sempre di arrivare con la velocità già impostata, frenando a moto più verticale possibile. Con la pioggia preferisco sacrificare un po’ di ritmo in ingresso piuttosto che dividere l’aderenza tra piega e decelerazione. Vale lo stesso per il gas: <strong>aperture dolci</strong>, soprattutto in uscita e in presenza di strisce, foglie o sporco.</p>
<p>L’<strong>aquaplaning</strong> è un capitolo a parte. Nelle <strong>pozzanghere importanti</strong> riduco la velocità per tempo, mantengo la moto il più dritta possibile e evito correzioni nervose. Quando sento l’avantreno leggero, mi affido alla stabilità, non alla forza sui comandi. Se la pioggia diventa così fitta da non permettermi di leggere l’asfalto con anticipo, so che non è più una questione di tecnica: è il momento di rallentare drasticamente o fermarmi.</p>
<h2>Visiera appannata, spray e luce: vedere (ed essere visti) nel temporale</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Guidare bene non serve se non vedi. Nei miei giri autunnali mi è capitato spesso che il problema principale non fosse l’aderenza, ma la <strong>visiera appannata</strong> unita allo <strong>spray delle auto</strong>. La condensa interna nasce da umidità e differenza di temperatura: una <strong>lente antiappannamento</strong> ben montata e la <strong>ventilazione del casco</strong> riducono di molto il problema.</p>
<p>A bassa velocità, apro di un soffio la visiera per far circolare aria, ma sotto il diluvio valuto sempre quanto rischio di far entrare acqua. All’esterno, invece, preferisco affidarmi ai prodotti consigliati dal produttore del casco, evitando soluzioni improvvisate che possano rovinare il trattamento trasparente.</p>
<p>La posizione in colonna fa un’enorme differenza: stare troppo vicino a un camion significa guidare dentro una nuvola di <strong>acqua nebulizzata</strong> e riflessi di fari, soprattutto di notte. Per questo cerco sempre uno spazio d’aria davanti a me, aumento la <strong>distanza di sicurezza</strong> e controllo spesso che luci e indicatori siano ben visibili, perché sotto la pioggia non basta esserci: devi farti vedere in tempo.</p>
<h2>Preparare moto e pilota: gomme, abbigliamento e scelta di fermarsi</h2>
<p>La sicurezza sul bagnato inizia prima di accendere il motore. Prima di un lungo viaggio controllo sempre <strong>pressione e stato degli pneumatici</strong>: <strong>battistrada</strong> entro i limiti, usura uniforme, nessuna lesione sospetta. Non gioco con le pressioni alla ricerca di miracoli: seguo le indicazioni del costruttore, soprattutto se sto viaggiando con bagagli o passeggero.</p>
<p>Anche l’abbigliamento fa la differenza. Dopo qualche rientro con guanti zuppi e mani intorpidite, ho capito il valore di un buon <strong>completo antipioggia</strong>, <strong>guanti impermeabili</strong> e <strong>stivali</strong> che non si riempiano d’acqua dopo i primi chilometri. Quando sono asciutto e caldo, riesco a restare lucido più a lungo e a usare i comandi con precisione.</p>
<p>Infine, la decisione più difficile: fermarsi. Se incontro <strong>grandine</strong>, <strong>vento forte</strong> o allagamenti, non esito a cercare un’area di servizio, un parcheggio sicuro o una piazzola fuori dalla carreggiata. Sostare sotto un cavalcavia in corsia d’emergenza può sembrare una soluzione rapida, ma ti espone a rischi enormi. In moto, sotto la pioggia, il vero segno di esperienza è sapere quando il <strong>margine di sicurezza</strong> non c’è più e accettare di aspettare che il cielo si calmi.</p>
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		<title>Dopo 3000 anni qui si parla ancora Greco: il luogo perfetto per fare un tuffo nel passato</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/dopo-3000-anni-qui-si-parla-ancora-greco-il-luogo-perfetto-per-respirare-un-po-di-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 08:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se in un italianissimo borgo si parla ancora una lingua ellenica, questi non può che essere definito l'Acropoli della Calabria. Partiamo alla scoperta di un'incantevole frazione, in provincia di Reggio Calabria, con soli 60 abitanti, in cui ancora resiste l'affascinante lingua degli antichi. Il viaggio vi regalerà emozioni uniche! Gallicianò, l'Acropoli di Calabria, dove ancora resiste l'antica lingua di Zeus   Che il sud Italia e, in particolare, la Calabria in antichità facessero ...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>Aspromonte</strong> regala sempre avventure pazzesche agli amanti delle due ruote, grazie ai suoi paesaggi selvaggi, misteriosi e imponenti. Ma il territorio ospita anche tesori storici di inestimabile valore, come l’<em><strong>Acropoli della Magna Grecia</strong></em>. Qui, tra case in pietra, antichi anfiteatri e panorami indimenticabili, gli abitanti parlano ancora<strong> l’antica lingua ellenica</strong>. Pronti per un viaggio nel tempo?</p>
<h2>Gallicianò: l&#8217;Acropoli della Calabria dove ancora resiste l&#8217;antica lingua di Zeus</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Che il sud Italia e, in particolare, la <a href="https://www.trueriders.it/destinazioni/la-citta-dei-murales-della-calabria-la-perla-del-tirreno-e-il-borgo-perfetto-per-un-weekend/">Calabria</a>, in antichità facessero parte della <strong>Magna Grecia</strong>, è noto; tutti, infatti, ricordiamo l&#8217;<strong>assedio di Siracusa del 212 a.C.</strong> e altre vicende storiche che hanno segnato il destino del meridione del Bel Paese. Diretta conseguenza della presenza di colonie elleniche fu la diffusione della <strong>lingua</strong> <strong>greca</strong>.</p>
<p>Pochi, tuttavia, sanno che esistono ancora piccole realtà in cui si parla questa antica lingua; non si tratta più, ovviamente, del greco degli antichi coloni, poiché le fusioni con le lingue locali sono state tante, più o meno incisive. Ma a <strong>Gallicianò</strong>, frazione del comune di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Condofuri"><strong>Condofuri</strong></a>, si parla ancora una lingua che assomiglia molto di più a quella degli abitanti del Peloponneso piuttosto che alla nostra.</p>
<p>Il piccolo paese, situato su un <strong>alto promontorio</strong>, ancora mantiene la sua struttura medievale, sebbene la zona risulti abitata sin dal <strong>Neolitico</strong>. La prima testimonianza documentale di Gallicianò risale al 1060, conservata nel <em>Brebion</em> <em>della Chiesa Metropolita Bizantina di Reggio Calabria</em>, del bizantinista André Guillou. Ma si sa con sicurezza che il centro doveva già esistere nel tempo della Magna Grecia, se non altro per la lingua che i pochissimi abitanti ancora parlano.</p>
<p>Secondo studi linguistici, infatti, è possibile datare l&#8217;origine di questo idioma all&#8217;VIII secolo a.C., nel periodo della Magna Grecia. Visitare Gallicianò oggi, quindi, significa respirare un&#8217;aria antica, grazie alla sua inalterata struttura urbanistica; in più, se sarete fortunati, potrete imbattervi in qualche <strong>abitante che conversa in lingua autoctona</strong>. Forse non capirete nulla, ma sarà straordinario, quasi esotico, assistere a una testimonianza unica come questa.</p>
<h2>Cosa vedere nel meraviglioso borgo</h2>
<p>Quali sono le attrazioni principali di Gallicianò? Ecco quelle imperdibili:</p>
<ul>
<li><strong>Chiesa ortodossa Madonna di Grecia (<em>Panaghìa tis Elladas</em>)</strong>. È un piccolo edificio inaugurato nel 1999, sui resti di una casa in pietra. Contiene diversi simboli in stile bizantino e che richiamano la tradizione greco-ortodossa. Tra le varie opere, spicca un affresco dei santi italo-greci;</li>
<li><strong>Chiesa di San Giovanni Battista</strong>. È la chiesa cattolica di Gallicianò, situata nella piazza principale. Ospita una statua di San Giovanni risalente al Settecento e due campane del Cinquecento e del Seicento;</li>
<li><strong>Anfiteatro</strong>. Vicino alla chiesa ortodossa, c’è un piccolo teatro intitolato al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, che visitò Gallicianò nel 2001. Non c’è una scena vera e propria, in modo tale che dal palco si ammiri il panorama del borgo;</li>
<li><a href="https://www.museionline.info/musei/museo-etnografico-merianou"><strong>Museo Etnografico “Anzel Bogasari Merianù”</strong></a>. Ospita una serie di utensili utilizzati per il lavoro nei campi o in cucina, che permettono di riscostruire la storia del piccolo borgo, oltre a zampogne e lire e a ricostruzioni delle vecchie abitazioni;</li>
<li><strong>Sorgente dell’Amore (<em>cànnalo tis agàpi</em>)</strong>. È la storia fontana di Gallicianò, dove le donne si recavano per raccogliere l’acqua e gli uomini potevano incontrarle indisturbati. Secondo la tradizione, i neo sposi, al termine del rito, si recano qui per giurarsi amore eterno.</li>
</ul>
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		<title>Prezzi moto 2026: aumenti, ribassi e sorprese nel mercato italiano</title>
		<link>https://www.trueriders.it/moto-news/prezzi-moto-2026-aumenti-ribassi-e-sorprese-nel-mercato-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 06:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moto News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2026, in Italia c’è stato un andamento positivo del mercato delle due ruote, soprattutto grazie al comparto scooter e veicoli elettrici. Dai dati ANCMA emerge che, dall’inizio dell’anno, è stato registrato un aumento complessivo dell’11,21% delle immatricolazioni, rispetto allo stesso periodo del 2025. In particolare, gli scooter hanno visto una crescita del 15,59% specialmente</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it/moto-news/prezzi-moto-2026-aumenti-ribassi-e-sorprese-nel-mercato-italiano/">Prezzi moto 2026: aumenti, ribassi e sorprese nel mercato italiano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trueriders.it">TrueRiders</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2026, in Italia c’è stato un <strong>andamento positivo del mercato delle due ruote</strong>, soprattutto grazie al comparto scooter e veicoli elettrici. Dai <strong>dati ANCMA</strong> emerge che, dall’inizio dell’anno, è stato registrato un <strong>aumento complessivo dell’11,21% delle immatricolazioni</strong>, rispetto allo stesso periodo del 2025. In particolare, gli <strong>scooter</strong> hanno visto una crescita del 15,59% specialmente perché, come ha sottolineato il Presidente di ANCMA Mariano Roman, rispondono alle esigenze di mobilità pratica e funzionale e di sostenibilità economica. In netta ripresa anche i <strong>veicoli elettrici a zero emissioni</strong> che, dopo un 2025 incerto, hanno riportato un incremento del 31,6%. Nonostante la flessione di luglio e agosto relativa alle <strong>moto</strong> (pari a -3,9%), anche in tale ambito è stato registrato un aumento delle immatricolazioni del 5,02% rispetto al 2025.</p>
<p>I primi otto mesi dell’anno sono stati caratterizzati da interessanti variazioni di una particolare gamma di modelli, riduzioni e finanziamenti agevolati e novità d’oltreoceano. Ma quali sono i cambiamenti più rilevanti?</p>
<h2>Aumenti di prezzo e sconti fino a 1.500 euro: le strategie dei principali marchi</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>L’aumento delle immatricolazioni non ha frenato alcune case dall’attuare un<strong> rincaro dei prezzi al listino 2026</strong>. Le <strong>maxi-enduro e le crossover premium</strong>, in particolare, avranno una fascia di prezzo indicativa da oltre 12 mila a 16 mila euro, se dotate di radar, set valigie integrate e sospensioni semi-attive elettroniche.</p>
<p>Allo stesso tempo, per incrementare gli acquisti alcune aziende stanno predisponendo una serie di <strong>benefici economici</strong>, <strong>finanziamenti agevolati</strong> e <strong>sconti</strong>. Merita risalto, ad esempio, la <strong>Morbidelli T1002VX a 8.990 euro</strong>, con tris di valigie incluso (per un valore di circa 1.500 euro). <strong>Suzuki</strong>, invece, ha previsto sconti sulla serie GSX-S, mentre <strong>KTM</strong> ha ideato un Bonus Rottamazione e incentivi anche sulle medie cilindrate, con <strong>risparmi superiori a mille euro</strong>. Meritano attenzione anche le agevolazioni proposte da<strong> Yamaha</strong>, con risparmi fino a 1.200 euro sulle<strong> Yamaha Tracer 9 e Tracer 9 GT</strong> e finanziamento TAN 2,99% (tasso fisso) e TAEG 11,71% (tasso fisso) su moto e scooter.</p>
<h2>Il futuro è asiatico? Le proposte dei marchi orientali sono la vera sorpresa</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Le novità più rilevanti per il mercato sono legate alle case d’Oriente che, ormai, hanno conquistato la fiducia dei bikers italiani grazie al rapporto qualità-prezzo. Tra le proposte più interessanti, segnalo:</p>
<ul>
<li><strong>Benelli Leoncino Bobber 400</strong>. La cruiser urbana ha un costo attuale di 5.490 euro e offre garanzia ufficiale dalla casa madre e assistenza stradale biennale. Si tratta di un modello che coniuga lo stile sofisticato (ha pneumatici a spalla alta e la sella a 73 centimetri di altezza) con la leggerezza;</li>
<li><strong>Cfmoto 450MT</strong>. Il prezzo di listino di 5.990 euro rende questa adventure un ottimo affare, anche grazie alla garanzia assicurata per quattro anni. Nonostante il costo davvero competitivo, ha una serie di peculiarità (design da rally, ABS disinseribile, controllo di trazione) che non possono essere ignorate;</li>
<li><strong>Voge Valico 625DSX</strong>. Con un prezzo di listino di 6.690 euro, questo modello ha un look da maxi-enduro da viaggio che difficilmente si trova sul mercato a tale condizione economica. Oltre alla garanzia fino a quattro anni, presenta dispositivi premium, come forcella Kayaba a steli rovesciati e impianto frenante Nissin;</li>
<li><strong>TVS Apache RTR 310</strong>. Questa naked, dal prezzo di 5.510 euro, è una vera rarità per l’elettronica avanzata. Ha, infatti, ABS e controllo di trazione cornering, fari full LED che modificano autonomamente direzione, potenza e forma del fascio di luce a seconda dell’ambiente e sella riscaldabile.</li>
</ul>
<p>Al momento, è difficile fare previsioni per il futuro, ma in vista dell’<a href="https://www.eicma.it/it/"><strong>EICMA 2026</strong></a> di novembre, potrebbero essere annunciati nuovi sconti dei vecchi modelli oppure lanci con listini maggiormente ridotti. Si presume, dunque, che non mancheranno vantaggi, incentivi e bonus per incrementare gli acquisti.</p>
<p>Dai un&#8217;occhiata anche alle novità relative alle <a href="https://www.trueriders.it/moto-news/moto-elettriche-2026-il-modello-che-sta-cambiando-il-mercato-italiano/">moto elettriche</a>!</p>
<p><strong><em>[foto copertina @C C Lathish / Shutterstock.com, solo per uso editoriale]</em></strong></p>
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		<title>Monte Nerone: il giro in moto che pochi conoscono e tutti dovrebbero fare</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/monte-nerone-il-giro-in-moto-che-pochi-conoscono-e-tutti-dovrebbero-fare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Albera]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 16:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore dell’Appennino umbro-marchigiano, tra Apecchio, Piobbico e Cagli, spicca il Monte Nerone, con i suoi i 1.525 metri di altitudine. La vetta vera e propria è occupata da antenne e strutture di telecomunicazione e non è completamente accessibile, ma le strade che risalgono il massiccio regalano diversi punti panoramici e sono perfette da fare</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel cuore dell’Appennino umbro-marchigiano, tra Apecchio, Piobbico e Cagli, spicca il <strong>Monte Nerone</strong>, con i suoi i 1.525 metri di altitudine. La vetta vera e propria è occupata da antenne e strutture di telecomunicazione e non è completamente accessibile, ma le strade che risalgono il massiccio regalano diversi punti panoramici e sono perfette da fare in moto. Con un nome così, verrebbe da pensare a un itinerario&#8230; &#8220;di fuoco&#8221;, ma in realtà è un percorso molto gradevole e per tutti. Il nome deriva dall&#8217;antica parola umbra <em>Ner</em> che significava possente, forte, valoroso.</p>
<h2>Una montagna &#8220;possente&#8221; da conquistare curva dopo curva</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il Monte Nerone si trova nelle Marche, in provincia di Pesaro e Urbino, a poca distanza dal confine con l’Umbria. I suoi versanti appartengono ai territori comunali di Apecchio, Piobbico e Cagli e la conformazione calcarea della montagna ha creato nel tempo gole, forre e cavità naturali &#8211; come l&#8217;<strong>Arco di Fondarca</strong> ponte naturale alto oltre 30 metri e largo 15, residuo di una grotta crollata &#8211; che rendono il paesaggio particolarmente vario. Il percorso in moto può essere affrontato arrivando da diversi versanti, permettendo di fare un giro ad anello e di evitare di percorrere la stessa strada sia all’andata sia al ritorno. Uno dei percorsi più interessanti lo avevamo descritto nell&#8217;<a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/marche-in-moto/monte-nerone/"><strong>itinerario che passa da Cagli e Pianello</strong></a>. In alternativa un tracciato molto bello parte da Apecchio e sale verso il Monte Nerone, per poi scendere verso Piobbico.</p>
<h3>Cosa vedere al Monte Nerone</h3>
<ul>
<li><strong>Apecchio</strong> è uno dei punti di partenza ideali. Il borgo si trova ai piedi del Monte Nerone e conserva un centro storico raccolto, con il ponte medievale, la torre campanaria e Palazzo Ubaldini. All’interno del palazzo si trovano il Teatro Giuseppe Perugini e il Museo dei Fossili e Minerali del Monte Nerone. Apecchio è inoltre Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.</li>
<li><strong>Piobbico</strong> sorge alla confluenza del Biscubio e del Candigliano. Il suo simbolo è Palazzo Brancaleoni, di origine medievale, con affreschi, decorazioni e testimonianze della famiglia che dominò il territorio. Nei dintorni si incontrano forre, pareti rocciose, canyon modellati dall’acqua e dall’erosione, mentre il territorio del Monte Nerone custodisce numerose cavità carsiche come la Buca delle Tassare, la Buca Grande e la Grotta degli Orsi.</li>
<li><strong>Cagli</strong>, altro borgo storico ai piedi del massiccio, ha il suo cuore nella Piazza Maggiore col Palazzo Pubblico, mentre poco fuori dall’abitato si trova l’Abbazia di San Pietro di Massa, le cui origini risalgono al Medioevo.</li>
</ul>
<h2>Perché arrivare in moto al Monte Nerone</h2>
<p>Le strade che risalgono il Monte Nerone passano da curve e tornanti a tratti più scorrevoli. Una delle salite più conosciute è quella da <strong>Pianello</strong>, lunga circa 15 chilometri, con un dislivello di circa 1.100 metri e una pendenza media indicata intorno al 7,6%. Un’altra possibilità è salire dal versante di Pian di Molino, mentre la strada da Piobbico presenta caratteristiche più impegnative. Per una giornata completa puoi fare un giro che tocca <strong>Apecchio, Monte Nerone e Piobbico</strong>, con eventuali deviazioni per Cagli o per le località naturalistiche lungo le pendici. Le condizioni della strada possono cambiare rapidamente salendo di quota, e anche il meteo merita un controllo prima della partenza: a oltre 1.500 metri le condizioni possono essere molto diverse rispetto alla valle. La mezza stagione è il momento ideale per fare questa strada, cogli il momento!</p>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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		<title>Passo del San Gottardo in moto: itinerario, mappa e consigli di viaggio</title>
		<link>https://www.trueriders.it/itinerari-moto/europa-in-moto/svizzera-in-moto/passo-del-san-gottardo-in-moto-itinerario-mappa-e-consigli-di-viaggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Svizzera in moto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo al margine di quella Svizzera dove sembra ancora di trovarsi in Italia, se non altro perché condividiamo la stessa lingua. Eppure tutto ci ricorda che siamo all&#8217;estero: l&#8217;autostrada è una striscia d&#8217;asfalto perfetta, i segnali stradali hanno font e colori diversi, tutt&#8217;intorno cascate in successione armonica declinano gentili lungo crinali alti centinaia di metri,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Siamo al margine di quella Svizzera dove sembra ancora di trovarsi in Italia, se non altro perché condividiamo la stessa lingua. Eppure tutto ci ricorda che siamo all&#8217;estero: l&#8217;autostrada è una striscia d&#8217;asfalto perfetta, i segnali stradali hanno font e colori diversi, tutt&#8217;intorno cascate in successione armonica declinano gentili lungo crinali alti centinaia di metri, accompagnando il (moto)turista lungo un percorso che continua a risalire la china d&#8217;Europa, e delle Alpi. Il punto d&#8217;arrivo, poi, ha qualcosa di altrettanto incredibile: è una strada o un monumento? In realtà, è entrambe le cose. Perché gli amici <em>rossocrociati </em>hanno una certa predilezione per l&#8217;eccellenza, anche quando si tratta di realizzare delle strade, che poi gli vengono così belle da diventare un <strong>monumento viario</strong>. La protagonista <em>du jour</em>, infatti, ha questo ambito titolo. Andiamo a scoprirla?</p>
<h2>Passo del San Gottardo in moto. L&#8217;itinerario</h2>
<h3 id="h-mappa" class="">Mappa</h3>



<p class=""><iframe title="la mappa" loading="lazy" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m30!1m8!1m3!1d43908.313132426316!2d8.584489!3d46.542354!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m19!3e0!4m5!1s0x478577b4b19b42bd%3A0x13f66732e10e79be!2sParcheggio%20Tremola%2C%206780%20Airolo%2C%20Svizzera!3m2!1d46.549667799999995!2d8.5686232!4m5!1s0x47857408c2ae5f25%3A0x691e274eab5d692!2s6780%20Madrano%2C%20Svizzera!3m2!1d46.521474999999995!2d8.5975647!4m5!1s0x478576eb49b3f227%3A0x131a5c101ba0985f!2sPasso%20del%20San%20Gottardo%2C%20Svizzera!3m2!1d46.5588864!2d8.5623231!5e0!3m2!1sit!2sus!4v1789548208417!5m2!1sit!2sus" width="100%" height="450" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen" data-mce-fragment="1"></iframe></p>



<h3 id="h-strada-della-tremola-in-moto" class="wp-block-heading">Percorso</h3>







<h2 id="h-tutto-quello-che-c-e-da-sapere-sulla-strada-della-tremola" class="wp-block-heading">Ha quasi duecento anni ma non li dimostra: ecco la Strada monumentale della Svizzera</h2>



<p class="">Se per qualcuno è una &#8220;semplice&#8221; strada, per molti altri è considerata un simbolo dell&#8217;ingegneria ottocentesca, quasi un capolavoro visto la disponibilità di mezzi dell&#8217;epoca. La sua realizzazione fu resa possibile grazie al progetto di Francesco Meschini, un ingegnere proveniente dal <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/canton-ticino/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canton Ticino</a>. I lavori di realizzazione di questo pur breve, ma estremamente impegnativo percorso, durarono ben cinque anni, dal 1827 al 1832, e si inserirono nello sviluppo della strada del <strong>Passo San Gottardo</strong>. Quella che si affronta oggi non è però la vera strada originale: la nuova direttrice fu ricostruita, con chiari accorgimenti di sicurezza, nel 1951, dotandola di una <strong>carreggiata ampia fino a 7 metri</strong> (dunque adatta anche a mezzi di ampie dimensioni) e di muri di contenimento (un importante accorgimento in caso di frane) che arrivano fino a <strong>otto metri di altezza</strong>. Ai suoi piedi, sin dal 1980, scorre la galleria stradale del San Gottardo: un capolavoro ingegneristico che ha rinsaldato i collegamenti tra il nord e il sud della Svizzera, ovvero tra il cantone tedesco di Uri e quello italiano del Ticino. Ancora oggi è uno dei tunnel stradali più lunghi al mondo, certo non bello come la nostra <em>strada-monumento</em>, ma fondamentale soprattutto nei mesi invernali, quando tutta la zona è ricca di neve.</p>









<h3 id="h-i-nomi-storici-delle-curve" class="wp-block-heading">I nomi storici delle curve</h3>
<p><img decoding="async" fetchpriority="high" width="1024" height="535" src="https://www.trueriders.it/wp-content/uploads/2022/02/tremola_1904885206-1024x535.jpg" alt="Strada della Tremola" class="wp-image-26503" srcset="https://www.trueriders.it/wp-content/uploads/2022/02/tremola_1904885206-1024x535.jpg 1024w, https://www.trueriders.it/wp-content/uploads/2022/02/tremola_1904885206-300x157.jpg 300w, https://www.trueriders.it/wp-content/uploads/2022/02/tremola_1904885206-768x401.jpg 768w, https://www.trueriders.it/wp-content/uploads/2022/02/tremola_1904885206-957x500.jpg 957w, https://www.trueriders.it/wp-content/uploads/2022/02/tremola_1904885206-740x387.jpg 740w, https://www.trueriders.it/wp-content/uploads/2022/02/tremola_1904885206.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>



<p class="">La <strong>Strada della Tremola</strong>, come abbiamo visto, è molto più di un semplice percorso. La strada che da Airolo porta su Motto Bartola e, da qui, prosegue fino al San Gottardo si caratterizza per la presenza di due tratti ricchissimi di tornanti. Il primo (Airolo-Motto Bartola) ne conta 10, più altri 4 dopo lo scollinamento. Il secondo (Motto Bartola &#8211; Cappella dei Morti) ne conta altri 8. Complessivamente, però, il percorso della Tremola-San Gottardo ha <strong>24 curve</strong>, che hanno ciascuna un nome storico nel dialetto locale. Le òut sono definite da una particolare caratteristica o dal nome di una persona legata alle vicende locali. Tra queste la òut d&#8217;la Cross (curva della Croce), la òut du Funt du Bosc o d&#8217;Eusebio (curva della Fonte del Bosco) e la successione 17-19, dedicata a San Giuseppe e Sant&#8217;Antonio, mentre la curva 21 è quella della Madonna e la 24 (l&#8217;ultima in direzione Zurigo) è quella di San Carlo.</p>
<h2 id="h-strada-della-tremola-in-moto" class="">Consigli di viaggio</h2>





<p class="">Lasciata <strong>Airolo</strong>, si segue il percorso della <strong>Strada 2</strong> lungo Via San Gottardo (la strada &#8220;statale&#8221; e l&#8217;autostrada, se così vogliamo, sono vicine ma diverse), e subito dopo il Museo di Forte Airolo cominciano i meravigliosi tornanti che fanno della <strong>Tremola</strong> una delle più suggestive salite di tutta la Svizzera. Da circa 1.200 metri in su, la salita si fa decisamente corposa, scalando le pendici del San Gottardo. Sotto di noi (molto sotto di noi) scorre il <strong>Tunnel stradale del San Gottardo</strong>, che collega Airolo a Göschenen con i suoi quasi 17 chilometri di percorso (16.918 metri in tutto). Il St. Gotthard costituisce la seconda galleria stradale più lunga del mondo, dopo il Lærdalstunnelen in Norvegia. Il tratto più interessante del percorso è quello che conduce all&#8217;Alpe di Sorecia, dove troviamo i veri e propri tornanti della Tremola, e che ci permettono di giungere fino in cima al <strong>Passo San Gottardo</strong>, con il Lago della Piazza e il Lago di San Carlo, l&#8217;Albergo e l&#8217;Ospizio che già in passato servivano da rifugio e da sosta per i viandanti che attraversavano questo passo lungo la direttrice nord-sud. Da qui in poi, dopo una breve sosta panoramica che ci permette di ammirare la bellezza della Tremola, proseguiamo lungo la Strada 2 del San Gottardo in direzione nord, arrivando dapprima a <strong>Hospental</strong> e, dopo alcuni chilometri molto più agevoli per la guida, ad <a href="https://www.myswitzerland.com/it-it/destinazioni/andermatt/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Andermatt</strong></a>.</p>








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		<title>È in questo borgo che Mozart si è innamorato dell’Italia: tra musica e vigneti è una piccola perla del Trentino</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/e-in-questo-borgo-che-mozart-si-e-innamorato-dellitalia-una-perla-del-trentino-tra-musica-e-vigneti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 08:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa hanno in comune il grande compositore Wolfgang Amadeus Mozart e un borgo del Trentino dal nome breve e palindromo? È proprio qui che il genio salisburghese, da giovanissimo, fece tappa durante i frequenti viaggi con il padre Leopold. Nell'arco di tre anni, suonò diverse volte nel palazzo del piccolo centro storico. L'aura del suo ricordo ancora si riverbera in questa cittadina ricca di edifici barocchi e circondata da colline ricoperte di vigneti. Il leggendario musicista austriaco ci ha ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo borgo del Trentino dal <strong>nome palindromo</strong> è conosciuto come la “<strong><em>città di velluto</em></strong>” e ha ospitato, nel suo elegante centro storico, il grande compositore <strong>Wolfgang Amadeus Mozart</strong>. Tra palazzi nobiliari, giardini fioriti, strade lastricate e vigneti, questa incantevole destinazione vi sorprenderà con la sua storia e con le tradizioni autentiche che, ancora oggi, vengono gelosamente rivendicate. Partiamo!</p>
<h2>Alla scoperta di Ala, &#8220;città di velluto&#8221;</h2>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p><strong>Ala</strong>, circa 9 mila abitanti, si trova in <strong>Vallagarina</strong>, nella città metropolitana di <strong>Trento</strong>. Detiene la <em>Bandiera Arancione del Touring Club Italiano </em>e vanta un passato prestigioso, testimoniato dalle <strong>eleganti residenze signorili</strong> che ancora oggi ne caratterizzano il centro storico. Durante il Settecento, la città fiorì grazie alla produzione della <strong>seta vellutata</strong>, richiesta in tutta Europa e apprezzata dalle più grandi corti. Per questo è anche chiamata &#8220;<em>città di velluto</em>&#8220;. Nello stesso secolo (1771), ospitò il passaggio di un giovanissimo musicista quindicenne, che sarebbe diventato forse il più grande compositore di tutti i tempi: <strong>Wolfgang Amadeus Mozart</strong>!</p>
<h3>Una passeggiata nel borgo storico di Ala</h3>
<p>Vale la pena fare una passeggiata nel centro storico e ammirare gli edifici principali: <a href="https://www.comune.ala.tn.it/Vivere-il-comune/Luoghi/Palazzo-Taddei"><strong>Palazzo Taddei</strong></a>, con affreschi e decorazioni che raccontano la grandezza della città, e <a href="https://www.comune.ala.tn.it/Vivere-il-comune/Luoghi/Palazzo-Angelini"><strong>Palazzo Angelini</strong></a>, altro esempio di residenza settecentesca splendidamente conservata. Tra le chiese, merita una menzione la <strong>Chiesa di Santa Maria Assunta</strong>, in una posizione sopraelevata rispetto al centro storico, a cui si arriva attraverso una strada stretta e ripida. E, poi, la <strong>Chiesa dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista</strong>, con l&#8217;unione di stili gotico e barocco che si erge nel centro del borgo.</p>
<h3>Il Museo del Pianoforte Antico</h3>
<p>Tra le cose da vedere ad Ala, c&#8217;è una preziosa collezione di pianoforti dell&#8217;epoca di Mozart, Schubert, Beethoven e Chopin. Il <a href="https://cultura.gov.it/luogo/museo-del-pianoforte-antico-accademia-internazionale-di-interpretazione-musicale-su-strumenti-d-epoca"><strong>Museo del Pianoforte Antico</strong></a> si trova nelle sale nel Palazzo Pizzini (via Santa Caterina 1), ovvero l&#8217;edificio in cui il giovanissimo Mozart si esibiva. È anche sede di workshop e seminari con artisti internazionali, che rendono Ala una città dall&#8217;importante tradizione musicale.</p>
<h3>Tra musica e sapori, dal cibo per l&#8217;anima al cibo&#8230; per la pancia!</h3>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Oltre alla sua storia e alle bellezze paesaggistiche, Ala offre un&#8217;esperienza unica anche per gli amanti del buon cibo. Se desideri assaporare la tradizione trentina, i vigneti di queste parti ti forniscono ciò di cui hai bisogno: assaggia i <strong>vini locali</strong>, come il Marzemino, celebrato anche nel <em>Don Giovanni</em> di Mozart. Ordina un piatto di <strong>canederli</strong>, gnocchi di pane serviti con burro fuso e speck, e assaggia lo<strong> strudel di mele</strong>, il dolce per eccellenza del Trentino. E poi parti per una nuova destinazione: il Trentino ne ha infinite e su TrueRiders un <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/trentino-in-moto/cosa-ci-fa-genova-in-trentino-la-risposta-e-tutta-in-una-delle-cascate-piu-belle-delle-dolomiti/">itinerario che ancora non avevi fatto</a>!</p>
<p><em><strong>[foto copertina @Simone Padovani / Shutterstock.com, solo per uso editoriale]</strong></em></p>
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		<title>Monti della Laga: la catena più selvaggia dell’Appennino centrale da scoprire in moto</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/monti-della-laga-la-catena-piu-selvaggia-dellappennino-centrale-da-scoprire-in-moto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 06:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Destinazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Situati a cavallo tra tre regioni (Abruzzo, Lazio e Marche), i Monti della Laga rappresentano una delle più vaste e variegate aree naturalistiche del nostro Paese. Tra ruscelli, cascate emozionanti, fitti boschi, rigogliose vallate, resti archeologici e borghi resilienti, il gruppo montuoso è una meta indicata per i bikers desiderosi di scoprire un territorio incontaminato,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Situati a cavallo tra tre regioni (<strong>Abruzzo</strong>, <strong>Lazio</strong> e <strong>Marche</strong>), i <strong>Monti della Laga</strong> rappresentano una delle più vaste e variegate aree naturalistiche del nostro Paese. Tra ruscelli, cascate emozionanti, fitti boschi, rigogliose vallate, resti archeologici e borghi resilienti, il gruppo montuoso è una meta indicata per i bikers desiderosi di scoprire un territorio incontaminato, dove natura, storia e antiche tradizioni convivono perfettamente.</p>
<h2>Monti della Laga, straordinaria oasi di biodiversità</h2>
<p>Situato al centro dell’Appennino, il territorio dei Monti della Laga è <strong>uno dei più grandi in Europa per la sua biodiversità</strong>. Il massiccio montuoso appartiene al <a href="https://www.gransassolagapark.it/"><strong>Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga</strong></a>, la terza riserva naturale italiana per estensione territoriale. Un luogo unico e affascinante.</p>
<p>Nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga sopravvivono <strong>più di 2.300 specie floristiche censite</strong>, tra cui l’Adonide primaverile o gialla, una peculiarità specifica di questo territorio. Non mancano specie arboree, come il faggio, il castagno e l’abete bianco. Anche la <strong>fauna</strong> è molto variegata. Tra i principali esemplari, ci sono il camoscio appenninico, il cervo, il capriolo, il lupo, l’orso bruno marsicano e l’aquila reale. Sui Monti della Laga, inoltre, sono disseminati antichi borghi e aree archeologiche.</p>
<h3>Cosa vedere presso i Monti della Laga</h3>
<h4>Campotosto</h4>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>Il comune di <a href="https://www.trueriders.it/itinerari-moto/itinerari-moto-italia/abruzzo-in-moto/la-strada-dei-due-laghi-attraversa-il-cuore-selvaggio-dabruzzo-50-chilometri-tra-curve-e-montagne/"><strong>Campotosto</strong></a> (provincia dell’Aquila) è stato, nei secoli, conteso e ha conosciuto differenti dominazioni. È noto soprattutto per ospitare il <strong>lago artificiale più grande d’Abruzzo</strong>. Situato a un’altezza di 1.313 metri s.l.m., si è formato nel 1939, in seguito alla costruzione di tre dighe. Il bacino ha un perimetro di ben 42 chilometri ed è perfetto per gli amanti degli sport acquatici, delle passeggiate e del cicloturismo.</p>
<h4>Fortezza di Civitella del Tronto</h4>
<p>La <a href="https://fortezzacivitella.it/?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTEAAR2ci9WI8uf9WNdMxplNQMMBTIHDTUhKaOi_kmaxp4tu6HxbEvXritsz98I_aem_PzfyymuncwVC2St8huu-8A"><strong>Fortezza di Civitella del Tronto</strong></a> è una delle costruzioni più imponenti d’Europa, lunga più di 500 metri e con una superficie di circa 25 mila metri quadrati. Fu costruita sui ruderi di una vecchia roccaforte a partire dal 1564, per volontà del re spagnolo Filippo II d’Asburgo, per controllare il confine tra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio. Il forte è considerato “<em>l’ultimo baluardo borbonico</em>” ad arrendersi ai Sabaudi, durante le lotte risorgimentali. Grazie a diversi restauri, oggi la struttura può essere visitata e ospita il “<em><strong>Museo delle Armi e Mappe Antiche</strong></em>”.</p>
<h4>Amiternum</h4>
<p>Non lontano da L’Aquila, si trova il<strong> sito archeologico di Amiternum</strong>, antica città italica edificata dai Sabini, che rivestì un ruolo essenziale per la viabilità, visto che da qui partivano alcune ramificazioni della Via Salaria e la Via Claudia Nova. Secondo la leggenda, Amiternum sarebbe stato il luogo di nascita di Ponzio Pilato, perché qui sarebbe stato rinvenuto uno scrigno con dei rotoli in ebraico, identificati inizialmente con la condanna a morte di Gesù. In realtà, gli storici considerano tale documento un falso.</p>
<h4>Trekking ed escursioni</h4>
<p><img style="width: 100%; height: auto; display: block;" 
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<p>I Monti della Laga sono noti per essere un vero e proprio paradiso per gli amanti della natura. Sono centinaia, infatti, i <strong>percorsi di trekking</strong> adatti a tutti, che consentono di passeggiare tra boschi, cascate e valli. Tra i percorsi più belli, c’è quello del <strong>Monte Gorzano</strong>, la vetta più alta dei Monti della Laga e del Lazio, che arriva a 2.458 metri. Da qui si gode di panorami mozzafiato sull’Italia Centrale, fino al Mare Adriatico.</p>
<p>Consiglio di ammirare le bellissime <strong>cascate della Volpara e della Prata</strong> (non distanti da Umito, in provincia di Ascoli Piceno) e la <strong>cascata della Morricana</strong>, in località Ceppo (Teramo). Immancabile, poi, una passeggiata nel <strong>Bosco di San Gerbone</strong>, una straordinaria oasi con faggi monumentali e abeti bianchi. Non mancano, infine, i sentieri tracciati per le <strong>mountain bike</strong>, mentre sulle rive del Lago di Campotosto è possibile fare<strong> birdwatching</strong>.</p>
<h2>Perché arrivare in moto ai Monti della Laga</h2>
<p>Viaggiare in moto tra i meravigliosi paesaggi dei Monti della Laga permettere di vivere l’esperienza turistica a 360 gradi. L’ebrezza che solo la due ruote regala, infatti, si aggiunge alla meraviglia dei paesaggi incontaminati. Muoversi in moto in questo territorio è semplice; conviene prendere come punto di riferimento il Lago di Campotosto e seguire la <strong>SS80</strong> e la <strong>SR577</strong> da L’Aquila, oppure la <strong>SS4 Salaria</strong> e la<strong> SS81</strong> se si arriva dal Lazio o dalle Marche. Ricordo che, in vista dell’arrivo della stagione autunnale, bisogna <strong>controllare la condizione delle strade</strong> prima di partire, perché potrebbero esserci problemi causati da temporali. Per questa topologia di viaggio, sono preferibili moto <strong>crossover</strong> o <strong>enduro stradali di media cilindrata</strong>.</p>
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		<title>Lago del Salto: il fiordo italiano che pochi motociclisti conoscono</title>
		<link>https://www.trueriders.it/destinazioni/lago-del-salto-il-fiordo-italiano-che-pochi-motociclisti-conoscono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Galeani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 16:00:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Andiamo a scoprire un luogo affascinante, dove il viaggio comincia molto prima di raggiungere il punto panoramico. Parte tutto da quando le curve iniziano a seguire il profilo delle montagne ed il paesaggio cambia ad ogni chilometro. Siamo nel cuore della Regione Lazio, nascosti tra le montagne della provincia di Rieti. Qui troviamo un grande</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Andiamo a scoprire un luogo affascinante, dove il viaggio comincia molto prima di raggiungere il punto panoramico. Parte tutto da quando le curve iniziano a seguire il profilo delle montagne ed il paesaggio cambia ad ogni chilometro. Siamo nel cuore della <strong>Regione Lazio,</strong> nascosti tra le montagne della provincia di <strong>Rieti</strong>. Qui troviamo un grande bacino artificiale che colpisce per la sua forma allungata e sinuosa, e per via delle sue pareti rocciose che, in alcuni punti, sembrano tuffarsi direttamente nell’acqua. Una conformazione che sembra quasi ricordare i <strong>celebri fiordi del nord Europa</strong>. Si tratta del <a href="https://www.parchilazio.it/schede-12-lago_del_salto" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lago del Salto,</strong></a> vieni a scoprirlo.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Lago del Salto, qui la montagna incontra l’acqua</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Siamo nel <strong>Cicolano</strong>, l’area interna della provincia di Rieti ad un’altitudine di circa 535 metri sul livello del mare. Si tratta del più grande lago artificiale del Lazio ed occupa una parte della valle attraversata dall’omonimo fiume, che nasce <strong>nell’area della Marsica e confluisce nel Velino, vicino Rieti.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">L’origine del <strong>Lago del Salto</strong> risale al 1940, quando venne ultimata la diga costruita per sbarrare il corso del fiume Salto. L’intervento ridisegnò il territorio. La valle venne sommersa ed alcuni centri abitati come <strong>Borgo San Pietro,</strong> <strong>Teglieto, Fiumata e Sant’Ippolito</strong> vennero ricostruiti in altre zone. Per questo dietro il paesaggio tranquillo del lago si nasconde una storia fatta di grandi opere, trasformazioni e comunità costrette a lasciare le proprie terre.</p>
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<p style="font-weight: 400;">Ciò che rende il <strong>Lago del Salto</strong> così particolare è la sua morfologia. Il bacino si sviluppa per quasi dieci chilometri dentro una valle molto stretta, con una superficie articolata e diverse insenature. Le montagne attorno, ricoperte da boschi di querce e castagni, si lanciano verso l’acqua creando un continuo di promontori e rientranze. La diga che venne costruita è alta oltre 90 metri ed è uno degli elementi più importanti del paesaggio. Nelle vicinanze è presente una lapide a ricordo delle vittime dei lavori di costruzione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Inoltre, il Salto, è collegato al vicino <strong>Lago del Turano</strong> grazie ad un prezioso sistema idraulico sotterraneo che si estende per nove chilometri. I due bacini contribuiscono ad alimentare la centrale idroelettrica di Cotilia, realizzata negli anni quaranta.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Cosa vedere al Lago del Salto </strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">La diga è il punto migliore per comprendere la storia e la conformazione del bacino. Il grande sbarramento in calcestruzzo ha dato origine al lago sommergendo la valle sottostante. Come già anticipato, qui vicino si trova la <strong>lapide dedicata alle vittime dei lavori.</strong> È una tappa interessante non solo per chi sa apprezzare l’architettura di grandi opere, ma anche per chi vuole conoscere la storia passata di questo angolo di Lazio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dalla diga ci si inizia ad orientare lungo il perimetro del lago. Tra i luoghi più significativi abbiamo <strong>Borgo San Pietro, frazione di Petrella Salto.</strong> Il paese venne ricostruito a seguito della nascita del bacino e rappresenta una delle località più famose sulle sponde nord del <strong>Lago del Salto.</strong> Qui abbiamo il <strong>Santuario di Santa Filippa Mareri,</strong> legato alla figura della religiosa vissuta nel XIII secolo e considerata la fondatrice del primo monastero di Clarisse del territorio.</p>
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<p style="font-weight: 400;"><strong>Fiumata</strong>, sempre frazione di Petrella Salto, è uno dei luoghi più conosciuti ed adatti per raggiungere le rive del bacino. La zona è apprezzata soprattutto durante la bella stagione, quando il lago diventa una meta per chi vuole un po’ di relax tra acqua e montagna. In questa zona si trovano punti di accesso alle sponde, spiagge attrezzate e strutture dedicate alle attività all’aperto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per chi invece vuole unire moto e trekking, una delle deviazioni più interessanti è quella verso la <strong>Grotta di Santa Filippa Mareri,</strong> nella frazione di <strong>Piagge</strong>. La tradizione racconta che <strong>Santa Filippa Mareri</strong> trascorse qui un periodo di preghiera e meditazione. Si può raggiungere la grotta tramite un percorso escursionistico noto come il <strong>Sentiero del Pellegrino.</strong></p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Perché arrivare in moto al Lago del Salto </strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Questa è una destinazione che sembra fatta apposta per essere scoperta sulle due ruote. Non tanto perché offra necessariamente le curve più impegnative <strong>dell’Appennino</strong>, ma perché permette di combinare guida panoramica, piccoli borghi e soste frequenti in un ambiente naturale incredibile.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il vero piacere è proprio quello di seguire la strada e vedere il paesaggio cambiare progressivamente. Prima le montagne, poi le insenature, quindi l’acqua che si scorge dagli alberi, infine le rive del lago che si aprono davanti la moto.</p>
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